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Finalmente è arrivata la prima sentenza relativa ai "dirigenti fasulli" del Ministero delle Finanze. Intatti il CTP di Milano dichiara nullo un accertamento firmato da un funzionario dell'Agenzia delle Entrate che aveva assunto incarichi direttivi senza sostenere un concorso pubblico. 

Questa sentenza a circa un mese da quella della Corte Costituzionale (Sentenza n.37/2015) in cui si dichiaravano "illegittimi" circa 892 dirigenti del Fisco, con conseguente nullità di tutti gli atti da essi firmati (Equitalia in primis).

La notizia viene accolta con entusiasmo dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, ispiratrice della sentenza e firmataria dell'esposto alla Corte Costutuzionale, che per prima ha iniziato la battaglia contro il Ministero delle Finanze, di cui ha fatto parte per circa 45 anni.

Non sono bastate quindi le parole della direttrice dell'AdE Rossella Orlando e del Ministro Padoan per calmare gli animi dei tributaristi e dei contribuenti vessati da Equitalia in cui si esortava a non intraprendere azioni legali che sarebbero state vane.

Ora si annuncia una pioggia di ricorsi da tutta Italia. Il nostro team giuridico-fiscale è già da tempo al lavoro per contrastare le azioni dell'Agenzia delle Entrate e a breve pubblicheremo un vademecum su come opporsi al Fisco per annullare gli accertamenti.

 
Pubblichiamo la lettera dell'allevatore abruzzese vessato da Equitalia che denuncia i danni all'erario provocati dai falsi dirigenti.
Il sig. Rossi sottolinea che costoro dovrebbero risarcire agli italiani tutti i danni causati con i loro comportamenti illeciti e illegittimi degni di severissime sanzioni  pecuniarie e della perdita di stipendi e pensioni dirigenziali non dovute. Costoro sarebbero tenuti inoltre risarcire anche i danni morali (stress e depressione) causati a tutti coloro che sono stati rovinati da Equitalia, con l'invio di CARTELLE PAZZE.
 
Secondo quanto afferma la dott.ssa Maria Rosaria Randaccio "la cosa più assurda è che noi sardi risultiamo vessati due volte: la prima vessazione  è stata il particolare accanimento di Equitalia (illecito e illegittimo) contro i Sardi; la seconda perché è incostituzionale applicare alla Sardegna lo stesso regime fiscale (es. studi di settore) riservato alle altre Regioni Italiane che non soffrono dei nostri disagi come lo spopolamento o essere circondati da 450 km quadrati di Mar Mediterraneo. 
 
Applicare alla Sardegna lo stesso regime fiscale delle altre regioni italiane significa violare principi sacrosanti garantiti dalla Costituzione, come il principio di Uguaglianza e  della Ragionevolezza che vincolano il legislatore (Parlamento) nella emanazione delle leggi fiscali."
 
 

 

E' di qualche giorno fa l'importante Sentenza della Corte di Cassazione attraverso la quale l’accertamento emesso prima dei sessanta giorni dal rilascio del verbale conclusivo delle operazioni è illegittimo anche se in concreto non ha comportato una compressione del diritto di difesa del contribuente. L’ordinanza è la n. 4543 del 05.03.2015 (in allegato).

 

 

In relazione all'articolo apparso nel sito "La Legge per Tutti" il giorno 24.02.2015 dal titolo "Multe, tassa rifiuti e sulla casa: Equitalia e pignoramenti in bilico" vorremmo precisare che non è proprio cosi.

Secondo l'analisi della dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, ex Intendente di Finanza, "il giornalista non precisa una cosa importantissima che noi invece conosciamo molto bene, ossia che il titolo esecutivo delle cartelle esattoriali per poter essere incassate dall'Agente della Riscossione (Equitalia) si forma esclusivamente attraverso l'ISCRIZIONE A RUOLO DEL DEBITO TRIBUTARIO DA PARTE DEL DIRIGENTE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE assunto tramite pubblici concorsi indetti ai sensi dell'art.97 della Costituzione, e da tutte le leggi da me richiamate in un documento recentemente pubblicato (in allegato).

Il Governo sta affidando la riscossione dei tributi ai Comuni perché gli stessi (Comuni) si avvalgono ancora dei Segretari Comunali, i quali in quanto Dirigenti possono sottoscrivere il documento che attiva la esecutiva della riscossione attraverso la sottoscrizione del ruolo di riscossione da parte dell'Autorità fiscale competente.
Infatti i Segretari Comunali sono dei Dirigenti, in quanto la loro carriera era equiparata a quella dei Dirigenti del Ministero delle Finanze ai sensi dell'art. 25 e della Tabella di cui al D.P.R. n. 749/72, e sono stati restituiti ai ruoli dirigenziali in ottemperanza a quanto disposto dall'art. 17 comma 82 della Legge n.127/97, mentre all'interno del Ministero dell'Economia e Finanze non si è ancora provveduto a dare attuazione alla suddetta Legge n.127/97 che all'art. 17 comma 82 che aveva abrogato le due leggi in base alle quali i Dirigenti del Ministero delle Finanze assieme ai Segretari Comunali erano stati Illecitamente e illegittimamente retrocessi in carriera con il loro inquadramento nella 9° qualifica funzionale, ossia alla qualifica impiegatizia riservata dal D.L. n.9/86 convertito nella Legge n.78/86 al personale della ex carriera direttiva soppressa 45 anni fa dall'art. 147 del D.P.R. n. 1077/70.

Il Ministero delle Finanze dal 1990 ad oggi, dopo aver decapitato i propri dirigenti, ne ha riassunto una piccola parte (.....) solo ed esclusivamente attraverso concorsi riservati anziché pubblici, per cui tutti gli atti firmati da costoro non sono nulli o annullabili ma INESISTENTI!"

 

La dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, presidente del Movimento Sardegna Zona Franca e pioniera della battaglia contro Equitalia, risponde con un comunicato stampa a quanto riportato nell'articolo apparso ieri nel quotidiano L'Unione Sarda e chiede che la direttrice generale dell'Agenzia delle Entrate, dott.ssa Rossella Rotondo, si confronti pubblicamente con lei sugli argomenti fiscali e giuridici che stanno infuocando da circa tre anni i tavoli dell'Agenzia delle Entrate e del contestato Esattore del popolo sardo.

Questo è quanto si legge nel Comunicato stampa.

"La dichiarazione del Direttore Regionale dell’Agenzia dell’Entrate dott.ssa Rossella Rotondo, riportata su L'Unione Sarda del 24 gennaio 2015, chiama in causa la scrivente personalmente e con contenuti volutamente denigratori della mia professionalità.

A una tale azione, che colpisce l’obiettivo con la stessa ferocia di chi spara da dietro un muretto a secco, ho il diritto di replicare. Lo voglio fare allora pubblicamente in un confronto davanti alle telecamere con la dottoressa Rotondo per parlare di normativa vigente sulle zone franche della Sardegna, della legislazione della Regione Autonoma della Sardegna  e di diritto dell’Unione Europea.

Questo dirigente, nominata Direttore dell’Agenzia Delle Entrate, non avrà nessun problema a confrontarsi con me su questi temi che interessano il popolo Sardo molto di più delle ridicole insinuazioni personali cui sono stata oggetto.

Sono disposta a discutere anche della mia carriera, che la dottoressa Rotondo sembra conoscere così bene.

Credo di avere diritto di replica e di poter incontrare, in un confronto pubblico franco e diretto chi mi denigra con comunicati stampa, a dir poco, oscuri."

 

Domenica, 10 Agosto 2014 10:20
Pubblicato in News Sardegna

COME PUÒ L’AGENZIA DELLE ENTRATE PRETENDERE LA CORRETTEZZA TRIBUTARIA DAI CONTRIBUENTI QUANDO LEI STESSA, AL SUO INTERNO, NON RISPETTA LE LEGGI DELLO STATO?

Il Tar del Lazio con Sentenza n.7636 del 30/09/2011 ha annullato un “concorso interno” indetto con Provvedimento n.146687/2010 del 29.10.2010 sottoscritto dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate del Ministero dell’Economia e Finanze, indetto per la selezione di 175 Dirigenti di seconda fascia, le motivazioni dell’annullamento del suddetto concorso interno le troviamo confermate anche nella Sentenza n. 6884 del 01.08.2012 del Tar del Lazio, che ha verificato come, nelle Agenzie delle Entrate di tutta Italia, su un organico di 1200 Dirigenti, circa 800 incarichi sono ricoperti da “Dirigenti Fasulli”, in quanto conferiti a semplici impiegati, tali privi del titolo che li legittima a ricoprire quel posto e quindi a sottoscrivere validamente gli atti di accertamento ed iscrizione a ruolo dei tributi che l’Agenzia delle Entrate ritiene evasi, incarico dirigenziale, che a termini di legge si ritiene che sia due volte nullo ab origine in quanto:


1) conferito/sottoscritto da altrettanto Semplice Impiegato (che non aveva titolo giuridico conquistato attraverso un pubblico concorso indetto per coprire posti dirigenziali vacanti negli organici dirigenziali del Ministero delle Finanze);
2) conferito ad altrettanto semplice impiegato che non poteva ottenere l’incarico senza aver superato regolare concorso pubblico, indetto ai sensi dell’art. 97 della Costituzione.
Infatti anche coloro che sono stati posti ai vertici degli uffici centrali del Ministero dell’Economia e delle Finanze – dal 1990 in poi - hanno esercitato abusivamente il potere che consente all’Autorità Finanziaria di conferire legalmente incarichi dirigenziali, essendo costoro dei semplici impiegati inquadrati nella 9° qualifica funzionale, vincitori di concorsi interni ( a 999, 162, 163 posti) che ai sensi dell’art. 97 della Costituzione, non potevano venire banditi fintanto che non fossero stati restituiti ai ruoli dirigenziali di legittima appartenenza i Dirigenti della Carriera direttiva ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72, cosi come precisato dall’art. 20 del D.lgs. n.29/1993, dall’art. 20 della Legge n.488/99 e dallo stesso Ministero delle Finanze con la nota Prot. n. 87894 del 13.09.2000 (allegata), dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica con Circolare n.2/2000 Protocollo n.4782/2000 del 10.02.2000 esplicativa dell’art. 20 della Legge n.488/1999, concorsi interni che ai sensi della normativa succitata, non conferiscono titolo giuridico idoneo alla qualifica/categoria di Dirigente come individuata dall’art.2095 del codice civile e nella tabella allegata al R.D. 100/1937.
Concorsi che per giunta, non potevano neanche venire banditi come precisato dall’art.17 della Legge n.127/97, legge che al comma 81 conferma l’equiparazione dei Segretari Comunali ai Dirigenti dello Stato, prevedendo anche per costoro la istituzione di apposito “Albo” equivalente all’Albo dei Dirigenti pubblici di cui all’art.23 del D.lgs. n.29/1993, trasformato in “Ruolo Unico” dall’art.1 del D.P.R. n.150/1999; legge (127\1997) che all’art. 17 comma 82 ultimo periodo, si fa carico – tra l’altro – di abrogare le norme (D.P.R. n.44/90 e D.L. n.344/90 e Legge n.21/91) in base alle quali i Dirigenti (Veri) del Ministero delle Finanze assieme ai Segretari Comunali sono stati Retrocessi in Carriera con il loro inquadramento nella 9° qualifica Funzionale; inquadramento/retrocessione attuata attraverso una erronea e pretestuosa interpretazione del D.P.R. n.44/90 e dal D.L. n.344/90 convertito in Legge n.21/91, leggi che come detto sono state abrogate dalla Legge n.127/\97 (Bassanini 2) che aveva anche disposto la contestuale restituzione di tutti i Dirigenti di tutte le Pubbliche Amministrazioni, compresi i dipendenti delle Regioni a Statuto Speciale, e quindi di tutti i Dirigenti del Ministero delle Finanze e dei Segretari Comunali equiparati ai suddetti Dirigenti dall’art. 25 e tabella D allegata al D.P.R. n.749/1972, ai Ruoli Dirigenziali di legittima appartenenza.

La questione attualmente pende davanti alla Corte Costituzionale dopo che il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, con Sentenza non definitiva n.5451 depositata il 18.11.2013, ha chiesto alla suddetta Corte che si pronunci sulla violazione o meno dei principi Costituzionali da parte del Decreto Legge n.16/2012 convertito nella Legge n.44/2012 che all’art. 8 comma 24, ha fatto salvi gli attuali incarichi dirigenziali conferiti a semplici impiegati, nelle more dell’espletamento di nuove procedure concorsuali.
Il Consiglio di Stato nella richiesta di pronunciamento da parte della Corte Costituzionale ha richiamato le numerose sentenze in base alle quali la suddetta Corte, ha costantemente affermato la prevalenza dei principi costituzionali fissati dall’art. 97 della Costituzione sulle leggi ordinarie, che pretendono di disattenderli (ovviamente) in violazione anche delle norme sulla gerarchia delle fonti del Diritto.

I Dirigenti del Ministero delle Finanze (defenestrati) erano stati regolarmente assunti tramite pubblici concorsi indetti ai sensi dell’art. 97 della Costituzione, nei Ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72, concorsi regolarmente banditi ai sensi e con le modalità previste dalla Legge n.397/1975, dal D.L. n.283/81 convertito nella Legge n.432/1981, e nella tabella annessa al R.D. n.100/1937, assunzione di Dirigenti che si era regolarmente realizzata con le seguenti modalità :

1)Inquadramento in prova (6 mesi) con le modalità previste dall’ art.10 della Legge n.397/75, dove si disponeva che le graduatorie dei vincitori dei concorsi, una volta approvate con la firma del Ministro competente, dovessero risultare immediatamente operative;
2) Inquadramento in Ruolo con le modalità previste dall’art.5 del D.P.R. n.246/48, dall’art.2 della Legge n.32/66 dell’art.11 del D.P.R. n.593/72 dell’art. 56 della Legge n.590\82, art. 2995 c.c.

I suddetti Dirigenti del Ministero delle Finanze, appartenevano ad una carriera nella quale si avanzava nelle varie qualifiche individuate dal D.M. del 28 Dicembre 1972 (G.U. n. 234 dell’11 settembre 1973) attraverso i giudizi annuali di “non demerito” e tramite determinate permanenze nelle varie qualifiche della stessa (carriera), dopo che la Legge n.249/68 e la Legge n.775/70 avevano eliminato gli “esami di avanzamento in carriera”, modalità di progressione in carriera “per anzianita di servizio” previste dall’art.98 della Costituzione e confermate anche dalle Sentenze Corte Costituzionale: Sentenza n.521 del 26.11.1987–17.12.1987, e Sentenza n.228/97.

Le suddette modalità di progressione in carriera (per anzianità di servizio) sono state previste dal D.P.R. n.748/72, e confermate successivamente dalla Legge n.301/1984, legge che oltre ad abrogare l’art. 22 del D.P.R. n.748/72, aveva ribadito che “i corsi di formazione Dirigenziale” previsti all’art. 22 del D.P.R. n.748/72 , erano riservati esclusivamente al personale della ex Carriera Direttiva Speciale, ossia a coloro che erano risultati vincitori di un pubblico concorso indetto (anteriormente al 1970) per coprire posti vacanti nei ruoli “ impiegatizi” della ex Carriera Direttiva Speciale soppressa dall’art. 147 del D.P.R. n.1077/70, personale quest’ultimo (Ex Carriera Direttiva) a cui il legislatore aveva riservato l’inquadramento nella 9° qualifica funzionale appositamente istituita per costoro, dal D.L. n. 9/1986 convertito nella Legge n.78/1986. Diritto all’inquadramento nella 9° qualifica Funzionale, riservato esclusivamente al SOLO personale Impiegatizio della Ex Carriera Direttiva speciale (soppressa dall’art. 147 del D.P.R. n.1077/70) diritto all’inquadramento confermato dal D.P.R. n.44/90 (art.20) dove si ribadiva quanto già previsto dall’art.1 della Legge n.312/80, ossia che “dall’inquadramento nelle qualifiche funzionali e dai relativi profili professionali (compresa la 9° qualifica istituita dal D.P.R. n.44/90)”, dovesse restare escluso assieme al personale inquadrato nei ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria di cui al D.P.R. n.748/72, anche il personale proveniente dalla ex carriera direttiva Speciale (soppressa dall’art. 147 del D.P.R. n.1077/70), che avesse già ottenuto (per anzianità di servizio) l’inquadramento nei Ruoli ad Esaurimento della stessa Carriera Direttiva Speciale, ruoli questi ultimi (Ruoli ad Esaurimento), che l’art. 60 ultimo comma del D.P.R. n.748/72 definiva: “gerarchicamente inferiori” a quelli del personale inquadrato nei ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72 (art. 76), a partire (ovviamente) dalla qualifica iniziale di Consigliere e di Vice Direttore, qualifica ottenuta con il primo inquadramento in ruolo, successivo al periodo di prova, presso gli Uffici Finanziari di destinazione.

(Sillogismo: se dall’inquadramento nella 9° q.f. era stato escluso il personale dei R.E., ovviamente e a maggior ragione, dallo stesso inquadramento nella 9° qualifica doveva restare escluso il personale che si trovava in posizione gerarchicamente superiore a quella del R.E. cosi come precisato dall’art. 60 ultimo comma del D.P.R. n.748/72).
Invece, in violazione delle succitate norme, il Ministero dell’Economia e Finanze, con provvedimenti illeciti, illegittimi, e quindi - nulli ab origine - in quanto emanati ai sensi di una normativa successivamente “ABROGATA“ , provvedimenti fatti sottoscrivere “maliziosamente” a dei semplici impiegati che non avevano titolo a rendere validi i suddetti provvedimenti, nel 1990, ha attuato un vero e proprio “ Colpo di Stato” retrocedendo in Carriera tutti i Suoi Dirigenti in servizio a seguito di una (poco credibile) errata interpretazione:
1) del D.P.R. n.44/90 art.22 comma 2
2) del D.L. n.344/90 convertito nella Legge n.21/91 (art. 15), dirigenti che avevano mandato avanti e fatto funzionare egregiamente fino ad allora, l’apparato Burocratico del Ministero delle Finanze, in quanto titolari degli incarichi e delle mansioni dirigenziali conferite loro, in ottemperanza a quanto previsto dal D.P.R. n.748/1972 (art. da 1 a 15) incarichi confermati negli ordini di servizio dei vari uffici finanziari.

Inquadramento nella 9° qualifica funzionale (e successive modifiche), che aveva riguardato assieme a quello dei Dirigenti del Ministero delle Finanze anche i quello dei Segretari Comunali, inquadramenti successivamente abrogati per entrambe le due Categorie (di Dirigenti) dalla Legge Bassanini 2, ossia la Legge n.127/97 (art. 17 comma 22, 81, 82 e 137) dove si prevedeva che i Segretari Comunali, vittime anche loro dell’errata interpretazione dei suddetti decreti (D.P.R. n.44/90 e D.L. n.344/90) dovessero venire restituiti d’ufficio ai ruoli dirigenziali di legittima appartenenza, restituzione che a termini della suddetta Legge n.127/97, doveva estendersi a tutti i Dirigenti della Pubblica Amministrazione, restituzione ai ruoli dirigenziali di legittima appartenenza, che doveva realizzarsi con la salvaguardie delle professionalità acquisite nel precedente ordinamento, compreso il diritto a veder ricostruita la propria carriera ai sensi del succitato art.17 comma 81 della Legge n.127/97, legge che al comma 22, 81, 82 e 137 estendeva i suddetti principi e disposizioni ai Dirigenti in servizio presso il Ministero dell’Economia e Finanze in quanto (per giunta) entrambe le Carriere risultavano equiparate tra loro:


- dal D.P.R. n.749/72 (art. 25 comma 25 e tabella D allegata allo stesso decreto
- dall’art.11/bis del D.L. n.283/81 convertito nella Legge n.432/81,
- dalla Legge n.72/85 (art. 2)
- dall’art. 2 comma 4 e 5 del D.lgs. n.29/93
- Legge n.127/97 art. 17 comma 22, comma 81, comma 82 e 137
- dall’art.1 della Legge n.334/97
- dall’art.23 bis del D.lgs. n.165/01
- dall’art.7 comma. 2 del D.lgs. n.145/02
- D.lgs. n.267/2000 art.101 comma 4/bis
- Legge n.69/2009 art. 21 comma 1 e 1/bis
- Legge n.296/06 art.1 comma 578 che dando una interpretazione autentica al’art. 23 bis del D.lgs. n.165/01, faceva salve le anzianità di servizio dei Dirigenti e dei Segretari Comunali, le cui carriere erano tra loro equiparate, e quindi nel rispetto del “principio di non discrimine” di cui al D.lgs. n.216/2003, decreto emanato in attuazione della Direttiva Comunitaria n.2000/78/CE, dell’art.14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo CEDU e dell’art. 21 della Carta di Nizza.


Per cui al suddetto personale competeva non solo la restituzione d’ufficio ai propri ruoli dirigenziali dei Dirigenti vincitori di un pubblico concorso indetto per coprire posti vacanti nei ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72 e ristrutturata da D.lgs. n.29/93 attualmente confluito nel D.lgs. n.165/01, ma anche la ricostruzione della carriera, attuata con la ricongiunzione a domanda, dei periodi contributivi ai sensi della Legge n.29/1979 e della Legge n.296/06 art.1 comma 578, nel quale (comma 578) si prevede anche l’esecuzione dei giudicati nel frattempo formati per tutte le altre categorie di dirigenti richiamate nello stesso comma 578 dell’art.1 della Legge n.296/06, categorie tra cui risultano compresi ovviamente, i Dirigenti del Ministero dell’Economia e Finanze, tutelati questa volta da una legge di livello costituzionale come la legge finanziaria del 2007.
L’imprescrittibilità dei suddetti diritti dei Dirigenti del Ministero dell’Economia e Finanze alla restituzione d’ufficio nei ruoli Dirigenziali di legittima appartenenza, al risarcimento del danno e l’aggiornamento del trattamento economico di lavoro e del trattamento pensionistico, risultano confermati oltre che dall’art.2113 c.c. e dall’art. 31 del D.P.R. n.3/1957 anche dalle seguenti Sentenze della Corte di Cassazione a S.U. n.10995 del 25.07.2002, Corte di Cassazione n.14998 del 3.07.2007, Corte di Cassazione Civile Sez. Lavoro n.224 del 9.01.2001, dove si prevede che l’anzianità di servizio del lavoratore rappresenta la dimensione temporale del rapporto di lavoro, e pertanto costituendo il presupposto di alcuni specifici diritti, come quelli all’indennità di anzianità al risarcimento per omissione contributiva, va considerata non come uno “STATUS” né un autonomo diritto, ma come un “FATTO GIURIDICO” e come tale non soggetto né a prescrizione né a decadenza ai sensi dell’artt. 2934, 2946, 2948 c.c.
Per quanto sopra esposto, appare evidente che fintanto che non si provvederà alla restituzione dei dirigenti ai ruoli di legittima appartenenza, il Ministero dell’Economia e Finanze non poteva e non potrà BANDIRE LECITAMENTE nessun Concorso – NEANCHE INTERNO - per coprire i posti resi illegittimamente e illecitamente vacanti dalla retrocessione in carriera (attuata con l’inquadramento degli stessi nella 9° q.f. e successive modifiche) dei Dirigenti assunti nei ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72 che ai sensi dell’art. 15, fino al 1990 avevano firmato tutti gli atti riservati all’Autorità Finanziaria, come individuata anche dal D.P.R. n.858/63 dall’art.51 del D.P.R. n.633/72 dall’art.12 del D.P.R. n.602/73.


La conferma della nostra tesi è data dall’art.20 della Legge n.488/99, ultimo periodo, che nell’apportare modifiche all’art.39 della Legge n.449/97 (articolo che era già stato modificato dall’art. 22 comma 1 della Legge n.448/98) conferma che “non si possa procedere ad indire nuovi concorsi durante il periodo di vigenza di graduatorie di concorsi già espletati per il reclutamento di personale con qualifica dirigenziale presso le amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1 comma 2 del D.lgs. n.29/93”.
E come sappiamo, le graduatorie formate a seguito dell’espletamento dei concorsi che videro i Dirigenti del Ministero delle Finanze, vincitori di pubblici concorsi, indetti per coprire posti vacanti nei ruoli Dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria al momento dell’emanazione delle suddette leggi (art. 20 Legge n.488/99 che modifica art. 39 della Legge n.449/97) risultavano VUOTE ossia SVUOTATE dopo la RETROCESSIONE IN CARRIERA DEI DIRIGENTI DEL MINISTERO DELLE FINANZE, retrocessione attuata con un ILLECITO E ILLEGITTIMO inquadramento nella NONA QUALIFICA FUNZIONALE e successive modifiche!
Infine e per concludere sarebbe il caso di rammentare al giudice che dovrà pronunciarsi che in base al “Principio di non discrimine” chiamato anche “Principio di Uguaglianza” situazioni simili devono essere trattate in modo uguale, cosi come sancito dall’art.14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) e dell’art. 21 della Carta di Nizza, principi confermati anche nella Direttiva Comunitaria n.2000/78/CE e recepiti nel D.lgs. n.216/2003.
E che i Segretari Comunali fossero equiparati ai Dirigenti del Ministero delle Finanze viene confermato (ex multis) dalla stessa Legge Bassanini 2, all’art. 17 comma 22, 81,82 e 137 della Legge n.127/97 (Bassanini 2), dove si prevede anche la “Restituzione d’Ufficio” dei Segretari Comunali ai Ruoli Dirigenziali di legittima appartenenza .
Il Consiglio di Stato con Sentenza n.3812 del 27 giugno 2012 ha affermato che il cittadino raggiunto dalla notifica di un atto di accertamento tributario ha diritto d’accesso agli atti attestanti la validità della Iscrizione a Ruolo del tributo che lo riguarda, validitàa che può dirsi comprovata dalla sottoscrizione del suddetto Ruolo “Esclusivamente” da parte dell’Autorità Finanziaria, come previsto (secondo la D.P.R. n.633/72 art.51, D.P.R. n.602/73 art. 12 e 43, ossia del “Dirigente Assunto Esclusivamente Attraverso Pubblico Concorso “o di altro impiegato della Carriera Direttiva da lui delegato, sempre nel rispetto dei principi sanciti dall’art. 97 della Costituzione.
Come accertato dal Tar del Lazio con la Sentenza n. 6884 del 1° agosto 2011, ( sentenza confermata dal Consiglio di Stato) nelle Agenzie Fiscali sparse su tutto il territorio Italiano su un organico di 1200 Dirigenti, circa 800 posti sarebbero ricoperti da semplici impiegati con la cosi detta “ Dirigenza Fiduciaria” .
Ma come sappiamo, e come possiamo dimostrare, anche i 400 Dirigenti individuati come “Buoni” dalla suddetta Sentenza del Tar del Lazio n.6884 del 1° agosto 2011, sono invece dei semplici impiegati inquadrati nella 9° Qualifica Funzionale, che sono diventati Dirigenti tramite un “Concorso Interno” che (come detto) non poteva venire bandito ai sensi dell’art. 20 della Legge n.488/99, di conseguenza sono NULLI (anzi inesistenti) tutti gli atti sottoscritti da tutti i Dirigenti del Ministero delle Finanze a cui in questi ultimi 15 anni, sono stati conferiti incarichi Dirigenziali senza la preventiva RESTITUZIONE D’UFFICIO AI PROPRI RUOLI DIRIGENZIALI dei Dirigenti inquadrati nei Ruoli Dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72, carriera salvaguardata dall’art.2 comma 4 del D.lgs. n.29/1993, attualmente confluita nel D.lgs. n.165/01.
Cosi come sono Nulle tutte le iscrizioni a ruolo sottoscritte da chi non poteva risultare vincitore di un concorso che non poteva venire bandito.

Maria Rosaria Randaccio

 

Come tutti i Zonafranchisti che mi seguono da tempo sanno, sono stata per decine di anni, ai vertici dell'Amministrazione Finanziaria, e oggi che sono in pensione faccio parte del Sindacato Autonomo "Univip" ossia il sindacato che tutela gli interessi dei Dirigenti e dei Vicedirigenti Pubblici e che collabora strettamente con gli altri due Sindacati Autonomi dei Dirigenti Dirstat e Dirpubblica, nella lotta contro la Corruzione all'interno del Ministero delle Finanze.
Per questo mi permetto di aggiungere quattro parole a quelle dell'amico Pietro Paolo Boiano sul famigerato "accertamento sintetico" che ha fatto fallire centinaia di piccole imprese e messo sul lastrico migliaia di famiglie.

Il ricorso all'accertamento sintetico torna utile a quei semplici impiegati privi di cultura giurico-fiscale appropriata, che in questi ultimi 15 anni "inspiegabilmente" sono stati posti ai vertici del Ministero dell'Economia e Finanze - Agenzia delle Entrate, dopo che i Veri Dirigenti dello stesso Ministero contemporaneamente venivano estromessi dai loro Incarichi Dirigenziali, nonostante che a termini di legge, nessuna autorità né politica né amministrativa potesse privarli del loro "diritto alla carriera! con i relativi incarichi dirigenziali, che nessuno poteva sottrarre loro ai sensi dell'art. 15 del D.P.R. n.748/72 e della Legge n.301/84.

Previsione confermata dalla Cassazione a Sezioni Unite nella Sentenza n.10995 del 25.07.2002 e con Sentenza n.14998 del 03.07.2007, dove si ribadisce che il diritto alla carriera è un "Fatto Giuridico" e come tale non è soggetto né a prescrizione né a decadenza.

Infatti come testimoniato dal Tar del Lazio nella Sentenza n.6884 del 1°agosto 2011, confermata dal Consiglio di Stato, i suddetti Semplici Impiegati (circa 800) assieme ad un drappello di altrettanti 400 semplici impiegati, vincitori di un "Concorso interno fasullo", si trovano ai vertici dell'Amministrazione Finanziaria in aperta violazione di quanto previsto dalla Legge n.127/97 (art. 17 comma 82 e 137), legge chiamata Bassanini 2, che aveva riformato la P.A. ed aveva abrogato le leggi in base alle quali i Dirigenti Pubblici, compresi i segretari
Comunali, erano stati illecitamente e illegittimamente retrocessi in carriera con il loro inquadramento nella 9° qualifica funzionale; qualifica che ai sensi dell'art. 1 della Legge n.312/80 - del D.lgs n.105/90 art.33 e dell'art.5 del D.P.R.n.44/90, non competeva neanche al personale Direttivo dei Ruoli ad esaurimento, ossia quel personale la cui carriera impiegatizia era certamente inferiore a quella dei Dirigenti del Ministero delle Finanze, come precisato dal legislatore all'art. 60 ultimo comma del D.P.R. n.748/72.

Quindi di fatto, con una "complicità" su cui la Magistratura dovrebbe indagare, dei semplici impiegati privi della cultura necessaria per occupare quel posto, hanno USURPATO il posto ai Veri Dirigenti del Ministero delle Finanze, ossia a coloro che risultavano vincitori di un pubblico concorso indetto ai sensi dell'art.97 della Costituzione e dell'art.10 della Legge n.397/75.

Aver sostituito i veri Dirigenti con dei semplici impiegati significa aver creato un gravissimo danno all'Erario, danno di cui è responsabile anche chi da oltre 15 anni rinvia, rinvia, rinvia e rinvia l'emanazione delle sentenze con le quali si dovrebbe invitare l'Amministrazione finanziaria a disporre d'ufficio la restituzione dei veri Dirigenti ai ruoli Dirigenziali di legittima appartenenza.

Solo così si porrebbe fine all'immenso e dolorosissimo danno all'Erario che rende e renderà nulle/annullabili, anzi INESISTENTI, tutti gli accertamenti dell'Agenzia delle Entrate e le relative cartelle emesse da Equitalia negli ultimi 15 anni.

Infatti ai sensi dell'art.1 del D.P.R. n.858/63 dell'art.51 del D.P.R. n.633/72 e dell'art.12 del D.P.R. n.602/73 soltanto la firma dell'Autorità Finanziaria, ossia del "Dirigente del Ministero delle Finanze" rende Esecutivo il ruolo di Riscossione del Tributo che si ritiene evaso, e che deve essere trasmesso all'Esattore (Equitalia) per la Riscossione.

Il Consiglio di Stato con Sentenza n.3812 del 27 giugno 2012 ha affermato che il Cittadino raggiunto dalla notifica di un atto di accertamento tributario, ha diritto di accesso agli atti attestanti la validità della iscrizione a ruolo del debito tributario.

Inoltre, secondo il principio ne bis in idem, nessuno può essere sottoposto a processo più di una volta per lo stesso fatto. In pratica, Equitalia non può emettere due volte una cartella per lo stesso pagamento.

 

Maria Rosaria Randaccio

Grazie ad una "Magistratura Lumaca" oggi siamo in grado di far annullare tutti gli accertamenti fiscali dell’Agenzia delle Entrate e le relative Cartelle Esattoriali emesse da Equitalia in questi ultimi 20 anni. Questa affermazione non è frutto di fantasia e tantomeno può essere considerata una sparata pubblicitaria del Movimento Sardegna Zona Franca, ma è una verità semplice semplice, che seppure lentamente, sta entrando nella consapevolezza dei Sardi e degli Italiani che seguono la nostra attività di ricerca della verità ai fini di giustizia. Infatti dall’anno 2000, i Giudici del Lavoro subentrati ai giudici del Tar in materia di pubblico impiego, non avendo la necessaria cultura sulla materia fiscale, hanno più o meno consapevolmente causato un danno all’erario di proporzioni enormi, provocato dal fatto che ancora oggi, a distanza di 15 anni, non hanno trovato il coraggio di decidere sui ricorsi proposti dai “veri” Dirigenti del Ministero delle Finanze che chiedono la restituzione ai propri ruoli Dirigenziali di legittima appartenenza, ossia i ruoli della Carriera Direttiva ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72, nei quali erano stati inquadrati ai sensi dell’art. 10 della Legge n.397/75. Dirigenti che a “loro insaputa” nel 1990, sono stati illecitamente e illegittimamente retrocessi dalla carriera dirigenziale a quella impiegatizia, ai sensi di due leggi successivamente (dopo due anni) abrogate dalla Legge n.127/97 (art. 17 comma 82 e 137), conosciuta come Bassanini 2, dove si prevede che tutti i Dirigenti del Ministero delle Finanze e i Segretari Comunali le cui carriere risultavano tra loro equiparate, dovessero venire restituiti d’ufficio ai ruoli Dirigenziali di legittima appartenenza. I Dirigenti defenestrati, che si sono rivolti alla Magistratura, lo hanno fatto non solo per ottenere giustizia, ma anche per informare la Magistratura su fatti penalmente rilevanti, conseguenti a una dimostrabile infiltrazione di tipo malavitoso all’interno del Ministero delle Finanze, che ha generato convivenze inquietanti riconducibili ad un vero e proprio “Colpo di Stato Permanente”. Infatti, grazie alla sentenza del Tar del Lazio n.6884 del 1° agosto 2011, è stato dimostrato che dentro tutte le agenzie delle Entrate d’Italia, gli Incarichi Dirigenziali sottratti ai Veri Dirigenti di cui sopra, sono stati conferiti a dei semplici impiegati in violazione di quanto previsto dall’art.97 della Costituzione dove si prevede che: “I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati in buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione. Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari. Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante pubblico concorso.”

Il danno all’erario causato dalla Magistratura, che non decide o che sbaglia, deriva dal fatto che nel frattempo sono state emesse milioni di cartelle esattoriali sottoscritte da chi non poteva firmarle, cioé da coloro che non hanno titolo ad essere identificati come “Autorità Finanziaria”, il titolo giuridico indispensabile per rendere “esigibili i tributi evasi tramite la sottoscrizione del ruolo di Riscossione”, il quale che una volta sottoscritto, viene trasmesso ad Equitalia per la emissione della relativa Cartella Esattoriale e i successivi adempimenti esecutivi ai sensi: dell'art.1 della Legge n. 858/1963; dall'art. 1 del D.P.R. n.633/1972 e dall'art.12 del D.P.R. n.602/1973. Appare pertanto evidente che ai sensi dell’art.97 della Costituzione, non possano essere considerati “Autorità Finanziaria” dei semplici impiegati inquadrati nella 9° qualifica funzionale, seppure vincitori di un “Concorso Interno” indetto dal Ministero delle Finanze, e ancora meno lo siano dei semplici impiegati che non hanno sostenuto neppure il suddetto Concorso!

Maria Rosaria Randaccio

 

 

 

Pubblichiamo un interessante video della puntata di Report del 28 aprile scorso nella quale si parla di tasse, di Equitalia e di tax free. In Italia l'evasione fiscale netta secondo Tax Research è di 180 miliardi di euro annui. 168 il numero complessivo dei condannati per evasione fiscale. 54 per cento la pressione fiscale effettiva secondo Confindustria. 300 miliardi di euro: i patrimoni all'estero degli italiani secondo l’Agenzia delle Entrate. Per non parlare della cifra da brivido del nostro debito pubblico e degli sforzi per trovare copertura a qualsiasi intervento di sostegno all'economia e al lavoro.

I soldi per risollevare l'Italia ci sono, anzi, ci sarebbero. Ma in pochi li cercano. Il numero che più spiega i precedenti è quello che dà la dimensione del partito degli evasori: dieci milioni di voti. Che non smette di crescere.

In questo contesto, prima il governo Monti, poi il governo Letta, infine il governo Renzi hanno promesso una legge che incentivi il rientro dei capitali nascosti all'estero. E insieme a ciò, hanno pensato di inserire nel nostro codice penale il reato di autoriciclaggio, così da costringere quei capitali a rimpatriare pagando le imposte senza rischiare pesanti risvolti giudiziari. Ma niente di tutto ciò è stato realizzato perché un partito invisibile sta condizionando il Parlamento e cerca di trasformare questa futura legge in un nuovo scudo fiscale. Del resto, il fisco si muove con grande difficoltà. Agenzia delle Entrate ed Equitalia soffrono di antichi mali. 

E i dati della riscossione, secondo la Corte dei Conti, sono in calo. Nel mezzo di tutto ciò stanno le indagini giudiziarie che coinvolgono dirigenti e funzionari del fisco pescati ad aggiustare cartelle e a garantire trattamenti di favore a chi se lo può permettere.

Eppure, solo una seria lotta all'evasione fiscale può rimettere in carreggiata l'Italia. E noi aggiungiamo: solo lo sviluppo di zone franche può salvare e far decollare l'economia italiana. Lo capiranno lassù nelle vette del Governo?

 

 

 

Azzurra Cancelleri (M5S) a La Gabbia: "Equitalia è un mostro", il video con l'intervista alla parlamentare.



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