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Finalmente oggi durante la Seduta n.15 della Camera dei Deputati si è portato all'Ordine del Giorno un argomento molto caro ai Sardi, la Zona Franca Integrale. In sintesi, la Camera ha accolto il provvedimento dell'On. Salvatore Deidda (FDI), per l’attivazione della Zona franca in Sardegna. Un momento storico e molto importante che il Movimento Sardegna Zona Franca, i cui vertici recentemente hanno incontrato gli economisti della Lega e i rappresentanti sardi di Fratelli d'Italia, attendeva da tempo e che fa ben sperare verso una repentina applicazione delle normative sulla zona franca fino ad ora ignorate dalla politica locale e nazionale. Il Movimento Sardegna Zona Franca vuole perciò condividere questa soddisfazione con tutti i zonafranchisti e attivisti che in tutti questi anni hanno seguito la rivendicazione di questo diritto. Un plauso particolare alla dottoressa Maria Rosaria Randaccio, all'avvocato Francesco Scifo e all'avvocato Paolo Aureli che non si sono mai risparmiati in anni di lotta. In appena 10 giorni dall'insediamento il Governo Conte (Salvini-Di Maio) sta cambiando le carte in tavola e per la Sardegna forse non ci sarà più soltanto un futuro di assistenzialismo. 

Qui sotto la sintesi della parte del documento relativa all'argomento "Zona Franca Sarda", discusso oggi alla Camera e votato all'unanimità (539 voti su 539 deputati presenti).

 

La Camera, premesso che:
    con decreto del Ministro dello sviluppo economico del 31 gennaio 2013, in attuazione dell'articolo 27, comma 8, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, recante «misure urgenti per la crescita del Paese», sono stati dettati i criteri per l'individuazione delle situazioni di crisi industriale complessa;
    ai sensi della predetta norma, con successivi decreti ministeriali, rispettivamente del 13 settembre 2016 e del 7 ottobre 2016, sono state accertate le condizioni per il riconoscimento di crisi industriale complessa, con impatto significativo sulla politica industriale nazionale, per i poli di Portovesme e Porto Torres;
    per i lavoratori dei due poli industriali è stata autorizzata, con diversi provvedimenti normativi, in particolare, da ultimo, con i commi 139 e 145 dell'articolo 1 della legge n. 205 del 2017, sia la misura della mobilità che quella della cassa integrazione in deroga;
    da ultimo, col decreto-legge 9 maggio 2018, n. 44, si è ritenuto di adottare misure straordinarie e urgenti per assicurare l'ulteriore finanziamento degli interventi di cui all'articolo 1, comma 139, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, nonché di apportare modifiche all'articolo 1, comma 145, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, al fine di garantire la prosecuzione dei trattamenti di cassa integrazione in deroga aventi efficacia temporale entro il 31 dicembre 2016 e durata fino al 31 dicembre 2017;
    pur ritenendosi assolutamente necessaria la conversione in legge delle misure previste dal provvedimento in esame, al fine di garantire la proroga degli ammortizzatori concessi in favore del personale dipendente delle aziende operanti nelle citate aree industriali in crisi, appare comunque doveroso ricorrere a riforme strutturali che consentano il superamento della crisi economica con conseguente sviluppo occupazionale delle aree interessate;
    esclusivamente con l'approvazione di misure di riduzione degli oneri fiscali e del costo dell'energia potrebbero attrarsi investimenti in grado di far superare alle citate aree la crisi industriale in atto, consentendo lo sviluppo delle medesime, oltre che una crescita economica strutturale, tale da rendere assolutamente superflua l'adozione di ulteriori misure di assistenza;
    l'articolo 1 del decreto legislativo n. 75 del 1998 ha previsto che: «1. In attuazione dell'articolo 12 dello statuto speciale per la regione Sardegna approvato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, e successive modificazioni, sono istituite nella regione zone franche, secondo le disposizioni di cui ai regolamenti CEE n. 2913 del 1992 (Consiglio) e n. 2454 del 1993 (Commissione), nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili. 2. La delimitazione territoriale delle zone franche e la determinazione di ogni altra disposizione necessaria per la loro operatività viene effettuata, su proposta della regione, con separati decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. 3. In sede di prima applicazione la delimitazione territoriale del porto di Cagliari è quella di cui all'allegato dell'atto aggiuntivo in data 13 febbraio 1997, dell'accordo di programma dell'8 agosto 1995 sottoscritto con il Ministero dei trasporti e della navigazione.»;
    l'articolo 174 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione europea ha stabilito che «Per promuovere uno sviluppo armonioso dell'insieme dell'Unione, questa sviluppa e prosegue la propria azione intesa a realizzare il rafforzamento della sua coesione economica, sociale e territoriale. In particolare l'Unione mira a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni ed il ritardo delle regioni meno favorite. Tra le regioni interessate, un'attenzione particolare è rivolta alle zone rurali, alle zone interessate da transizione industriale e alle regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici, quali le regioni più settentrionali con bassissima densità demografica e le regioni insulari, transfrontaliere e di montagna.»;
    la Regione Sardegna possiede più di un requisito tra quelli individuati dall'Unione Europea per la classificazione di regione svantaggiata e che, quindi, l'istituzione della zona franca, anche integrale, consentirebbe di ridurre, se non annullare, lo svantaggio determinato dall'insularità della stessa regione, contribuendo, altresì, a limitare il fenomeno dello spopolamento;
    la particolare conformazione geografica, lo stato di isolamento, l'insularità e la scarsa densità demografica della Sardegna, giustificano l'individuazione quale zona franca di tutto l'intero territorio regionale, tenuto anche conto che le esigenze di delimitazione previste per il riconoscimento della zona franca sono agevolmente garantite dal confine marittimo dell'Isola;
    già nel 2001, la Direzione Regionale dell'Agenzia delle Dogane ha dichiarato che, ai sensi del decreto legislativo n. 75 del 1998, l'intero territorio dell'Isola dovrebbe essere individuato come zona franca extraterritoriale, anche in ragione dell'identico riconoscimento ottenuto da altre località italiane ed europee, recanti analoga condizione geografica;
    con le Deliberazioni n. 8/2 del 7 febbraio 2013 e n. 9/7 del 12 febbraio 2013 la Giunta Regionale della Sardegna ha dato mandato «al Presidente per il formale inoltro ai competenti uffici della Commissione europea e alle Autorità doganali coinvolte della comunicazione riguardante la attivazione del regime doganale di zona franca della Sardegna esteso, a tutto il territorio regionale con perimetrazione coincidente con i confini naturali dell'Isola di Sardegna e delle sue isole, affinché gli stessi uffici procedano ai conseguenti adempimenti legali di competenza e alla pubblicazione nella GUCE, anche e specificamente, ai fini della modifica dell'articolo 3 del Regolamento CE n. 450/2008»;
    il definitivo avvio della zona franca in Sardegna costituirebbe per l'intero territorio regionale un importante occasione di sviluppo economico e sociale che garantirebbe anche il superamento dello svantaggio determinato dall'insularità della stessa Regione e lo sviluppo delle aree industriali in crisi, rendendo altresì possibile il consolidamento dell'Italia nel ruolo di leader negli scambi commerciali nel Mar Mediterraneo,

impegna il Governo

a porre in essere ogni necessario adempimento, al fine di garantire l'avvio della zona franca nell'intero territorio regionale della Sardegna, introducendo, anche tra i propri obiettivi economici del prossimo triennio, la piena attuazione del decreto legislativo n. 75 del 1998 e della relativa normativa comunitaria, con l'onere di individuare e destinare nella prossima legge di Bilancio le risorse economiche necessarie, allo stato quantificabili in 1 miliardo di euro, comunicando, altresì, alla Commissione Europea l'avvenuta istituzione della zona franca, ai sensi dell'articolo 243 del Codice Doganale Europeo.

9/583-A/2. Deidda

 

RESOCONTO SEDUTA N.15 DEL 14.06.2018

 

 

Si terrà a Giave alle ore 18.00 nel Salone del Centro Sociale il Convegno "Zona Franca, Libertà e Legalità" in cui parteciperanno il Generale Dott. Antonio Pappalardo, politico ed ex capo di Stato Maggiore della Divisione Unità Specializzate dei Carabinieri; l'avv. Antonello Secchi, membro del Direttivo nazionale del Forum antiusura; la dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, Intendente di Finanza in pensione e Presidente del Movimento Sardegna Zona Franca.

In allegato qui sotto la locandina dell'evento.

 

 

Il 6 aprile alle ore 18.00 presso la Biblioteca Comunale di Gonnosfanadiga, in Via Antonio Gramsci 19, si terrà un incontro organizzato da Fausto Orrù, sindaco di Gonnosfanadiga, sulla forte pressione esercitata da un gruppo di cittadini capeggiati dall'attivista zonafranchista Maria Rosaria Raiola, per parlare di Zona Franca al consumo. Parteciperanno i sindaci di Gonnosfanadiga, Villacidro, Guspini, Furtei, Sanluri, ecc.  Interverrà il Consiglio Direttivo del Movimento Sardegna Zona Franca al completo e i professionisti che da tempo stanno portando avanti il dialogo con i sindaci sardi, in primis la dottoressa Maria Rosaria Randaccio, presidente del Movimento e acclamata fiscalista, l’avvocato Paolo Aureli, vice presidente del Movimento e l'avvocato Francesco Scifo, segretario politico del Movimento. E' attesa anche la partecipazione del sindaco di Giave Maria Antonietta Uras.

Prossimamente ulteriori aggiornamenti.

 

 

 

Sardegna e Catalogna: due regioni distanti ma unite da un forte indipendentismo... almeno di facciata. Come un fulmine a ciel sereno è giunta stamattina la notizia dell'arresto di Carles Puigdemont. L'ex presidente catalano si stava dirigendo in Belgio per il suo esilio involontario, ma è stato fermato dalla polizia tedesca. Inutile dire che tutti i pensieri siano stati rivolti proprio alla causa dell'indipendenza catalana.

Che sia finito questo sogno? Assolutamente no. Anzi si può dire che Puigdemont abbia riportato un'altra piccola vittoria in questa dura battaglia. Infatti sono bastate poche ore perchè le Ramblas di Barcellona si riempissero dei sostenitori dell'indipendentismo. Non basta la polizia e non basta neanche l'intera Spagna per estinguere il fuoco che unisce milioni di catalani. Già, li unisce. Una parola sconosciuta per noi sardi. Se è vero che anche la Sardegna richiede fortemente l'indipendenza, perchè non sono state fatte queste manifestazioni? Eppure se davvero il popolo sardo avesse aspirato a questo traguardo, sarebbe dovuto scendere in piazza lo scorso 28 Aprile 2017, in occasione dell'arresto di Doddore Meloni. Lui ci credeva davvero nell'indipendenza, tanto che ha scelto di morire di fame in carcere pur di far smuovere il suo popolo. Sapeva che, applicando la legge, il nostro Statuto ci consente già un'autonomia enormemente più profonda di quella catalana. Tuttavia, questo non è bastato a dissipare l'ignavia dei sardi. Pochi mesi e la questione è nuovamente calata nel silenzio più profondo. D'altronde, è molto più comodo protestare stando seduti su un divano, smanettare sui social e guardare il telegiornale aspettando che il mondo cambi da solo. Peccato che ciò non possa accadere.

Se solo fossimo uniti come lo sono stati i catalani allora qualcosa si sarebbe smosso e magari parleremmo di un'altra storia. Così non è stato e così non sarà mai, perchè non è possibile instillare in un popolo una caratteristica che non ha mai avuto, l'unione, se nemmeno riesce a far applicare il suo statuto. Allora a chi ancora parla d'indipendenza in Sardegna ricordiamo che Doddore è morto solo. Per una vera lotta d'indipendenza cominciamo uniti a pretendere di applicare lo Statuto e a chiedere la revisione dei trattati europei che riguardano la Sardegna in base all'art. 52 e pretendere la zona franca integrale.

 

 

Si terrà a Cagliari l'11 Dicembre prossimo il tanto atteso seminario per professionisti intitolato "Il Regime di zona franca in Sardegna: normativa e procedure" organizzato dal Movimento Sardegna Zona Franca e riservato ai soli commercialisti, avvocati, tributaristi e consulenti del lavoro. L'evento, che avrà luogo presso il Sardegna Hotel di Cagliari, sarà gratuito per i professionisti iscritti come soci sostenitori del Movimento e a pagamento, con la quota di € 50,00 per i professionisti non iscritti.
Il programma del Seminario è il seguente:

ore 14.45 Accredito dei partecipanti
ore 15.00 Inizio lavori
Avv. Francesco Scifo
La normativa UE e nazionale
ore 15.30 Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio
Approfondimento sul Codice Doganale
ore 16.00 Avv. Paolo Aureli
Differenze tra Zone Franche, Zes e ZFU
ore 16.20 Dott.ssa Antonella Pinna
Modello VIES, Dichiarazione d’intento, gestione
fatture acquisti e vendite, trasmissione dati a
Ufficio delle Dogane competente

Dibattito e problematiche
ore 18.00 Fine lavori

Sarà possibile iscriversi fino al 7 dicembre inviando la propria adesione all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il modulo per l'scrizione è in allegato qui sotto.

 

 

Il 15 aprile 2016 la Regione Sardegna, sulla base delle bozze stilate dai professionisti del Movimento Sardegna Zona Franca, ha pubblicato una deliberazione sulla zona franca (qui sotto in allegato), con la quale stabiliva: 

1) di avviare l’attivazione delle zone franche previste dall’art. 12 dello Statuto così come stabilito dal D.Lgs. n. 75/1998;

2) di dare mandato alla Direzione generale della Presidenza di predisporre un disegno di legge per l’abrogazione della legge regionale 2 agosto 2013, n. 20 al fine di abrogare le disposizioni che prevedono la trasformazione di “Cagliari Free Zone” in “Sardegna Free Zone” e le disposizioni che stabiliscono che il Prefetto dela provincia di Cagliari eserciti i poteri sostitutivi;

3) di stabilire che le amministrazioni locali richiedenti l’attivazione delle zone franche di cui all’art. 12 dello Statuto e/o i soggetti gestori, provvedano a trasmettere alla Regione un’apposita domanda nella quale sono riportate le imprese e le attività (volte ai traffici con i Paesi extra UE) già operanti sul territorio e quelle che presumibilmente si localizzeranno nella zona franca;

4) di stabilire che le amministrazioni locali richiedenti l’attivazione delle zone franche di cui all’art. 12 dello Statuto e/o i soggetti gestori, provvedano a inviare una bozza di regolamento, nel quale inter alia dovrà essere specificato:

a. l’esatta individuazione dell’area sulla quale dovrà insistere la nuova zona franca;
b. il tipo di regime doganale più confacente alle esigenze del loro territorio;
c. il gestore dell’istituenda zona franca, il quale fra l’altro, entro 60 giorni dall’emanazione del DPCM previsto dal D.Lgs. n. 75/1998, dovrà predisporre il relativo piano operativo;

5) di approvare che vengano approvate e divulgate le schede informative (allegate alla presente deliberazione) per consentire ai soggetti interessati di analizzare e valutare le distinte caratteristiche di ciascun regime doganale, mettendo in risalto i vantaggi e gli eventuali svantaggi di ciascuno di essi;

6) di stabilire che nel sito Web della Regione venga predisposto uno specifico link attraverso il quale avere accesso a tutte le informazioni e a tutte le leggi che disciplinano la materia della “zona franca”.

Secondo questa delibera la Giunta Regionale ha quindi dettagliatamente indicato - tra le altre cose - a tutti i Comuni di procedere a comunicare quali aree industriali intendano utilizzare il regime doganale in questione e, pertanto, i sindaci devono utilizzare questa delibera quale promemoria per portare avanti le proprie istanze, ricordando alla stessa Regione quanto da essa precedentemente deliberato.

 

 

 

registrazione scifo

E' stata una serata in cui il Movimento Sardegna Zona Franca ha avuto la certezza che quella della zona franca è una guerra politica, economica e di potere, in cui una vera e propria casta si permette di impedire un contraddittorio, che probabilmente l'avrebbe vista soccombere e dover ammettere che il limite della legalità è stato già superato da tempo. 

L'avvocato Francesco Scifo, in rappresentanza del Movimento Sardegna Zona Franca, regolarmente registrato, come si vede nella foto a sinistra, pur non essendo stato invitato, ha chiesto la parola al Presidente dei Commercialisti ma non gli hanno permesso di parlare. Addirittura pur di non farlo interloquire è stato persino annullato il dibattito finale e le domande. Ma la cosa più vergognosa è che nessuno dei commercialisti in sala ha difeso il suo diritto di controbattere alle loro tesi. 

Tutto questo sembra quasi voler rimarcare quanto la politica e i poteri forti stiano iniziando ad avere davvero paura e che - grazie al Movimento Sardegna Zona Franca - il popolo sardo finalmente stia acquisendo la consapevolezza di ciò che gli è stato tolto per oltre settant'anni.

 

 

 

Uno dopo l’altro i Comuni sardi deliberano la zona franca nel loro territorio: si stanno scrollando di dosso l’illegalità della mancata applicazione della legge dello Stato D.lgs. n.75/98, istitutiva delle zone franche della Sardegna.
La Direttiva IVA n. 2006/112/CE prevede all’art. 156 lett. b) che gli Stati membri possano, con una loro legge nazionale, esentare dall’IVA le operazioni inerenti le cessioni di beni destinati ad essere collocati in una zona franca; ciò a prescindere dal fatto che l’area geografica sia nel novero ufficiale delle zone extradoganali originarie dell’Unione.
L’art. 2 del Testo Unico Doganale D.P.R n.43/73 è la legge nazionale in questione che prevede l’assimilazione dei punti franchi alle aree extradoganali: questo significa, non solo che tutti i punti franchi (oggi zone franche) sono aree extradoganali, dove l’IVA e le accise non devono essere versate dai contribuenti, mancando il presupposto generatore di tali imposte; ma anche che la disciplina generale fiscale applicabile alla Regione Sardegna è quella prevista per le aree geografiche extradoganali italiane ed europee.
Tale ricostruzione logico giuridica è confermata dalla Sentenza della Corte di Giustizia Europea del 1 giugno 2017, emessa nel Procedimento C-571/2015 che chiarisce agli stati membri dell’Unione Europea che i punti franchi sono aree dove si applica integralmente la disciplina fiscale extradoganale.
L’Italia ha istituito le zone franche della Sardegna con il D.lgs. n.75/98 e ha delegato alla Regione la decisione sulla loro estensione geografica.
Infatti, con la Legge Regionale Sardegna n.10/2008 lett.d), la Regione ha delineato la procedura necessaria per la determinazione dell’estensione geografica delle zone franche: lo strumento previsto dalla legge regionale è una delibera di Giunta regionale, sentito il previo parere della commissione consiliare competente; con la Legge Regionale n.20 del 2013 la Regione ha disciplinato l’ente Sardegna Free Zone che deve gestire l’applicazione della zona franca insieme ai Comuni sardi che ne detengono per legge il 33%. Nessuna di tali leggi regionali è stata impugnata dallo Stato per la violazione del principio che la competenza in materia doganale spetta allo Stato, perché la materia è stata appunto delegata, come detto sopra. Diversamente, lo Stato avrebbe impugnato le leggi regionali n.10/2008 e n.20/2013 ma non lo ha fatto perché, evidentemente, ha delegato alla Regione la regolamentazione delle zone franche, con l’applicazione diretta della normativa dell’Unione che deve essere fatta dalla Regione.

La Delibera di Giunta n.8/2 del 7 febbraio 2013 e le seguenti comunicazioni Prot. 9015 e 9016 dell’11.12.2013 hanno chiuso il procedimento di perimetrazione e individuazione della zona franca della Sardegna, estendendo a tutta l’isola il regime doganale di zona franca interclusa di tipo I, con punti di entrata e di uscita nei porti e gli aeroporti della Sardegna.
Il Decreto Legislativo n.114/16 ha confermato alla Regione la delega a decidere qualsiasi beneficio e/o agevolazione fiscale su tutte le imposte erariali retroattivamente al 2010 (art. 18). La possibilità di delega da parte dello Stato a disporre su tributi erariali è avvenuta sulla base del disposto degli artt. 8,10,12,13 dello Statuto Sardo, come modificato nel 2013. La Corte Costituzionale ha confermato, nella Sentenza n.154/17, che la Regione ha questa ampia delega governativa su tutti i tributi erariali che deve esercitare con leggi regionali.
La disciplina che stabilisce la zona franca della Sardegna deve essere applicata dalle agenzie fiscali, esse non applicano nemmeno la zona franca di Cagliari istituita con il D.lgs. n.75/98, confermata dal D.P.C.M. del 7 giugno 2001 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.176 del 31.07.2001: ciò dimostra una assoluta violazione del D.lgs. n.75/98 e nella perpetuazione di questa illegalità nemmeno sembrano ingiustificatamente riconoscere l’avvenuta estensione a tutta la Regione, disposta dai provvedimenti di giunta regionale comunicati regolarmente alle agenzie fiscali con note 9015 e 9016 del 11.12.2013.

L'Avv. Francesco Scifo invita imprenditori e cittadini ad inviare una email all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., se le Agenzie fiscali o i professionisti tecnici negassero l’esistenza delle leggi succitate e promette di fornire ogni opportuna tutela legale agli associati davanti a ogni curia competente.

 

 

La Legge n.907 del 1942, tutt’ora vigente, sul Monopolio dei Sali e Tabacchi, all’art.1 afferma: “Oggetto del monopolio. La estrazione del sale dall'acqua del mare, dalle sorgenti saline, dalle miniere, la produzione del sale in qualunque altro modo, la raccolta, l'introduzione e la vendita del sale sono soggette a monopolio di Stato in tutto il territorio del Regno, fatta eccezione per la Sicilia, per la Sardegna e per le isole minori ad esse adiacenti, per la provincia di Zara e per i comuni di Livigno e di Campione d'Italia”.

Come potete vedere, la Sardegna e la Sicilia sono disciplinate come Zara, che era una zona franca integrale, poi assorbita nella ex Yugoslavia dopo la seconda guerra mondiale, Livigno e Campione d’Italia, queste ultime, sono tutt’ora le zone franche extraterritoriali italiane.
Ma vi è di più: il successivo D.P.R. del 30 dicembre 1969, n. 1131 disponeva (con l'art. 1) che "In deroga alle disposizioni dell'articolo 1 della Legge 17 luglio 1952, n. 907, è ammessa l'introduzione, nel territorio della Repubblica soggetto a monopolio, di sale proveniente dagli Stati membri della Comunità economica europea, nonché dalla Sicilia e dalla Sardegna, previo nulla osta dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato quando trattasi di quantitativi eccedenti i 5 chilogrammi".

Dunque, Sicilia e Sardegna sono fuori dalla Repubblica? Oppure cosa sono? Sono tutte realtà extraterritoriali della Repubblica da sempre.

Dato che a Livigno, a Zara e a Campione d’Italia non mi è noto che si produca sale, è escluso che il minimo comune denominatore tra tutte queste realtà (cioè tra Sicilia, Sardegna, Zara, Livigno, Campione d’Italia, stati esteri membri della Comunità Europea) sia la produzione di sale, quindi, l’unica ragione che le accomuna è solo un'altra, che non ha nulla a che vedere con la produzione di sale: sono giuridicamente tutte zone franche integrali.
In realtà, questi territori sono tutti giuridicamente accumunati da una sola cosa: sono tutti zone franche, altrimenti, non avrebbe avuto nessun senso in queste leggi prevedere lo stesso trattamento di Zara, Livigno, Campione d’Italia e degli altri Stati membri CEE esteri. Nessuno ve lo aveva detto prima, vero?

Ve lo diciamo noi oggi. Controllate anche Voi queste norme su Normattiva, portale del Parlamento Italiano.

Bene, cari Sardi e Siciliani, se insieme pretendiamo l’applicazione della legge italiana e della Unione Europea e facciamo applicare la normativa dell’Unione Europea sulle zone franche (Regolamento n.952/13 e Direttiva IVA/2006/CE e Legge Italiana n.762/73) tutti noi sardi e siciliani possiamo essere il motore di sviluppo europeo e lo saremo solo applicando le leggi sulla zona franca. Noi Sardi e Siciliani siamo insieme sei milioni, siamo una forza elettorale, diamoci da fare e facciamo applicare le leggi a questo Stato Italiano che dolosamente ci ha nascosto questa realtà giuridica e, fino ad ora, ha amato, evidentemente, l’illegalità. 

 

E' iniziato stasera dal Sulcis il "monitoraggio" del Movimento Sardegna Zona Franca delle campagne elettorali dei vari partiti politici che vogliono utilizzare ancora una volta l'argomento della zona franca come spartiacque per le politiche dell'anno prossimo. Il Movimento Sardegna Zona Franca, come già espresso alla recente Assemblea dei Soci tenutasi a Nuoro, ha comunicato la propria linea politica attraverso le parole del suo Segretario Politico, avv. Francesco Scifo: "Se dovessimo decidere di candidarci, noi correremo da soli. No quindi alle coalizioni di Destra e Sinistra e dalla parte invece di quelli che lottano per l'autodeterminazione della Sardegna, senza escludere eventualmente di appoggiare coloro che decideranno di inserire quello della zona franca come primo punto del proprio programma".

La dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, presidente del Movimento Zona Franca e Claudia Mariani, coordinatrice della provincia del Sulcis Iglesiente, hanno partecipato questa sera ad un incontro sulla zona franca organizzato da Forza Italia a Iglesias, durante il quale all'ex Presidente Ugo Cappellacci si è visto fortemente attaccare dall'attivista zonafranchista Claudia Mariani, a lui ben conosciuta, riguardo la mancata efficacia dell'opposizione in sede di Consiglio Regionale in favore della battaglia sulla zona franca e della delusione di tutto il Movimento per la sconfitta elettorale, alla quale non è più succeduta alcuna azione da parte di Forza Italia. 

Questa è la seconda uscita ufficiale dei membri del Movimento che da ora in poi saranno presenti in tutti i futuri incontri partitici e che vigileranno affinché nessuno utilizzi l'argomento "zona franca" per interesse politico e non per dare benefici alla popolazione.

 

 



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