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Ufficio Stampa

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Pubblichiamo la lettera dell'allevatore abruzzese vessato da Equitalia che denuncia i danni all'erario provocati dai falsi dirigenti.
Il sig. Rossi sottolinea che costoro dovrebbero risarcire agli italiani tutti i danni causati con i loro comportamenti illeciti e illegittimi degni di severissime sanzioni  pecuniarie e della perdita di stipendi e pensioni dirigenziali non dovute. Costoro sarebbero tenuti inoltre risarcire anche i danni morali (stress e depressione) causati a tutti coloro che sono stati rovinati da Equitalia, con l'invio di CARTELLE PAZZE.
 
Secondo quanto afferma la dott.ssa Maria Rosaria Randaccio "la cosa più assurda è che noi sardi risultiamo vessati due volte: la prima vessazione  è stata il particolare accanimento di Equitalia (illecito e illegittimo) contro i Sardi; la seconda perché è incostituzionale applicare alla Sardegna lo stesso regime fiscale (es. studi di settore) riservato alle altre Regioni Italiane che non soffrono dei nostri disagi come lo spopolamento o essere circondati da 450 km quadrati di Mar Mediterraneo. 
 
Applicare alla Sardegna lo stesso regime fiscale delle altre regioni italiane significa violare principi sacrosanti garantiti dalla Costituzione, come il principio di Uguaglianza e  della Ragionevolezza che vincolano il legislatore (Parlamento) nella emanazione delle leggi fiscali."
 
 

 

Colpiti dalla sentenza della Corte Costituzionale centinaia di dirigenti nominati illegittimamente, alla testa delle agenzie delle Entrate, delle Dogane e del territorio. Essi rappresentano il cuore del Fisco italiano.
Questa storica Sentenza (in allegato) non è venuta a caso e neanche in modo improvviso, ma è frutto del duro lavoro e di tanto sangue amaro di un gruppo di ex Dirigenti, della Dirstat (Sindacato dei Dirigenti Pubblici) e, soprattutto, da anni di denunce della Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, ex Intendente di Finanza Aggiunto e Direttore della Commissione Tributaria Provinciale di Cagliari (Tribunale del Ministero delle Finanze).
Oggi gioiscono molti italiani. Ma è anche il momento di fermarsi e rivolgere una preghiera a quelle povere anime che - vessate da Equitalia - si sono tolte la vita.
La Sentenza di ieri lascia però aperto un interrogativo: quale sarà il destino degli atti posti in essere dai dirigenti illegittimamente nominati?
L'interpretazione più ovvia è che essi siano tutti nulli. Ce lo auguriamo.

 

 

Con provvedimento d'urgenza del 17 marzo 2015 (allegato) il Tribunale di Cagliari ha sancito la totale legittimità dell'operato del Presidente del Movimento Sardegna Zona Franca, dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, e inibito con effetto immediato ai signori Modesto Fenu (ex Consigliere Regionale del Movimento) e Antioco Patta (ex tesoriere del Movimento) l'uso del nome Movimento Zona Franca e del simbolo condannandoli a risarcire le spese legali. Altresì, l'ordinanza cautelare ha confermato la legittimità della loro espulsione dal Movimento.

Una bella vittoria per la legge e per il Movimento che continuerà chiaramente la sua battaglia politica senza la foschia di chiunque avrebbe voluto utilizzarlo quale trampolino per altre iniziative.

 

La notizia apparsa ieri sera nelle pagine Ansa si commenta da sola. "La Giunta regionale della Sardegna ha deciso di ritirare i sei ricorsi - tre del 2012, due del 2013 e uno del 2014 - ancora pendenti con il Governo di fronte alla Corte Costituzionale in materia di riserve erariali, accantonamenti e patto di stabilità. Restano in piedi i ricorsi che riguardano la cosiddetta "Vertenza Entrate", anche se la Sardegna ha ottenuto il riconoscimento del diritto alla compartecipazione in base all'articolo 8 dello Statuto e un'anticipazione di 300 milioni degli arretrati."

Il Governatore Francesco Pigliaru, senza ascoltare il dissenso delle opposizioni, si permette di decidere riguardo un tema così importante pur sapendo di rappresentare solo il 22% della popolazione e si accontenta di una misera cifra in cambio di dubbi accordi con il Governo centrale.

Vorremmo conoscere le vere ragioni di tale scellerata decisione e capire quale sia il ruolo dei cosìddetti "indipendentisti" e sardisti all'interno della maggioranza.

In relazione all'articolo apparso nel sito "La Legge per Tutti" il giorno 24.02.2015 dal titolo "Multe, tassa rifiuti e sulla casa: Equitalia e pignoramenti in bilico" vorremmo precisare che non è proprio cosi.

Secondo l'analisi della dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, ex Intendente di Finanza, "il giornalista non precisa una cosa importantissima che noi invece conosciamo molto bene, ossia che il titolo esecutivo delle cartelle esattoriali per poter essere incassate dall'Agente della Riscossione (Equitalia) si forma esclusivamente attraverso l'ISCRIZIONE A RUOLO DEL DEBITO TRIBUTARIO DA PARTE DEL DIRIGENTE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE assunto tramite pubblici concorsi indetti ai sensi dell'art.97 della Costituzione, e da tutte le leggi da me richiamate in un documento recentemente pubblicato (in allegato).

Il Governo sta affidando la riscossione dei tributi ai Comuni perché gli stessi (Comuni) si avvalgono ancora dei Segretari Comunali, i quali in quanto Dirigenti possono sottoscrivere il documento che attiva la esecutiva della riscossione attraverso la sottoscrizione del ruolo di riscossione da parte dell'Autorità fiscale competente.
Infatti i Segretari Comunali sono dei Dirigenti, in quanto la loro carriera era equiparata a quella dei Dirigenti del Ministero delle Finanze ai sensi dell'art. 25 e della Tabella di cui al D.P.R. n. 749/72, e sono stati restituiti ai ruoli dirigenziali in ottemperanza a quanto disposto dall'art. 17 comma 82 della Legge n.127/97, mentre all'interno del Ministero dell'Economia e Finanze non si è ancora provveduto a dare attuazione alla suddetta Legge n.127/97 che all'art. 17 comma 82 che aveva abrogato le due leggi in base alle quali i Dirigenti del Ministero delle Finanze assieme ai Segretari Comunali erano stati Illecitamente e illegittimamente retrocessi in carriera con il loro inquadramento nella 9° qualifica funzionale, ossia alla qualifica impiegatizia riservata dal D.L. n.9/86 convertito nella Legge n.78/86 al personale della ex carriera direttiva soppressa 45 anni fa dall'art. 147 del D.P.R. n. 1077/70.

Il Ministero delle Finanze dal 1990 ad oggi, dopo aver decapitato i propri dirigenti, ne ha riassunto una piccola parte (.....) solo ed esclusivamente attraverso concorsi riservati anziché pubblici, per cui tutti gli atti firmati da costoro non sono nulli o annullabili ma INESISTENTI!"

 

Come spesso accade, quando non si riesce a fermare il cammino di una persona che gode di un forte consenso popolare, si ricorre alla pubblica calunnia e agli attacchi a livello personale. Nonostante l'invito espresso dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, presidente del Movimento Sardegna Zona Franca, ad un confronto pubblico con la sua accusatrice, quest'ultima persevera con la sua tattica distruttiva e ricorre ad un nuovo articolo di giornale per esprimere le sue accuse, mai menzionando alcun riferimento giuridico che contrasti quelli sottolineati dalla Randaccio nell'ultima comunicazione inviata all'Agenzia delle Entrate. 

La domanda sorge quindi spontanea: la dottoressa Rotondo vuole semplicemente distrarre il popolo dalle "questioni fiscali" e dalle "mancanze" in fatto di applicazione delle leggi vigenti o in realtà nasconde qualche scheletro nell'armadio?

La Dottoressa Maria Rosaria Randaccio, Intendente di Finanza in pensione, ancora una volta è costretta ad esercitare il diritto di replica per quanto pubblicato da La Nuova Sardegna in data 31 gennaio 2015. In detto articolo la direttrice dell'Agenzia delle Entrate di Cagliari, dott.ssa Rossella Rotondo, lancia nuovamente insinuazioni prive di fondamento  nei confronti della Randaccio, sottolineando che ella non ha mai ricoperto alcun ruolo al Ministero delle Finanze.

In attesa di un pubblico confronto, pubblichiamo interamente la replica della dott.ssa Randaccio e in allegato la copia dell'Encomio ricevuto dal Ministero delle Finanze nel 1987.

"Per diritto di replica alle fantasiose affermazioni della Dott.ssa Rotondo, direttore dell’Agenzia delle Entrate di Cagliari, che continua ad attaccarmi sul piano personale non potendolo fare sul piano giuridico, ribadisco l’invito ad un confronto in pubblico contradditorio.

In ogni caso se la Dott.ssa Rotondo vuole discutere sui documenti che dimostrano come la sottoscritta, con la qualifica di Capo Reparto del Lotto, si sia trovata collocata ai vertici della carriera degli Intendenti di Finanza di Cagliari, conseguendo straordinari risultati di efficienza documentati da un “Pubblico Encomio” conferitole dal Ministero delle Finanze, per le sue “non comuni capacità organizzative” (funzioni affidate esclusivamente ai Dirigenti), possiamo discutere anche della carriera della Rotondo, che la vede inquadrata nella Dirigenza grazie ad un concorso interno bandito in violazione dell’art. 97 della Costituzione, la stessa violazione che la accomuna ai condannati dal Tar del Lazio con la Sentenza n. 6884 del 1° agosto 2011, che ha dato ragione ai ricorsi proposti da “Dirpubblica”, ossia il sindacato che tutela le ragioni e i ruoli dei Dirigenti del Ministero delle Finanze, che furono salvaguardati dall’art. 83 del D.P.R. n. 287/92."

 

Il Movimento Sardegna Zona Franca non demorde e - dopo il comunicato di ieri del vice presidente, avv.Francesco Scifo, che citava il pronunciamento del Commissario Europeo Algirdas Semeta relativo all'applicazione della legge sull'Iva nei territori zona franca, in attesa del confronto pubblico che il Movimento chiede a gran voce, oggi rilancia con uno scritto della dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, che pubblichiamo interamente qui sotto.

"La risposta univoca data ai nostri Interpelli sulla Zona Franca, da parte dell’Agenzia delle Entrate, oltre che essere azzardata, denota una enorme impreparazione di fondo non solo su tutta la normativa fiscale Italiana, ma soprattutto su quella Comunitaria direttamente applicabile allo Stato Italiano.
Risposta che ci fa capire quanta pigrizia e quanta impreparazione alberghi nella mente di coloro che l’hanno sottoscritta su una materia che dovrebbero conoscere molto bene se fossero dei Veri Dirigenti, che hanno conseguito legalmente quel posto e quell’incarico e non invece dirigenti divenuti tali tramite incarichi fiduciari o attraverso concorsi interni, ossia quei concorsi che ai sensi del DPR n.287/92 (art. 83) e della Legge n.127/97 (art. 17 comma 82) non potevano venire banditi fintanto che non fossero stati restituiti ai ruoli di legittima appartenenza i Dirigenti della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal DPR n.748/72, le cui qualifiche dirigenziali erano state individuate nel D.M. 28 dicembre 1972 del Ministero delle Finanza pubblicato nella G.U. 11 sett. 1973 n. 234; restituzione prevista dall’ art. 17 comma 82 della succitata Legge n.127/97, che aveva abrogato le norme in base alle quali tutti i Dirigenti in servizio erano stati illecitamente e illegittimamente retrocessi di carriera e di categoria con il loro inquadramento nella 9° qualifica funzionale. Circostanza portata alla luce dalla Sentenza del Tar del Lazio n. 6884 del 1° agosto 2011.
Se fossero stati dei Veri Dirigenti, prima di azzardare interpretazioni assolutamente personali, avrebbero approfittato dell’occasione per andare a consultare la normativa Europea, Italiana e Regionale, appositamente richiamata nei nostri Interpelli ed avrebbero potuto apprendere che il D.lgs. n.75/98 non solo sta dando attuazione a quanto previsto all’art. 12 del nostro Statuto Sardo (che aveva previsto l’istituzione di “Punti Franchi" su tutto il territorio dell’Isola della Sardegna), ma avrebbero scoperto che i suddetti “Punti Franchi” si sono trasformati in “Zone Franche” secondo le modalità attuative previste dai Codici Doganali Comunitari approvati con i Regolamenti n. 2913/92 e n.2454/93; regolamenti che essendo richiamati nello stesso D.lgs. n.75/98, si applicano direttamente alle zone franche della Sardegna, essendo parte integrante dello stesso decreto.


Inoltre, se questi signori fossero stati dei Veri Dirigenti, avrebbero sentito la necessità di andare a studiare tutti gli articoli dei succitati regolamenti che riguardano le Zone Franche, ed avrebbero cosi appreso che ad esempio, l’art. 166 del Regolamento n.2913/92 definisce le zone franche come “parti del territorio doganale della Comunità Europea, situate in tale territorio, ma separate dal resto di essa”, ed avrebbero appreso che si trattava della stessa definizione giuridica contenuta all’art. 2 del DPR n.43/73, ossia il Codice Doganale Italiano ancora in vigore.
E avrebbero anche appreso che i suddetti Regolamenti (n. 2913/92 e n. 2454/93) avevano a loro volta recepito (richiamandoli appositamente), altrettanti regolamenti comunitari sulle Zone Franche, come ad esempio il Regolamento CEE n.2504/88 che a sua volta aveva recepito la Direttiva del Consiglio n.69/75/CEE del 4 marzo 1979 intitolata “Armonizzazione delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative riguardanti il regime delle zone franche“.
Direttiva che all’art. 1 comma 2 fornisce la definizione giuridica di che cosa si debba intendere per territorio dichiarato Zona Franca, definito come: “ogni territorio dove le merci che si trovano nell’ambito di detto territorio, si considerano come non trovantisi nel territorio doganale della Comunità agli effetti dell’applicazione di qualsiasi tassa o misura di effetto equivalente “; Direttiva che sempre all’art. 2, ma al comma 3, precisa che la stessa Direttiva (n.69/75/CEE) si applica ai territori Comunitari che sono individuati nella apposita Tabella riportata in calce alla stessa Direttiva, nella quale vengono identificati, nazione per nazione, non solo quali siano i territori Europei dichiarati zona franca, ma anche le leggi dei singoli Stati in base alle quali i suddetti territori sono dichiarati Zona Franca Extradogale.
Tabella che per l’Italia individua come Zone Franche i “ Punti Franchi” istituiti dall’art. 1 della Legge Doganale Italiana n. 1424/1940, ossia la legge che aveva dichiarato i “Punti Franchi” come territori extradoganali come quelli che di lì a qualche anno sarebbero stati istituiti in Sardegna ai sensi dell’art. 12 della Legge Costituzionale n. 3/1948.

Ma non basta! Il legislatore Europeo non contento di quanto precisato nel titolo della Direttiva (n.69/75/CEE), all’art.4 fa una ulteriore importante precisazione, ossia che: “le merci introdotte nelle zone franche non possono essere immesse in consumo in condizioni diverse da quelle applicabili nelle altre parti del territorio dello Stato in cui è situata la zona franca considerata”, il che significa che il regime della zona franca al consumo prevista per il territorio di Livigno poteva applicarsi da almeno 25 anni anche a tutto il territorio della Sardegna, dopo che l’art. 9 della Legge n.86/1989 aveva previsto che le Regioni a Statuto Speciale nelle materie di competenza esclusiva, potessero dare immediata attuazione alle Direttive Comunitarie, diritto confermato dal Regolamento CEE n.1604/92 del Consiglio del 15.06.92 e dal Regolamento n.489/2004 del 16.03.2004!"

 

Secondo il vice Presidente del Movimento Sardegna Zona Franca, avv.Francesco Scifo, "L'inconsistenza giuridica delle ragioni di chi nega l'applicabilità della normativa sulla zona franca in Sardegna, allegando fantasiose ragioni d'incompatibilità tra le norme vigenti italiane e regionali ed il diritto dell'unione europea, è chiara, semplicemente leggendo questa risposta ufficiale resa a nome della Commissione Europea dal Commissario Europeo Algirdas Šemeta: "...Ai fini dell'IVA, gli Stati membri hanno la facoltà di applicare nel loro territorio esenzioni dall'IVA sulla cessione di merci e la prestazione di servizi nelle zone franche. Gli Stati membri sono tenuti a consultare preventivamente il comitato IVA in merito alle esenzioni che intendono applicare. Una volta decise le esenzioni, gli Stati membri devono applicarle a tutte le zone franche all'interno del loro territorio".

La risposta ufficiale dell'Agenzia delle Entrate, firmata digitalmente dalla direttrice regionale dott.ssa Rossella Rotondo, che in questi giorni sta pervenendo ai contribuenti che hanno inviato il famoso "Interpello" redatto dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, è la seguente:

"L'articolo 5 della Direttiva 2006/112/CE (di seguito Direttiva IVA) definisce chiaramente quale è l'ambito di applicazione territoriale dell'imposta stabilendo che "Ai fini dell'applicazione della presente direttiva, si intende per: 1) «Comunità» e «territorio della Comunità», l'insieme dei territori degli Stati membri quali definiti al punto 2).
Secondo il medesimo articolo per "Stato membro" e "territorio di uno Stato membro", si intende il territorio di ciascuno Stato membro della comunità cui si applica il trattato che istituisce la Comunità europea, (.) esclusi il territorio o i territori menzionati all'articolo 6 della stessa Direttiva.
L'articolo 6 della Direttiva IVA individua i territori, non facenti parte del territorio doganale della Comunità, nei quali non si applicano le disposizioni sull'imposta sul valore aggiunto. Per quanto riguarda l'Italia l'articolo in questione recita: " La presente direttiva non si applica ai seguenti territori che non fanno parte del territorio doganale della Comunità:  (omissis) e) Livigno; f) Campione d'Italia; g) le acque italiane del Lago di Lugano".
Le nozioni di "territorio dello Stato" e di "territorio della Comunità europea", elaborate in sede comunitaria, sono state recepite nel nostro ordinamento interno dall'articolo 7, comma 1, lettera a) del DPR n. 633/1972, il quale dispone che: "Agli effetti del presente decreto: a) per "Stato" o "territorio dello Stato" si intende il territorio della Repubblica italiana, con esclusione dei comuni di Livigno e di Campione d'Italia e delle acque italiane del lago di Lugano".
Pertanto, il "territorio" rilevante ai fini IVA coincide con il territorio della Repubblica italiana, con le uniche eccezioni di cui sopra, tra le quali non è indicato alcun territorio della regione Sardegna. La pretesa non applicazione IVA invocata dal contribuente con riferimento al "territorio della regione Sardegna" non trova, dunque, un riscontro né nella normativa comunitaria né in quella nazionale. I territori esclusi di cui all'art. 6 della Direttiva IVA, infatti, costituiscono un elenco tassativo, non suscettibile di alcuna estensione, come invece proposto dall'istante.
Né a diverse conclusioni è possibile pervenire sulla base della legge costituzionale n. 3 del 1948 con la quale è stato approvato lo Statuto della Regione Sardegna. Infatti, in virtù del principio di primazia del diritto comunitario, le norme di questo hanno prevalenza su quelle nazionali incompatibili, sia antecedenti che successive.
Tale orientamento è stato manifestato dalla Corte di Giustizia, oramai da tempo, attraverso la sentenza del 9 marzo 1978, in causa C-106/77, nel caso "Simmenthal". In tale sentenza la Corte ha stabilito che "in forza del principio di preminenza del diritto comunitario, le disposizioni del Trattato e gli atti delle istituzioni, qualora siano direttamente applicabili, hanno l'effetto, nel diritto interno degli Stati membri, non solo di rendere ipso iure inapplicabile, per il fatto stesso della loro entrata in vigore, qualsiasi disposizione contrastante della legislazione nazionale preesistente, ma anche - in quanto dette disposizioni e detti atti fanno parte integrante, con rango superiore rispetto alle norme interne, dell'ordinamento giuridico vigente nel territorio dei singoli Stati membri - di impedire la valida formazione di nuovi atti legislativi nazionali, nella misura in cui questi fossero incompatibili con le norme comunitarie" (sentenza citata, punto 17). Prosegue ancora la Corte affermando che "il riconoscere una qualsiasi efficacia giuridica ad atti legislativi nazionali che invadano la sfera nella quale si esplica il potere legislativo della Comunità, o altrimenti incompatibili con il diritto comunitario, equivarrebbe infatti a negare, sotto questo aspetto, il carattere reale d'impegni incondizionatamente ed irrevocabilmente assunti, in forza del Trattato, dagli Stati membri, mettendo così in pericolo le basi stesse della Comunità" (sentenza citata, punto 18)."

In sostanza, l'Agenzia delle Entrate, sta dicendo che - dal momento che il nome della Sardegna non compare tra i territori in cui non si applica l'imposta sul valore aggiunto (IVA), come si rileva nell'art.7 comma 1 lettera a) del DPR n.633/1972, in cui vengono citate solo Livigno, Campione d'Italia e le acque italiane del Lago di Lugano - allora la Sardegna non ha diritto all'esenzione dall'IVA (oltre le accise e i dazi doganali).

A scardinare questa assurda e pressapochista conclusione dell'Agenzia delle Entrate, l'avv. Scifo ribadisce che "Se qualcuno sta violando la legge non siamo certo noi, ma chi consapevolmente non applica il trattato dell'Unione, le leggi dello Stato Italiano, le leggi della Regione Sardegna, i D.P.C.M., le delibere della Giunta Regionale."

E continua: "Ecco perché la dott. Maria Rosaria Randaccio ha ragione e solo la malafede di alcuni lo può mettere in dubbio! Capodistria non mi pare sia indicata nella Direttiva n.2006/112/CE citata dall'Agenzia delle Entrate. Come mai allora è legittimamente zona franca?"

 

 

 

 

 

La dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, presidente del Movimento Sardegna Zona Franca e pioniera della battaglia contro Equitalia, risponde con un comunicato stampa a quanto riportato nell'articolo apparso ieri nel quotidiano L'Unione Sarda e chiede che la direttrice generale dell'Agenzia delle Entrate, dott.ssa Rossella Rotondo, si confronti pubblicamente con lei sugli argomenti fiscali e giuridici che stanno infuocando da circa tre anni i tavoli dell'Agenzia delle Entrate e del contestato Esattore del popolo sardo.

Questo è quanto si legge nel Comunicato stampa.

"La dichiarazione del Direttore Regionale dell’Agenzia dell’Entrate dott.ssa Rossella Rotondo, riportata su L'Unione Sarda del 24 gennaio 2015, chiama in causa la scrivente personalmente e con contenuti volutamente denigratori della mia professionalità.

A una tale azione, che colpisce l’obiettivo con la stessa ferocia di chi spara da dietro un muretto a secco, ho il diritto di replicare. Lo voglio fare allora pubblicamente in un confronto davanti alle telecamere con la dottoressa Rotondo per parlare di normativa vigente sulle zone franche della Sardegna, della legislazione della Regione Autonoma della Sardegna  e di diritto dell’Unione Europea.

Questo dirigente, nominata Direttore dell’Agenzia Delle Entrate, non avrà nessun problema a confrontarsi con me su questi temi che interessano il popolo Sardo molto di più delle ridicole insinuazioni personali cui sono stata oggetto.

Sono disposta a discutere anche della mia carriera, che la dottoressa Rotondo sembra conoscere così bene.

Credo di avere diritto di replica e di poter incontrare, in un confronto pubblico franco e diretto chi mi denigra con comunicati stampa, a dir poco, oscuri."

 

Con una raccomandata arrivata ieri alla nostra sede, l'Agenzia delle Entrate ha diffidato il Movimento Sardegna Zona Franca - nella persona della presidente Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio e dei titolari del sito internet ufficiale - all'utilizzo del logo istituzionale dell’ente.

Nella lettera si denuncia l'utilizzo "improprio" del logo “Agenzia delle Entrate” e si chiede l'immediata rimozione dello stesso dagli articoli specificando, a suo dire, che la zona franca della Sardegna non sarebbe ancora operativa e che gli articoli del sito ufficiale potrebbero creare confusione e indurre i contribuenti a pensare il contrario.

Questa diffida, che conferma un orientamento espresso in un comunicato stampa dell’Ufficio dello scorso dicembre, evidenzia la totale mancanza di rispetto per la normativa vigente da parte di un Ente pubblico che dovrebbe per primo farla applicare.

Prendiamo atto del fatto che dà fastidio chi chiede il rispetto della legalità e l’applicazione delle leggi vigenti: infatti con questo atto proditorio di disinformazione l'Agenzia delle Entrate dimostra di non gradire affatto che il popolo sardo e, soprattutto i contribuenti, prendano coscienza dei loro diritti e paghino solo ciò che è dovuto. Dunque apprendiamo oggi che il nemico da abbattere, per l’Agenzia, non è l’illegalità o - come si potrebbe credere - l'evasione fiscale, ma il nostro Movimento che da circa tre anni sta combattendo per l'applicazione della legge vigente istitutiva della zona franca della Sardegna.

Siamo perplessi per le procedure adottate dall'Agenzia delle Entrate ma sempre più convinti che la nostra voce che giustamente rivendica la fine della violazione di un diritto negato non possa essere messa a tacere con intimidazioni di alcun genere.

Facciamo presente a tale organo istituzionale che non ci fermeremo!

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