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Ufficio Stampa

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Pur condividendo in pieno quanto scritto dal signor Andreas Coni nel social network Facebook (e che qui sotto riportiamo integralmente), tuttavia dobbiamo sottolineare che ci dispiace che nessuno dei presenti abbia dimostrato di possedere adeguata conoscenza delle Direttive e dei Regolamenti Comunitari sulle Zone Franche dove si prevede:

1) che le recinzioni delle Zone Franche non sono più necessarie dal momento che con apposito Regolamento Comunitario è stato disciplinato il controllo delle suddette aree, attraverso apposite telecamere collegate ad un SISTEMA SATELLITARE;
2) che l'attivazione della Zona Franca su tutto il territorio della Sardegna dipende esclusivamente dal popolo sardo che dovrebbe cominciare a fatturare con IVA NON IMPONIBILE; 
3) che la Zona Franca non è altro che un regime fiscale speciale che compete/spetta ai territori che come la Sardegna, che soffrono di determinati problemi che le altre Regioni Italiane ed Europee non hanno.

REGIME FISCALE CHE DEVE ESSERE DIVERSO DA QUELLO IMPOSTO ALLE ALTRE REGIONI ITALIANE IN ASSENZA DEL QUALE VENGONO VIOLATI (DA PARTE DEL LEGISLATORE ITALIANO) DUE PRINCIPI CARDINE DELLA NOSTRA COSTITUZIONE: 1) QUELLO DELL'UGUAGLIANZA DELLE LEGGI E 2) QUELLO DELLA RAGIONEVOLEZZA DELLE LEGGI,
PRINCIPI CHE DEVONO ESSERE APPLICATi ANCHE ALLA LEGGE FISCALE.

PERTANTO QUANDO LO STATO ITALIANO IMPONE AI CITTADINI SARDI LO STESSO REGIME DELLE ALTRE REGIONI STA VIOLANDO NON SOLO I SUDDETTI DUE PRINCIPI SANCITI DALLA COSTITUZIONE MA ANCHE L'ART. 7 DEL DPR N.633/72 DOVE SI PREVEDE CHE L'IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO (IVA) NON SI APPLICA AI TERRITORI DICHIARATI EXTRADOGANALI DALL'ART. 1 DELLA LEGGE DOGANALE ITALIANA DEL 1940, LA STESSA LEGGE RICHIAMATA DALLA DIRETTIVA COMUNITARIA N.69/75/CEE DEL 4 MARZO 1969 CHE HA INDIVIDUATO LE ZONE FRANCHE DELL'ITALIA, E TRA QUESTE SICURAMENTE LE ZONE FRANCHE DELLA SARDEGNA NELLA TABELLA ALLEGATA A PAGINA 3 DELLA STESSA DIRETTIVA.

LA SUDDETTA DIRETTIVA PRECISA CHE LA NORMATIVA SULLE ZONE FRANCHE DELL'EUROPA DEVE ESSERE UGUALE IN TUTTI GLI STATI MEMBRI E CHE DEVE ESSERE APPLICATA INNANZI TUTTO AI TERRITORI CHE COME LA SARDEGNA HANNO I SEGUENTI PROBLEMI CHE NE CONDIZIONANO IL CORRETTO SVILUPPO ECONOMICO IN QUANTO AFFLITTE DAL PROBLEMA DI ESSERE:

1) ISOLA
2) ISOLA ULTRAPERIFERICA
3) ISOLA SPOPOLATA
4) ISOLA GRAVATA DA UNA DISOCCUPAZIONE ANOMALA
5) ISOLA GRAVATA DAI PROBLEMI DERIVATI DALLA DEINDUSTRIALIZZAZIONE


Il nostro diritto alla Zona Franca, sancito dalla normativa comunitaria è stata recepita dall'Italia in apposite leggi, e dai Regolamenti Comunitari sulle Zone Franche, diritti che per poter essere rivendicati e applicati devono essere studiati dagli addetti ai lavori.
E' apparso palese che nessuno degli intervenuti al dibattito possedeva una sufficiente preparazione sulla questione utile alla rivendicazione del nostro Diritto alla Zona Franca.
Apprezziamo il grande passo in avanti fatto da Piergiorgio Massidda che ha sostenuto con grande passione come la Città di Cagliari e i 6 ettari individuati dal DPCM siano attivi da quando è stato emanato il D.lgs. n.75/98.

Peccato che nessuno dei presenti abbia sottolineato il fatto che non abbiamo più necessità di altri DPCM da quando è stato modificato il Titolo V della Costituzione, e che in tal senso è stata emanata apposita Legge Regionale che consente ai Comuni Sardi le RECINZIONI VIRTUALI COLLEGATE AL SISTEMA SATELLITARE, DISCIPLINATO DA APPOSITO REGOLAMENTO COMUNITARIO DIRETTAMENTE APPLICABILE ANCHE ALLA SARDEGNA!

 

Di Andreas Coni: "Dalla trasmissione Thesauro di Sardegna 1, andata in onda oggi 07/04/2015 alle 21.00, avente come argomento "la zona franca", ospiti Vanni Sanna, Mariano Lo Piccolo e Piergiorgio Massidda, abbiamo avuto l'ennesima prova che questa giunta non vuole la zona franca Sarda. Forse vuole qualche porto franco, rigorosamente recintato, ma certo non vuole il modello di sviluppo che oltre 4000 zone franche nel mondo hanno adottato, compresa Shannon, nata proprio negli anni in cui i nostri padri costituenti hanno inserito, non avendo trovato un accordo migliore, la famosa frase nell'articolo 12 dello statuto "Saranno istituiti i punti franchi".
Mentre gli ospiti presenti parlavano di progetti reali, esistenti e fattibili, SUBITO, l'assessore Paci, in rappresentanza dei professoroni della giunta, replicava dicendo di non capire e di non comprendere i motivi della polemica. Passato più di un anno dalle elezioni, questa giunta ha solo tergiversato e, non avendo il coraggio di dire chiaramente che non può fare le zone franche e le ZES perchè il PD nazionale non vuole, ci rimandano costantemente con un "Stiamo valutando", "faremo, vedremo, etc. etc", mentre il popolo Sardo muore e i giovani scappano, esausti da una classe politica inetta e incapace e impossibilitata dai diktat nazionali a dare risposte immediate e concrete. Il PD nazionale (ma a suo tempo anche il PDL) non ha interesse a che il popolo Sardo cresca e migliori. Serve invece un popolo sottosviluppato e sempre servile, grazie alle briciole che pochi riescono a racimolare a fronte di una svendita totale del nostro territorio. Sono più di 65 anni che lo stato ci colonizza, e non ha nessuna intenzione di mollare l'osso. Prima ce ne renderemo conto e prima riconquisteremo la dignità e la libertà che un popolo deve avere.
Ottimi gli interventi di Vanni Sanna e Mariano Lo Piccolo, un po più di parte quello di Massidda, ma pur sempre finalizzato alla realizzazione (anche se recintata) della zona franca di Cagliari. Alla competenza e preparazione però, si è potuto riscontrare solo l'attendismo e la generalizzazione del politico che non può dire chiaramente come stanno le cose.
Cercheremo di coinvolgere tutte le aziende della zona industriale di Olbia affinché partecipino al convegno presso l'EXPO' prima e quello del polo universitario dopo, per radunare quell'esercito che, una volta compresa la totale incapacità di questi governanti a tutelare i diritti dei Sardi, servirà per sferrare l'attacco finale e costringere, anche legalmente, chi di dovere a fare quanto va fatto.
Ai primi di Marzo, per l'ennesima volta, il comune di Olbia ha chiesto urgentemente un incontro con la presidenza della Regione per stabilire un calendario per fare la delibera della perimetrazione della ZF Olbiese e della relativa ZES, così come previsto dal Dlgs 75/98. Ora basta, non faremo passare un altro anno."

 

 

Sabato, 04 Aprile 2015 14:46

Buona Pasqua in diretta radiofonica

 

La dott.ssa Maria Rosaria Randaccio sarà presente domani 5 Aprile 2015 - giorno della Santa Pasqua - dalle ore 10.00 alle ore 12.00 nello studio dell'emittente Radio Super Sound per parlare di zona franca, cartelle Equitalia e per augurare a tutti i zonafranchisti Buona Pasqua!

In studio ospiti il sindaco di Marrubiu, Andrea Santucciu e l'avv. Marco Usai.

Conduce Giuseppe Nonnis.

 

Ecco le frequenze di Radio Super Sound.

 

FREQUENZE

 

 

Pubblichiamo il nuovo Interpello (allegato) redatto dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, destinato sia all'Agenzia delle Entrate che alla Corte dei Conti, con il quale si ribadisce che non può essere imposto alla Sardegna (e quindi ai cittadini Sardi) lo stesso regime fiscale imposto alle altre Regioni italiane che non soffrono del gravissimo disagio di essere  “regioni remote” e spopolate, circondate da centinaia di chilometri di Mar Mediterraneo.

Tale documento dovrà essere utilizzato da chi ha già avuto risposta negativa da parte dell'Agenzia delle Entrate, oppure adattato alle proprie esigenze, in caso si voglia inviare per la prima volta.

Si consiglia l'invio tramite raccomandata con ricevuta di ritorno o pec.

 

 
Pubblichiamo la lettera dell'allevatore abruzzese vessato da Equitalia che denuncia i danni all'erario provocati dai falsi dirigenti.
Il sig. Rossi sottolinea che costoro dovrebbero risarcire agli italiani tutti i danni causati con i loro comportamenti illeciti e illegittimi degni di severissime sanzioni  pecuniarie e della perdita di stipendi e pensioni dirigenziali non dovute. Costoro sarebbero tenuti inoltre risarcire anche i danni morali (stress e depressione) causati a tutti coloro che sono stati rovinati da Equitalia, con l'invio di CARTELLE PAZZE.
 
Secondo quanto afferma la dott.ssa Maria Rosaria Randaccio "la cosa più assurda è che noi sardi risultiamo vessati due volte: la prima vessazione  è stata il particolare accanimento di Equitalia (illecito e illegittimo) contro i Sardi; la seconda perché è incostituzionale applicare alla Sardegna lo stesso regime fiscale (es. studi di settore) riservato alle altre Regioni Italiane che non soffrono dei nostri disagi come lo spopolamento o essere circondati da 450 km quadrati di Mar Mediterraneo. 
 
Applicare alla Sardegna lo stesso regime fiscale delle altre regioni italiane significa violare principi sacrosanti garantiti dalla Costituzione, come il principio di Uguaglianza e  della Ragionevolezza che vincolano il legislatore (Parlamento) nella emanazione delle leggi fiscali."
 
 

 

Colpiti dalla sentenza della Corte Costituzionale centinaia di dirigenti nominati illegittimamente, alla testa delle agenzie delle Entrate, delle Dogane e del territorio. Essi rappresentano il cuore del Fisco italiano.
Questa storica Sentenza (in allegato) non è venuta a caso e neanche in modo improvviso, ma è frutto del duro lavoro e di tanto sangue amaro di un gruppo di ex Dirigenti, della Dirstat (Sindacato dei Dirigenti Pubblici) e, soprattutto, da anni di denunce della Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, ex Intendente di Finanza Aggiunto e Direttore della Commissione Tributaria Provinciale di Cagliari (Tribunale del Ministero delle Finanze).
Oggi gioiscono molti italiani. Ma è anche il momento di fermarsi e rivolgere una preghiera a quelle povere anime che - vessate da Equitalia - si sono tolte la vita.
La Sentenza di ieri lascia però aperto un interrogativo: quale sarà il destino degli atti posti in essere dai dirigenti illegittimamente nominati?
L'interpretazione più ovvia è che essi siano tutti nulli. Ce lo auguriamo.

 

 

Con provvedimento d'urgenza del 17 marzo 2015 (allegato) il Tribunale di Cagliari ha sancito la totale legittimità dell'operato del Presidente del Movimento Sardegna Zona Franca, dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, e inibito con effetto immediato ai signori Modesto Fenu (ex Consigliere Regionale del Movimento) e Antioco Patta (ex tesoriere del Movimento) l'uso del nome Movimento Zona Franca e del simbolo condannandoli a risarcire le spese legali. Altresì, l'ordinanza cautelare ha confermato la legittimità della loro espulsione dal Movimento.

Una bella vittoria per la legge e per il Movimento che continuerà chiaramente la sua battaglia politica senza la foschia di chiunque avrebbe voluto utilizzarlo quale trampolino per altre iniziative.

 

La notizia apparsa ieri sera nelle pagine Ansa si commenta da sola. "La Giunta regionale della Sardegna ha deciso di ritirare i sei ricorsi - tre del 2012, due del 2013 e uno del 2014 - ancora pendenti con il Governo di fronte alla Corte Costituzionale in materia di riserve erariali, accantonamenti e patto di stabilità. Restano in piedi i ricorsi che riguardano la cosiddetta "Vertenza Entrate", anche se la Sardegna ha ottenuto il riconoscimento del diritto alla compartecipazione in base all'articolo 8 dello Statuto e un'anticipazione di 300 milioni degli arretrati."

Il Governatore Francesco Pigliaru, senza ascoltare il dissenso delle opposizioni, si permette di decidere riguardo un tema così importante pur sapendo di rappresentare solo il 22% della popolazione e si accontenta di una misera cifra in cambio di dubbi accordi con il Governo centrale.

Vorremmo conoscere le vere ragioni di tale scellerata decisione e capire quale sia il ruolo dei cosìddetti "indipendentisti" e sardisti all'interno della maggioranza.

In relazione all'articolo apparso nel sito "La Legge per Tutti" il giorno 24.02.2015 dal titolo "Multe, tassa rifiuti e sulla casa: Equitalia e pignoramenti in bilico" vorremmo precisare che non è proprio cosi.

Secondo l'analisi della dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, ex Intendente di Finanza, "il giornalista non precisa una cosa importantissima che noi invece conosciamo molto bene, ossia che il titolo esecutivo delle cartelle esattoriali per poter essere incassate dall'Agente della Riscossione (Equitalia) si forma esclusivamente attraverso l'ISCRIZIONE A RUOLO DEL DEBITO TRIBUTARIO DA PARTE DEL DIRIGENTE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE assunto tramite pubblici concorsi indetti ai sensi dell'art.97 della Costituzione, e da tutte le leggi da me richiamate in un documento recentemente pubblicato (in allegato).

Il Governo sta affidando la riscossione dei tributi ai Comuni perché gli stessi (Comuni) si avvalgono ancora dei Segretari Comunali, i quali in quanto Dirigenti possono sottoscrivere il documento che attiva la esecutiva della riscossione attraverso la sottoscrizione del ruolo di riscossione da parte dell'Autorità fiscale competente.
Infatti i Segretari Comunali sono dei Dirigenti, in quanto la loro carriera era equiparata a quella dei Dirigenti del Ministero delle Finanze ai sensi dell'art. 25 e della Tabella di cui al D.P.R. n. 749/72, e sono stati restituiti ai ruoli dirigenziali in ottemperanza a quanto disposto dall'art. 17 comma 82 della Legge n.127/97, mentre all'interno del Ministero dell'Economia e Finanze non si è ancora provveduto a dare attuazione alla suddetta Legge n.127/97 che all'art. 17 comma 82 che aveva abrogato le due leggi in base alle quali i Dirigenti del Ministero delle Finanze assieme ai Segretari Comunali erano stati Illecitamente e illegittimamente retrocessi in carriera con il loro inquadramento nella 9° qualifica funzionale, ossia alla qualifica impiegatizia riservata dal D.L. n.9/86 convertito nella Legge n.78/86 al personale della ex carriera direttiva soppressa 45 anni fa dall'art. 147 del D.P.R. n. 1077/70.

Il Ministero delle Finanze dal 1990 ad oggi, dopo aver decapitato i propri dirigenti, ne ha riassunto una piccola parte (.....) solo ed esclusivamente attraverso concorsi riservati anziché pubblici, per cui tutti gli atti firmati da costoro non sono nulli o annullabili ma INESISTENTI!"

 

Come spesso accade, quando non si riesce a fermare il cammino di una persona che gode di un forte consenso popolare, si ricorre alla pubblica calunnia e agli attacchi a livello personale. Nonostante l'invito espresso dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, presidente del Movimento Sardegna Zona Franca, ad un confronto pubblico con la sua accusatrice, quest'ultima persevera con la sua tattica distruttiva e ricorre ad un nuovo articolo di giornale per esprimere le sue accuse, mai menzionando alcun riferimento giuridico che contrasti quelli sottolineati dalla Randaccio nell'ultima comunicazione inviata all'Agenzia delle Entrate. 

La domanda sorge quindi spontanea: la dottoressa Rotondo vuole semplicemente distrarre il popolo dalle "questioni fiscali" e dalle "mancanze" in fatto di applicazione delle leggi vigenti o in realtà nasconde qualche scheletro nell'armadio?

La Dottoressa Maria Rosaria Randaccio, Intendente di Finanza in pensione, ancora una volta è costretta ad esercitare il diritto di replica per quanto pubblicato da La Nuova Sardegna in data 31 gennaio 2015. In detto articolo la direttrice dell'Agenzia delle Entrate di Cagliari, dott.ssa Rossella Rotondo, lancia nuovamente insinuazioni prive di fondamento  nei confronti della Randaccio, sottolineando che ella non ha mai ricoperto alcun ruolo al Ministero delle Finanze.

In attesa di un pubblico confronto, pubblichiamo interamente la replica della dott.ssa Randaccio e in allegato la copia dell'Encomio ricevuto dal Ministero delle Finanze nel 1987.

"Per diritto di replica alle fantasiose affermazioni della Dott.ssa Rotondo, direttore dell’Agenzia delle Entrate di Cagliari, che continua ad attaccarmi sul piano personale non potendolo fare sul piano giuridico, ribadisco l’invito ad un confronto in pubblico contradditorio.

In ogni caso se la Dott.ssa Rotondo vuole discutere sui documenti che dimostrano come la sottoscritta, con la qualifica di Capo Reparto del Lotto, si sia trovata collocata ai vertici della carriera degli Intendenti di Finanza di Cagliari, conseguendo straordinari risultati di efficienza documentati da un “Pubblico Encomio” conferitole dal Ministero delle Finanze, per le sue “non comuni capacità organizzative” (funzioni affidate esclusivamente ai Dirigenti), possiamo discutere anche della carriera della Rotondo, che la vede inquadrata nella Dirigenza grazie ad un concorso interno bandito in violazione dell’art. 97 della Costituzione, la stessa violazione che la accomuna ai condannati dal Tar del Lazio con la Sentenza n. 6884 del 1° agosto 2011, che ha dato ragione ai ricorsi proposti da “Dirpubblica”, ossia il sindacato che tutela le ragioni e i ruoli dei Dirigenti del Ministero delle Finanze, che furono salvaguardati dall’art. 83 del D.P.R. n. 287/92."

 

Il Movimento Sardegna Zona Franca non demorde e - dopo il comunicato di ieri del vice presidente, avv.Francesco Scifo, che citava il pronunciamento del Commissario Europeo Algirdas Semeta relativo all'applicazione della legge sull'Iva nei territori zona franca, in attesa del confronto pubblico che il Movimento chiede a gran voce, oggi rilancia con uno scritto della dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, che pubblichiamo interamente qui sotto.

"La risposta univoca data ai nostri Interpelli sulla Zona Franca, da parte dell’Agenzia delle Entrate, oltre che essere azzardata, denota una enorme impreparazione di fondo non solo su tutta la normativa fiscale Italiana, ma soprattutto su quella Comunitaria direttamente applicabile allo Stato Italiano.
Risposta che ci fa capire quanta pigrizia e quanta impreparazione alberghi nella mente di coloro che l’hanno sottoscritta su una materia che dovrebbero conoscere molto bene se fossero dei Veri Dirigenti, che hanno conseguito legalmente quel posto e quell’incarico e non invece dirigenti divenuti tali tramite incarichi fiduciari o attraverso concorsi interni, ossia quei concorsi che ai sensi del DPR n.287/92 (art. 83) e della Legge n.127/97 (art. 17 comma 82) non potevano venire banditi fintanto che non fossero stati restituiti ai ruoli di legittima appartenenza i Dirigenti della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal DPR n.748/72, le cui qualifiche dirigenziali erano state individuate nel D.M. 28 dicembre 1972 del Ministero delle Finanza pubblicato nella G.U. 11 sett. 1973 n. 234; restituzione prevista dall’ art. 17 comma 82 della succitata Legge n.127/97, che aveva abrogato le norme in base alle quali tutti i Dirigenti in servizio erano stati illecitamente e illegittimamente retrocessi di carriera e di categoria con il loro inquadramento nella 9° qualifica funzionale. Circostanza portata alla luce dalla Sentenza del Tar del Lazio n. 6884 del 1° agosto 2011.
Se fossero stati dei Veri Dirigenti, prima di azzardare interpretazioni assolutamente personali, avrebbero approfittato dell’occasione per andare a consultare la normativa Europea, Italiana e Regionale, appositamente richiamata nei nostri Interpelli ed avrebbero potuto apprendere che il D.lgs. n.75/98 non solo sta dando attuazione a quanto previsto all’art. 12 del nostro Statuto Sardo (che aveva previsto l’istituzione di “Punti Franchi" su tutto il territorio dell’Isola della Sardegna), ma avrebbero scoperto che i suddetti “Punti Franchi” si sono trasformati in “Zone Franche” secondo le modalità attuative previste dai Codici Doganali Comunitari approvati con i Regolamenti n. 2913/92 e n.2454/93; regolamenti che essendo richiamati nello stesso D.lgs. n.75/98, si applicano direttamente alle zone franche della Sardegna, essendo parte integrante dello stesso decreto.


Inoltre, se questi signori fossero stati dei Veri Dirigenti, avrebbero sentito la necessità di andare a studiare tutti gli articoli dei succitati regolamenti che riguardano le Zone Franche, ed avrebbero cosi appreso che ad esempio, l’art. 166 del Regolamento n.2913/92 definisce le zone franche come “parti del territorio doganale della Comunità Europea, situate in tale territorio, ma separate dal resto di essa”, ed avrebbero appreso che si trattava della stessa definizione giuridica contenuta all’art. 2 del DPR n.43/73, ossia il Codice Doganale Italiano ancora in vigore.
E avrebbero anche appreso che i suddetti Regolamenti (n. 2913/92 e n. 2454/93) avevano a loro volta recepito (richiamandoli appositamente), altrettanti regolamenti comunitari sulle Zone Franche, come ad esempio il Regolamento CEE n.2504/88 che a sua volta aveva recepito la Direttiva del Consiglio n.69/75/CEE del 4 marzo 1979 intitolata “Armonizzazione delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative riguardanti il regime delle zone franche“.
Direttiva che all’art. 1 comma 2 fornisce la definizione giuridica di che cosa si debba intendere per territorio dichiarato Zona Franca, definito come: “ogni territorio dove le merci che si trovano nell’ambito di detto territorio, si considerano come non trovantisi nel territorio doganale della Comunità agli effetti dell’applicazione di qualsiasi tassa o misura di effetto equivalente “; Direttiva che sempre all’art. 2, ma al comma 3, precisa che la stessa Direttiva (n.69/75/CEE) si applica ai territori Comunitari che sono individuati nella apposita Tabella riportata in calce alla stessa Direttiva, nella quale vengono identificati, nazione per nazione, non solo quali siano i territori Europei dichiarati zona franca, ma anche le leggi dei singoli Stati in base alle quali i suddetti territori sono dichiarati Zona Franca Extradogale.
Tabella che per l’Italia individua come Zone Franche i “ Punti Franchi” istituiti dall’art. 1 della Legge Doganale Italiana n. 1424/1940, ossia la legge che aveva dichiarato i “Punti Franchi” come territori extradoganali come quelli che di lì a qualche anno sarebbero stati istituiti in Sardegna ai sensi dell’art. 12 della Legge Costituzionale n. 3/1948.

Ma non basta! Il legislatore Europeo non contento di quanto precisato nel titolo della Direttiva (n.69/75/CEE), all’art.4 fa una ulteriore importante precisazione, ossia che: “le merci introdotte nelle zone franche non possono essere immesse in consumo in condizioni diverse da quelle applicabili nelle altre parti del territorio dello Stato in cui è situata la zona franca considerata”, il che significa che il regime della zona franca al consumo prevista per il territorio di Livigno poteva applicarsi da almeno 25 anni anche a tutto il territorio della Sardegna, dopo che l’art. 9 della Legge n.86/1989 aveva previsto che le Regioni a Statuto Speciale nelle materie di competenza esclusiva, potessero dare immediata attuazione alle Direttive Comunitarie, diritto confermato dal Regolamento CEE n.1604/92 del Consiglio del 15.06.92 e dal Regolamento n.489/2004 del 16.03.2004!"

 

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