zona-franca-sardegna-logo

 

La dottoressa Maria Rosaria Randaccio esorta il Governo italiano e quello della Regione Sardegna a correre ai ripari prima che sia troppo tardi. Nel documento sotto riportato, la presidente del Movimento Sardegna Zona Franca fa il punto della situazione. 

"Il 1° maggio 2016 l’Italia perderà per sempre il diritto ad istituire liberamente le proprie Zone Franche, Porti Franchi ed i Depositi Franchi nelle Principali Città Marittime italiane. Diritto garantito: 

  1. dalla Legge Doganale n.1424/1940 ancora in vigore al momento dell’emanazione del Trattato di Roma nel 1957 con il quale è nata la Comunità Economica Europea (CEE)  e che all’art. 234 garantisce il rispetto di tutti i diritti degli Stati membri sorti precedentemente alla nascita della CEE;
  2. dalla Legge n.29/1968 dove si dettano i criteri direttivi per l’emanazione di un T.U. doganale, nel quale si preveda l’istituzione e la gestione di porti franchi, depositi  franchi e di territori extradoganali;
  3. dal D.P.R. n. 43/1973 (T.U.) art. 2, 163,164,165,166,167,168,169;
  4. dalla Legge n.73/1977 allegato I - Protocollo sulla Zona Franca art. da 1 a 14.

Appare evidente che se i politici italiani avessero fatto o facessero gli interessi del Popolo che governano, avrebbero istituito da molto tempo almeno dieci zone franche su tutto il territorio della repubblica, cosi come hanno fatto tutte le altre nazioni europee, Francia, Germania, Spagna, Inghilterra, ecc., che per agevolare la loro economia hanno istituito le loro zone franche ed hanno (in tutti questi anni) utilizzato a piene mani i fondi che la Comunità Europea ha messo a disposizione per l’ammodernamento dei Porti Franchi.

L’Italia posta al centro del Mar Mediterraneo, terra di mezzo tra il Continente europeo e quello Africano, se avesse istituito e attivato le sue dieci o dodici zone franche avrebbe potuto competere alla concorrenza delle altre nazioni che si sono dotate per tempo del suddetto strumento di politica economica, e con una economia competitiva a livello internazionale l’Italia avrebbe evitato lo sperpero del Patrimonio Pubblico che è stato alienato per pagare gli interessi sulla voragine del Debito Pubblico, debito che si crea quando l’economia ristagna perche la gente non lavora, e la gente non lavora quando il costo per la produzione dei beni è troppo alto rispetto alla concorrenza.

La gente non lavora perché il Parlamento Italiano è composto esclusivamente da Senatori e Deputati che legiferano nell’interesse delle altre Nazioni Europee, non si spiegherebbe altrimenti perche i cittadini Italiani debbano subire il più elevato prelievo fiscale su tutto ciò che producono (iva e accise), sistema fiscale che mette fuori mercato i beni che le nostre aziende producono!

Infatti quelle che si sono salvate dal fallimento sono quelle che sono andate a Delocalizzare all’Estero, ossia hanno impiantato il proprio domicilio fiscale in quei territori sono extradoganali in quanto dichiarati zona franca! Le zone franche sono storicamente identificate come “vaste Zone territoriali comprendenti città e villaggi, che godono per motivi storico-economici e sociali di determinate esenzioni fiscali quali dazi doganali, Iva, Accise ed altri tributi”. Nel mondo esistono migliaia di zone franche e ogni nazione europea ne ha istituito liberamente almeno una decina a testa, (la Francia ne ha istituito 15). Istituzione delle zone franche europee che si è realizzata nel rispetto di quanto previsto nei codici Doganali Comunitari attualmente in vigore, emanati con i Regolamento n. 2913/92 (art. 166 e 167) e con Regolamento n. 2454/93, che a loro volta hanno recepito quanto gia previsto nei precedenti regolamenti sulle franchigie fiscali spettanti alle zone franche, come il Regolamento n.754/76 adottato il 25 marzo 1976, il Regolamento n.918/83, il Regolamento n.2504/88, il Regolamento n. 2562/90, il Regolamento n.2485/91, tutti emanati in attuazione della Direttiva comunitaria n. 69/75/CEE del Consiglio e della Direttiva n.77/388/CEE.

Direttive sulle zone franche recepite nella legislazione italiana (i regolamenti si applicano direttamente) con D.P.R. n.723/1965, Legge n.29/68, D.P.R. n.1133/69, D.P.R. n.633/72, D.P.R. n.43/73, Legge n.73/77, D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84, Legge n. 479/92, D.M. n.489/97 del Ministero delle Finanze, D.L. n.331/93 convertito nella Legge n.427/93, Legge n.28/97 e - infine - il D.lgs n.75/98 con il quale sono state istituite le zone franche nei porti e in tutte le aree industriali della Sardegna .

L’Italia pur potendo dare liberamente attuazione all’istituzione delle proprie zone franche su tutto il territorio nazionale, così come consentito all’art. 92 del Trattato di Roma (approvato con la Legge n.1203/1957, dove si prevede che a tutela e protezione della pace sociale, non costituiscono aiuti di stato gli aiuti forniti dagli stati membri ai territori svantaggiati, individuando come tali le isole ultraperiferiche, i territori interessati dal fenomeno dello spopolamento, oppure i territori con grave crisi occupazionale e quella derivante dai problemi della post industrializzazione) risulta colpevolmente inadempiente anche rispetto alla mancata istituzione delle proprie zone franche nelle principali città marittime, così come previsto nei suoi codici doganali e ribadito come “criterio direttivo” nella Legge n. 29/1968; diritto - si ripete - salvaguardato dall’art.- 234 del Trattato di Roma, essendo stato contemplato nel Codice Doganale del 1940, e quindi precedentemente alla nascita della Comunità Economica Europea. Infatti come previsto nelle direttive comunitarie e nei regolamenti comunitari, il Regime Fiscale della zona franca (franchigie fiscali) o regime fiscale privilegiato, si applica ai territori Extradoganali ai quali è riservata la “non imponibilità” dell’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) e delle Accise sui beni e sui servizi ai sensi della Legge Doganale n. 1424/1940 che all’art. 1 precisa che le zone franche i punti franchi e i depositi franchi devono considerarsi Territori Extradoganali. Extradoganalità delle zone franche confermata dalla Direttiva n. 69/75/CEE che fornisce anche l’interpretazione autentica di che cosa si debba intendere per Zona Franca.

L’Italia è l’unica nazione europea che non ha ancora provveduto a dare attuazione a tale fondamentale adempimento, l’unico strumento idoneo a contrastare l’aggressività economica delle altre nazioni europee che lo utilizzano da tempo, a loro esclusivo vantaggio, come strumento di politica economica, che ha messo fuori mercato le nostre imprese.

L’Italia tra poco meno di 20 giorni perderà per sempre il suo diritto all’istituzione delle proprie zone franche per colpa del Trattato di Lisbona dove si prevede che a partire dal 1° maggio 2016 gli stati Membri non potranno più istituire liberamente le proprie zone franche con le modalità previste dall’art. 166 e 167 del Regolamento n. 2913/92, e la stessa sorte subiranno le zone franche istituite ma non attivate come la Sardegna.
Infatti il 1° maggio del 2016 entrerà in vigore un nuovo codice doganale Comunitario che andrà a sostituire il Regolamento n.450/2008 (abrogato) dove l’art.188 prevede l’abrogazione del Regolamento n.2913/92 e quindi anche di quanto previsto dall’art. 166 dello stesso."

In questo drammatico scenario, la stampa italiana e locale tacciono. Nonostante i comunicati e i solleciti, inviati anche recentemente a Rai 3 nella persona della giornalista Bianca Berlinguer (che a quanto sembra non ha ritenuto opportuno pubblicare quanto inviatole), nessun organo di stampa da risalto a tale notizia. 

Ci affidiamo quindi al buon senso dei politici sardi con i quali nello scorso periodo abbiamo avuto diversi colloqui, rassicurazioni e promesse in relazione alle bozze di delibere e documenti che abbiamo loro sottoposto e ci auguriamo che nelle date promesse, e a quanto sembra già calendarizzate, la firma del Presidente Pigliaru scongiuri finalmente la perdita di un diritto che la Sardegna ha fin da tempi remoti e che darebbero respiro a tutto il comparto economico isolano.

 

 

 

La notizia apparsa ieri sera nelle pagine Ansa si commenta da sola. "La Giunta regionale della Sardegna ha deciso di ritirare i sei ricorsi - tre del 2012, due del 2013 e uno del 2014 - ancora pendenti con il Governo di fronte alla Corte Costituzionale in materia di riserve erariali, accantonamenti e patto di stabilità. Restano in piedi i ricorsi che riguardano la cosiddetta "Vertenza Entrate", anche se la Sardegna ha ottenuto il riconoscimento del diritto alla compartecipazione in base all'articolo 8 dello Statuto e un'anticipazione di 300 milioni degli arretrati."

Il Governatore Francesco Pigliaru, senza ascoltare il dissenso delle opposizioni, si permette di decidere riguardo un tema così importante pur sapendo di rappresentare solo il 22% della popolazione e si accontenta di una misera cifra in cambio di dubbi accordi con il Governo centrale.

Vorremmo conoscere le vere ragioni di tale scellerata decisione e capire quale sia il ruolo dei cosìddetti "indipendentisti" e sardisti all'interno della maggioranza.

Il Movimento Sardegna Zona Franca, nella persona della Presidente Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, scrive al Presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru ricordandogli le leggi e normative per le quali la Sardegna può considerarsi zona franca ed in essa si debba applicare il regime di esenzione da Iva, accise e dazi doganali.

La Dott.ssa Randaccio chiede al Presidente di "osservare e fare applicare le leggi vigenti".

Come circa 3 anni fà successe per il Presidente Ugo Cappellacci, l'attuale Giunta Regionale, in caso di mancata risposta alle richieste del Movimento - e ormai anche della quasi la totalità dei Sardi - verrà investita da una serie di azioni legali per l'attuazione immediata del regime fiscale della zona franca extradoganale al consumo, come da diritto acquisito da oltre 65 anni.

Mercoledì, 27 Agosto 2014 14:04
Pubblicato in News Sardegna

Quando si scoprirà che l’Energia Elettrica utilizzata nello stabilimento dell’ALCOA doveva venire fornita dall’ENEL a prezzi decisamente inferiori a quelli invece praticati, che hanno messo fuori mercato la produzione e di conseguenza fatto fallire l’azienda costretta a chiudere i battenti proprio per il costo troppo elevato dell’Energia Elettrica, che doveva invece venire fornita senza il pagamento dell’Iva e delle Accise ai sensi del D.lgs. n.75/98, e quindi a prezzi decisamente molto più bassi?

Dopo aver scoperto e denunciato che l’Italia sta andando a rotoli perché presso Equitalia e presso le Agenzie delle Entrate di tutta l’Italia, imperversano i Dirigenti Fasulli, ossia degli individui che da semplici impiegati, per grazia ricevuta (incarichi fiduciari) o tramite Concorsi interni truffaldini, hanno usurpato il posto ai Veri Dirigenti dello stesso Ministero, (ossia a coloro che erano stati assunti tramite regolari pubblici concorsi indetti ai sensi dell’art. 97 della Costituzione), non vorremmo scoprire che altrettanta truffa si è verificata all’interno delle Università Italiane, in particolare di quelle giuridiche della Sardegna, dove ci risulta che operino dei professori Universitari che non conoscono (o ancora peggio fanno finta di non conoscere) le Basi del Diritto Italiano e del diritto Comunitario nonché la connessione tra entrambe le legislazioni.

Infatti non capiamo come mai, l’attuale Giunta Regionale, composta da un folto numero di Docenti Universitari (tra cui il Presidente Pigliaru), si ostini A FARE FINTA DI NON CAPIRE E QUINDI A NON DARE ATTUAZIONE A QUANTO PREVISTO:
- nel D.lgs. n.75/98, emanato in attuazione dei Codici Doganali Comunitari richiamati nello stesso decreto, le cui modalità (di applicazione dei suddetti Codici Doganali Comunitari) sono stati recepiti dallo Stato Italiano principalmente nel D.P.R. n.633/72, dove si prevede che i residenti nelle Zone Franche non devono essere assoggettati al pagamento di

DAZI DOGANALI - IVA - ACCISE

ESENZIONE, CHE COMPRENDE OVVIAMENTE, ANCHE L’IVA E LE ACCISE CHE GRAVANO SULLA CORRENTE ELETTRICA.

Pertanto se si pretende che le imprese che danno lavoro a coloro che risiedono in Sardegna, come l’ALCOA e tutti i Sardi residenti, continuino a pagare i suddetti tributi (Dazi Doganali, Iva ed Accise) significa che i Politici che ci Governano in accordo con i Dirigenti truffaldini del Ministero dell’Economia e Finanze stanno violando quanto previsto:

- nel D.lgs. n.75/98;
- nel D.P.R. n.633/72 che ha recepito, richiamandola, la normativa Comunitaria sulle Zone Franche agli artt. 7,8,9,17,19,21,67,72, e dove l’art. 72 comma 2 precisa che “per gli effetti del presente decreto, le cessioni dei beni e le prestazioni di servizi non soggette all’imposta sul valore aggiunto (Iva) ai sensi delle agevolazioni previste nei trattati e accordi internazionali, sono equiparate alle Operazioni Non Imponibili di cui agli artt. 8,8bis e 9 del presente decreto, e che le suddette disposizioni si applicano anche alle sedi Diplomatiche e Consolari, ai comandi militari degli Stati membri, alle Comunità Europee nell’esercizio delle funzioni istituzionali;
- nel D.P.R. n. 793/1981 (art. 10);
- nel D.L. n. 746/83 convertito nella Legge n.17/1984 (art. 1);
- nella Legge n. 413/1991 (art. 13)
- nel D.L. n.331/93 convertito nella Legge n. 427/93 che disciplina le operazioni intracomunitarie, sulle zone franche e sui depositi franchi;
- nella Legge n. 88/2009 recante disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alla Comunità Europea;
- nel D.lgs. n. 18/2010 emanato in attuazione Direttive n. 2008/8/CE del 12 febbraio 2008, n. 2008/9/CE del 12 febbraio 2008 e n. 2008/117/CE del 16 dicembre 2008 che modificano la Direttiva n. 2006/112/CE del Consiglio del 28 novembre 2006;
- nella Legge n. 228/2012 art. 1 commi da 324 a 335.

Ma soprattutto significa anche che i Politici (ossia i Professori Universitari) preposti attualmente alla guida della Regione, fanno finta di non capire, oppure proprio non capiscono, il significato del D.lgs. n.75/98, decreto garantito addirittura da un Assioma (che vuol dire principio evidente di per sé e che pertanto non ha bisogno di essere dimostrato) contenuto nella:

- Direttiva Comunitaria del Consiglio n.69/75/CEE del 4 marzo 1969 intitolato “Armonizzazione delle disposizioni legislative e amministrative Europee riguardanti il regime delle Zone Franche” dove si fornisce una interpretazione autentica della parola Zona Franca , nel seguente modo: “si intende per zona franca, qualunque sia il nome gli si voglia dare, vaste zone territoriali comprensive di Città e Villaggi, che godono per motivi storico – economici e sociali di benefici fiscali riservati alla popolazione residente, e dove le merci che si trovano nell’ambito di detti territori sono considerate fuori dalla Comunità Economica Europea (extradoganali) ai fini dell’applicazione di Dazi doganali e di qualsiasi tassa o misura di effetto equivalente”.

Assioma: se ai residenti in detti territori dichiarati zona franca Extradoganale, si chiede invece di pagare tributi non dovuti, può significare esclusivamente o che si sta violando il D.lgs. n.75/98 oppure che lo stesso sia stato modificato/abrogato da altra legge a noi sconosciuta.

 

- Direttiva sesta del Consiglio n.77/388/CEE del 17.5.1977 dove l’art. 1 e l’art. 16 in combinato disposto con la Direttiva del Consiglio n.91/680/CEE del 16.12.91 prevedono che gli Stati membri sono tenuti ad adeguare il loro attuale regime dell’Iva alle disposizioni della presente direttiva, che pertanto non si considera sottoposto all’Iva e a dazi doganali un bene che viene immesso in un territorio sottoposto al regime di Zona Franca ai sensi delle Direttive del Consiglio n. 69/75/CEE e n.69/74/CEE.

Si rammenta infine, che la Legge Doganale n.1424/1940, vigente alla data dell’emanazione del nostro Statuto Sardo approvato con Legge Costituzionale n.3/1948, all’art.1 definiva i Punti Franchi, I Depositi Franchi e le Zone Franche come Territori Extradoganali.

Maria Rosaria Randaccio

 

Per la prima volta nella storia della Sardegna viene occupata l'aula del Consiglio Regionale da un folto gruppo dell'opposizione per protestare contro l'accordo Renzi-Pigliaru con cui la Sardegna rinuncia a incassare il risultato del ricorso vittorioso alla Corte Costituzionale sul patto di stabilità, perdendo la possibilità di utilizzare risorse per le famiglie, le imprese e i territori, rinunciando addirittura ai ricorsi e su ordine del Governo si impegna ad abrogare la legge del fondo unico (perfettamente legittima).

Pare inoltre che il Presidente Pigliaru abbia firmato alcuni documenti di cui non vuole divulgare il contenuto.

La Sardegna e il Popolo Sardo devono iniziare seriamente a preoccuparsi. Non solo la negazione del diritto alla zona franca integrale, ma ora è iniziata una vera e propria svendita della Sardegna al Governo di Roma.

Il Movimento Sardegna Zona Franca appoggia l'iniziativa dell'opposizione e chiede al popolo dei zonafranchisti di recarsi a Cagliari nella giornata di domani per sostenere la protesta dei consiglieri.

 

Ai tanti che mi telefonano e scrivono chiedendo il mio parere sull’intervento del Prof. Augusto Fantozzi al Convegno di Sarroch del 28 giugno u.s. rispondo quanto segue. 

L’Esimio Professore non conosce (per sua fortuna, avendo ben altro e di meglio da fare!) l’intricata materia fiscale sulle ispezioni e le verifiche necessarie all’accertamento e la riscossione dei tributi nelle zone franche, nonché le modalità con le quali si devono gestire le operazioni relative all’autorizzazione dell’installazione dei Depositi Franchi, le modalità di custodia dei luoghi adibiti all’esercizio di attività produttive e commerciali, le procedure amministrative necessarie alla esportazione delle merci comunitarie, le operazioni di accertamento dell’affidabilità del richiedente l’installazione di un deposito e le rispettive autorizzazioni delegate da specifiche norme (emanate in attuazione di direttive comunitarie) in parte all’Agenzia delle Entrate ed in parte all’Agenzia delle Dogane, le norme di sostegno all’internazionalizzazione delle imprese nelle zone franche.

Infatti la suddetta intricata materia è devoluta alla conoscenza esclusiva dei Dirigenti del Ministero dell’Economia e Finanze, trattandosi di leggi che non si studiano neanche nelle Facoltà Universitarie dedicate alla materia fiscale. Ovviamente si tratta di coloro (Dirigenti) che sono stati inquadrati nei ruoli dirigenziali, ossia i Dirigenti assunti tramite pubblico concorso, indetto ai sensi dell’art. 97 della Costituzione, del D.P.R. n.1079/70 (art.1 e 18), della Legge n.397/75 (1,10,14), della Legge n.312/80 (art. 1 e 30) della Legge n.590/82 (art. 56) e della Legge n.127/97 (art. 17 comma 82 e 137); dove quest’ultima legge (Bassanini 2) prevede non solo l’abrogazione delle norme in base alle quali i suddetti Dirigenti erano stati illecitamente e illegittimamente retrocessi in carriera con il loro inquadramento nella 9° qualifica funzionale, ma anche il divieto assoluto di bandire altri concorsi – sia Concorsi Interni che Concorsi Pubblici - atti a coprire i posti forzatamente lasciati liberi (leggi scippati!) ai Veri Dirigenti retrocessi in carriera.
Decapitazione dei veri dirigenti realizzata con una attività delittuosa, che ha causato, e sta ancora causando un immenso danno all’Erario e alla buona immagine che dovrebbe dare l’Erario, danno su cui la Magistratura Ordinaria e Contabile (nonostante ne sia stata dettagliatamente informata) ancora oggi si rifiuta persino di indagare! Perché - come precisato nei nostri innumerevoli incontri, l’attuale Dirigente delle Dogane di Cagliari, (e si presume anche tutti gli altri dirigenti delle altre Dogane della Sardegna) sono dei semplici impiegati che non sono tenuti ad avere le conoscenze e le competenze giuridico fiscali dei veri dirigenti, per cui chiediamo al Presidente della Regione Sardegna che si faccia parte diligente presso il Ministro delle Finanze (informandone contestualmente anche la Magistratura Ordinaria e Contabile), perché venga nominato un vero Dirigente presso tutte le Dogane della Sardegna, che ovviamente possieda competenze adeguate per far finalmente decollare tutta la Sardegna come zona franca extradoganale, non solo sui porti e nelle zone industriali ma anche al consumo, con le modalità previste dall’art. 12 dello Statuto Sardo approvato con Legge Costituzionale n. 3/1948, dall’art. 92 (attuale 87) e 234 del Trattato di Roma del 1957, della Legge n.1438/48, dal D.L. n.1351/64 convertito nella Legge n.28/65 , dalla Legge n.28/97, che in combinato disposto con l’art.2 della Direttiva n.95/7/Ce del Parlamento e del Consiglio prevede che possano effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’Iva e delle Accise i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84, ossia l’articolo (art. 1) che nell’apportare modifiche all’art. 8 del D.P.R. n. 633/72 precisa che “i soggetti residenti nei territori dichiarati zona franca, qualora intendano effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’Iva ai sensi dell’art. 8 comma 1 lett. c) del D.P.R. n. 633/72 (ossia con l’Iva non imponibile), devono presentare all’Agenzia delle Entrate apposita Dichiarazione D’intento.
Diritto alla zona franca al consumo da ultimo confermato dal D.lgs. n.75/98 che ha dato attuazione all’art. 12 dello Statuto Sardo ed a quanto previsto dalla Direttiva n. 77/388/CEE del 17.05.1977 (art. 1), Direttiva n.91/680/CEE del Consiglio del 16.12.1991, della Direttiva n.69/75/CEE del Consiglio, dalla Direttiva n.2006/112/Ce del Consiglio del 28.11.2006.

Maria Rosaria Randaccio

 

E' stato esplosivo il primo intervento del consigliere Modesto Fenu durante il Consiglio Regionale di oggi nella seduta pomeridiana, sotto lo sguardo attento e complice della dottoressa Randaccio e dell'avvocato Scifo tra gli ascoltatori. Zona Franca il punto centrale. A caldo il commento dell'avvocato Francesco Scifo, soddisfatto per il tono utilizzato dal nostro eletto e per l'incisività del suo discorso: "La campagna di primavera 2014 - dice Scifo - per l'attuazione della zona franca della Sardegna è iniziata oggi: l'intervento del consigliere regionale Modesto Fenu del Movimento Sardegna Zona franca lista Maria Rosaria Randaccio ha posto alla Giunta ed al suo presidente Pigliaru, inequivocabilmente, il problema della mancata attuazione del D.Lgs. n.75/98 e della Legge Regionale RAS n.20 del 2013. Queste norme fondamentali, che abbiamo spesso richiamato nella nostra lotta, per realizzare quelle zone franche che diano respiro all'economia della Sardegna, prevedono la possibilità di un commissariamento del Presidente ad opera del Prefetto di Cagliari in caso di mancata realizzazione della zona franca di Cagliari e di tutte le altre zone franche nei paesi e comunità che le hanno richieste.  La lotta del Movimento sfrutterà tutti gli strumenti istituzionali e politici a nostra disposizione per attuare la legge: la legalità è il nostro strumento per raggiungere l'obiettivo ed oggi abbiamo la forza politica per agire."

Il consigliere Fenu in conclusione del suo discorso invita il presidente Pigliaru ad voler adempiere al D.Lgsl. n.75/98 se vuole evitare l'immediato commissariamento della Regione Sardegna in base da quanto sancito dalla legge approvata all'unanimità proprio dal Consiglio Regionale lo scorso agosto (art.1 - comma 4) ribadendo che "non è dignitoso costringere il popolo sardo a continuare a elemosinare". Invito in netto contrasto con quanto sostenuto fino ad oggi dal neo eletto presidente.

Il Movimento Sardegna Zona Franca ha gettato le basi per un dialogo costruttivo. Non più demagogia e parole. Occorrono i fatti, e occorrono subito. Adesso palla al centro, si attende una "manifestazione di coraggio" entro 10 giorni da parte del Governatore dei Sardi

 

E' ancora in corso il Consiglio Regionale, che già dalle prime battute del mattino ha delineato una forte spinta dell'opposizione nei confronti delle tematiche pubblicate ieri dal nuovo Presidente Pigliaru.

Questo un brano del discorso dell'ex Governatore Ugo Cappellacci che riguarda la zona franca e l'impugnazione dell'emendamento sulle accise da parte dello Stato Italiano: "Sulla questione delle accise poi, è superfluo ribadire che la Sardegna non ha bisogno di assessori che facciano il “copia e incolla” delle motivazioni addotte dal Governo per giustificare il ricorso alla Corte Costituzionale contro la Finanziaria approvata dal Consiglio regionale. Non abbiamo bisogno di viceré né di professori che ci mettano il brutto voto, ma di uomini e donne coraggiosi che comprendano l’importanza di una battaglia storica. Su questo stesso tema ne abbiamo fatto una analoga e, grazie alla mobilitazione dei sindaci, dei movimenti, di tante persone di buona volontà, abbiamo vinto: quella per la riduzione dell’IRAP con la modifica dell’articolo 10 dello Statuto. Spiace inoltre che non abbia avuto il tempo di entrare nei dettagli delle politiche per il turismo, l'agricoltura, l'industria e l'Information and Communication Technology. Noi siamo qui ed aspettiamo che anche in questi settori, tutt’altro che trascurabili, illustri la linea politica della nuova Giunta regionale. Questa non è un’aula universitaria in cui parla e allo scadere dell’ora saluta gli studenti, rinviandoli alle sue dispense per ulteriori approfondimenti. Questa volta presidente quello sotto esame è lei.

Anche in questo caso abbiamo sentito che cosa abbiamo fatto, ma non che cosa avete intenzione di fare.

So che per lei rappresenta un incubo, ma per noi la zona franca integrale della Sardegna rappresenta una grande opportunità, una battaglia storica dei padri dell’Autonomia. Molti vostri illustri colleghi professori prima ne parlano bene nelle aule universitarie, poi però si pentono se l’iniziativa viene portata avanti da un esponente di centrodestra.
Ora non c’è pericolo che tale traguardo sia identificato con il sottoscritto o con la nostra coalizione. Portatela avanti voi. Se avrete coraggio, anziché nascondervi dietro il tocco e la toga accademica, avrete il nostro sostegno.


Perché, mi creda presidente, per governare una Regione come la nostra occorre molto coraggio, forse anche un po’ di pazzia. Sicuramente moltissima sana passione politica."

La seduta del Consiglio riprenderà alle ore 16.00, durante la quale ci sarà l'intervento del nostro consigliere Modesto Fenu.

Pubblichiamo un brano tratto dal blog di Roberto Carta intitolato "Francesco Pigliaru: Sardegna partiamo da una zona franca nel Sulcis", che risale all'ottobre scorso, quando ancora non si aveva notizia alcuna della candidatura del prof. Pigliaru al posto della vincitrice delle primarie Francesca Barracciu.


"Francesco Pigliaru (su La Nuova Sardegna del 6 ottobre 2013) afferma che la zona franca, al di là delle preoccupazioni normative (si può fare o no?) o dell’impatto sulle entrate regionali (chi pagherà sanità e trasporti?), è un tema che va approfondito sopratutto in termini di capacità o meno di far ripartire l’economia. Tali vantaggi fiscali, per imprese e consumatori, possono accelerare la ripresa economica? Può essere un buon inizio ma non sufficiente dice Pigliaru.

Ancora una volta il Centro Sinistra e Pigliaru si esprimono contro l'applicazione della zona franca come strumento economico per la salvezza dell'economia della Sardegna, mettendo in evidenza non solo la completa disinformazione e ignoranza nell'argomento, ma anche nei confronti dei propri elettori.

Pigliaru dice "...Cappellacci ha parlato di zona Franca, ma noi abbiamo una lettera della presidente Boldrini che gli ha risposto e gli ha chiesto con quali soldi ha intenzione di fare la zona franca, con quelli della sanità o dell'istruzione forse?".

Questo sito utilizza cookie tecnici per la navigazione. Non vengono raccolte informazioni personali.

Se continui la navigazione, accetti l'utilizzo di questi cookie. Per saperne di piu'

Approvo

ultimi EVENTI

Nessun evento

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità.

Pertanto, non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della Legge n. 62 del 7.03.2001.

ImpronteDigitali Graphics & WebDesign