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Maria Rosaria Randaccio

Maria Rosaria Randaccio

Ex intendente di finanza, da anni porta avanti un centro di ascolto per cittadini in situazioni di disagio.

 

Il Comitato formato dai Riformatori Sardi che vuole promuovere un Referendum con il quale chiedere che venga inserito nella Carta Costituzionale il riconoscimento del principio dell’insularità come svantaggio territoriale della nostra Isola, a parer nostro cerca di trovare un appiglio (costituzionale), con il quale salvaguardare l’operato deleterio delle Agenzie Fiscali e di Equitalia di questi ultimi venti anni, a causa del quale è stata distrutta l’economia dell’Isola.
Referendum promosso esclusivamente per trovare un appiglio giuridico affinché i Falsi Dirigenti dell’Agenzia delle Entrate possano procedere nuovamente alla riscossione delle Cartelle Pazze e contestualmente creare un presupposto idoneo ad impedire al popolo Sardo la possibilità di inoltrare la richiesta del “risarcimento danni” ai sensi dell’art. 68 comma 3 bis del D.lgs. n.546/1992.
Comma 3 bis dell’art. 68, dove (in buona sostanza) il legislatore ricorda ai Giudici delle Commissioni Tributarie, la cui attività è disciplinata dal D.lgs. n. 546/92, che in materia di Imposta sul Valore Aggiunto (IVA), sono tenuti a rispettare quanto previsto dal Regolamento CE n. 2913/92 ossia il Codice Doganale Comunitario che agli artt. 166 e seguenti disciplina le Zone Franche della Comunità Europea.
Regolamento CE n. 2913/92 che all’art. 128 prevede che “si può chiedere il rimborso o sgravio (esenzione) dai Diritti di confine, ossia dei Dazi Doganali Iva e Accise, qualora si dimostri che le merci sono state importate in Zona Franca o in un Deposito Franco, regolamento appositamente richiamato (assieme al Reg. 2454/93) nel nostro D.lgs. n.75/1998 con il quale tutto il territorio della Sardegna e’ stato dichiarato Zona Franca.
Diritto alla Esenzione da dazi doganali Iva e Accise per i residenti nei territori dichiarati Zona Franca, confermato in Italia dal D.M. n. 489 del 5.12.1997 con il quale il Ministero delle Finanze ci spiega che cosa dobbiamo intendere per diritti doganali e per diritti di confine, precisando all’art. 2 del suddetto D.M., che sono ammesse “in Franchigia” da Diritti Doganali le merci per le quali l’esenzione è disposta con il carattere dell’obbligatorietà con il Regolamento n.918/1983, regolamento che disciplina le modalità con le quali applicare le “Franchigie Fiscali” ai residenti nei territori extradoganali e all’art. 1 comma 3 (Reg. 918/83) precisa che per paese terzo si debbano intendere i territori extradoganali (ossia i territori esclusi dal territorio doganale).
Esenzione da Dazi doganali, Iva e Accise confermata anche dall’art. 17 del D.lgs. n. 504/1995 sulla tassazione dei prodotti energetici (benzina e alcolici) dove si precisa che “i prodotti soggetti ad Accisa sono esentati dal pagamento del Tributo (Accise) quando sono esentati anche per (il tributo) dell’Iva, e che i prodotti soggetti ad Accise sono esenti dal pagamento dello stesso tributo, quando le merci sono destinate ad essere consumate nel quadro di un accordo stipulato con Paesi Terzi, intendendo per tali (Paesi Terzi) le Zone Franche”.
Infine, e per concludere, ricordiamo al nascente comitato dei Riformatori Sardi che il diritto della Sardegna ad essere dichiarata Zona Franca nasce nel 1948 ai sensi dell’art. 12 dello Statuto Sardo approvato con la Legge Costituzionale n. 3/1948, ossia nasce nove anni prima che venisse istituita la Comunità Economica Europea (Trattato di Roma ratificato con la Legge n.1203/1957), che all’art. 234 si era impegnata a rispettare tutti i diritti di tutti gli Stati membri sorti in tempi antecedenti alla sua nascita (nel 1957).
Articolo 234 del Trattato di Roma ai sensi del quale nel 1996, l’Austria e la Germania hanno ottenuto la condanna dell’Italia che ha dovuto abrogare l’art. 7 della Legge n. 255 del 6 agosto 1991 ai sensi del quale aveva imposto l’aumento del 150% delle tasse e dei diritti marittimi nei porti italiani, compreso il Porto Franco di Trieste.
A seguito della pronuncia di condanna da parte del Tribunale di Trieste, la Direzione Centrale dei servizi doganali del Ministero delle Finanze, con nota Protocollo n. 4382 del 12 giugno 1997 ha invitato “la Direzione Compartimentale delle Dogane di Trieste ad attenersi nel caso di specie, come in possibili casi analoghi che dovessero verificarsi, all’orientamento espresso dal Tribunale di Trieste, che ha ritenuto ancora vigente, per i punti franchi di Trieste, la normativa speciale anteriore al Trattato di Roma”.
Se aspettiamo che siano sempre gli altri a muoversi, passeranno dei secoli prima che i politici Italiani e Sardi si rendano conto che i lauti guadagni che percepiscono mensilmente, li meritano solo e soltanto quando si attivano per fare gli interessi della gente che li ha eletti.

Maria Rosaria Randaccio

 

 

 

Il motivo per il quale da oltre 70 anni viene negato ai Sardi il regime fiscale speciale chiamato anche regime di “franchigie fiscali" riservato dall’art. 92 del Trattato di Roma alle Isole lontane gravate da una disoccupazione anomala, consiste essenzialmente nel fatto che la popolazione viene tenuta all’oscuro dei propri diritti e:

1) che l’Italia in quanto facente parte della Comunità Economica Europea è tenuta a ottemperare alle disposizioni ed ai principi contenuti non solo nei Trattati, ma anche nei Regolamenti e nelle Direttive Comunitarie, ossia in quelle norme che “nell’ordine gerarchico" delle fonti del Diritto risultano "Armonizzate” e “Sovraordinate" alla normativa dei singoli Stati aderenti alla Comunità Economica Europea. Superiorità della normativa comunitaria rispetto a quella degli stati membri che è stata costantemente affermata dalla Corte di Giustizia Europea e dalla Commissione delle Comunità Europee a partire dalla Causa n.49/92 con Sentenza del 20.04.1983, con la quale viene condannata l’Olanda in quanto venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza del Trattato (di Roma), per aver autorizzato il confezionamento in piccoli imballaggi, del burro proveniente da paesi terzi e immagazzinato in depositi doganali, in contrasto con quanto disposto dall’art. 1 della direttiva del Consiglio n. 71/235/CEE. Sentenza dove alle premesse si precisa che il Consiglio ha adottato la Direttiva n. 69/74/CEE allo scopo di evitare che la disparità dei regimi nazionali dei depositi doganali determini deviazioni di traffico e di introiti doganali, dovute in particolare alla circostanza che l’immagazzinamento di una merce in detti depositi comporta la non riscossione dei dazi doganali e delle tasse di effetto equivalente” Superiorità gerarchica della normativa comunitaria confermata anche da diverse sentenze della Corte Costituzionale come: la Sentenza n. 170/84, n. 232/89, n. 64/90, n. 168/91, n. 384/94 e n. 94/95;

2) che la popolazione è tenuta all’oscuro, anche del fatto che gli attuali Dirigenti dell’Agenzia delle Entrate della Sardegna hanno fatto fallire l’economia dell’Isola imponendo ai residenti, anziché la tassazione prevista nella Direttiva n.69/75/CEE, la stessa tassazione fiscale riservata alle altre regioni italiane, che non sono Isole e tanto meno Isole Lontane, gravate da una disoccupazione anomala, e quindi titolari del diritto ad essere dichiarati Zona Franca e pertanto considerati territorio extra doganale ai sensi dell’art. 169, 170 e 251 del D.P.R. n.43/73. Imporre una Tassazione Fiscale più elevata rispetto al dovuto, si ritiene possa essere considerato come comportamento equivalente a quello della “concorrenza sleale", che se provata, determina il diritto al risarcimento dei danni ai sensi degli artt. 2598, 2599,2600, 2601 C.C.;

3) che la popolazione invece avrebbe dovuto essere informata sul fatto di aver diritto all’esonero da ogni tipo di tributo, ai sensi delle Direttive Comunitarie richiamate all’art. 170 del D.P.R. n. 43/73, ossia le Direttive n. 69/74/CEE, n. 69/75/CEE, con le quali vengono disciplinati i territori dichiarati zona franca, i cui residenti sono titolari del diritto all’applicazione di quei "Regimi Fiscali Speciali" come compensazione allo svantaggio geografico, svantaggio che se non compensato determina la violazione del principio di Eguaglianza e quello del diritto alla concorrenza, ossia il diritto che si pone come obiettivo quello di promuovere l’efficienza e lo sviluppo economico. Infatti nel quadro dell’economia di mercato, la concorrenza favorisce detto sviluppo, sia assicurando la concorrenzialità delle imprese, dei prodotti e dei servizi sul mercato comune e rafforzando la presenza delle imprese europee sul mercato mondiale, sia gli interessi dei consumatori beneficiari dei buoni servizi così realizzati.

La recente sentenza della Corte Costituzionale n.154 del 4.07.2017 a pagina 18 precisa che il paventato danno causato dall’Italia alla Sardegna, nella cosiddetta “Vertenza Entrate“ è stato “superato in conseguenza dei Vantaggi ottenuti con l’accordo stipulato in data 21 luglio 2014, dei cui obblighi non può sostenersi l’inadempienza da parte dello Stato dopo che lo stesso ha dato attuazione all’art. 8 dello Statuto Sardo con l’emanazione del D.lgs. n. 114/2016, in tal modo eliminando la causa principale degli squilibri finanziari lamentati dalla Regione Sardegna”.
In poche parole, la Corte Costituzionale conferma che ai sensi del D.lgs. n. 114/2016 la Regione Sardegna è stata autorizzata a concedere (a decorrere dal 2010) tutti i vantaggi fiscali previsti dalle Direttive n. 69/75/CEE, n. 69/74/CEE e dai Regolamenti n. 918/1983 e n. 2504/1988, compensazioni fiscali che competono ai residenti nell’isola, dopo che il D.lgs. n. 75/98 ha dichiarato il territorio della Sardegna extradoganale ai sensi di quanto previsto dall’art. 128 del Regolamento n. 2913/92 dove si prevede che si può chiedere il rimborso o lo sgravio dai dazi doganali, Iva e accise (dazi all’importazione), quando si dimostri che le merci sono state poste in una zona franca o in un deposito franco, Regolamento n. 2913/92 che assieme al Regolamento n. 2454/93, disciplinano il regime fiscale che deve essere riservato ai residenti nei territori individuati come extradoganali, e per questo appositamente richiamati nello stesso decreto (D.lgs. n. 75/98).
Preminenza del Diritto Comunitario rispetto a quello degli Stati membri confermato anche dal Regolamento (UE) n. 952/2013 che all’art. 5 precisa che per l’Italia continuano ad applicarsi le disposizioni del D.P.R. n.43/73 (TULD) e quelle del D.lgs. n. 374/90 .

 

ITALIANI TRUFFATI PERCHE' IL DEBITO PUBBLICO NON DOVREBBE ESISTERE DOPO LA VENDITA DEL DEMANIO DEGLI ENTI PREVIDENZIALI IL CUI RICAVATO DELLA VENDITA DOVEVA VENIRE VERSATO AL FONDO PER L’AMMORTAMENTO DEI TITOLI DI STATO.

LA TRUFFA SI E’ REALIZZATA COLLOCANDO AL POSTO DEGLI INTENDENTI DI FINANZA (GLI UNICI DIRIGENTI CHE POTEVANO PROCEDERE ALLA VENDITA DEL DEMANIO) A DEI SEMPLICI IMPIEGATI, A CUI NESSUNO AVEVA MAI SPIEGATO LA PROCEDURA ED I VINCOLI A CUI ERANO SOTTOPOSTI I BENI DEL DEMANIO, BENI DI IMMENSO VALORE, UN TEMPO APPARTENUTI ALLO STATO DELLA CHIESA, BENI CHE CON I LORO FRUTTI (AFFITTI) GARANTIVANO IL PAGAMENTO DI TUTTE LE PENSIONI DEGLI ITALIANI, COMPRESE QUELLE (PENSIONI) DELLE GENERAZIONI FUTURE, BENI CHE NON POTEVANO VENIRE VENDUTI O USUCAPITI IN QUANTO DEMANIALI E PERTANTO DI PROPRIETA ESCLUSIVA DI TUTTO IL POPOLO ITALIANO.

Il Movimento Sardegna Zona Franca intende contribuire alla lotta delle partite Iva e dei movimenti degli Artigiani e Commercianti che contestano l’operato delle Agenzie Fiscali che hanno fatto fallire le nostre aziende sarde, nonostante che gli stessi (artigiani e Commercianti) abbiano chiesto l’annullamento delle Cartelle Esattoriali e abbiano impugnato le stesse presso le Commissioni Tributarie, non abbiano ottenuto giustizia nonostante abbiano eccepito che l’iscrizione a ruolo del debito tributario sia stato sottoscritto da un falso dirigente.

Dai 1° luglio 2017 si teme che la situazione si possa aggravare e che le suddette Agenzie Fiscali possano compiere atti esecutivi sui nostri conti correnti bancari e postali, nonostante la Corte Costituzionale con la Sentenza n. 37/2015 abbia accertato la presenza di Falsi Dirigenti che operano all’interno delle Agenzie delle Entrate della Sardegna (e non solo), falsi dirigenti che in quanto “Usurpatori di Pubblici poteri “ non potrebbero occupare quei posti in quanto appartenenti ad altri Dirigenti facenti parte di un organico che si era formato nel corso di venti anni .
Usurpatori di pubblici poteri che hanno portato (scippato) gli incarichi dirigenziali ai veri dirigenti, ossia a coloro che erano stati assunti tramite pubblico concorso, nei Ruoli Dirigenziali della Carriera Direttiva disciplinata dal D.P.R. n. 748/72, carriera e categoria di dirigenti esclusi dalla contrattazione collettiva ai sensi degli art. 7 e seguenti della Legge n. 397/75, legge abrogata dall’art. 23 del D.P.R. n.107/2001….( D.P.R. n.107/2001) a sua volta abrogato dall’art. 26 del DPCM n. 43 del 30 gennaio 2008, (DPCM) che nello stesso che art. 26 comma due, fa rivivere anche il D.P.R. n. 287/92, ossia il decreto che a suo tempo con gli art.76 e art. 80 , aveva salvaguardato la carriera e la categoria dei Dirigenti in servizio, ossia coloro che erano stati inquadrati nei ruoli Dirigenziali della Carriera apicale individuata dall’art. 2095 del c.c. e disciplinata dal D.P.R. n.748/73, inquadramento realizzato con le modalita previste dall’art. 5 del dpr 246/1948, art. 1 e 18 D.P.R. n.1079/70, art. 10 della Legge n.397/75 (con l’approvazione della graduatoria dei vincitori del concorso pubblico).

Art. 80 del D.P.R. n. 287/92 dove si precisava: ”che la direzione degli uffici competesse ai dirigenti in servizio, salvaguardando cosi le professionalità acquisite nelle strutture del precedente ordinamento”.
Carriera dei Dirigenti salvaguardata anche dall’art. 2 comma 4 del D.lgs. n. 29/93 e salvaguardata nuovamente dall’art. 72 del D.lgs. n. 165/01, dopo che quest’ultimo decreto (165/01) al comma 1 lett. bb) ha provveduto ad abrogare il D.lgs. n. 80/98 che aveva apportato (pericolosissime) modifiche al succitato art. 2 comma 4.

Coloro che la corte Costituzionale con la Sentenza n. 37/1015 individua come usurpatori di pubblici poteri, sono stati selezionati per far parte di una grande congiura Internazionale contro l’economia dell’Italia, infatti per poter dismettere, vendere, alienare, privatizzare il Patrimonio Immobiliare degli Enti Previdenziali di cui agli artt. 7 e 12 del D.L. n. 79/1997 convertito dalla Legge n.140/97, all’art. 12 comma 3 del suddetto decreto, si prevedeva che le reggenze degli uffici di livello dirigenziale potessero venire conferite anche a dipendenti appartenenti alle qualifiche funzionali nona e ottava, in assenza di personale della qualifica dirigenziale da utilizzare allo scopo.
Personale dirigenziale ASSENTE in quanto nel frattempo e artificiosamente, “Retrocesso di Carriera e di Categoria” con l’illecito e illegittimo inquadramento nella nona qualifica funzionale, ai sensi di due leggi (art. 22 co. 2 D.P.R. n. 44/90 e art. 15 D.L. n.344/90 convertito Legge n. 21/91) leggi successivamente abrogate dall’art. 17 comma 82 della Legge n.127/97 (Bassanini due) dove si prevedeva che i Dirigenti retrocessi in carriera dovessero venire restituiti ai ruoli Dirigenziali di legittima appartenenza.

Restituzione dei Dirigenti ai ruoli di legittima appartenenza che da oltre venti anni, il Ministero dell’Economia e Finanze rifiuta ostinatamente di realizzare, e per questo rendendo DI FATTO NULLE ANZI INESISTENTI TUTTE LE CARTELLE ESATTORIALI DI QUESTI ULTIMI VENTI ANNI.
Gli autori (impiegati) della “ Grande Congiura” contro l’economia della Nazione hanno violato forse solo per ignoranza, delle precise disposizioni di legge previste dall’art. 25 e 27 della Legge n. 249/1968 ai sensi della quale e’ stato emanato il D.P.R. n. 748/72, e di quanto previsto dagli artt. 13 e 14 della Legge n.146/1980 dove si prevede rispettivamente:

1) che le dotazioni organiche delle pubbliche amministrazioni devono essere determinate esclusivamente in relazione alle effettive esigenze di servizio e che il numero dei dirigenti di livello intermedio non potra’ superare il numero degli uffici centrali e periferici, questi ultimi retti da un dirigente con qualifica equiparata a direttore generale (art. 25 legge 249/68);
2) che per tutte le amministrazioni è annualmente stabilito il numero dei posti da mettere a concorso per i singoli ruoli delle carriere degli impiegati civili dello Stato in relazione alle effettive esigenze di servizio (art. 27 Legge n.249/1968);
3) che le dotazioni organiche della Carriera Direttiva del Ministero delle Finanze sono portate in aumento di 1.300 posti, e che alla copertura dei posti vacanti si provvede con le modalità previste dagli artt. 7 e seguenti della Legge n. 397/1975, legge con la quale è stata istituita la contrattazione collettiva dalla quale è stato escluso il personale Dirigente assunto nei ruoli dirigenziali della carriera direttiva disciplinata dal D.P.R. n. 748/72.
Legge n. 397/75 abrogata dal D.P.R. n. 107/2001  (art. 23). quest’ultimo a sua volta abrogato dal D.P.R. n. 43/2008 (art. 26) decreto (43/2008) successivamente abrogato dal DPCM n. 67/2013 per cui torna a rivivere quanto previsto dall’art. 13 legge 146/1980 dove si prevede che alla copertura dei posti portati in aumento nei ruoli della carriera direttiva si provvede con le modalità previste dagli articoli 7 e seguenti della Legge n.397/1975, si conferma che i dirigenti del Ministero delle Finanze sono autorizzati ad esercitare le competenze e le funzioni previste dal D.P.R. n. 748/72 (art. 14 Legge n. 146/1980).
Ruoli dirigenziali della carriera Direttiva Ordinaria da non confondere con i ruoli impiegatizi della ex Carriera Direttiva Speciale, chiamata anche ex Carriera Direttiva, in quanto soppressa dall’art. 147 del D.P.R. n.1077/70, personale a cui la Legge n. 78/1986, aveva riservato la nona qualifica funzionale.

Che il trattamento economico e giuridico dei Dirigenti assunti nei ruoli dirigenziali della carriera Direttiva disciplinata dal D.P.R. n. 748/72 dovesse restare escluso dalla riforma della Dirigenza attuata dal D.lgs. n. 29/1993, lo conferma l’art. 72 lett. bb) del D.lgs. n. 165/2001 che come detto, abroga il D.lgs. n. 80/1998 che aveva apportato modifiche all’art. 2 comma 4 del D.lgs. n. 29/93, facendo (cosi) rivivere quanto previsto nel testo storico dell’art. 2 comma 4, dove si prevedeva che dovessero restare disciplinati dai rispettivi ordinamenti assieme ai Magistrati e Avvocati dello Stato “i Dirigenti generali e quelli agli stessi equiparati per effetto dell’art. 2 della Legge n. 72/85 “. Legge che disciplina il trattamento giuridico ed economico dei dirigenti assunti nei ruoli Dirigenziali della carriera direttiva disciplinata dal D.P.R. n. 748/72.

Veri Dirigenti che se non fossero stati defenestrati da oltre venti anni, avrebbero impedito il fallimento delle aziende della Sardegna dando attuazione al “Regime Fiscale” disciplinato nei Regolamenti n. 2913/1992 e n. 2454/1993, entrambi richiamati nel D.lgs. n. 75/98, decreto con il quale tutta la Sardegna è stata dichiarata Zona Franca ed in quanto tale considerato territorio extradoganale ai sensi dell’art. 1 del Codice Doganale Italiano approvato con la Legge n. 1424/1940.
Codice Doganale che era in vigore al momento della stipula del Trattato di Roma, trattato che all’art. 234 si impegnava a rispettare tutti i diritti degli Stati membri antecedenti alla nascita della Comunita Economica Europea (compreso quindi il diritto della Sardegna ai punti Franchi).
Il diritto della Sardegna all’attivazione dei Punti Franchi era sancito all’art. 12 dello Statuto Sardo approvato con la Legge Costituzionale n. 3/1948, quindi anteriormente al Trattato di Roma e pertanto titolare del diritto all’applicazione di quei benefici fiscali previsti dall’art. 11 della Legge n. 1438/1948, ossia le Franchigie fiscali che l’art. 20 bis del D.L. n. 1351/64 convertito nella Legge n. 28/1965 aveva esteso ai territori i cui svantaggi risultavano individuati dall’art. 92 del Trattato di Roma ratificato con la Legge n.1203/1957, svantaggi da compensare con le modalità previste dai succitati Regolamenti (n. 2913/92 e n. 2454/93) nonché dalle Direttive n. 69/75/CEE e n. 69/74/CEE entrambe richiamate all’art. 170 del D.P.R. n. 43/73 Testo Unico Doganale Italiano attualmente in vigore.

Le False Dirigenti attualmente al Ministero per anni sono state incaricate della predisposizione e trasmissione delle controdeduzioni ai ricorsi gerarchici presentati dai Veri Dirigenti del Ministero delle Finanze e delle Intendenze di Finanza, nonché a relazionare ai Magistrati nelle memorie ai ricorsi. Memorie fatte proprie dalla Magistratura.

Veri Dirigenti che da oltre 20 anni rivendicano la loro restituzione ai ruoli dirigenziali di legittima appartenenza, ossia a quei ruoli e a quelle qualifiche individuate nel D.M. 28.12.1972 pubblicato sulla G.U. del 11.09.1973, nelle quali erano stati regolarmente inquadrati al momento della loro assunzione in servizio, con le modalita di cui all’art. 10 della Legge n. 397/75, quali vincitori di pubblici concorsi indetti per coprire posti vacanti nei ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n. 748/72.

Veri Dirigenti che, come confermato dalla Corte Costituzionale con la Sentenza n. 521 del 26.11 e 17.12.1987 pubblicata sulla G.U. del 30.12.1987 e Sentenza n. 228/97, avanzavano nelle varie qualifiche della stessa Carriera/Categoria ( individuate nel suddetto D.M. 28.12.1972) in base all’anzianità di servizio e giudizi di non demerito, ed il cui Ruolo di anzianità risultava incardinato nella Dirigenza, a partire dalla qualifica iniziale di Consigliere o Vicedirettore.

Pertanto appare evidente che i Dirigenti assunti nei Ruoli Dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72, non potevano venire retrocessi in carriera con il loro inquadramento nelle Qualifiche Funzionali, istituite dalla Legge n.312/80.
L’esclusione dall’inquadramento nelle suddette qualifiche funzionali previsto dalla Legge n. 382/75 (art. 7 e 9) viene confermato dall’art. 1 della Legge n. 312/80 dove si prevede che dallo stesso inquadramento nelle qualifiche funzionali (compresa la nona qualifica), dovesse restare escluso anche il personale assunto nei ruoli della ex carriera direttiva speciale (carriera soppressa dall’art. 147 del D.P.R. n.1077/70) ma collocato nei Ruoli ad Esaurimento dall’art. 60 e 61 del D.P.R. n. 748/72), ossia il personale che D.L. n. 154/86 convertito nella Legge n.341/86, l’art. 15 della Legge n. 88/89 e l’art. 33 del D.lgs. n. 105/90 individuava come personale collocato in una posizione intermedia, sopra la nona qualifica funzionale, ma SOTTO LA QUALIFICA INIZIALE DI CONSIGLIERE della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n. 748/72”.

Veri Dirigenti la cui rivendicazione fino ad oggi è stata respinta grazie alle controdeduzioni stilate da Falsi Dirigenti (Rulli Petrella) che hanno dato false informazioni purtroppo ritenute attendibili dalla Magistratura, non immaginando (quest’ultima) che ai vertici del Ministero più importante del sistema Paese, possano venire preposte delle persone COSI' IGNORANTI O COSI' PRIVE DI SCRUPOLI da partecipare consapevolmente ad una grande congiura contro l’economia del proprio paese, e partecipando ad una vera e propria “Frode Processuale “ a danno di coloro (loro colleghi più anziani e più titolati) che avevano diretto per oltre venti anni le Intendenze di Finanza ed i più prestigiosi uffici finanziari. 

Veri Dirigenti a cui sono stati sottratti importati documenti che erano custoditi dentro i propri fascicoli personali, fascicoli che dovevano venire custoditi con le modalità previste dall’art. 55 e 152 del D.P.R. n.3/57, documenti che dimostrano inequivocabilmente l’avvenuta Usurpazione/Scippo della loro Carriera/Categoria, lo scippo del loro Ruolo di anzianita e conseguentemente lo scippo del loro diritto ad ottenere l’incarico dirigenziale assegnato in questo modo illecito e illegittimo a dei Falsi Dirigenti.

 

 

 

 

 

 

E’ passato un anno da quando il Parlamento Italiano ha emanato il D.lgs. n.128/2015, dove all’art. 1 comma 3 e comma 4 si prevede che non possano essere accusati del reato di contrabbando o di elusione fiscale coloro che sono stati esonerati dal pagamento di Dazi Doganali, Iva ed Accise ai sensi dell’art.34 del D.P.R. n. 43/73, del D.lgs. n.374/90 e di quanto previsto dalla normativa Doganale Europea sui “Diritti di Confine” e sulle “Franchigie Fiscali”, ossia di quanto previsto da:

Regolamento CEE n.918/83; dal D.M. n.548/92; dalla Legge n.479/92 (che apporta modifiche all’art. 12 del D.P.R. n.723/1965); dal D.M. n.489/97; dal Regolamento n.274/2008 (che riscrive l’art. 45 del Regolamento n.918/83 precisando che - le merci importate nei territori individuati come Zona Franca dalla Direttiva n.2006/112/CE del 28.11.2006 - godono della Franchigia di Iva ed Accise da qualunque parte del mondo provengano o vengano inviate); dal D.lgs. n.175/2014 (art. 20) dove si prevede che le fatture con Iva Non Imponibile emesse ai sensi dell’art. 8 primo comma lett. c) del D.P.R. n.633/72, “sono autorizzate” purché la Dichiarazione di Intento venga trasmessa con le modalità previste dalla Legge n.161/2014 (art. 12) che recepisce la Direttiva Comunitaria n.2013/61/UE sulle Regioni Ultraperiferiche.
Modalità meglio esplicitate dalla Circolare dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli del 20 maggio 2015 Prot. n.58510/RU, dove si precisa che i paesi terzi sono le regioni ultraperiferiche dichiarate Zona Franca, a cui si applica l’art. 17 e 61 del D.lgs. n.504/95 come modificato dal D.lgs. n.48/2010, dove si prevede che l’esenzione dalle Accise spetta sui prodotti destinati ad essere consumati dai residenti in Zona Franca, quando per gli stessi prodotti è prevista l’esenzione anche per l’IVA.
In pratica l’art. 1, commi 3 e 4 del D.lgs. n.128/2015 , ha autorizzato i residenti in Sardegna ad operare in esenzione da Dazi Doganali, Iva ed Accise in base a quanto previsto dal D.lgs. n. 75/98 con il quale è stato dato attuazione all’art. 12 dello Statuto Sardo, approvato con la Legge Costituzionale n. 3/1948, decreto (n.75/98) dove si prevede che la Zona Franca della Sardegna debba essere amministrata secondo i Codici Doganali Comunitari approvati con i Regolamenti n.2913/92 e n.2454/93, richiamati nello stesso D.lgs. n.75/98, nei quali si conferma che nei territori dichiarati zona Franca si applica il “Regime delle Franchigie Doganali” ossia il regime fiscale riservato ai territori che soffrono di determinate situazioni di svantaggio individuate dall’art. 92 del Trattato di Roma, nel quale si prevede che non costituiscono aiuti di stato gli aiuti dati alle isole ultraperiferiche gravate dai sovracosti del trasporto, spopolate e afflitte da una grave forma di disoccupazione o dai problemi della post industrializzazione.
Territori chiamati anche “ paese terzo” in cui non si applicano le norme comunitarie in materia di Iva e di Accise, come ci spiega la Direttiva n.2007/74/Ce del Consiglio del 20.12.2007, territori a cui devono venire applicate le “Franchigie Fiscali” ovvero l’esonero dal pagamento di quei tributi che si pagano in Dogana, chiamati anche “Diritti di Confine” (art. 34 del D.P.R. n.43/73).
Giova rammentare infine che l’art. 1 e l’art. 28 della Direttiva Comunitaria n.77/388/CEE del 17 maggio 1977, aveva disposto la disapplicazione della normativa sull’Iva, fino ad allora emanata dagli Stati membri, e imposto l’adeguamento della suddetta disciplina alle disposizioni regolamentari e amministrative emanate dalla normativa comunitaria, affinché “il regime cosi armonizzato entri in vigore dal 1° Gennaio 1978”.

 

Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio

 

Questa è la risposta NEGATIVA (qui sotto in allegato) fornita dall'Agenzia delle Entrate ai nostri interpelli, con i quali abbiamo chiesto se il Regime Fiscale delle Zone Franche si potesse ancora applicare su tutto il territorio della Regione Sardegna ai sensi del D.lgs. n.75/98 e dei due Regolamenti Comunitari (n. 2913/92 e n.2454/93) richiamati nello stesso decreto.

L'Agenzia delle Entrate sostiene (erroneamente) che poiché non siamo inclusi nell'elenco dei territori extradoganali richiamati all'art.7 del D.P.R. n.633/72, non possiamo essere inclusi tra le Zone Franche dell'Italia e dell'Europa!


Identica risposta la diedero con Risoluzione del Ministero delle Finanze, Direzione Centrale Affari Giuridici e Contenzioso n.184/E del 13.07.1995, al porto Franco di Trieste ossia il Porto Franco sul Mediterraneo dell'Austria ed della Germania.

Infatti nella suddetta Risoluzione Ministeriale, si sosteneva che i Punti Franchi di Trieste non potessero godere delle Franchigie Fiscali spettanti ai Punti Franchi, in quanto risultavano non inclusi nell'elenco dei Territori Extradoganali individuati all'art. 7 del D.P.R. n.633/72, la stessa risposta data ai nostri interpelli.
L'Austria e la Germania ricorsero alla Magistratura che diede loro ragione con la Ordinanza Collegiale del 13 maggio 1997 del Tribunale di Trieste, che ordinava al Dipartimento delle Dogane di Trieste di non porre in essere attività che potessero ledere in diritto di svolgere operazioni in regime di extradoganalità nel Porto Franco di Trieste.
Nell'Ordinanza infatti si accoglieva la tesi sostenuta dall'Austria e dalla Germania, che il diritto alla Zona Franca del Porto di Trieste essendo sorto precedentemente alla nascita della Comunità Economica Europea (CEE) risultasse salvaguardato dall'art. 234 del Trattato di Roma del 1957.
A seguito di tale pronuncia da parte del Tribunale di Trieste, con nota Prot. n.4382 del 12 giugno 1997, la Direzione Centrale dei servizi doganali del Ministero delle Finanze invitava la Direzione Compartimentale delle Dogane di Trieste ad attenersi "nel caso di specie come in possibili casi analoghi che dovessero verificarsi" all'orientamento espresso dal Tribunale di Trieste, che ha ritenuto ancora vigente, per i Punti franchi di Trieste, la normativa anteriore al Trattato di Roma.

Possiamo invitare tutti i Sindaci della Sardegna a mobilitarsi perché venga finalmente rispettata la Legge che ci consentirebbe di uscire veramente e definitivamente dalla nostra PERENNE CRISI ECONOMICA?

Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio

 

 

 

Che la Dott.ssa Rossella Orlandi (ossia la più alta carica del Ministero dell’Economia e Finanze) sia anche Lei un falso dirigente lo sappiamo non solo perché lo spiega la Corte Costituzionale con la Sentenza n. 37/2015, dove si conferma che in ottemperanza a quanto previsto dall’art. 97 della Costituzione, si diventa Dirigenti solo dopo aver superato un PUBBLICO CONCORSO, ma soprattutto perche troviamo il suo nome incluso nell’elenco dei vincitori del Concorso Interno per Dirigenti, bandito dal Ministero delle Finanze e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.8 del 29 gennaio 1993 IV serie speciale, concorso riservato al personale in servizio inquadrato nella Nona Qualifica Funzionale.
E allo stesso modo della Dott.ssa Orlandi, anche la Dott.ssa Rulli e la Dott.ssa Petrella risultano essere falsi dirigenti, anche loro vincitrici dei concorsi interni riservati, il cui bando è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 53 dell’8 luglio 1997.
Queste ultime due False Dirigenti, per anni sono state incaricate della predisposizione e trasmissione delle controdeduzioni ai ricorsi presentati dai Veri Dirigenti del Ministero delle Finanze e delle Intendenze di Finanza, Veri Dirigenti che da oltre 15 anni rivendicano la loro restituzione ai ruoli dirigenziali di legittima appartenenza, ossia a quei ruoli e a quelle qualifiche individuate nel D.M. del 28.12.1972 pubblicato sulla G.U. 11.09.1973, nelle quali erano stati regolarmente inquadrati al momento della loro assunzione in servizio, con le modalità di cui all’art.10 della Legge n.397/75, quali vincitori di pubblici concorsi indetti per coprire posti vacanti nei ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n. 748/72.
Veri Dirigenti che come confermato dalla Corte Costituzionale con la Sentenza n. 521 del 26.11–17.12.1987 pubblicata sulla G.U. 30.12.1987 e n. 228/97, avanzavano nelle varie qualifiche della stessa Carriera/Categoria (individuate nel suddetto D.M. del 28.12.1972) in base all’anzianità di servizio e giudizi di non demerito, ed il cui ruolo di anzianità risultava incardinato nella Dirigenza, a partire dalla qualifica iniziale di Consigliere o Vicedirettore.
Pertanto appare evidente che i Dirigenti assunti nei Ruoli Dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72, non potevano venire inquadrati nelle qualifiche Funzionali, cosi come viene confermato dall’art. 1 della Legge n.312/80 che aveva escluso dallo stesso inquadramento nelle qualifiche funzionali, compresa la nona qualifica, anche il personale dei Ruoli ad Esaurimento, ossia il personale che l’art. 33 del D.lgs n.105/90 individuava collocato in posizione intermedia, SOPRA la nona qualifica funzionale, ma SOTTO LA QUALIFICA INIZIALE della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n. 748/72.
Veri Dirigenti la cui rivendicazione fino ad oggi è stata respinta anche dalla Magistratura grazie alle false controdeduzioni stilate da falsi dirigenti (Rulli Petrella) che hanno impedito così la restituzione ai propri ruoli coloro che avevano diretto per oltre venti anni le Intendenze di Finanza ed i più prestigiosi uffici finanziari, gli unici che potevano sottoscrivere l'iscrizione al ruolo dei tributi evasi e rendere legittime le cartelle esattoriali.

Veri Dirigenti a cui sono stati sottratti importati documenti che erano custoditi dentro i propri fascicoli personali, fascicoli che dovevano venire custoditi con le modalità previste dall’art. 55 e 152 del D.P.R. n.3/57, documenti che dimostrano inequivocabilmente l’avvenuta usurpazione/scippo della loro carriera/categoria, lo scippo del loro Ruolo di anzianità e conseguentemente lo scippo del loro diritto ad ottenere l’Incarico Dirigenziale assegnato in questo modo illecito e illegittimo a dei Falsi Dirigenti.

 

 

 

Il Tar del Lazio con Sentenza n.6884 del 1 agosto 2011 ha verificato che, nelle Agenzie delle Entrate di tutta Italia, su un organico di 1200 Dirigenti, circa 800 incarichi sono ricoperti da Falsi Dirigenti, incarichi conferiti a semplici impiegati privi del titolo che li legittima a ricoprire quel posto (pubblico concorso) e quindi a sottoscrivere validamente gli atti di accertamento e le iscrizione a ruolo dei tributi che l’Agenzia delle Entrate ritiene Evasi.

Come possiamo dimostrare che si tratta di una firma apposta da un Falso Dirigente?
E’ molto semplice, tramite la procedura di accesso agli atti, è sufficiente chiedere che l’Amministrazione Finanziaria ci faccia conoscere il numero e la data della G.U. nella quale è stato pubblicato il bando del Concorso superato dal presunto dirigente che ha sottoscritto l’iscrizione a ruolo del debito tributario che ci riguarda.
Contrariamente a quanto sostenuto dal Tar del Lazio con la Sentenza n.6884/2011, sappiamo che dal 1992 ad oggi, il Ministero dell’Economia e Finanze ha bandito solo Concorsi Interni, riservati al personale in servizio, pertanto anche gli altri 400 Dirigenti individuati come “Dirigenti Veri" dalla suddetta Sentenza, sono dei “falsi dirigenti" in quanto vincitori di concorsi interni.
Concorsi che come ha precisato la Corte Costituzionale con la Sentenza n.37/2015, sono stati banditi in violazione dell’art. 97 della Costituzione dove si prevede che il conferimento di incarichi dirigenziali nell’ambito di un’Amministrazione Pubblica, debba avvenire previo esperimento di pubblico concorso e che il concorso pubblico sia necessario anche nei casi di nuovo inquadramento (nella Dirigenza) di dipendenti gia in servizio.
Sappiamo infatti che la Direzione degli uffici finanziari centrali e periferici che compete esclusivamente al personale Dirigente, puo essere affidata a personale non Dirigente solo titolo di temporanea reggenza, durante l’assenza del titolare, dovuta a vacanza del posto o a qualsiasi altra causa, cosi come previsto da:

- Legge 146/80 art. 17
- D.P.R. n.266/87 art. 20
- D.P.R. n.287/92 art. 76 e art. 83
- Decreto Legislativo n.29/93 art. 19 comma 3
- Legge n.662/96 art. 3 comma 129
- Decreto Legislativo n.165/2001 art. 19 comma 3

 

 

Pocos, Locos y Malunidos! Leggendo l'articolo di oggi su BuongiornoAlghero.it (e su L'Unione Sarda), si può invece parlare soprattutto di “Locos" (tradotto: ignoranti e presuntuosi), visto che siamo capaci di gloriarci delle sconfitte apocalittiche, e di esultare pubblicamente quando ci fregano. Questo è quanto appena accaduto a coloro che sono andati a rappresentare i nostri interessi (leggasi "zona franca") al tavolo con il Ministro degli Affari Regionali Maria Grazia Lanzetta, tavolo al quale i diversi rappresentanti politici assieme ad una delegazione di sardi, hanno chiesto che tutto il Meridione d’Italia, compresa la Sardegna, venga dichiarato Zona Franca. 

Richiesta che, seppure appetibile, risulta destinata a scatenare una infinita guerra tra poveri. Infatti, richiedere una Zona Franca estesa a tutto il Meridione d’Italia isole comprese, significa chiedere qualcosa che l’Europa potrà vietare invocando la clausola del Trattato di Lisbona sugli "aiuti di Stato" considerati distorsivi del Mercato. Divieto che invece alla Sardegna non può applicarsi, ai sensi della Direttiva n.77/388/CEE e della Direttiva n.95/7/CE recepite nella Legge n.28/1997 e del D.lgs n.75/98, ma soprattutto perché il nostro diritto alla Zona Franca esisteva prima della nascita della Comunita Economica Europea attuale Unione Europea, ossia ai sensi dell’ art. 234 del Trattato di Roma, nel quale la Comunità si impegnava a rispettare tutti i diritti sorti prima della nascita della stessa Unione Europea.

 

Maria Rosaria Randaccio

 

COME IN UN GIOCO ENIGMISTICO E SURREALE SCOPRIAMO CHE DENTRO UNA SCIARADA DI RICHIAMI NORMATIVI IL GOVERNO RENZI - FACENDO SEGUITO A QUANTO DISPOSTO DALL'ULTIMA GIUNTA REGIONALE SARDA - INTENDE COMUNICARE ALL’EUROPA CHE LA SARDEGNA E’ ZONA FRANCA INTEGRALE.

 

Infatti il Legislatore all’art. 44 comma 40 della Legge di Stabilità 2015, prevede che “Ai fini dell’applicazione delle disposizioni dell’articolo 110, comma 10 (e 11) del Testo Unico delle imposte sui redditi di cui al D.P.R. n. 917/1986, nelle more della emanazione del Decreto Ministeriale di cui all’art. 168 bis del medesimo testo unico, l’individuazione dei regimi fiscali privilegiati è effettuato con decreto del Ministero dell’Economia e Finanze, con esclusivo riferimento alla mancanza di un adeguato scambio di informazioni”, frase che tradotta in lingua italiana vuol significare che l’Italia dovrà inserire anche nelle proprie leggi la Sardegna nell'elenco delle zone franche del mondo  con "regime fiscale privilegiato". E rimediare così ad una inadempienza ventennale prevista e sancita dalle direttive comunitarie.

La suddetta comunicazione della attivazione della Sardegna come zona franca (peraltro già richiesta dalla precedente Giunta Cappellacci) dovrà essere pubblicata sulla GUCE (Gazzetta Ufficiale Europea).

Tutto quanto sopra esposto (diritto alla zona franca integrale e non solo nei 6 porti) viene totalmente ignorato dall'attuale Giunta Pigliaru che - ai sensi del documento di Programmazione allegato - prevede la costruzione di chilometriche e costosissime muraglie cinesi attorno ai 6 porti e alle zone industriali individuate nel D.lgs n.75/98. I professori universitari che presiedono l'attuale Giunta Regionale palesano così un rifiuto della conoscenza della normativa fiscale nella quale viene recepita tutta la normativa comunitaria sulle zone franche; dimostrando di ignorare anche l'attualità della normativa appresso indicata, che conferisce ai Presidenti delle regioni a statuto speciale il titolo giuridico utile a dare immediata attuazione dei regolamenti comunitari, e in particolare quanto previsto da:

- dal D.lgs n.75/98 emanato in attuazione di quanto previsto dai codici doganali comunitari; 

- dall’art. 9 della Legge n.86/1989; 
- dall’art. 2 lett. b) della Legge n.489/1992;

- dall’(attuale) art. 117 della Costituzione;

- dalla Legge Regionale n. 10/2008, dove si prevede che le regioni a statuto speciale possano dare immediata attuazione alle Direttive Comunitarie con propri provvedimenti legislativi, e tra questi rientrano ovviamente tutte le Delibere Regionali della precedente Giunta presieduta da Ugo Cappellacci, delibere emanate non solo ai sensi della normativa succitata, ma anche nel rispetto dei Regolamenti Comunitari n. 2913/92 e n. 2454/93 (richiamati nel D.lgs n.75/98); regolamenti ai sensi dei quali sono stati emanati i Codici Doganali Comunitari attualmente in vigore. Tali Codici Doganali ci spiegano dettagliatamente come devono essere gestiti i territori dichiarati Zona Franca, e perché detti territori devono essere considerati “territori extradoganali” e come tali non soggetti all’imposizione di dazi doganali, Iva ed Accise.

Per quanto sopra esposto, appare evidente che ai Sardi e alla Sardegna, in quanto "Zona Franca Extradoganale", competa l'applicazione di quanto previsto dalla Legge n. 28/1997 (art. 2), la quale nel recepire le Direttive Comunitarie n. 95/7/CE e n. 77/388/CEE sulla armonizzazione e semplificazione dell’imposta sul valore aggiunto (Iva), prevede all’art. 2: che i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 (in zone franche), e successive modifiche (art. 1 commi da 378 a 385 della Legge n.311/2004, art. 2 comma 4 del D.L. n.16/2012 convertito nella Legge n.44/2012, art. 1 commi da 324 a 335 Legge n.228/2012) possono effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’ Iva e delle accise con le modalità previste dall’art. 8, 8 bis e 9 del D.P.R. n. 633/72, dietro (preventiva) presentazione di apposita Dichiarazione di Intento da indirizzare all’Agenzia delle Entrate territorialmente competente, dichiarazione che deve essere richiamata in ogni fattura con la seguente dicitura: “IVA NON IMPONIBILE ART. 8 COMMA 1° LETT. C) D.P.R. n.633/72 DICHIARAZIONE DI INTENTO N………….. DEL ………………….

In conclusione, sembra assurdo che i professori universitari non abbiano ancora capito che la Sardegna - per decollare come zona franca - non necessita di ulteriori DPCM (Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri) con i quali erigere costosissime e non necessarie muraglie cinesi che vedrebbero la fine dei lavori alle calende greche (anziché varchi doganali oggi giorno controllati via satellite e con apposite scritte sulla pavimentazione del porto - vedesi Rotterdam), ma che l'iter legislativo si è concluso con le delibere della precedente Giunta Regionale che ha dichiarato la Sardegna e le sue isole minori intercluse dal Mar Mediterraneo circostante. 


Maria Rosaria Randaccio

Ecco cosa dice l'ultima sentenza sui pignoramenti delle prime case.

SENTENZA CORTE DI GIUSTIZIA UE, 3° SEZIONE CAUSA C – 34/13 DEL 10 SETTEMBRE 2014

STOP AI PIGNORAMENTI DELLE PRIME CASE ANCHE PER LE BANCHE E LE FINANZIARIE

Dopo lo stop al pignoramento delle prime case, deciso dal Parlamento italiano con il D.L. n.69/2013 convertito nella Legge n.98/2013, è arrivata una significativa sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha messo un freno anche alle Banche e alle Finanziarie.

Secondo la Corte, il Giudice può bloccare provvisoriamente la Banca o la Finanziaria che mette all’Asta la Casa, se nel contratto sono presenti delle clausole abusive vietate dall’Unione Europea con la Direttiva n.93/13/CEE, relativa alle clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori.
Cosi se la Banca o la Finanziaria ha fatto firmare clausole abusive, l’ipoteca è nulla ed il pignoramento come la successiva vendita all’asta vanno bloccate!

Il diritto all’abitazione prevale nel caso di applicazione di clausole vietate dalla Unione Europea!

 

Maria Rosaria Randaccio



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