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Ufficio Stampa

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Nonostante il lutto per la morte del suo caro amico Doddore Meloni e un periodo di stressante lavoro, la dottoressa Maria Rosaria Randaccio - presidente del Movimento Sardegna Zona Franca e acclamata fiscalista a livello nazionale - commenta con gioia la Sentenza della Corte Costituzionale  n.154 del 4 luglio 2017 (sotto in allegato).

"Doddore Meloni anche da morto è riuscito a fare un regalo ai sardi!" queste le sue parole nel momento in cui ci affida l'ennesimo suo prezioso scritto per la pubblicazione.

Infatti il giorno prima della sua morte, la Corte Costituzionale ha depositato la Sentenza n. 154 con la quale viene respinto il ricorso presentato dalla Regione Sardegna sulla questione cosi detta “Vertenza Entrate”. "La Corte dà ragione a chi come noi si batte da anni perche venga rispettato quanto previsto dal D.lgs. n. 75/98, ossia il decreto con il quale tutto il territorio della Sardegna è stato dichiarato zona franca.

Nella succitata Sentenza la Corte Costituzionale tira le orecchie al Presidente Pigliaru ricordandogli che il lamentato irragionevole sacrificio economico all’autonomia finanziaria della Regione, protetta dagli articoli 7 e 8 dello Statuto Sardo e dagli artt. 117 e 118 della Costituzione, è stato superato grazie ai vantaggi economici ottenuti con l’accordo stipulato il 21 luglio 2014, dei cui obblighi lo Stato Italiano si è fatto carico emanando il D.lgs. n. 114/2016.

Sentenza n. 154/2017 che ci fa capire che i vantaggi economici compensativi sono quelli previsti dal D.lgs. n.114/2016, che all’art. 14 autorizza l’attivazione in Sardegna delle “Franchigie Fiscali" ossia la concessione ai residenti dei benefici fiscali che competono a coloro che risiedono nei territori svantaggiati e pertanto dichiarati come extradoganali dall’art. 251 e art. 170 del D.P.R. n. 43/73, i cui svantaggi (come essere isole lontane) risultano individuati dall’art. 92 e 234 del Trattato di Roma ratificato con la Legge del 1957, dove si prevede rispettivamente:

- che gli aiuti dati ai residenti nelle zone Franche extradoganali non possono essere considerati come “aiuti di Stato”; 

- e che la Comunità Economica Europea si impegna a rispettare tutti i diritti degli Stati membri antecedenti alla nascita della CEE, e tra questi diritti da rispettare rientrava ovviamente il diritto all’istituzione in Sardegna delle Zone Franche in quanto previsto all’art. 12 dello Statuto Sardo approvato con la Legge Costituzionale n. 3/1949.

Sentenza n. 154/2017 dove si precisa anche, che il richiamato D.lgs. n.114/2016 che detta norme di attuazione all’art. 8 della Statuto Sardo individuando la percentuale delle entrate fiscali devolute dallo Stato alla Regione, all’art. 18 precisa che “le disposizioni contenute dello stesso decreto (114/2016) sono applicabili a decorrere dal 1° gennaio 2010, al fine di eliminare gli squilibri finanziari che sono la causa principale dei problemi economici dell’isola.
Decorrenza giuridica al 2010 (del D.lgs. n. 114/2016) che significa di fatto rendere nulle (anzi inesistenti) tutte le cartelle esattoriali notificate da Equitalia ai residenti in Sardegna, cartelle che hanno determinato gli squilibri finanziari che l’Italia si è impegnata a sanare con il D.lgs. n. 114/2016 la cui applicazione decorre dal 1° gennaio 2010.

Mentre la dottoressa Randaccio, in lacrime, apprende della notizia della morte del patriota Doddore Meloni, l'avvocato Francesco Scifo commenta a caldo questa vicenda: "Lo aveva detto pubblicamente dal primo giorno di detenzione: farò come Bobby Sand lo storico indipendentista irlandese che morì per lo sciopero della fame nelle carceri inglesi. E lo ha fatto, purtroppo, oggi è morto Doddore Meloni per lo sciopero della fame in carcere, nessuno degli storici esponenti dell’indipendentismo sardo, dell’autonomismo, dei partiti nazionali degeneri che siedono sugli scranni parlamentari, tranne la lega nord, ha fatto nulla di concreto per difenderlo e difendere l’idea della Sardegna autonoma e capace di vivere fuori dal cappio nazionale. Noi del Movimento Sardegna Zona Franca siamo tra i pochi che esprimono condoglianze sincere ai familiari e alla Sardegna che oggi muore con Doddore come paese e nazione. L’Italia entra oggi di diritto nel novero dei paesi che violano i diritti umani e fanno morire in carcere i detenuti politici. L’idea di una Sardegna indipendente rimarrà nella storia, come il nome di chi è stato l’unico a morire per essa. Lo Stato italiano voleva una pena esemplare contro l'indipendentismo sardo e l'ha avuta ed eseguita. Volevano far capire ai sardi che chi lotta per l'indipendentismo della Sardegna muore."

Il Movimento Sardegna Zona Franca si stringe intorno alla famiglia dell'eroe sardo che ha combattuto fino all'ultimo respiro per ciò in cui credeva, dando un esempio di forza, dignità e coraggio a tanti giovani senza ideali e sacrificando la propria vita per la causa dell'indipendenza della Sardegna.

Doddore, ultimo patriota sardo, martire di uno Stato crudele e di una Giustizia che punisce soltanto chi non si conforma ai poteri forti.

 

Le parole della dott.ssa Randaccio sono come sempre inequivocabili e dirette. “Se passa questa bestialità vuol dire che in Italia ai vertici delle Pubbliche Amministrazioni ci saranno solo dei mascalzoni!”. Questo è il primo commento della fiscalista e presidente del Movimento Sardegna Zona Franca.

La “manovra” di cui si parla è quella con cui il Governo intende stabilizzare nel ruolo dei dirigenti dell'amministrazione fiscale quei soggetti in servizio da almeno 5 anni in area apicale che abbiano svolto negli ultimi otto anni almeno tre anni in funzione di dirigenti con valutazioni positive e abbiano superato un concorso pubblico di ingresso nei ruoli organici dell’A.F.

La Randaccio continua: “Infatti ciò che nessuno racconta sui falsi Dirigenti è che gli stessi occupano quei posti in quanto usurpatori di pubblici poteri, falsi dirigenti a cui i Politici Corrotti che siedono in Parlamento hanno promesso l'impunità nonostante siano responsabili di un gravissimo Reato penalmente rilevante nonché di danno all'Erario. Impunità garantita con apposita legge: l'art. 20 comma 1 bis del D.lgs. n. 82/2005, introdotto dal D.lgs. n. 179/2016 ha previsto che "l'idoneità del documento informatico a soddisfare il requisito della forma scritta e il suo valore probatorio sono liberamente valutabili in giudizio, in relazione alle sue caratteristiche oggettive di qualità sicurezza, integrità e immodificabilità ..."
I Politici in carica nel Parlamento Italiano hanno dimenticato di includere tra le suddette caratteristiche probatorie l'elemento più importante dell'atto amministrativo, quello che ne condiziona la stessa ESISTENZA o la sua NULLITA'.
Hanno dimenticato di affidare al giudice anche il potere di verificare se la iscrizione a ruolo del debito tributario sia stata o no sottoscritta da un semplice impiegato (senza poteri) oppure come dovuto da un Dirigente di prima fascia, o da altro dirigente la cui qualifica corrisponda a quella dell'Intendente di Finanza, e ciò ai sensi dell'art. 15 della Legge n.413/91 che nel modificare l'art. 23 del D.P.R. n. 602/73 precisa che "l'Intendente di Finanza, previo accertamento della conformità dei singoli ruoli alle disposizioni di questo titolo, appone il VISTO DI ESECUTORIETA' dei ruoli sul riassunto riepilogativo che ne costituisce parte integrante e ne invia copia alla competente Ragioneria Provinciale"!
Liberare il Giudice delle proprie funzioni istituzionali, lasciando alla sua discrezionalità il superamento dei vincoli costituzionali che impongono prioritariamente la valutazione se l'atto sia o meno nullo, significa che il Giudice non è più soggetto alla Legge ma esclusivamente all'arbitrio autorizzato da politici disonesti.

Anche se il Giudice non è più tenuto ad accertare se l'iscrizione a ruolo del debito tributario sia stata o no sottoscritto da semplice impiegato e non invece da un Vero Dirigente come dovuto, riteniamo che lo stesso Giudice non possa violare un principio di livello Costituzionale come quello dove si prevede l'Organizzazione Gerarchica della Pubblica Amministrazione (art. 97 della Cost.), il che significa verificare prioritariamente se chi ha sottoscritto il documento, seppure in forma elettronica, aveva o no il potere di attestare il contenuto e la veridicità dello stesso, ai sensi: dell'art. 2 dello stesso D.lgs. n. 82/2005 dove si precisa che:
"le disposizioni del codice dell'amministrazione digitale si applicano alle pubbliche amministrazioni di cui all'art.1 comma 2 del D.lgs. n. 165/01, e nel rispetto di quanto previsto dall'art. 2 comma 1 bis dello stesso D.lgs. n. 165/01 dove si prevede che nell'organizzazione degli uffici, la direzione di quelli di maggiore rilevanza devono essere conferiti nel rispetto della disciplina sul trattamento dei dati personali di cui al D.lgs. n. 196/2003.
L'art. 3 comma 1 quater del suddetto codice emanato con D.lgs. n. 82/2005 conferma che la gestione dei procedimenti amministrativi è attuata nel rispetto dei principi dettati dall'art. 1 e 2 del D.lgs. n. 165/01 e che il cittadino ha diritto di individuare l'ufficio e il funzionario responsabile del procedimento amministrativo con mezzi telematici."

A breve la dott.ssa Randaccio pubblicherà un documento con il quale i Sardi potranno chiedere il risarcimento danni dal 1998 ad oggi per le tasse non dovute nella zona franca della Sardegna.

 

Il 31 maggio scorso, presso il Tribunale di Cagliari, si è svolta la prima udienza davanti al giudice per le indagini preliminari per l'esposto del Movimento Sardegna Zona Franca relativo alla mancata applicazione delle leggi sulla zona franca vigenti in Sardegna - presentato dall'avvocato Francesco Scifo - segretario politico del Movimento.
Il giudice si è riservato di decidere in data da stabilire. Dal documento che pubblichiamo in allegato, frutto delle indagini della Polizia Giudiziaria del Tribunale di Cagliari, emerge un quadro chiaro: la zona franca in Sardegna non parte solo per una precisa scelta politica della Giunta in carica pro tempore.

Questo il commento dello stesso avvocato Scifo: "Dobbiamo forse ritenere che la legge sia una opinione secondo la Procura della Repubblica di Cagliari? Dalla richiesta di archiviazione del nostro esposto, presentata dal Pubblico Ministero il 31 maggio scorso, sembrerebbe di si.
La legge non parrebbe essere vincolante per i politici: ciò che si evince da questa relazione di Polizia Giudiziaria e dalla successiva richiesta di archiviazione è che chi è al vertice delle istituzioni in Sardegna ed in Italia possa impunemente violare tutte le norme vigenti e decidere,di applicarle o meno, solo se lo desidera.
Il politico sembrerebbe non essere più tenuto al rispetto della legge anche dove la legge è chiara e precisa così come avviene nella Legge regionale n.20 del 2013 e il D.lgs. n.75/98. Dobbiamo quindi ritenere che l'obbligo di legge esista sempre e solo per i semplici cittadini e per i politici a discrezione. In questa relazione di polizia vi è la prova che oggi non esiste più l'imperio della legge. Lo sapevamo già, ma in questo atto è scritto nero su bianco. Non ci resta che confidare che il Giudice per le indagini preliminari, che deciderà sulla richiesta di archiviazione cui ci siamo opposti, esamini attentamente gli atti. Attendiamo fiduciosi."

Pertanto, se a qualcuno non fosse ancora chiaro, anche secondo la Polizia Giudiziaria la mancata attuazione della zona franca in Sardegna è da ricercarsi nella volontà politica. Ci auguriamo che i Sardi lo ricordino alle prossime elezioni.

 

L'avv. Francesco Scifo, segretario politico del Movimento Sardegna Zona Franca, ancora una volta dal suo profilo social punta il dito contro l'inerzia e l'illegalità in cui versa la società e la politica sarda, ammonendo i cittadini su quanto la Sardegna sta rischiando di perdere e spronandoli ad agire per il bene comune. Queste le sue parole: "Nei giorni scorsi alcuni mezzi di comunicazione sardi hanno parlato di zona franca. Una sfilata di consiglieri regionali, senza alcuna competenza in materia, ha declamato frasi ad effetto davanti alle telecamere e si sono fatti una "Commissione" per ancora perdere tempo e mangiare a spese pubbliche. Invece, eccovi la legge (in allegato) che con la collaborazione della magistratura locale, dei Prefetti e delle amministrazioni dei vostri partiti non applicate in spregio alla legalità senza che nessun organo dello Stato vi sanzioni. Ora, tra breve, Vi preannuncio che verrà scippato ai Comuni sardi e alla popolazione, tutti ignavi e incapaci di capire la straordinaria risorsa economica e di autonomia che già ogni comune sardo ha e non sfrutta colpevolmente, il loro diritto attuale alle zone franche ed ai diritti speciali. Esiste qualche sindaco onesto?

Dubito a questo punto di trovarlo, ma se legge questo post forse capirà quello che dice la legge vigente: oggi OGNI COMUNE SARDO ha il 33% della società di gestione della zona franca e i diritti speciali derivanti dalla Legge n.762/73, tra poco, se non si muove per fare applicare la legge, non avrà nulla perché la legge verrà abrogata per accentrare solo a Cagliari e vendere la gestione della zona franca a stranieri sottraendola alla popolazione. Questo è il loro programma: ve lo dico prima così lo sapete."

Cittadini avvisati....

 

 

 

Continua la persecuzione politica del patriota sardo Salvatore Meloni, noto Doddore, 74 anni, che nella mattinata di ieri è stato inseguito e poi arrestato dai Carabinieri mentre si recava spontaneamente al carcere di Massama a Oristano. L'avvocato Francesco Scifo, segretario politico del Movimento Sardegna Zona Franca, commenta così questo gravissimo episodio della cronaca giudiziaria isolana: "E' con estremo sconcerto che assisto alla incredibile indifferenza della maggioranza dei Sardi e della Sardegna ad un fatto gravissimo come l'arresto e l'incarcerazione di Doddore Salvatore Meloni. Le accuse, per le quali è stato giudicato da una Corte di uno Stato che peraltro ha sempre contestato nella sua sovranità e legittimità, per quanto possano essere fondate o meno sul piano giudiziario, non giustificano l'arresto e la carcerazione imposta in questi termini. Quest'uomo ha il merito di aver costretto lo Stato ad applicare la legge sulle minoranze etniche alla Sardegna e il bilinguismo nei processi e negli atti amministrativi. Tutta la Sardegna senza colore politico dovrebbe chiedere subito la sua liberazione per quello che ha fatto e ottenuto da solo contro uno stato coloniale che non applica le sue leggi. Come mai lo Stato Italiano non applica il d.lgs n.75/98, l'art. 12 dello Statuto legge costituzionale, il d.p.c.m. 7 giugno 2001, la legge regionale n.20 del 2013 e nessuno tra i funzionari dello Stato e della Regione che dovrebbero fare applicare e applicare le leggi e non lo fanno viene arrestato o processato malgrado le mie denunce pendenti da tre anni alla Procura della Repubblica di Cagliari e Roma? La mancata attuazione della zona franca ha messo in ginocchio un intero popolo per l'inerzia dello Stato nell'applicazione delle sue leggi e si arresta Doddore Salvatore Meloni perchè avrebbe evaso il fisco o fatto qualche trucchetto contabile? Ma come davanti a crimini contro l'umanità come quelli di fare morire un popolo di cancro per le mancate bonifiche e la mancata vigilanza, come quelli di fare emigrare tutti i giovani perchè non si applica la zona franca prevista e regolata da leggi in vigore, come quello di togliere la mobilità, come quello di fare mancare l'acqua il cui prezzo è impazzito in Sardegna e l'aria pulita o come quello di riempire di diossina tutta l'area di Cagliari nessuno viene arrestato: VERGOGNA! Avete arrestato Doddore perchè ha detto che a Oristano se Meris vincerà applicherà la zona franca! Ma non ci intimidirete la Gente ora lo sa e voterà secondo coscienza."

Doddore Meloni ha già cominciato lo sciopero della fame e della sete che aveva annunciato nei giorni scorsi quando aveva manifestato l'intenzione di consegnarsi spontaneamente per cominciare a scontare le condanne a suo carico. 

 

 

Il Movimento Sardegna Zona Franca chiede l’annullamento delle cartelle di pagamento emesse dall'Agenzia delle Entrate nei confronti dei contribuenti sardi in quanto esse dovevano essere precedute da una comunicazione emanata ai sensi dell’art. 167 comma 8 ter e co. 8 quater del dlgs n.917/86, dove si prevede che l’amministrazione finanziaria, prima di procedere all’emissione dell’avviso di accertamento d’imposta o di maggiore imposta, nei confronti di un cittadino residente in un territorio extradoganale perché dichiarato zona franca, cittadino considerato anche come residente all’estero, (vedi in tal senso Direttiva n. 69/75/CEE del 4 marzo 1969), deve notificare all’interessato apposito avviso, con il quale viene concesso al medesimo, la possibilità di fornire nel termine di novanta giorni, le prove per la disapplicazione del comma 1 o del comma 8 bis dello stesso art. 167 del dpr n. 917/86.

Il comma 8 ter prevede che le disposizioni del comma 8 bis, non si applicano se il soggetto (residente in Sardegna) dimostra che l’insediamento nel territorio extradoganale dichiarato zona franca, non rappresenta una costruzione artificiosa volta a conseguire un vantaggio fiscale, ma semplicemente l’esercizio di un diritto inerente coloro che vi sono nati o vi hanno istituito la sede fiscale della propria impresa, ai sensi del dlgs n.75/98, decreto con il quale tutta la Sardegna è stata dichiarata zona franca, decreto mai abrogato e pertanto ancora in vigore.

Appare evidente come, proprio ai sensi del dlgs n.75/98 che lo prevede espressamente, i funzionari delle Agenzie Fiscali della Sardegna (Entrate, Demanio, Dogane) sono tenuti ad applicare obbligatoriamente, nei confronti dei contribuenti residenti nell’isola della Sardegna, la Normativa Comunitaria sulle franchigie fiscali, prevista nei Regolamenti Comunitari n. 918/83, n. 2151/84, n. 2504/88, n. 2913/92, n. 2454/93, questi ultimi appositamente richiamati nel suddetto decreto (dlgs n.75/98), regolamenti che i funzionari delle Agenzie delle Entrate sono tenuti ad applicare per non incorrere nelle sanzioni previste dalla legge n.300/2000 relativa alla lotta contro la corruzione nella quale sono coinvolti funzionari delle Comunità europee o degli Stati membri dell’Unione.
Mentre i Regolamenti Comunitari si applicano direttamente, le Direttive Comunitarie devono essere recepite da ogni singolo stato membro, in particolare quelle che riguardano le zone franche di cui alle Direttive Comunitarie Armonizzate n. 69/75/CEE, n. 77/388/ CEE, n. 2006/112/CEE, n. 2008/118/CEE dove si prevede che i residenti nelle zone franche hanno diritto ad una tassazione fiscale, diversa e decisamente inferiore rispetto a quella riservata ai residenti nelle altre regioni italiane che non sono Isole e tantomeno isole circondate da oltre diecimila chilometri quadrati di Mar Mediterraneo come la Sardegna.
Le suddette Direttive sono state recepite nella seguente legislazione italiana: all’art. 2 del dpr n. 627/1978, agli artt. 8, 21, 68, 71 del dpr n.633/72, all’art. 170 e 251 del dpr n.43/73, nel dpr n.723/1965 come modificato dalla legge n.479/92, nel dlgs n.374/90, nel dlgs n.504/95 dove all’art. 17 si prevede i prodotti soggetti ad accisa sono esenti dal pagamento del suddetto tributo quando sono destinati ad essere consumati nelle zone franche chiamate anche Paesi Terzi, nel D.M. 489 del 05.12.1997, nel dlgs n.471/97, dove si conferma che le zone franche dell’Italia sono disciplinate dalla normativa Comunitaria e che l’Italia può emanare solo “Norme di Recepimento” in tema di zone franche.
Oltre che per quanto sopra esposto e richiamato, si chiede l’annullamento della succitata cartella in quanto la stessa (cartella) non è stata preceduta da una richiesta di chiarimenti notificata con apposito atto ai sensi:

1. dell’art. 5 comma 1 lett. d) della legge n.23/2014 dove si precisa che resta a carico dell’Amministrazione finanziaria l’onere di dimostrare il disegno elusivo e le eventuali modalità di manipolazione e di alterazione funzionale degli strumenti giuridici utilizzati;
2. del dlgs n.128/2015 che alle premesse precisa che lo stesso decreto è stato emanato in attuazione del diritto dell’Unione Europea in materia di abuso del diritto fiscale, dei principi di uguaglianza, legalità, capacità contributiva e di certezza dei rapporti giuridici, nonché dei principi dello statuto dei diritti del contribuente, principi ai quali sono tenuti ad adeguarsi tutti gli Stati Membri, e che non possono essere accusati di elusione fiscale coloro che sono esonerati dal pagamento di dazi doganali iva e accise ai sensi dell’art. 34 del dpr n.43/73 e di quanto previsto dal dlgs n.374/90, ossia coloro che hanno diritto alle franchigie fiscali perche residenti in territori considerati extradoganali perche dichiarati zona franca,
3. del decreto n.128/2015 che - nell’apportare modifiche all’art. 10 bis nella legge n.212/2000 - conferma che l’Amministrazione finanziaria ha l’onere di dimostrare l’esistenza dei motivi per quali si ritiene sia configurabile un abuso del diritto, e che detto accertamento deve essere preceduto, a pena di nullità, dalla notifica al contribuente di una richiesta di chiarimenti da fornire entro un determinato termine, e che resta ferma la liberta di scelta del contribuente tra regimi opzionali diversi offerti dalla legge, tra operazioni comportanti un diverso carico fiscale, e che non si considerano abusive, in ogni caso, le operazioni giustificate da valide ragioni extrafiscali, non marginali, anche di ordine organizzativo o gestionale, che rispondono a finalità di miglioramento strutturale o funzionale dell’impresa ovvero dell’attività professionale del contribuente;
4. dell’art. 20 del dlgs n.175/2014 per poter operare in “Regime di Iva non Imponibile ai sensi dell’art. 8 primo comma lett.c) del dpr n. 633/72”, la Dichiarazione di Intento deve essere trasmessa con le modalità previste dalla legge n.161/2014 (art.12) che ha recepito la normativa comunitaria di cui alla Direttiva n. 2013/61/UE.

Se tutto quanto sopra esposto non fosse riferito ai residenti in Sardegna, per quali altri contribuenti italiani sta legiferando il Parlamento? Per quale motivo è stato emanato nel 1998 il dlgs n. 75, che dava attuazione all'art.12 dello Statuto Sardo, e che istituiva 6 porti franchi nelle aree di Cagliari, Olbia, Porto Torres, Oristano, Portovesme e Arbatax, e alle zone industriali ad essi collegate o collegabili, se non per colmare il divario che Sardegna - distante dalla penisola più che dal continente africano - ha nei confronti delle altre regioni italiane? 

La risposta è che i politici del passato erano forse molto più attenti alle esigenze di un popolo già di per sè defraudato dei diritti ad esso spettanti per il solo fatto di vivere in un'isola, mentre l'attuale classe politica si gongola nella propria posizione privilegiata, tenendosela ben stretta, evitando di guardare oltre il proprio naso e lasciando il popolo che dovrebbe rappresentare in balìa del proprio destino e in mezzo a un mare, certo bellissimo e unico, che luccica agli occhi del mondo, ma che uccide coloro che non riescono a raggiungere la terra ferma.

 

 

 

Il territorio della Sardegna - pur essendo stato dichiarato zona franca dal D.lgs. n.75/98 - non gode ancora di quel regime fiscale di compensazione allo vantaggio (franchigie fiscali) che spetta alle isole lontane, i cui residenti sono afflitti da una grave forma di disoccupazione, territori classificati come extradoganali, nei dai Codici doganali Italiani emanati con Legge n.1424/1940 (art. 1) e con D.P.R. n. 43/73 (art. 2 e 251), e quindi ancora prima che nascesse la Comunità Economica Europea (CEE) che è nata con il Trattato di Roma, ratificato dall’Italia con la Legge n.1203/57, dove si individuano quali siano gli svantaggi che danno diritto alla istituzione delle zone franche extradoganali, con l’ulteriore precisazione che gli aiuti dati come franchigie fiscali non sono considerati Aiuti di Stato (art. 92).
Le zone franche, sono classificate come territori extradoganali in quanto vengono considerate fuori dalla linea doganale sia dell’ Italia che dell’Europa, e quindi individuate tali sia nella Direttiva n.69/75/CEE che nel Regolamento Comunitario n. 918/83 oppure (individuate) come “Territori all’Estero o Territori Terzi”. Territori dove i residenti per poter competere paritariamente con il resto del mondo (oggi più che mai difficile perché globalizzato) hanno diritto ad usufruire di importanti agevolazioni fiscali, che sono riservate non solo ai residenti, ma anche a tutti gli imprenditori che vorranno a investire nei suddetti territori (diventati appetibili grazie alle esenzioni fiscali), al fine di creare posti di lavoro, il solo modo per superare lo svantaggio e mettere in moto l’economia dell’isola (considerato territorio svantaggiato).

I Sindaci, il Presidente della Regione e tutte le Autorità del territorio dovrebbero OSARE di più perche esistono le leggi che confermano il nostro diritto all’applicazione non solo delle suddette “franchigie Fiscali”, ma anche alla contestuale attribuzione ai Comuni della Sardegna di particolari Entrate, chiamate “Diritti Speciali al Consumo” sui generi che fruiscono di particolari agevolazioni fiscali, entrate disciplinate dalla Legge n.762/1973, dove si prevede che i Comuni ubicati nei territori extradoganali, dichiarati perciò zona franca, possono incassare direttamente le proprie entrate, applicando apposite aliquote su tutte le merci e sui servizi, aliquote che vengono individuate ogni due anni con apposito decreto dell’Agenzia delle Entrate, e che riguardano le merci i servizi e le materie prime, compresi i carburanti e l’elettricità. Diritti Speciali, che vengono applicati da quasi 70 anni nella Regione Valle d’Aosta, a Livigno, alla Città di San Marino e alla Città del Vaticano, territori che sono considerati zone franche extradoganali, cosi come lo è la Sardegna ai sensi dell’art. 7 e 71 del D.P.R. n. 633/72, dove si prevede che i residenti nei territori extradoganali classificati come zone franche, non devono pagare l’IVA e - qualora l’abbiano pagata - ne possano chiedere lo sgravio o la possano chiedere a rimborso, ai sensi dell’art. 38 bis del D.P.R. n. 633/72.
Diritto al rimborso dell’IVA e delle ACCISE disciplinato dal Regolamento Comunitario n. 1430/1979 del 2 luglio 1979 e successive modifiche, regolamento che si applica direttamente su tutto il territorio comunitario, compresa l’Italia e la Sardegna, diritto al rimborso previsto (ai sensi del suddetto Regolamento) anche per i residenti nell’isola della Sardegna dalla Legge n.122/83 (art. 1).

Il fatto che i residenti in Sardegna potessero chiedere il rimborso dell’Iva ci fa capire che fin da allora (1983) il territorio della Sardegna risultava già classificato come territorio extradoganale e pertanto zona franca, ai sensi dell’art. 20 bis del D.L. n. 1351/64 convertito nella Legge n.28/65 che aveva esteso i benefici fiscali previsti dall’art. 11 della Legge n.1438/1948, (già previsti per le zone franche di Livigno e Gorizia) ai territori svantaggiati come individuati dal Trattato di Roma al titoli II della Legge n. 1203/57, Titolo II dove si individuano i disagi che danno diritto alla compensazione fiscale, e tra questi disagi sono individuati quelli relativi Isole Lontane afflitte da una disoccupazione anomala rispetto al resto delle Regioni, e che i suddetti aiuti non devono essere considerati “Aiuti di Stato”. 

Con l’ulteriore precisazione contenuta all’art. 9 della succitata Legge n.28/1965 che converte il D.L. n.1351/64, dove si precisa che i Dazi Doganali corrispondono ai Diritti di Confine, ossia diritti che si pagano in dogana e che comprendono anche l’Iva e le Accise, diritti di confine attualmente individuati dall’art. 34 del D.P.R. n. 43/73.
Extradoganalità dell’Isola confermata più tardi dal D.lgs. n. 75/98 che ha dichiarato zona franca tutto il territorio della Sardegna, con le modalità previste dalla normativa comunitaria richiamata nello stesso decreto, ossia i Regolamenti n. 2913/92 e n. 2454/93, dove l’art. 206 del Regolamento n. 2913/92 precisa che non sorge alcuna obbligazione doganale nei confronti di una merce destinata alle zone franche, il Codice doganale italiano approvato con D.P.R. n.43/73, all’art.170 si precisa che le zone franche italiane devono venire gestite secondo quanto previsto dalle: Direttive n.69/74/CEE e n.69/75/CEE del 4 marzo 1969, e quindi anche da quanto previsto dal Regolamento n. 918/83 con il quale vengono disciplinate le “franchigie fiscali” ossia i diritti che competono ai residenti nei territori extradoganali dichiarati per questo zona franca, mentre le modalità di gestione delle zone franche sono state disciplinate dai Regolamenti n. 2503/88 e n. 2504/88, regolamenti e direttive comunitarie recepite nella Legge italiana n. 28/97, dove all’art. 2 si prevede che i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 (ossia i residenti nei territori extradoganali dichiarati zona franca), possono usufruire delle franchigie fiscali previste dal Regolamento n. 918/83, e che per poter effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’IVA (ai sensi dell’art. 8 del D.P.R. n. 633/72) devono presentare apposita Dichiarazione di intento all’Agenzia delle Entrate.
“Franchigie fiscali” riservate ai residenti nei “territori extradoganali”, considerati come residenti all’estero, e dove i suddetti, in base al principio di “non discrimine” hanno diritto ad una fiscalità diversa ed inferiore rispetto a quella prevista per le altre regioni italiane prive della caratteristica negativa legata alla “lontananza” e alla conseguente mancanza anomala di posti di lavoro, caratteristica derivante dalla collocazione geografica dell’isola, circondata da diecimila chilometri quadrati di Mar Mediterraneo e pertanto più lontana di quanto lo siano le Isole Azzorre o le Isole Canarie dalla terra antistante, Canarie e Azzorre dichiarate zona franca dall’art 349 del Trattato di Lisbona per la loro insularità e la loro grande distanza.

Alcuni imprenditori sardi già operano con il regime delle “franchigie fiscali” ed emettono la fattura con la seguente dicitura “IVA NON IMPONIBILE AI SENSI DELL’ART. 8 PRIMO COMMA LETT.C) del D.P.R. n. 633/72, dicitura che deve contenere anche gli estremi della risposta di accettazione da parte della Agenzia delle Entrate, della nostra DICHIARAZIONE DI INTENTO (di voler operare in regime di zona franca ovvero in regime di Franchigie Fiscali).

Il Movimento Sardegna Zona Franca sta lavorando per riprendere il dibattito con tutti i Comuni della Sardegna e con la stessa Regione, perché i seguenti benefici fiscali (franchigie fiscali) collegati al D. Lgs. n. 75/98, diventino effettivi su tutto il territorio dell’isola, i quali consistono nella seguente imposizione fiscale compensativa allo svantaggio di “isola lontana”:

1) esenzione da dazi doganali IVA e ACCISE (sui beni e sui servizi)
2) aliquota massima del 12,5% sull’utile di impresa anche commerciale
3) esenzione totale da ISI, ICI, IMU, IRPEG, ILOR, INVIM e addizionali
4) eliminazione totale del cuneo fiscale (contributi previdenziali e assistenziali che gravano sui datori di lavoro)
5) eliminazione delle ritenute sugli utili degli investimenti in titoli, depositi bancari, ecc.
6) nessuna tassazione sulle pensioni  
7) ritenuta alla fonte del 12,5% sugli stipendi dei dipendenti pubblici e privati

 

 

 

La dottoressa Maria Rosaria Randaccio, presidente del Movimento Sardegna Zona Franca e rinomata fiscalista, mette a disposizione di tutti coloro che vogliono iniziare ad avvalersi del regime fiscale della zona franca il documento (in allegato anche qui sotto) da consegnare ai propri commercialisti affinché inviino all'Agenzia delle Entrate la Dichiarazione d'Intento per i propri clienti che lo richiedono.

Il nuovo modello di Dichiarazione d'Intento è stato inserito nel Decreto Semplificazioni e può essere utilizzato a partire dal 1 marzo 2017. In esso è stata eliminata la possibilità di richiedere acquisti in sospensione di Iva dal … al ... per cui resterà la possibilità o di indicare un importo fisso (quello della fornitura) ovvero un importo massimo valido per più forniture, fino a concorrenza del quale il fornitore dovrà emettere fattura senza Iva.
In sostanza gli esportatori abituali dovranno indicare, per ciascun fornitore, l’importo fino a concorrenza del quale il fornitore potrà emettere, per l’anno solare di riferimento, fatture senza applicazione dell’IVA.

Il Movimento Sardegna Zona Franca istituirà a breve dei corsi collettivi dedicati ai propri soci per la corretta compilazione della Dichiarazione d'Intento. Le iscrizioni apriranno la settimana prossima. 

 

 

 

In attuazione di quanto previsto dalla Direttiva Comunitaria n. 85/337/CE del Consiglio, della Direttiva n. 97/11/CE, ed in attuazione di quanto previsto dalla Legge n.355/76 (art. 2) e della Legge n.443/2001 (art. 1), l’art. 1 (co.mi da 990 a 996) della Legge n. 296/2006 (FINANZIARIA 2007) aveva autorizzato un contributo annuo di 20 milioni per 20 anni a decorrere dal 2007 da destinare alle grandi infrastrutture portuali considerate "insediamenti produttivi strategici e di preminente interesse nazionale da realizzare per la modernizzazione e lo sviluppo del paese".
I fondi sono stati assegnati direttamente alle Autorità Portuali, perché li destinassero ad opere immediatamente cantierabili, previa trasmissione al Ministero dell’Economia e Finanze dei corrispondenti piani finanziari.

L’art.2 comma 2 novies, 2 decies e 2 undecies del D.L. n.225/2010 - convertito nella Legge n. 10/2011 - ha proceduto a revocare i suddetti fondi statali a fronte dei quali non è stato pubblicato il bando di gara per l’assegnazione dei lavori entro il quinto anno dal trasferimento o dall’assegnazione dei fondi, le cui quote non utilizzate sono state ripartite tra le altre Autorità Portuali che invece hanno provveduto ad attivare le procedure con pubblicazione dei bandi di gara entro la data del 30 settembre 2010.

Per le stesse finalità (miglioramento della competitività dei porti italiani) nuovi finanziamenti sono stati stanzianti a favore delle Autorità Portuali, con il D.L. n.145/2013 convertito nella Legge n.190/2014 art. 1 comma 236.

Queste sono alcune delle occasioni perdute (o da sfruttare) del popolo sardo, che tutt'ora è amministrato da politici che preferiscono lingere la propria poltrona piuttosto che rivolgere lo sguardo verso i veri benefici per la Sardegna, che non sono quelli di avere a tutti i costi una manciata di posti di lavoro per esempio in un'industria pericolosa e inquinante, ma posti di lavoro per tutto quel 40% di Sardi che li aspettano. E che si aspettano da chi hanno votato (o da chi muove i fili in Regione) risposte e fatti. Fatti che ancora non arrivano, leggi e delibere chiuse in un cassetto mentre un popolo intero anela al benessere e chiede di avere le stesse opportunità di chi vive sulla terra ferma. Il popolo attende che la Regione si metta a studiare o che almeno sappia farsi consigliare da consulenti preparati, affinché almeno i soldi che l'Europa ci destina siano portati nelle tasche dei cittadini e delle imprese.

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