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Randaccio: Con la modifica dell'Art.12 abbiamo rischiato di perdere il diritto alla Zona Franca. Vi spiego perchè

  • Venerdì, 08 Novembre 2013 09:53
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Pubblicato in News Sardegna  
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povera sardegnaCagliari, 7 novembre 2013 ore 22.45. 

Oggi ho ricevuto telefonate e solleciti di molti Zonafranchisti che desiderano conoscere dettagli su come sono andate le cose  nel Consiglio Regionale di ieri (06.11.2013) in merito all’approvazione dell’art.1 comma 2 della Proposta di Legge Nazionale n. 22/naz/A con la quale si chiede che venga modificato l’art.12 del nostro Statuto Sardo approvato con Legge Costituzionale n.3/1948. Come abbiamo ripetuto piu volte e in svariate occasioni, a noi Sardi non è mai interessato ottenere la modifica del Testo Storico dell’art.12 del nostro Statuto, in quanto abbiamo sempre ritenuto che eventuali modifiche del testo storico, se apportate  ad arte (come stava per accadere) o in modo maldestro, avrebbero potuto inficiare il diritto del Popolo Sardo alla Zona Franca Integrale compresa la Zona Franca al consumo, estesa  non solo alla zona franca dei porti ma all’intera Isola, ai sensi: 1) del Regolamento CEE n.2504/88 del Consiglio del 25.07.1988 dove si prevede che  nelle zone franche è autorizzata qualsiasi attivita industriale, commerciale, di prestazione di servizi in totale assenza di controlli da parte dell’Autorita Doganale e che gli Stati membri sono tenuti a comunicare alla Commissione (dal 1988)  sia l’istituzione delle zone franche che l’attivazione di quelle gia istituite; 2) del Regolamento n.2913/92 del Consiglio dove all’art.176 si prevede che nelle zone franche chiunque può esercitare attività di magazzinaggio, lavorazione,trasformazione, vendita, o acquisto di merci nel rispetto delle norme doganali; 3)  del Regolamento n.2454/93 della Commissione che fissa le disposizioni di applicazione del Regolamento n.2913/1993; 4) della Legge n.762/1973 dove si prevede l’eliminazione dell’IVA e delle ACCISE per le popolazioni residenti  nelle Isole dichiarate Zona Franca Integrale dagli Stati membri. Infatti il nostro  diritto risulta intangibile in quanto garantito:

1) da una  legge di Rango Costituzionale (n.3/48) emanata prima della nascita della Comunità Economica Europea (CEE) che all’art.234 del Trattato di Roma ratificato con la Legge n.1203/1957, che aveva garantito il rispetto di tutti i diritti sorti precedentemente alla nascita della stessa Comunità, diritti garantiti anche dall’art.92 del suddetto trattato dove si prevedeva ed ancora si prevede, che nel perseguimento dello sviluppo armonioso dell’insieme della Comunità e della sua coesione Sociale, non sono considerati aiuti di Stato gli aiuti  forniti dagli stati membri ai territori gravati dai problemi: a)  dell’insularità (essere un’isola); b) ultraperifericità  (siamo circondati da 240 chilometri di Mar Mediterraneo); c) spopolamento (un milione e seicentomila residenti equivale ad un quartiere di Roma); d)  sottooccupazione (abbiamo percentualmente il più alto numero di cassa integrati);

2) dall’art.1 della Legge Doganale n.1424/1940 (vedi file qui sotto), legge con la quale si consideravano “fuori dalla linea doganale” sia i territori dichiarati punti franchi  che le zone franche, extradoganalità (dei punti franchi e delle zone franche) confermata anche dal successivo Codice Doganale approvato con il DPR n.43/1973 art.2 ancora in vigore (vedi file qui sotto), ai sensi del quale è stata emanato il D.lgs. n.75/1998, che in attuazione all’art.12 dello Statuto Sardo approvato con la Legge Costituzionale n.3/1948, ha esteso a tutta l’isola il diritto alla zona franca integrale, confermando ovviamente anche il diritto alla sua extradoganalità, già prevista per i punti franchi, confermato anche nella Dichiarazione n.33 allegata all’atto finale della conferenza intergovernativa che ha adottato il Trattato di Lisbona firmato il 13.12.2007, nella quale (dichiarazione) viene data una interpretazione autentica dell’art.174 del Trattato sull’Unione Europea, precisando che le "zone franche debbano includere le isole nella loro interezza”, confermato anche all’art.158 (ex 130/A) del Trattato di Amsterdam dove nel preambolo si precisa che tra le priorità che si è data l’Unione Europea è prevista la riduzione del divario tra i vari modelli di sviluppo delle varie regioni, "prevedendo apposite compensazioni da riservare alle Isole svantaggiate a seguito di  ritardo di sviluppo  comprese le sue zone rurali”.

Da non dimenticare infine che: l’art 1 della Legge n.131/2003, dove si prevede che i trattati internazionali sono divenuti costitutivi di obblighi che limitano la potestà legislativa degli Stati, vincolando gli stessi alle norme del Diritto Internazionale, che l’art. 10 della nostra Costituzione ha riconosciuto vincolanti per l’Italia i Trattati Internazionali, che la Corte Costituzionale con la sentenza n.389/1989 ha confermato come lo Stato Italiano è tenuto a disapplicare le norme incompatibili con quelle stabilite nel Trattato istitutivo della Comunità Economica Europea attualmente chiamata Unione Europea.

Se fosse passata la proposta di modifica dell’art.12 del nostro Statuto presentata in Consiglio Regionale dall’opposizione, e se malauguratamente il Parlamento Italiano l’avesse fatta propria, possiamo garantire con estrema certezza che il nostro diritto alla Zona Franca l’avremo perduto per sempre, o quantomeno per altri 64 anni! Infatti nella proposta di modifica si chiedeva anche che: "l'esercizio, la modifica e l’integrazione delle funzioni amministrative dovessero transitare dallo Stato alla Regione compresa la relativa legislazione di attuazione". Con il conferimento della suddette funzioni passate dallo Stato alla Regione Sardegna, non avrebbero potuto venire applicate immediatamente le disposizioni Comunitarie che regolano le zone franche dell’Europa, disposizioni che sono state recepite dallo Stato Italiano nel DPR n.633/72, dove all’art.7 e all’art. 21 , come modificati da ultimo dalla Legge n.228/2012 (art. 1 commi da 325 a 335) dove si prevede (ad esempio) che a decorrere dal 1 gennaio 2013, chiunque operi nei territori dichiarati zona franca integrale, ha diritto ad emettere fatture in esenzione di Iva con l’apposita dicitura individuata nei succitati commi.

Maria Rosaria Randaccio

 

 

PDF download SCARICA LA G.U. DEL 1940  

PDF download SCARICA IL DPR n.43/1973

 

 

 

Letto 5360 volte Ultima modifica il Venerdì, 08 Novembre 2013 17:36

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Ufficio Stampa

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