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Ufficio Stampa

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La dottoressa Maria Rosaria Randaccio, presidente del Movimento Sardegna Zona Franca e rinomata fiscalista, mette a disposizione di tutti coloro che vogliono iniziare ad avvalersi del regime fiscale della zona franca il documento (in allegato anche qui sotto) da consegnare ai propri commercialisti affinché inviino all'Agenzia delle Entrate la Dichiarazione d'Intento per i propri clienti che lo richiedono.

Il nuovo modello di Dichiarazione d'Intento è stato inserito nel Decreto Semplificazioni e può essere utilizzato a partire dal 1 marzo 2017. In esso è stata eliminata la possibilità di richiedere acquisti in sospensione di Iva dal … al ... per cui resterà la possibilità o di indicare un importo fisso (quello della fornitura) ovvero un importo massimo valido per più forniture, fino a concorrenza del quale il fornitore dovrà emettere fattura senza Iva.
In sostanza gli esportatori abituali dovranno indicare, per ciascun fornitore, l’importo fino a concorrenza del quale il fornitore potrà emettere, per l’anno solare di riferimento, fatture senza applicazione dell’IVA.

Il Movimento Sardegna Zona Franca istituirà a breve dei corsi collettivi dedicati ai propri soci per la corretta compilazione della Dichiarazione d'Intento. Le iscrizioni apriranno la settimana prossima. 

 

 

 

In attuazione di quanto previsto dalla Direttiva Comunitaria n. 85/337/CE del Consiglio, della Direttiva n. 97/11/CE, ed in attuazione di quanto previsto dalla Legge n.355/76 (art. 2) e della Legge n.443/2001 (art. 1), l’art. 1 (co.mi da 990 a 996) della Legge n. 296/2006 (FINANZIARIA 2007) aveva autorizzato un contributo annuo di 20 milioni per 20 anni a decorrere dal 2007 da destinare alle grandi infrastrutture portuali considerate "insediamenti produttivi strategici e di preminente interesse nazionale da realizzare per la modernizzazione e lo sviluppo del paese".
I fondi sono stati assegnati direttamente alle Autorità Portuali, perché li destinassero ad opere immediatamente cantierabili, previa trasmissione al Ministero dell’Economia e Finanze dei corrispondenti piani finanziari.

L’art.2 comma 2 novies, 2 decies e 2 undecies del D.L. n.225/2010 - convertito nella Legge n. 10/2011 - ha proceduto a revocare i suddetti fondi statali a fronte dei quali non è stato pubblicato il bando di gara per l’assegnazione dei lavori entro il quinto anno dal trasferimento o dall’assegnazione dei fondi, le cui quote non utilizzate sono state ripartite tra le altre Autorità Portuali che invece hanno provveduto ad attivare le procedure con pubblicazione dei bandi di gara entro la data del 30 settembre 2010.

Per le stesse finalità (miglioramento della competitività dei porti italiani) nuovi finanziamenti sono stati stanzianti a favore delle Autorità Portuali, con il D.L. n.145/2013 convertito nella Legge n.190/2014 art. 1 comma 236.

Queste sono alcune delle occasioni perdute (o da sfruttare) del popolo sardo, che tutt'ora è amministrato da politici che preferiscono lingere la propria poltrona piuttosto che rivolgere lo sguardo verso i veri benefici per la Sardegna, che non sono quelli di avere a tutti i costi una manciata di posti di lavoro per esempio in un'industria pericolosa e inquinante, ma posti di lavoro per tutto quel 40% di Sardi che li aspettano. E che si aspettano da chi hanno votato (o da chi muove i fili in Regione) risposte e fatti. Fatti che ancora non arrivano, leggi e delibere chiuse in un cassetto mentre un popolo intero anela al benessere e chiede di avere le stesse opportunità di chi vive sulla terra ferma. Il popolo attende che la Regione si metta a studiare o che almeno sappia farsi consigliare da consulenti preparati, affinché almeno i soldi che l'Europa ci destina siano portati nelle tasche dei cittadini e delle imprese.

 

Il Movimento Sardegna Zona Franca si fa promotore della creazione di una delegazione di partiti e movimenti sardi che vada a Roma e partecipi al tavolo del 25 marzo prossimo.

Queste le parole dell'avvocato Francesco Scifo, Segretario Politico del Movimento: "Occorre un tavolo tecnico alla presenza di tutte le forze politiche sarde per preparare una delegazione federalistica forte e unitaria da mandare a Roma il 25 marzo a vincere la resistenza nazionale e dell'Unione. Abbiamo le norme ma dobbiamo incontrarci e agire insieme da sardi, senza distinzioni di credo politico, per avere la forza di usarle. La delegazione sarda che proponiamo a tutti i partiti e movimenti dovrà presentare al Governo cinque domande, in vista delle celebrazioni del 60 anniversario dei trattati di Roma che si terranno il 25 marzo prossimo:

1. Riconoscimento del diritto storico della Sardegna ad avere un regime fiscale e doganale differenziato all'interno dello Stato Italiano connesso alla posizione geografica insulare, piú vicina al continente africano che all'Italia;

2. Riconoscimento nei trattati della specialità etnica, storica e geografica della Regione Sardegna con lo Status di regione autonoma, nell'ambito dello stato membro Italia, esattamente come avvenuto per le regioni autonome di Danimarca, Francia, Spagna, Portogallo, nonchè Germania, Grecia e Gran Bretagna;

3. Riconoscimento del diritto dei sardi, quale minoranza etnica riconosciuta dalle leggi nazionali ed internazionali, ad avere come lingua ufficiale il sardo;

4. Riconoscimento del diritto esclusivo della Sardegna allo sfruttamento delle proprie risorse naturali e alla inviolabilità dei propri confini e acque territoriali;

5. Riconoscimento dello Statuto speciale sardo e delle relative norme tra gli allegati ai trattati in virtú della riserva n.49 allegata dall'Italia ai Trattati."

Ricordiamo che in base all'art. 52 dello Statuto Sardo (Legge Costituzionale n.3 del 1948) e al D.lgs. n.363/99 art. 1 possiamo contrastare questo accordo contrario agli interessi della Sardegna.

Ricordiamo inoltre che la Sardegna è più vicina all'Africa di quanto non sia vicina alla penisola italiana. Infatti, il punto della Sardegna che si considera come il più vicino all'Africa è Capo Teulada, mentre il punto dell'Africa più vicino alla Sardegna è Cap Serrat, in Tunisia: la distanza tra questi due punti è di circa 178 km. Invece, il punto della Sardegna più vicino alla penisola italiana è Capo Ferro, mentre il punto della penisola italiana più vicino alla Sardegna è il Monte Argentario: la distanza tra essi è di 188 km.

La normativa che ci interessa, è la seguente:

Art. 52 Legge Costituzionale n.3/1948 (Statuto Sardo)
La Regione è rappresentata nella elaborazione dei progetti dei trattati di commercio che il Governo intenda stipulare con Stati esteri in quanto riguardino scambi di specifico interesse della Sardegna. La Regione è sentita in materia di legislazione doganale per quanto concerne i prodotti tipici di suo specifico interesse.

Decreto Legislativo 15 settembre 1999, n. 363
Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Sardegna in materia di partecipazione della regione alla elaborazione dei progetti di trattati di commercio che lo Stato intende stipulare con Paesi esteri. (G.U. n.248 del 21.10.1999)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Visto l'articolo 87, comma quinto, della Costituzione; Vista la legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, che ha approvato lo statuto speciale della regione autonoma della Sardegna; Visto, in particolare, l'articolo 52 del predetto statuto speciale; Vista la proposta della commissione paritetica prevista dall'articolo 56, primo comma, della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, nonche' il parere del consiglio regionale della Sardegna; Vista la delibera del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 3 settembre 1999; Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro per gli affari regionali, di concerto con i Ministri degli affari esteri e del commercio con l'estero; E m a n a il seguente decreto legislativo:

Art. 1. 1. In attuazione dell'articolo 52, primo comma, dello Statuto della Regione Sardegna, di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, e successive modificazioni, nella elaborazione degli accordi internazionali commerciali e tariffari, la regione partecipa, nell'ambito della delegazione italiana, con il presidente della giunta regionale o con un suo delegato, ai lavori preparatori relativi alla definizione della posizione negoziale dell'Unione europea e dello Stato italiano, anche in sede di organizzazioni internazionali, in quanto gli accordi stessi riguardino interessi rilevanti per l'economia della Sardegna. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarle e di farlo osservare.

 

 

Nel Vertice di Malta, conclusosi due giorni fa, è venuta fuori la decisione di stipulare un trattato (che si firmerà a Roma il prossimo 25 marzo in occasione dei 60 anni del Trattato di Roma) per un'"Europa a due velocità", dove molto probabilmente l'Italia avrà un ruolo marginale subordinato, e che fa fare all’Unione Europea un passo indietro piuttosto che avanti, dal momento che i 6 paesi fondatori - in primis la Germania e i paesi del Nord Europa - si trincereranno all'interno di un nucleo di "paesi virtuosi" ben separato da quelli che invece - in particolare sul bollente tema dell'immigrazione - dovranno subire le conseguenze e le decisioni dei primi.

Secondo alcuni esperti, invece, l'unica soluzione potrebbe essere quella di "cercare alleanze e costruire politiche economiche alternative da contrapporre alla Germania anziché voler fare il muso duro contro le istituzioni comunitarie che comunque hanno sempre cercato di comporre i problemi con e tra gli stati membri".

In questo contesto, l'Italia si troverebbe ad essere in deficit e pericolosamente fuori dal nucleo di "paesi virtuosi" amici della Germania e subirebbe un danno economico irrimediabile, tenendola ben lontana dall'obiettivo di federalismo europeo che si era prefissata inizialmente.

Di conseguenza, anche la Sardegna corre un gravissimo pericolo. La salvezza della Sardegna è quindi soltanto una: come espresso dall'avv. Francesco Scifo nel suo profilo Facebook, la Sardegna "deve immediatamente invocare l'art.52 dello Statuto e il D.lgs. n. 363/99 (attuativo) per chiedere di essere ammessa ai negoziati ed in questo contesto affermare la sua zona franca. O lo facciamo ora o mai piú. Tutti i sardi devono capirlo o saranno responsabili nei confronti dei loro figli per aver distrutto l'economia della loro isola. É un momento decisivo il tempo stringe. Tutti i sardi devono fare pressione sulla Giunta regionale uniti non é piú tempo di divisioni."

Per questo motivo il Movimento Sardegna Zona Franca lancia un appello a tutti i Sardi e a tutte le forze politiche della Sardegna, senza distinzioni tra partiti, affinché la Regione Sardegna possa partecipare al vertice del 25 marzo a Roma per rivendicare la zona franca che le spetta e si autodetermini nelle decisioni che riguardano il futuro della propria economia.

L'Italia, visto i politici a dir poco ingenui che la governano, corre il rischio di firmare il proprio suicidio convinta di far parte di diritto dei “magnifici sei”. Ma invece non sarà così. E, a questo punto, è il caso di dirlo: si salvi chi può.

 

 

 

Per coloro che non avessero ascoltato la diretta della trasmissione Schiavi Moderni a Radio Carbonia International condotta dallo speaker Andrea Impera, vi riproponiamo il file audio (scaricabile in allegato) con l'intervista all'avv. Francesco Scifo, Segretario Politico del Movimento Sardegna Zona Franca, il quale fa il punto della situazione relativa alla zona franca in Sardegna e alle motivazioni per le quali essa non è ancora operativa. 

 

 

E' partita dal web la petizione per chiedere al Governatore Francesco Pigliaru l'applicazione della zona franca integrale su iniziativa del Movimento Maja de Jana, entrato nella federazione dei movimenti per il rilancio della Sardegna, sposando appieno quanto da sempre sostenuto dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio.

L'avv. Francesco Scifo, Segretario Politico del Movimento Sardegna Zona Franca, ha comunicato stamattina la piena adesione del Movimento a questa iniziativa, divulgando sul suo profilo Facebook la pagina in cui firmare la petizione. Si chiedono 100.000 firme.

Per firmare la petizione cliccare qui

Questo il testo: 

Al Presidente della Regione Sardegna
Francesco Pigliaru
Alla Giunta Regionale
Ai Sig.ri Consiglieri Regionali


Oggetto: attivazione anche in Sardegna della Zona Franca “integrale”.

Con questa petizione il popolo Sardo chiede alla Regione Sardegna ” che ne ha competenza e spettanza”, l’attivazione della fiscalità di compensazione, più nota come “zona franca”, sull’ intero territorio della Sardegna, e le dimissioni immediate del Governatore Pigliaru, perchè la sua figura si è dimostrata inadeguata a rappresentare gli interessi del popolo sardo. Pigliaru è colui secondo il quale la zona franca in Sardegna è un danno e non conviene ed è colui che, insieme ai suoi amici professori, sta negando da anni la zona franca integrale alla terra che rappresenta!

“Governatore Pigliaru, il popolo Sardo ha atteso inutilmente una sua risposta sull'attuazione della zona franca su tutto il territorio della Sardegna, riteniamo pertanto che se non otterrà soddisfazione dalla magistratura italiana, chiederà alla Corte di Giustizia europea per quale motivo la Sardegna muore senza che le istituzioni che la rappresentano facciano ciò che direttive e regolamenti UE, leggi dello stato e leggi di grado costituzionale impongono (CEE n. 2913/1992 (Consiglio) n. 2454/1993 (Commissione), d.lgs 75/1998, D.P.C.M 7 giugno 2001, legge cost. 3/1948) per favorire la ripresa economica, scongiurare il progressivo e quasi irreversibile impoverimento della nostra Regione e ridurre la sperequazione rispetto al resto d'Europa, dovuta all'insularità.”

Perchè vogliamo la Zona Franca “integrale”

La Sardegna è un’isola posta al centro del Mar Mediterraneo, famosa in tutto il mondo per le sue spiagge. In realtà di attraente non c’è solo il mare ma anche una storia antichissima che ha lasciato un notevole patrimonio artistico-culturale unico al mondo. Dati statistici incontestabili confermano che 1.800.000 sardi sono emigrati, riducendo così il numero dei residenti e disoccupati a 1.500.000, per cui ne consegue una delle regioni più spopolate d'Europa. Il motivo dello spopolamento è dato dalla sistematica distruzione di ogni fonte di lavoro da parte dello Stato Italiano avvenuta con l’imposizione di un’aggressione fiscale impensabile che ha causato la disoccupazione che supera il 50% tra i giovani e oltre il 20% nel resto della forza lavorativa. Tale politica, attuata con la collaborazione di alcuni personaggi locali, si traduce in vero e proprio genocidio economico che costringe tutti i giovani a trasferirsi all’estero, impedendo lo sviluppo economico dell’isola. Eppure la Sardegna potrebbe esportare numerosi prodotti di eccellenza, soprattutto agricoli e artigianali, ma non solo, grazie alla sua posizione centrale nel Mediterraneo potrebbe essere un enorme deposito doganale di transito con tutto l’indotto produttivo che ne consegue. Esistono delle leggi che potrebbero ridurre i costi della produzione e delle merci nell’Isola applicando le franchigie doganali e fiscali e trasformandola in una Zona Franca: in parole povere significherebbe permettere alle aziende locali di produrre ad un costo comparabile con quello delle aziende di terraferma e le compagnie estere verrebbero ad investire in Sardegna, sfruttando la sua vantaggiosa posizione e creando posti di lavoro. In conclusione tutti dovrebbero pretendere l’applicazione delle leggi italiane che prevedono la zona franca della Sardegna.

La zona franca spetta alla Sardegna per compensare una serie di disagi che derivano da 3 fattori principali.

Insularità – spopolamento – bassa densità demografica

La Sardegna e le sue isole minori sono considerate “Zona Francha extradoganale” delimitate dal mare circostante. Questo significa che tutta la sardegna ha diritto alle agevolazioni fiscali spettanti alle zone franche di tutto il mondo e cioè:

Eliminazione di Iva, Accise e Dazi Doganali

Il Movimento Maja De Jana composto da liberi cittadini che non si identificano con nessun partito politico, stà spronando la popolazione a mobilitarsi e a riprendersi orgogliosamente ciò che ha diritto ad avere: una regione florida e ricca, in cui i giovani non debbano allontanarsi per cercare lavoro ma possano rimanere e diventare imprenditori nella propria terra.

Il decreto legislativo del 10 Marzo 1998 n. 75 che così dice all’art. 1:

In attuazione dell’art.12 dello satuto speciale della Sardegna approvato con legge costituzionale 26 Febbraio 1948, n. 3, e successive modificazioni, sono istituite nella regione zone franche, secondo le disposizioni di cui ai regolamenti CEE n. 2913/1992 (Consiglio) e n. 2454/1993 (Commissione), nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax, ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili." quindi estesa a tutto il territorio dalla Sardegna.

I benefici sono tanti: riguardano la fiscalità delle imprese, di tutte le dimensioni e settori. Riduzione delle imposte Irpef, Irap, Ires, la defiscalizzazione dell’imposta indiretta deII’Iva.

Agevolazioni sui dazi doganali per le merci in entrata e in uscita. Tutte le famiglie e le persone fisiche trarrebbero benefici dalla defiscalizzazione di tutte le fonti energetiche quindi: Enel, accise sul costo dei carburanti (compresi quelli per uso agricolo e riscaldamento), sulle tassazioni, Imu, canone Rai, Bollo auto ecc.

La Sardegna ha acquisito la Zona Franca “integrale” grazie al trattato di Parigi del 1948 (quindi un trattato internazionale) prim’ancora che nascesse la CEE col trattato di Roma del 1957.

La Free Zona quindi ci è dovuta, nulla viene chiesto che già non ci spetti dab en 64 lunghissimi anni e che non ci sia stata invece, abilmente, tenuta lontana per motive di natura politica.

Tutti gli stati membri della UE hanno le Zone Franche nel proprio territorio. Potremo finalmente capovolgere la tendenza che ci vede isolate ed abbandonati dale istituzioni oltre che dai mercati sfruttando la nostra posizione geografica nel centro del Mediterraneo.

Con il principio delle società madre/figlia converrebbe a tante aziende italiane ed europee trasferire, o almeno dislocare, parte delle loro produzioni in Sardegna, o qualsiasi attività commercial e di sevizi, creando posti di lavoro e pagando qui le tasse (agevolate) anche per le sedi di esercizio situate all’infuori del nostro territorio. Una grande convenienza per loro quindi, ma soprattutto per Noi che le ospiteremo. Risulta perciò impensabile che la concessione della Zona Franca “integrale” in Sardegna possa determinare la sottrazione di altri diritti già acquisiti nel tempo, altrimenti che compensazione agli svantaggi sarebbe?

Il movimento Maja De Jana insieme al Movimento Sardegna Zona Franca si stà battendo affinchè venga subito istituita l’Agenzia delle Entrate Sarda che permetta di mantenere “ricchezza” nell’isola.

Naturalmente………

Monitorare che vengano ospitate esclusivamente produzioni che non inquinino e che non creino monopolio di un settore specifico, sia nell’assunzione di mano d’opera sarda.

Per quanto sopra esposto

risulta evidente che, dal 1964 ad oggi, alla Sardegna compete oltre alla “zona franca” nei porti e nelle zone industriali, collegate e/o collegabili agli scali medesimi, anche il regime tributario speciale della zona franca al consumo, prevista dall’art.1 della legge 762/1973, perché in quanto isola il regime tributario omologo non può che essere applicato all’ intero territorio circondato dal mare. Una forma di fiscalità speciale che prevede la “esenzione da ogni tipo di tributo sui consumi e sui servizi per i residenti nei territori extradoganali proclamati come zona franca”.

Ogni momento che passa chiude una nuova azienda in Sardegna e il governatore continua a non fare niente. Quanto tempo ancora passerà fino alle sue dimissioni?

Noi chiediamo le dimissioni immediate del Governatore Pigliaru!

 

 

 

 

 

Stamattina in un'intervista rilasciata a Radio Uno nel programma "Radio anch'io" (registrazione in allegato), il neo presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani ha annunciato che è sua intenzione "avere un membro di Gabinetto dedicato alle minoranze linguistiche e alle zone ultraperiferiche...", dando così al Movimento Sardegna Zona Franca un ulteriore spunto per rivendicare un diritto esistente sulle carte (e nelle leggi) ma ancora non applicato dal sistema politico regionale e nazionale, e aprendo di fatto, ancora una volta, la strada al riconoscimento della Sardegna sia come minoranza linguistica che come isola ultraperiferica, a cui spetta conseguentemente un regime fiscale diverso da quello del resto dell'Italia.

Ricordiamo che già tre anni fà i vertici del Movimento, dottoressa Maria Rosaria Randaccio e avvocato Francesco Scifo, avevano incontrato l'allora Vice Presidente Vicario del Parlamento Europeo a Roma (video intervista in fondo alla pagina) e avevano da questi avuto conferma della totale disponibilità della UE all'attivazione di una zona franca estesa a tutta l'isola.

È in programma a breve un incontro a Bruxelles dei rappresentanti del Movimento con il Presidente Tajani per chiedere un suo intervento presso le dovute sedi romane e valutare l'eventualità di procedere con la richiesta di infrazione nei confronti dello Stato Italiano da parte della Commissione Europea per la mancata comunicazione dell'attivazione della zona franca della Sardegna (come da precedente lettera dell'ex governatore Ugo Cappellacci) e la mancata applicazione delle direttive comunitarie. 

 

 

 

"La Sardegna può e deve valorizzare la sua identità e la diversità per lingua, usi, costumi e tradizioni dal resto della comunità nazionale, perciò, noi proponiamo queste modifiche a una parte dello Statuto sardo". Questo il progetto lanciato oggi dall'avv. Francesco Scifo, Segretario Politico del Movimento Sardegna Zona Franca.

"Tali modifiche - continua Scifo - possono essere apportate con legge ordinaria perchè inserite nel Titolo III e sono opportune per poter cominciare a utilizzare coscientemente la propria capacità di autogoverno, ed in linea con quanto fatto in altre comunità dell'Italia e dell'Unione Europea. Vi sono dei precedenti giuridici e dobbiamo pretendere che siano rispettati per uscire dal sottosviluppo e dalla sottomissione a una cultura esterna che ha distrutto le nostre stesse radici. Noi pensiamo che, in un quadro federale quale è quello delineato dalla riforma del Titolo V della Costituzione italiana, si debba procedere a chiarire i nostri rapporti con la comunità italiana così come è stato già fatto in Alto Adige e in Valle d'Aosta ed in Sicilia.

Ecco le proposte del Movimento Sardegna Zona Franca per la modifica dell'art.13 dello Statuto Sardo:

Art.13

Il popolo sardo è un popolo ai sensi del diritto internazionale, con il conseguente diritto all’autodeterminazione.

Lo statuto è frutto di un accordo del Governo italiano con il Governo della Sardegna in qualità di parti equivalenti.

Art.13 bis

Le Autorità autonomiche della Sardegna hanno facoltà d’istituire Corti di Giustizia alle quali è affidato l’esercizio del potere giudiziario in Sardegna.

Art.13 ter

Laddove le autorità autonomiche della Sardegna sono titolari di competenze legislative ed esecutive, in quel caso, hanno pure la facoltà di negoziare e concludere direttamente accordi di diritto internazionale con altri Stati od organizzazioni internazionali o sovranazionali.

Art.13 quater

Tutti i conflitti di competenza tra le autorità centrali della Repubblica Italiana e quelle autonomiche della Sardegna sono risolti entro il termine perentorio di due mesi dalla richiesta di convocazione, formulata da una delle due parti, di un organo ad hoc, composto da due membri designati dal governo italiano e da due membri indicati dall’esecutivo della Sardegna, oltre a tre giudici della Corte Costituzionale Italiana, con il compito specifico di risolvere gli eventuali contrasti competenziali tra autorità centrali ed autorità locali.

Se i quattro membri di estrazione politica riescono a raggiungere tra di loro un accordo entro il termine perentorio di un mese dalla convocazione, la questione è definitivamente risolta; in caso contrario, la controversia è rimessa alla decisione esclusiva dei tre giudici della Corte Costituzionale Italiana. Solo tale organo misto può sospendere l’adozione della misura contestata sino alla definitiva risoluzione del conflitto competenziale.

Art. 13 quinquies

Il Sardo in tutte le varianti locali dei singoli Comuni è la lingua ufficiale della Sardegna. Per i documenti ufficiali di carattere nazionale verranno utilizzati congiuntamente il Logudorese e il Campidanese. L’Italiano potrà essere utilizzato con lo stesso valore ufficiale. Nelle scuole di ogni ordine e grado e nelle Università della Sardegna il sardo sarà materia curriculare obbligatoria per tutti gli ordini di studi.

 

Sono diversi gli spunti che il Movimento Zona Franca, facendosi promotore di una federazione di movimenti che possano dare una giusta sferzata alla Sardegna, offre ai più disparati interlocutori. Ma solo persone preparate e senza bende negli occhi possono avvalorare quanto sostenuto dall'avv. Scifo, e rilanciare l'economia rafforzando altresì l'identità di un popolo che sta dimenticando le sue fiere origini e che non crede più di poter cambiare il proprio destino.

 

 

Ieri ad Assemini Fortza Paris ha rinnovato le cariche sociali confermando il Generale Gianfranco Scalas alla presidenza del partito. Il Movimento zona franca, invitato, era presente con le massime cariche sociali e ha lanciato un progetto di federazione di tutti i nostri movimenti su tre obiettivi comuni: zona franca della Sardegna, federalismo politico pieno della Regione con l'Italia, Sviluppo della tutela della minoranza linguistica sarda.
Si tratta di tre azioni che possono essere attuate a normativa vigente, semplicemente facendo massa critica per applicare la Costituzione - Titolo V - e le leggi costituzionali e ordinarie vigenti, con la emarginazione di tutti coloro che illegalmente non le applicano in ogni settore pubblico e privato. Con gli altri movimenti presenti, tra cui Anno zero, è stata lanciata una strategia per realizzare insieme tutto ciò, senza subordinazione a nessuna forza politica. Si parte per vincere su tutto.

 

 

 

Nel pomeriggio di ieri 29 dicembre 2016 presso la sede del Movimento Sardegna Zona franca si è tenuta l'Assemblea annuale prevista dallo Statuto con l'elezione del nuovo Consiglio DirettivoAlla presidenza è stata confermata all'unanimità Maria Rosaria Randaccio, così come, sempre all'unanimità, è stato confermato nella carica di Segretario Politico Francesco Scifo. Al ruolo di Vice Presidente è invece stato promosso Paolo Aureli e alla carica di Tesoriere Luciana Carta. Sono risultati poi eletti alle cariche dirigenziali di seguito indicate i signori: Antonio Vernier come Coordinatore Provinciale di Cagliari, Giuseppe Bonomo come Coordinatore Provinciale di Sassari, Giulio Simbula come Coordinatore Provinciale del Medio Campidano, Serafina Patteri come Coordinatore Provinciale di Nuoro, Angelo Borghero come Coordinatore Provinciale del Sulcis Iglesiente e Luciana Carta come Coordinatore Provinciale dell'Ogliastra. Al momento le cariche per le province di Olbia e Oristano sono andate ad interim alla presidente Maria Rosaria Randaccio.

Nella discussione all'ordine del giorno c'è stata l'importante relazione del Segretario politico avv. Francesco Scifo, incentrata sulle attività svolte nel 2016 e le azioni in corso di svolgimento e da realizzarsi. Sono state indicate tre direttive di azione: zona franca, federalismo e bilinguismo. E' seguita la esposizione delle posizioni del Presidente sullo stato dell'attuazione della zona franca della Sardegna e la normativa vigente in proposito.

E' stato dato mandato agli eletti di perseguire i tre obiettivi elencati dall'avv. Scifo e di studiare eventuali alleanze per perseguire i fini comuni con le forze politiche e sociali che si dimostrino sensibili a questi tre scopi. 

E' iniziata inoltre la Campagna Tesseramenti per l'anno 2017 confermando la quota base di €20,00 per l'iscrizione come socio ordinario e di €50,00 per l'iscrizione come socio sostenitore. 

Il nuovo Consiglio Direttivo si riunirà nuovamente agli inizi di gennaio per delineare le nuove strategie e le azioni del Movimento Sardegna Zona Franca e per commentare i risultati delle azioni legali già intraprese durante l'anno che si sta concludendo.

 

 

 

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