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Nell'incontro di ieri a Sassari l'on. Renato Soru ha nuovamente accusato il Movimento Zona Franca di inseguire un'utopia e di parlare di un progetto, quello della zona franca integrale (al consumo e alla produzione), irrealizzabile. La risposta del Movimento Sardegna Zona Franca però non tarda ad arrivare e proviene direttamente dalla penna dell'avv. Francesco Scifo, segretario politico del Movimento e braccio destro della dott.ssa Randaccio, che già recentemente aveva spiegato - leggi alla mano - perché le zes non possono essere fatte in Sardegna prima di rendere operativa la zona franca integrale.

"Il Suo problema, caro Presidente Soru" dice l'avv. Scifo "è che Lei, come il Suo partito PD, considera le leggi discrezionali, una semplice opzione tra tante, non degli obblighi cogenti. In questa Sua strana filosofia il D.lgs. n.75/98, la Legge Regionale n.20/2013 e la Legge Regionale n.10 del 2008 art.1 da LEI STESSO FIRMATA per voi sono semplicemente applicabili a scelta, non leggi vigenti e obbligatorie. Mi pare che quando parlate di zona franca abbiate la miopia della legalità. Le leggi si applicano anche quando non piacciono oppure si abrogano. Non c'è scelta né discrezione, caro Presidente, solo una questione di legalità. Che a Voi piace solo quando riguarda gli altri."

I progetti che stanno tanto a cuore all'ex Governatore della Sardegna, colpevole di aver barattato la Sanità per pochi denari e di aver fatto pagare ai Sardi i fallimenti della politica del suo partito, sono solo quelli che riguardano le aree di suo interesse e di interesse dei suoi colleghi politici. Ma il Movimento Sardegna Zona Franca e tutti coloro che vorranno sostenerlo saranno in prima linea per contrastare quel sistema che non vuole il benessere della Sardegna e che fornisce false informazioni ai cittadini sardi. Liberarsi delle catene del PD significa impossessarsi nuovamente della libertà di stampa e far sì che tutti siano informati in relazione a ciò che sta succedendo dopo la Sentenza n.154/2017 della Corte Costituzionale.

La zona franca non è un qualcosa di astratto di cui avere paura, la zona franca è un regime fiscale che deve essere attivato dalle partite Iva e fortemente condiviso dai residenti. Solo così si può vincere l'idea disfattista di Soru, Pigliaru e compagni. E solo così si può rendere la Sardegna una vera potenza internazionale.

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La dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, presidente del Movimento Sardegna Zona Franca e Intendente di Finanza in pensione, in risposta ai politici che in questi giorni stanno promuovendo dibattiti sulla creazione di "zone economiche speciali" in Sardegna, le cosiddette ZES, spiega perché esse non siano possibili per la Sardegna. Con il suo scritto la leader dei zonafranchisti dimostra come "i professori universitari che governano la Sardegna ignorino (senza vergognarsene) che i regolamenti comunitari riconoscono il diritto della Sardegna ad avere le franchigie fiscali di cui alle Direttive Comunitarie n. 69/75/CEE e n. 69/74/CEE, e non agli aiuti a finalità regionale chiamati ZES, di cui al Decreto Legge n. 91 del 20 giugno 2017 (non ancora convertito in legge) che all’art. 4 precisa che le modalità di istituzione delle ZES sono quelle indicate nel successivo articolo 5 (stesso D.L. n.91/17) dove si prevede che le agevolazioni fiscali concesse ai residenti nelle ZES, (tramite credito d’imposta di cui all’art. 1 commi 98 e seguenti della Legge n.208/2015), vengono concesse nel rispetto di tutte le condizioni previste dal Regolamento (UE) n. 651/2014."

"Il suddetto Regolamento (651/2014) all’art. 1 comma 3 lett. e) precisa che lo stesso regolamento NON SI APPLICA alle categorie di aiuti a finalità regionale individuate all’art. 13.
Art. 13 comma 1 lett. c) del Regolamento n.651/2014 precisa che dagli aiuti a finalità regionale sono esclusi i territori che hanno diritto agli aiuti sotto forma di “Regimi Fiscali” che compensano i costi di trasporto delle merci prodotte nelle regioni ultraperiferiche o nelle zone scarsamente popolate, regimi fiscali concessi a favore delle attività di produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti elencati nell’allegato I del Trattato.

Infatti non dobbiamo dimenticare che il D.lgs. n. 128/2015, all’art. 1 comma 3 e comma 4 prevede che non possono essere accusati del reato di evasione o di elusione fiscale, coloro che sono stati esonerati dal pagamento di Dazi Doganali, Iva ed Accise ai sensi dell’art. 34 del D.P.R. n.43/73, di quanto previsto nel D.lgs. n. 374/90 e di quanto previsto dalla normativa Doganale Europea sui “Diritti di Confine” e sulle “Franchigie Fiscali” (sic).

Il D.lgs. n. 128/2015 non fa altro che confermare quanto già previsto dall’art. 5 del Regolamento n.952/2013, Nuovo Codice Doganale dell’Unione Europea (CDU) e nella Circolare esplicativa del suddetto Regolamento n. 8/D del 19 aprile 2016 Prot. n. 4757/RU dell’Agenzia delle Dogane, dove si precisa che per l’Italia resta ancora applicabile quanto previsto dal Testo Unico Doganale approvato con D.P.R. n. 43/73 (art. 170) e quindi (conseguentemente) anche quanto previsto dalla Normativa Comunitaria richiamata nel D.lgs. n. 75/98 (i Regolamenti n. 2913/92 e n. 2454/93 modificati ultimamente dal succitato Regolamento n.953//2013) decreto (75/98) che ha dichiarato tutto il territorio della Sardegna come Zona Franca a cui si applicano le Franchigie Fiscali e Doganali previste dalle seguenti norme:

1. Regolamento CEE n.918/83, recepito nel D.M. n.548/92 e nella Legge n.479/92 che apporta modifiche all’art. 12 del D.P.R. n. 723/1965 e nel D.M. n.489/97;
2. Regolamento n. 274/2008 che riscrive l’art. 45 del Regolamento n. 918/83 precisando che le merci importate nei territori individuati come Zona Franca dalla Direttiva 2006/112/CE del 28.11.2006, godono della Franchigia di Iva ed Accise da qualunque parte del mondo provengano (o vengano inviate);
3. D.lgs. n. 175/2014 (art. 20) dove si prevede che le fatture con “Iva Non Imponibile” emesse ai sensi dell’art. 8 primo comma lett. c) del D.P.R. n. 633/72, “sono autorizzate” purché la Dichiarazione di Intento venga trasmessa con le modalità previste dalla Legge n.161/2014 (art. 12) che recepisce la Direttiva Comunitaria n. 2013/61/UE sulle Regioni Ultraperiferiche.


Modalità meglio esplicitate dalla Legge n.208/2015 art. 1 comma 142 e comma 954 che apportando modifiche all’art. 15, 24 e 167 del D.P.R. n. 917/86, precisa “che si considerano privilegiati i territori in cui la Tassazione Fiscale risulta inferiore del 50% rispetto a quella praticata in Italia”, modalità a suo tempo esplicitate dai seguenti Decreti del Ministero dell’Economia e Finanze:

- D.M. Ministero Finanze 4 maggio 1999 (G.U. 107 del 10 maggio 99);
- D.M. Ministero Economia e Finanze del 21.11.2001 (G.U. 273 del 23.11.2001);
- D.M. 23 GENNAIO 2002 (G.U. 29 del 4.02.2002) dove si precisa che le disposizioni previste per i territori con regime fiscale privilegiato “si applicano ai soggetti e alle attività insediati negli Stati in virtù di accordi o provvedimenti dell'Amministrazione finanziaria dei medesimi Stati”;
- D.M. 32 del 6 marzo 2009 (G.U n. 81 del 7.4.2009);
- Circolare n. 14/D dell’11.06.2009 dell’Agenzia delle Dogane; 
- Circolare dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli del 20 maggio 2015, Prot. n. 58510/RU, dove si conferma che i paesi terzi sono le regioni ultraperiferiche dichiarate Zona Franca, a cui si applica l’art. 17 e 61 del D.lgs. n. 504/95 come modificato dal D.lgs. n. 48/2010, dove si prevede che l’esenzione dalle Accise spetta sui prodotti destinati ad essere consumati dai residenti in Zona Franca, quando per gli stessi prodotti è prevista l’esenzione anche per l’IVA; 
- Circolare dell’Agenzia delle Dogane n. 8/D del 19 aprile 2016 protocollo n. 47577/RU che detta istruzioni circa l’applicazione del Regolamento n. 952/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del nuovo (CDU) Codice Doganale dell’Unione Europea, e dove all’art. 288 si dispone che dal 1° maggio 2016 vengono abrogati i due Regolamenti n. 2913/92 e n. 2454/93, quest’ultimo sostituito dal Regolamento di esecuzione (UE) n. 2016/481 della Commissione del 1° aprile 2016 (regolamenti 2913/92 e 2454/93 richiamati nel D.lgs. n. 75/98).

"La suddetta Circolare n. 8/D (a pagina 81) conferma che l’art. 5 del nuovo CDU approvato con il Regolamento n.952/2013, prevede che per l’Italia “RESTANO APPLICABILI LE DISPOSIZIONI DEL CODICE DOGANALE ITALIANO APPROVATO CON D.P.R. n. 43/73, NONCHE’ LE DISPOSIZIONI DI CUI AL D.LGS. N. 374/90 E DELLE ALTRE DISPOSIZIONI LA CUI APPLICAZIONE E’ DEMANDATA ALLE DOGANE, NELLA MISURA IN CUI LE STESSE (DISPOSIZIONI DOGANALI) NON SIANO IN CONTRASTO O INCOMPATIBILI CON LE DISPOSIZIONI RIFERITE AL QUADRO GIURIDICO SOVRANAZIONALE”.

In pratica, l’art. 1 commi 3 e 4 del D.lgs. n. 128/2015 non fa altro che confermare quanto già previsto all’art. 5 del nuovo CDU (codice doganale comunitario) approvato con il Regolamento n.952/2013 che ha autorizzato i residenti in Sardegna ad operare in esenzione da Dazi Doganali, Iva ed Accise in base a quanto previsto dal D.lgs. n. 75/98, con il quale è stata data attuazione all’art. 12 dello Statuto Sardo, approvato con la Legge Costituzionale n. 3/1948. Decreto (75/98) dove si prevede che la Zona Franca della Sardegna debba essere amministrata secondo i Codici Doganali Comunitari approvati con i Regolamenti n.2913/92 e n.2454/93, richiamati nello stesso D.lgs. n. 75/98. Codici Doganali (sostituiti rispettivamente dai Reg. n. 952/2013 e Reg. n. 481/2016), dove si conferma che nei territori dichiarati zona Franca si applica il “Regime delle Franchigie Fiscali e Doganali” disciplinate in Europa dal Regolamento n. 918/83 e dal Regolamento n.1186/2009, le cui procedure di esecuzione sono state meglio specificate con la Circolare n.2/D del 3 febbraio 2010 e in precedenza con le Circolari n. 22/D del 5 maggio 2004, n. 43/D del 28.11.2008 e n. 14/D dell’11.06.2009, dove si conferma che in Italia le Franchigie Fiscali sono quelle individuate all’art. 34 del D.P.R. n. 43/73, e che le stesse Franchigie Fiscali (chiamate anche sistema fiscale privilegiato) sono riservate - ai sensi del Regolamento n. 918/83, dell’art. 20 bis del D.L. n. 1351/64 convertito nella Legge n.28/65 e dal D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 - ai territori che soffrono di determinate situazioni di svantaggio individuate dall’art. 92 del Trattato di Roma ratificato con Legge n.1203/57, dove si prevede che non costituiscono aiuti di stato gli aiuti dati alle isole ultraperiferiche gravate dai sovra costi del trasporto, spopolate e afflitte da una grave forma di disoccupazione o dai problemi della post industrializzazione.
Territori chiamati anche paese terzo in cui non si applicano le norme comunitarie in materia di Iva e di Accise, come ci spiega la Direttiva n. 2007/74/Ce del Consiglio del 20.12.2007, territori a cui devono venire applicate le Franchigie Fiscali ovvero l’esonero dal pagamento di quei Tributi che si pagano in Dogana, chiamati anche Diritti di Confine (art. 34 del D.P.R. n. 43/73).

"Giova rammentare infine" - continua la Randaccio - "che l’art. 1 e l’art. 28 della Direttiva Comunitaria n.77/388/CEE del 17 maggio 1977, aveva disposto la disapplicazione della normativa sull’Iva, fino ad allora emanata dagli Stati membri, e imposto l’adeguamento della suddetta disciplina alle disposizioni regolamentari e amministrative emanate dalla normativa comunitaria, affinché il regime cosi Armonizzato entri in vigore dal 1° Gennaio 1978”, e previsto all’art. 16 della stessa Direttiva n.77/388/CEE, l’esonero dal pagamento dell’Iva nelle Zone Franche."

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Nonostante il lutto per la morte del suo caro amico Doddore Meloni e un periodo di stressante lavoro, la dottoressa Maria Rosaria Randaccio - presidente del Movimento Sardegna Zona Franca e acclamata fiscalista a livello nazionale - commenta con gioia la Sentenza della Corte Costituzionale  n.154 del 4 luglio 2017 (sotto in allegato).

"Doddore Meloni anche da morto è riuscito a fare un regalo ai sardi!" queste le sue parole nel momento in cui ci affida l'ennesimo suo prezioso scritto per la pubblicazione.

Infatti il giorno prima della sua morte, la Corte Costituzionale ha depositato la Sentenza n. 154 con la quale viene respinto il ricorso presentato dalla Regione Sardegna sulla questione cosi detta “Vertenza Entrate”. "La Corte dà ragione a chi come noi si batte da anni perche venga rispettato quanto previsto dal D.lgs. n. 75/98, ossia il decreto con il quale tutto il territorio della Sardegna è stato dichiarato zona franca.

Nella succitata Sentenza la Corte Costituzionale tira le orecchie al Presidente Pigliaru ricordandogli che il lamentato irragionevole sacrificio economico all’autonomia finanziaria della Regione, protetta dagli articoli 7 e 8 dello Statuto Sardo e dagli artt. 117 e 118 della Costituzione, è stato superato grazie ai vantaggi economici ottenuti con l’accordo stipulato il 21 luglio 2014, dei cui obblighi lo Stato Italiano si è fatto carico emanando il D.lgs. n. 114/2016.

Sentenza n. 154/2017 che ci fa capire che i vantaggi economici compensativi sono quelli previsti dal D.lgs. n.114/2016, che all’art. 14 autorizza l’attivazione in Sardegna delle “Franchigie Fiscali" ossia la concessione ai residenti dei benefici fiscali che competono a coloro che risiedono nei territori svantaggiati e pertanto dichiarati come extradoganali dall’art. 251 e art. 170 del D.P.R. n. 43/73, i cui svantaggi (come essere isole lontane) risultano individuati dall’art. 92 e 234 del Trattato di Roma ratificato con la Legge del 1957, dove si prevede rispettivamente:

- che gli aiuti dati ai residenti nelle zone Franche extradoganali non possono essere considerati come “aiuti di Stato”; 

- e che la Comunità Economica Europea si impegna a rispettare tutti i diritti degli Stati membri antecedenti alla nascita della CEE, e tra questi diritti da rispettare rientrava ovviamente il diritto all’istituzione in Sardegna delle Zone Franche in quanto previsto all’art. 12 dello Statuto Sardo approvato con la Legge Costituzionale n. 3/1949.

Sentenza n. 154/2017 dove si precisa anche, che il richiamato D.lgs. n.114/2016 che detta norme di attuazione all’art. 8 della Statuto Sardo individuando la percentuale delle entrate fiscali devolute dallo Stato alla Regione, all’art. 18 precisa che “le disposizioni contenute dello stesso decreto (114/2016) sono applicabili a decorrere dal 1° gennaio 2010, al fine di eliminare gli squilibri finanziari che sono la causa principale dei problemi economici dell’isola.
Decorrenza giuridica al 2010 (del D.lgs. n. 114/2016) che significa di fatto rendere nulle (anzi inesistenti) tutte le cartelle esattoriali notificate da Equitalia ai residenti in Sardegna, cartelle che hanno determinato gli squilibri finanziari che l’Italia si è impegnata a sanare con il D.lgs. n. 114/2016 la cui applicazione decorre dal 1° gennaio 2010.

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L’Italia è stata sanzionata dall’Unione Europea con pesanti procedure di infrazione per il mancato recepimento delle Direttive Comunitarie individuate nella Legge Europea n.97/2013, legge che all’art. 13 ha apportato modifiche all’art. 65, comma 1 della Legge n.448/1998, così riscritto: “Con effetto dal 1° gennaio 1999, in favore dei nuclei familiari composti da cittadini italiani e dell’Unione Europea residenti, da cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo, nonché dai familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno e del diritto di soggiorno permanente, residenti e con tre o più figli, tutti di età inferiore ai 18 anni, che risultano in possesso di risorse economiche non superiori al valore dell’indicatore della situazione economica (ISE), di cui al D.lgs. n. 109/1998, tabella 1, pari a lire 36 milioni di lire annue, con riferimento a nuclei familiari con cinque componenti, è concesso un assegno di lire 200.000 mensili rivalutabili, per tredici mensilità."

Sempre ai sensi della succitata Legge n.97/2013 (art. 14), l’Europa ha applicato una procedura di infrazione all’Italia che non aveva ancora imposto sanzioni amministrative e penali ai poveracci che sono costretti (per sopravvivere) a violare l’art.7 del D.lgs. n.267/2003, articolo dove si fa divieto alle famiglie (indigenti), di allevare galline in casa e nel cortile, ossia l’unico sistema intelligente con il quale il Meridione dell’Italia è sopravissuto nei millenni alla fame ed alle malattie per denutrizione.

Il lavoro più faticoso al mondo è sempre stato quello dei “tagliapietra”, lavoro massacrante che in Eritrea (Africa) viene ricompensato con la cifra corrispondente a due euro al giorno.

In Italia, i giovani laureati e diplomati ma senza lavoro, non possono concedersi il lusso di metter su famiglia, e tantomeno di crescere dignitosamente tre figli!
Oggi si vincono le guerre e si sconfiggono i concorrenti (economici) anche con leggi truffaldine spacciate come conquiste di civiltà.

 

 

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All'incontro tenutosi oggi al Palazzo Regio di Cagliari, dopo che il Movimento Sardegna Zona Franca aveva fatto un appello esplicito alla Giunta Regionale sarda per l'applicazione della legge sulla zona franca durante il Sit-in davanti al Palazzo regionale di Viale Trento, il Presidente Francesco Pigliaru viene incalzato dalle domande della delegazione dei zonafranchisti composta dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, dall'avv.Francesco Scifo, dall'avv.Paolo Aureli, dalla Sig.ra Claudia Mariani e da un folto gruppo proveniente dai comitati pro zona franca dei vari territori dell'isola. 

Le scintille iniziano con l'intervento dell'avv.Francesco Scifo che chiede al Presidente Pigliaru di utilizzare tutto il suo prestigio di professore universitario e studioso della zona franca per far applicare la legge dello Stato, in particolar modo il Decreto Legislativo n.75 del 1998, dal momento che l'Agenzia delle Dogane non ne riconosce addirittura l'esistenza. 

Il presidente Pigliaru inizialmente si tiene all'interno dei meandri del solito linguaggio in politichese prendendo l'impegno di rivendicare nelle opportune sedi il diritto della Sardegna ad avere la zona franca doganale nei 6 porti franchi, ma poi - dopo l'intervento della dott.ssa Maria Rosaria Randaccio - la quale chiede al suo interlocutore se sia al corrente che il Decreto Legislativo n.116/2016 (entrato in vigore nello scorso luglio) ha modificato nuovamente l'art.8 dello Statuto Sardo e che quindi la Regione Sardegna, che è un'isola ultraperiferica, può incamerare direttamente i tributi che prima erano competenza dello Stato Italiano e di conseguenza dovrà rimborsare l'Iva che i cittadini sardi stanno pagando - l'ambiente si scalda e il Presidente ribadisce il disaccordo della sua Giunta alla questione della zona franca come intesa dai zonafranchisti, negando addirittura che la Sardegna sia un'isola ultraperiferica e che niente abbia a che fare con il regime fiscale delle Isole Canarie.

Non è da meno l'intervento del'avv. Paolo Aureli che - dopo aver avuto il diniego di continuare a trattare dell'argomento zona franca da parte del moderatore dell'incontro - chiede al Presidente che effetto avrà sulla Sardegna il ripristino del principio di supremazia nazionale contemplato nella Riforma Costituzionale (che si voterà nel Referendum del 4 dicembre prossimo) in relazione alle competenze legislative esclusive della Regione Sardegna. A tale domanda Pigliaru risponde che non ci sarà alcun problema (classica risposta renziana) poiché qualsiasi modifica allo Statuto Sardo verrà fatta in seguito all'istituto dell"intesa" con il Governo in quanto la Sardegna è una Regione a Statuto Autonomo, e ribadisce la sua intenzione a votare per il SI' al Referendum.

Come spiega l'avv. Aureli, il ripristino della supremazia nazionale avrà un effetto molto negativo anche per la Sardegna poiché farà rivivere la norma contenuta nell'art. 3 dello Statuto Sardo, che prima della Riforma del Titolo V del 2001 (art.117 della Costituzione) imponeva il principio di "interesse nazionale" come limite alla legislazione.

Il pubblico, prima zitto e attento, inizia a fermentare in sala e diverse persone cercano di prendere la parola nonostante il tentativo di divincolarsi da parte di coloro che decidevano chi far intervenire nel dibattito. Ma la parola viene presa dalla più incallita delle zonafranchiste, Claudia Mariani, che esordisce dicendo "Io non l'ho votata, ma riconosco che è il mio Presidente e come tale mi deve dare delle risposte!" La Mariani incalza Pigliaru con la ferocia che solo una persona che si sente presa in giro da anni può avere e lo accusa di non aver fatto nulla di concreto per la sua terra, il Sulcis. Il Presidente Pigliaru annaspa davanti alle telecamere, riuscendo a dileguarsi solo tra le citazioni a memoria di tutto quello che la Giunta ha fatto per la provincia definita più povera d'Italia e deviando il discorso verso i presunti 3 miliardi di euro che Renzi ha promesso alla Sardegna.

In evidente difficoltà e senza dubbio sorpreso dalla presenza di quel folto gruppo di zonafranchisti nella sala del Palazzo Regio, pensando forse che i loro animi si fossero placati con le delibere regionali dello scorso aprile, il Presidente Pigliaru fa terminare gli interventi, saluta e lascia la stanza accompagnato da alcuni bodyguard.

Naturalmente la giornata, interamente seguita dai giornalisti e cameramen di Rai 3, Sardegna Uno, Videolina e Panorama TV, non ha avuto un riscontro mediatico, ma tutto è stato censurato e non mandato in onda da alcuna televisione. Tagliate anche le interviste e le immagini delle persone realmente presenti durante la giornata. Fortunatamente i video e le interviste sono state registrate dall'Ufficio Stampa del Movimento Sardegna Zona Franca e costituiscono un ulteriore prova dell'inerzia della politica sarda e dell'illegalità sita nelle istituzioni.

Ci pare che la dittatura renziana - con la complicità della Giunta e della stampa locale - si stia attuando anche prima del Referendum.

 

 

 

 

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In occasione della Marcia su Cagliari indetta per domani 16 febbraio con appuntamento in Piazzale Trento dalle ore 11.00, vogliamo rinfrescare la memoria a chi ancora non ha compreso i motivi per i quali la Sardegna è zona franca. Leggendo questo documento che pubblichiamo (in allegato) e che distribuiremo domani mattina, ci si potrà anche rendere conto del perché i "Professori" ai quali si fa riferimento continuano a non fare niente e perseverano in uno stato di beatitudine derivante dalla loro più che dignitosa e succulenta pagnotta che portano a casa ogni fine mese. Alla faccia dei cassaintegrati!

 

 

 

 

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Avendo appreso la notizia della delibera sulla zona franca doganale non interclusa del Comune di Santa Giusta (in allegato), la dottoressa Maria Rosaria Randaccio, presidente del Movimento Sardegna Zona Franca, ha precisato che tale delibera avrebbe potuto essere inoppugnabile se in essa fosse stato inserito almeno il richiamo alla normativa nazionale e regionale di riferimento, cioé il D.lgs. n.75/98 e la L.R. n.10/2008; e che tale delibera sarebbe stata certamente migliore se il Consiglio avesse richiamato inoltre l'art. 172, l'art. 176 e l'art. 168 bis del Regolamento n.2913/92, dove si prevede rispettivamente:

1) che in una Zona Franca o in un Deposito Franco può essere autorizzata qualsiasi attività industriale, commerciale o di prestazione di sevizi, purché conforme alle vigenti disposizioni (europee) ed autorizzata dalle Autorita Doganali";
2) che "chiunque eserciti un'attività di magazzinaggio, lavorazione, trasformazione o vendita o acquisto di merce in una Zona Franca o in un Deposito Franco, deve tenere una contabilità di magazzino nella forma approvata dall'Autorità Doganale";
3) che la zona franca non interclusa è disciplinata dall'art.168 bis del Regolamento n.2913/92 dove si prevede: "Le zone Franche non intercluse sono zone Franche nelle quali le disposizioni in materia Doganale sono applicabili secondo le modalità del DEPOSITO DOGANALE".

E che quanto sopra viene si applica al territorio della Sardegna in conformità a quanto previsto:

- dalla Legge n.73/1977 (Trattato di Osimo) dove si prevede che alle Zone Franche dell'Italia si applica il Regime Fiscale previsto per i Punti franchi di Trieste;
- dalla Direttiva n. 69/75/CEE del 4 marzo 1969, dove si prevede che le Zone Franche ed i Punti Franchi dell'Italia sono considerati "territori Extradoganali" ai sensi della Legge doganale Italiana n.1424/1940, e del Testo Unico Doganale italiano approvato con D.P.R. n.43/73 (art. 2), T.U. ancora in vigore;
- dai Regolamenti Comunitari n.2503/88 e n.2504/88 (le cui disposizioni sono state recepite dei due Regolamenti Comunitari (n.2913/92 e n.2454/93) richiamati nel nostro D.lgs. n.75/98), dove si prevede che nelle Zone Franche e nei Punti Franchi è autorizzata qualsiasi attività di natura Industriale, Commerciale e di prestazione di servizi.

I DEPOSITI DOGANALI ITALIANI sono disciplinati dall'art. 50 e 50 bis del D.L. n.331/93 convertito nella Legge n.427/93, dove si assimilano tra loro, i depositi doganali autorizzati ai fini dell'ottenimento della sospensione dell'imposta (IVA), ai depositi franchi ed ai punti franchi, e ciò in ottemperanza a quanto previsto dall'art. 2 del D.P.R. n.43/73.

E' necessario tener conto che agli articoli 50 e 50 bis del D.L. n.331/93 convertito nella Legge n.427/93, alla Legge n.28/97 (emanata in attuazione della Direttiva n.95/7/CE), al D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 (che integra le disposizioni previste all'art. 8 del D.P.R. n.633/72), sono state apportate modifiche da:

- Legge n.213/2000 art. 8 comma 3
- Legge n.228/2012 art. 1 commi da 325 a comma 335 
- D.lgs. n.175/2014 art. 20 comma 3

La dott.ssa Randaccio esorta i sindaci a deliberare per la zona franca doganale non interclusa entro il 1° maggio 2016 tenendo conto dei suggerimenti sopra specificati e ricorda che essi devono applicare direttamente la normativa sulla zona franca, essendo essa (la disciplina sulle zone franche e sui depositi franchi) contenuta esclusivamente nelle leggi fiscali, nelle circolari e risoluzioni ministeriali, sulle quali la Regione Sardegna non può apportare alcuna modifica. Leggi fiscali che a loro volta hanno recepito i regolamenti comunitari sulle zone franche.

 

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Questa è la risposta NEGATIVA (qui sotto in allegato) fornita dall'Agenzia delle Entrate ai nostri interpelli, con i quali abbiamo chiesto se il Regime Fiscale delle Zone Franche si potesse ancora applicare su tutto il territorio della Regione Sardegna ai sensi del D.lgs. n.75/98 e dei due Regolamenti Comunitari (n. 2913/92 e n.2454/93) richiamati nello stesso decreto.

L'Agenzia delle Entrate sostiene (erroneamente) che poiché non siamo inclusi nell'elenco dei territori extradoganali richiamati all'art.7 del D.P.R. n.633/72, non possiamo essere inclusi tra le Zone Franche dell'Italia e dell'Europa!


Identica risposta la diedero con Risoluzione del Ministero delle Finanze, Direzione Centrale Affari Giuridici e Contenzioso n.184/E del 13.07.1995, al porto Franco di Trieste ossia il Porto Franco sul Mediterraneo dell'Austria ed della Germania.

Infatti nella suddetta Risoluzione Ministeriale, si sosteneva che i Punti Franchi di Trieste non potessero godere delle Franchigie Fiscali spettanti ai Punti Franchi, in quanto risultavano non inclusi nell'elenco dei Territori Extradoganali individuati all'art. 7 del D.P.R. n.633/72, la stessa risposta data ai nostri interpelli.
L'Austria e la Germania ricorsero alla Magistratura che diede loro ragione con la Ordinanza Collegiale del 13 maggio 1997 del Tribunale di Trieste, che ordinava al Dipartimento delle Dogane di Trieste di non porre in essere attività che potessero ledere in diritto di svolgere operazioni in regime di extradoganalità nel Porto Franco di Trieste.
Nell'Ordinanza infatti si accoglieva la tesi sostenuta dall'Austria e dalla Germania, che il diritto alla Zona Franca del Porto di Trieste essendo sorto precedentemente alla nascita della Comunità Economica Europea (CEE) risultasse salvaguardato dall'art. 234 del Trattato di Roma del 1957.
A seguito di tale pronuncia da parte del Tribunale di Trieste, con nota Prot. n.4382 del 12 giugno 1997, la Direzione Centrale dei servizi doganali del Ministero delle Finanze invitava la Direzione Compartimentale delle Dogane di Trieste ad attenersi "nel caso di specie come in possibili casi analoghi che dovessero verificarsi" all'orientamento espresso dal Tribunale di Trieste, che ha ritenuto ancora vigente, per i Punti franchi di Trieste, la normativa anteriore al Trattato di Roma.

Possiamo invitare tutti i Sindaci della Sardegna a mobilitarsi perché venga finalmente rispettata la Legge che ci consentirebbe di uscire veramente e definitivamente dalla nostra PERENNE CRISI ECONOMICA?

Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio

 

 

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La dichiarazione d’incostituzionalità dell’art. 8, comma 24, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 e della successiva legge di conversione che sanava le nomine dei dirigenti dell’Amministrazione dell’Agenzia delle Entrate, avvenute senza concorso pubblico, decisa dalla Corte Costituzionale con la Sentenza n.37, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 25 marzo 2015, pone il grave problema dell’illegalità degli atti emessi e della invalidità dei procedimenti amministrativi di cui questi soggetti sono stati responsabili.
La questione è semplice: occorre distinguere tra atti e procedimenti svolti fino al 2 marzo 2012, data in cui viene data una copertura legislativa a questi comportamenti, seppure con la norma poi dichiarata incostituzionale, ed atti compiuti e procedimenti svoltisi dopo tale legge.

Gli accertamenti effettuati, gli atti firmati ed i procedimenti sviluppatisi nel tempo, intercorso tra le nomine dei falsi dirigenti e l’entrata in vigore dei decreti legge dichiarati incostituzionali, sono radicalmente nulli e/o inesistenti e non soltanto annullabili.

Infatti, la nomina dei dirigenti, prima dell’adozione del decreto legge annullato dalla Corte Costituzionale, è avvenuta sul presupposto di un mero regolamento interno dell’Agenzia e nel più assoluto difetto di attribuzione e, quindi, in totale carenza di potere in astratto in quanto atti emessi da soggetti privi della rappresentanza dell’Amministrazione.
Quanto sopra perché, non solo il suddetto regolamento interno era contrario ad una legge (il D.lgs. 165/2001), ma vi era la totale assenza (fino al 2 marzo 2012) di alcuna norma positiva che, seppur successivamente dichiarata incostituzionale, desse loro, almeno inizialmente, una copertura di legittimità.
Quanto sopra si deduce da tutta la giurisprudenza amministrativa in materia e che ha fatto seguito alla celebre sentenza emessa dal Consiglio di Stato in adunanza plenaria, la n.8 del 1963.

L’inesistenza di tutti questi atti impedisce, quindi, che l’Agenzia possa utilizzarli come validi titoli per la riscossione o per qualsiasi altro fine: essi non esistono per l’ordinamento giuridico perché sono stati emessi in totale carenza di attribuzioni e qualsiasi atto esecutivo o pagamento avvenga, o sia avvenuto sul loro presupposto, lede un diritto soggettivo del contribuente che lo può fare valere davanti al Giudice ordinario come fatto illecito e senza i limiti di decadenza dell’impugnativa del singolo atto.
Viceversa, gli atti emessi dai Dirigenti illegittimi dal 2 marzo 2012 avevano una copertura normativa, seppure dichiarata poi incostituzionale, essi sopravvivono perciò autonomamente, nonostante la sentenza ma saranno comunque annullabili per effetto della declaratoria d’incostituzionalità della legge di copertura: tuttavia, a differenza di quelli del tutto inesistenti emessi fino al 2 marzo 2012, per questi ultimi, occorrerà rivolgersi nei termini ordinari ad un giudice tributario che dovrà dichiararne con sentenza l’illegittimità per cassarli dall’ordinamento.
Spetta quindi al Governo Italiano prendere atto di quanto dice il diritto, ed emettere direttive all’Agenzia perché tutti gli atti compiuti fino al 2 marzo 2012 non siano più utilizzati abusivamente come titoli esecutivi di nessun genere.


Avv. Paolo Aureli, Avv. Francesco Scifo, dott.ssa Maria Rosaria Randaccio

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Sabato, 04 Aprile 2015 14:46

Buona Pasqua in diretta radiofonica

 

La dott.ssa Maria Rosaria Randaccio sarà presente domani 5 Aprile 2015 - giorno della Santa Pasqua - dalle ore 10.00 alle ore 12.00 nello studio dell'emittente Radio Super Sound per parlare di zona franca, cartelle Equitalia e per augurare a tutti i zonafranchisti Buona Pasqua!

In studio ospiti il sindaco di Marrubiu, Andrea Santucciu e l'avv. Marco Usai.

Conduce Giuseppe Nonnis.

 

Ecco le frequenze di Radio Super Sound.

 

FREQUENZE

 

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