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Ufficio Stampa

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Nell'intervista andata in onda sull'emittente locale Telecostasmeralda pochi giorni fà (video integrale in fondo alla pagina), la presidente del Movimento Sardegna Zona Franca, dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, il legale del Movimento avv. Paolo Aureli, e il costituzionalista avv.prof.Costantino Murgia, spiegano come l'attuazione del Decreto Legislativo n.75/1998 basti per attivare una volta per tutte la Sardegna come zona franca e di come la Regione Sardegna e tutta la politica locale non abbia saputo fino ad ora rendere operativa tale opportunità.

La dottoressa Randaccio elenca le leggi e le direttve comunitarie che istituiscono la zona franca della Sardegna e invita tutti i cittadini a chiedere a gran voce l'attuazione delle normative vigenti.

Nel D.lgs. n.75/98 sono richiamati i Regolamenti Comunitari che richiamano a loro volta la Direttiva Comunitaria n. 69/75/CEE del 4 marzo 1969, la quale fornisce la prova di come l'Italia abbia notificato all'Europa che la Sardegna è stata istituita come Zona Franca, assieme alla definizione giuridica di che cosa si deve intendere per zona franca, ossia territori svantaggiati dove non si pagano determinati tributi per favorirne lo sviluppo che altrimenti non potrebbe realizzarsi.

La suddetta Direttiva n.69/75/CEE individua le zone franche dell'Italia tra quelle già individuate dall'art.1 della Legge Doganale n.1424/40, ossia Livigno e i Punti Franchi e i Depositi Franchi definiti territori Extradoganali o Extraterritoriali dal suddetto art. 1 della legge citata (L.D. n.1424/1940).
La Zona Franca è un Regime Fiscale che si applica su tutto il territorio della Sardegna in quanto dichiarato territorio extradoganale o extraterritoriale dalla Legge n.1424/1940 perché circondato da 450 kmq di Mar Mediterraneo, e che alla Sardegna non può essere imposto lo stesso regime fiscale delle altre Regioni Italiane che non hanno il problema creato dai 450 kmq. di mare attorno,
e tanto meno il problema dello SPOPOLAMENTO ulteriore problema causato proprio dalla mancata applicazione di un regime fiscale di compensazione allo svantaggio.
Il suddetto diritto dei Sardi ad ottenere un regime fiscale DIVERSO dal resto dell'Italia, è previsto dalla Costituzione Italiana che sancisce il Principio di Uguaglianza tra i cittadini ed il Principio di Razionalità della Legge, legge che deve essere articolata nella sua formulazione rispettando il suddetto principio di uguaglianza.

 

 

 

 

Pubblichiamo questo bell'articolo dedicatoci dal Blog "Diario di Tenerife", ringraziando la redazione per il sostegno che ci dimostra con le parole e con il cuore. Credeteci, il sostegno delle persone come voi vale molto.

Riconoscere “zona franca” la Sardegna potrebbe salvare le sorti dell’Italia

Rendere “zona franca” la Sardegna: un paio d’anni fa l’ipotesi fu caldeggiata fortemente, trovando sponde in Regione Sardegna e l’appoggio di centinaia di sindaci. Sembrava quasi che si “potesse fare”, ma come tipico nell’ex belpaese, ben presto è finito tutto nel “dimenticatoio”, e nessuno ne parla più. Un vero peccato!

Mi è tornata in mente la questione, pensando a quanti investimenti stranieri sta attirando Tenerife ed in generale tutte le Isole Canarie, grazie alla fiscalità vantaggiosa e agli incentivi per chi crea posti di lavoro e fa girare l’economia delle isole. E tra questi, ci sono molti italiani…

Ho fatto una breve ricerca su Google, e mi sono imbattuto in un articolo del sito zonafrancasardegna.com, datato 15 Giugno, che giustamente domanda:
“Che fine hanno fatto i sindaci che hanno deliberato per la zona franca?“

Domanda da un milione di dollari…

Come quasi sempre accade, in Italia, quando nasce un’iniziativa valida e questa genera consensi e pubblicità, tutti i politicanti cercano di farla propria, la cavalcano fino a quando l’onda mediatica non si esaurisce, dopodiché, appena viene meno l’attenzione pubblica e mediatica, gettano i buoni propositi nell’immondizia, per dedicarsi a nuovi argomenti di propaganda.

La “zona franca” avrebbe fatto un gran bene, sia all’isola che all’economia di tutto il paese: tuttavia a sostenere l’idea, furono quasi esclusivamente i sardi, e nemmeno in massa, mentre nel resto del paese in pochi capirono l’importanza che ciò avrebbe potuto avere per la collettività. Ma noi italiani siamo così: se qualcuno ipotizza di rendere “zona franca” una regione, anziché sostenerlo, lo avversiamo, oppure come i bambini, chiediamo di godere dello stesso “privilegio”, e mandiamo tutto in vacca. Siamo gelosi del “vicino”, senza capire che alcune volte la fortuna del vicino è la nostra fortuna. Inoltre la Sardegna è svantaggiata davvero, essendo un’isola.

Le Isole Canarie godono di numerosi vantaggi e di un governo dotato di un certo grado di autonomie, perché sono un’area repressa e svantaggiata, essendo distante dal resto del continente. Se la distanza della Sardegna dalla terra ferma è notevolmente minore, a livello economico la Sardegna non se la passa bene, sopratutto in un periodo in cui anche le poche aziende che si erano insediate nell’isola iniziano a vacillare.

La Sardegna ha un indice di disoccupazione e un PIL pro-capite inferiore alla media nazionale italiana, proprio come le Canarie nel contesto spagnolo. Solo che la Sardegna è abbandonata a se stessa, mentre le Canarie, fortunatamente, no.

E’ noto che molte industrie controllate dalle multinazionali hanno abbandonato l’Italia, trasferendosi nel “sud del mondo”. Negli ultimi anni il fenomeno però ha iniziato a riguardare anche le piccole-medie imprese: proprio ieri, per esempio, Il Giornale raccontava il caso di un imprenditore che ha spostato la propria azienda in Austria, per sopravvivere.

L’Austria certamente non è un “paradiso fiscale”, ne di una nazione con una imposizione particolarmente bassa, ma rispetto all’oppressione fiscale italica, è un altro mondo. E consente a chi vuole lavorare e produrre, di farlo. A rendere appetibile l’Austria inoltre, c’è la vicinanza: cosa che riguarda anche la Slovenia, altra meta dove sono state trasferite imprese italiane.

Un’altra meta sempre più interessante per gli imprenditori che vogliono delocalizzare restando nell’ambito Europeo, è l’Albania, con la pressione fiscale al 15% e un costo del lavoro tra i più bassi in Europa. Portare le merci in Italia dal paese delle aquile inoltre è molto facile e comodo, disponendo di collegamenti marittimi veloci ed economici che collegano Durazzo alle coste italiane. Attualmente l’Albania NON fa parte dell’UE: tuttavia il paese ha acquisito lo status di “paese candidato” e ben presto entrerà in Europa. Questione di un annetto.

A quel punto, non ci saranno più nemmeno i dazi doganali, e l’Albania sarà ancora più appetibile, e vedrete che ulteriori migliaia di imprenditori salperanno l’Adriatico con le proprie aziende. Se la Sardegna fosse zona franca, potrebbero salpare il Mar Tirreno, e restare in patria…

Anche nelle Canarie sono sorte numerose aziende italiane, che hanno approfittato della “ZEC”, un regime fiscale speciale per chi investe e crea almeno 5 posti di lavoro nell’arcipelago.

Imprenditori che se la Sardegna fosse stata una “zona franca” o comunque fossero previsti degli sgravi e degli incentivi, si sarebbero potuti insediare li, rimanendo in Italia… (e quindi continuando a pagare le tasse a Roma, per la gioia di tutta la nazione…)

Ma non solo: sarebbero stati attirati anche investimenti stranieri, creando ulteriori posti di lavoro e rafforzando l’economia dell’isola. La Sardegna ha gli svantaggi tipici di tutte le isole: maggiori costi e tempi di trasporto sia delle materie prime in entrata, che delle merci in uscita, però ha una posizione assolutamente strategica nel mediterraneo, e con una fiscalità di vantaggio si svilupperebbe rapidamente, con un tasso di crescita in doppia cifra.

I vantaggi economici si traducono anche in prezzi più bassi al consumo: già l’esenzione dell’IVA o una significativa riduzione della stessa su modello Isole Canarie, dove non esiste l’IVA, ma un’imposta simile denominata IGIC, che si attesta al 7%, comporterebbe una sensibile riduzione dei prezzi, e quindi farebbe ripartire i consumi e renderebbe più economico trascorrere le vacanze sull’isola, dando nuovo impulso al turismo. I prezzi con la sola esenzione IVA scenderebbero del 22%, invece ben presto l’IVA aumenterà ancora e sarà portata al 25%: FOLLIA PURA, PURISSIMA.

La Sardegna è un’isola bellissima, dove ci sono dei tesori naturalistici, che se fossero gestiti da un qualsiasi altro governo europeo, avrebbero decretato la fortuna del paese. Luoghi come il Parco dell’Asinara, assolutamente trascurato e poco pubblicizzato. L’Isola di Budelli addirittura svenduta ad un privato per quattro soldi!!! No, non ci siamo!

E’ un vero peccato.

Ed è inconcepibile come il popolino italiano, e nella fattispecie anche quello sardo, resti passivo dinnanzi a questo scempio, senza reclamare a gran voce quei cambiamenti di cui l’Italia avrebbe un grandissimo bisogno!!!

Purtroppo sembra che gli italiani abbiano scelto di affondare, e aspettano quel momento guardando le partite, facendo apertivi, facendosi gli affari propri, come se l’Italia fosse il paese di qualcun’altro, come se ciò che avviene a livello politico non riguardasse loro…

Probabilmente in Italia molti ancora non hanno risentito della crisi, grazie alla rendita della seconda casa in affitto, alla cospicua pensione del padre o del nonno, etc. e molti, troppi credono che la crisi non li riguardi… si sbagliano, e lo capiranno!

Al Movimento per la Sardegna Zona Franca va il totale sostegno di questo blog, per il poco che può valere. Vi invito ad informarvi (e prendere spunto) circa i benefits di cui godono le Canarie rispetto al governo spagnolo e all’Europa, che mette a disposizione delle isole numerosi fondi per lo sviluppo: GLI STESSI FONDI CHE MOLTE REGIONI ITALIANE NON UTILIZZANO, oppure talvolta li utilizzano per arricchire qualcuno… vedi i cantieri farsa che appena arriva il gruzzolo dall’Europa, vengono abbandonati senza essere ultimati…

Tratto da Diario di Tenerife

 

 

Ancora una volta il signor Fenu e il Movimento clone da lui creato ha ricevuto una batosta giudiziaria e gli è stato inibito di proseguire nell'attività di confusione dei militanti. Adesso l'unica cosa che gli rimane è osservare la sentenza. Infatti il provvedimento del tribunale collegiale non è ulteriormente ricorribile. 

E' in programma una conferenza stampa del Movimento a data e ora da destinarsi in cui verranno spiegati i passaggi della sentenza e le successive azioni del Movimento Sardegna Zona Franca. 

 

 

 

 

Sono passati oltre due anni da quando circa 340 sindaci della Sardegna - sulla scia dei convegni organizzati dal Movimento dei Comitati Cittadini pro zona franca (poi divenuto Movimento Sardegna Zona Franca) - hanno fatto a gara per deliberare a favore dell'istituzione della zona franca. Da allora, nonostante i vari pellegrinaggi della dott.ssa Randaccio e dello staff tecnico-giuridico del Movimento, a quelle delibere non ha fatto seguito alcuna applicazione. Neanche per i diversi comuni che hanno predisposto la delibera per la zona franca al consumo con annesso il regolamento per i diritti speciali. Eppure le carte parlano chiaro.

Ricordiamo a questi sindaci che non è necessario essere dei professori universitari per sapere che:

- se è vero che l’art.1 della Legge Doganale n.1424/1940 considera "extradoganali" sia il territorio di Livigno che i territori nei quali vengono istituiti i Punti Franchi e i Depositi Franchi, senza fare nessuna differenza tra gli stessi territori;
- se è vero che l’art. 12 della Legge Costituzionale n.3/1948 ha previsto l’istituzione di punti Franchi (Extradoganali) su tutto il territorio della Sardegna;
- se è vero che l’art.1 della Legge n.1438/1948 precisa che ai territori "extradoganali" si applica il regime Fiscale delle Zone Franche;
- se è vero che l’art. 1 della Legge n.762/1973 conferma che nei territori dove si applica il suddetto regime fiscale delle zone franche previsto dalla Legge n.1438/1948, devono venire istituiti dei “Diritti Speciali” su tutti generi che vengono consumati in esenzione da ogni tipo di tributo;
- se è vero che per “Diritti Speciali” si intendono delle aliquote fiscali applicabili sui generi consumati nei territori extradoganali, e che le ritenute effettuate sui suddetti generi confluiscono direttamente nelle Casse Comunali;
- se è vero che la suddetta definizione giuridica di "extradoganalità" equivalente al regime fiscale di Zona Franca viene confermata nella Direttiva Comunitaria n. 69/75/CEE del 4 marzo 1969 che individua le Zone Franche dell’Italia richiamando proprio l’art. 1 della Legge Doganale n.1424/1940;

appare evidente che non è necessario essere Professori Universitari per capire che anche la Zona Franca istituita su tutto il territorio della Sardegna dal D.lgs. n. 75/98 sia anch’essa "extradoganale" in quanto territorio dove: "è vietata l’imposizione di dazi doganali e di altre tasse o tributi di effetto equivalente”, esenzione confermata oltre che dalla succitata Direttiva n. 69/75/CEE del 4 marzo 1969, anche dall’art.7 comma 1 lett. a) del D.P.R. n.633/72 dove si prevede che sui territori extradoganali della Comunità Europea non si applichi l’imposta sul valore aggiunto (Iva), e che pertanto, sui generi consumati nei suddetti territori "extradoganali" si in sostituzione dei tributi Iva e Accise si debbano applicare i cosi detti “Diritti Speciali” previsti per tutti i territori extradoganali il cui capofila è considerato il territorio di Livigno a cui è affidata la determinazione della “Misura dell’aliquota“ da applicare ai sensi della:


- Legge n.762/73 art.2
- Legge n.221/76 art.3
- Legge n.80/91 art.10
- Decreto Legge n.452/2001 convertito nella Legge n.16/2002 art.3 comma 1 bis
- D.M. del Ministero Economia e Finanze del 10 luglio 2012 (G.U. 183 del 07.08.2012)
- D.M. del Ministero Economia e Finanze del 28 dicembre 2012 intitolato “misure del diritto speciale sulla benzina, petrolio, gasolio ed altri generi, istituito nel territorio extradoganale di Livigno”.

Diritti speciali che, al pari del territorio extradoganale di Livigno, sono immediatamente esigibili tramite Delibera della Giunta Comunale (art. 134 comma 4 e 49 comma 1 del D.lgs. n. 267/2000) anche da tutti i Comuni della Sardegna in quanto gli stessi (Comuni) insistono su un territorio che la Legge Doganale del 1940 individuava come "extradoganale".

 

 

 

Le risposte dell'Agenzia delle Entrate (in allegato un esempio) agli interpelli sono l'ulteriore conferma di quanto affermato dalla Corte Costituzionale con la Sentenza n.37/2015, ossia che dal 1992 la direzione delle Agenzie Fiscali siano affidate a Falsi Dirigenti, talmente arroganti che non si vergognano neanche di esibire la propria ignoranza.
Infatti dalle risposte fornite ai nostri interpelli (tutte uguali e tutte prive di valore giuridico) abbiamo la conferma che essi abbiano delle lacune insormontabili in quanto non conoscono neppure le seguenti norme:

1) Legge Doganale n.1424/1940 che all’art. 1 individuava come territori extradoganali dell’Italia le Zone Franche, i Punti Franchi e i Depositi Franchi;

2) art. 12 dello Statuto Sardo approvato con Legge Costituzionale n.3/1948 dove si prevede l’istituzione di punti franchi extradoganali su tutto il territorio della Sardegna disciplinati ovviamente dalla Legge Doganale n.1424/1940;

3) Direttiva Comunitaria n.69/75/CEE del 4 marzo 1969 intitolata “Direttiva del Consiglio relativa all’armonizzazione delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative riguardanti il regime delle Zone Franche che:

a) l’art. 1 comma 2 fornisce la definizione giuridica di che cosa si debba intendere con le parole “Zona Franca”, ossia ogni territorio posto fuori dal territorio doganale (extradoganale) e dove le merci non devono essere assoggettate ad alcuna tassa o misura di effetto equivalente;
b) l’art. 1 comma 3 (facendo riferimento all'allegato di cui a pag.3) individua fisicamente i territori della Comunità Economica Europea (CEE) come territori che all'epoca erano sottoposti al regime fiscale delle Zone Franche, indicando a fianco di ciascuna nazione la legge doganale che allora doveva essere applicata.
Apprendiamo così che per la Repubblica Italiana sono considerati come Zone Franche i Punti Franchi e i Depositi Franchi extradoganali anche della Sardegna istituiti con Legge Doganale n.1424/1940 art.1;

4) Direttiva Comunitaria n.77/388/CEE del 17.05.77 che all’art. 16 prevede: “fatte salve le altre disposizioni fiscali comunitarie, gli Stati membri possono – con riserva della consultazione prevista all’art. 29 - prendere misure particolari per non sottoporre all’Iva le operazioni seguenti:
A. le importazioni di merce per essere:
a) omissis
b) immesse in regime di zona franca ai sensi della Direttiva n. 69/75/CEE del 4 marzo 1969;

5) Direttiva n.95/7/CE del 10 aprile 1995 che apporta modifiche all’art. 8 del D.P.R. n.633/72 e lascia immutate sostanzialmente le disposizioni di cui all’art. 16 della Direttiva n.77/388/CEE e conferma il valore giuridico della Direttiva n.69/75/CEE;
6) D.lgs. n.75/98 che nel dare attuazione all’art.12 dello Statuto Sardo approvato con Legge Costituzionale n.3/1948 ha istituito il regime fiscale delle Zone Franche secondo le modalità previste nei Regolamenti Comunitari con i quali sono stati emanati i Codici doganali Comunitari n. 2913/92 e 2454/93 richiamati nello stesso decreto, codici che hanno recepito la Direttiva n.69/75/CEE del 4 marzo 1969;
7) Legge n.28/1997 emanata in attuazione della Direttiva Comunitaria n.95/7/CE del 10 aprile 1995 che apporta modifiche al D.P.R. n.633/72, e prevede che coloro che intendono avvalersi della facoltà di fare acquisti di beni e servizi senza applicazione dell’Iva devono effettuare preventivamente la Dicharazione d'Intento prevista dall'art.1 comma 2 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84;

8) art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 dove si prevede che: le disposizioni dell’art. 8 primo comma lett. c) del D.P.R. n.633/72 (Iva non imponibile nelle zone franche) si applicano a condizione che: “l’intento di avvalersi della facoltà di fare acquisti o importazioni senza applicazione dell’imposta Iva deve risultare da apposita dichiarazione, redatta in conformità del modello approvato con Decreto del Ministero delle Finanze trasmesso telematicamente all’Agenzia delle Entrate che rilascia apposita ricevuta telematica.
La dichiarazione, unitamente alla ricevuta di presentazione rilasciata dall’Agenzia delle Entrate sarà consegnata al fornitore o prestatore, ovvero in dogana. Entro 120 giorni dall’entrata in vigore della presente disposizione, l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli la banca dati delle dichiarazioni di intento per dispensare dalla consegna in dogana della copia cartacea delle predette dichiarazioni e delle ricevute di presentazione (omissis)”

Per gli aggiornamenti dell’art. 8 del D.P.R. n. 633/72 vedasi:
1. D.L. n.746/83 convertito Legge n.17/84 art.1;
2. Legge n.228/2012 art.1 comma da 324 a 334;
3. D.lgs. n.175/2014 art. 20 comma 3).

 

Si consiglia la lettura di tutto Decreto Legge n.746/83.


Se queste norme fossero state affidate all'interpretazione di Veri Dirigenti, avrebbero garantito alla Sardegna il diritto ad essere riconosciuta come Zona Franca Integrale ed Extradoganale quantomeno dal 1998!

 Maria Rosaria Randaccio

 

 

Si è appreso ieri sera che il Governatore Francesco Pigliaru abbia convocato il Consigliere regionale Modesto Fenu, espulso dal Movimento Sardegna Zona Franca per il suo comportamento contrario allo statuto e allo spirito del Movimento, per parlare di zona franca e dell'istituzione di una Commissione di studio con esperti qualificati per trattare questo argomento in sede istituzionale.
Ci chiediamo come sia possibile che il Presidente riceva un consigliere che un'ordinanza del tribunale ha diffidato dall'utilizzare il nome del Movimento che lo ha espulso per discutere di zona franca e che addirittura ha fondato un' altra entità politica con lo stesso nome - screditando e mettendo in cattiva luce la dottoressa Maria Rosaria Randaccio, fondatrice del Movimento zona franca e divulgatrice delle nozioni giuridico-fiscali che hanno portato alla delibera oltre 340 comuni sardi - e non interpelli invece il legittimo segretario del Movimento, l'avvocato Francesco Scifo, o la stessa presidente.

Inoltre, come è possibile che - essendo trascorsi oltre 3 mesi dalla protocollazione della richiesta di incontro con il Presidente Francesco Pigliaru e circa 1 mese da quando egli ha "promesso" l'apertura di un dialogo con il Movimento durante la sua visita in Ogliastra - ancora non sia arrivata una convocazione ufficiale? E che il Governatore e tutti i membri del suo staff disdegnino qualsiasi contatto con il Movimento Sardegna Zona Franca, il quale - ricordiamo ai nostri lettori - è legittimato ad una presenza all'interno del Consiglio Regionale da 11.150 voti conquistati nelle scorse elezioni regionali?

Forse che il Governatore Pigliaru sia ben consapevole che il dialogo con persone non appartenenti allo specifico settore sia un modo per non esporsi a un contraddittorio che invece senza dubbio si avrebbe con persone più autorevoli a trattare temi consoni alla propria preparazione ed esperienza nel campo?

Ci chiediamo ancora: ma se la Regione ha intenzione di fare realmente la zona franca, non basterebbe semplicemente che applicasse le leggi?

 

 

Se la Regione Sardegna avesse avuto un consulente come l'avvocato tributarista Francesco Scifo, esperto in politica economica internazionale, a quest'ora i cittadini vivrebbero in un'isola in cui la cosiddetta zona franca integrale è già operativa da un paio d'anni e dove la Giunta Regionale (di qualsiasi fazione politica sia) si troverebbe a fare i conti con questioni di poco conto e non con problemi che addirittura mettono in pericolo lo stesso statuto autonmistico sardo. L'incapacità della politica a far fronte ai bisogni della collettività è diventato ormai il vero cancro degli ultimi decenni e il principale problema da affrontare se si vuole risalire la china. Sempre che non sia troppo tardi!

Pubblichiamo un esaustivo libercolo redatto dall'avvocato Scifo che dovrebbe rappresentare la Bibbia di coloro che ci governano.

 

 

Oggi 27 aprile 2015 su Rai Uno durante la trasmissione “La vita in Diretta" si è parlato della storica Sentenza della Corte Costituzionale n.37/2015, che ha confermato la presenza di “Falsi Dirigenti” che operano all’interno delle Agenzie Fiscali. Ossia dei semplici impiegati che sottoscrivono, senza averne titolo, l’Iscrizione a Ruolo dei debiti tributari, attività un tempo riservata esclusivamente agli Intendenti di Finanza e ai Dirigenti assunti tramite pubblico concorso indetto ai sensi dell’art. 97 della Costituzione.
Durante la trasmissione alcuni “esperti” hanno affermato che la firma apposta sulle Cartelle Esattoriali dai Falsi Dirigenti non inficerebbe la validità delle Cartelle stesse, che vivrebbero autonomamente di Vita Propria a prescindere da chi le abbia sottoscritte.

Ci dispiace contraddire gli Esperti di Rai Uno, ma le loro affermazioni sono smentite dalla recente Sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Milano, Sezione XXV n.3222 del 10 aprile 2015 dove si conferma che l’iscrizione a ruolo del debito tributario deve essere sottoscritto solo dal Dirigente assunto tramite pubblico concorso, oppure qualora il Dirigente sia stato collocato a riposo, in attesa che venga bandito un nuovo concorso per coprire il posto vacante, il potere di sottoscrivere gli atti compete ai sensi dell’art.20 comma 1 lett. a) e b) del D.P.R. n.266/1987 esclusivamente a coloro che erano stati a suo tempo inquadrati nella Nona Qualifica Funzionale.

A questo punto bisogna chiedersi: chi erano i legittimi titolari di quei posti in organico, assegnati abusivamente ai Falsi Dirigenti stanati definitivamente dalla Sentenza della Corte Costituzionale n.37/2015?

Sono coloro che avevano ottenuto l’inquadramento nel loro Ruolo Dirigenziale della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72, inquadramento realizzato con l’approvazione della graduatoria dei vincitori del concorso da parte del Ministro delle Finanze con le modalità previste dall’art.10 della Legge n.397/75.
Dirigenti a cui è stata affidata per oltre venti anni la Direzione dei Reparti delle Intendenze di Finanza e quella (direzione) dei vecchi Uffici Finanziari, prima che la Legge n.358/1991 ne prevedesse la loro soppressione e contestuale trasformazione in Dipartimenti e Compartimenti Finanziari, strutture amministrative attualmente confluite nelle Agenzie Fiscali ai sensi della Legge n.358/91, del D.lgs. n.287/92, della Legge n.150/99 e del D.lgs. n.300/99.
Dirigenti defenestrati e che da oltre 15 anni, si battono per ottenere la loro restituzione ai ruoli Dirigenziali di legittima appartenenza, restituzione che non è più procrastinabile dopo la Sentenza della Corte Costituzionale n.37/2015 che ha dato ragione alla loro rivendicazione, in assenza della quale (restituzione) il Ministero dell’Economia e Finanze non potrà mai bandire lecitamente, regolari concorsi per coprire i posti in organico che tutt’ora risultano vacanti perché sottratti in modo illecito e illegittimo ai suddetti Dirigenti defenestrati.
Il Consiglio di Stato con Sentenza n.3812 del 27 giugno 2012 ha affermato che “il cittadino raggiunto dalla notifica di un atto di accertamento tributario, ha diritto d’accesso agli atti attestanti la validità della iscrizione a ruolo del tributo che lo riguarda, iscrizione a ruolo che deve essere sottoscritta “dall’Autorità Finanziaria" ai sensi dell’art. 1 della Legge n.858/63, del’art. 51 del D.P.R. n.633/72 dell’art. 42 del D.P.R. n.600/73 (testo storico), degli artt. 1, 63 e 67 comma 2 del D.P.R. n.43/88, dell’art. 7 del D.lgs. n.237/97dove si prevede che il visto di esecutorietà del ruolo di riscossione deve essere apposto dall’Intendente di Finanza o aggiungiamo noi, dal Dirigente con equivalente qualifica apicale, che sia stato assunto tramite pubblico concorso, nei Ruoli Dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72, oppure assunto ai sensi dell’art. 28 del D.lgs. n.29/93 nei ruoli della nuova Carriera Dirigenziale Contrattualizzata, carriera attualmente disciplinata dal D.lgs. n.165/01.
La Corte Costituzionale con Sentenza n.205/2004 e n.194 del 16.05.2012 ha confermato che la regola del pubblico concorso può dirsi rispettata solo quando le selezioni del personale non siano caratterizzate da arbitrarie e irragionevoli forme di restrizione nell’ambito dei soggetti legittimati a parteciparvi, e che non è ammissibile la riserva integrale dei posti disponibili in favore di personale interno con scivolamenti automatici verso posizioni superiori per la copertura della totalità dei posti vacanti………(Omissis).

Invece in aperto contrasto all’art. 97 della Costituzione e di quanto sancito in moltissime sentenze della Corte Costituzionale, il Ministero delle Finanze dal 1990 ad oggi ha bandito esclusivamente concorsi interni tra cui quelli a 999 a 163 e 162 posti da dirigente - concorsi i cui bandi sono stati pubblicati rispettivamente sulle seguenti Gazzette Ufficiali n. 8 del 29 gennaio 1993 - 4° serie Speciale, pag.15 (concorso a 999 posti), e G.U. n.53 dell’8 luglio 1997 (concorsi a 162 e 163 posti).

 

Pur condividendo in pieno quanto scritto dal signor Andreas Coni nel social network Facebook (e che qui sotto riportiamo integralmente), tuttavia dobbiamo sottolineare che ci dispiace che nessuno dei presenti abbia dimostrato di possedere adeguata conoscenza delle Direttive e dei Regolamenti Comunitari sulle Zone Franche dove si prevede:

1) che le recinzioni delle Zone Franche non sono più necessarie dal momento che con apposito Regolamento Comunitario è stato disciplinato il controllo delle suddette aree, attraverso apposite telecamere collegate ad un SISTEMA SATELLITARE;
2) che l'attivazione della Zona Franca su tutto il territorio della Sardegna dipende esclusivamente dal popolo sardo che dovrebbe cominciare a fatturare con IVA NON IMPONIBILE; 
3) che la Zona Franca non è altro che un regime fiscale speciale che compete/spetta ai territori che come la Sardegna, che soffrono di determinati problemi che le altre Regioni Italiane ed Europee non hanno.

REGIME FISCALE CHE DEVE ESSERE DIVERSO DA QUELLO IMPOSTO ALLE ALTRE REGIONI ITALIANE IN ASSENZA DEL QUALE VENGONO VIOLATI (DA PARTE DEL LEGISLATORE ITALIANO) DUE PRINCIPI CARDINE DELLA NOSTRA COSTITUZIONE: 1) QUELLO DELL'UGUAGLIANZA DELLE LEGGI E 2) QUELLO DELLA RAGIONEVOLEZZA DELLE LEGGI,
PRINCIPI CHE DEVONO ESSERE APPLICATi ANCHE ALLA LEGGE FISCALE.

PERTANTO QUANDO LO STATO ITALIANO IMPONE AI CITTADINI SARDI LO STESSO REGIME DELLE ALTRE REGIONI STA VIOLANDO NON SOLO I SUDDETTI DUE PRINCIPI SANCITI DALLA COSTITUZIONE MA ANCHE L'ART. 7 DEL DPR N.633/72 DOVE SI PREVEDE CHE L'IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO (IVA) NON SI APPLICA AI TERRITORI DICHIARATI EXTRADOGANALI DALL'ART. 1 DELLA LEGGE DOGANALE ITALIANA DEL 1940, LA STESSA LEGGE RICHIAMATA DALLA DIRETTIVA COMUNITARIA N.69/75/CEE DEL 4 MARZO 1969 CHE HA INDIVIDUATO LE ZONE FRANCHE DELL'ITALIA, E TRA QUESTE SICURAMENTE LE ZONE FRANCHE DELLA SARDEGNA NELLA TABELLA ALLEGATA A PAGINA 3 DELLA STESSA DIRETTIVA.

LA SUDDETTA DIRETTIVA PRECISA CHE LA NORMATIVA SULLE ZONE FRANCHE DELL'EUROPA DEVE ESSERE UGUALE IN TUTTI GLI STATI MEMBRI E CHE DEVE ESSERE APPLICATA INNANZI TUTTO AI TERRITORI CHE COME LA SARDEGNA HANNO I SEGUENTI PROBLEMI CHE NE CONDIZIONANO IL CORRETTO SVILUPPO ECONOMICO IN QUANTO AFFLITTE DAL PROBLEMA DI ESSERE:

1) ISOLA
2) ISOLA ULTRAPERIFERICA
3) ISOLA SPOPOLATA
4) ISOLA GRAVATA DA UNA DISOCCUPAZIONE ANOMALA
5) ISOLA GRAVATA DAI PROBLEMI DERIVATI DALLA DEINDUSTRIALIZZAZIONE


Il nostro diritto alla Zona Franca, sancito dalla normativa comunitaria è stata recepita dall'Italia in apposite leggi, e dai Regolamenti Comunitari sulle Zone Franche, diritti che per poter essere rivendicati e applicati devono essere studiati dagli addetti ai lavori.
E' apparso palese che nessuno degli intervenuti al dibattito possedeva una sufficiente preparazione sulla questione utile alla rivendicazione del nostro Diritto alla Zona Franca.
Apprezziamo il grande passo in avanti fatto da Piergiorgio Massidda che ha sostenuto con grande passione come la Città di Cagliari e i 6 ettari individuati dal DPCM siano attivi da quando è stato emanato il D.lgs. n.75/98.

Peccato che nessuno dei presenti abbia sottolineato il fatto che non abbiamo più necessità di altri DPCM da quando è stato modificato il Titolo V della Costituzione, e che in tal senso è stata emanata apposita Legge Regionale che consente ai Comuni Sardi le RECINZIONI VIRTUALI COLLEGATE AL SISTEMA SATELLITARE, DISCIPLINATO DA APPOSITO REGOLAMENTO COMUNITARIO DIRETTAMENTE APPLICABILE ANCHE ALLA SARDEGNA!

 

Di Andreas Coni: "Dalla trasmissione Thesauro di Sardegna 1, andata in onda oggi 07/04/2015 alle 21.00, avente come argomento "la zona franca", ospiti Vanni Sanna, Mariano Lo Piccolo e Piergiorgio Massidda, abbiamo avuto l'ennesima prova che questa giunta non vuole la zona franca Sarda. Forse vuole qualche porto franco, rigorosamente recintato, ma certo non vuole il modello di sviluppo che oltre 4000 zone franche nel mondo hanno adottato, compresa Shannon, nata proprio negli anni in cui i nostri padri costituenti hanno inserito, non avendo trovato un accordo migliore, la famosa frase nell'articolo 12 dello statuto "Saranno istituiti i punti franchi".
Mentre gli ospiti presenti parlavano di progetti reali, esistenti e fattibili, SUBITO, l'assessore Paci, in rappresentanza dei professoroni della giunta, replicava dicendo di non capire e di non comprendere i motivi della polemica. Passato più di un anno dalle elezioni, questa giunta ha solo tergiversato e, non avendo il coraggio di dire chiaramente che non può fare le zone franche e le ZES perchè il PD nazionale non vuole, ci rimandano costantemente con un "Stiamo valutando", "faremo, vedremo, etc. etc", mentre il popolo Sardo muore e i giovani scappano, esausti da una classe politica inetta e incapace e impossibilitata dai diktat nazionali a dare risposte immediate e concrete. Il PD nazionale (ma a suo tempo anche il PDL) non ha interesse a che il popolo Sardo cresca e migliori. Serve invece un popolo sottosviluppato e sempre servile, grazie alle briciole che pochi riescono a racimolare a fronte di una svendita totale del nostro territorio. Sono più di 65 anni che lo stato ci colonizza, e non ha nessuna intenzione di mollare l'osso. Prima ce ne renderemo conto e prima riconquisteremo la dignità e la libertà che un popolo deve avere.
Ottimi gli interventi di Vanni Sanna e Mariano Lo Piccolo, un po più di parte quello di Massidda, ma pur sempre finalizzato alla realizzazione (anche se recintata) della zona franca di Cagliari. Alla competenza e preparazione però, si è potuto riscontrare solo l'attendismo e la generalizzazione del politico che non può dire chiaramente come stanno le cose.
Cercheremo di coinvolgere tutte le aziende della zona industriale di Olbia affinché partecipino al convegno presso l'EXPO' prima e quello del polo universitario dopo, per radunare quell'esercito che, una volta compresa la totale incapacità di questi governanti a tutelare i diritti dei Sardi, servirà per sferrare l'attacco finale e costringere, anche legalmente, chi di dovere a fare quanto va fatto.
Ai primi di Marzo, per l'ennesima volta, il comune di Olbia ha chiesto urgentemente un incontro con la presidenza della Regione per stabilire un calendario per fare la delibera della perimetrazione della ZF Olbiese e della relativa ZES, così come previsto dal Dlgs 75/98. Ora basta, non faremo passare un altro anno."

 

 

Sabato, 04 Aprile 2015 14:46

Buona Pasqua in diretta radiofonica

 

La dott.ssa Maria Rosaria Randaccio sarà presente domani 5 Aprile 2015 - giorno della Santa Pasqua - dalle ore 10.00 alle ore 12.00 nello studio dell'emittente Radio Super Sound per parlare di zona franca, cartelle Equitalia e per augurare a tutti i zonafranchisti Buona Pasqua!

In studio ospiti il sindaco di Marrubiu, Andrea Santucciu e l'avv. Marco Usai.

Conduce Giuseppe Nonnis.

 

Ecco le frequenze di Radio Super Sound.

 

FREQUENZE

 

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