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Ufficio Stampa

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Continua la persecuzione politica del patriota sardo Salvatore Meloni, noto Doddore, 74 anni, che nella mattinata di ieri è stato inseguito e poi arrestato dai Carabinieri mentre si recava spontaneamente al carcere di Massama a Oristano. L'avvocato Francesco Scifo, segretario politico del Movimento Sardegna Zona Franca, commenta così questo gravissimo episodio della cronaca giudiziaria isolana: "E' con estremo sconcerto che assisto alla incredibile indifferenza della maggioranza dei Sardi e della Sardegna ad un fatto gravissimo come l'arresto e l'incarcerazione di Doddore Salvatore Meloni. Le accuse, per le quali è stato giudicato da una Corte di uno Stato che peraltro ha sempre contestato nella sua sovranità e legittimità, per quanto possano essere fondate o meno sul piano giudiziario, non giustificano l'arresto e la carcerazione imposta in questi termini. Quest'uomo ha il merito di aver costretto lo Stato ad applicare la legge sulle minoranze etniche alla Sardegna e il bilinguismo nei processi e negli atti amministrativi. Tutta la Sardegna senza colore politico dovrebbe chiedere subito la sua liberazione per quello che ha fatto e ottenuto da solo contro uno stato coloniale che non applica le sue leggi. Come mai lo Stato Italiano non applica il d.lgs n.75/98, l'art. 12 dello Statuto legge costituzionale, il d.p.c.m. 7 giugno 2001, la legge regionale n.20 del 2013 e nessuno tra i funzionari dello Stato e della Regione che dovrebbero fare applicare e applicare le leggi e non lo fanno viene arrestato o processato malgrado le mie denunce pendenti da tre anni alla Procura della Repubblica di Cagliari e Roma? La mancata attuazione della zona franca ha messo in ginocchio un intero popolo per l'inerzia dello Stato nell'applicazione delle sue leggi e si arresta Doddore Salvatore Meloni perchè avrebbe evaso il fisco o fatto qualche trucchetto contabile? Ma come davanti a crimini contro l'umanità come quelli di fare morire un popolo di cancro per le mancate bonifiche e la mancata vigilanza, come quelli di fare emigrare tutti i giovani perchè non si applica la zona franca prevista e regolata da leggi in vigore, come quello di togliere la mobilità, come quello di fare mancare l'acqua il cui prezzo è impazzito in Sardegna e l'aria pulita o come quello di riempire di diossina tutta l'area di Cagliari nessuno viene arrestato: VERGOGNA! Avete arrestato Doddore perchè ha detto che a Oristano se Meris vincerà applicherà la zona franca! Ma non ci intimidirete la Gente ora lo sa e voterà secondo coscienza."

Doddore Meloni ha già cominciato lo sciopero della fame e della sete che aveva annunciato nei giorni scorsi quando aveva manifestato l'intenzione di consegnarsi spontaneamente per cominciare a scontare le condanne a suo carico. 

 

 

Il Movimento Sardegna Zona Franca chiede l’annullamento delle cartelle di pagamento emesse dall'Agenzia delle Entrate nei confronti dei contribuenti sardi in quanto esse dovevano essere precedute da una comunicazione emanata ai sensi dell’art. 167 comma 8 ter e co. 8 quater del dlgs n.917/86, dove si prevede che l’amministrazione finanziaria, prima di procedere all’emissione dell’avviso di accertamento d’imposta o di maggiore imposta, nei confronti di un cittadino residente in un territorio extradoganale perché dichiarato zona franca, cittadino considerato anche come residente all’estero, (vedi in tal senso Direttiva n. 69/75/CEE del 4 marzo 1969), deve notificare all’interessato apposito avviso, con il quale viene concesso al medesimo, la possibilità di fornire nel termine di novanta giorni, le prove per la disapplicazione del comma 1 o del comma 8 bis dello stesso art. 167 del dpr n. 917/86.

Il comma 8 ter prevede che le disposizioni del comma 8 bis, non si applicano se il soggetto (residente in Sardegna) dimostra che l’insediamento nel territorio extradoganale dichiarato zona franca, non rappresenta una costruzione artificiosa volta a conseguire un vantaggio fiscale, ma semplicemente l’esercizio di un diritto inerente coloro che vi sono nati o vi hanno istituito la sede fiscale della propria impresa, ai sensi del dlgs n.75/98, decreto con il quale tutta la Sardegna è stata dichiarata zona franca, decreto mai abrogato e pertanto ancora in vigore.

Appare evidente come, proprio ai sensi del dlgs n.75/98 che lo prevede espressamente, i funzionari delle Agenzie Fiscali della Sardegna (Entrate, Demanio, Dogane) sono tenuti ad applicare obbligatoriamente, nei confronti dei contribuenti residenti nell’isola della Sardegna, la Normativa Comunitaria sulle franchigie fiscali, prevista nei Regolamenti Comunitari n. 918/83, n. 2151/84, n. 2504/88, n. 2913/92, n. 2454/93, questi ultimi appositamente richiamati nel suddetto decreto (dlgs n.75/98), regolamenti che i funzionari delle Agenzie delle Entrate sono tenuti ad applicare per non incorrere nelle sanzioni previste dalla legge n.300/2000 relativa alla lotta contro la corruzione nella quale sono coinvolti funzionari delle Comunità europee o degli Stati membri dell’Unione.
Mentre i Regolamenti Comunitari si applicano direttamente, le Direttive Comunitarie devono essere recepite da ogni singolo stato membro, in particolare quelle che riguardano le zone franche di cui alle Direttive Comunitarie Armonizzate n. 69/75/CEE, n. 77/388/ CEE, n. 2006/112/CEE, n. 2008/118/CEE dove si prevede che i residenti nelle zone franche hanno diritto ad una tassazione fiscale, diversa e decisamente inferiore rispetto a quella riservata ai residenti nelle altre regioni italiane che non sono Isole e tantomeno isole circondate da oltre diecimila chilometri quadrati di Mar Mediterraneo come la Sardegna.
Le suddette Direttive sono state recepite nella seguente legislazione italiana: all’art. 2 del dpr n. 627/1978, agli artt. 8, 21, 68, 71 del dpr n.633/72, all’art. 170 e 251 del dpr n.43/73, nel dpr n.723/1965 come modificato dalla legge n.479/92, nel dlgs n.374/90, nel dlgs n.504/95 dove all’art. 17 si prevede i prodotti soggetti ad accisa sono esenti dal pagamento del suddetto tributo quando sono destinati ad essere consumati nelle zone franche chiamate anche Paesi Terzi, nel D.M. 489 del 05.12.1997, nel dlgs n.471/97, dove si conferma che le zone franche dell’Italia sono disciplinate dalla normativa Comunitaria e che l’Italia può emanare solo “Norme di Recepimento” in tema di zone franche.
Oltre che per quanto sopra esposto e richiamato, si chiede l’annullamento della succitata cartella in quanto la stessa (cartella) non è stata preceduta da una richiesta di chiarimenti notificata con apposito atto ai sensi:

1. dell’art. 5 comma 1 lett. d) della legge n.23/2014 dove si precisa che resta a carico dell’Amministrazione finanziaria l’onere di dimostrare il disegno elusivo e le eventuali modalità di manipolazione e di alterazione funzionale degli strumenti giuridici utilizzati;
2. del dlgs n.128/2015 che alle premesse precisa che lo stesso decreto è stato emanato in attuazione del diritto dell’Unione Europea in materia di abuso del diritto fiscale, dei principi di uguaglianza, legalità, capacità contributiva e di certezza dei rapporti giuridici, nonché dei principi dello statuto dei diritti del contribuente, principi ai quali sono tenuti ad adeguarsi tutti gli Stati Membri, e che non possono essere accusati di elusione fiscale coloro che sono esonerati dal pagamento di dazi doganali iva e accise ai sensi dell’art. 34 del dpr n.43/73 e di quanto previsto dal dlgs n.374/90, ossia coloro che hanno diritto alle franchigie fiscali perche residenti in territori considerati extradoganali perche dichiarati zona franca,
3. del decreto n.128/2015 che - nell’apportare modifiche all’art. 10 bis nella legge n.212/2000 - conferma che l’Amministrazione finanziaria ha l’onere di dimostrare l’esistenza dei motivi per quali si ritiene sia configurabile un abuso del diritto, e che detto accertamento deve essere preceduto, a pena di nullità, dalla notifica al contribuente di una richiesta di chiarimenti da fornire entro un determinato termine, e che resta ferma la liberta di scelta del contribuente tra regimi opzionali diversi offerti dalla legge, tra operazioni comportanti un diverso carico fiscale, e che non si considerano abusive, in ogni caso, le operazioni giustificate da valide ragioni extrafiscali, non marginali, anche di ordine organizzativo o gestionale, che rispondono a finalità di miglioramento strutturale o funzionale dell’impresa ovvero dell’attività professionale del contribuente;
4. dell’art. 20 del dlgs n.175/2014 per poter operare in “Regime di Iva non Imponibile ai sensi dell’art. 8 primo comma lett.c) del dpr n. 633/72”, la Dichiarazione di Intento deve essere trasmessa con le modalità previste dalla legge n.161/2014 (art.12) che ha recepito la normativa comunitaria di cui alla Direttiva n. 2013/61/UE.

Se tutto quanto sopra esposto non fosse riferito ai residenti in Sardegna, per quali altri contribuenti italiani sta legiferando il Parlamento? Per quale motivo è stato emanato nel 1998 il dlgs n. 75, che dava attuazione all'art.12 dello Statuto Sardo, e che istituiva 6 porti franchi nelle aree di Cagliari, Olbia, Porto Torres, Oristano, Portovesme e Arbatax, e alle zone industriali ad essi collegate o collegabili, se non per colmare il divario che Sardegna - distante dalla penisola più che dal continente africano - ha nei confronti delle altre regioni italiane? 

La risposta è che i politici del passato erano forse molto più attenti alle esigenze di un popolo già di per sè defraudato dei diritti ad esso spettanti per il solo fatto di vivere in un'isola, mentre l'attuale classe politica si gongola nella propria posizione privilegiata, tenendosela ben stretta, evitando di guardare oltre il proprio naso e lasciando il popolo che dovrebbe rappresentare in balìa del proprio destino e in mezzo a un mare, certo bellissimo e unico, che luccica agli occhi del mondo, ma che uccide coloro che non riescono a raggiungere la terra ferma.

 

 

 

Il territorio della Sardegna - pur essendo stato dichiarato zona franca dal D.lgs. n.75/98 - non gode ancora di quel regime fiscale di compensazione allo vantaggio (franchigie fiscali) che spetta alle isole lontane, i cui residenti sono afflitti da una grave forma di disoccupazione, territori classificati come extradoganali, nei dai Codici doganali Italiani emanati con Legge n.1424/1940 (art. 1) e con D.P.R. n. 43/73 (art. 2 e 251), e quindi ancora prima che nascesse la Comunità Economica Europea (CEE) che è nata con il Trattato di Roma, ratificato dall’Italia con la Legge n.1203/57, dove si individuano quali siano gli svantaggi che danno diritto alla istituzione delle zone franche extradoganali, con l’ulteriore precisazione che gli aiuti dati come franchigie fiscali non sono considerati Aiuti di Stato (art. 92).
Le zone franche, sono classificate come territori extradoganali in quanto vengono considerate fuori dalla linea doganale sia dell’ Italia che dell’Europa, e quindi individuate tali sia nella Direttiva n.69/75/CEE che nel Regolamento Comunitario n. 918/83 oppure (individuate) come “Territori all’Estero o Territori Terzi”. Territori dove i residenti per poter competere paritariamente con il resto del mondo (oggi più che mai difficile perché globalizzato) hanno diritto ad usufruire di importanti agevolazioni fiscali, che sono riservate non solo ai residenti, ma anche a tutti gli imprenditori che vorranno a investire nei suddetti territori (diventati appetibili grazie alle esenzioni fiscali), al fine di creare posti di lavoro, il solo modo per superare lo svantaggio e mettere in moto l’economia dell’isola (considerato territorio svantaggiato).

I Sindaci, il Presidente della Regione e tutte le Autorità del territorio dovrebbero OSARE di più perche esistono le leggi che confermano il nostro diritto all’applicazione non solo delle suddette “franchigie Fiscali”, ma anche alla contestuale attribuzione ai Comuni della Sardegna di particolari Entrate, chiamate “Diritti Speciali al Consumo” sui generi che fruiscono di particolari agevolazioni fiscali, entrate disciplinate dalla Legge n.762/1973, dove si prevede che i Comuni ubicati nei territori extradoganali, dichiarati perciò zona franca, possono incassare direttamente le proprie entrate, applicando apposite aliquote su tutte le merci e sui servizi, aliquote che vengono individuate ogni due anni con apposito decreto dell’Agenzia delle Entrate, e che riguardano le merci i servizi e le materie prime, compresi i carburanti e l’elettricità. Diritti Speciali, che vengono applicati da quasi 70 anni nella Regione Valle d’Aosta, a Livigno, alla Città di San Marino e alla Città del Vaticano, territori che sono considerati zone franche extradoganali, cosi come lo è la Sardegna ai sensi dell’art. 7 e 71 del D.P.R. n. 633/72, dove si prevede che i residenti nei territori extradoganali classificati come zone franche, non devono pagare l’IVA e - qualora l’abbiano pagata - ne possano chiedere lo sgravio o la possano chiedere a rimborso, ai sensi dell’art. 38 bis del D.P.R. n. 633/72.
Diritto al rimborso dell’IVA e delle ACCISE disciplinato dal Regolamento Comunitario n. 1430/1979 del 2 luglio 1979 e successive modifiche, regolamento che si applica direttamente su tutto il territorio comunitario, compresa l’Italia e la Sardegna, diritto al rimborso previsto (ai sensi del suddetto Regolamento) anche per i residenti nell’isola della Sardegna dalla Legge n.122/83 (art. 1).

Il fatto che i residenti in Sardegna potessero chiedere il rimborso dell’Iva ci fa capire che fin da allora (1983) il territorio della Sardegna risultava già classificato come territorio extradoganale e pertanto zona franca, ai sensi dell’art. 20 bis del D.L. n. 1351/64 convertito nella Legge n.28/65 che aveva esteso i benefici fiscali previsti dall’art. 11 della Legge n.1438/1948, (già previsti per le zone franche di Livigno e Gorizia) ai territori svantaggiati come individuati dal Trattato di Roma al titoli II della Legge n. 1203/57, Titolo II dove si individuano i disagi che danno diritto alla compensazione fiscale, e tra questi disagi sono individuati quelli relativi Isole Lontane afflitte da una disoccupazione anomala rispetto al resto delle Regioni, e che i suddetti aiuti non devono essere considerati “Aiuti di Stato”. 

Con l’ulteriore precisazione contenuta all’art. 9 della succitata Legge n.28/1965 che converte il D.L. n.1351/64, dove si precisa che i Dazi Doganali corrispondono ai Diritti di Confine, ossia diritti che si pagano in dogana e che comprendono anche l’Iva e le Accise, diritti di confine attualmente individuati dall’art. 34 del D.P.R. n. 43/73.
Extradoganalità dell’Isola confermata più tardi dal D.lgs. n. 75/98 che ha dichiarato zona franca tutto il territorio della Sardegna, con le modalità previste dalla normativa comunitaria richiamata nello stesso decreto, ossia i Regolamenti n. 2913/92 e n. 2454/93, dove l’art. 206 del Regolamento n. 2913/92 precisa che non sorge alcuna obbligazione doganale nei confronti di una merce destinata alle zone franche, il Codice doganale italiano approvato con D.P.R. n.43/73, all’art.170 si precisa che le zone franche italiane devono venire gestite secondo quanto previsto dalle: Direttive n.69/74/CEE e n.69/75/CEE del 4 marzo 1969, e quindi anche da quanto previsto dal Regolamento n. 918/83 con il quale vengono disciplinate le “franchigie fiscali” ossia i diritti che competono ai residenti nei territori extradoganali dichiarati per questo zona franca, mentre le modalità di gestione delle zone franche sono state disciplinate dai Regolamenti n. 2503/88 e n. 2504/88, regolamenti e direttive comunitarie recepite nella Legge italiana n. 28/97, dove all’art. 2 si prevede che i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 (ossia i residenti nei territori extradoganali dichiarati zona franca), possono usufruire delle franchigie fiscali previste dal Regolamento n. 918/83, e che per poter effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’IVA (ai sensi dell’art. 8 del D.P.R. n. 633/72) devono presentare apposita Dichiarazione di intento all’Agenzia delle Entrate.
“Franchigie fiscali” riservate ai residenti nei “territori extradoganali”, considerati come residenti all’estero, e dove i suddetti, in base al principio di “non discrimine” hanno diritto ad una fiscalità diversa ed inferiore rispetto a quella prevista per le altre regioni italiane prive della caratteristica negativa legata alla “lontananza” e alla conseguente mancanza anomala di posti di lavoro, caratteristica derivante dalla collocazione geografica dell’isola, circondata da diecimila chilometri quadrati di Mar Mediterraneo e pertanto più lontana di quanto lo siano le Isole Azzorre o le Isole Canarie dalla terra antistante, Canarie e Azzorre dichiarate zona franca dall’art 349 del Trattato di Lisbona per la loro insularità e la loro grande distanza.

Alcuni imprenditori sardi già operano con il regime delle “franchigie fiscali” ed emettono la fattura con la seguente dicitura “IVA NON IMPONIBILE AI SENSI DELL’ART. 8 PRIMO COMMA LETT.C) del D.P.R. n. 633/72, dicitura che deve contenere anche gli estremi della risposta di accettazione da parte della Agenzia delle Entrate, della nostra DICHIARAZIONE DI INTENTO (di voler operare in regime di zona franca ovvero in regime di Franchigie Fiscali).

Il Movimento Sardegna Zona Franca sta lavorando per riprendere il dibattito con tutti i Comuni della Sardegna e con la stessa Regione, perché i seguenti benefici fiscali (franchigie fiscali) collegati al D. Lgs. n. 75/98, diventino effettivi su tutto il territorio dell’isola, i quali consistono nella seguente imposizione fiscale compensativa allo svantaggio di “isola lontana”:

1) esenzione da dazi doganali IVA e ACCISE (sui beni e sui servizi)
2) aliquota massima del 12,5% sull’utile di impresa anche commerciale
3) esenzione totale da ISI, ICI, IMU, IRPEG, ILOR, INVIM e addizionali
4) eliminazione totale del cuneo fiscale (contributi previdenziali e assistenziali che gravano sui datori di lavoro)
5) eliminazione delle ritenute sugli utili degli investimenti in titoli, depositi bancari, ecc.
6) nessuna tassazione sulle pensioni  
7) ritenuta alla fonte del 12,5% sugli stipendi dei dipendenti pubblici e privati

 

 

 

La dottoressa Maria Rosaria Randaccio, presidente del Movimento Sardegna Zona Franca e rinomata fiscalista, mette a disposizione di tutti coloro che vogliono iniziare ad avvalersi del regime fiscale della zona franca il documento (in allegato anche qui sotto) da consegnare ai propri commercialisti affinché inviino all'Agenzia delle Entrate la Dichiarazione d'Intento per i propri clienti che lo richiedono.

Il nuovo modello di Dichiarazione d'Intento è stato inserito nel Decreto Semplificazioni e può essere utilizzato a partire dal 1 marzo 2017. In esso è stata eliminata la possibilità di richiedere acquisti in sospensione di Iva dal … al ... per cui resterà la possibilità o di indicare un importo fisso (quello della fornitura) ovvero un importo massimo valido per più forniture, fino a concorrenza del quale il fornitore dovrà emettere fattura senza Iva.
In sostanza gli esportatori abituali dovranno indicare, per ciascun fornitore, l’importo fino a concorrenza del quale il fornitore potrà emettere, per l’anno solare di riferimento, fatture senza applicazione dell’IVA.

Il Movimento Sardegna Zona Franca istituirà a breve dei corsi collettivi dedicati ai propri soci per la corretta compilazione della Dichiarazione d'Intento. Le iscrizioni apriranno la settimana prossima. 

 

 

 

In attuazione di quanto previsto dalla Direttiva Comunitaria n. 85/337/CE del Consiglio, della Direttiva n. 97/11/CE, ed in attuazione di quanto previsto dalla Legge n.355/76 (art. 2) e della Legge n.443/2001 (art. 1), l’art. 1 (co.mi da 990 a 996) della Legge n. 296/2006 (FINANZIARIA 2007) aveva autorizzato un contributo annuo di 20 milioni per 20 anni a decorrere dal 2007 da destinare alle grandi infrastrutture portuali considerate "insediamenti produttivi strategici e di preminente interesse nazionale da realizzare per la modernizzazione e lo sviluppo del paese".
I fondi sono stati assegnati direttamente alle Autorità Portuali, perché li destinassero ad opere immediatamente cantierabili, previa trasmissione al Ministero dell’Economia e Finanze dei corrispondenti piani finanziari.

L’art.2 comma 2 novies, 2 decies e 2 undecies del D.L. n.225/2010 - convertito nella Legge n. 10/2011 - ha proceduto a revocare i suddetti fondi statali a fronte dei quali non è stato pubblicato il bando di gara per l’assegnazione dei lavori entro il quinto anno dal trasferimento o dall’assegnazione dei fondi, le cui quote non utilizzate sono state ripartite tra le altre Autorità Portuali che invece hanno provveduto ad attivare le procedure con pubblicazione dei bandi di gara entro la data del 30 settembre 2010.

Per le stesse finalità (miglioramento della competitività dei porti italiani) nuovi finanziamenti sono stati stanzianti a favore delle Autorità Portuali, con il D.L. n.145/2013 convertito nella Legge n.190/2014 art. 1 comma 236.

Queste sono alcune delle occasioni perdute (o da sfruttare) del popolo sardo, che tutt'ora è amministrato da politici che preferiscono lingere la propria poltrona piuttosto che rivolgere lo sguardo verso i veri benefici per la Sardegna, che non sono quelli di avere a tutti i costi una manciata di posti di lavoro per esempio in un'industria pericolosa e inquinante, ma posti di lavoro per tutto quel 40% di Sardi che li aspettano. E che si aspettano da chi hanno votato (o da chi muove i fili in Regione) risposte e fatti. Fatti che ancora non arrivano, leggi e delibere chiuse in un cassetto mentre un popolo intero anela al benessere e chiede di avere le stesse opportunità di chi vive sulla terra ferma. Il popolo attende che la Regione si metta a studiare o che almeno sappia farsi consigliare da consulenti preparati, affinché almeno i soldi che l'Europa ci destina siano portati nelle tasche dei cittadini e delle imprese.

 

Il Movimento Sardegna Zona Franca si fa promotore della creazione di una delegazione di partiti e movimenti sardi che vada a Roma e partecipi al tavolo del 25 marzo prossimo.

Queste le parole dell'avvocato Francesco Scifo, Segretario Politico del Movimento: "Occorre un tavolo tecnico alla presenza di tutte le forze politiche sarde per preparare una delegazione federalistica forte e unitaria da mandare a Roma il 25 marzo a vincere la resistenza nazionale e dell'Unione. Abbiamo le norme ma dobbiamo incontrarci e agire insieme da sardi, senza distinzioni di credo politico, per avere la forza di usarle. La delegazione sarda che proponiamo a tutti i partiti e movimenti dovrà presentare al Governo cinque domande, in vista delle celebrazioni del 60 anniversario dei trattati di Roma che si terranno il 25 marzo prossimo:

1. Riconoscimento del diritto storico della Sardegna ad avere un regime fiscale e doganale differenziato all'interno dello Stato Italiano connesso alla posizione geografica insulare, piú vicina al continente africano che all'Italia;

2. Riconoscimento nei trattati della specialità etnica, storica e geografica della Regione Sardegna con lo Status di regione autonoma, nell'ambito dello stato membro Italia, esattamente come avvenuto per le regioni autonome di Danimarca, Francia, Spagna, Portogallo, nonchè Germania, Grecia e Gran Bretagna;

3. Riconoscimento del diritto dei sardi, quale minoranza etnica riconosciuta dalle leggi nazionali ed internazionali, ad avere come lingua ufficiale il sardo;

4. Riconoscimento del diritto esclusivo della Sardegna allo sfruttamento delle proprie risorse naturali e alla inviolabilità dei propri confini e acque territoriali;

5. Riconoscimento dello Statuto speciale sardo e delle relative norme tra gli allegati ai trattati in virtú della riserva n.49 allegata dall'Italia ai Trattati."

Ricordiamo che in base all'art. 52 dello Statuto Sardo (Legge Costituzionale n.3 del 1948) e al D.lgs. n.363/99 art. 1 possiamo contrastare questo accordo contrario agli interessi della Sardegna.

Ricordiamo inoltre che la Sardegna è più vicina all'Africa di quanto non sia vicina alla penisola italiana. Infatti, il punto della Sardegna che si considera come il più vicino all'Africa è Capo Teulada, mentre il punto dell'Africa più vicino alla Sardegna è Cap Serrat, in Tunisia: la distanza tra questi due punti è di circa 178 km. Invece, il punto della Sardegna più vicino alla penisola italiana è Capo Ferro, mentre il punto della penisola italiana più vicino alla Sardegna è il Monte Argentario: la distanza tra essi è di 188 km.

La normativa che ci interessa, è la seguente:

Art. 52 Legge Costituzionale n.3/1948 (Statuto Sardo)
La Regione è rappresentata nella elaborazione dei progetti dei trattati di commercio che il Governo intenda stipulare con Stati esteri in quanto riguardino scambi di specifico interesse della Sardegna. La Regione è sentita in materia di legislazione doganale per quanto concerne i prodotti tipici di suo specifico interesse.

Decreto Legislativo 15 settembre 1999, n. 363
Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Sardegna in materia di partecipazione della regione alla elaborazione dei progetti di trattati di commercio che lo Stato intende stipulare con Paesi esteri. (G.U. n.248 del 21.10.1999)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Visto l'articolo 87, comma quinto, della Costituzione; Vista la legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, che ha approvato lo statuto speciale della regione autonoma della Sardegna; Visto, in particolare, l'articolo 52 del predetto statuto speciale; Vista la proposta della commissione paritetica prevista dall'articolo 56, primo comma, della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, nonche' il parere del consiglio regionale della Sardegna; Vista la delibera del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 3 settembre 1999; Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro per gli affari regionali, di concerto con i Ministri degli affari esteri e del commercio con l'estero; E m a n a il seguente decreto legislativo:

Art. 1. 1. In attuazione dell'articolo 52, primo comma, dello Statuto della Regione Sardegna, di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, e successive modificazioni, nella elaborazione degli accordi internazionali commerciali e tariffari, la regione partecipa, nell'ambito della delegazione italiana, con il presidente della giunta regionale o con un suo delegato, ai lavori preparatori relativi alla definizione della posizione negoziale dell'Unione europea e dello Stato italiano, anche in sede di organizzazioni internazionali, in quanto gli accordi stessi riguardino interessi rilevanti per l'economia della Sardegna. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarle e di farlo osservare.

 

 

Nel Vertice di Malta, conclusosi due giorni fa, è venuta fuori la decisione di stipulare un trattato (che si firmerà a Roma il prossimo 25 marzo in occasione dei 60 anni del Trattato di Roma) per un'"Europa a due velocità", dove molto probabilmente l'Italia avrà un ruolo marginale subordinato, e che fa fare all’Unione Europea un passo indietro piuttosto che avanti, dal momento che i 6 paesi fondatori - in primis la Germania e i paesi del Nord Europa - si trincereranno all'interno di un nucleo di "paesi virtuosi" ben separato da quelli che invece - in particolare sul bollente tema dell'immigrazione - dovranno subire le conseguenze e le decisioni dei primi.

Secondo alcuni esperti, invece, l'unica soluzione potrebbe essere quella di "cercare alleanze e costruire politiche economiche alternative da contrapporre alla Germania anziché voler fare il muso duro contro le istituzioni comunitarie che comunque hanno sempre cercato di comporre i problemi con e tra gli stati membri".

In questo contesto, l'Italia si troverebbe ad essere in deficit e pericolosamente fuori dal nucleo di "paesi virtuosi" amici della Germania e subirebbe un danno economico irrimediabile, tenendola ben lontana dall'obiettivo di federalismo europeo che si era prefissata inizialmente.

Di conseguenza, anche la Sardegna corre un gravissimo pericolo. La salvezza della Sardegna è quindi soltanto una: come espresso dall'avv. Francesco Scifo nel suo profilo Facebook, la Sardegna "deve immediatamente invocare l'art.52 dello Statuto e il D.lgs. n. 363/99 (attuativo) per chiedere di essere ammessa ai negoziati ed in questo contesto affermare la sua zona franca. O lo facciamo ora o mai piú. Tutti i sardi devono capirlo o saranno responsabili nei confronti dei loro figli per aver distrutto l'economia della loro isola. É un momento decisivo il tempo stringe. Tutti i sardi devono fare pressione sulla Giunta regionale uniti non é piú tempo di divisioni."

Per questo motivo il Movimento Sardegna Zona Franca lancia un appello a tutti i Sardi e a tutte le forze politiche della Sardegna, senza distinzioni tra partiti, affinché la Regione Sardegna possa partecipare al vertice del 25 marzo a Roma per rivendicare la zona franca che le spetta e si autodetermini nelle decisioni che riguardano il futuro della propria economia.

L'Italia, visto i politici a dir poco ingenui che la governano, corre il rischio di firmare il proprio suicidio convinta di far parte di diritto dei “magnifici sei”. Ma invece non sarà così. E, a questo punto, è il caso di dirlo: si salvi chi può.

 

 

 

Per coloro che non avessero ascoltato la diretta della trasmissione Schiavi Moderni a Radio Carbonia International condotta dallo speaker Andrea Impera, vi riproponiamo il file audio (scaricabile in allegato) con l'intervista all'avv. Francesco Scifo, Segretario Politico del Movimento Sardegna Zona Franca, il quale fa il punto della situazione relativa alla zona franca in Sardegna e alle motivazioni per le quali essa non è ancora operativa. 

 

 

E' partita dal web la petizione per chiedere al Governatore Francesco Pigliaru l'applicazione della zona franca integrale su iniziativa del Movimento Maja de Jana, entrato nella federazione dei movimenti per il rilancio della Sardegna, sposando appieno quanto da sempre sostenuto dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio.

L'avv. Francesco Scifo, Segretario Politico del Movimento Sardegna Zona Franca, ha comunicato stamattina la piena adesione del Movimento a questa iniziativa, divulgando sul suo profilo Facebook la pagina in cui firmare la petizione. Si chiedono 100.000 firme.

Per firmare la petizione cliccare qui

Questo il testo: 

Al Presidente della Regione Sardegna
Francesco Pigliaru
Alla Giunta Regionale
Ai Sig.ri Consiglieri Regionali


Oggetto: attivazione anche in Sardegna della Zona Franca “integrale”.

Con questa petizione il popolo Sardo chiede alla Regione Sardegna ” che ne ha competenza e spettanza”, l’attivazione della fiscalità di compensazione, più nota come “zona franca”, sull’ intero territorio della Sardegna, e le dimissioni immediate del Governatore Pigliaru, perchè la sua figura si è dimostrata inadeguata a rappresentare gli interessi del popolo sardo. Pigliaru è colui secondo il quale la zona franca in Sardegna è un danno e non conviene ed è colui che, insieme ai suoi amici professori, sta negando da anni la zona franca integrale alla terra che rappresenta!

“Governatore Pigliaru, il popolo Sardo ha atteso inutilmente una sua risposta sull'attuazione della zona franca su tutto il territorio della Sardegna, riteniamo pertanto che se non otterrà soddisfazione dalla magistratura italiana, chiederà alla Corte di Giustizia europea per quale motivo la Sardegna muore senza che le istituzioni che la rappresentano facciano ciò che direttive e regolamenti UE, leggi dello stato e leggi di grado costituzionale impongono (CEE n. 2913/1992 (Consiglio) n. 2454/1993 (Commissione), d.lgs 75/1998, D.P.C.M 7 giugno 2001, legge cost. 3/1948) per favorire la ripresa economica, scongiurare il progressivo e quasi irreversibile impoverimento della nostra Regione e ridurre la sperequazione rispetto al resto d'Europa, dovuta all'insularità.”

Perchè vogliamo la Zona Franca “integrale”

La Sardegna è un’isola posta al centro del Mar Mediterraneo, famosa in tutto il mondo per le sue spiagge. In realtà di attraente non c’è solo il mare ma anche una storia antichissima che ha lasciato un notevole patrimonio artistico-culturale unico al mondo. Dati statistici incontestabili confermano che 1.800.000 sardi sono emigrati, riducendo così il numero dei residenti e disoccupati a 1.500.000, per cui ne consegue una delle regioni più spopolate d'Europa. Il motivo dello spopolamento è dato dalla sistematica distruzione di ogni fonte di lavoro da parte dello Stato Italiano avvenuta con l’imposizione di un’aggressione fiscale impensabile che ha causato la disoccupazione che supera il 50% tra i giovani e oltre il 20% nel resto della forza lavorativa. Tale politica, attuata con la collaborazione di alcuni personaggi locali, si traduce in vero e proprio genocidio economico che costringe tutti i giovani a trasferirsi all’estero, impedendo lo sviluppo economico dell’isola. Eppure la Sardegna potrebbe esportare numerosi prodotti di eccellenza, soprattutto agricoli e artigianali, ma non solo, grazie alla sua posizione centrale nel Mediterraneo potrebbe essere un enorme deposito doganale di transito con tutto l’indotto produttivo che ne consegue. Esistono delle leggi che potrebbero ridurre i costi della produzione e delle merci nell’Isola applicando le franchigie doganali e fiscali e trasformandola in una Zona Franca: in parole povere significherebbe permettere alle aziende locali di produrre ad un costo comparabile con quello delle aziende di terraferma e le compagnie estere verrebbero ad investire in Sardegna, sfruttando la sua vantaggiosa posizione e creando posti di lavoro. In conclusione tutti dovrebbero pretendere l’applicazione delle leggi italiane che prevedono la zona franca della Sardegna.

La zona franca spetta alla Sardegna per compensare una serie di disagi che derivano da 3 fattori principali.

Insularità – spopolamento – bassa densità demografica

La Sardegna e le sue isole minori sono considerate “Zona Francha extradoganale” delimitate dal mare circostante. Questo significa che tutta la sardegna ha diritto alle agevolazioni fiscali spettanti alle zone franche di tutto il mondo e cioè:

Eliminazione di Iva, Accise e Dazi Doganali

Il Movimento Maja De Jana composto da liberi cittadini che non si identificano con nessun partito politico, stà spronando la popolazione a mobilitarsi e a riprendersi orgogliosamente ciò che ha diritto ad avere: una regione florida e ricca, in cui i giovani non debbano allontanarsi per cercare lavoro ma possano rimanere e diventare imprenditori nella propria terra.

Il decreto legislativo del 10 Marzo 1998 n. 75 che così dice all’art. 1:

In attuazione dell’art.12 dello satuto speciale della Sardegna approvato con legge costituzionale 26 Febbraio 1948, n. 3, e successive modificazioni, sono istituite nella regione zone franche, secondo le disposizioni di cui ai regolamenti CEE n. 2913/1992 (Consiglio) e n. 2454/1993 (Commissione), nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax, ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili." quindi estesa a tutto il territorio dalla Sardegna.

I benefici sono tanti: riguardano la fiscalità delle imprese, di tutte le dimensioni e settori. Riduzione delle imposte Irpef, Irap, Ires, la defiscalizzazione dell’imposta indiretta deII’Iva.

Agevolazioni sui dazi doganali per le merci in entrata e in uscita. Tutte le famiglie e le persone fisiche trarrebbero benefici dalla defiscalizzazione di tutte le fonti energetiche quindi: Enel, accise sul costo dei carburanti (compresi quelli per uso agricolo e riscaldamento), sulle tassazioni, Imu, canone Rai, Bollo auto ecc.

La Sardegna ha acquisito la Zona Franca “integrale” grazie al trattato di Parigi del 1948 (quindi un trattato internazionale) prim’ancora che nascesse la CEE col trattato di Roma del 1957.

La Free Zona quindi ci è dovuta, nulla viene chiesto che già non ci spetti dab en 64 lunghissimi anni e che non ci sia stata invece, abilmente, tenuta lontana per motive di natura politica.

Tutti gli stati membri della UE hanno le Zone Franche nel proprio territorio. Potremo finalmente capovolgere la tendenza che ci vede isolate ed abbandonati dale istituzioni oltre che dai mercati sfruttando la nostra posizione geografica nel centro del Mediterraneo.

Con il principio delle società madre/figlia converrebbe a tante aziende italiane ed europee trasferire, o almeno dislocare, parte delle loro produzioni in Sardegna, o qualsiasi attività commercial e di sevizi, creando posti di lavoro e pagando qui le tasse (agevolate) anche per le sedi di esercizio situate all’infuori del nostro territorio. Una grande convenienza per loro quindi, ma soprattutto per Noi che le ospiteremo. Risulta perciò impensabile che la concessione della Zona Franca “integrale” in Sardegna possa determinare la sottrazione di altri diritti già acquisiti nel tempo, altrimenti che compensazione agli svantaggi sarebbe?

Il movimento Maja De Jana insieme al Movimento Sardegna Zona Franca si stà battendo affinchè venga subito istituita l’Agenzia delle Entrate Sarda che permetta di mantenere “ricchezza” nell’isola.

Naturalmente………

Monitorare che vengano ospitate esclusivamente produzioni che non inquinino e che non creino monopolio di un settore specifico, sia nell’assunzione di mano d’opera sarda.

Per quanto sopra esposto

risulta evidente che, dal 1964 ad oggi, alla Sardegna compete oltre alla “zona franca” nei porti e nelle zone industriali, collegate e/o collegabili agli scali medesimi, anche il regime tributario speciale della zona franca al consumo, prevista dall’art.1 della legge 762/1973, perché in quanto isola il regime tributario omologo non può che essere applicato all’ intero territorio circondato dal mare. Una forma di fiscalità speciale che prevede la “esenzione da ogni tipo di tributo sui consumi e sui servizi per i residenti nei territori extradoganali proclamati come zona franca”.

Ogni momento che passa chiude una nuova azienda in Sardegna e il governatore continua a non fare niente. Quanto tempo ancora passerà fino alle sue dimissioni?

Noi chiediamo le dimissioni immediate del Governatore Pigliaru!

 

 

 

 

 

Stamattina in un'intervista rilasciata a Radio Uno nel programma "Radio anch'io" (registrazione in allegato), il neo presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani ha annunciato che è sua intenzione "avere un membro di Gabinetto dedicato alle minoranze linguistiche e alle zone ultraperiferiche...", dando così al Movimento Sardegna Zona Franca un ulteriore spunto per rivendicare un diritto esistente sulle carte (e nelle leggi) ma ancora non applicato dal sistema politico regionale e nazionale, e aprendo di fatto, ancora una volta, la strada al riconoscimento della Sardegna sia come minoranza linguistica che come isola ultraperiferica, a cui spetta conseguentemente un regime fiscale diverso da quello del resto dell'Italia.

Ricordiamo che già tre anni fà i vertici del Movimento, dottoressa Maria Rosaria Randaccio e avvocato Francesco Scifo, avevano incontrato l'allora Vice Presidente Vicario del Parlamento Europeo a Roma (video intervista in fondo alla pagina) e avevano da questi avuto conferma della totale disponibilità della UE all'attivazione di una zona franca estesa a tutta l'isola.

È in programma a breve un incontro a Bruxelles dei rappresentanti del Movimento con il Presidente Tajani per chiedere un suo intervento presso le dovute sedi romane e valutare l'eventualità di procedere con la richiesta di infrazione nei confronti dello Stato Italiano da parte della Commissione Europea per la mancata comunicazione dell'attivazione della zona franca della Sardegna (come da precedente lettera dell'ex governatore Ugo Cappellacci) e la mancata applicazione delle direttive comunitarie. 

 

 

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