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Ufficio Stampa

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Ieri a Nuoro si è svolta nella sede del CESP di Prato Sardo l'Assemblea annuale dei soci del Movimento Sardegna Zona Franca alla presenza della presidente dott.ssa Maria Rosaria Randaccio e di tutti i membri del Consiglio Direttivo. L'incontro, che ha visto una folta partecipazione di persone provenienti da tutta la Sardegna, è stata anche l'occasione per conoscere i neo iscritti al Movimento e di fare il punto della situazione alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale relativa alla fiscalità vigente in Sardegna. 

Hanno partecipato anche alcuni commercialisti e imprenditori di vari settori produttivi, interessati ad entrare ufficialmente in regime di zona franca e desiderosi di avere informazioni riguardanti le richieste di rimborso Iva e Accise messe a disposizione gratuitamente dal Movimento. L'avvocato Francesco Scifo ha ribadito la decisione di optare per una scelta politica che vada oltre i partiti nazionali di Destra e Sinistra seguendo il filone politico che si affacci maggiormente verso l'autodeterminazione della Sardegna, e proponendo - nel caso di una eventuale partecipazione del Movimento Zona Franca alle prossime elezioni regionali - di candidarsi in solitaria senza alleanze o coalizioni se non con partiti che mettano come primo punto del programma la zona franca.

Il momento clou della serata è stata la votazione del nuovo Consiglio Direttivo, avvenuto per acclamazione dei candidati, durante il quale l'avv. Scifo è stato rieletto all'unanimità come Segretario Politico, ed è stato allargato a undici componenti il nucleo dei consiglieri.

Nel nuovo Consiglio Direttivo sono stati rieletti: Luciana Carta con le cariche di Tesoriere, coordinatrice della provincia dell'Ogliastra e Responsabile Ufficio Stampa e Comunicazione; Claudia Mariani, con la carica di coordinatrice della provincia del Sulcis Iglesiente insieme a Angelo Borghero; Serafina Patteri e Antonio Chessa, coordinatori della provincia di Nuoro; Antonio Vernier, responsabile dei rapporti con l'Università e l'Unesco; Giulio Simbula, coordinatore della provincia del Medio Campidano; Paolo Aureli, Vice Presidente e Legale del Movimento; e le new entries: Rita Cuccureddu e Antonio Alfonso, coordinatori della provincia di Sassari; Daniela Mallus e Gianfranco Milìa, coordinatori della provincia di Cagliari.

A fine serata sono state consegnate le nuove brochures informative che verranno messe a disposizione dei cittadini in diversi centri commerciali, bar, ristoranti e negozi di ogni provincia.

Un grande augurio di buon lavoro ai nuovi eletti e al Movimento tutto.

Oggi a Nuraghe Losa - Abbasanta l'avvocato Francesco Scifo ha portato il saluto del Movimento Sardegna zona franca a Sardos, neoformazione, presentata da Anthony Muroni e Alberto Filippini, con notevoli ambizioni politiche: attrarre chi non si riconosce nel tripolarismo. L'Associazione ha creato numerosi laboratori tematici che lavoreranno per un certo periodo di tempo su vari argomenti, sotto la direzione di un coordinatore per gruppo: Ambiente, Agroalimentare, Zootecnica e ricerca, lotta allo Spopolamento, Turismo, Zona franca e fiscalità di vantaggio.

Presenti al convegno molti giovani ed esperti oltre a una nutrita rappresentanza di associazioni e movimenti. Scifo commenta così il suo breve intervento: "Ho rappresentato che mancava un occhio rivolto alla internazionalizzazione della Sardegna e allo conoscenza dei trattati internazionali che, in assenza di adeguato studio, travolgeranno anche noi. Infine, ho precisato che, anche qualora l'obiettivo fosse federalista o, addirittura, indipendentista, occorrono due presupposti: una zona franca integrale quale unico strumento idoneo a poter compensare lo svantaggio insulare e infrastrutturale e capace di attrarre capitali, credito e attività; il secondo è lo studio e la conoscenza approfondita dello Statuto sardo che é l'unico strumento esistente, rebus sic stantibus, per difendere gli interessi della Sardegna, ma nessuno lo conosce né lo applica. Se non si sa usare e non si usa l'unica spada che si ha si finisce trafitti. I migliori auguri a Sardos dunque."

 

Sulla spinta di oltre 11.000 richieste da parte di privati cittadini e aziende residenti in Sardegna, il Movimento Sardegna Zona Franca ha inviato all'Agenzia delle Entrate Regionale e all'Agenzia delle Dogane Interregionale un Interpello (sotto in allegato) con il quale si chiede l'ufficializzazione della posizione di tali agenzie in relazione alla vigente normativa, in virtù anche dell'ultima Sentenza della Corte Costituzionale n.154 del 4 luglio 2017.

A firma della Presidente del Movimento, dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, si chiede: "se è corretta o meno l’interpretazione della immediata operatività del regime doganale di zona franca e se la scrivente possa operare in regime di esenzione da IVA e Accise e utilizzare l’IVA e le Accise versate in compensazione ai sensi del Capo III del Decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 come previsto dal D.lgs. n. 114/2016. Inoltre, nel caso di interpretazione difforme dalla suddetta le SS.VV dovranno chiarire quali siano i motivi della mancata eventuale applicazione del corpus normativo sopraindicato vigente e cogente."

Nel frattempo da anni diverse aziende sarde operano in regime di zona franca senza che le agenzie fiscali abbiano mai avuto nulla da eccepire. Il documento è stato inoltre inviato per conoscenza all' Advisory Committee on Value Added Tax, il gruppo istituito dalla Commissione Europea che mira a garantire un'applicazione più uniforme delle disposizioni dell'UE in materia di IVA.

 

 

 

 

 

Nella video intervista curata dal giornalista cagliaritano Alessandro Zorco, l'avv. Francesco Scifo - segretario politico del Movimento Sardegna Zona Franca - spiega le motivazioni per le quali la zona franca in Sardegna è già operativa. Alla luce della Sentenza n.154/2017 della Corte Costituzionale dello scorso luglio, che conferma l'esistenza di tutto il sistema normativo sulla zona franca in Sardegna, è possibile richiedere il rimborso (fin dal febbraio 2013) dell'Iva e delle Accise pagate dai contribuenti risiedenti nell'isola. Guarda l'intervista 

I riferimenti normativi principali citati dall'avv. Scifo sono i seguenti:

- Leggi nazionali:

   Statuto della Regione autonoma Sardegna Legge n.3/1948 artt.10, 12 e 13

   e le norme attuative:

   D.lgs. n.75/1998 art.1

   D.lgs.n. 114/2016 artt. 8 e 14;

- Leggi regionali:

   Legge n.22/1953 art.2;

   Legge n.10/2008 art. 1 lett.d);

   Legge n.20/2013 art.1:

- Provvedimenti esecutivi:

   Delibera Giunta Cappellacci del 7 febbraio 2013 (comunicata a Italia e Ue);

   Sentenza della Corte Costituzionale n.154/2017.

 

 

 

Nonostante la relazione della Polizia Giudiziaria del 23 maggio 2016 in cui si evince che "la zona franca in Sardegna non parte solo per una precisa scelta politica della Giunta in carica pro tempore", nonostante sia palese sin dal suo insediamento che la Giunta Pigliaru sia apertamente contraria all'applicazione delle normative sulla zona franca, la Magistratura sarda ritiene che non applicare le leggi dello Stato sia lecito.

In allegato qui sotto il provvedimento.

 

L'avvocato Francesco Scifo, segretario politico del Movimento Sardegna Zona Franca, in una lettera che pubblichiamo qui sotto, accusa il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in visita in Sardegna il prossimo 2 ottobre, di non essere il garante della Costituzione.

 

 A Mattarella

 

 

 

 

"Insieme ai politici del PD, i peggiori nemici dell’utilizzo delle Franchigie Fiscali da parte dei residenti in Sardegna, dichiarata Zona Franca dal D.lgs. n. 75/98 (tutt’ora in vigore), sono i Commercialisti!" queste le durissime parole della dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, ex Intendente di Finanza e conosciutissima fiscalista, la quale ci spiega che la Sardegna sarebbe già operativa da tempo - almeno per quanto riguarda le aziende - se non fosse per la maggioranza dei commercialisti che negano ai propri clienti l'invio dei documenti per entrare in regime di zona franca.

E la Randaccio continua: "Appare incomprensibile e privo di supporto giuridico il loro rifiuto ad applicare quanto previsto nei due Regolamenti Comunitari (n. 2913/92 e n. 2494/93) appositamente richiamati nel suddetto D.lgs. n. 75/98, e in particolare il loro rifiuto a rispettare anche quanto previsto dagli artt. da 166 a 182 del Regolamento n. 2913/92, articoli nei quali vengono disciplinate le zone franche della Comunità Europea, e quindi dell’Italia, che di tale comunità fa parte ai sensi del Trattato di Roma.
Rifiuto al rispetto di quanto previsto dall’art. 128 del suddetto Regolamento n. 2913/92 dove si prevede che “si possa chiedere il rimborso o lo sgravio dai dazi all’importazione qualora si dimostri che le merci d’importazione sono stati introdotti in una zona franca o in un deposito franco”
Il suddetto rifiuto viola principalmente le regole sulla tutela della concorrenza e del libero mercato di cui agli artt. da 101 a 115 del Trattato di Roma, ratificato dalla Legge n.1203/57, dove si prevede che sono vietati nei rapporti commerciali condizioni dissimili per prestazioni equivalenti, e - all’art. 107 - si prevede che non sono considerati aiuti di stato gli aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso, oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione, nonché gli aiuti rivolti a consentire lo sviluppo delle isole ultraperiferiche di cui all’art. 349, e che ai sensi dell’art. 105, e la Commissione è tenuta a vigilare e applicare le procedure di infrazione qualora non vengano rispettati i principi fissati dagli artt. 101 e 102 del suddetto Trattato.

Comportamento ulteriormente incomprensibile dal momento che la suddetta normativa sulla gestione delle zone franche risulta confermata dall’art. 10 del Regolamento sulla semplificazione degli adempimenti tributari, approvato con D.P.R. n. 435/2001, nel quale si prevede che i contribuenti che si avvalgono della facoltà di acquistare o importare beni e servizi senza il pagamento dell’Iva - ai sensi dell’art. 1 del D.L. n. 746/83 convertito nella Legge n.17/84 (perché residenti in territori extradoganali) - devono trasmettere all’Agenzia delle Entrate la “Dichiarazione di Intento”, avvalendosi delle modalità previste dall’art. 8 del D.P.R. n. 633/72, prima di emettere le fatture con le modalità previste dalla Legge n.28/1997, quest’ultima emanata in attuazione della Direttiva n. 95/7/CE in materia d’imposta sul valore aggiunto (IVA) dove vengono apportate importanti modifiche ed integrazioni al D.P.R. n. 633/72 nonché al D.L. n.331/93, convertito nella Legge n. 427/93.
Legge n. 28/1997 con la quale è stato introdotto l’art. 38 quater al D.P.R. n. 633/72, intitolato “Sgravio dell’imposta per i soggetti domiciliati e residenti fuori della Comunità Europea”.

Tale comportamento è sempre più assurdo dopo la modifica apportata all’art. 68 dal comma 3 bis del D.lgs. n. 546/92, decreto che disciplina il “Processo Tributario” dove al comma 3 bis si prevede che - in pendenza di processo - il rimborso dell’IVA riscossa all’importazione resta disciplinato dal Regolamento CEE n. 2913/92 come modificato dal Regolamento n.952/2013 e dalle altre disposizioni dell’Unione Europea in materia.
Regolamento n.952/2013 ai sensi del quale è stata emanata la Circolare esplicativa dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli n. 8/D del 19.04.2016, che a pagina 4 conferma il principio di preminenza del diritto dell’Unione Europea rispetto al diritto degli Stati membri, preminenza che deve essere rispettata sia dai Commercialisti che dalle Commissioni Tributarie ai sensi dell’art. 1 della Legge n.131/2003, dell’art. 6 del D.lgs. n.159/2015 dove si prevede che la riscossione delle imposte è sospesa qualora la violazione sia la conseguenza della condotta illecita penalmente rilevante tenuta da parte dei Commercialisti, Avvocati, Tributaristi, ecc., e che ai sensi dell’art. 2 della Legge n. 18/2015 può agire contro lo Stato e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, chi ha subito un danno ingiusto per effetto di una sentenza pronunciata dal magistrato con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni, e che costituisce colpa grave per il magistrato la violazione manifesta della legge nonché del diritto dell’Unione Europea."

Ciò che i residenti in Sardegna, in particolare le imprese con sede fiscale nell'isola, devono capire è che per entrare in regime di zona franca è necessario soltanto inviare la Dichiarazione d'intento e che tale documento può essere inviato telematicamente da un consulente/commercialista che voglia fare gli interessi dei propri clienti e non perpetrare lo stato di ignoranza e di illecità che purtroppo grava sulle aziende e sui contribuenti, pena la condanna al risarcimento dei danni per gli errori commessi nelle dichiarazioni dei redditi effettuate fino ad ora.

E' necessario ricordare ai Magistrati che la legge è uguale per tutta la Comunità europea, compreso quella fiscale (CEE), e che l'art.2 della Legge n.18/2015 prevede che costituisca colpa grave la violazione manifesta della legge nonché del diritto dell'Unione Europea.

 

 

 

E’ durissima la risposta della dott.ssa Maria Rosaria Randaccio a coloro che stanno promuovendo un Referendum per chiedere ai Sardi se preferiscono che la Sardegna sia un’isola o una penisola e contro l’attacco di Renato Soru al Movimento Zona Franca. “I nemici del popolo sardo” scrive la Randaccio – “dopo aver pensato di imbrogliare i cittadini facendo loro credere che le ZES (zone economiche speciali) siano equivalenti alle franchigie fiscali della Zona Franca previste dal D.lgs. n.75/98, adesso mettono addirittura in dubbio l’insularità della Sardegna, ossia mettono in dubbio un fattore geografico e propongono un referendum affinché il popolo possa scegliere se considerare la Sardegna come Isola o come Penisola!

La Sardegna - oltre aver dato i natali a questi professoroni burloni e buontemponi che propongono un referendum geografico (ed i cui nomi sono stati riportati su articolo dell’Unione Sarda del 3 agosto 2017), possiede anche altri primati negativi, per esempio essere la terra più povera e spopolata dell’Europa, dove lo spopolamento è causato da una disoccupazione anomala e straordinaria rispetto al resto delle regioni dell’Unione Europea, e detta disoccupazione viene causata dalla mancata applicazione delle compensazioni fiscali, chiamate Franchigie Fiscali la cui applicazione è riservata dall’art. 92 del Trattato di Roma ai territori svantaggiati (come le isole lontane); franchigie che sono disciplinate dai Regolamenti Comunitari (CEE) n. 918/83, n. 2913/92, n. 2454/93, questi ultimi due richiamati nel D.lgs. n.75/1998, con il quale tutto il territorio della Sardegna è stato dichiarato Zona Franca in quanto Isola lontana e spopolata.
Compensazioni fiscali che spettano ai residenti in Sardegna ai sensi dell’art. 85 del Trattato di Roma ratificato con la Legge n.1203/1957; trattato con il quale è nata la Comunità Economica Europea, dove (art. 85) si garantisce il rispetto del principio della libera concorrenza e del libero mercato ai sensi dei quali (principi) sono stati stipulati tutti i Trattati e dove si prevede che tutti i popoli hanno diritto alle stesse opportunità di crescita economica e pertanto deve essere vietato nei rapporti commerciali con altri contraenti, applicare condizioni dissimili per prestazioni equivalenti, cosi da determinare per questi ultimi uno svantaggio nella concorrenza.
Disoccupazione causata anche dal fatto che la Sardegna è l’unica terra al mondo priva di una vera “Giustizia Fiscale” in quanto ai residenti - che - come detto - sono titolari del diritto alle franchigie fiscali - è stato imposto un regime fiscale che non tiene conto della suddetta normativa comunitaria sul libero mercato e sulla libera concorrenza, di cui al Regolamento n.2700/2000 emanato per tutelare gli interessi finanziari della Comunità, i diritti del debitore contro procedure giudiziarie eccessivamente lunghe, e consentire che le formalità delle Zone Franche siano equiparate a quelle dei Depositi Franchi.

Regolamento n.2700/2000 che ha riscritto l’art. 220 del Reg. 2913/92 precisando che la buona fede del contribuente può essere invocata, qualora questi possa dimostrare che ha agito con diligenza e che sono state rispettate tutte le condizioni per ottenere il trattamento preferenziale (come aver inoltrato la dichiarazione di intento).

Diniego di Giustizia che lo Stato Italiano è tenuto a risarcire ai sensi dell’art. 2 della Legge n.18/2015 dove si prevede che “costituisce colpa grave per il Magistrato, la violazione manifesta della legge dell’Unione Europea, violazione che si realizza anche a seguito della mancata osservanza dell’obbligo da parte del Giudice del rinvio pregiudiziale ai sensi dell’art. 267 terzo comma del Trattato di Lisbona, e che si realizza anche tutte le volte in cui una sentenza o provvedimento risulta in contrasto con l’interpretazione espressa dalla Corte di Giustizia Europea. Diritto al risarcimento che comprende anche i danni causati dalle Commissioni Tributarie ai sensi di quanto previsto oltre che dall’art. 2 della Legge n.18/2015, anche dall’art. 14 della Legge n.18/88 e dalla Legge n.117/88.

Diniego di giustizia in aperto contrasto con la Risoluzione del Parlamento Europeo del 4 febbraio 2016 (in allegato) sulla condizione di insularità della Sardegna e del fatto che la stessa abbia diritto alle franchigie fiscali e alla zona franca ai sensi dell’art. 85 del Trattato di Roma.
Risoluzione nella quale si riconosce che le isole appartenenti a NUTS 2 NUTS 3 (per l'Italia Sardegna e Sicilia) ricadono nell'insularietà.
Inoltre, nel punto 6 della Risoluzione si ricorda che: conformemente alla Direttiva 2006/112/CE del Consiglio, a talune isole europee sono stati accordati regimi fiscali speciali per controbilanciare i loro svantaggi naturali e demografici permanenti; sottolinea l'importanza che tali regimi fiscali speciali rivestono per le comunità e le economie locali e chiede che vengano mantenuti, in particolare negli Stati membri interessati da programmi di aggiustamento economico.

La Randaccio conclude poi: “In questo scenario in cui tutte le carte sono finalmente sul tavolo, il ruolo primario affinché la zona franca sia operativa a tutti gli effetti lo detengono i sindaci dei comuni sardi, i quali devono deliberare per la zona franca al consumo incorporando i diritti speciali, cioé le aliquote di riscossione che andrebbero a impinguare le casse comunali e - di conseguenza - impedirebbero all'Agenzia delle Entrate di continuare ad emettere le famigerate "cartelle pazze". La Risoluzione del febbraio 2016 è quindi di vitale importanza per l'isola, risoluzione che i politici sardi dovrebbero imparare a memoria prima di proporre dubbi referendum o sedere sulle poltrone europee!”

 

 

 

Nell'incontro di ieri a Sassari l'on. Renato Soru ha nuovamente accusato il Movimento Zona Franca di inseguire un'utopia e di parlare di un progetto, quello della zona franca integrale (al consumo e alla produzione), irrealizzabile. La risposta del Movimento Sardegna Zona Franca però non tarda ad arrivare e proviene direttamente dalla penna dell'avv. Francesco Scifo, segretario politico del Movimento e braccio destro della dott.ssa Randaccio, che già recentemente aveva spiegato - leggi alla mano - perché le zes non possono essere fatte in Sardegna prima di rendere operativa la zona franca integrale.

"Il Suo problema, caro Presidente Soru" dice l'avv. Scifo "è che Lei, come il Suo partito PD, considera le leggi discrezionali, una semplice opzione tra tante, non degli obblighi cogenti. In questa Sua strana filosofia il D.lgs. n.75/98, la Legge Regionale n.20/2013 e la Legge Regionale n.10 del 2008 art.1 da LEI STESSO FIRMATA per voi sono semplicemente applicabili a scelta, non leggi vigenti e obbligatorie. Mi pare che quando parlate di zona franca abbiate la miopia della legalità. Le leggi si applicano anche quando non piacciono oppure si abrogano. Non c'è scelta né discrezione, caro Presidente, solo una questione di legalità. Che a Voi piace solo quando riguarda gli altri."

I progetti che stanno tanto a cuore all'ex Governatore della Sardegna, colpevole di aver barattato la Sanità per pochi denari e di aver fatto pagare ai Sardi i fallimenti della politica del suo partito, sono solo quelli che riguardano le aree di suo interesse e di interesse dei suoi colleghi politici. Ma il Movimento Sardegna Zona Franca e tutti coloro che vorranno sostenerlo saranno in prima linea per contrastare quel sistema che non vuole il benessere della Sardegna e che fornisce false informazioni ai cittadini sardi. Liberarsi delle catene del PD significa impossessarsi nuovamente della libertà di stampa e far sì che tutti siano informati in relazione a ciò che sta succedendo dopo la Sentenza n.154/2017 della Corte Costituzionale.

La zona franca non è un qualcosa di astratto di cui avere paura, la zona franca è un regime fiscale che deve essere attivato dalle partite Iva e fortemente condiviso dai residenti. Solo così si può vincere l'idea disfattista di Soru, Pigliaru e compagni. E solo così si può rendere la Sardegna una vera potenza internazionale.

 

La dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, presidente del Movimento Sardegna Zona Franca e Intendente di Finanza in pensione, in risposta ai politici che in questi giorni stanno promuovendo dibattiti sulla creazione di "zone economiche speciali" in Sardegna, le cosiddette ZES, spiega perché esse non siano possibili per la Sardegna. Con il suo scritto la leader dei zonafranchisti dimostra come "i professori universitari che governano la Sardegna ignorino (senza vergognarsene) che i regolamenti comunitari riconoscono il diritto della Sardegna ad avere le franchigie fiscali di cui alle Direttive Comunitarie n. 69/75/CEE e n. 69/74/CEE, e non agli aiuti a finalità regionale chiamati ZES, di cui al Decreto Legge n. 91 del 20 giugno 2017 (non ancora convertito in legge) che all’art. 4 precisa che le modalità di istituzione delle ZES sono quelle indicate nel successivo articolo 5 (stesso D.L. n.91/17) dove si prevede che le agevolazioni fiscali concesse ai residenti nelle ZES, (tramite credito d’imposta di cui all’art. 1 commi 98 e seguenti della Legge n.208/2015), vengono concesse nel rispetto di tutte le condizioni previste dal Regolamento (UE) n. 651/2014."

"Il suddetto Regolamento (651/2014) all’art. 1 comma 3 lett. e) precisa che lo stesso regolamento NON SI APPLICA alle categorie di aiuti a finalità regionale individuate all’art. 13.
Art. 13 comma 1 lett. c) del Regolamento n.651/2014 precisa che dagli aiuti a finalità regionale sono esclusi i territori che hanno diritto agli aiuti sotto forma di “Regimi Fiscali” che compensano i costi di trasporto delle merci prodotte nelle regioni ultraperiferiche o nelle zone scarsamente popolate, regimi fiscali concessi a favore delle attività di produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti elencati nell’allegato I del Trattato.

Infatti non dobbiamo dimenticare che il D.lgs. n. 128/2015, all’art. 1 comma 3 e comma 4 prevede che non possono essere accusati del reato di evasione o di elusione fiscale, coloro che sono stati esonerati dal pagamento di Dazi Doganali, Iva ed Accise ai sensi dell’art. 34 del D.P.R. n.43/73, di quanto previsto nel D.lgs. n. 374/90 e di quanto previsto dalla normativa Doganale Europea sui “Diritti di Confine” e sulle “Franchigie Fiscali” (sic).

Il D.lgs. n. 128/2015 non fa altro che confermare quanto già previsto dall’art. 5 del Regolamento n.952/2013, Nuovo Codice Doganale dell’Unione Europea (CDU) e nella Circolare esplicativa del suddetto Regolamento n. 8/D del 19 aprile 2016 Prot. n. 4757/RU dell’Agenzia delle Dogane, dove si precisa che per l’Italia resta ancora applicabile quanto previsto dal Testo Unico Doganale approvato con D.P.R. n. 43/73 (art. 170) e quindi (conseguentemente) anche quanto previsto dalla Normativa Comunitaria richiamata nel D.lgs. n. 75/98 (i Regolamenti n. 2913/92 e n. 2454/93 modificati ultimamente dal succitato Regolamento n.953//2013) decreto (75/98) che ha dichiarato tutto il territorio della Sardegna come Zona Franca a cui si applicano le Franchigie Fiscali e Doganali previste dalle seguenti norme:

1. Regolamento CEE n.918/83, recepito nel D.M. n.548/92 e nella Legge n.479/92 che apporta modifiche all’art. 12 del D.P.R. n. 723/1965 e nel D.M. n.489/97;
2. Regolamento n. 274/2008 che riscrive l’art. 45 del Regolamento n. 918/83 precisando che le merci importate nei territori individuati come Zona Franca dalla Direttiva 2006/112/CE del 28.11.2006, godono della Franchigia di Iva ed Accise da qualunque parte del mondo provengano (o vengano inviate);
3. D.lgs. n. 175/2014 (art. 20) dove si prevede che le fatture con “Iva Non Imponibile” emesse ai sensi dell’art. 8 primo comma lett. c) del D.P.R. n. 633/72, “sono autorizzate” purché la Dichiarazione di Intento venga trasmessa con le modalità previste dalla Legge n.161/2014 (art. 12) che recepisce la Direttiva Comunitaria n. 2013/61/UE sulle Regioni Ultraperiferiche.


Modalità meglio esplicitate dalla Legge n.208/2015 art. 1 comma 142 e comma 954 che apportando modifiche all’art. 15, 24 e 167 del D.P.R. n. 917/86, precisa “che si considerano privilegiati i territori in cui la Tassazione Fiscale risulta inferiore del 50% rispetto a quella praticata in Italia”, modalità a suo tempo esplicitate dai seguenti Decreti del Ministero dell’Economia e Finanze:

- D.M. Ministero Finanze 4 maggio 1999 (G.U. 107 del 10 maggio 99);
- D.M. Ministero Economia e Finanze del 21.11.2001 (G.U. 273 del 23.11.2001);
- D.M. 23 GENNAIO 2002 (G.U. 29 del 4.02.2002) dove si precisa che le disposizioni previste per i territori con regime fiscale privilegiato “si applicano ai soggetti e alle attività insediati negli Stati in virtù di accordi o provvedimenti dell'Amministrazione finanziaria dei medesimi Stati”;
- D.M. 32 del 6 marzo 2009 (G.U n. 81 del 7.4.2009);
- Circolare n. 14/D dell’11.06.2009 dell’Agenzia delle Dogane; 
- Circolare dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli del 20 maggio 2015, Prot. n. 58510/RU, dove si conferma che i paesi terzi sono le regioni ultraperiferiche dichiarate Zona Franca, a cui si applica l’art. 17 e 61 del D.lgs. n. 504/95 come modificato dal D.lgs. n. 48/2010, dove si prevede che l’esenzione dalle Accise spetta sui prodotti destinati ad essere consumati dai residenti in Zona Franca, quando per gli stessi prodotti è prevista l’esenzione anche per l’IVA; 
- Circolare dell’Agenzia delle Dogane n. 8/D del 19 aprile 2016 protocollo n. 47577/RU che detta istruzioni circa l’applicazione del Regolamento n. 952/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del nuovo (CDU) Codice Doganale dell’Unione Europea, e dove all’art. 288 si dispone che dal 1° maggio 2016 vengono abrogati i due Regolamenti n. 2913/92 e n. 2454/93, quest’ultimo sostituito dal Regolamento di esecuzione (UE) n. 2016/481 della Commissione del 1° aprile 2016 (regolamenti 2913/92 e 2454/93 richiamati nel D.lgs. n. 75/98).

"La suddetta Circolare n. 8/D (a pagina 81) conferma che l’art. 5 del nuovo CDU approvato con il Regolamento n.952/2013, prevede che per l’Italia “RESTANO APPLICABILI LE DISPOSIZIONI DEL CODICE DOGANALE ITALIANO APPROVATO CON D.P.R. n. 43/73, NONCHE’ LE DISPOSIZIONI DI CUI AL D.LGS. N. 374/90 E DELLE ALTRE DISPOSIZIONI LA CUI APPLICAZIONE E’ DEMANDATA ALLE DOGANE, NELLA MISURA IN CUI LE STESSE (DISPOSIZIONI DOGANALI) NON SIANO IN CONTRASTO O INCOMPATIBILI CON LE DISPOSIZIONI RIFERITE AL QUADRO GIURIDICO SOVRANAZIONALE”.

In pratica, l’art. 1 commi 3 e 4 del D.lgs. n. 128/2015 non fa altro che confermare quanto già previsto all’art. 5 del nuovo CDU (codice doganale comunitario) approvato con il Regolamento n.952/2013 che ha autorizzato i residenti in Sardegna ad operare in esenzione da Dazi Doganali, Iva ed Accise in base a quanto previsto dal D.lgs. n. 75/98, con il quale è stata data attuazione all’art. 12 dello Statuto Sardo, approvato con la Legge Costituzionale n. 3/1948. Decreto (75/98) dove si prevede che la Zona Franca della Sardegna debba essere amministrata secondo i Codici Doganali Comunitari approvati con i Regolamenti n.2913/92 e n.2454/93, richiamati nello stesso D.lgs. n. 75/98. Codici Doganali (sostituiti rispettivamente dai Reg. n. 952/2013 e Reg. n. 481/2016), dove si conferma che nei territori dichiarati zona Franca si applica il “Regime delle Franchigie Fiscali e Doganali” disciplinate in Europa dal Regolamento n. 918/83 e dal Regolamento n.1186/2009, le cui procedure di esecuzione sono state meglio specificate con la Circolare n.2/D del 3 febbraio 2010 e in precedenza con le Circolari n. 22/D del 5 maggio 2004, n. 43/D del 28.11.2008 e n. 14/D dell’11.06.2009, dove si conferma che in Italia le Franchigie Fiscali sono quelle individuate all’art. 34 del D.P.R. n. 43/73, e che le stesse Franchigie Fiscali (chiamate anche sistema fiscale privilegiato) sono riservate - ai sensi del Regolamento n. 918/83, dell’art. 20 bis del D.L. n. 1351/64 convertito nella Legge n.28/65 e dal D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 - ai territori che soffrono di determinate situazioni di svantaggio individuate dall’art. 92 del Trattato di Roma ratificato con Legge n.1203/57, dove si prevede che non costituiscono aiuti di stato gli aiuti dati alle isole ultraperiferiche gravate dai sovra costi del trasporto, spopolate e afflitte da una grave forma di disoccupazione o dai problemi della post industrializzazione.
Territori chiamati anche paese terzo in cui non si applicano le norme comunitarie in materia di Iva e di Accise, come ci spiega la Direttiva n. 2007/74/Ce del Consiglio del 20.12.2007, territori a cui devono venire applicate le Franchigie Fiscali ovvero l’esonero dal pagamento di quei Tributi che si pagano in Dogana, chiamati anche Diritti di Confine (art. 34 del D.P.R. n. 43/73).

"Giova rammentare infine" - continua la Randaccio - "che l’art. 1 e l’art. 28 della Direttiva Comunitaria n.77/388/CEE del 17 maggio 1977, aveva disposto la disapplicazione della normativa sull’Iva, fino ad allora emanata dagli Stati membri, e imposto l’adeguamento della suddetta disciplina alle disposizioni regolamentari e amministrative emanate dalla normativa comunitaria, affinché il regime cosi Armonizzato entri in vigore dal 1° Gennaio 1978”, e previsto all’art. 16 della stessa Direttiva n.77/388/CEE, l’esonero dal pagamento dell’Iva nelle Zone Franche."

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