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Ufficio Stampa

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"Insieme ai politici del PD, i peggiori nemici dell’utilizzo delle Franchigie Fiscali da parte dei residenti in Sardegna, dichiarata Zona Franca dal D.lgs. n. 75/98 (tutt’ora in vigore), sono i Commercialisti!" queste le durissime parole della dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, ex Intendente di Finanza e conosciutissima fiscalista, la quale ci spiega che la Sardegna sarebbe già operativa da tempo - almeno per quanto riguarda le aziende - se non fosse per la maggioranza dei commercialisti che negano ai propri clienti l'invio dei documenti per entrare in regime di zona franca.

E la Randaccio continua: "Appare incomprensibile e privo di supporto giuridico il loro rifiuto ad applicare quanto previsto nei due Regolamenti Comunitari (n. 2913/92 e n. 2494/93) appositamente richiamati nel suddetto D.lgs. n. 75/98, e in particolare il loro rifiuto a rispettare anche quanto previsto dagli artt. da 166 a 182 del Regolamento n. 2913/92, articoli nei quali vengono disciplinate le zone franche della Comunità Europea, e quindi dell’Italia, che di tale comunità fa parte ai sensi del Trattato di Roma.
Rifiuto al rispetto di quanto previsto dall’art. 128 del suddetto Regolamento n. 2913/92 dove si prevede che “si possa chiedere il rimborso o lo sgravio dai dazi all’importazione qualora si dimostri che le merci d’importazione sono stati introdotti in una zona franca o in un deposito franco”
Il suddetto rifiuto viola principalmente le regole sulla tutela della concorrenza e del libero mercato di cui agli artt. da 101 a 115 del Trattato di Roma, ratificato dalla Legge n.1203/57, dove si prevede che sono vietati nei rapporti commerciali condizioni dissimili per prestazioni equivalenti, e - all’art. 107 - si prevede che non sono considerati aiuti di stato gli aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso, oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione, nonché gli aiuti rivolti a consentire lo sviluppo delle isole ultraperiferiche di cui all’art. 349, e che ai sensi dell’art. 105, e la Commissione è tenuta a vigilare e applicare le procedure di infrazione qualora non vengano rispettati i principi fissati dagli artt. 101 e 102 del suddetto Trattato.

Comportamento ulteriormente incomprensibile dal momento che la suddetta normativa sulla gestione delle zone franche risulta confermata dall’art. 10 del Regolamento sulla semplificazione degli adempimenti tributari, approvato con D.P.R. n. 435/2001, nel quale si prevede che i contribuenti che si avvalgono della facoltà di acquistare o importare beni e servizi senza il pagamento dell’Iva - ai sensi dell’art. 1 del D.L. n. 746/83 convertito nella Legge n.17/84 (perché residenti in territori extradoganali) - devono trasmettere all’Agenzia delle Entrate la “Dichiarazione di Intento”, avvalendosi delle modalità previste dall’art. 8 del D.P.R. n. 633/72, prima di emettere le fatture con le modalità previste dalla Legge n.28/1997, quest’ultima emanata in attuazione della Direttiva n. 95/7/CE in materia d’imposta sul valore aggiunto (IVA) dove vengono apportate importanti modifiche ed integrazioni al D.P.R. n. 633/72 nonché al D.L. n.331/93, convertito nella Legge n. 427/93.
Legge n. 28/1997 con la quale è stato introdotto l’art. 38 quater al D.P.R. n. 633/72, intitolato “Sgravio dell’imposta per i soggetti domiciliati e residenti fuori della Comunità Europea”.

Tale comportamento è sempre più assurdo dopo la modifica apportata all’art. 68 dal comma 3 bis del D.lgs. n. 546/92, decreto che disciplina il “Processo Tributario” dove al comma 3 bis si prevede che - in pendenza di processo - il rimborso dell’IVA riscossa all’importazione resta disciplinato dal Regolamento CEE n. 2913/92 come modificato dal Regolamento n.952/2013 e dalle altre disposizioni dell’Unione Europea in materia.
Regolamento n.952/2013 ai sensi del quale è stata emanata la Circolare esplicativa dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli n. 8/D del 19.04.2016, che a pagina 4 conferma il principio di preminenza del diritto dell’Unione Europea rispetto al diritto degli Stati membri, preminenza che deve essere rispettata sia dai Commercialisti che dalle Commissioni Tributarie ai sensi dell’art. 1 della Legge n.131/2003, dell’art. 6 del D.lgs. n.159/2015 dove si prevede che la riscossione delle imposte è sospesa qualora la violazione sia la conseguenza della condotta illecita penalmente rilevante tenuta da parte dei Commercialisti, Avvocati, Tributaristi, ecc., e che ai sensi dell’art. 2 della Legge n. 18/2015 può agire contro lo Stato e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, chi ha subito un danno ingiusto per effetto di una sentenza pronunciata dal magistrato con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni, e che costituisce colpa grave per il magistrato la violazione manifesta della legge nonché del diritto dell’Unione Europea."

Ciò che i residenti in Sardegna, in particolare le imprese con sede fiscale nell'isola, devono capire è che per entrare in regime di zona franca è necessario soltanto inviare la Dichiarazione d'intento e che tale documento può essere inviato telematicamente da un consulente/commercialista che voglia fare gli interessi dei propri clienti e non perpetrare lo stato di ignoranza e di illecità che purtroppo grava sulle aziende e sui contribuenti, pena la condanna al risarcimento dei danni per gli errori commessi nelle dichiarazioni dei redditi effettuate fino ad ora.

E' necessario ricordare ai Magistrati che la legge è uguale per tutta la Comunità europea, compreso quella fiscale (CEE), e che l'art.2 della Legge n.18/2015 prevede che costituisca colpa grave la violazione manifesta della legge nonché del diritto dell'Unione Europea.

 

 

 

E’ durissima la risposta della dott.ssa Maria Rosaria Randaccio a coloro che stanno promuovendo un Referendum per chiedere ai Sardi se preferiscono che la Sardegna sia un’isola o una penisola e contro l’attacco di Renato Soru al Movimento Zona Franca. “I nemici del popolo sardo” scrive la Randaccio – “dopo aver pensato di imbrogliare i cittadini facendo loro credere che le ZES (zone economiche speciali) siano equivalenti alle franchigie fiscali della Zona Franca previste dal D.lgs. n.75/98, adesso mettono addirittura in dubbio l’insularità della Sardegna, ossia mettono in dubbio un fattore geografico e propongono un referendum affinché il popolo possa scegliere se considerare la Sardegna come Isola o come Penisola!

La Sardegna - oltre aver dato i natali a questi professoroni burloni e buontemponi che propongono un referendum geografico (ed i cui nomi sono stati riportati su articolo dell’Unione Sarda del 3 agosto 2017), possiede anche altri primati negativi, per esempio essere la terra più povera e spopolata dell’Europa, dove lo spopolamento è causato da una disoccupazione anomala e straordinaria rispetto al resto delle regioni dell’Unione Europea, e detta disoccupazione viene causata dalla mancata applicazione delle compensazioni fiscali, chiamate Franchigie Fiscali la cui applicazione è riservata dall’art. 92 del Trattato di Roma ai territori svantaggiati (come le isole lontane); franchigie che sono disciplinate dai Regolamenti Comunitari (CEE) n. 918/83, n. 2913/92, n. 2454/93, questi ultimi due richiamati nel D.lgs. n.75/1998, con il quale tutto il territorio della Sardegna è stato dichiarato Zona Franca in quanto Isola lontana e spopolata.
Compensazioni fiscali che spettano ai residenti in Sardegna ai sensi dell’art. 85 del Trattato di Roma ratificato con la Legge n.1203/1957; trattato con il quale è nata la Comunità Economica Europea, dove (art. 85) si garantisce il rispetto del principio della libera concorrenza e del libero mercato ai sensi dei quali (principi) sono stati stipulati tutti i Trattati e dove si prevede che tutti i popoli hanno diritto alle stesse opportunità di crescita economica e pertanto deve essere vietato nei rapporti commerciali con altri contraenti, applicare condizioni dissimili per prestazioni equivalenti, cosi da determinare per questi ultimi uno svantaggio nella concorrenza.
Disoccupazione causata anche dal fatto che la Sardegna è l’unica terra al mondo priva di una vera “Giustizia Fiscale” in quanto ai residenti - che - come detto - sono titolari del diritto alle franchigie fiscali - è stato imposto un regime fiscale che non tiene conto della suddetta normativa comunitaria sul libero mercato e sulla libera concorrenza, di cui al Regolamento n.2700/2000 emanato per tutelare gli interessi finanziari della Comunità, i diritti del debitore contro procedure giudiziarie eccessivamente lunghe, e consentire che le formalità delle Zone Franche siano equiparate a quelle dei Depositi Franchi.

Regolamento n.2700/2000 che ha riscritto l’art. 220 del Reg. 2913/92 precisando che la buona fede del contribuente può essere invocata, qualora questi possa dimostrare che ha agito con diligenza e che sono state rispettate tutte le condizioni per ottenere il trattamento preferenziale (come aver inoltrato la dichiarazione di intento).

Diniego di Giustizia che lo Stato Italiano è tenuto a risarcire ai sensi dell’art. 2 della Legge n.18/2015 dove si prevede che “costituisce colpa grave per il Magistrato, la violazione manifesta della legge dell’Unione Europea, violazione che si realizza anche a seguito della mancata osservanza dell’obbligo da parte del Giudice del rinvio pregiudiziale ai sensi dell’art. 267 terzo comma del Trattato di Lisbona, e che si realizza anche tutte le volte in cui una sentenza o provvedimento risulta in contrasto con l’interpretazione espressa dalla Corte di Giustizia Europea. Diritto al risarcimento che comprende anche i danni causati dalle Commissioni Tributarie ai sensi di quanto previsto oltre che dall’art. 2 della Legge n.18/2015, anche dall’art. 14 della Legge n.18/88 e dalla Legge n.117/88.

Diniego di giustizia in aperto contrasto con la Risoluzione del Parlamento Europeo del 4 febbraio 2016 (in allegato) sulla condizione di insularità della Sardegna e del fatto che la stessa abbia diritto alle franchigie fiscali e alla zona franca ai sensi dell’art. 85 del Trattato di Roma.
Risoluzione nella quale si riconosce che le isole appartenenti a NUTS 2 NUTS 3 (per l'Italia Sardegna e Sicilia) ricadono nell'insularietà.
Inoltre, nel punto 6 della Risoluzione si ricorda che: conformemente alla Direttiva 2006/112/CE del Consiglio, a talune isole europee sono stati accordati regimi fiscali speciali per controbilanciare i loro svantaggi naturali e demografici permanenti; sottolinea l'importanza che tali regimi fiscali speciali rivestono per le comunità e le economie locali e chiede che vengano mantenuti, in particolare negli Stati membri interessati da programmi di aggiustamento economico.

La Randaccio conclude poi: “In questo scenario in cui tutte le carte sono finalmente sul tavolo, il ruolo primario affinché la zona franca sia operativa a tutti gli effetti lo detengono i sindaci dei comuni sardi, i quali devono deliberare per la zona franca al consumo incorporando i diritti speciali, cioé le aliquote di riscossione che andrebbero a impinguare le casse comunali e - di conseguenza - impedirebbero all'Agenzia delle Entrate di continuare ad emettere le famigerate "cartelle pazze". La Risoluzione del febbraio 2016 è quindi di vitale importanza per l'isola, risoluzione che i politici sardi dovrebbero imparare a memoria prima di proporre dubbi referendum o sedere sulle poltrone europee!”

 

 

 

Nell'incontro di ieri a Sassari l'on. Renato Soru ha nuovamente accusato il Movimento Zona Franca di inseguire un'utopia e di parlare di un progetto, quello della zona franca integrale (al consumo e alla produzione), irrealizzabile. La risposta del Movimento Sardegna Zona Franca però non tarda ad arrivare e proviene direttamente dalla penna dell'avv. Francesco Scifo, segretario politico del Movimento e braccio destro della dott.ssa Randaccio, che già recentemente aveva spiegato - leggi alla mano - perché le zes non possono essere fatte in Sardegna prima di rendere operativa la zona franca integrale.

"Il Suo problema, caro Presidente Soru" dice l'avv. Scifo "è che Lei, come il Suo partito PD, considera le leggi discrezionali, una semplice opzione tra tante, non degli obblighi cogenti. In questa Sua strana filosofia il D.lgs. n.75/98, la Legge Regionale n.20/2013 e la Legge Regionale n.10 del 2008 art.1 da LEI STESSO FIRMATA per voi sono semplicemente applicabili a scelta, non leggi vigenti e obbligatorie. Mi pare che quando parlate di zona franca abbiate la miopia della legalità. Le leggi si applicano anche quando non piacciono oppure si abrogano. Non c'è scelta né discrezione, caro Presidente, solo una questione di legalità. Che a Voi piace solo quando riguarda gli altri."

I progetti che stanno tanto a cuore all'ex Governatore della Sardegna, colpevole di aver barattato la Sanità per pochi denari e di aver fatto pagare ai Sardi i fallimenti della politica del suo partito, sono solo quelli che riguardano le aree di suo interesse e di interesse dei suoi colleghi politici. Ma il Movimento Sardegna Zona Franca e tutti coloro che vorranno sostenerlo saranno in prima linea per contrastare quel sistema che non vuole il benessere della Sardegna e che fornisce false informazioni ai cittadini sardi. Liberarsi delle catene del PD significa impossessarsi nuovamente della libertà di stampa e far sì che tutti siano informati in relazione a ciò che sta succedendo dopo la Sentenza n.154/2017 della Corte Costituzionale.

La zona franca non è un qualcosa di astratto di cui avere paura, la zona franca è un regime fiscale che deve essere attivato dalle partite Iva e fortemente condiviso dai residenti. Solo così si può vincere l'idea disfattista di Soru, Pigliaru e compagni. E solo così si può rendere la Sardegna una vera potenza internazionale.

 

La dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, presidente del Movimento Sardegna Zona Franca e Intendente di Finanza in pensione, in risposta ai politici che in questi giorni stanno promuovendo dibattiti sulla creazione di "zone economiche speciali" in Sardegna, le cosiddette ZES, spiega perché esse non siano possibili per la Sardegna. Con il suo scritto la leader dei zonafranchisti dimostra come "i professori universitari che governano la Sardegna ignorino (senza vergognarsene) che i regolamenti comunitari riconoscono il diritto della Sardegna ad avere le franchigie fiscali di cui alle Direttive Comunitarie n. 69/75/CEE e n. 69/74/CEE, e non agli aiuti a finalità regionale chiamati ZES, di cui al Decreto Legge n. 91 del 20 giugno 2017 (non ancora convertito in legge) che all’art. 4 precisa che le modalità di istituzione delle ZES sono quelle indicate nel successivo articolo 5 (stesso D.L. n.91/17) dove si prevede che le agevolazioni fiscali concesse ai residenti nelle ZES, (tramite credito d’imposta di cui all’art. 1 commi 98 e seguenti della Legge n.208/2015), vengono concesse nel rispetto di tutte le condizioni previste dal Regolamento (UE) n. 651/2014."

"Il suddetto Regolamento (651/2014) all’art. 1 comma 3 lett. e) precisa che lo stesso regolamento NON SI APPLICA alle categorie di aiuti a finalità regionale individuate all’art. 13.
Art. 13 comma 1 lett. c) del Regolamento n.651/2014 precisa che dagli aiuti a finalità regionale sono esclusi i territori che hanno diritto agli aiuti sotto forma di “Regimi Fiscali” che compensano i costi di trasporto delle merci prodotte nelle regioni ultraperiferiche o nelle zone scarsamente popolate, regimi fiscali concessi a favore delle attività di produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti elencati nell’allegato I del Trattato.

Infatti non dobbiamo dimenticare che il D.lgs. n. 128/2015, all’art. 1 comma 3 e comma 4 prevede che non possono essere accusati del reato di evasione o di elusione fiscale, coloro che sono stati esonerati dal pagamento di Dazi Doganali, Iva ed Accise ai sensi dell’art. 34 del D.P.R. n.43/73, di quanto previsto nel D.lgs. n. 374/90 e di quanto previsto dalla normativa Doganale Europea sui “Diritti di Confine” e sulle “Franchigie Fiscali” (sic).

Il D.lgs. n. 128/2015 non fa altro che confermare quanto già previsto dall’art. 5 del Regolamento n.952/2013, Nuovo Codice Doganale dell’Unione Europea (CDU) e nella Circolare esplicativa del suddetto Regolamento n. 8/D del 19 aprile 2016 Prot. n. 4757/RU dell’Agenzia delle Dogane, dove si precisa che per l’Italia resta ancora applicabile quanto previsto dal Testo Unico Doganale approvato con D.P.R. n. 43/73 (art. 170) e quindi (conseguentemente) anche quanto previsto dalla Normativa Comunitaria richiamata nel D.lgs. n. 75/98 (i Regolamenti n. 2913/92 e n. 2454/93 modificati ultimamente dal succitato Regolamento n.953//2013) decreto (75/98) che ha dichiarato tutto il territorio della Sardegna come Zona Franca a cui si applicano le Franchigie Fiscali e Doganali previste dalle seguenti norme:

1. Regolamento CEE n.918/83, recepito nel D.M. n.548/92 e nella Legge n.479/92 che apporta modifiche all’art. 12 del D.P.R. n. 723/1965 e nel D.M. n.489/97;
2. Regolamento n. 274/2008 che riscrive l’art. 45 del Regolamento n. 918/83 precisando che le merci importate nei territori individuati come Zona Franca dalla Direttiva 2006/112/CE del 28.11.2006, godono della Franchigia di Iva ed Accise da qualunque parte del mondo provengano (o vengano inviate);
3. D.lgs. n. 175/2014 (art. 20) dove si prevede che le fatture con “Iva Non Imponibile” emesse ai sensi dell’art. 8 primo comma lett. c) del D.P.R. n. 633/72, “sono autorizzate” purché la Dichiarazione di Intento venga trasmessa con le modalità previste dalla Legge n.161/2014 (art. 12) che recepisce la Direttiva Comunitaria n. 2013/61/UE sulle Regioni Ultraperiferiche.


Modalità meglio esplicitate dalla Legge n.208/2015 art. 1 comma 142 e comma 954 che apportando modifiche all’art. 15, 24 e 167 del D.P.R. n. 917/86, precisa “che si considerano privilegiati i territori in cui la Tassazione Fiscale risulta inferiore del 50% rispetto a quella praticata in Italia”, modalità a suo tempo esplicitate dai seguenti Decreti del Ministero dell’Economia e Finanze:

- D.M. Ministero Finanze 4 maggio 1999 (G.U. 107 del 10 maggio 99);
- D.M. Ministero Economia e Finanze del 21.11.2001 (G.U. 273 del 23.11.2001);
- D.M. 23 GENNAIO 2002 (G.U. 29 del 4.02.2002) dove si precisa che le disposizioni previste per i territori con regime fiscale privilegiato “si applicano ai soggetti e alle attività insediati negli Stati in virtù di accordi o provvedimenti dell'Amministrazione finanziaria dei medesimi Stati”;
- D.M. 32 del 6 marzo 2009 (G.U n. 81 del 7.4.2009);
- Circolare n. 14/D dell’11.06.2009 dell’Agenzia delle Dogane; 
- Circolare dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli del 20 maggio 2015, Prot. n. 58510/RU, dove si conferma che i paesi terzi sono le regioni ultraperiferiche dichiarate Zona Franca, a cui si applica l’art. 17 e 61 del D.lgs. n. 504/95 come modificato dal D.lgs. n. 48/2010, dove si prevede che l’esenzione dalle Accise spetta sui prodotti destinati ad essere consumati dai residenti in Zona Franca, quando per gli stessi prodotti è prevista l’esenzione anche per l’IVA; 
- Circolare dell’Agenzia delle Dogane n. 8/D del 19 aprile 2016 protocollo n. 47577/RU che detta istruzioni circa l’applicazione del Regolamento n. 952/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del nuovo (CDU) Codice Doganale dell’Unione Europea, e dove all’art. 288 si dispone che dal 1° maggio 2016 vengono abrogati i due Regolamenti n. 2913/92 e n. 2454/93, quest’ultimo sostituito dal Regolamento di esecuzione (UE) n. 2016/481 della Commissione del 1° aprile 2016 (regolamenti 2913/92 e 2454/93 richiamati nel D.lgs. n. 75/98).

"La suddetta Circolare n. 8/D (a pagina 81) conferma che l’art. 5 del nuovo CDU approvato con il Regolamento n.952/2013, prevede che per l’Italia “RESTANO APPLICABILI LE DISPOSIZIONI DEL CODICE DOGANALE ITALIANO APPROVATO CON D.P.R. n. 43/73, NONCHE’ LE DISPOSIZIONI DI CUI AL D.LGS. N. 374/90 E DELLE ALTRE DISPOSIZIONI LA CUI APPLICAZIONE E’ DEMANDATA ALLE DOGANE, NELLA MISURA IN CUI LE STESSE (DISPOSIZIONI DOGANALI) NON SIANO IN CONTRASTO O INCOMPATIBILI CON LE DISPOSIZIONI RIFERITE AL QUADRO GIURIDICO SOVRANAZIONALE”.

In pratica, l’art. 1 commi 3 e 4 del D.lgs. n. 128/2015 non fa altro che confermare quanto già previsto all’art. 5 del nuovo CDU (codice doganale comunitario) approvato con il Regolamento n.952/2013 che ha autorizzato i residenti in Sardegna ad operare in esenzione da Dazi Doganali, Iva ed Accise in base a quanto previsto dal D.lgs. n. 75/98, con il quale è stata data attuazione all’art. 12 dello Statuto Sardo, approvato con la Legge Costituzionale n. 3/1948. Decreto (75/98) dove si prevede che la Zona Franca della Sardegna debba essere amministrata secondo i Codici Doganali Comunitari approvati con i Regolamenti n.2913/92 e n.2454/93, richiamati nello stesso D.lgs. n. 75/98. Codici Doganali (sostituiti rispettivamente dai Reg. n. 952/2013 e Reg. n. 481/2016), dove si conferma che nei territori dichiarati zona Franca si applica il “Regime delle Franchigie Fiscali e Doganali” disciplinate in Europa dal Regolamento n. 918/83 e dal Regolamento n.1186/2009, le cui procedure di esecuzione sono state meglio specificate con la Circolare n.2/D del 3 febbraio 2010 e in precedenza con le Circolari n. 22/D del 5 maggio 2004, n. 43/D del 28.11.2008 e n. 14/D dell’11.06.2009, dove si conferma che in Italia le Franchigie Fiscali sono quelle individuate all’art. 34 del D.P.R. n. 43/73, e che le stesse Franchigie Fiscali (chiamate anche sistema fiscale privilegiato) sono riservate - ai sensi del Regolamento n. 918/83, dell’art. 20 bis del D.L. n. 1351/64 convertito nella Legge n.28/65 e dal D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 - ai territori che soffrono di determinate situazioni di svantaggio individuate dall’art. 92 del Trattato di Roma ratificato con Legge n.1203/57, dove si prevede che non costituiscono aiuti di stato gli aiuti dati alle isole ultraperiferiche gravate dai sovra costi del trasporto, spopolate e afflitte da una grave forma di disoccupazione o dai problemi della post industrializzazione.
Territori chiamati anche paese terzo in cui non si applicano le norme comunitarie in materia di Iva e di Accise, come ci spiega la Direttiva n. 2007/74/Ce del Consiglio del 20.12.2007, territori a cui devono venire applicate le Franchigie Fiscali ovvero l’esonero dal pagamento di quei Tributi che si pagano in Dogana, chiamati anche Diritti di Confine (art. 34 del D.P.R. n. 43/73).

"Giova rammentare infine" - continua la Randaccio - "che l’art. 1 e l’art. 28 della Direttiva Comunitaria n.77/388/CEE del 17 maggio 1977, aveva disposto la disapplicazione della normativa sull’Iva, fino ad allora emanata dagli Stati membri, e imposto l’adeguamento della suddetta disciplina alle disposizioni regolamentari e amministrative emanate dalla normativa comunitaria, affinché il regime cosi Armonizzato entri in vigore dal 1° Gennaio 1978”, e previsto all’art. 16 della stessa Direttiva n.77/388/CEE, l’esonero dal pagamento dell’Iva nelle Zone Franche."

 

"Tutti i consumatori che vogliono lottare per ottenere la restituzione dell'Iva e accise possono chiedere il rimborso dell'IVA versata in Sardegna per qualsiasi acquisto dal 7 febbraio 2013. Richiesta (fornita solo agli iscritti al Movimento Sardegna Zona Franca) da formulare all'Agenzia delle Entrate della loro provincia sarda, in carta semplice e con allegati: le delibere della Regione Sardegna del 2013, il Prot.909 in cui si comunica l'attivazione della zona franca, la prova dell'acquisto e dei pagamenti (scontrini o fatture o ricevute dei pagamenti) anche via pec." ecco quanto invita a fare dalla sua pagina social l'avv. Francesco Scifo, segretario politico del Movimento Sardegna Zona Franca.

E poi continua: "In caso di mancata risposta entro 30 giorni, potranno poi utilizzare il meccanismo della compensazione. In caso di risposta negativa dell'Agenzia fiscale dovranno impugnare in massa il diniego, entro 60 giorni, davanti alle Commissioni Tributarie provinciali. Questa è la nostra rivoluzione fiscale e, se saremo migliaia, costringeremo lo Stato ad applicare lo statuto sardo e il D.lgs n.75/98.
Il secondo comma dell'art. 14 del D.lgs. n.114/16 afferma che: "La Regione autonoma della Sardegna puo', con apposita legge e nel rispetto delle norme dell'Unione europea sugli aiuti di Stato, concedere incentivi, contributi, agevolazioni, sovvenzioni e BENEFICI DI QUALSIASI GENERE, da utilizzare in compensazione ai sensi del Capo III del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241". 

Questa legge è retroattiva al 2010 secondo l'art. 18 della stessa legge. Ciò significa che la Delibera n. 8/2 del 7 febbraio 2013 della Giunta Regionale della Sardegna che ha attivato la zona franca integrale su tutta l'Isola è oramai ratificata da una legge dello Stato che retroagendo al 2010 legittima la delibera suddetta. La delibera di Giunta del 2013 scritta da NOI ha ora il timbro della legge dello Stato Italiano. Abbiamo vinto."

 

Il facsimile per la richiesta di rimborso, redatto dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio e dall'avv. Francesco Scifo, è disponibile gratuitamente solo per gli iscritti al Movimento Sardegna Zona Franca.

 

 

 

Nonostante il lutto per la morte del suo caro amico Doddore Meloni e un periodo di stressante lavoro, la dottoressa Maria Rosaria Randaccio - presidente del Movimento Sardegna Zona Franca e acclamata fiscalista a livello nazionale - commenta con gioia la Sentenza della Corte Costituzionale  n.154 del 4 luglio 2017 (sotto in allegato).

"Doddore Meloni anche da morto è riuscito a fare un regalo ai sardi!" queste le sue parole nel momento in cui ci affida l'ennesimo suo prezioso scritto per la pubblicazione.

Infatti il giorno prima della sua morte, la Corte Costituzionale ha depositato la Sentenza n. 154 con la quale viene respinto il ricorso presentato dalla Regione Sardegna sulla questione cosi detta “Vertenza Entrate”. "La Corte dà ragione a chi come noi si batte da anni perche venga rispettato quanto previsto dal D.lgs. n. 75/98, ossia il decreto con il quale tutto il territorio della Sardegna è stato dichiarato zona franca.

Nella succitata Sentenza la Corte Costituzionale tira le orecchie al Presidente Pigliaru ricordandogli che il lamentato irragionevole sacrificio economico all’autonomia finanziaria della Regione, protetta dagli articoli 7 e 8 dello Statuto Sardo e dagli artt. 117 e 118 della Costituzione, è stato superato grazie ai vantaggi economici ottenuti con l’accordo stipulato il 21 luglio 2014, dei cui obblighi lo Stato Italiano si è fatto carico emanando il D.lgs. n. 114/2016.

Sentenza n. 154/2017 che ci fa capire che i vantaggi economici compensativi sono quelli previsti dal D.lgs. n.114/2016, che all’art. 14 autorizza l’attivazione in Sardegna delle “Franchigie Fiscali" ossia la concessione ai residenti dei benefici fiscali che competono a coloro che risiedono nei territori svantaggiati e pertanto dichiarati come extradoganali dall’art. 251 e art. 170 del D.P.R. n. 43/73, i cui svantaggi (come essere isole lontane) risultano individuati dall’art. 92 e 234 del Trattato di Roma ratificato con la Legge del 1957, dove si prevede rispettivamente:

- che gli aiuti dati ai residenti nelle zone Franche extradoganali non possono essere considerati come “aiuti di Stato”; 

- e che la Comunità Economica Europea si impegna a rispettare tutti i diritti degli Stati membri antecedenti alla nascita della CEE, e tra questi diritti da rispettare rientrava ovviamente il diritto all’istituzione in Sardegna delle Zone Franche in quanto previsto all’art. 12 dello Statuto Sardo approvato con la Legge Costituzionale n. 3/1949.

Sentenza n. 154/2017 dove si precisa anche, che il richiamato D.lgs. n.114/2016 che detta norme di attuazione all’art. 8 della Statuto Sardo individuando la percentuale delle entrate fiscali devolute dallo Stato alla Regione, all’art. 18 precisa che “le disposizioni contenute dello stesso decreto (114/2016) sono applicabili a decorrere dal 1° gennaio 2010, al fine di eliminare gli squilibri finanziari che sono la causa principale dei problemi economici dell’isola.
Decorrenza giuridica al 2010 (del D.lgs. n. 114/2016) che significa di fatto rendere nulle (anzi inesistenti) tutte le cartelle esattoriali notificate da Equitalia ai residenti in Sardegna, cartelle che hanno determinato gli squilibri finanziari che l’Italia si è impegnata a sanare con il D.lgs. n. 114/2016 la cui applicazione decorre dal 1° gennaio 2010.

Mentre la dottoressa Randaccio, in lacrime, apprende della notizia della morte del patriota Doddore Meloni, l'avvocato Francesco Scifo commenta a caldo questa vicenda: "Lo aveva detto pubblicamente dal primo giorno di detenzione: farò come Bobby Sand lo storico indipendentista irlandese che morì per lo sciopero della fame nelle carceri inglesi. E lo ha fatto, purtroppo, oggi è morto Doddore Meloni per lo sciopero della fame in carcere, nessuno degli storici esponenti dell’indipendentismo sardo, dell’autonomismo, dei partiti nazionali degeneri che siedono sugli scranni parlamentari, tranne la lega nord, ha fatto nulla di concreto per difenderlo e difendere l’idea della Sardegna autonoma e capace di vivere fuori dal cappio nazionale. Noi del Movimento Sardegna Zona Franca siamo tra i pochi che esprimono condoglianze sincere ai familiari e alla Sardegna che oggi muore con Doddore come paese e nazione. L’Italia entra oggi di diritto nel novero dei paesi che violano i diritti umani e fanno morire in carcere i detenuti politici. L’idea di una Sardegna indipendente rimarrà nella storia, come il nome di chi è stato l’unico a morire per essa. Lo Stato italiano voleva una pena esemplare contro l'indipendentismo sardo e l'ha avuta ed eseguita. Volevano far capire ai sardi che chi lotta per l'indipendentismo della Sardegna muore."

Il Movimento Sardegna Zona Franca si stringe intorno alla famiglia dell'eroe sardo che ha combattuto fino all'ultimo respiro per ciò in cui credeva, dando un esempio di forza, dignità e coraggio a tanti giovani senza ideali e sacrificando la propria vita per la causa dell'indipendenza della Sardegna.

Doddore, ultimo patriota sardo, martire di uno Stato crudele e di una Giustizia che punisce soltanto chi non si conforma ai poteri forti.

 

Le parole della dott.ssa Randaccio sono come sempre inequivocabili e dirette. “Se passa questa bestialità vuol dire che in Italia ai vertici delle Pubbliche Amministrazioni ci saranno solo dei mascalzoni!”. Questo è il primo commento della fiscalista e presidente del Movimento Sardegna Zona Franca.

La “manovra” di cui si parla è quella con cui il Governo intende stabilizzare nel ruolo dei dirigenti dell'amministrazione fiscale quei soggetti in servizio da almeno 5 anni in area apicale che abbiano svolto negli ultimi otto anni almeno tre anni in funzione di dirigenti con valutazioni positive e abbiano superato un concorso pubblico di ingresso nei ruoli organici dell’A.F.

La Randaccio continua: “Infatti ciò che nessuno racconta sui falsi Dirigenti è che gli stessi occupano quei posti in quanto usurpatori di pubblici poteri, falsi dirigenti a cui i Politici Corrotti che siedono in Parlamento hanno promesso l'impunità nonostante siano responsabili di un gravissimo Reato penalmente rilevante nonché di danno all'Erario. Impunità garantita con apposita legge: l'art. 20 comma 1 bis del D.lgs. n. 82/2005, introdotto dal D.lgs. n. 179/2016 ha previsto che "l'idoneità del documento informatico a soddisfare il requisito della forma scritta e il suo valore probatorio sono liberamente valutabili in giudizio, in relazione alle sue caratteristiche oggettive di qualità sicurezza, integrità e immodificabilità ..."
I Politici in carica nel Parlamento Italiano hanno dimenticato di includere tra le suddette caratteristiche probatorie l'elemento più importante dell'atto amministrativo, quello che ne condiziona la stessa ESISTENZA o la sua NULLITA'.
Hanno dimenticato di affidare al giudice anche il potere di verificare se la iscrizione a ruolo del debito tributario sia stata o no sottoscritta da un semplice impiegato (senza poteri) oppure come dovuto da un Dirigente di prima fascia, o da altro dirigente la cui qualifica corrisponda a quella dell'Intendente di Finanza, e ciò ai sensi dell'art. 15 della Legge n.413/91 che nel modificare l'art. 23 del D.P.R. n. 602/73 precisa che "l'Intendente di Finanza, previo accertamento della conformità dei singoli ruoli alle disposizioni di questo titolo, appone il VISTO DI ESECUTORIETA' dei ruoli sul riassunto riepilogativo che ne costituisce parte integrante e ne invia copia alla competente Ragioneria Provinciale"!
Liberare il Giudice delle proprie funzioni istituzionali, lasciando alla sua discrezionalità il superamento dei vincoli costituzionali che impongono prioritariamente la valutazione se l'atto sia o meno nullo, significa che il Giudice non è più soggetto alla Legge ma esclusivamente all'arbitrio autorizzato da politici disonesti.

Anche se il Giudice non è più tenuto ad accertare se l'iscrizione a ruolo del debito tributario sia stata o no sottoscritto da semplice impiegato e non invece da un Vero Dirigente come dovuto, riteniamo che lo stesso Giudice non possa violare un principio di livello Costituzionale come quello dove si prevede l'Organizzazione Gerarchica della Pubblica Amministrazione (art. 97 della Cost.), il che significa verificare prioritariamente se chi ha sottoscritto il documento, seppure in forma elettronica, aveva o no il potere di attestare il contenuto e la veridicità dello stesso, ai sensi: dell'art. 2 dello stesso D.lgs. n. 82/2005 dove si precisa che:
"le disposizioni del codice dell'amministrazione digitale si applicano alle pubbliche amministrazioni di cui all'art.1 comma 2 del D.lgs. n. 165/01, e nel rispetto di quanto previsto dall'art. 2 comma 1 bis dello stesso D.lgs. n. 165/01 dove si prevede che nell'organizzazione degli uffici, la direzione di quelli di maggiore rilevanza devono essere conferiti nel rispetto della disciplina sul trattamento dei dati personali di cui al D.lgs. n. 196/2003.
L'art. 3 comma 1 quater del suddetto codice emanato con D.lgs. n. 82/2005 conferma che la gestione dei procedimenti amministrativi è attuata nel rispetto dei principi dettati dall'art. 1 e 2 del D.lgs. n. 165/01 e che il cittadino ha diritto di individuare l'ufficio e il funzionario responsabile del procedimento amministrativo con mezzi telematici."

A breve la dott.ssa Randaccio pubblicherà un documento con il quale i Sardi potranno chiedere il risarcimento danni dal 1998 ad oggi per le tasse non dovute nella zona franca della Sardegna.

 

Il 31 maggio scorso, presso il Tribunale di Cagliari, si è svolta la prima udienza davanti al giudice per le indagini preliminari per l'esposto del Movimento Sardegna Zona Franca relativo alla mancata applicazione delle leggi sulla zona franca vigenti in Sardegna - presentato dall'avvocato Francesco Scifo - segretario politico del Movimento.
Il giudice si è riservato di decidere in data da stabilire. Dal documento che pubblichiamo in allegato, frutto delle indagini della Polizia Giudiziaria del Tribunale di Cagliari, emerge un quadro chiaro: la zona franca in Sardegna non parte solo per una precisa scelta politica della Giunta in carica pro tempore.

Questo il commento dello stesso avvocato Scifo: "Dobbiamo forse ritenere che la legge sia una opinione secondo la Procura della Repubblica di Cagliari? Dalla richiesta di archiviazione del nostro esposto, presentata dal Pubblico Ministero il 31 maggio scorso, sembrerebbe di si.
La legge non parrebbe essere vincolante per i politici: ciò che si evince da questa relazione di Polizia Giudiziaria e dalla successiva richiesta di archiviazione è che chi è al vertice delle istituzioni in Sardegna ed in Italia possa impunemente violare tutte le norme vigenti e decidere,di applicarle o meno, solo se lo desidera.
Il politico sembrerebbe non essere più tenuto al rispetto della legge anche dove la legge è chiara e precisa così come avviene nella Legge regionale n.20 del 2013 e il D.lgs. n.75/98. Dobbiamo quindi ritenere che l'obbligo di legge esista sempre e solo per i semplici cittadini e per i politici a discrezione. In questa relazione di polizia vi è la prova che oggi non esiste più l'imperio della legge. Lo sapevamo già, ma in questo atto è scritto nero su bianco. Non ci resta che confidare che il Giudice per le indagini preliminari, che deciderà sulla richiesta di archiviazione cui ci siamo opposti, esamini attentamente gli atti. Attendiamo fiduciosi."

Pertanto, se a qualcuno non fosse ancora chiaro, anche secondo la Polizia Giudiziaria la mancata attuazione della zona franca in Sardegna è da ricercarsi nella volontà politica. Ci auguriamo che i Sardi lo ricordino alle prossime elezioni.

 

L'avv. Francesco Scifo, segretario politico del Movimento Sardegna Zona Franca, ancora una volta dal suo profilo social punta il dito contro l'inerzia e l'illegalità in cui versa la società e la politica sarda, ammonendo i cittadini su quanto la Sardegna sta rischiando di perdere e spronandoli ad agire per il bene comune. Queste le sue parole: "Nei giorni scorsi alcuni mezzi di comunicazione sardi hanno parlato di zona franca. Una sfilata di consiglieri regionali, senza alcuna competenza in materia, ha declamato frasi ad effetto davanti alle telecamere e si sono fatti una "Commissione" per ancora perdere tempo e mangiare a spese pubbliche. Invece, eccovi la legge (in allegato) che con la collaborazione della magistratura locale, dei Prefetti e delle amministrazioni dei vostri partiti non applicate in spregio alla legalità senza che nessun organo dello Stato vi sanzioni. Ora, tra breve, Vi preannuncio che verrà scippato ai Comuni sardi e alla popolazione, tutti ignavi e incapaci di capire la straordinaria risorsa economica e di autonomia che già ogni comune sardo ha e non sfrutta colpevolmente, il loro diritto attuale alle zone franche ed ai diritti speciali. Esiste qualche sindaco onesto?

Dubito a questo punto di trovarlo, ma se legge questo post forse capirà quello che dice la legge vigente: oggi OGNI COMUNE SARDO ha il 33% della società di gestione della zona franca e i diritti speciali derivanti dalla Legge n.762/73, tra poco, se non si muove per fare applicare la legge, non avrà nulla perché la legge verrà abrogata per accentrare solo a Cagliari e vendere la gestione della zona franca a stranieri sottraendola alla popolazione. Questo è il loro programma: ve lo dico prima così lo sapete."

Cittadini avvisati....

 

 

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