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E' partita dal web la petizione per chiedere al Governatore Francesco Pigliaru l'applicazione della zona franca integrale su iniziativa del Movimento Maja de Jana, entrato nella federazione dei movimenti per il rilancio della Sardegna, sposando appieno quanto da sempre sostenuto dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio.

L'avv. Francesco Scifo, Segretario Politico del Movimento Sardegna Zona Franca, ha comunicato stamattina la piena adesione del Movimento a questa iniziativa, divulgando sul suo profilo Facebook la pagina in cui firmare la petizione. Si chiedono 100.000 firme.

Per firmare la petizione cliccare qui

Questo il testo: 

Al Presidente della Regione Sardegna
Francesco Pigliaru
Alla Giunta Regionale
Ai Sig.ri Consiglieri Regionali


Oggetto: attivazione anche in Sardegna della Zona Franca “integrale”.

Con questa petizione il popolo Sardo chiede alla Regione Sardegna ” che ne ha competenza e spettanza”, l’attivazione della fiscalità di compensazione, più nota come “zona franca”, sull’ intero territorio della Sardegna, e le dimissioni immediate del Governatore Pigliaru, perchè la sua figura si è dimostrata inadeguata a rappresentare gli interessi del popolo sardo. Pigliaru è colui secondo il quale la zona franca in Sardegna è un danno e non conviene ed è colui che, insieme ai suoi amici professori, sta negando da anni la zona franca integrale alla terra che rappresenta!

“Governatore Pigliaru, il popolo Sardo ha atteso inutilmente una sua risposta sull'attuazione della zona franca su tutto il territorio della Sardegna, riteniamo pertanto che se non otterrà soddisfazione dalla magistratura italiana, chiederà alla Corte di Giustizia europea per quale motivo la Sardegna muore senza che le istituzioni che la rappresentano facciano ciò che direttive e regolamenti UE, leggi dello stato e leggi di grado costituzionale impongono (CEE n. 2913/1992 (Consiglio) n. 2454/1993 (Commissione), d.lgs 75/1998, D.P.C.M 7 giugno 2001, legge cost. 3/1948) per favorire la ripresa economica, scongiurare il progressivo e quasi irreversibile impoverimento della nostra Regione e ridurre la sperequazione rispetto al resto d'Europa, dovuta all'insularità.”

Perchè vogliamo la Zona Franca “integrale”

La Sardegna è un’isola posta al centro del Mar Mediterraneo, famosa in tutto il mondo per le sue spiagge. In realtà di attraente non c’è solo il mare ma anche una storia antichissima che ha lasciato un notevole patrimonio artistico-culturale unico al mondo. Dati statistici incontestabili confermano che 1.800.000 sardi sono emigrati, riducendo così il numero dei residenti e disoccupati a 1.500.000, per cui ne consegue una delle regioni più spopolate d'Europa. Il motivo dello spopolamento è dato dalla sistematica distruzione di ogni fonte di lavoro da parte dello Stato Italiano avvenuta con l’imposizione di un’aggressione fiscale impensabile che ha causato la disoccupazione che supera il 50% tra i giovani e oltre il 20% nel resto della forza lavorativa. Tale politica, attuata con la collaborazione di alcuni personaggi locali, si traduce in vero e proprio genocidio economico che costringe tutti i giovani a trasferirsi all’estero, impedendo lo sviluppo economico dell’isola. Eppure la Sardegna potrebbe esportare numerosi prodotti di eccellenza, soprattutto agricoli e artigianali, ma non solo, grazie alla sua posizione centrale nel Mediterraneo potrebbe essere un enorme deposito doganale di transito con tutto l’indotto produttivo che ne consegue. Esistono delle leggi che potrebbero ridurre i costi della produzione e delle merci nell’Isola applicando le franchigie doganali e fiscali e trasformandola in una Zona Franca: in parole povere significherebbe permettere alle aziende locali di produrre ad un costo comparabile con quello delle aziende di terraferma e le compagnie estere verrebbero ad investire in Sardegna, sfruttando la sua vantaggiosa posizione e creando posti di lavoro. In conclusione tutti dovrebbero pretendere l’applicazione delle leggi italiane che prevedono la zona franca della Sardegna.

La zona franca spetta alla Sardegna per compensare una serie di disagi che derivano da 3 fattori principali.

Insularità – spopolamento – bassa densità demografica

La Sardegna e le sue isole minori sono considerate “Zona Francha extradoganale” delimitate dal mare circostante. Questo significa che tutta la sardegna ha diritto alle agevolazioni fiscali spettanti alle zone franche di tutto il mondo e cioè:

Eliminazione di Iva, Accise e Dazi Doganali

Il Movimento Maja De Jana composto da liberi cittadini che non si identificano con nessun partito politico, stà spronando la popolazione a mobilitarsi e a riprendersi orgogliosamente ciò che ha diritto ad avere: una regione florida e ricca, in cui i giovani non debbano allontanarsi per cercare lavoro ma possano rimanere e diventare imprenditori nella propria terra.

Il decreto legislativo del 10 Marzo 1998 n. 75 che così dice all’art. 1:

In attuazione dell’art.12 dello satuto speciale della Sardegna approvato con legge costituzionale 26 Febbraio 1948, n. 3, e successive modificazioni, sono istituite nella regione zone franche, secondo le disposizioni di cui ai regolamenti CEE n. 2913/1992 (Consiglio) e n. 2454/1993 (Commissione), nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax, ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili." quindi estesa a tutto il territorio dalla Sardegna.

I benefici sono tanti: riguardano la fiscalità delle imprese, di tutte le dimensioni e settori. Riduzione delle imposte Irpef, Irap, Ires, la defiscalizzazione dell’imposta indiretta deII’Iva.

Agevolazioni sui dazi doganali per le merci in entrata e in uscita. Tutte le famiglie e le persone fisiche trarrebbero benefici dalla defiscalizzazione di tutte le fonti energetiche quindi: Enel, accise sul costo dei carburanti (compresi quelli per uso agricolo e riscaldamento), sulle tassazioni, Imu, canone Rai, Bollo auto ecc.

La Sardegna ha acquisito la Zona Franca “integrale” grazie al trattato di Parigi del 1948 (quindi un trattato internazionale) prim’ancora che nascesse la CEE col trattato di Roma del 1957.

La Free Zona quindi ci è dovuta, nulla viene chiesto che già non ci spetti dab en 64 lunghissimi anni e che non ci sia stata invece, abilmente, tenuta lontana per motive di natura politica.

Tutti gli stati membri della UE hanno le Zone Franche nel proprio territorio. Potremo finalmente capovolgere la tendenza che ci vede isolate ed abbandonati dale istituzioni oltre che dai mercati sfruttando la nostra posizione geografica nel centro del Mediterraneo.

Con il principio delle società madre/figlia converrebbe a tante aziende italiane ed europee trasferire, o almeno dislocare, parte delle loro produzioni in Sardegna, o qualsiasi attività commercial e di sevizi, creando posti di lavoro e pagando qui le tasse (agevolate) anche per le sedi di esercizio situate all’infuori del nostro territorio. Una grande convenienza per loro quindi, ma soprattutto per Noi che le ospiteremo. Risulta perciò impensabile che la concessione della Zona Franca “integrale” in Sardegna possa determinare la sottrazione di altri diritti già acquisiti nel tempo, altrimenti che compensazione agli svantaggi sarebbe?

Il movimento Maja De Jana insieme al Movimento Sardegna Zona Franca si stà battendo affinchè venga subito istituita l’Agenzia delle Entrate Sarda che permetta di mantenere “ricchezza” nell’isola.

Naturalmente………

Monitorare che vengano ospitate esclusivamente produzioni che non inquinino e che non creino monopolio di un settore specifico, sia nell’assunzione di mano d’opera sarda.

Per quanto sopra esposto

risulta evidente che, dal 1964 ad oggi, alla Sardegna compete oltre alla “zona franca” nei porti e nelle zone industriali, collegate e/o collegabili agli scali medesimi, anche il regime tributario speciale della zona franca al consumo, prevista dall’art.1 della legge 762/1973, perché in quanto isola il regime tributario omologo non può che essere applicato all’ intero territorio circondato dal mare. Una forma di fiscalità speciale che prevede la “esenzione da ogni tipo di tributo sui consumi e sui servizi per i residenti nei territori extradoganali proclamati come zona franca”.

Ogni momento che passa chiude una nuova azienda in Sardegna e il governatore continua a non fare niente. Quanto tempo ancora passerà fino alle sue dimissioni?

Noi chiediamo le dimissioni immediate del Governatore Pigliaru!

 

 

 

 

 

Sulla scia dei fallimenti del suo partito, il PD, anche il governatore Francesco Pigliaru deve fare i conti con il malcontento della popolazione sarda. Infatti, secondo la classifica sul gradimento degli amministratori stilata annualmente dall'Istituto Ipr Marketing per il Sole 24 Ore, la cosìddetta "Governance Poll", il presidente sardo racimola appena il penultimo posto a livello italiano, con il maggior calo in assoluto, cioé -12,5% in un anno.

Partìto con il pretenzioso slogan elettorale "Cominciamo il domani", per lui il "domani" pare che sia giunto al termine in soli tre anni di legislatura, tre anni che - come affermano non solo dall'opposizione ma anche da alcuni movimenti autonomisti - sono stati un vero e proprio fallimento, un tracollo personale e politico che sta trascinando la Sardegna nel baratro.

Pigliaru, accusato non solo di insuccessi su tutti i campi, ma anche di un'assenza seriale ed inspiegabile dalle scene e dalle piazze, è particolarmente restio al contatto con la gente e alla vicinanza ai bisogni di cittadini e imprese. E la delusione arriva dai suoi stessi elettori, increduli di fronte a tanta indifferenza.

I disastri e l'inerzia della sua Giunta sono sotto gli occhi di tutti i Sardi: la vertenza Entrate per esempio, con la quale il debito italiano nei confronti della Sardegna è cresciuto verso una cifra a dieci zeri; solo parole e promesse poi nella lotta alla riduzione delle servitù militari; un ulteriore e catastrofico indebitamento dei Sardi con l'accensione di un mutuo da 700 milioni di euro; l'aumento delle tasse sul diritto allo studio e il ridimensionamento degli istituti scolastici senza tener conto delle realtà dei comuni interessati, azioni promosse da colui che proprio nella scuola aveva riposto tutte le sue attenzioni elettorali; la bocciatura della finanziaria 2016 e l'addio al sogno (speriamo momentaneo) di un'Agenzia Sarda delle Entrate; la fuga di Ryanair da Alghero e la soppressione della Continuità Territoriale sulle rotte minori; le imprese agricole abbandonate a se stesse con l'umiliazione di vedere un litro di latte venduto vergognosamente al prezzo di un bicchiere d'acqua; per non parlare poi della politica dell'immigrazione, con la Sardegna invasa da un numero di stranieri, fuggitivi e (spesso) clandestini di molto superiore a quanto concordato con lo Stato Italiano e alla capienza delle strutture disponibili; e infine, la cosa più eclatante, il rifiuto dell'applicazione delle leggi sulla zona franca, con la negazione addirittura dello status di ultraperifericità della Sardegna.

In questo momento si assiste ad un peggioramento della crisi economica, con un boom di fallimenti nei settori principali, e oggi sia le famiglie che le imprese stanno peggio rispetto al 2009, anno di inizio della crisi globale. In Sardegna le imprese sono costrette a licenziare, soprattutto perché il governo di Matteo Renzi ha cancellato gli ammortizzatori sociali in deroga, che nell'isola sono stati negli anni scorsi uno strumento importante per affrontare periodi molto duri. In questo scenario drammatico per l'isola, il presidente Pigliaru è completamente assente, addirittura sembra si nasconda. E questo succedeva anche prima dei suoi ultimi ricoveri ospedalieri.

Ormai è giunta l'ora di cambiare, di cancellare il disastro di tre anni di politica asservita al Governo del PD, e scegliere un Governatore ed una Giunta che lavorino onestamente per l'affermazione della sovranità del popolo sardo e per il riconoscimento di un'indipendenza fiscale che faccia rifiorire tutti i settori che l'attuale Governo regionale ha abbandonato. È chiaro quindi che Pigliaru non ha altra soluzione che dimettersi al più presto e lasciare spazio a chi è capace di governare e di far applicare le tante leggi che abbiamo a disposizione.

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