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1° Maggio 2016: game over per la zona franca in Sardegna.

  • Sabato, 09 Aprile 2016 14:07
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Game over 1 maggio 2016 Game over 1 maggio 2016 ZonaFrancaSardegna.com

 

La dottoressa Maria Rosaria Randaccio esorta il Governo italiano e quello della Regione Sardegna a correre ai ripari prima che sia troppo tardi. Nel documento sotto riportato, la presidente del Movimento Sardegna Zona Franca fa il punto della situazione. 

"Il 1° maggio 2016 l’Italia perderà per sempre il diritto ad istituire liberamente le proprie Zone Franche, Porti Franchi ed i Depositi Franchi nelle Principali Città Marittime italiane. Diritto garantito: 

  1. dalla Legge Doganale n.1424/1940 ancora in vigore al momento dell’emanazione del Trattato di Roma nel 1957 con il quale è nata la Comunità Economica Europea (CEE)  e che all’art. 234 garantisce il rispetto di tutti i diritti degli Stati membri sorti precedentemente alla nascita della CEE;
  2. dalla Legge n.29/1968 dove si dettano i criteri direttivi per l’emanazione di un T.U. doganale, nel quale si preveda l’istituzione e la gestione di porti franchi, depositi  franchi e di territori extradoganali;
  3. dal D.P.R. n. 43/1973 (T.U.) art. 2, 163,164,165,166,167,168,169;
  4. dalla Legge n.73/1977 allegato I - Protocollo sulla Zona Franca art. da 1 a 14.

Appare evidente che se i politici italiani avessero fatto o facessero gli interessi del Popolo che governano, avrebbero istituito da molto tempo almeno dieci zone franche su tutto il territorio della repubblica, cosi come hanno fatto tutte le altre nazioni europee, Francia, Germania, Spagna, Inghilterra, ecc., che per agevolare la loro economia hanno istituito le loro zone franche ed hanno (in tutti questi anni) utilizzato a piene mani i fondi che la Comunità Europea ha messo a disposizione per l’ammodernamento dei Porti Franchi.

L’Italia posta al centro del Mar Mediterraneo, terra di mezzo tra il Continente europeo e quello Africano, se avesse istituito e attivato le sue dieci o dodici zone franche avrebbe potuto competere alla concorrenza delle altre nazioni che si sono dotate per tempo del suddetto strumento di politica economica, e con una economia competitiva a livello internazionale l’Italia avrebbe evitato lo sperpero del Patrimonio Pubblico che è stato alienato per pagare gli interessi sulla voragine del Debito Pubblico, debito che si crea quando l’economia ristagna perche la gente non lavora, e la gente non lavora quando il costo per la produzione dei beni è troppo alto rispetto alla concorrenza.

La gente non lavora perché il Parlamento Italiano è composto esclusivamente da Senatori e Deputati che legiferano nell’interesse delle altre Nazioni Europee, non si spiegherebbe altrimenti perche i cittadini Italiani debbano subire il più elevato prelievo fiscale su tutto ciò che producono (iva e accise), sistema fiscale che mette fuori mercato i beni che le nostre aziende producono!

Infatti quelle che si sono salvate dal fallimento sono quelle che sono andate a Delocalizzare all’Estero, ossia hanno impiantato il proprio domicilio fiscale in quei territori sono extradoganali in quanto dichiarati zona franca! Le zone franche sono storicamente identificate come “vaste Zone territoriali comprendenti città e villaggi, che godono per motivi storico-economici e sociali di determinate esenzioni fiscali quali dazi doganali, Iva, Accise ed altri tributi”. Nel mondo esistono migliaia di zone franche e ogni nazione europea ne ha istituito liberamente almeno una decina a testa, (la Francia ne ha istituito 15). Istituzione delle zone franche europee che si è realizzata nel rispetto di quanto previsto nei codici Doganali Comunitari attualmente in vigore, emanati con i Regolamento n. 2913/92 (art. 166 e 167) e con Regolamento n. 2454/93, che a loro volta hanno recepito quanto gia previsto nei precedenti regolamenti sulle franchigie fiscali spettanti alle zone franche, come il Regolamento n.754/76 adottato il 25 marzo 1976, il Regolamento n.918/83, il Regolamento n.2504/88, il Regolamento n. 2562/90, il Regolamento n.2485/91, tutti emanati in attuazione della Direttiva comunitaria n. 69/75/CEE del Consiglio e della Direttiva n.77/388/CEE.

Direttive sulle zone franche recepite nella legislazione italiana (i regolamenti si applicano direttamente) con D.P.R. n.723/1965, Legge n.29/68, D.P.R. n.1133/69, D.P.R. n.633/72, D.P.R. n.43/73, Legge n.73/77, D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84, Legge n. 479/92, D.M. n.489/97 del Ministero delle Finanze, D.L. n.331/93 convertito nella Legge n.427/93, Legge n.28/97 e - infine - il D.lgs n.75/98 con il quale sono state istituite le zone franche nei porti e in tutte le aree industriali della Sardegna .

L’Italia pur potendo dare liberamente attuazione all’istituzione delle proprie zone franche su tutto il territorio nazionale, così come consentito all’art. 92 del Trattato di Roma (approvato con la Legge n.1203/1957, dove si prevede che a tutela e protezione della pace sociale, non costituiscono aiuti di stato gli aiuti forniti dagli stati membri ai territori svantaggiati, individuando come tali le isole ultraperiferiche, i territori interessati dal fenomeno dello spopolamento, oppure i territori con grave crisi occupazionale e quella derivante dai problemi della post industrializzazione) risulta colpevolmente inadempiente anche rispetto alla mancata istituzione delle proprie zone franche nelle principali città marittime, così come previsto nei suoi codici doganali e ribadito come “criterio direttivo” nella Legge n. 29/1968; diritto - si ripete - salvaguardato dall’art.- 234 del Trattato di Roma, essendo stato contemplato nel Codice Doganale del 1940, e quindi precedentemente alla nascita della Comunità Economica Europea. Infatti come previsto nelle direttive comunitarie e nei regolamenti comunitari, il Regime Fiscale della zona franca (franchigie fiscali) o regime fiscale privilegiato, si applica ai territori Extradoganali ai quali è riservata la “non imponibilità” dell’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) e delle Accise sui beni e sui servizi ai sensi della Legge Doganale n. 1424/1940 che all’art. 1 precisa che le zone franche i punti franchi e i depositi franchi devono considerarsi Territori Extradoganali. Extradoganalità delle zone franche confermata dalla Direttiva n. 69/75/CEE che fornisce anche l’interpretazione autentica di che cosa si debba intendere per Zona Franca.

L’Italia è l’unica nazione europea che non ha ancora provveduto a dare attuazione a tale fondamentale adempimento, l’unico strumento idoneo a contrastare l’aggressività economica delle altre nazioni europee che lo utilizzano da tempo, a loro esclusivo vantaggio, come strumento di politica economica, che ha messo fuori mercato le nostre imprese.

L’Italia tra poco meno di 20 giorni perderà per sempre il suo diritto all’istituzione delle proprie zone franche per colpa del Trattato di Lisbona dove si prevede che a partire dal 1° maggio 2016 gli stati Membri non potranno più istituire liberamente le proprie zone franche con le modalità previste dall’art. 166 e 167 del Regolamento n. 2913/92, e la stessa sorte subiranno le zone franche istituite ma non attivate come la Sardegna.
Infatti il 1° maggio del 2016 entrerà in vigore un nuovo codice doganale Comunitario che andrà a sostituire il Regolamento n.450/2008 (abrogato) dove l’art.188 prevede l’abrogazione del Regolamento n.2913/92 e quindi anche di quanto previsto dall’art. 166 dello stesso."

In questo drammatico scenario, la stampa italiana e locale tacciono. Nonostante i comunicati e i solleciti, inviati anche recentemente a Rai 3 nella persona della giornalista Bianca Berlinguer (che a quanto sembra non ha ritenuto opportuno pubblicare quanto inviatole), nessun organo di stampa da risalto a tale notizia. 

Ci affidiamo quindi al buon senso dei politici sardi con i quali nello scorso periodo abbiamo avuto diversi colloqui, rassicurazioni e promesse in relazione alle bozze di delibere e documenti che abbiamo loro sottoposto e ci auguriamo che nelle date promesse, e a quanto sembra già calendarizzate, la firma del Presidente Pigliaru scongiuri finalmente la perdita di un diritto che la Sardegna ha fin da tempi remoti e che darebbero respiro a tutto il comparto economico isolano.

 

 

Letto 4456 volte Ultima modifica il Sabato, 09 Aprile 2016 16:20

Written By:

Luciana Carta

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