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Ufficio Stampa

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22.10.2013cappellacciRoma, 22 ottobre 2013 ore 12.00. L'Avvocato Francesco Scifo era presente stamattina a Roma per l'incontro tra il Presidente Cappellacci e il Vice Premier Angelino Alfano convocato dal presidente sardo dopo le malefatte di ieri, quando si è visto recapitare via fax il testo definitivo del Disegno di Legge di Stabilità senza l'art.15/bis (contenente la modifica dell'art.10 dello Statuto Sardo), concordato in varie sedute in quasi un anno di strenui tavoli tecnici e dibattiti. Secondo quanto affermato nel suo profilo Facebook dall'on.Francesco Sanna, il Predidente della RAS non avrebbe mai (dalle informazioni in suo possesso) provveduto a chiedere tale modifica creando false illusioni nella gente. In particolare Sanna scrive: "[...] Poi ho chiesto ad alcuni ministri se fosse stato discussa una modifica allo Statuto della Sardegna, e tutti mi hanno escluso la cosa. [....]" Ricordo all'on. Sanna che varie persone, tra le quali la sottoscritta, hanno partecipato al tavolo tecnico al MEF lo scorso 24 giugno e tutti quanti abbiamo sentito le assicurazioni del Vice Ministro Casero relative alla modifica dell'art.10, il quale arrivava persino a dire di essere ormai giunto alla conclusione positiva della trattativa con la Regione Sardegna. In tutto questo tempo abbiamo capito che i principali nemici della Sardegna, del Popolo Sardo e della sua unica salvezza, la Zona Franca Integrale, non stanno fuori dalla Sardegna, ma strisciano quasi indisturbati tra le strade di desolazione della nostra terra, non accorgendosi di quanta povertà, di quanta disperazione e urgenza di soluzioni ci siano in quelle strade, dove le imprese ed i negozi hanno abbassato le serrande e dove forse la gente non crede più ad una rinascita.

In occasione della convocazione a brevissimo del Consiglio Regionale per l'approvazione definitiva dell'emendamento per la modifica dell'art.12 dello Statuto (ricordando che giovedì 24 ottobre alle ore 10.30 passerà nuovamente in Prima Commissione Autonomia per giungere poi al Consiglio), il Coordinamento Regionale dei Comitati Cittadini Pro Zona Franca esorta i signori onorevoli - e in particolare l'on.Francesco Sanna - visto le sue dichiarazioni di disponibilità ad impegnarsi per la modifica dello Statuto - a voler sostenere con tutte le proprie forze, e all'unanimità, tale emendamento facendo riconquistare così al Popolo la consapevolezza che chi è chiamato a sedere sulle poltrone del Potere non è lì per guardare quella terrificante desolazione delle strade sarde girandosi dall'altra parte per non vedere, ma per osservarla, studiarla, mettersi la mano sulla coscienza e fare di tutto per cambiarla.

Luciana Carta

Randaccio-ottobre2013-2Cagliari, 20 ottobre 2013 ore 19.30. "Abbiamo capito perche la Barracciu è contro l’istituzione della Zona Franca in Sardegna. La  Barracciu, candidata della Sinistra alla futura competizione elettorale per la Presidenza della Regione, è contro l’istituzione della zona franca in Sardegna, (nonostante  il suddetto regime giuridico-fiscale previsto all’art.12 del nostro Statuto, approvato con Legge Costituzionale n.3/1948 sia stato formalmente istituito su tutto il territorio della Regione Sardegna, con il D.Lgs.n.75/98, decreto  emanato in ottemperanza alla normativa Comunitaria sulle zone franche disciplinate dai Codici Doganali Comunitari richiamati nello stesso decreto, codici doganali dove si prevede che per Zone franche si intendono vasti territori comprensivi di Citta e Villaggi che godono per motivi storico economici e sociali di benefici fiscali (artt. da 166 a 181 del regolamento CEE 2913/92 (Consiglio) e artt. Dal 799 a 814 del Regolamento n.2454/1993 (Commissione), codice doganale comunitario dove si conferma il diritto della Sardegna ad essere inclusa tra le zone franche dell’Europa e del Mondo anche ai sensi dell’art.92 e 234 del Trattato di Roma e dell’art.174 del Trattato di Lisbona perché probabilmente ha cercato di colmare le proprie lacune giuridico-fiscali, andando a prendere lezioni e consigli dal Prof. Beniamino Moro e da Prof. Benedetto Barranu che in tema zona franca hanno delle idee stravaganti e ancora molto confuse.

Infatti per loro stessa ammissione, durante gli intervalli pubblicitari dell’ultima trasmissione di Videolina intitolata “Dentro la notizia”, trasmissione  a cui ho partecipato in rappresentanza dei movimenti che si battono per l’immediata attivazione dalla zona franca su tutto il territorio della Regione Sardegna, hanno ammesso pubblicamente e con “orgoglio” manifestando anche fisicamente, un profondo "disprezzo culturale" nei confronti della sottoscritta, di non conoscere e di non voler conoscere la Normativa Fiscale contenuta nel DPR n.633/1972, ossia il decreto nel quale lo Stato Italiano ha recepito tutta la Normativa Comunitaria sulle Zone Franche, sui Punti Franchi e sui Depositi Franchi.

Loro, i Professori, attendono ancora una legge che dovrebbe ancora venire varata dal Parlamento Italiano, e alla quale nel caso la si presentasse,  farebbero opposizione i Siciliani e i Calabresi presenti numerosi in Parlamento (sic!). Loro, i Professori, non hanno ancora capito che la suddetta Legge esiste già da molto tempo e che anzi sono due: il DPR n.633/72 (art.7, 21 e 25) e il D.Lgs n. 504/1995 (art.1) sono i decreti  con i quali l’Italia ha recepito la normativa comunitaria sulle zone franche e sui  punti franchi e sui depositi franchi, e dove  viene fornita la definizione giuridica della Zone Franche come: “territori extradoganali” posti fuori dallo Stato Italiano e fuori dalla Comunita Economica Europea ai fini dell’applicazione dell’Imposta sul Valore Aggiunto e delle Accise, nonche la normativa sulla fatturazione delle cessioni non soggette alle suddette imposte in quanto considerate come operazioni non imponibili  o esenti.

Loro, i Professori, non hanno ancora capito che nei  suddetti decreti (Dpr 633/72 e D.Llgs. n.504/95) è stata recepita anche la normativa sancita da:  

1) Trattato di Roma ratificato con la legge 1203/1957, che istituisce la Comunita Economica Europea artt.92,100 e 234;

2) Direttiva del Consiglio del 4 marzo 1969 n. 69/75/CEE che fornisce la definizione giuridica delle zone franche e l’obbligo degli Stati membri di attenersi alle suddette direttive modificando se necessario le proprie, direttiva in ottemperanza alla quale è stato emanato il T.U. Doganale Italiano approvato con DPR n.43/1973;

3) Regolamento (CEE) n. 2504/1988 del Consiglio del 25 luglio 1988;

4) Regolamento 2562/1990 della Commissione del 30 luglio 1990 che stabilisce talune disposizioni di applicazione del Regolamento  (CEE) n. 2504\88, relativo alle zone franche e ai depositi franchi, in particolare l’art.19 dove si prevede che il controllo doganale non deve - normalmente - essere effettuate all’interno  di zone franche o di depositi franchi ma  deve limitarsi alla sola sorveglianza da parte dell’Autorita Doganale.

5) Direttiva 2006/112/CE del Consiglio del 28 novembre 2006 (art.6) che conferma l’esenzione da Dazi Doganali, dell’Iva e delle Accise nelle Zone Franche in quanto ricadenti nel novero dei territori  Extradoganali della Comunita Europea.

Mi dispiace molto per loro, ma ancora  e molto di più di più per la Barracciu, che fidandosi di “Cattivi Maestri” è attualmente  priva di quel bagaglio culturale che le permetterebbe di modificare positivamente  le sorti  economiche della Sardegna  e dei Sardi. Lei che si accinge a governare questa terra assumendosi l’onere di  programmare senza  la necessaria perizia, le nostre sorti economiche in un  futuro molto prossimo, sentenziando se potremo trascorrerlo  in miseria e  povertà  oppure utilizzando la normativa che ci consente di pretenderlo nel benessere.

I suddetti Professori, per loro stessa ammissione, non  sanno neanche che:

a) quando nel 1948, fu prevista l’stituzione dei punti Franchi in Sardegna la materia era disciplinata dalla legge fiscale doganale n.1424/1940, che all’art.1  comma 2° precisava che  i Punti Franchi e le Zone Franche erano giuridicamente qualificati definiti come “Territori Extradoganali”;

b) extradoganalità dei punti franchi e delle zone franche successivamente confermata dall’art.2 del Testo Unico Doganale Italiano approvato con DPR n. 43/1973 (ancora in vigore) emanato in attuazione della Direttiva Comunitaria del Consiglio n.69/75/CEE del 4 marzo 1969 (ancora in vigore) dove si prevede che “qualunque sia l’espressione utilizzata dagli Stati membri, per Zone Franche si debbano intendere vaste zone territoriali, che per motivi storico-economici godono di  particolari  regimi fiscali  di compensazione allo svantaggio,  e dove le merci che si trovano in tali territori sono considerate "fuori dalla Comunita Economica Europea" (ossia extradoganali) agli effetti della applicazione di qualunque  tributo fiscale (Dazi Doganali, Iva ed Accise) e che tutti gli stati membri hanno l’obbligo di attenersi a tali direttive compreso l’obbligo di adattare la propria legislazione in tema di Zone Franche alle direttive ed ai Regolamenti Comunitari."

Maria Rosaria Randaccio

Lunedì, 01 Luglio 2013 11:07

Antioco Patta risponde al Prof. Razzu

 

Articolo-intervista al Prof. Giovanni Razzu del 28 giugno 2013 pag.5 di La Nuova Sardegna dal titolo “l’isola del fisco” e “Razzu: <La zona franca? Sarebbe un boomerang>”.

Premesso che ci fa meraviglia che un sardo residente all’estero si esprima in modo così perentoriamente negativo su una rivendicazione della politica e delle istituzioni sarde, che è storia di decenni e che ha riguardato tutte le coalizioni di governo che si sono avvicendate alla guida dell’isola, come Movimento Zona Franca non condividiamo affatto, l’opinione del giovane professore nativo di Sorso soprattutto nei contenuti veri e sostanziali.

Infatti, ciò che salta subito agli occhi è che Razzu salta a piè pari il ruolo e la funzione svolto dalle zone franche nel mondo (che di fatto sono un volano dell’economia mondiale) e dimentica di fare cenni storici alla vicenda “Zona Franca della Sardegna”, omette le questioni di diritto, non cita uno straccio di legge che contrasti con le nostre rivendicazioni, confonde la nostra zona franca con le “zone franche urbane” (tanto care al PD sardo ma non a noi) e che hanno deluso le aspettative (lui stesso cita l’esempio francese), ma soprattutto ed in modo maldestro, oltre a non azzardare nessuna proposta alternativa per la Sardegna, fa affermazioni non rispondenti al vero quando mette in automatismo le entrate IVA con la Sanità e commette gravi omissioni che non sono perdonabili ad un economista quando porta incomplete informazioni sulle Isole Canarie con l’evidente intento di alterare la realtà dei fatti. Ma andiamo per ordine.

Non cita uno straccio di legge che confuti le rivendicazioni dei 150 comitati civici e le delibere di oltre 300 consigli comunali che si sono pronunciati con l’assistenza di 300 segretari comunali laureati in giurisprudenza oltre che con altre consulenze di elevatissima professionalità.
Porta generici riferimenti a contesti californiani, inglesi e francesi ma senza controprova alcuna sui risultati senza quegli interventi di aiuto; facciamo noi due domande a Razzu: ha provato a chiedere l’opinione alle popolazioni direttamente interessate?. Perché non propone al Governo Britannico di abolire le “free zone” che ha istituito nei porti, negli aeroporti e nelle isole?. La risposta è talmente scontata da apparire ovvia anche ai ragazzini delle scuole elementari ma non ai professori ed agli intellettuali militanti.

Omette di dire che la fiscalità di vantaggio è ormai nell’agenda dell’Unione Europea e che è addirittura uno dei 6 punti del piano di rilancio europeo della Merkel.

Tornando alla questione Sardegna; ancora una volta e strumentalmente si affiancano il gettito IVA e la sanità facendo credere che vi sia un rapporto diretto di “do ut des”, ebbene, ciò è falso poiché le rimesse alla regione sono dentro un paniere nazionale basato su parametri convenzionali che non sarebbe toccato da un’eventuale agevolazione alla Sardegna poiché inquadrata dentro il principio della “discrimine positiva e della compensazione di svantaggi oggettivi” (quindi fuori dall’ambito degli aiuti di stato).


Piuttosto, anche in questo caso, Razzu omette di evidenziare che a proposito di “imposte indirette” alla Sardegna viene negata la quota spettante di “Imposta di Fabbricazione” sugli idrocarburi e prodotti energetici lavorati nell’isola e che sommano a circa 5 miliardi di euro, dei quali ci vengono attribuiti solo 0,7 con un danno alle casse regionali che vale il doppio dell’intera IVA (questo a proposito dei trasferimenti statali).

I riferimenti alle Isole Canarie invece sono parziali e di una superficialità evidentemente voluta e maligna. Definire “disastrosi” i risultati delle agevolazioni godute dalle Canarie è disonesto intellettualmente; li completiamo noi i dati sulle isole spagnole:

- Le Isole Canarie hanno 2,3 milioni di abitanti su 7.484 Kmq di superficie prevalentemente rocciosa quindi con scarse possibilità di autosufficienza alimentare.
- Grazie agli aiuti sono una delle regioni più infrastrutturate del mondo: hanno 8 aeroporti dei quali 6 internazionali, 10 porti ed altri 12 in costruzione.
- Hanno una delle più alte concentrazioni di hotels a 4-5 stelle del mondo e 14 milioni di turisti per oltre 77 milioni di pernottamenti (circa 7 volte la Sardegna). 
- Hanno oltre 1.500 voli settimanali per l’Unione Europea.
- Hanno due università, 32 “College” bilingue e 2/3 degli abitanti parla almeno due lingue.
- La telefonia mobile copre il 99 % del territorio, hanno 50.000 km di fibra ottica ed una copertura del 90 % del territorio con ADSL-WiFi-Banda Larga.
- Ricavano il 78% del PIL dai servizi e ciò indica uno stato di società avanzata.
- I dati sulla disoccupazione sono fuorvianti per il semplice fatto che la gran parte delle attività sono legate al turismo che ha uno sviluppo attorno agli 8 mesi all’anno e quindi non si tratta di disoccupazione strutturale ma congiunturale e stagionale.
- Quanto alla povertà citata da Razzu, è evidente che si parla delle medie convenzionali europee che hanno solo un valore statistico generale, infatti, il costo della vita nelle Canarie è come noto molto più basso della media europea e che corrisponde a circa il 50% di quello medio nazionale italiano ed addirittura appena 1/3 di quello della City dove abita il giovane economista, infatti, e lo dimostrano dati “reali e non convenzionali” sui costi di alcune voci importanti quali: affitto di casa, servzio acqua-energia-riscaldamento-rifiuti, pasto al ristorante, spesa settimanale per famiglia di 4 persone, assicurazione auto, carburanti; ecco la media di Canarie-Italia-Londra in euro:

- Affitto mensile di casa: 150-400-800
- Servizi al mese: 50-250-500
- Pasto Ristorante: 8-30-50 a pasto
- Spesa settimanale: 80-200-500
- Assicurazione annuale: 225-800-1500
- Carburanti al litro: 1,05-1,75-1,50

Non ci vuole molto a capire che nelle Canarie con 500 euro si vive decorosamente, in Italia si pagano a malapena le bollette ed a Londra si vive sotto i ponti.

Nelle Canarie si paga un’imposta indiretta (tipo IVA) del 7% che si aggiunge al costo iniziale e senza altri balzelli, non si pagano imposte-tasse tributi su transazioni patrimoniali e sono ridotte al minimo anche le imposte sui redditi (le imprese pagano il 4% e se assumono scende anche sotto), così per l’INPS e per la parte dei lavoratori.....basso, schematico, quasi a “burocrazia zero”.

Un’ultima cosa sulle Canarie......forse la più importante di tutte: queste isole hanno il più basso tasso di criminalità al mondo, il più alto tasso di cura dell’ambiente ed elevata scolarizzazione, nei parametri internazionali della qualità della vita hanno un fantastico 10 che li colloca al vertice mondiale......alla faccia dei professori militanti che parlano di cose che non conoscono.

Infine, un cenno sul versante del diritto e delle prerogative del popolo sardo che G. Razzu sembra ignorare; anche in questo caso lo facciamo con una domanda: quando La Marmora, Todde, Cao, la Commissione Pais-Serra, Deffenu, Bellieni, passando per l’Assemblea Costituente e la Legge Costituzionale n.3/1948, il Protocollo d’Intesa Stato-Regione del 21.4.1997, il D.Lgs n.75/1998 anch’esso di rango costituzionale, l’Intesa Istituzionale e di Programma del 21.4.99, il DPCM del 7.6.2001 e la L.R. n.10/2008, cosa intendevano realizzare per la Sardegna?

Forse quello che dice Lei professor G. Razzu?. Forse volevano la nostra emarginazione economica e produttiva? Forse volevano le nostre imprese fuori mercato? Forse volevano 390.000 disoccupati e 380.000 persone in povertà assoluta? Forse volevano pensionati e cassintegrati alla fame e decine di suicidi all’anno? Forse ci volevano sotto embargo e privi di autonomia? Forse volevano una nuova emigrazione che tranne il suo fortunato caso è più simile ad una diaspora criminale e di sterminio?

No caro Razzu; questi che prima di noi hanno parlato di zona franca, volevano una Sardegna migliore e più emancipata, lo hanno anche scritto nelle leggi, quelle LEGGI DELLO STATO delle quali stiamo rivendicando l’applicazione! ”pacta sunt servanda” caro Prof. Razzu. 

 

Sabato, 29 Giugno 2013 09:23

Birra senza IVA a San Gavino

 

Continuano le iniziative indipendenti dei piccoli commercianti per vivere la Zona Franca: Questa volta è il Bar Congia di San Gavino che  organizza una birrata senza IVA alle 20.30 di Sabato 29 Giugno. La serata è promossa dal Comitato Pro Zona Franca Integrale del Medio Campidano.

Appunto della Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio: "Il commerciante che ha promosso l'iniziativa ha tra le mani una copia del fac simile che ha distribuito ad alcuni partecipanti alla serata organizzata a S. Gavino da Andrea Ortu per il Movimento Medio Campidano la scorsa settimana. Infatti nel suddetto documento è contenuto il seguente richiamo normativo in base al quale possiamo chiedere all'Agenzia delle Entrate la restituzione - IN COMPENSAZIONE - dell'IVA pagata e di altre tasse in questi ultimi 14 anni, in quanto trattasi di tributo non dovuto dai territori dichiarati Zona Franca ai sensi della Legge n.122/1983 art. 1, dove si prevede che coloro che risiedono in zone franche possono richiedere la restituzione dell'IVA pagata e non dovuta ai sensi dell'art. 38 bis del D.P.R. n. 633/1972, e se andiamo a leggere il suddetto articolo, - come formulato nel suo testo storico allora vigente - scopriamo che prevedeva che potevano ottenere il rimborso dell'IVA pagata, e non dovuta, coloro che si trovassero nelle condizioni previste dall'art. 30 dello stesso D.P.R. n. 633/1972 (consultare testo storico) e il suddetto art. 30 prevedeva, e tutt'ora prevede, che ai sensi dell'art. 7 del D.P.R. n. 633/1972, ai residenti in territori considerati extradoganali e a quelli equiparati agli stessi ai sensi dell'art. 2 del D.P.R. n. 43/1973, si applica lo stesso regime fiscale previsto per il territorio regime di Livigno e Campione d'Italia, ossia la zona franca al consumo prevista dalla Legge n.1438/1949 e dalla Legge n.762/1973 ed estesa ai territori con identiche problematiche dall'art. 20 bis della Legge n.28/1965. Speriamo di trovare nell'isola della Sardegna altri commercianti coraggiosi, che magari si prendono anche la briga di andare a consultare (prima di procedere) il proprio commercialista a cui dovrebbero chiedere quale diverso significato attribuisca alle norme succitate in alternativa a quelle da noi invocate."

Lunedì, 15 Aprile 2013 13:44

Cosa puoi fare per la Zona Franca?

 

Anche tu costituisci un elemento prezioso per la Zona Franca Integrale! Puoi fare un sacco di cose!

Documentati

Questo è essenziale, non partire con il piede sbagliato! Su questo sito trovi tutte le novità sulla situazione attuale della Zona Franca e tutte le leggi che ti occorrono per essere preparato dal punto di vista del diritto italiano ed europeo!

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Di seguito pubblichiamo il lavoro compiuto ieri e oggi con la dott.ssa Randaccio e inviato alla Regione nella speranza di agevolare l'attuazione effettiva della zona franca:

Oggetto: tassazione dei prodotti energetici in zone franche ai sensi della Direttiva n.2003/96/CE del Consiglio del 27.10.2003 art. 18 allegato II.

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