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ADESSO I RESIDENTI SARDI POSSONO CHIEDERE IL RISARCIMENTO DANNI CAUSATI DALLA MANCATA APPLICAZIONE DELLE DIRETTIVE COMUNITARIE

  • Venerdì, 21 Luglio 2017 19:09
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Pubblicato in News Sardegna  
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Il motivo per il quale da oltre 70 anni viene negato ai Sardi il regime fiscale speciale chiamato anche regime di “franchigie fiscali" riservato dall’art. 92 del Trattato di Roma alle Isole lontane gravate da una disoccupazione anomala, consiste essenzialmente nel fatto che la popolazione viene tenuta all’oscuro dei propri diritti e:

1) che l’Italia in quanto facente parte della Comunità Economica Europea è tenuta a ottemperare alle disposizioni ed ai principi contenuti non solo nei Trattati, ma anche nei Regolamenti e nelle Direttive Comunitarie, ossia in quelle norme che “nell’ordine gerarchico" delle fonti del Diritto risultano "Armonizzate” e “Sovraordinate" alla normativa dei singoli Stati aderenti alla Comunità Economica Europea. Superiorità della normativa comunitaria rispetto a quella degli stati membri che è stata costantemente affermata dalla Corte di Giustizia Europea e dalla Commissione delle Comunità Europee a partire dalla Causa n.49/92 con Sentenza del 20.04.1983, con la quale viene condannata l’Olanda in quanto venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza del Trattato (di Roma), per aver autorizzato il confezionamento in piccoli imballaggi, del burro proveniente da paesi terzi e immagazzinato in depositi doganali, in contrasto con quanto disposto dall’art. 1 della direttiva del Consiglio n. 71/235/CEE. Sentenza dove alle premesse si precisa che il Consiglio ha adottato la Direttiva n. 69/74/CEE allo scopo di evitare che la disparità dei regimi nazionali dei depositi doganali determini deviazioni di traffico e di introiti doganali, dovute in particolare alla circostanza che l’immagazzinamento di una merce in detti depositi comporta la non riscossione dei dazi doganali e delle tasse di effetto equivalente” Superiorità gerarchica della normativa comunitaria confermata anche da diverse sentenze della Corte Costituzionale come: la Sentenza n. 170/84, n. 232/89, n. 64/90, n. 168/91, n. 384/94 e n. 94/95;

2) che la popolazione è tenuta all’oscuro, anche del fatto che gli attuali Dirigenti dell’Agenzia delle Entrate della Sardegna hanno fatto fallire l’economia dell’Isola imponendo ai residenti, anziché la tassazione prevista nella Direttiva n.69/75/CEE, la stessa tassazione fiscale riservata alle altre regioni italiane, che non sono Isole e tanto meno Isole Lontane, gravate da una disoccupazione anomala, e quindi titolari del diritto ad essere dichiarati Zona Franca e pertanto considerati territorio extra doganale ai sensi dell’art. 169, 170 e 251 del D.P.R. n.43/73. Imporre una Tassazione Fiscale più elevata rispetto al dovuto, si ritiene possa essere considerato come comportamento equivalente a quello della “concorrenza sleale", che se provata, determina il diritto al risarcimento dei danni ai sensi degli artt. 2598, 2599,2600, 2601 C.C.;

3) che la popolazione invece avrebbe dovuto essere informata sul fatto di aver diritto all’esonero da ogni tipo di tributo, ai sensi delle Direttive Comunitarie richiamate all’art. 170 del D.P.R. n. 43/73, ossia le Direttive n. 69/74/CEE, n. 69/75/CEE, con le quali vengono disciplinati i territori dichiarati zona franca, i cui residenti sono titolari del diritto all’applicazione di quei "Regimi Fiscali Speciali" come compensazione allo svantaggio geografico, svantaggio che se non compensato determina la violazione del principio di Eguaglianza e quello del diritto alla concorrenza, ossia il diritto che si pone come obiettivo quello di promuovere l’efficienza e lo sviluppo economico. Infatti nel quadro dell’economia di mercato, la concorrenza favorisce detto sviluppo, sia assicurando la concorrenzialità delle imprese, dei prodotti e dei servizi sul mercato comune e rafforzando la presenza delle imprese europee sul mercato mondiale, sia gli interessi dei consumatori beneficiari dei buoni servizi così realizzati.

La recente sentenza della Corte Costituzionale n.154 del 4.07.2017 a pagina 18 precisa che il paventato danno causato dall’Italia alla Sardegna, nella cosiddetta “Vertenza Entrate“ è stato “superato in conseguenza dei Vantaggi ottenuti con l’accordo stipulato in data 21 luglio 2014, dei cui obblighi non può sostenersi l’inadempienza da parte dello Stato dopo che lo stesso ha dato attuazione all’art. 8 dello Statuto Sardo con l’emanazione del D.lgs. n. 114/2016, in tal modo eliminando la causa principale degli squilibri finanziari lamentati dalla Regione Sardegna”.
In poche parole, la Corte Costituzionale conferma che ai sensi del D.lgs. n. 114/2016 la Regione Sardegna è stata autorizzata a concedere (a decorrere dal 2010) tutti i vantaggi fiscali previsti dalle Direttive n. 69/75/CEE, n. 69/74/CEE e dai Regolamenti n. 918/1983 e n. 2504/1988, compensazioni fiscali che competono ai residenti nell’isola, dopo che il D.lgs. n. 75/98 ha dichiarato il territorio della Sardegna extradoganale ai sensi di quanto previsto dall’art. 128 del Regolamento n. 2913/92 dove si prevede che si può chiedere il rimborso o lo sgravio dai dazi doganali, Iva e accise (dazi all’importazione), quando si dimostri che le merci sono state poste in una zona franca o in un deposito franco, Regolamento n. 2913/92 che assieme al Regolamento n. 2454/93, disciplinano il regime fiscale che deve essere riservato ai residenti nei territori individuati come extradoganali, e per questo appositamente richiamati nello stesso decreto (D.lgs. n. 75/98).
Preminenza del Diritto Comunitario rispetto a quello degli Stati membri confermato anche dal Regolamento (UE) n. 952/2013 che all’art. 5 precisa che per l’Italia continuano ad applicarsi le disposizioni del D.P.R. n.43/73 (TULD) e quelle del D.lgs. n. 374/90 .

Letto 11500 volte Ultima modifica il Venerdì, 21 Luglio 2017 22:22
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Maria Rosaria Randaccio

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