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Luciana Carta

Luciana Carta

 

Sulla scia dei fallimenti del suo partito, il PD, anche il governatore Francesco Pigliaru deve fare i conti con il malcontento della popolazione sarda. Infatti, secondo la classifica sul gradimento degli amministratori stilata annualmente dall'Istituto Ipr Marketing per il Sole 24 Ore, la cosìddetta "Governance Poll", il presidente sardo racimola appena il penultimo posto a livello italiano, con il maggior calo in assoluto, cioé -12,5% in un anno.

Partìto con il pretenzioso slogan elettorale "Cominciamo il domani", per lui il "domani" pare che sia giunto al termine in soli tre anni di legislatura, tre anni che - come affermano non solo dall'opposizione ma anche da alcuni movimenti autonomisti - sono stati un vero e proprio fallimento, un tracollo personale e politico che sta trascinando la Sardegna nel baratro.

Pigliaru, accusato non solo di insuccessi su tutti i campi, ma anche di un'assenza seriale ed inspiegabile dalle scene e dalle piazze, è particolarmente restio al contatto con la gente e alla vicinanza ai bisogni di cittadini e imprese. E la delusione arriva dai suoi stessi elettori, increduli di fronte a tanta indifferenza.

I disastri e l'inerzia della sua Giunta sono sotto gli occhi di tutti i Sardi: la vertenza Entrate per esempio, con la quale il debito italiano nei confronti della Sardegna è cresciuto verso una cifra a dieci zeri; solo parole e promesse poi nella lotta alla riduzione delle servitù militari; un ulteriore e catastrofico indebitamento dei Sardi con l'accensione di un mutuo da 700 milioni di euro; l'aumento delle tasse sul diritto allo studio e il ridimensionamento degli istituti scolastici senza tener conto delle realtà dei comuni interessati, azioni promosse da colui che proprio nella scuola aveva riposto tutte le sue attenzioni elettorali; la bocciatura della finanziaria 2016 e l'addio al sogno (speriamo momentaneo) di un'Agenzia Sarda delle Entrate; la fuga di Ryanair da Alghero e la soppressione della Continuità Territoriale sulle rotte minori; le imprese agricole abbandonate a se stesse con l'umiliazione di vedere un litro di latte venduto vergognosamente al prezzo di un bicchiere d'acqua; per non parlare poi della politica dell'immigrazione, con la Sardegna invasa da un numero di stranieri, fuggitivi e (spesso) clandestini di molto superiore a quanto concordato con lo Stato Italiano e alla capienza delle strutture disponibili; e infine, la cosa più eclatante, il rifiuto dell'applicazione delle leggi sulla zona franca, con la negazione addirittura dello status di ultraperifericità della Sardegna.

In questo momento si assiste ad un peggioramento della crisi economica, con un boom di fallimenti nei settori principali, e oggi sia le famiglie che le imprese stanno peggio rispetto al 2009, anno di inizio della crisi globale. In Sardegna le imprese sono costrette a licenziare, soprattutto perché il governo di Matteo Renzi ha cancellato gli ammortizzatori sociali in deroga, che nell'isola sono stati negli anni scorsi uno strumento importante per affrontare periodi molto duri. In questo scenario drammatico per l'isola, il presidente Pigliaru è completamente assente, addirittura sembra si nasconda. E questo succedeva anche prima dei suoi ultimi ricoveri ospedalieri.

Ormai è giunta l'ora di cambiare, di cancellare il disastro di tre anni di politica asservita al Governo del PD, e scegliere un Governatore ed una Giunta che lavorino onestamente per l'affermazione della sovranità del popolo sardo e per il riconoscimento di un'indipendenza fiscale che faccia rifiorire tutti i settori che l'attuale Governo regionale ha abbandonato. È chiaro quindi che Pigliaru non ha altra soluzione che dimettersi al più presto e lasciare spazio a chi è capace di governare e di far applicare le tante leggi che abbiamo a disposizione.

 

Il Presidente Pigliaru il 1° Ottobre scorso - interrogato dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, Intendente di Finanza in pensione ed ex direttore della Commissione Tributaria Provinciale di Cagliari - ha affermato che non intende rispettare quanto previsto dal D.lgs 75/98, ossia il diritto della Sardegna ad una fiscalità agevolata come compensazione allo svantaggio dell' Insularità e dell'Ultraperifericità, negando addirittura quest'ultima condizione (ultraperifericità) poiché - secondo lui - non esplicitamente riportata in nessun trattato internazionale.

La risposta della dott.ssa Randaccio non si fa attendere: "Difendiamoci tutti insieme invocando il principio di uguaglianza chiamato anche Principio di Non Discrimine, in base al quale al popolo sardo competono le stesse Franchigie Fiscali che competono alle Isole Canarie ai sensi dell'art. 349 del Trattato di Lisbona, che significa in buona sostanza che il Fisco Italiano non può imporre alla Sardegna lo stesso regime fiscale imposto alle altre regioni italiane che non sono Isole e tantomeno Isole Ultraperiferiche.
Se il Fisco Italiano ritiene che essere Isole Ultraperiferiche non sia uno svantaggio da compensare con le Franchigie Fiscali previste dal Regolamento Comunitario n. 913/82, e dal Decreto n. 96 del 29 aprile 2016 (G.U. n. 131 del 7.06.2016) allora chiediamo tutti insieme l'applicazione del Regolamento di Autotutela emanato dal Ministero delle Finanze con D.M.37/1997 dove si prevede che il Dirigente che emette il provvedimento tributario (iscrizione a ruolo) deve avere anche il POTERE di ANNULLARLO (provvedimento) qualora lo ritenga inficiato da qualunque tipo errore o valutazione."

Ma chiediamo alla dott.ssa Randaccio: come possiamo dimostrare che si tratta di una firma apposta da un Falso Dirigente?
"E’ molto semplice." - dice la Randaccio - "Tramite la procedura di accesso agli atti, è sufficiente chiedere che l’Amministrazione Finanziaria ci faccia conoscere il numero e la data della G.U. nella quale è stato pubblicato il bando del Concorso superato dal presunto dirigente che ha sottoscritto l’iscrizione a ruolo del Debito Tributario che ci riguarda."
Secondo il dott. Pietro Paolo Boiano, ex funzionario del Ministero delle Finanze e attualmente Vice Segretario Generale della Dirstat, il blocco deciso dalla Corte Costituzionale con la Sentenza n.37/2015 non può essere considerato un fulmine a ciel sereno. Sono stati commessi tanti errori in seno al Ministero, ma il più eclatante è stato quello di "non avere seguito le indicazioni fornite dalla Consulta dopo la decadenza dei dirigenti dichiarati illegittimi ovvero la reggenza ai più elevati in grado e rapide indizioni di rigorose procedure concorsuali che sicuramente ricomponevano la perduta serenità degli addetti ai lavori."

A tal proposito, la dott.ssa Randaccio fornisce un importantissimo documento che darà un ulteriore mazzata alle agenzie fiscali nelle quali regna l'ignoranza. Questo documento è un fac-simile che tutti possono spedire all'Agenzia delle Entrate e che annulla le cartelle esattoriali fino ad ora firmate da chi non era legittimato a farlo.

In allegato qui in basso il fac-simile della lettera di richiesta di annullamento dell’atto in autotutela.

Il Movimento Sardegna Zona Franca offrirà supporto e una prima consulenza gratuita ai propri tesserati.

 

 

 

All'incontro tenutosi oggi al Palazzo Regio di Cagliari, dopo che il Movimento Sardegna Zona Franca aveva fatto un appello esplicito alla Giunta Regionale sarda per l'applicazione della legge sulla zona franca durante il Sit-in davanti al Palazzo regionale di Viale Trento, il Presidente Francesco Pigliaru viene incalzato dalle domande della delegazione dei zonafranchisti composta dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, dall'avv.Francesco Scifo, dall'avv.Paolo Aureli, dalla Sig.ra Claudia Mariani e da un folto gruppo proveniente dai comitati pro zona franca dei vari territori dell'isola. 

Le scintille iniziano con l'intervento dell'avv.Francesco Scifo che chiede al Presidente Pigliaru di utilizzare tutto il suo prestigio di professore universitario e studioso della zona franca per far applicare la legge dello Stato, in particolar modo il Decreto Legislativo n.75 del 1998, dal momento che l'Agenzia delle Dogane non ne riconosce addirittura l'esistenza. 

Il presidente Pigliaru inizialmente si tiene all'interno dei meandri del solito linguaggio in politichese prendendo l'impegno di rivendicare nelle opportune sedi il diritto della Sardegna ad avere la zona franca doganale nei 6 porti franchi, ma poi - dopo l'intervento della dott.ssa Maria Rosaria Randaccio - la quale chiede al suo interlocutore se sia al corrente che il Decreto Legislativo n.116/2016 (entrato in vigore nello scorso luglio) ha modificato nuovamente l'art.8 dello Statuto Sardo e che quindi la Regione Sardegna, che è un'isola ultraperiferica, può incamerare direttamente i tributi che prima erano competenza dello Stato Italiano e di conseguenza dovrà rimborsare l'Iva che i cittadini sardi stanno pagando - l'ambiente si scalda e il Presidente ribadisce il disaccordo della sua Giunta alla questione della zona franca come intesa dai zonafranchisti, negando addirittura che la Sardegna sia un'isola ultraperiferica e che niente abbia a che fare con il regime fiscale delle Isole Canarie.

Non è da meno l'intervento del'avv. Paolo Aureli che - dopo aver avuto il diniego di continuare a trattare dell'argomento zona franca da parte del moderatore dell'incontro - chiede al Presidente che effetto avrà sulla Sardegna il ripristino del principio di supremazia nazionale contemplato nella Riforma Costituzionale (che si voterà nel Referendum del 4 dicembre prossimo) in relazione alle competenze legislative esclusive della Regione Sardegna. A tale domanda Pigliaru risponde che non ci sarà alcun problema (classica risposta renziana) poiché qualsiasi modifica allo Statuto Sardo verrà fatta in seguito all'istituto dell"intesa" con il Governo in quanto la Sardegna è una Regione a Statuto Autonomo, e ribadisce la sua intenzione a votare per il SI' al Referendum.

Come spiega l'avv. Aureli, il ripristino della supremazia nazionale avrà un effetto molto negativo anche per la Sardegna poiché farà rivivere la norma contenuta nell'art. 3 dello Statuto Sardo, che prima della Riforma del Titolo V del 2001 (art.117 della Costituzione) imponeva il principio di "interesse nazionale" come limite alla legislazione.

Il pubblico, prima zitto e attento, inizia a fermentare in sala e diverse persone cercano di prendere la parola nonostante il tentativo di divincolarsi da parte di coloro che decidevano chi far intervenire nel dibattito. Ma la parola viene presa dalla più incallita delle zonafranchiste, Claudia Mariani, che esordisce dicendo "Io non l'ho votata, ma riconosco che è il mio Presidente e come tale mi deve dare delle risposte!" La Mariani incalza Pigliaru con la ferocia che solo una persona che si sente presa in giro da anni può avere e lo accusa di non aver fatto nulla di concreto per la sua terra, il Sulcis. Il Presidente Pigliaru annaspa davanti alle telecamere, riuscendo a dileguarsi solo tra le citazioni a memoria di tutto quello che la Giunta ha fatto per la provincia definita più povera d'Italia e deviando il discorso verso i presunti 3 miliardi di euro che Renzi ha promesso alla Sardegna.

In evidente difficoltà e senza dubbio sorpreso dalla presenza di quel folto gruppo di zonafranchisti nella sala del Palazzo Regio, pensando forse che i loro animi si fossero placati con le delibere regionali dello scorso aprile, il Presidente Pigliaru fa terminare gli interventi, saluta e lascia la stanza accompagnato da alcuni bodyguard.

Naturalmente la giornata, interamente seguita dai giornalisti e cameramen di Rai 3, Sardegna Uno, Videolina e Panorama TV, non ha avuto un riscontro mediatico, ma tutto è stato censurato e non mandato in onda da alcuna televisione. Tagliate anche le interviste e le immagini delle persone realmente presenti durante la giornata. Fortunatamente i video e le interviste sono state registrate dall'Ufficio Stampa del Movimento Sardegna Zona Franca e costituiscono un ulteriore prova dell'inerzia della politica sarda e dell'illegalità sita nelle istituzioni.

Ci pare che la dittatura renziana - con la complicità della Giunta e della stampa locale - si stia attuando anche prima del Referendum.

 

 

 

 

 

Pubblichiamo le Delibere per la zona franca recentemente approvate dalla Giunta Regionale che con esse attiva la zona franca nei porti della Sardegna in base al D.Lgs. n.75/98, che permetteranno agli altri comuni di collegarsi al porto più vicino permettendo alle aziende che si insedieranno nel perimetro individuato nella precedente delibera comunale di usufruire del regime fiscale agevolato e dei benefici dei territori franchi.

Da questo momento i sindaci della Sardegna devono muoversi con i criteri indicati dalla dott.ssa Randaccio fino ad oggi.

 

 

 

L'avvocato Francesco Scifo esulta insieme a tutti i zonafranchisti per il lavoro del Movimento Sardegna Zona Franca, oggi premiato da una Giunta Regionale che dietro una grande spinta e il fiato sul collo, ha alla fine deliberato ciò che la dott.ssa Maria Rosaria Randaccio ha predicato fin dal 2012.

"E’ bello, dopo tanto lavoro, poter celebrare la vittoria della Sardegna: le zone franche della Sardegna sono oggi realtà. Il lungo cammino iniziato nel 1948, con l’approvazione dello Statuto autonomistico, è oggi arrivato ad un punto di svolta positivo e decisivo per lo sviluppo dell’Isola.
Finalmente! Anche la Giunta regionale ha compreso l’importanza di questo strumento di politica economica: oggi le zone franche della Sardegna sono state attivate e con tre delibere adottate in accordo con lo Stato Italiano. Noi abbiamo fondato il Movimento Sardegna Zona Franca ed, a giusto diritto, possiamo dire di aver sollevato e portato avanti questo vessillo di indipendenza economica che era caduto nell’oblio fino al 2012.

Allora, con la prima class action, abbiamo chiesto l’applicazione delle leggi vigenti rimaste fino ad oggi inapplicate. Quello fu il prodromo storico, fummo coloro che credettero nella legalità e che sollevarono la bandiera dell’autonomia economica che questo strumento garantirà alla Sardegna. Questo vessillo stava per sventolare gagliardamente al vento nel 2013 sotto la precedente Giunta regionale a cui, come tecnici, avevamo prestato le nostre competenze in materia. Ma poi tutto si fermò, forse per la mancata volontà di chi, nella Giunta di allora, non volle portare a termine il lavoro fatto per tutti i sardi.
Adesso la Giunta Pigliaru ha preso una decisione storica e, con lungimiranza non comune, si è avvalsa di tutte le competenze tecniche che noi potevamo fornirle, volentieri e gratuitamente, per il benessere di tutti. La svolta storica è stata la manifestazione del 16 febbraio 2016 quando, insieme ai valorosi lavoratori del Sulcis che da soli ci hanno accompagnato a manifestare, ci siamo recati dal Presidente Pigliaru a chiedergli di portare a termine il lavoro iniziato da noi nel 2012: il Governatore ha accolto la nostra richiesta e ora, per la Sardegna, si apre una nuova era di prosperità e di lavoro.

Un grande "Grazie" al Governatore Pigliaru che non si è fatto condizionare dai colori politici ed all’Ing.Tore Cherchi che ha creduto alla nostra scommessa di progresso." 

Adesso dovremo imprescindibilmente vigilare sul prosieguo della procedura, cioé D.P.C.M. della Presidenza del Consiglio dei Ministri e successiva comunicazione all'UE.

 

 

La dottoressa Maria Rosaria Randaccio esorta il Governo italiano e quello della Regione Sardegna a correre ai ripari prima che sia troppo tardi. Nel documento sotto riportato, la presidente del Movimento Sardegna Zona Franca fa il punto della situazione. 

"Il 1° maggio 2016 l’Italia perderà per sempre il diritto ad istituire liberamente le proprie Zone Franche, Porti Franchi ed i Depositi Franchi nelle Principali Città Marittime italiane. Diritto garantito: 

  1. dalla Legge Doganale n.1424/1940 ancora in vigore al momento dell’emanazione del Trattato di Roma nel 1957 con il quale è nata la Comunità Economica Europea (CEE)  e che all’art. 234 garantisce il rispetto di tutti i diritti degli Stati membri sorti precedentemente alla nascita della CEE;
  2. dalla Legge n.29/1968 dove si dettano i criteri direttivi per l’emanazione di un T.U. doganale, nel quale si preveda l’istituzione e la gestione di porti franchi, depositi  franchi e di territori extradoganali;
  3. dal D.P.R. n. 43/1973 (T.U.) art. 2, 163,164,165,166,167,168,169;
  4. dalla Legge n.73/1977 allegato I - Protocollo sulla Zona Franca art. da 1 a 14.

Appare evidente che se i politici italiani avessero fatto o facessero gli interessi del Popolo che governano, avrebbero istituito da molto tempo almeno dieci zone franche su tutto il territorio della repubblica, cosi come hanno fatto tutte le altre nazioni europee, Francia, Germania, Spagna, Inghilterra, ecc., che per agevolare la loro economia hanno istituito le loro zone franche ed hanno (in tutti questi anni) utilizzato a piene mani i fondi che la Comunità Europea ha messo a disposizione per l’ammodernamento dei Porti Franchi.

L’Italia posta al centro del Mar Mediterraneo, terra di mezzo tra il Continente europeo e quello Africano, se avesse istituito e attivato le sue dieci o dodici zone franche avrebbe potuto competere alla concorrenza delle altre nazioni che si sono dotate per tempo del suddetto strumento di politica economica, e con una economia competitiva a livello internazionale l’Italia avrebbe evitato lo sperpero del Patrimonio Pubblico che è stato alienato per pagare gli interessi sulla voragine del Debito Pubblico, debito che si crea quando l’economia ristagna perche la gente non lavora, e la gente non lavora quando il costo per la produzione dei beni è troppo alto rispetto alla concorrenza.

La gente non lavora perché il Parlamento Italiano è composto esclusivamente da Senatori e Deputati che legiferano nell’interesse delle altre Nazioni Europee, non si spiegherebbe altrimenti perche i cittadini Italiani debbano subire il più elevato prelievo fiscale su tutto ciò che producono (iva e accise), sistema fiscale che mette fuori mercato i beni che le nostre aziende producono!

Infatti quelle che si sono salvate dal fallimento sono quelle che sono andate a Delocalizzare all’Estero, ossia hanno impiantato il proprio domicilio fiscale in quei territori sono extradoganali in quanto dichiarati zona franca! Le zone franche sono storicamente identificate come “vaste Zone territoriali comprendenti città e villaggi, che godono per motivi storico-economici e sociali di determinate esenzioni fiscali quali dazi doganali, Iva, Accise ed altri tributi”. Nel mondo esistono migliaia di zone franche e ogni nazione europea ne ha istituito liberamente almeno una decina a testa, (la Francia ne ha istituito 15). Istituzione delle zone franche europee che si è realizzata nel rispetto di quanto previsto nei codici Doganali Comunitari attualmente in vigore, emanati con i Regolamento n. 2913/92 (art. 166 e 167) e con Regolamento n. 2454/93, che a loro volta hanno recepito quanto gia previsto nei precedenti regolamenti sulle franchigie fiscali spettanti alle zone franche, come il Regolamento n.754/76 adottato il 25 marzo 1976, il Regolamento n.918/83, il Regolamento n.2504/88, il Regolamento n. 2562/90, il Regolamento n.2485/91, tutti emanati in attuazione della Direttiva comunitaria n. 69/75/CEE del Consiglio e della Direttiva n.77/388/CEE.

Direttive sulle zone franche recepite nella legislazione italiana (i regolamenti si applicano direttamente) con D.P.R. n.723/1965, Legge n.29/68, D.P.R. n.1133/69, D.P.R. n.633/72, D.P.R. n.43/73, Legge n.73/77, D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84, Legge n. 479/92, D.M. n.489/97 del Ministero delle Finanze, D.L. n.331/93 convertito nella Legge n.427/93, Legge n.28/97 e - infine - il D.lgs n.75/98 con il quale sono state istituite le zone franche nei porti e in tutte le aree industriali della Sardegna .

L’Italia pur potendo dare liberamente attuazione all’istituzione delle proprie zone franche su tutto il territorio nazionale, così come consentito all’art. 92 del Trattato di Roma (approvato con la Legge n.1203/1957, dove si prevede che a tutela e protezione della pace sociale, non costituiscono aiuti di stato gli aiuti forniti dagli stati membri ai territori svantaggiati, individuando come tali le isole ultraperiferiche, i territori interessati dal fenomeno dello spopolamento, oppure i territori con grave crisi occupazionale e quella derivante dai problemi della post industrializzazione) risulta colpevolmente inadempiente anche rispetto alla mancata istituzione delle proprie zone franche nelle principali città marittime, così come previsto nei suoi codici doganali e ribadito come “criterio direttivo” nella Legge n. 29/1968; diritto - si ripete - salvaguardato dall’art.- 234 del Trattato di Roma, essendo stato contemplato nel Codice Doganale del 1940, e quindi precedentemente alla nascita della Comunità Economica Europea. Infatti come previsto nelle direttive comunitarie e nei regolamenti comunitari, il Regime Fiscale della zona franca (franchigie fiscali) o regime fiscale privilegiato, si applica ai territori Extradoganali ai quali è riservata la “non imponibilità” dell’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) e delle Accise sui beni e sui servizi ai sensi della Legge Doganale n. 1424/1940 che all’art. 1 precisa che le zone franche i punti franchi e i depositi franchi devono considerarsi Territori Extradoganali. Extradoganalità delle zone franche confermata dalla Direttiva n. 69/75/CEE che fornisce anche l’interpretazione autentica di che cosa si debba intendere per Zona Franca.

L’Italia è l’unica nazione europea che non ha ancora provveduto a dare attuazione a tale fondamentale adempimento, l’unico strumento idoneo a contrastare l’aggressività economica delle altre nazioni europee che lo utilizzano da tempo, a loro esclusivo vantaggio, come strumento di politica economica, che ha messo fuori mercato le nostre imprese.

L’Italia tra poco meno di 20 giorni perderà per sempre il suo diritto all’istituzione delle proprie zone franche per colpa del Trattato di Lisbona dove si prevede che a partire dal 1° maggio 2016 gli stati Membri non potranno più istituire liberamente le proprie zone franche con le modalità previste dall’art. 166 e 167 del Regolamento n. 2913/92, e la stessa sorte subiranno le zone franche istituite ma non attivate come la Sardegna.
Infatti il 1° maggio del 2016 entrerà in vigore un nuovo codice doganale Comunitario che andrà a sostituire il Regolamento n.450/2008 (abrogato) dove l’art.188 prevede l’abrogazione del Regolamento n.2913/92 e quindi anche di quanto previsto dall’art. 166 dello stesso."

In questo drammatico scenario, la stampa italiana e locale tacciono. Nonostante i comunicati e i solleciti, inviati anche recentemente a Rai 3 nella persona della giornalista Bianca Berlinguer (che a quanto sembra non ha ritenuto opportuno pubblicare quanto inviatole), nessun organo di stampa da risalto a tale notizia. 

Ci affidiamo quindi al buon senso dei politici sardi con i quali nello scorso periodo abbiamo avuto diversi colloqui, rassicurazioni e promesse in relazione alle bozze di delibere e documenti che abbiamo loro sottoposto e ci auguriamo che nelle date promesse, e a quanto sembra già calendarizzate, la firma del Presidente Pigliaru scongiuri finalmente la perdita di un diritto che la Sardegna ha fin da tempi remoti e che darebbero respiro a tutto il comparto economico isolano.

 

 

 

Con un Comunicato Stampa inviato a tutte le testate locali e nazionali, ed in particolare a L'Unione Sarda e Videolina, il Movimento Sardegna Zona Franca smentisce la notizia diffusa nel TG di Videolina delle ore 14.00 e delle ore 20.00 con il titolo LA ZONA FRANCA ''SBARCA'' IN SEI PORTI, LA GIUNTA: «OCCASIONE DI SVILUPPO» in cui viene annunciata l'attivazione della zona franca nei 6 porti della Sardegna.

Nel Comunicato si fa riferimento all'ennesima associazione del nome dell'ex consigliere regionale Modesto Fenu a quello del Movimento Sardegna Zona Franca, dal quale è stato espulso e diffidato all'utilizzo non autorizzato del nome o di qualsiasi simbolo lo ricordi. Il sig.Fenu è stato condannato dal Tribunale di Cagliari con ordinanza datata 17.03.2015.

L'avv. Francesco Scifo e l'avv. Paolo Aureli, rispettivamente Segretario Politico e legale del Movimento Sardegna Zona Franca, specificano che Modesto Fenu non ha avuto alcun ruolo negli attuali incontri relativi alla questione zona franca

Purtroppo ancora una volta sulla stampa locale appaiono notizie non corrispondenti alla realtà dei fatti e interviste a persone che nulla hanno a che vedere con il Movimento, anche in base a precise pronunce della Magistratura; ove ci siano responsabilità penali esse verranno accertate nelle dovute sedi.

Fin da ora ci auguriamo che le rettifiche puntualmente inviate agli organi di stampa vengano tempestivamente pubblicate. 

 

 

 

 

 

 

 

In occasione della Marcia su Cagliari indetta per domani 16 febbraio con appuntamento in Piazzale Trento dalle ore 11.00, vogliamo rinfrescare la memoria a chi ancora non ha compreso i motivi per i quali la Sardegna è zona franca. Leggendo questo documento che pubblichiamo (in allegato) e che distribuiremo domani mattina, ci si potrà anche rendere conto del perché i "Professori" ai quali si fa riferimento continuano a non fare niente e perseverano in uno stato di beatitudine derivante dalla loro più che dignitosa e succulenta pagnotta che portano a casa ogni fine mese. Alla faccia dei cassaintegrati!

 

 

 

 

 

Facendo riferimento all'istituzione della zona franca nella Regione Sardegna, il consigliere regionale della Valle D'Aosta Laurent Viérin, già membro del gruppo Union Valdôtaine Progressiste, annuncia con soddisfazione dal suo profilo Facebook l'approvazione della proposta che "chiedeva di rilanciare, in chiave moderna, la questione della Zona Franca. Una opportunità molto importante per la Valle d'Aosta, anche e soprattutto in questo momento di difficoltà, mai applicata e oggi più che mai attuale. Attuale e necessaria dopo le penalizzazioni subite dalla Valle d'Aosta per la mancata compensazione per la perdita del gettito delle accise, dopo i buoni benzina, che in parte, nel tempo, erano stati considerati dallo Stato e dalla Valle come misura provvisoria in attesa dell'applicazione effettiva della Zona Franca, mai arrivata."

Il consigliere commenta ancora: "Oggi proprio l’introduzione per la Valle d’Aosta di una zona franca o di altre forme innovative di fiscalità di vantaggio, in virtù del nostro Statuto, rappresenterebbe una leva fondamentale per l’attuazione di politiche di attrazione di investimenti.  Oggi la normativa nazionale n.42/2009 in materia di federalismo fiscale ammette tra l’altro questa possibilità per le Regioni a Statuto Speciale, e per esempio, in merito all’IRAP, prerogative analoghe sono state riconosciute alle Province autonome di Trento e Bolzano e alla regione autonoma Friuli-Venezia Giulia. È giunto il momento di passare all’azione per ritrovare l’Autonomia che i nostri padri fondatori avevano pensato ed ottenuto per le future generazioni e che oggi ci dobbiamo riconquistare per garantire un futuro alla nostra comunità“.

Alla fine, ci copiano tutti. Ma il problema è sempre lo stesso. Gli altri mettono la freccia e ci sorpassano.

 

 

 

Nella giornata di ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato un Decreto legislativo per il trasferimento delle funzioni in materia di tutela della lingua e della cultura delle minoranze linguistiche storiche nella Regione. Questo decreto disciplina il trasferimento dell'esercizio delle funzioni amministrative in materia di tutela della lingua e della cultura delle minoranze sarda e catalana alla Regione, oltre l'esercizio di specifiche competenze legislative.

L'avvocato Francesco Scifo, segretario politico del Movimento, commenta la notizia con soddisfazione: "L'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, cui ha partecipato anche il Presidente Pigliaru, del decreto sul trasferimento alla Regione delle competenze sulle minoranze linguistiche rappresenta un grande successo nell'attuazione dello Statuto Sardo. Dal 1999 ad oggi ci sono voluti 16 anni, ma ora possiamo finalmente cominciare a correre come le altre regioni su due gambe e smettere di gareggiare dovendo usare una gamba sola. Parità di condizioni sul mercato globale: questo significano le azioni positive a tutela delle minoranze, tra cui l'indennità di bilinguismo e questo significa anche la zona franca. E anche merito nostro aver sollevato il problema con la lettera al Presidente Renzi e all'osce del 27 ottobre scorso e oggi - dopo 16 anni - qualcosa si è mosso!"

Qui di sotto in allegato ripubblichiamo la denuncia inviata a ottobre al Consiglio dei Ministri e all'ONU dal Movimento Sardegna Zona Franca e diffusa il giorno della Manifestazione tenutasi all'Hotel Quattro Torri di Quartu S.Elena il 30 ottobre scorso.

 

 



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