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La Zona Franca è una questione politica!

  • Mercoledì, 24 Luglio 2013 23:52
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Pubblicato in News Sardegna  
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zona franca o morte

 

L'avvocato Scifo in una breve sintesi ripercorre le principali tappe a cui si è giunti fino ad ora e rimarca il concetto che la Zona Franca è ormai solo una questione politica e non giuridica. 

Queste le sue parole: "Amici di Orgosolo, mi è stato chiesto d’inviare un breve saluto, nella mia qualità di consulente legale del Movimento Liberi Artigiani e Commercianti Sardegna, dell’Associazione Giuristi Indipendenti, dell’Associazione Unione Sardegna Zona Franca, delle singole persone e degli Enti pubblici che compongono il composito universo dei vari movimenti e comitati, nati spontaneamente a favore della zona franca. Circa undici mesi fa venivo incaricato dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio e dai sopraindicati movimenti, non aderenti a nessun orientamento politico specifico, di studiare ogni strumento giuridico necessario per l’attuazione del d.lgs. 75/98, che ha istituito le zone franche in Sardegna. Veniva deciso di percorrere due binari: uno politico, volto a tentare di coinvolgere tutti gli schieramenti parlamentari, per ottenere l’applicazione della suddetta legge; e uno giuridico, con il ricorso collettivo all’Autorità Giudiziaria amministrativa e, ove necessario, anche penale per i risvolti omissivi. 

E’ passata molta acqua sotto i ponti, l’idea della zona franca è ormai diffusa, come un seme caduto ovunque, porterà i giusti frutti. La zona franca è uno strumento di politica economica innovativo che può rilanciare il ruolo della Regione nel governo dell’economia e creare lo shock ed i presupposti necessari per uno sviluppo autopropulsivo: insistere sulla ipotetica perdita di presunti trasferimenti statali del IVA o di altre imposte e tasse, non darà alcuna soluzione idonea alla sopravvivenza di un’economia in coma, né salverà una società civile allo stremo.
Invece lo stesso rapporto pubblico della Banca Mondiale del 2008 intitolato: “Cosa abbiamo imparato dalle zone franche?” conferma le potenzialità di sviluppo di questo strumento, se modernamente inteso. 
Le leggi regionali Sardegna n.22/53 art. 2 e 10/2008 art.1 lett. d) danno alla Giunta regionale ed al suo Presidente la possibilità di attuare subito lo strumento di politica economica in questione, senza dover aspettare alcun D.P.C.M. statale: dato che dal 2001 le competenze tra Stato e regione hanno subito un radicale mutamento, con la riforma del titolo V della Costituzione e la modifica degli artt. 117 e 119, l’intervento per DPCM non è più necessario. La legge del 1998 prevedeva il DPCM prima della modifica della Carta in senso federale, infatti, a conferma di tale tesi, è poi sopravvenuta anche la legge regionale 10/2008 succitata che affida alla Giunta le competenze in materia di delimitazione delle zone franche. In realtà, tutte le competenze amministrative sono ormai pacificamente della Regione: delimitare le zone franche, già istituite con la legge dello Stato dlgs n.75/98, è un atto puramente amministrativo ed esecutivo. 
Se l’istituto doganale zona franca è stato già creato dalla legge statale, ciò di cui si discute è solo l’estensione geografica delle zone franche istituite nel 1998, essa ben può e deve essere regolata da un provvedimento amministrativo regionale: tale fatto è stato ben compreso dalla Giunta che ha adottato ben tre delibere il 7 e il 12 febbraio 2013 ed il 24 giugno 2013. Lo stesso Consiglio regionale lo sapeva il 31.10.2012 quando adottava la risoluzione della commissione autonomia e lo sa ora, nel luglio 2013, perché, obtorto collo, ha approvato ultimamente un ordine del giorno, pur generico, che impegna il Presidente in materia. 
Invece, lo Stato italiano, avendo già istituito nel 1998 le zone franche in Sardegna, con il suddetto decreto legislativo n.75, ha ora, quale stato membro dell’Unione Europea, solo l’obbligo giuridico di notificare alla Commissione tale fatto: come movimenti lo abbiamo già diffidato per iscritto.
Quindi, le Autorità doganali dello Stato Italiano devono, senza ritardo, notificare alla Commissione Europea l’avvenuta istituzione delle zone franche in Sardegna già dal 1998 ad opera dello stesso Stato italiano; ed altresì, comunicare la nuova delimitazione geografica operata dalla Regione Sardegna, nel quadro della sua autonomia statutaria, al fine della pubblicazione di tali informazioni nella Gazzetta Ufficiale Europea serie C. 
La zona franca della Sardegna dovrà necessariamente godere di controlli di tipo II analoghi a quelli previsti per la zona franca di Gioia Tauro istituita con legge regionale della Regione Calabria 26.02.2002 n.10 e comparire a fianco della stessa nel relativo elenco dell’Unione, risalendo l’istituzione giuridica delle zone franche al 1998: quindi, anteriore al nuovo codice doganale reg. n. 450/2008.
Infine, l’art.2 del D.P.R. 18 febbraio 1971, n. 18, poi rifluito nel testo unico doganale adottato con successivo D.P.R. 23/1/1973, n.43, al comma 5 recita: “… Sono assimilati ai territori extra-doganali i depositi franchi ed i punti franchi di cui agli articoli 5 e 6 del presente decreto nonché le zone franche istituite con leggi speciali, nei limiti indicati nelle leggi medesime” Il testo unico doganale, d.p.r. n. 43/73, assimila proprio i punti franchi ai territori extradoganali, perciò la comunicazione di attivazione delle zone franche dovrà essere inviata anche al Consiglio UE ai fini della modifica dell’art. 3 del nuovo regolamento doganale dell’Unione, essendo, per la legge italiana, a differenza di quella comunitaria, assimilate le zone franche ai territori extradoganali: questo permetterà nelle zone franche istituite l’applicazione della legge 762/1973 sui diritti speciali valida per tutte le zone franche. Tale legge riguarda la zona franca al consumo ed i diritti speciali da questa previsti, sono esatti su base comunale, perchè assimilati all’imposta locale sulle affissioni, a copertura dei minori trasferimenti statali. La legge 762/73 prevede la possibilità per i residenti e i turisti di avere le merci in franchigia con aumento delle potenzialità di spesa individuali. 
Tutto ciò non si realizza perché le attuali forze politiche ed economiche non hanno interesse ad attuare le leggi: è un fatto politico e non giuridico. 
Auspico che questo incontro favorisca l’elaborazione comune di soluzioni nuove che non siano mera riproposizione di una vieta richiesta di fondi pubblici, tasse, finanziamenti vari, ormai preclusa nei fatti dal principio della parità di bilancio recentemente inserito nella Costituzione.
Cordiali Saluti. Avv. Francesco Scifo"

 

 

 

 

Letto 4332 volte Ultima modifica il Giovedì, 25 Luglio 2013 00:02

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