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Dott.ssa Randaccio - La Zona Franca in Sardegna

  • Venerdì, 03 Maggio 2013 20:23
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Pubblicato in News Sardegna  
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Per oltre 50 anni lo Stato Italiano ha violato precise disposizioni legislative la cui mancata applicazione ha compromesso il diritto dei cittadini della Sardegna a raggiungere un tenore di vita adeguato a quello delle altre regioni italiane .

Parificazione del tenore di vita e di benessere che avrebbe potuto realizzarsi se nel territorio della Sardegna si fosse stato attivato quel regime fiscale “ di vantaggio” riservato alle “Zone Franche del mondo.

Regime fiscale riservato esclusivamente ai territori spopolati, depressi e sottosviluppati, riservato in particolare alle crescita economica delle popolazioni residenti nelle isole ultraperiferiche che necessitano di una “ compensazione” per poter essere messe alla pari con le restanti parti del territorio della Nazione e diventare cosi competitivi alla pari degli altri cittadini residenti in altre regioni dello Stato , e tutto cio al fine di garantire anche la pace sociale.

Benefici fiscali previsti dall’art. 166 del Reg. CEE n. 2913/92 dove si prevede che le “zone franche sono parti del territorio doganale della Comunita Europea, situate in tale territorio, ma separate dal resto di esso, considerate come territorio extradoganale, territorio compreso tra la linea doganale ed il confine politico dello Stato, e che le merci collocate in tale territorio circolano in sospensione dai diritti doganali Iva ed Accise”.

Tali regimi fiscali di esenzione da dazi doganali iva ed accise, se applicati all’ isola della Sardegna, cosi come nelle altre Isole (franche) del mondo e dell’Europa (isole Azzore, Canarie) avrebbero dovuto generare un benessere diffuso avendo come strumento principale, per ovviare al fenomeno dello “spopolamento” la creazione di posti di lavoro, che si sarebbero generati attribuendo dei benefici fiscali agli imprenditori che avessero deciso di stabilire in Sardegna la sede del proprio stabilimento produttivo, benefici fiscali portati a compensazione dei “sovra costi del trasporto” legati alla lontananza dell’isola rispetto alla penisola .

Regimi fiscali di esenzione (da dazi doganali, iva ed accise) attribuito uniformemente alle zone franche, punti franchi e depositi franchi - equiparati tra loro dall’art. 2 del D.P.R. n.43/73 nonché agli artt. 132, 164,165,166,167,168,169, 170 e 264 dello stesso T.U. di legislazione doganale italiana (TULD) che li considera come territori “extradoganali" in quanto posti fuori dalla “ Linea Doganale” dell’Italia e dell’ Europa.

Definizione giuridica delle zone franche

espressa più di recente oltre che dal Reg. n.450/2008 (art. 3) anche dal D.lgs. n.504/95 per le “ Accise” e dal D.lgs, n. 18/2010, decreto emanato in attuazione delle direttive n. 2008/8/CE e n. 2008/117/CEE che modificando la Direttiva n. 2006/112/Ce all’art. 1 co. 1 lett. b) ha modificato l’art. 7 del D.P.R. n.633/1972 sull’ IVA prevedendo (sic) che il suddetto tributo/imposta debba applicarsi su tutto il territorio della Repubblica Italiana “con esclusione dei comuni di Livigno e Campione d’Italia" e che la stessa esclusione (dall’imposta IVA) debba essere riservata anche ad altri territori individuati come Zone Franche della Comunita Europea quali:

1) il Monte Athos per la Repubblica Ellenica

2) l’Isola di Helgoland e i territorio di Busingen per la Germania

3) i dipartimenti d’oltremare per la Francia

4) Ceuta, Melilla, e le Isole Canarie per il Regno di Spagna

5) le isole Aland per la repubblica di Finlandia

6) le isole Anglo/Normanne

7) il Principato di Monaco

8) l’isola di Man

9) Repubblica di Cipro

 

L’istituzione delle zone Franche in Sardegna (Punti Franchi) era stata prevista all’art. 12 dello Statuto Sardo approvato con Legge Costituzionale n. 3/1948, diritto all’istituzione di zone franche, confermato e riconosciuto all’Art. 234 (del Trattato di Roma del 1957, con il quale (trattato) era stata istituita la comunita economica europea attuale Unione Europea (UE) diritto successivamente confermato anche dal D.lgs. n. 75/98 che dando attuazione all’art. 12 dello Statuto Sardo approvato con la suddetta legge Costituzionale n. 3/48 ha “istituito le zone franche"   in tutti i porti della Sardegna nonché in tutto il territorio della Sardegna “funzionalmente collegato o collegabile tramite il sistema viario a qualunque porto o zona franca della Sardegna.

Nonostante la succitata normativa abbia individuto come Zona Franca l’intero territorio dell’Isola della Sardegna, nel nuovo Codice Doganale Comunitario Aggiornato approvato con Reg. CE n. 450\2008 (art. 3) e che entrerà in vigore entro il 24 giugno 2013 (art. 186 e 188) l’Isola della Sardegna non viene viene citata/individuata come zona franca dell’Italia, infatti nel suddetto art. 3 del Regolamento n. 450/2008 viene indicato (come territorio extradoganale) solo il territorio dove insiste il territorio del comune di Livigno e di campione d’Italia e non anche la Sardegna.

Appare evidente che occorre porre urgente e immediato rimedio a tale “Omissione” portando a Conoscenza della Comunità Europea che la Sardegna non solo è stata dichiarata Zona Franca ma si è anche attivata attraverso le Delibere di tantissimi Sindaci della Sardegna intervenute in questi ultimi mesi nonche con le comunicazioni presentate dai cittadini sardi all’Agenzia delle Dogane, nelle quali hanno manifestato la propria volontà e dichiarato la loro intenzione di operare imprenditorialmente avvalendosi del regime fiscale di “Zona Franca non interclusa”.

La necessità di comunicare urgentemente alla Comunità Europea (per la successiva pubblicazione sul Bollettino Ufficiale GUCE) l’attivazione della Zona Franca in Sardegna, prima del 24 giugno 2013, discende dal fatto che a decorrere dalla suddetta data entrerà in vigore il Regolamento n. 450/2008 (nuovo codice doganale aggiornato), emanato in conformità alle norme fissate dal Reg. (CE) n.648/2005 del Parlamento Europeo e del Consiglio che apporta modifiche agli artt. 26,95,133 e 135 del trattato che istituisce la Comunita Europea (Trattato di Roma) e modifiche al Reg. n.2913/92 sui criteri comuni per la gestione internazionale dei rischi con l’instaurazione di un sistema informatico internazionale sui ai controlli doganali delle merci importate o da esportare stabilendo criteri comuni e settori di controlli prioritari; (Reg. n.450/2008) emanato in conformità anche delle norme previste nel nuovo regolamento di applicazione del suddetto regolamento, ossia il Reg. (CE) n. 1192/2008, emanato ai sensi della strategia prevista nel trattato di Lisbona, che fa salvo il regime giuridico delle zone franche attualmente esistenti ma prevede per le zone franche di nuova istituzione, autorizzazioni uniche centralizzate elaborate attraverso un regime elettronico di comunicazione di banche dati tra le autorita doganali europee, che limiterà l’istituzione di nuove zone franche, in quanto le stesse (ai sensi del suddetto trattato, se non limitate a determinate condizioni o presupposti) verranno vietate in quanto considerate alla stregua di “aiuti di stato distorsivi del mercato e della concorrenza”.

Come detto, il diritto all’istituzione in Sardegna di “Punti Franchi“ era stato sancito:

- dall’art. 12 della Legge Costituzionale n.3/1948, che faceva ovviamente riferimento alla disciplina allora esistente sui punti Franchi dell’Europa e del Mondo, la cui materia in Italia era disciplinata dal:

- Regolamento Doganale n.65/1896;

- Regolamento Doganale n.1453/1913 convertito nella Legge n.473/1925;

- Regolamento Doganale n.1356/1922;

- dal Decreto Min.le n.1693/1925;

- Regolamento Doganale n.2290/1926 convertito nella Legge n.1424/1940;

- Regolamento Doganale n.635/1940;

- dall’Art. 3 e 4 dell’Allegato VIII del Trattato di Pace di Parigi del 10.02.1947; e successivamente (al 1948) dall’art. 16 Decr. Comm. n.29/55, Decreto n. 52/59 e Decreto n. 4/1962, per i punti franchi del porto di Trieste, ossia il porto sul Mediterraneo della Germania e dell’Austria, normativa (sui punti franchi) attualmente recepita agli artt. da 166 a 173 e 175 del Reg. Cee n.2913/92 e dal Reg. n.2454/93 agli artt. 799, 800, e agli artt. da 805 a 812 della Sez. II° per le modalità di controllo di tipo I e agli artt. 813 e 814 della Sez: III° per le modalità di controllo di tipo II.

Regolamento il n.2913/1992 che all’art. 167 prevedeva "che gli Stati Membri della Comunità Europea potessero destinare alcune parti del territorio doganale della comunita a zona franca o autorizzare la creazione di depositi franchi”.

Purtroppo i suddetti Codici Doganali Comunitari (Reg. n.2913/92 e Reg. n.2454/93) verranno abrogati il 24 giugno 2013, data di entrata in vigore del suddetto nuovo Codice Doganale Comunitario Aggiornato approvato con Reg. n. 450/2008, codice che come detto, ha recepito le direttive del Trattato di Lisbona, nel quale si fa divieto agli stati Europei di istituire “direttamente“ nuove zone franche, e che a decorrere dalla data 24.06.2013, entrando in vigore l’art. 87 del TCE, si prevede che in linea generale, gli “ aiuti di Stato” siano incompatibili con il “Mercato Unico”, tuttavia gli Stati possano derogare a tale divieto per determinate categorie di aiuti “previo accordo con la Commissione“ che opera avvalendosi di un Organismo Comunitario Centralizzato di Autorizzazioni uniche.

Appare evidente che andando a decadere i riferimenti normativi ai sensi dei quali (Reg. CEE n. 2913/92 e n. 2454/93) erano state istituite le zone franche della Sardegna e “non avendole nel frattempo attivate" si corre il serio rischio di perdere per sempre il diritto sancito dal D.lgs. n. 75/1998, in quanto (si ripete) il diritto ad essere zona franca non solo deve essere “Dichiarato” ma deve essere reso operativo ai sensi di quanto previsto agli artt. 802 del Reg. CEE n-2454/93 della Commissione, dove si prevede che “l’elenco delle zone franche intercluse e quelle diverse dalle intercluse e i porti franchi esistenti e funzionanti conosciuti in base alla normativa comunitaria, sono comunicati alla Commissione Europea dagli Stati membri e dalla stessa pubblicati nella G.U.C.E.

Diritto a rendere operative le zone franche in Sardegna che (a nostro parere) non si dovrebbe “estinguere" per effetto di quanto stabilito dalla Corte di Giustizia della Comunità Europea con “ Sentenza Azzorre” del 6 sett. 2006 - causa C88/03 dove si prevede che:

la “ fiscalità di vantaggio” e i tributi c.d. “compiutamente regionali" in quanto direttamente istituiti e riscossi nella Regione, da riservare agli operatori economici che vanno ad investire nelle Regioni a Statuto speciale, non posso essere considerati aiuti di Stato”.

Ma il suddetto diritto non dovrebbe estinguersi anche perché (sempre a nostro parere) il diritto ad istituire punti franchi nei porti franchi era stato concesso all’isola della Sardegna, alla fine della 2° guerra mondiale, quale discrimine positiva atta a compensare i sovracosti del trasporto dovuti alla sua posizione geografica ultraperiferica con popolazione a bassissima densita demografica; diritto (all’istituzione di punti franchi) che il Trattato di Parigi riservava ad ogni nazione europea, e per l’Italia tale diritto era stato individuato nella regione Sardegna, nonche nel porto franco di Trieste, entrambi territori riconosciuti come punti franchi prima dell’entrata in vigore del Trattato di Roma del 1957, trattato che all’art. 234 consentiva e consente tutt’ora di onorare le convenzioni internazionali concluse tra gli stati membri e paesi terzi, (vedi : per i punti franchi istituiti nel porto franco di Trieste all. VII al Trattato di Parigi del 1947 il D.lgs, C.P.S. n. 1430/47 con il quale è stata data esecuzione al trattato di pace di Parigi).

Più di recente il Consiglio di Stato, con parere espresso n. 59/96 ha individuato come referenti normativi primari - per confermare l’attualità del diritto del porto franco di Trieste - la normativa doganale prevista nel D.lgs. C.P.S. n.1430/47 con il quale è stata data esecuzione al suddetto trattato di pace di Parigi del 1947, decreto che confermava la disciplina doganale prevista per i punti franchi dall’art. 1, 10, 11 c.1 del D.M. n.1693/1925 e quella prevista dall’art. 11 del D.M. 20.12.25, disciplina giuridica successivamente riaffermata dall’art. 4, 5 , 7 del Decreto del Commissario Generale del Governo Italiano per il territorio di Trieste n. 29/1955, dove si prevedeva che (per tutti i punti franchi dell’Italia) “lo sbarco e l’imbarco delle merci nei punti franchi dovesse avvenire senza l’ingerenza delle autorità doganali “……….. e che “il porto franco è considerato fuori dalla linea doganale ed in esso si possono compiere, in completa libertà da ogni vincolo doganale, tutte le operazioni inerenti allo sbarco, imbarco e trasbordo di materiali e di merci, al loro deposito ed alla loro contrattazione, manipolazione trasformazione anche di carattere industriale” e che così come accade negli altri porti franchi del mondo, “le merci nazionali e nazionalizzate introdotte nel porto franco sono considerate agli effetti doganali, definitivamente esportate e sono assimilate alle merci estere, salvo che, a richiesta degli interessati, non siano assoggettate a vigilanza doganale per mantenerne la nazionalità,

- che le merci che abbiano per provenienza o destinazione il punto franco, godano di completa liberta di transito, senza che vengano riscossi ne’ dazi doganali ne’ tasse di effetto equivalente ad eccezione dei diritti che rappresentano il corrispettivo dei servizi prestati,

- che non venga adottata nei riguardi delle merci a destinazione ed in provenienza dal porto franco, alcuna misura discriminatoria in materia di tariffe, di servizi e di norme doganali e sanitarie “ .

Previsione ulteriormente confermata dal

- Decreto Comunitario n. 53/59 art. 4 , art. 8.

- D.P.R. n. 1133/69 sulla armonizzazione della disciplina sulle zone franche d’Europa

- D.P.R. n. 43/73 T.U. doganale

- dal D.M. 17.1.1981 come modificato con D.M. 4.05.2001 del Ministero dei Trasporti.

La Corte dei Conti della Comunità Europea in un documento predisposto dai servizi della Commissione si è pronunciata in data 17 aprile 1996 e in data 9.01.1997 precisando che “le disposizioni più favorevoli per il porto franco di Trieste sono tutelate dall’art. 234 del Trattato di Roma del 1957 che consente di onorare le convenzioni internazionali concluse tra gli stati membri e i paesi terzi prima dell’entrata in vigore del trattato di Roma del 1957 (con il quale è stata istituita la Comunita Economica Europea) e questa deroga deve essere applicata solo ai punti franchi e alle zone franche dichiarate tali anteriormente al trattato di Roma del 1957“.

In conformità a tale orientamento si era pronunciato anche il Tribunale di Trieste con Sentenza n. 837/1979 e sempre il Tribunale di Trieste sez. Penale con Ordinanza d.d. 7.06.96 e con Ordinanza n. 13.05.97 (del tribunale di Trieste sez. civile) nonché la Commissione Tributaria Regionale di Trieste con Sentenza n. 688.4.99 e n. 689.04.99 dove nelle suddette sentenze si prevede uniformemente che le norme emanate dallo Stato Italiano anteriormente al Trattato di Roma, sono prevalenti rispetto alla normativa comunitaria in materia di Zone Franche, normativa quella sulle zone franche che viene integralmente richiamata alle premesse del D.P.R. n. 1133/1969, ai sensi della quale è stato emanato il T.U. doganale italiano approvato con D.P.R. n. 43/73 (ancora in vigore).

L’istituzione dei punti franchi in Sardegna non solo è stata disposta in epoca anteriore al trattato di Roma del 1957, (art. 12 Legge cost. n. 3/1948) ma è stata anche ribadita dal D.lgs. n.75/98, decreto emanato secondo le disposizioni del Codice doganale Comunitario approvato con Reg. n. 2913/92 (art. 166, 167,168.169.170) e del suo regolamento di attuazione, Reg. n.2454/93 (artt. da 799 a 814).

Inoltre, al pari delle Isole Canarie Azzorre e al vecchio porto franco di Amburgo le zone franche della Sardegna non sono soggette alle condizioni economiche previste dal regime di perfezionamento attivo previste a livello comunitario, dopo che il Regolamento (CEE) n. 1604/92 del Consiglio che modifica il Regolamento (CEE) n. 2504/88 relativo alle zone franche e ai depositi franchi, ha previsto che le operazioni di perfezionamento attivo effettuate nel territorio del porto franco di Amburgo, nelle zone franche delle isole Canarie, delle Azzorre, di Madera e dei dipartimenti d’oltremare, a seguito della Decisione n. 91/314/CEE del Consiglio del 26 giugno 1991 che istituisce un programma di soluzioni specifiche per ovviare alla lontananza e all’insularità di Madera e delle Azzorre (POSEIMA) non sono soggette alle condizioni economiche previste dal regime di perfezionamento attivo previste a livello comunitario, ma soprattutto come gia detto, dopo che la Corte di Giustizia della Comunità Europea con la “Sentenza Azzorre" 6 .09.2006 causa C88/03 ha stabilito che i tributi cosi detti “compiutamente regionali” delle Regioni a Statuto Speciale istituiti e riscossi dalla Regione non possono essere considerati come “Aiuti di Stato” distorsivi del mercato (vietati dal Trattato di Lisbona) e che dopo la “Dichiarazione di Laeken” e dopo la modifica del Titolo V della Costituzione Italiana, alle Regioni è stata demandata l’attuazione della Politica Comunitaria, ai sensi del principio di “sussidiarietà” per cui la realizzazione di dette politiche viene imposta alle Regioni direttamente dai poteri centrali della Comunita Europea cosi come previsto dalla nuova Costituzione Europea e confermato dalla Corte Costituzionale con Sentenza n.313 depositata il 27 luglio 2001 dove si precisa che “non spetta allo Stato modificare, integrare o dare esecuzione alle norme di attuazione delle leggi istitutive delle Regioni a Statuto Speciale" e che la competenza programmatoria dello Stato non può mai giungere a compromettere o limitare l’autonomia regionale “ (in tal senso vedi sentenze Corte Costituzionale n. 4/64, n. 20/70, n. 150/82, n. 340/83) nonché ai sensi di quanto previsto dalla nomativa che viene appresso richiamata:

  • Art. 2 del TULD approvato con D.P.R. n. 43/73 (ancora in vigore) che ha fatto salvi gli speciali regimi fiscali vigenti nel territorio di Livigno e della Valle D’Aosta ed altri analoghi istituti quali i punti franchi e i depositi franchi individuati agli artt. 132,164,166 e 264 dello stesso TULD, disciplinati dalla stessa normativa;

  • Ai sensi del suddetto D.P.R. n. (43/73 artt. da 164 a 170) in quanto equiparati tra loro alla disciplina sulle Zone Franche, e a cu si applicano i benefici fiscali delle zone franche previsti rispettivamente dall’art. 14 della Legge Cost. n. 4/1948 e dall’art. 1 della Legge n.1438/1948;

  • nonché dalla Legge n.623/49 emanata in attuazione dell’art. 14 della Legge Cost. n. 4/1948, dove si prevede l’immissione in consumo senza dazi doganali Iva ed Accise di alcuni prodotti di largo consumo quali: benzina, gasolio, alcool, caffe, zucchero ,birra ecc. ecc.

Che la Sardegna abbia ancora diritto a gestire il proprio territorio in regime di Zona Franca viene confermato anche di recente dal fatto che nel mese di Novembre 2012, il Ministro per lo sviluppo economico Corrado Passera, abbia sbloccato i fondi Cipe destinati alla realizzazioni di progetti di ammodernamento del porto franco di Trieste, Fondi Comunitari che dovrebbero competere anche ai porti franchi della Sardegna in quanto istituiti come i punti franchi del porto di Trieste prima del Trattato di Roma, punti franchi (quelli della Sardegna e di Trieste) a cui torna applicabile l’art. 1 della Legge n.131/2003 dove si precisa come tutti i trattati internazionali siano costitutivi di obblighi, e che pertanto la potestà legislativa degli Stati e vincolata dalle norme del Diritto Internazionale cosi come riconosciuto anche all’ art. 10 della Costituzione Italiana.

Infine e per concludere è necessario precisare che la normativa sui Punti franchi e le Zone franche della Sardegna istituite con D.lgs. n. 75/98, non ha nulla a che vedere con la normativa sulle Zone Franche Urbane (ZFU) istituite il Italia con la Legge n.296/2006 nel testo modificato dalla Legge n.244/2007 art. 1 comma 340, dove si prevede di concedere temporaneamente ed esclusivamente fino al 2017, incentivi economici sotto forma di esenzioni e sgravi fiscali e sociali a favore dell’occupazione, sostenendo le attivita economiche nei quartieri urbani svantaggiati per rafforzare il tessuto economico costituito principalmente da piccole imprese.

Tali agevolazioni consistono:

  • nell’esenzione dalle imposte sui redditi per 5 anni;

  • nell’esenzione dell’IRAP (imposta regionale sulle attivita produttive);

  • nell’esenzione dell’ICI/IMU:

  • nell’esonero dal versamento dei contributi previdenziali.

Lo statuto speciale delle zone franche urbane (ZFU) inizialmente individuate come “zone economiche speciali” avrà termine (come detto) improrogabilmente e per tutta l’Europa entro il 2017, mentre il diritto della Sardegna alla istituzione e attivazione delle zone Franche disciplinate dal D.lgs. n. 75/98 non dovrebbe essere sottoposto a decadenza, prescrizione o termine ultimo, con l’unica eccezione legata alla sua effettiva attivazione; effettiva attivazione che, per essere tale, deve essere comunicata alla Comunita Europea dal Presidente della Regione Sardegna, perché la stessa (Comunita Europea) provveda alla pubblicazione della sua attivazione come zona franca extradoganale sulla G.U. C.E. ai sensi e con le modalità previste agli artt. da 166 a 181 del Reg. n.2913/92 e dagli art. 799 e 802 del Reg. n.2454/93, e come tale (zona franca attiva) venga contestualmente inserita nell’elenco delle Zone Franche Europee individuate all’art. 3 del Reg. n.450/2008, con il quale è stato approvato il nuovo codice doganale comunitario aggiornato che include il territorio del Comune di Livigno e di Campione d’Italia tra le zone franche dell’Italia e omette di includere il territorio della Sardegna tra i territori posti fuori dalla linea doganale degli stati membri (extradoganali) e come tali esclusi dall’applicazione dei tributi doganali.

(Fonte dell'articolo il materiale giuridico-fiscale redatto dalla Dott. ssa Maria Rosaria Randaccio) 

 

Letto 6928 volte Ultima modifica il Lunedì, 31 Ottobre 2016 19:40

Written By:

Luciana Carta

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