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DOTT. RANDACCIO: ECCO PERCHE' IN SARDEGNA NON SI POSSONO CREARE LE ZES

  • Domenica, 23 Luglio 2017 20:38
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No ZES in Sardegna No ZES in Sardegna ZonaFrancaSardegna.com

 

La dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, presidente del Movimento Sardegna Zona Franca e Intendente di Finanza in pensione, in risposta ai politici che in questi giorni stanno promuovendo dibattiti sulla creazione di "zone economiche speciali" in Sardegna, le cosiddette ZES, spiega perché esse non siano possibili per la Sardegna. Con il suo scritto la leader dei zonafranchisti dimostra come "i professori universitari che governano la Sardegna ignorino (senza vergognarsene) che i regolamenti comunitari riconoscono il diritto della Sardegna ad avere le franchigie fiscali di cui alle Direttive Comunitarie n. 69/75/CEE e n. 69/74/CEE, e non agli aiuti a finalità regionale chiamati ZES, di cui al Decreto Legge n. 91 del 20 giugno 2017 (non ancora convertito in legge) che all’art. 4 precisa che le modalità di istituzione delle ZES sono quelle indicate nel successivo articolo 5 (stesso D.L. n.91/17) dove si prevede che le agevolazioni fiscali concesse ai residenti nelle ZES, (tramite credito d’imposta di cui all’art. 1 commi 98 e seguenti della Legge n.208/2015), vengono concesse nel rispetto di tutte le condizioni previste dal Regolamento (UE) n. 651/2014."

"Il suddetto Regolamento (651/2014) all’art. 1 comma 3 lett. e) precisa che lo stesso regolamento NON SI APPLICA alle categorie di aiuti a finalità regionale individuate all’art. 13.
Art. 13 comma 1 lett. c) del Regolamento n.651/2014 precisa che dagli aiuti a finalità regionale sono esclusi i territori che hanno diritto agli aiuti sotto forma di “Regimi Fiscali” che compensano i costi di trasporto delle merci prodotte nelle regioni ultraperiferiche o nelle zone scarsamente popolate, regimi fiscali concessi a favore delle attività di produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti elencati nell’allegato I del Trattato.

Infatti non dobbiamo dimenticare che il D.lgs. n. 128/2015, all’art. 1 comma 3 e comma 4 prevede che non possono essere accusati del reato di evasione o di elusione fiscale, coloro che sono stati esonerati dal pagamento di Dazi Doganali, Iva ed Accise ai sensi dell’art. 34 del D.P.R. n.43/73, di quanto previsto nel D.lgs. n. 374/90 e di quanto previsto dalla normativa Doganale Europea sui “Diritti di Confine” e sulle “Franchigie Fiscali” (sic).

Il D.lgs. n. 128/2015 non fa altro che confermare quanto già previsto dall’art. 5 del Regolamento n.952/2013, Nuovo Codice Doganale dell’Unione Europea (CDU) e nella Circolare esplicativa del suddetto Regolamento n. 8/D del 19 aprile 2016 Prot. n. 4757/RU dell’Agenzia delle Dogane, dove si precisa che per l’Italia resta ancora applicabile quanto previsto dal Testo Unico Doganale approvato con D.P.R. n. 43/73 (art. 170) e quindi (conseguentemente) anche quanto previsto dalla Normativa Comunitaria richiamata nel D.lgs. n. 75/98 (i Regolamenti n. 2913/92 e n. 2454/93 modificati ultimamente dal succitato Regolamento n.953//2013) decreto (75/98) che ha dichiarato tutto il territorio della Sardegna come Zona Franca a cui si applicano le Franchigie Fiscali e Doganali previste dalle seguenti norme:

1. Regolamento CEE n.918/83, recepito nel D.M. n.548/92 e nella Legge n.479/92 che apporta modifiche all’art. 12 del D.P.R. n. 723/1965 e nel D.M. n.489/97;
2. Regolamento n. 274/2008 che riscrive l’art. 45 del Regolamento n. 918/83 precisando che le merci importate nei territori individuati come Zona Franca dalla Direttiva 2006/112/CE del 28.11.2006, godono della Franchigia di Iva ed Accise da qualunque parte del mondo provengano (o vengano inviate);
3. D.lgs. n. 175/2014 (art. 20) dove si prevede che le fatture con “Iva Non Imponibile” emesse ai sensi dell’art. 8 primo comma lett. c) del D.P.R. n. 633/72, “sono autorizzate” purché la Dichiarazione di Intento venga trasmessa con le modalità previste dalla Legge n.161/2014 (art. 12) che recepisce la Direttiva Comunitaria n. 2013/61/UE sulle Regioni Ultraperiferiche.


Modalità meglio esplicitate dalla Legge n.208/2015 art. 1 comma 142 e comma 954 che apportando modifiche all’art. 15, 24 e 167 del D.P.R. n. 917/86, precisa “che si considerano privilegiati i territori in cui la Tassazione Fiscale risulta inferiore del 50% rispetto a quella praticata in Italia”, modalità a suo tempo esplicitate dai seguenti Decreti del Ministero dell’Economia e Finanze:

- D.M. Ministero Finanze 4 maggio 1999 (G.U. 107 del 10 maggio 99);
- D.M. Ministero Economia e Finanze del 21.11.2001 (G.U. 273 del 23.11.2001);
- D.M. 23 GENNAIO 2002 (G.U. 29 del 4.02.2002) dove si precisa che le disposizioni previste per i territori con regime fiscale privilegiato “si applicano ai soggetti e alle attività insediati negli Stati in virtù di accordi o provvedimenti dell'Amministrazione finanziaria dei medesimi Stati”;
- D.M. 32 del 6 marzo 2009 (G.U n. 81 del 7.4.2009);
- Circolare n. 14/D dell’11.06.2009 dell’Agenzia delle Dogane; 
- Circolare dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli del 20 maggio 2015, Prot. n. 58510/RU, dove si conferma che i paesi terzi sono le regioni ultraperiferiche dichiarate Zona Franca, a cui si applica l’art. 17 e 61 del D.lgs. n. 504/95 come modificato dal D.lgs. n. 48/2010, dove si prevede che l’esenzione dalle Accise spetta sui prodotti destinati ad essere consumati dai residenti in Zona Franca, quando per gli stessi prodotti è prevista l’esenzione anche per l’IVA; 
- Circolare dell’Agenzia delle Dogane n. 8/D del 19 aprile 2016 protocollo n. 47577/RU che detta istruzioni circa l’applicazione del Regolamento n. 952/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del nuovo (CDU) Codice Doganale dell’Unione Europea, e dove all’art. 288 si dispone che dal 1° maggio 2016 vengono abrogati i due Regolamenti n. 2913/92 e n. 2454/93, quest’ultimo sostituito dal Regolamento di esecuzione (UE) n. 2016/481 della Commissione del 1° aprile 2016 (regolamenti 2913/92 e 2454/93 richiamati nel D.lgs. n. 75/98).

"La suddetta Circolare n. 8/D (a pagina 81) conferma che l’art. 5 del nuovo CDU approvato con il Regolamento n.952/2013, prevede che per l’Italia “RESTANO APPLICABILI LE DISPOSIZIONI DEL CODICE DOGANALE ITALIANO APPROVATO CON D.P.R. n. 43/73, NONCHE’ LE DISPOSIZIONI DI CUI AL D.LGS. N. 374/90 E DELLE ALTRE DISPOSIZIONI LA CUI APPLICAZIONE E’ DEMANDATA ALLE DOGANE, NELLA MISURA IN CUI LE STESSE (DISPOSIZIONI DOGANALI) NON SIANO IN CONTRASTO O INCOMPATIBILI CON LE DISPOSIZIONI RIFERITE AL QUADRO GIURIDICO SOVRANAZIONALE”.

In pratica, l’art. 1 commi 3 e 4 del D.lgs. n. 128/2015 non fa altro che confermare quanto già previsto all’art. 5 del nuovo CDU (codice doganale comunitario) approvato con il Regolamento n.952/2013 che ha autorizzato i residenti in Sardegna ad operare in esenzione da Dazi Doganali, Iva ed Accise in base a quanto previsto dal D.lgs. n. 75/98, con il quale è stata data attuazione all’art. 12 dello Statuto Sardo, approvato con la Legge Costituzionale n. 3/1948. Decreto (75/98) dove si prevede che la Zona Franca della Sardegna debba essere amministrata secondo i Codici Doganali Comunitari approvati con i Regolamenti n.2913/92 e n.2454/93, richiamati nello stesso D.lgs. n. 75/98. Codici Doganali (sostituiti rispettivamente dai Reg. n. 952/2013 e Reg. n. 481/2016), dove si conferma che nei territori dichiarati zona Franca si applica il “Regime delle Franchigie Fiscali e Doganali” disciplinate in Europa dal Regolamento n. 918/83 e dal Regolamento n.1186/2009, le cui procedure di esecuzione sono state meglio specificate con la Circolare n.2/D del 3 febbraio 2010 e in precedenza con le Circolari n. 22/D del 5 maggio 2004, n. 43/D del 28.11.2008 e n. 14/D dell’11.06.2009, dove si conferma che in Italia le Franchigie Fiscali sono quelle individuate all’art. 34 del D.P.R. n. 43/73, e che le stesse Franchigie Fiscali (chiamate anche sistema fiscale privilegiato) sono riservate - ai sensi del Regolamento n. 918/83, dell’art. 20 bis del D.L. n. 1351/64 convertito nella Legge n.28/65 e dal D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 - ai territori che soffrono di determinate situazioni di svantaggio individuate dall’art. 92 del Trattato di Roma ratificato con Legge n.1203/57, dove si prevede che non costituiscono aiuti di stato gli aiuti dati alle isole ultraperiferiche gravate dai sovra costi del trasporto, spopolate e afflitte da una grave forma di disoccupazione o dai problemi della post industrializzazione.
Territori chiamati anche paese terzo in cui non si applicano le norme comunitarie in materia di Iva e di Accise, come ci spiega la Direttiva n. 2007/74/Ce del Consiglio del 20.12.2007, territori a cui devono venire applicate le Franchigie Fiscali ovvero l’esonero dal pagamento di quei Tributi che si pagano in Dogana, chiamati anche Diritti di Confine (art. 34 del D.P.R. n. 43/73).

"Giova rammentare infine" - continua la Randaccio - "che l’art. 1 e l’art. 28 della Direttiva Comunitaria n.77/388/CEE del 17 maggio 1977, aveva disposto la disapplicazione della normativa sull’Iva, fino ad allora emanata dagli Stati membri, e imposto l’adeguamento della suddetta disciplina alle disposizioni regolamentari e amministrative emanate dalla normativa comunitaria, affinché il regime cosi Armonizzato entri in vigore dal 1° Gennaio 1978”, e previsto all’art. 16 della stessa Direttiva n.77/388/CEE, l’esonero dal pagamento dell’Iva nelle Zone Franche."

Letto 3313 volte Ultima modifica il Lunedì, 24 Luglio 2017 07:05

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Ufficio Stampa

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