zona-franca-sardegna-logo

 

L'avvocato Francesco Scifo, segretario politico del Movimento Sardegna Zona Franca, in una lettera che pubblichiamo qui sotto, accusa il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in visita in Sardegna il prossimo 2 ottobre, di non essere il garante della Costituzione.

 

 A Mattarella

 

 

 

Pubblicato in News Sardegna

 

Nell'incontro di ieri a Sassari l'on. Renato Soru ha nuovamente accusato il Movimento Zona Franca di inseguire un'utopia e di parlare di un progetto, quello della zona franca integrale (al consumo e alla produzione), irrealizzabile. La risposta del Movimento Sardegna Zona Franca però non tarda ad arrivare e proviene direttamente dalla penna dell'avv. Francesco Scifo, segretario politico del Movimento e braccio destro della dott.ssa Randaccio, che già recentemente aveva spiegato - leggi alla mano - perché le zes non possono essere fatte in Sardegna prima di rendere operativa la zona franca integrale.

"Il Suo problema, caro Presidente Soru" dice l'avv. Scifo "è che Lei, come il Suo partito PD, considera le leggi discrezionali, una semplice opzione tra tante, non degli obblighi cogenti. In questa Sua strana filosofia il D.lgs. n.75/98, la Legge Regionale n.20/2013 e la Legge Regionale n.10 del 2008 art.1 da LEI STESSO FIRMATA per voi sono semplicemente applicabili a scelta, non leggi vigenti e obbligatorie. Mi pare che quando parlate di zona franca abbiate la miopia della legalità. Le leggi si applicano anche quando non piacciono oppure si abrogano. Non c'è scelta né discrezione, caro Presidente, solo una questione di legalità. Che a Voi piace solo quando riguarda gli altri."

I progetti che stanno tanto a cuore all'ex Governatore della Sardegna, colpevole di aver barattato la Sanità per pochi denari e di aver fatto pagare ai Sardi i fallimenti della politica del suo partito, sono solo quelli che riguardano le aree di suo interesse e di interesse dei suoi colleghi politici. Ma il Movimento Sardegna Zona Franca e tutti coloro che vorranno sostenerlo saranno in prima linea per contrastare quel sistema che non vuole il benessere della Sardegna e che fornisce false informazioni ai cittadini sardi. Liberarsi delle catene del PD significa impossessarsi nuovamente della libertà di stampa e far sì che tutti siano informati in relazione a ciò che sta succedendo dopo la Sentenza n.154/2017 della Corte Costituzionale.

La zona franca non è un qualcosa di astratto di cui avere paura, la zona franca è un regime fiscale che deve essere attivato dalle partite Iva e fortemente condiviso dai residenti. Solo così si può vincere l'idea disfattista di Soru, Pigliaru e compagni. E solo così si può rendere la Sardegna una vera potenza internazionale.

Pubblicato in News Sardegna

 

L'avv. Francesco Scifo, segretario politico del Movimento Sardegna Zona Franca, ancora una volta dal suo profilo social punta il dito contro l'inerzia e l'illegalità in cui versa la società e la politica sarda, ammonendo i cittadini su quanto la Sardegna sta rischiando di perdere e spronandoli ad agire per il bene comune. Queste le sue parole: "Nei giorni scorsi alcuni mezzi di comunicazione sardi hanno parlato di zona franca. Una sfilata di consiglieri regionali, senza alcuna competenza in materia, ha declamato frasi ad effetto davanti alle telecamere e si sono fatti una "Commissione" per ancora perdere tempo e mangiare a spese pubbliche. Invece, eccovi la legge (in allegato) che con la collaborazione della magistratura locale, dei Prefetti e delle amministrazioni dei vostri partiti non applicate in spregio alla legalità senza che nessun organo dello Stato vi sanzioni. Ora, tra breve, Vi preannuncio che verrà scippato ai Comuni sardi e alla popolazione, tutti ignavi e incapaci di capire la straordinaria risorsa economica e di autonomia che già ogni comune sardo ha e non sfrutta colpevolmente, il loro diritto attuale alle zone franche ed ai diritti speciali. Esiste qualche sindaco onesto?

Dubito a questo punto di trovarlo, ma se legge questo post forse capirà quello che dice la legge vigente: oggi OGNI COMUNE SARDO ha il 33% della società di gestione della zona franca e i diritti speciali derivanti dalla Legge n.762/73, tra poco, se non si muove per fare applicare la legge, non avrà nulla perché la legge verrà abrogata per accentrare solo a Cagliari e vendere la gestione della zona franca a stranieri sottraendola alla popolazione. Questo è il loro programma: ve lo dico prima così lo sapete."

Cittadini avvisati....

 

 

Pubblicato in News Sardegna

 

Continua la persecuzione politica del patriota sardo Salvatore Meloni, noto Doddore, 74 anni, che nella mattinata di ieri è stato inseguito e poi arrestato dai Carabinieri mentre si recava spontaneamente al carcere di Massama a Oristano. L'avvocato Francesco Scifo, segretario politico del Movimento Sardegna Zona Franca, commenta così questo gravissimo episodio della cronaca giudiziaria isolana: "E' con estremo sconcerto che assisto alla incredibile indifferenza della maggioranza dei Sardi e della Sardegna ad un fatto gravissimo come l'arresto e l'incarcerazione di Doddore Salvatore Meloni. Le accuse, per le quali è stato giudicato da una Corte di uno Stato che peraltro ha sempre contestato nella sua sovranità e legittimità, per quanto possano essere fondate o meno sul piano giudiziario, non giustificano l'arresto e la carcerazione imposta in questi termini. Quest'uomo ha il merito di aver costretto lo Stato ad applicare la legge sulle minoranze etniche alla Sardegna e il bilinguismo nei processi e negli atti amministrativi. Tutta la Sardegna senza colore politico dovrebbe chiedere subito la sua liberazione per quello che ha fatto e ottenuto da solo contro uno stato coloniale che non applica le sue leggi. Come mai lo Stato Italiano non applica il d.lgs n.75/98, l'art. 12 dello Statuto legge costituzionale, il d.p.c.m. 7 giugno 2001, la legge regionale n.20 del 2013 e nessuno tra i funzionari dello Stato e della Regione che dovrebbero fare applicare e applicare le leggi e non lo fanno viene arrestato o processato malgrado le mie denunce pendenti da tre anni alla Procura della Repubblica di Cagliari e Roma? La mancata attuazione della zona franca ha messo in ginocchio un intero popolo per l'inerzia dello Stato nell'applicazione delle sue leggi e si arresta Doddore Salvatore Meloni perchè avrebbe evaso il fisco o fatto qualche trucchetto contabile? Ma come davanti a crimini contro l'umanità come quelli di fare morire un popolo di cancro per le mancate bonifiche e la mancata vigilanza, come quelli di fare emigrare tutti i giovani perchè non si applica la zona franca prevista e regolata da leggi in vigore, come quello di togliere la mobilità, come quello di fare mancare l'acqua il cui prezzo è impazzito in Sardegna e l'aria pulita o come quello di riempire di diossina tutta l'area di Cagliari nessuno viene arrestato: VERGOGNA! Avete arrestato Doddore perchè ha detto che a Oristano se Meris vincerà applicherà la zona franca! Ma non ci intimidirete la Gente ora lo sa e voterà secondo coscienza."

Doddore Meloni ha già cominciato lo sciopero della fame e della sete che aveva annunciato nei giorni scorsi quando aveva manifestato l'intenzione di consegnarsi spontaneamente per cominciare a scontare le condanne a suo carico. 

 

Pubblicato in News Sardegna

 

Il 4 dicembre 2016 saremo chiamati a votare per il referendum di modifica della Costituzione Italiana. Il Movimento Sardegna zona franca si schiera per il NO ad una riforma che - secondo le parole dell'avv. Francesco Scifo, Segretario Politico del Movimento - "è inutile, in primo luogo perché dopo l’approvazione del Trattato di Lisbona, avvenuta nel 2009, la Carta è stata retrocessa a normativa secondaria di quint’ordine, rispetto ai Trattati Europei, ai regolamenti, alle Direttive dell’Unione Europea, nonchè alle norme della BCE e una modifica dell’assetto costituzionale comporterà solo l’ulteriore svalutazione di un sistema normativo un tempo primario; in secondo luogo, una riforma pasticciata, perché è strutturata in modo da accrescere i conflitti tra poteri dello Stato, data l’incertezza e la poca chiarezza della formulazione delle norme che la compongono. Infine, democraticamente inopportuna, perché votata e decisa da parlamentari eletti con una legge elettorale dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale."

In verità, la modifica dell’art. 81 della Costituzione decisa nel 2012, senza voto popolare, ha già introdotto in Costituzione il principio della parità di bilancio, come obbligo ineludibile, determinando così il sovvertimento del sistema di valori originariamente delineato dai Costituenti nel 1948 e ponendo al centro del nuovo sistema la tutela del denaro: l’obbligo di equilibrio del bilancio al posto della salvaguardia della persona umana. Infatti, salvare o tutelare le persone costa allo Stato e può perseguirsi solo se non pregiudica l’equilibrio tra quanto si spende e quanto si incassa: si deve perciò morire (di aborto se bambini, di eutanasia se vecchi, di malattia non curata se giovani o di mezza età) se la spesa per la tutela della vita o della salute supera le possibilità di remunerare la spesa sostenuta a carico dello Stato.

La riforma che voteremo completa, in quest’ottica di scambio puramente mercantile, un disegno iniziato molti anni prima e che ha messo la persona al servizio del denaro, trasformato da strumento in idolo da adorare.

Scifo continua: "Questa riforma colpisce duramente anche l’equilibrio tra poteri dello Stato ed, a cascata, tra Stato centrale e regioni, da un lato, limitando le funzioni delle regioni ordinarie e, dall’altro, preparando la fine delle autonomie speciali: secondo una interpretazione dell’illustre Costituzionalista, l’ex giudice della Corte Costituzionale Valerio Onida (in AIC n.3 del 2016) “…le Regioni speciali, con l’entrata in vigore della nuova riforma costituzionale, perderebbero anche gli spazi di autonomia più ampia di quella statutariamente definita, che derivavano dalla legge costituzionale del 2001, senza però acquisire quelli risultanti dal nuovo testo costituzionale – che ad esse non si applica - là dove esso assegna alle Regioni condizioni di autonomia più ampie di quelle sancite dagli statuti”. In poche parole, per la Sardegna, la vittoria del SI equivarrebbe a consegnarsi, con mani e piedi legati, a quello che resta dello Stato centrale, rinunciando a oltre 150 anni di lotta autonomistica: ovvero diventare sudditi di un suddito.

Dispiace perciò la posizione autolesionistica espressa da alcuni sardi, anche illustri, a favore della riforma Boschi-Renzi: evidentemente, due irresponsabili che forse non comprendono il significato giuridico di quello che fanno, né gli effetti delle loro azioni. 

Tuttavia, non si può sottacere che anche un signore amorale, come l’ex presidente Mario Monti, ha espresso la sua intenzione di votare NO e ciò pone il dubbio che ci si trovi di fronte ad un triste gioco delle parti, dove la vittima è solo la popolazione che onestamente vive, lavora e crede ancora nei valori fondanti della Costituzione del 1948, ma ignora il fatto che essi sono stati ormai superati dal Trattato di Lisbona che ha eletto a suo idolo l’euro e scartato l’uomo. Quindi, votare NO può essere un modo per cominciare tutti a dire NO a questa abominevole filosofia di dominio dell’economia sulle persone e, forse, questa è l’unica ragione perché diciamo NO alla fine del diritto umano, ai Junker, ai Monti, ai Draghi, ai Renzi, al FMI, alla BCE, e alla Troika."

 

 

 

 

Pubblicato in News Sardegna

 

Ieri, nell'ennesimo incontro a Roma al Ministero, cui ha partecipato per il Movimento Sardegna Zona Franca l'avv.Francesco Scifo, quale tecnico per l'applicazione del Decreto Legislativo n. 75/98 sulle zone franche istituite in Sardegna dal 1998 e mai applicate dalle Dogane, un funzionario delle stesse Dogane ha addirittura affermato che la legge non esiste!
Tra questa sconcertante affermazione e l'inerzia della Magistratura, facendo seguito a quanto già presentato dal Dirpubblica, il Movimento Sardegna Zona Franca chiede il commissariamento dell’Agenzia Entrate e la successiva liquidazione dell’agenzia diretta da Rossella Orlandi con la nomina del Commissario straordinario ai sensi all’art. 69, comma 1, del D.Lgs. n. 300/1999.

Questo il commento a caldo dell'avv. Francesco Scifo appena rientrato dalla Capitale.

"Ormai le sentenze dei TAR, del Consiglio di Stato e della Corte Costituzionale che contestano alle agenzie fiscali (Entrate e Dogane) di agire al fuori del quadro costituzionale e della legalità si susseguono a ritmo vertiginoso.
Risulta che ora anche la magistratura penale finalmente stia disponendo perquisizioni nelle Agenzie per verificare il mancato rispetto della legge, peraltro conclamato nelle sentenze succitate. L’unica soluzione per riportare la legalità è il commissariamento e lo smantellamento delle Agenzie che ormai sono dei corpi separati dallo Stato e agiscono al di fuori della legge, dei Trattati Europei e della Costituzione.
Tutti possiamo fare come ha fatto il dott. Giancarlo Barra di DIRPUBLICA e con una semplice lettera chiedere il commissariamento delle Agenzie ed il loro smantellamento solo per il semplice fatto che non rispettano le leggi della Repubblica.
Ieri, nell'ennesimo incontro a Roma al Ministero, cui ha partecipato lo scrivente, quale tecnico per l'applicazione della legge 75/98 sulle zone franche istituite in sardegna dal 1998 e mai applicate dalle Dogane, le Dogane hanno addirittura affermato che la legge non esiste!
Se avete a cuore la Zona franca della Sardegna, il rispetto della legge, il vivere secondo la nostra civiltà giuridica allora la risposta deve essere una sola COMMISSARIARE LE AGENZIE FISCALI! Chiediamo tutti, anche via email e pec, al Presidente Matteo Renzi e al Presidente della Repubblica di fare rispettare alle agenzie fiscali le leggi dello Stato Italiano e dell’Unione Europea!"

E' sempre valido l'ashtag #fattiunselfieperlalegalità

 

 

 

 

Pubblicato in News Sardegna

 

Pubblichiamo il commento a caldo dell'avv.Francesco Scifo, segretario politico del Movimento Sardegna Zona Franca, al ritorno della dura giornata che lo ha visto in prima fila - insieme all'avv.Paolo Aureli, rappresentante legale del Movimento e delegato della provincia del Sulcis Iglesiente, nella manifestazione fuori dai cancelli della Regione Sardegna in Viale Trento.

"Oggi ero lì, mentre il Governatore di una Regione alla fame glissava sulle richieste d’incontro della popolazione affamata. Ancora una volta il volto del potere che pensa di disporre delle regole e della vita dei cittadini era lì davanti a me. Nessuna soluzione, nessun incontro, solo una sfilza di vuote parole che contestavano a noi, che eravamo là fuori dalle otto della mattina, di non essere democratici, quando c’erano solo delle persone che chiedevano di poter esprimere delle idee ad un rappresentante eletto che si è dimenticato del popolo. Dopo poco sono entrati i sindaci di alcuni comuni del Sulcis, forse per compiacere quel potere che li aveva convocati, e si sono introdotti al posto degli affamati di giustizia che dimostravano fuori: nessuno di noi è potuto entrare perché un cordone di polizia in assetto anti sommossa ci ha lasciati fuori, fuori dalla democrazia che oggi è morta in Sardegna. I poliziotti avevano le targhette sulle giacche con scritto “antiterrorismo”.

Ebbene... siamo noi terroristi?

Forse per il nostro Governatore siamo tutti terroristi perché chiediamo che almeno una parte del loro tempo sia dedicata ad ascoltarci e una parte dei loro compensi sia destinata a risolvere i problemi sociali. Allora sì, siamo tutti terroristi."

Pubblicato in News Sardegna

 

Lo avevamo preannunciato il 30 ottobre scorso al Convegno del Hotel Quattro Torri con la nostra diffida inviata alle istituzioni e agli organismi internazionali, a tutela della minoranza sardofona. Dopo la scadenza del termine di legge di 60 giorni, senza alcuna replica, abbiamo deciso di denunciare la gravissima situazione della Sardegna davanti alle Corti internazionali.

Nessuno potrà negare che in Sardegna si stanno commettendo crimini di genocidio e contro l’umanità, la situazione della mancata tutela della salute con la distruzione sistematica dell’assistenza sanitaria che fa mancare i medicinali salvavita negli ospedali, i reagenti per le malattie gravissime come la fibrosi cistica, le mancate bonifiche di intere aree dell’isola, con conseguente diffusione delle malattie letali, dovute all’inerzia di chi dovrebbe bonificare il cianuro a Furtei, le polveri nanoparticelle diffuse nei poligoni, il cromo, il torio, il benzene e la diossina dell’area industriale di Cagliari, Santa Gilla e le incredibili omissioni su Porto Torres, La Maddalena, il piombo di Portoscuso e Porto Vesme, i fanghi rossi del Sulcis: tutto ciò sta distruggendo la popolazione sarda.

L’isolamento della regione causato dallo smantellamento dei trasporti aerei e marittimi, colpevolmente favorito dall’inerzia della Giunta Regionale e dallo Stato che non controllano efficacemente cartelli e accordi illegali contro la concorrenza, lasciando la popolazione alla mercè degli speculatori e monopolisti.
Tutto questo sta causando il lento genocidio della popolazione e la sua distruzione: i rapporti sullo spopolamento, il calo demografico e sull’emigrazione, le relazioni della Caritas sul tracollo economico della Sardegna e la distruzione della classe media nell’isola, sono le prove che dimostrano che ormai non è solo una colpevole inerzia della Regione, dello Stato e dei loro collaborazionisti locali ma vi è il dolo eventuale chiarissimo con la consapevolezza di causare la morte e la malattia della popolazione sarda.
Il rifiuto di applicare le leggi che dovrebbero tutelare la comunità dal disastro ambientale, sociale ed economico, causato da questa classe dirigente in carica e da quella precedente, deve essere valutato e punito da organismi internazionali terzi e servire come monito alle persone che li sostituiranno.
Abbiamo lanciato una campagna di denunce a tutte le Corti internazionali, dato che l’Italia non fa applicare le sue leggi e quelle europee in Sardegna, come testimonia l’inerzia della magistratura locale e nazionale e dei Prefetti locali, in ordine all’applicazione delle leggi a tutela del diritto più sacro: quello alla vita dei sardi.
L’assoluta mancanza di volontà e capacità di queste istituzioni di applicare le azioni positive a favore della minoranza dei sardi, pur previste dalle norme vigenti: la Legge n.482/99 sulle minoranze, il D.lgs. n.75/98 sulla zona franca; lo stesso Statuto autonomistico Sardo, completamente ignorato con la complicità dei rappresentanti locali dei partiti nazionali e degli stessi indipendentisti o sovranisti di nome ma non di fatto; l’ignoranza colpevolmente diffusa tra la popolazione che non conosce le norme fondamentali del Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1 gennaio 2009 tra l’assoluta mancanza d’informazione e di comunicazione, dolosamente preordinata a non farne conoscere obblighi, diritti e potenzialità.
Il tentativo in atto di modificare la composizione del corpo elettorale, inserendo nuovi poveri senza creare le condizioni per una loro vita conforme ai principi dello sviluppo della persona umana ma solo per favorire gli interessi oscuri delle maggioranze che si alternano al potere: tutto ciò, trascurando che la povertà non si divide ma che si deve creare ricchezza e dividere il benessere o si crea solo una società di clienti da sfruttare. 

Tutto questo ha causato e sta causando la distruzione, il genocidio del popolo sardo e costituisce un crimine contro l’umanità che ora le Corti internazionali dovranno valutare ma, soprattutto, le denunce fanno capire che la comunità si muove e che finalmente ABBIAMO CAPITO quel principio proclamato da un’illustre personalità europea che dice: “Noi prendiamo una decisione in una stanza, poi la mettiamo sul tavolo e aspettiamo di vedere cosa succede. Se non provoca proteste o rivolte, è perché la maggior parte delle persone non ha idea di ciò che è stato deciso; allora noi andiamo avanti passo dopo passo fino al punto di non ritorno”.

NOI ora PROTESTIAMO!

Francesco Scifo

Pubblicato in News Sardegna

 

L'incapacità della maggior parte delle persone coinvolte a capire la normativa dell'Unione Europea sta portando Olbia verso la catastrofe di perdere la scadenza del 1 maggio 2016 stabilita quale termine ultimo per l'attivazione della zona franca ai sensi del D.lgs n.75/98.

La ZES che l'Agenzia delle Dogane descrive è una soluzione inadeguata, dannosa e contraria ai bisogni di Olbia e dell'Isola.

Infatti, mentre la zona franca di cui al Decreto legislativo n.75/98 e art. 12 dello Statuto sardo NON E' UN AIUTO DI STATO, la ZES che stanno facendo o che dicono di voler fare, è un aiuto di Stato a tempo.

Questa assurda soluzione è un pericoloso compromesso che:


1) farà perdere ad Olbia il diritto a una vera zona franca perpetua come quella che le spetta di diritto ai sensi delle leggi vigenti (art. 12 statuto, D.lgs. n.75/98, L.R. n.10/2008, L.R. n.20/2013 e D.lgs. n.78/2015 art. 13 bis); infatti, dal 1 maggio 2016 l'art. 288 del Regolamento UE n.952/13 non permetterà agli stati membri di attivare più alcuna zona franca ma dovrà essere chiesto all’Unione ciò che ora possiamo fare senza la necessità di alcuna autorizzazione della stessa;

2) l'Unione non autorizzerà la ZES perché questo è un aiuto di Stato illegittimo e, quindi, non partirà mai nulla o se partirà la ZES accadrà che chi ne fruirà dovrà restituire l'aiuto illegittimo.

Se leggete la proposta di legge di iniziativa del Consiglio Regionale della Calabria vi rendete subito conto perché l'applicazione della ZES ad Olbia non è inutile ma dannosa, poiché andrà a sostituire, eclissandola definitivamente, l'applicazione della già istituita zona franca unitamente alla già istituita zona franca urbana.

Ecco il link   

 

Pubblicato in News Sardegna

 

Storie di ordinaria illegalità.

La questione della zona franca di Cagliari impone delle considerazioni di stretta legalità e alcuni recenti articoli di stampa le rendono improcrastinabili. La Delibera n.33/18 della Giunta Regionale del 30 giugno scorso che approva il piano operativo per la zona franca di Cagliari si palesa illegittima sotto molteplici profili.

In primo luogo, non tiene alcun conto di quanto previsto dall’art.1 comma 3 del Decreto Legislativo n.75/98 che prevede, espressamente ed inderogabilmente, una più ampia, precisa e diversa delimitazione della zona franca, estendendola a tutta l'area del porto di Cagliari e non solo la sua limitazione a sei ettari come previsto dalla delibera.

In secondo luogo, la delibera viola la Legge Regionale n.10 del 2008 art.1 che prevede la necessità di un previo parere della Commissione consiliare competente, su proposta dell'Assessore Regionale dell'industria, che nel caso in esame non mi risulta sia stato acquisito;

In terzo luogo, la delibera viola la Legge Regionale n.20 del 2013 art.1 che prevedeva una precisa procedura che non è stata adottata sia per la delimitazione delle zone franche, che per la gestione delle stesse e che non può essere più affidata a Cagliari free zone ma doveva essere affidata a Sardegna Free zone, previa trasformazione della prima che non è avvenuta.

In quarto luogo, la delibera di giunta viola la Legge Regionale n.20 del 2013, in quanto non tiene alcun conto, nella delimitazione della zona franca di Cagliari, delle indicazioni formulate dai territori e pervenute all’assessorato alla programmazione nel settembre 2013;

In quinto luogo, la Delibera del 30 giugno 2015 viola palesemente le precedenti delibere di giunta attuative della zona franca integrale della Sardegna del 7 (8/2) e 12 (9/7) febbraio 2013 e del 24 giugno 2013 (23/1) e del 19 settembre 2013 (39/30): le suddette delibere non possono essere modificate in peius da una nuova delibera di giunta, in quanto applicative di una legge attuativa dell’art.12 dello Statuto speciale.

La Giunta è fatta di economisti e si può capire che non conoscano bene il diritto ma, tuttavia, il Prefetto di Cagliari, quale organo dello Stato competente in tema di attuazione delle zone franche, a norma della Legge Regionale n.20 del 2013, dovrebbe commissariarli e applicare la Legge n.75/98 le leggi regionali succitate, ed il D.P.C.M. del 7 giugno 2001 che prevedono la delimitazione estesa a tutta l’area del porto di Cagliari, come indicata nel D.lgs. n.75/98 art.1 comma 3 e non solo limitata a 6 ettari: non vorremmo, dopo Mafia Capitale dover apprendere che esiste una mafia del capoluogo che riserva a pochi privilegiati, amici degli amici, la zona franca.

Al sig. Prefetto di Cagliari chiediamo di applicare la Legge Regionale n.20 del 2013 art.1 e, comunque, noi informeremo la Procura della Repubblica perché indaghi sulle violazioni succitate.

Avv. Francesco Scifo

 

Pubblicato in News Sardegna
Pagina 1 di 2

Questo sito utilizza cookie tecnici per la navigazione. Non vengono raccolte informazioni personali.

Se continui la navigazione, accetti l'utilizzo di questi cookie. Per saperne di piu'

Approvo

ultimi EVENTI

Nessun evento

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità.

Pertanto, non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della Legge n. 62 del 7.03.2001.

ImpronteDigitali Graphics & WebDesign