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La Sardegna depredata dallo Stato Italiano della sua autonomia e continuità territoriale

  • Venerdì, 05 Settembre 2014 14:42
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Pubblicato in News Sardegna  
La Sardegna depredata dallo Stato Italiano della sua autonomia e continuità territoriale ZonaFrancaSardegna.com

Il popolo sardo subisce mostruose predazioni da parte dello Stato italiano che considera la Sardegna una sua colonia, abitata da idioti e ignoranti che non reagiscono mai alle ingiustizie che gli vengono inflitte.
Solo l’ultima figuraccia davanti ai turisti che hanno pagato due volte il biglietto, ci ha aperto gli occhi sulla ennesima ingiustizia che ci vede privati della continuità territoriale e pertanto sequestrati nell’isola.


La Corte Costituzionale, con Sentenza n. 230/2013 depositata in Cancelleria il 23 luglio 2013, ha dato torto alla Regione Sardegna in un contenzioso instaurato dalla stessa (Regione) contro lo Stato Italiano, per essere stata privata del cosi detto “Diritto alla Continuità territoriale”, a causa della Vendita/Alienazione/Privatizzazione dei traghetti di trasporto passeggeri, che operava con navi della Tirrenia, comprate con i soldi dei Sardi, ma acquisite nel Patrimonio del Pubblico Demanio dello Stato Italiano, che al momento della sua vendita/privatizzazione/alienazione ha fatto finta di aver dimenticato che aveva già trasferito alla Regione Sardegna le funzioni dello Stato, relativamente al trasporto pubblico locale, trasferimento realizzato con la Legge Finanziaria del 2007, ossia la Legge Costituzionale n.296/2006 art. 1 comma 837 e comma 834, con il quale è stato modificato anche l’art.8 dello Statuto Speciale per la Sardegna di cui alla Legge Costituzionale n.3/1948.

Non riusciamo a comprendere come mai la Corte Costituzionale nella succitata Sentenza n.230/2013 abbia potuto non salvaguardare il principio costituzionale sulla “Gerarchia delle fonti del Diritto” dove si prevede che con leggi ordinarie non possano venire modificate leggi di livello costituzionale, come sono appunto le seguenti leggi ordinarie in base alle quali sono stati venduti/privatizzati i traghetti della Tirrenia:
- D.L. n.95/2012 convertito nella legge 135/2012 art. 6 comma 19,
- D.L. n.135/2009 art.19 ter convertito nella Legge n.166/2009 art.19 ter e del
- D.L. n.125/2010 convertito nella Legge n.163/2010 art.1 comma 5 bis, lett. f)

mentre l’art. 1 comma 837 della Legge Costituzionale n. 296/2006 prevede che: “Alla Regione Sardegna sono trasferite le funzioni relative al trasporto pubblico locale (Ferrovie Sardegna) e le funzioni relative alla continuità territoriale. Al fine di disciplinare gli aspetti operativi del trasporto di persone relativi il Ministero dei Trasporti e la Regione Autonoma della Sardegna, entro il 31 marzo 2007, sentito il Ministero dell’Economia e delle Finanze, sottoscrivono un accordo attuativo relativo agli aspetti finanziari, demaniali, ed agli investimenti in corso (sic)”;
Vendita/Privatizzazione che si è realizzata anche in violazione della Legge Regionale n. 22 del 7 maggio 1953, e quindi in violazione anche del Trattato di Roma ratificato con la Legge n.1203/57, che all’art. 234 garantiva tutti i diritti sorti precedentemente alla nascita della Comunità Economica Europea, attuale Unione Europea.
Quindi la suddetta privatizzazione si è realizzata addirittura in violazione della Normativa Comunitaria che garantiva alla Sardegna la sua “continuità territoriale” sancita nella Legge Regionale n. 22/1953 del 7 maggio 1953 (antecedente al Trattato di Roma e mai impugnata dallo Stato Italiano) dove si prevedeva che lo Stato Italiano dovesse attribuire alla Sardegna i fondi necessari a finanziare le agevolazioni in tema di trasporto e che le agevolazioni previste dall’art.1 (stessa legge) dovessero avere come finalità il superamento dei disagi derivanti dall’insularità (isola) della Sardegna, agevolazioni che dovevano estendersi anche a favore delle iniziative a carattere consortile o cooperativistico, che si fossero proposte come finalità la realizzazione di punti franchi e di depositi franchi in tutta la l’Isola.
Punti franchi extradoganali che ai sensi dell’art. 1 della Legge Doganale del 1940, erano stati concessi dallo Stato Italiano alla Sardegna, ai sensi dell’art. art. 12 dello Statuto Sardo approvato con Legge Costituzionale n. 3 del 1948, successivamente confermati con il D.lgs. n.75/98.
Punti franchi equiparati alle zone franche e ai depositi franchi dal D.P.R. n.1133/1969 e dall’art. 2 e 170 del D.P.R. n.43/73, emanati in recepimento delle seguenti Direttive Comunitarie n.69/73/CEE, n.69/74/CEE, e n.69/75/CEE del 4 marzo 1969, sulla “Armonizzazione delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative riguardanti il regime delle Zone Franche depositi e punti franchi“.
Le leggi ordinarie in base alle quali è stata privatizzata la Tirrenia, sono state emanate e utilizzate proprio in violazione della succitata normativa Comunitaria e Nazionale, in particolare anche di quanto previsto dall’articolo 6 comma 3 del D.L. n.669/96 convertito nella Legge n. 30/1997 che ha riscritto il comma 114 dell’art. 3 della Legge n. 662/1996 dove si prevede che “i beni immobili e i diritti reali sugli immobili appartenenti allo Stato, situati nei territori delle Regioni a Statuto Speciale nonché delle province autonome di Trento e di Bolzano, sono trasferiti al patrimonio dei predetti enti territoriali, nei limiti e secondo quanto previsto dai rispettivi Statuti. Detti beni non possono essere conferiti nei fondi di cui al comma 86, né alienati o permutati (neanche da parte dello Stato).
Le norme che disciplinano la dismissione del Patrimonio Demaniale dello Stato Italiano prevedono costantemente che in occasione della Dismissione/Privatizzazione di Beni Demaniali, abbiano diritto di Prelazione sui suddetti beni, le Regioni e gli Enti Locali, ai sensi delle seguenti norme:

• art. 117 della Costituzione;
• Legge n.59/97 (art. 9);
• D.lgs. n. 281/97 (art. 1);
• D.lgs. n. 286/99;
• Legge n.267/2000 art. 4 art. 8 e art. 34;
• Legge n.234/2012

nonché ai sensi della Legge n.136/2001 (art. 1) che nell’apportare modifiche all’art. 19 della Legge n.448/98, articolo precedentemente modificato dal comma 10 della Legge n.488/99 ha inserito il seguente periodo (prima del comma 1):
“sui beni e sugli immobili demaniali appartenenti a qualsiasi titolo allo Stato, le Amministrazioni dello Stato possono proporre lo sviluppo, la valorizzazione o l’utilizzo con diritto di “Prelazione” anche sui beni del Ministero della Difesa”.

Sebbene la Corte Costituzionale abbia dichiarato legittima la suddetta “Privatizzazione della Tirrenia” la suddetta operazione è stata effettuata (tra l’altro) anche con la partecipazione attiva di falsi dirigenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ossia di semplici impiegati privi del titolo giuridico idoneo a produrre gli effetti giuridici previsti dalla legge (privatizzazione).
Nella sentenza di cui alle premesse la Corte Costituzionale ha utilizzato, questa volta a sproposito, la giustificazione, ribadita più volte nel contesto della Sentenza che “la Vendita/Privatizzazione si è realizzata al fine di adeguare l’ordinamento nazionale ai principi comunitari in materia di cabotaggio marittimo e di liberalizzazione delle relative rotte”.
Normativa Comunitaria dove si prevede esattamente il contrario, ossia che la privatizzazione del Pubblico Demanio possa intervenire solo dopo espressa rinuncia al Diritto di Prelazione da parte del Titolare di quest’ultimo diritto (Regione, Provincia Comune) e solo dopo che il Dirigente del Ministero delle Finanze, che abbia una Funzione equiparata a quella un tempo riservata agli Intendenti di Finanza dalle norme sulla Contabilità di Stato, abbia proceduto alla preventiva SDEMANIALIZZAZIONE del Bene, e che il suddetto bene per poter venire alienato/privatizzato deve venire obbligatoriamente “iscritto preventivamente nel Patrimonio Disponibile del Pubblico Demanio” ai sensi dell’art. 823 del Codice Civile, dove si prevede che “i beni del Demanio pubblico sono inalienabili e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi, se non nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi che li riguardano, e che ai sensi dell’art. 829 il passaggio dei beni dal demanio al patrimonio dello Stato deve essere dichiarato dall’Autorità amministrativa (ossia dal Dirigente assunto tramite pubblico concorso bandito ai sensi dell’art. 97 della Costituzione).

Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio

 

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Maria Rosaria Randaccio

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