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Il motivo per il quale da oltre 70 anni viene negato ai Sardi il regime fiscale speciale chiamato anche regime di “franchigie fiscali" riservato dall’art. 92 del Trattato di Roma alle Isole lontane gravate da una disoccupazione anomala, consiste essenzialmente nel fatto che la popolazione viene tenuta all’oscuro dei propri diritti e:

1) che l’Italia in quanto facente parte della Comunità Economica Europea è tenuta a ottemperare alle disposizioni ed ai principi contenuti non solo nei Trattati, ma anche nei Regolamenti e nelle Direttive Comunitarie, ossia in quelle norme che “nell’ordine gerarchico" delle fonti del Diritto risultano "Armonizzate” e “Sovraordinate" alla normativa dei singoli Stati aderenti alla Comunità Economica Europea. Superiorità della normativa comunitaria rispetto a quella degli stati membri che è stata costantemente affermata dalla Corte di Giustizia Europea e dalla Commissione delle Comunità Europee a partire dalla Causa n.49/92 con Sentenza del 20.04.1983, con la quale viene condannata l’Olanda in quanto venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza del Trattato (di Roma), per aver autorizzato il confezionamento in piccoli imballaggi, del burro proveniente da paesi terzi e immagazzinato in depositi doganali, in contrasto con quanto disposto dall’art. 1 della direttiva del Consiglio n. 71/235/CEE. Sentenza dove alle premesse si precisa che il Consiglio ha adottato la Direttiva n. 69/74/CEE allo scopo di evitare che la disparità dei regimi nazionali dei depositi doganali determini deviazioni di traffico e di introiti doganali, dovute in particolare alla circostanza che l’immagazzinamento di una merce in detti depositi comporta la non riscossione dei dazi doganali e delle tasse di effetto equivalente” Superiorità gerarchica della normativa comunitaria confermata anche da diverse sentenze della Corte Costituzionale come: la Sentenza n. 170/84, n. 232/89, n. 64/90, n. 168/91, n. 384/94 e n. 94/95;

2) che la popolazione è tenuta all’oscuro, anche del fatto che gli attuali Dirigenti dell’Agenzia delle Entrate della Sardegna hanno fatto fallire l’economia dell’Isola imponendo ai residenti, anziché la tassazione prevista nella Direttiva n.69/75/CEE, la stessa tassazione fiscale riservata alle altre regioni italiane, che non sono Isole e tanto meno Isole Lontane, gravate da una disoccupazione anomala, e quindi titolari del diritto ad essere dichiarati Zona Franca e pertanto considerati territorio extra doganale ai sensi dell’art. 169, 170 e 251 del D.P.R. n.43/73. Imporre una Tassazione Fiscale più elevata rispetto al dovuto, si ritiene possa essere considerato come comportamento equivalente a quello della “concorrenza sleale", che se provata, determina il diritto al risarcimento dei danni ai sensi degli artt. 2598, 2599,2600, 2601 C.C.;

3) che la popolazione invece avrebbe dovuto essere informata sul fatto di aver diritto all’esonero da ogni tipo di tributo, ai sensi delle Direttive Comunitarie richiamate all’art. 170 del D.P.R. n. 43/73, ossia le Direttive n. 69/74/CEE, n. 69/75/CEE, con le quali vengono disciplinati i territori dichiarati zona franca, i cui residenti sono titolari del diritto all’applicazione di quei "Regimi Fiscali Speciali" come compensazione allo svantaggio geografico, svantaggio che se non compensato determina la violazione del principio di Eguaglianza e quello del diritto alla concorrenza, ossia il diritto che si pone come obiettivo quello di promuovere l’efficienza e lo sviluppo economico. Infatti nel quadro dell’economia di mercato, la concorrenza favorisce detto sviluppo, sia assicurando la concorrenzialità delle imprese, dei prodotti e dei servizi sul mercato comune e rafforzando la presenza delle imprese europee sul mercato mondiale, sia gli interessi dei consumatori beneficiari dei buoni servizi così realizzati.

La recente sentenza della Corte Costituzionale n.154 del 4.07.2017 a pagina 18 precisa che il paventato danno causato dall’Italia alla Sardegna, nella cosiddetta “Vertenza Entrate“ è stato “superato in conseguenza dei Vantaggi ottenuti con l’accordo stipulato in data 21 luglio 2014, dei cui obblighi non può sostenersi l’inadempienza da parte dello Stato dopo che lo stesso ha dato attuazione all’art. 8 dello Statuto Sardo con l’emanazione del D.lgs. n. 114/2016, in tal modo eliminando la causa principale degli squilibri finanziari lamentati dalla Regione Sardegna”.
In poche parole, la Corte Costituzionale conferma che ai sensi del D.lgs. n. 114/2016 la Regione Sardegna è stata autorizzata a concedere (a decorrere dal 2010) tutti i vantaggi fiscali previsti dalle Direttive n. 69/75/CEE, n. 69/74/CEE e dai Regolamenti n. 918/1983 e n. 2504/1988, compensazioni fiscali che competono ai residenti nell’isola, dopo che il D.lgs. n. 75/98 ha dichiarato il territorio della Sardegna extradoganale ai sensi di quanto previsto dall’art. 128 del Regolamento n. 2913/92 dove si prevede che si può chiedere il rimborso o lo sgravio dai dazi doganali, Iva e accise (dazi all’importazione), quando si dimostri che le merci sono state poste in una zona franca o in un deposito franco, Regolamento n. 2913/92 che assieme al Regolamento n. 2454/93, disciplinano il regime fiscale che deve essere riservato ai residenti nei territori individuati come extradoganali, e per questo appositamente richiamati nello stesso decreto (D.lgs. n. 75/98).
Preminenza del Diritto Comunitario rispetto a quello degli Stati membri confermato anche dal Regolamento (UE) n. 952/2013 che all’art. 5 precisa che per l’Italia continuano ad applicarsi le disposizioni del D.P.R. n.43/73 (TULD) e quelle del D.lgs. n. 374/90 .

 

"Tutti i consumatori che vogliono lottare per ottenere la restituzione dell'Iva e accise possono chiedere il rimborso dell'IVA versata in Sardegna per qualsiasi acquisto dal 7 febbraio 2013. Richiesta (fornita solo agli iscritti al Movimento Sardegna Zona Franca) da formulare all'Agenzia delle Entrate della loro provincia sarda, in carta semplice e con allegati: le delibere della Regione Sardegna del 2013, il Prot.909 in cui si comunica l'attivazione della zona franca, la prova dell'acquisto e dei pagamenti (scontrini o fatture o ricevute dei pagamenti) anche via pec." ecco quanto invita a fare dalla sua pagina social l'avv. Francesco Scifo, segretario politico del Movimento Sardegna Zona Franca.

E poi continua: "In caso di mancata risposta entro 30 giorni, potranno poi utilizzare il meccanismo della compensazione. In caso di risposta negativa dell'Agenzia fiscale dovranno impugnare in massa il diniego, entro 60 giorni, davanti alle Commissioni Tributarie provinciali. Questa è la nostra rivoluzione fiscale e, se saremo migliaia, costringeremo lo Stato ad applicare lo statuto sardo e il D.lgs n.75/98.
Il secondo comma dell'art. 14 del D.lgs. n.114/16 afferma che: "La Regione autonoma della Sardegna puo', con apposita legge e nel rispetto delle norme dell'Unione europea sugli aiuti di Stato, concedere incentivi, contributi, agevolazioni, sovvenzioni e BENEFICI DI QUALSIASI GENERE, da utilizzare in compensazione ai sensi del Capo III del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241". 

Questa legge è retroattiva al 2010 secondo l'art. 18 della stessa legge. Ciò significa che la Delibera n. 8/2 del 7 febbraio 2013 della Giunta Regionale della Sardegna che ha attivato la zona franca integrale su tutta l'Isola è oramai ratificata da una legge dello Stato che retroagendo al 2010 legittima la delibera suddetta. La delibera di Giunta del 2013 scritta da NOI ha ora il timbro della legge dello Stato Italiano. Abbiamo vinto."

 

Il facsimile per la richiesta di rimborso, redatto dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio e dall'avv. Francesco Scifo, è disponibile gratuitamente solo per gli iscritti al Movimento Sardegna Zona Franca.

 

 

Mentre la dottoressa Randaccio, in lacrime, apprende della notizia della morte del patriota Doddore Meloni, l'avvocato Francesco Scifo commenta a caldo questa vicenda: "Lo aveva detto pubblicamente dal primo giorno di detenzione: farò come Bobby Sand lo storico indipendentista irlandese che morì per lo sciopero della fame nelle carceri inglesi. E lo ha fatto, purtroppo, oggi è morto Doddore Meloni per lo sciopero della fame in carcere, nessuno degli storici esponenti dell’indipendentismo sardo, dell’autonomismo, dei partiti nazionali degeneri che siedono sugli scranni parlamentari, tranne la lega nord, ha fatto nulla di concreto per difenderlo e difendere l’idea della Sardegna autonoma e capace di vivere fuori dal cappio nazionale. Noi del Movimento Sardegna Zona Franca siamo tra i pochi che esprimono condoglianze sincere ai familiari e alla Sardegna che oggi muore con Doddore come paese e nazione. L’Italia entra oggi di diritto nel novero dei paesi che violano i diritti umani e fanno morire in carcere i detenuti politici. L’idea di una Sardegna indipendente rimarrà nella storia, come il nome di chi è stato l’unico a morire per essa. Lo Stato italiano voleva una pena esemplare contro l'indipendentismo sardo e l'ha avuta ed eseguita. Volevano far capire ai sardi che chi lotta per l'indipendentismo della Sardegna muore."

Il Movimento Sardegna Zona Franca si stringe intorno alla famiglia dell'eroe sardo che ha combattuto fino all'ultimo respiro per ciò in cui credeva, dando un esempio di forza, dignità e coraggio a tanti giovani senza ideali e sacrificando la propria vita per la causa dell'indipendenza della Sardegna.

Doddore, ultimo patriota sardo, martire di uno Stato crudele e di una Giustizia che punisce soltanto chi non si conforma ai poteri forti.

 

Pubblichiamo nuovamente il Fac simile per l'autotutela redatto dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio attraverso il quale è possibile annullare le cartelle di pagamento in virtù delle motivazioni in esso riportate. Per comodità ne riportiamo il testo qui di seguito.

Il documento formattato e quello editabile sono invece in allegato in fondo alla pagina. 


All’AGENZIA DELLE ENTRATE

Sede Provinciale di…………………………
Via…………………………………………………
……………………………………………..….….

OGGETTO: CARTELLA ESATTORIALE N. ……………………………………….……………………… NOTIFICATA IL ………………… IMPORTO EURO …………………… - RICHIESTA DI ANNULLAMENTO AI SENSI DEL REGOLAMENTO ALL’ESERCIZIO DEL POTERE DI AUTOTUTELA DI CUI ALL’ ART. 2 DEL DECRETO DEL MINISTERO DELLE FINANZE DELL’11 FEBBRAIO 1997 N.37 PUBBLICATO SULLA G.U. N.53 DEL 05.03.1997.

Il sottoscritto …………………………………………………………………………nato a ………………………………………………………………………il …………………………………………… residente in …………………………………………………………………………………provincia di…………………via ……………………………………………………………codice fiscale………………………………………………………………… partita Iva n…………………………………………………,

                                                                                                                      CHIEDE

che codesta amministrazione finanziaria voglia rivedere il proprio operato procedendo all’annullamento o alla rinuncia dell’imposizione di cui all’oggetto per i seguenti motivi:

A. Il territorio della Sardegna è stato dichiarato zona franca dal D.lgs. n.75/98 emanato in attuazione del codice doganale italiano approvato con D.P.R. n.43/73, che all’art.170 e all’art.251 ha recepito la normativa comunitaria sulle zone franche disciplinata dalle Direttive n.69/74/CEE e n.69/75/CEE del 4 marzo 1969, dove si prevede che i territori individuati come zona franca debbano essere considerati “extradoganali”, territori dove i residenti, in base al principio di “non discrimine” hanno diritto ad una fiscalità diversa ed inferiore rispetto a quella prevista per le altre regioni italiane che non sono state incluse nel succitato D.lgs. n.75/98 in quanto prive del disagio geografico causato dall’ultraperifericità e dall’insularità della Regione Sardegna. Fiscalità diversa chiamata anche “fiscalità di vantaggio” o “franchigie fiscali” dall’art.12 e 13 del D.P.R. n.723/1965 e dalla Legge n.479/92 dove si prevede che ai sensi di quanto previsto dal Regolamento CEE n.918/1983 non sono soggette ai diritti di confine (Dazi doganali, Iva e Accise) di cui all’art. 34 del D.P.R. n.43/73, le importazioni di beni destinati ai residenti nei territori dichiarati zona franca. Direttive (69/75/CEE) dove si prevede “l’armonizzazione” della disciplina comunitaria sulle zone franche, da parte degli stati membri dell’Unione Europea, e quindi anche dell’Italia in quanto facente parte dell’UE; in tal senso, il D.Lgs. n.75/98 ha precisato che le zone franche della Sardegna debbano essere amministrate secondo le disposizioni previste dai regolamenti comunitari richiamati nello stesso decreto, ossia (Regolamenti n.2913/92 e n.2454/93), i quali - a loro volta - hanno recepito, confermandole, le disposizioni del Regolamento CEE n.2504/88 del Consiglio del 25.07.1988, e il Regolamento n.918/83, emanati in attuazione della Direttiva n.69/75/CEE e della Direttiva n.69/74/CEE, appositamente richiamate all’art.170 del nostro codice doganale italiano approvato con D.P.R. n. 43/73 e con D.P.R. n.499/81.

B. la cartella in oggetto è affetta da difetto assoluto di attribuzione in quanto l’iscrizione a ruolo del suddetto debito tributario è stata sottoscritta da un semplice impiegato privo dei requisiti previsti dall’art.97 della Costituzione, requisiti confermati nel regolamento di autotutela emanato con D.M. n.37/1998 del Ministero delle Finanze, e pertanto carente dei seguenti poteri previsti dalla legge ed individuati:

1. dall’art.1 della Legge n.241/1990 dove si prevede che l’attività amministrativa persegua i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicità e trasparenza secondo le modalità previste dalla stessa legge (241/90), nonché secondo i principi di gerarchia in virtù dei quali devono essere organizzati i pubblici uffici ai sensi dello stesso art.97 della

Costituzione e conformemente a quanto previsto dall’ordinamento comunitario;
- che ogni provvedimento amministrativo deve essere motivato (art.2);
- che le pubbliche amministrazioni sono tenute a determinare per ciascun tipo di procedimento l’unità organizzativa responsabile dell’istruttoria e di ogni altro adempimento (art.4);
- che sia il dirigente di ogni unità organizzativa ad assegnare a sé o ad altro dipendente addetto all’unità la responsabilità dell’istruttoria e di ogni altro adempimento inerente il singolo procedimento, nonché l’adozione del provvedimento finale (art.5);
- che il provvedimento amministrativo illegittimo ai sensi dell’art.21 octies, può essere annullato d’ufficio sussistendone le ragioni di interesse pubblico (art.21 nonies);
- che è nullo il provvedimento amministrativo che manca degli elementi essenziali, che è viziato da difetto assoluto di attribuzione, che è adottato in violazione o elusione del giudicato nonché degli altri casi previsti dalla legge (art.21 septies);

2. che il D.L. n.564/94, convertito nella Legge n.656/94, prevede che con decreti del Ministero delle Finanze sono indicati gli organi dell’amministrazione finanziaria competenti per l’esercizio del potere di annullamento d’ufficio o di revoca, anche in pendenza di giudizio o in caso di non impugnabilità degli atti illegittimi o infondati, e che con gli stessi decreti sono definiti i criteri di economicità sulla base dei quali si inizia o si abbandona l’attività dell’amministrazione (art.2 quater D.L. n.564/94 convertito in Legge n.656/94). Il comma 1 bis dell’art.2 quater aggiunge inoltre che nel potere di annullamento o di revoca di cui al comma 1, deve intendersi compreso anche il potere di disporre la sospensione degli effetti dell’atto che appaia illegittimo o infondato.
3. Il Regolamento sull’autotutela - previsto dall’art.2 del D.L. n.564/94 convertito nella Legge n.656/94 - è stato emanato con il D.M. n.37/97 del Ministero delle Finanze e pubblicato sulla G.U. n.53 del 5 marzo 1997. Regolamento che alle premesse individua nei dirigenti assunti nei ruoli dirigenziali della carriera disciplinata dal D.P.R. n.748/1972, gli unici dirigenti abilitati all’esercizio del potere di annullamento in autotutela o di revoca d’ufficio o di rinuncia all’imposizione tributaria in caso di auto-accertamento.
Auto-accertamento in autotutela che compete al dirigente dell’ufficio che ha emanato l’atto illegittimo, ovvero in caso di grave inadempienza compete alla Direzione regionale o compartimentale. I dirigenti assunti nei ruoli della carriera direttiva disciplinata dal D.P.R. n.748/72 sono coloro che erano preposti alla direzione dei vecchi uffici finanziari trasformati prima in dipartimenti fiscali dalla Legge n.358/91 e dal D.P.R. n.287/92 successivamente confluiti nelle attuali agenzie fiscali, ai sensi delle leggi richiamate nelle premesse del Regolamento n.37/97 succitato, dirigenti a cui dovevano venire confermati gli incarichi di direzione e con le modalità previste dall’art.57 del D.Lgs. n.300/99, nonché di quanto precisato dall’art.3 del Decreto del Ministero delle Finanze dl 28 dicembre 2000 registrato alla Corte dei Conti il 29 dicembre – Registro n.5 Finanze, Foglio n.278, dove si precisa che le agenzie fiscali subentrano ai dipartimenti nella titolarità dei rapporti giuridici.

Che la direzione degli uffici finanziari e delle sue articolazioni competa di diritto ai dirigenti inquadrati nei ruoli dirigenziali della carriera disciplinata dal D.P.R. n.748/72 è stato confermato anche dal D.Lgs. n.29/93 (artt. 3, 13, 15), dal D.Lgs. n.304/93 (art.2) e dal D.Lgs. n.546/93 (art.13),

- dove l’art.3 comma 2 del succitato decreto (29/93) precisa che ai dirigenti spetta la gestione finanziaria, tecnica e amministrativa, compresa l’adozione di tutti gli atti che impegnano l’amministrazione verso l’esterno, mediante autonomi poteri di spesa, di organizzazione delle risorse umane e strumentali e di controllo. Essi sono responsabili della gestione e dei relativi risultati.
- Senza dimenticare che il D.L. n.154/86, convertito nella Legge n.341/86, aveva a suo tempo precisato che il personale dirigente è quello assunto nei ruoli della carriera disciplinata dal D.P.R. n.748/72 e richiamata nel D.L. n.72/85 (convertito nella Legge n.2/85), mentre gli impiegati direttivi sono coloro che appartengono all’ex carriera direttiva.
- Si rammenta che gli impiegati assunti nei ruoli della ex carriera direttiva (soppressa dal D.P.R. n.1077/70 (art.147), sono confluiti nella ex nona qualifica funzionale, posizione economica C3, di cui all’allegato A del contratto collettivo di lavoro del 16 febbraio 1999 comparto Ministeri.

Questi ultimi sono gli impiegati direttivi a cui può essere affidata temporaneamente la direzione degli uffici finanziari in attesa della nomina del dirigente titolare, come precisato dall’art.20 del D.P.R. n.266/87 e dalla Corte di Cassazione Sezione Lavoro con Sentenze n.54 del 7 gennaio 2009 e n.550 del 6 marzo 2013.

Il Tar del Lazio - con Sentenza n. 6884 del 1° agosto 2011 - ha verificato che, nelle Agenzie delle Entrate di tutta Italia, su un organico di 1200 Dirigenti, circa 800 incarichi sono ricoperti da Falsi Dirigenti, incarichi conferiti a semplici impiegati privi del titolo che li legittima a ricoprire quel posto (pubblico concorso) e quindi a sottoscrivere validamente gli atti di accertamento e le iscrizioni a ruolo dei tributi che l’Agenzia delle Entrate ritiene evasi e conseguentemente è privo del potere di annullamento dell’atto in autotutela.
Contrariamente a quanto sostenuto dal Tar del Lazio con la Sentenza n. 6884/2011, sappiamo che dal 1992 ad oggi, il Ministero dell’Economia e Finanze ha bandito solo Concorsi Interni, riservati al personale in servizio, pertanto anche gli altri 400 Dirigenti individuati come “Dirigenti Veri” dalla suddetta Sentenza, sono dei “Falsi Dirigenti” in quanto vincitori di Concorsi Interni.
Concorsi che, come ha precisato la Corte Costituzionale con la Sentenza n.37/2015, sono stati banditi in violazione dell’art. 97 della Costituzione, dove si prevede che il conferimento di incarichi dirigenziali nell’ambito di un’Amministrazione Pubblica, debba avvenire previo esperimento di pubblico concorso e che il concorso pubblico sia necessario anche nei casi di nuovo inquadramento.
Sappiamo infatti che la Direzione degli uffici finanziari centrali e periferici che compete esclusivamente al personale Dirigente, può essere affidata solo temporaneamente a personale non Dirigente e solo a titolo di temporanea reggenza, durante l’assenza del titolare, dovuta a vacanza del posto o a qualsiasi altra causa, cosi come previsto da:

- Legge n.146/80 art. 17;
- D.P.R. n. 266/87 art. 20;
- D.P.R. n. 287/92 art. 76 e art. 83;
- Decreto legislativo n.29/93 art. 19 comma 3;
- Legge n.662/96 art. 3 comma 129;
- Decreto legislativo n.165/2001 art. 19 comma 3.

LA PRESENTE RICHIESTA DI ANNULLAMENTO VIENE PRESENTATA AI SENSI DELLA LEGGE N.241/90 E DEL D.LGS. N. 97/2016.


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Distinti saluti.

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"Il Decreto Ministeriale n. 259 del 19 giugno 1998 - pubblicato sulla G.U. n.179 del 3 agosto 1998 - ci spiega in che modo dobbiamo compilare l’istanza da inoltrare all’Amministrazione Finanziaria ai fini dell’applicazione dell’art. 37 bis del D.P.R. n.600/1973.
L’Articolo 37 bis al comma 8 infatti prevede che le norme tributarie sulla riscossione dei tributi possano essere disapplicate qualora il contribuente dimostri che nella particolare fattispecie che lo riguarda (come il fatto di risiedere in un territorio dichiarato zona franca) non possono verificarsi effetti elusivi dei tributi, diretti ad aggirare obblighi o divieti previsti nell’ordinamento tributario.

A tal fine il contribuente deve presentare istanza al Direttore Regionale dell’Agenzia delle Entrate, competente per territorio, descrivendo compiutamente la fattispecie concreta per la quale ritiene non applicabili le disposizioni normative di cui chiede la disapplicazione.
L’Amministrazione deve richiedere, anche con lettera raccomandata e a pena di nullità del successivo avviso di accertamento, chiarimenti da inviare per iscritto entro 60 giorni dalla data di ricezione della richiesta di chiarimenti, nella quale l’amministrazione indica i motivi per i quali ritiene insussistenti le motivazioni addotte dal contribuente.
Le determinazioni del Direttore Regionale dell’Agenzia delle Entrate vanno comunicate al contribuente non oltre 90 giorni dalla data di presentazione dell’istanza, con provvedimento da ritenersi definitivo.
Qualora l’Amministrazione Finanziaria ritenga che le motivazioni del contribuente siano inaccettabili, deve notificare l’avviso di accertamento con le modalità previste dall’art. 42 del D.P.R. n.600/73, dove si prevede che l’avviso di accertamento deve essere specificatamente motivato in relazione alle giustificazioni fornite dal contribuente, e le eventuali maggiori imposte accertate sono iscritte a ruolo secondo i criteri previsti dall’art. 68 del D.lgs. n.546/92, ovvero DOPO la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale che (eventualmente) dia torto al contribuente!

L’art. 37 bis del D.P.R. n. 600/73 è stato abrogato dall’art. 1 comma 2 del D.lgs. n. 128/2015, decreto quest’ultimo dove si precisa “che le disposizioni che fanno riferimento all’art. 37 bis del D.P.R. n. 600/73, devono intendersi riferite all’art. 10 bis della Legge n.212/200”, introdotto dall’art.1 comma 1 dello stesso D.lgs. n. 128/2015, che ripropone le modalità e i tempi da seguire per l’inoltro della domanda di “Interpello” da parte di qualunque cittadino residente nell’Isola.
Nella risposta l’Amministrazione Finanziaria ha l’onere di dimostrare la sussistenza della condotta abusiva che determina vantaggi fiscali indebiti al contribuente, confermando cosi quanto già previste nel succitato D.M. n.259 del 19 giugno 1998 richiamato alle premesse.

Le succitate disposizioni risultano attualmente confermate dal D.lgs. n.128/2015 art. 1 commi 3 e 4 e dal D.lgs. n. 147/2015 che ha apportato modifiche al D.P.R. n.917/86 art. 167 comma 8 ter e 8 quater dove si prevede che la disciplina del comma 1 e del comma 8 bis dell’art.167 non si applicano se in contribuente dimostra, anche tramite interpello e secondo le modalità indicate nel comma 5 dell’art. 167, in parola che l’insediamento all’estero non rappresenta una costruzione artificiosa volta a conseguire un indebito vantaggio fiscale, e che l’Amministrazione Finanziaria prima di procedere all’emissione dell’avviso di accertamento d’imposta o di maggiore imposta deve notificare all’interessato un apposito avviso con il quale viene concessa al medesimo la possibilità di fornire entro 90 giorni le prove di come il contribuente che risiede nell’isola della Sardegna abbia il diritto ad un regime fiscale diverso ed inferiore rispetto a quello riservato alle altre regioni italiane che non sono isole ultraperiferiche.

Appare evidente che anche ai sensi del D.lgs. n. 114/2016, che ha portato modifiche all’art.8 dello Statuto Sardo approvato con la Legge Costituzionale n.3/1948, ai residenti nell’Isola della Sardegna competa il diritto alle Franchigie Fiscali in base all’art. 92 del Trattato di Roma, in base all’art. 349 del Trattato di Lisbona, del D.lgs. n.75/98 ed in base al principio di “non discrimine” chiamato anche “Principio di Uguaglianza” in nome del quale situazioni simili devono essere trattate in modo uguale, (si veda in tal senso art. 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo CEDU, l’art. 21 della Carta di Nizza e il D.lgs n.216/2003 con il quale è stata recepita in Italia la Direttiva Comunitaria n.2000/78/CEE."

Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio

 

Pubblichiamo le Delibere per la zona franca recentemente approvate dalla Giunta Regionale che con esse attiva la zona franca nei porti della Sardegna in base al D.Lgs. n.75/98, che permetteranno agli altri comuni di collegarsi al porto più vicino permettendo alle aziende che si insedieranno nel perimetro individuato nella precedente delibera comunale di usufruire del regime fiscale agevolato e dei benefici dei territori franchi.

Da questo momento i sindaci della Sardegna devono muoversi con i criteri indicati dalla dott.ssa Randaccio fino ad oggi.

 

 

 

L'avvocato Francesco Scifo esulta insieme a tutti i zonafranchisti per il lavoro del Movimento Sardegna Zona Franca, oggi premiato da una Giunta Regionale che dietro una grande spinta e il fiato sul collo, ha alla fine deliberato ciò che la dott.ssa Maria Rosaria Randaccio ha predicato fin dal 2012.

"E’ bello, dopo tanto lavoro, poter celebrare la vittoria della Sardegna: le zone franche della Sardegna sono oggi realtà. Il lungo cammino iniziato nel 1948, con l’approvazione dello Statuto autonomistico, è oggi arrivato ad un punto di svolta positivo e decisivo per lo sviluppo dell’Isola.
Finalmente! Anche la Giunta regionale ha compreso l’importanza di questo strumento di politica economica: oggi le zone franche della Sardegna sono state attivate e con tre delibere adottate in accordo con lo Stato Italiano. Noi abbiamo fondato il Movimento Sardegna Zona Franca ed, a giusto diritto, possiamo dire di aver sollevato e portato avanti questo vessillo di indipendenza economica che era caduto nell’oblio fino al 2012.

Allora, con la prima class action, abbiamo chiesto l’applicazione delle leggi vigenti rimaste fino ad oggi inapplicate. Quello fu il prodromo storico, fummo coloro che credettero nella legalità e che sollevarono la bandiera dell’autonomia economica che questo strumento garantirà alla Sardegna. Questo vessillo stava per sventolare gagliardamente al vento nel 2013 sotto la precedente Giunta regionale a cui, come tecnici, avevamo prestato le nostre competenze in materia. Ma poi tutto si fermò, forse per la mancata volontà di chi, nella Giunta di allora, non volle portare a termine il lavoro fatto per tutti i sardi.
Adesso la Giunta Pigliaru ha preso una decisione storica e, con lungimiranza non comune, si è avvalsa di tutte le competenze tecniche che noi potevamo fornirle, volentieri e gratuitamente, per il benessere di tutti. La svolta storica è stata la manifestazione del 16 febbraio 2016 quando, insieme ai valorosi lavoratori del Sulcis che da soli ci hanno accompagnato a manifestare, ci siamo recati dal Presidente Pigliaru a chiedergli di portare a termine il lavoro iniziato da noi nel 2012: il Governatore ha accolto la nostra richiesta e ora, per la Sardegna, si apre una nuova era di prosperità e di lavoro.

Un grande "Grazie" al Governatore Pigliaru che non si è fatto condizionare dai colori politici ed all’Ing.Tore Cherchi che ha creduto alla nostra scommessa di progresso." 

Adesso dovremo imprescindibilmente vigilare sul prosieguo della procedura, cioé D.P.C.M. della Presidenza del Consiglio dei Ministri e successiva comunicazione all'UE.

 

 
Avendo notizia dei nuovi concorsi che lo Stato intenderebbe bandire senza aver ancora ottemperato a quanto previsto nelle premesse del bando a 999 posti da Dirigente, pubblichiamo qui sotto in allegato le considerazioni della dott.ssa Maria Rosaria Randaccio e la copia ormai introvabile della G.U. del 1993, prova della illegittimità degli attuali dirigenti del Ministero delle Finanze.
 

 

Nell'intervista andata in onda sull'emittente locale Telecostasmeralda pochi giorni fà (video integrale in fondo alla pagina), la presidente del Movimento Sardegna Zona Franca, dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, il legale del Movimento avv. Paolo Aureli, e il costituzionalista avv.prof.Costantino Murgia, spiegano come l'attuazione del Decreto Legislativo n.75/1998 basti per attivare una volta per tutte la Sardegna come zona franca e di come la Regione Sardegna e tutta la politica locale non abbia saputo fino ad ora rendere operativa tale opportunità.

La dottoressa Randaccio elenca le leggi e le direttve comunitarie che istituiscono la zona franca della Sardegna e invita tutti i cittadini a chiedere a gran voce l'attuazione delle normative vigenti.

Nel D.lgs. n.75/98 sono richiamati i Regolamenti Comunitari che richiamano a loro volta la Direttiva Comunitaria n. 69/75/CEE del 4 marzo 1969, la quale fornisce la prova di come l'Italia abbia notificato all'Europa che la Sardegna è stata istituita come Zona Franca, assieme alla definizione giuridica di che cosa si deve intendere per zona franca, ossia territori svantaggiati dove non si pagano determinati tributi per favorirne lo sviluppo che altrimenti non potrebbe realizzarsi.

La suddetta Direttiva n.69/75/CEE individua le zone franche dell'Italia tra quelle già individuate dall'art.1 della Legge Doganale n.1424/40, ossia Livigno e i Punti Franchi e i Depositi Franchi definiti territori Extradoganali o Extraterritoriali dal suddetto art. 1 della legge citata (L.D. n.1424/1940).
La Zona Franca è un Regime Fiscale che si applica su tutto il territorio della Sardegna in quanto dichiarato territorio extradoganale o extraterritoriale dalla Legge n.1424/1940 perché circondato da 450 kmq di Mar Mediterraneo, e che alla Sardegna non può essere imposto lo stesso regime fiscale delle altre Regioni Italiane che non hanno il problema creato dai 450 kmq. di mare attorno,
e tanto meno il problema dello SPOPOLAMENTO ulteriore problema causato proprio dalla mancata applicazione di un regime fiscale di compensazione allo svantaggio.
Il suddetto diritto dei Sardi ad ottenere un regime fiscale DIVERSO dal resto dell'Italia, è previsto dalla Costituzione Italiana che sancisce il Principio di Uguaglianza tra i cittadini ed il Principio di Razionalità della Legge, legge che deve essere articolata nella sua formulazione rispettando il suddetto principio di uguaglianza.

 

 

 

 

Ancora una volta il signor Fenu e il Movimento clone da lui creato ha ricevuto una batosta giudiziaria e gli è stato inibito di proseguire nell'attività di confusione dei militanti. Adesso l'unica cosa che gli rimane è osservare la sentenza. Infatti il provvedimento del tribunale collegiale non è ulteriormente ricorribile. 

E' in programma una conferenza stampa del Movimento a data e ora da destinarsi in cui verranno spiegati i passaggi della sentenza e le successive azioni del Movimento Sardegna Zona Franca. 

 

 

 



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