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Nella video intervista curata dal giornalista cagliaritano Alessandro Zorco, l'avv. Francesco Scifo - segretario politico del Movimento Sardegna Zona Franca - spiega le motivazioni per le quali la zona franca in Sardegna è già operativa. Alla luce della Sentenza n.154/2017 della Corte Costituzionale dello scorso luglio, che conferma l'esistenza di tutto il sistema normativo sulla zona franca in Sardegna, è possibile richiedere il rimborso (fin dal febbraio 2013) dell'Iva e delle Accise pagate dai contribuenti risiedenti nell'isola. Guarda l'intervista 

I riferimenti normativi principali citati dall'avv. Scifo sono i seguenti:

- Leggi nazionali:

   Statuto della Regione autonoma Sardegna Legge n.3/1948 artt.10, 12 e 13

   e le norme attuative:

   D.lgs. n.75/1998 art.1

   D.lgs.n. 114/2016 artt. 8 e 14;

- Leggi regionali:

   Legge n.22/1953 art.2;

   Legge n.10/2008 art. 1 lett.d);

   Legge n.20/2013 art.1:

- Provvedimenti esecutivi:

   Delibera Giunta Cappellacci del 7 febbraio 2013 (comunicata a Italia e Ue);

   Sentenza della Corte Costituzionale n.154/2017.

 

 

 

"Tutti i consumatori che vogliono lottare per ottenere la restituzione dell'Iva e accise possono chiedere il rimborso dell'IVA versata in Sardegna per qualsiasi acquisto dal 7 febbraio 2013. Richiesta (fornita solo agli iscritti al Movimento Sardegna Zona Franca) da formulare all'Agenzia delle Entrate della loro provincia sarda, in carta semplice e con allegati: le delibere della Regione Sardegna del 2013, il Prot.909 in cui si comunica l'attivazione della zona franca, la prova dell'acquisto e dei pagamenti (scontrini o fatture o ricevute dei pagamenti) anche via pec." ecco quanto invita a fare dalla sua pagina social l'avv. Francesco Scifo, segretario politico del Movimento Sardegna Zona Franca.

E poi continua: "In caso di mancata risposta entro 30 giorni, potranno poi utilizzare il meccanismo della compensazione. In caso di risposta negativa dell'Agenzia fiscale dovranno impugnare in massa il diniego, entro 60 giorni, davanti alle Commissioni Tributarie provinciali. Questa è la nostra rivoluzione fiscale e, se saremo migliaia, costringeremo lo Stato ad applicare lo statuto sardo e il D.lgs n.75/98.
Il secondo comma dell'art. 14 del D.lgs. n.114/16 afferma che: "La Regione autonoma della Sardegna puo', con apposita legge e nel rispetto delle norme dell'Unione europea sugli aiuti di Stato, concedere incentivi, contributi, agevolazioni, sovvenzioni e BENEFICI DI QUALSIASI GENERE, da utilizzare in compensazione ai sensi del Capo III del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241". 

Questa legge è retroattiva al 2010 secondo l'art. 18 della stessa legge. Ciò significa che la Delibera n. 8/2 del 7 febbraio 2013 della Giunta Regionale della Sardegna che ha attivato la zona franca integrale su tutta l'Isola è oramai ratificata da una legge dello Stato che retroagendo al 2010 legittima la delibera suddetta. La delibera di Giunta del 2013 scritta da NOI ha ora il timbro della legge dello Stato Italiano. Abbiamo vinto."

 

Il facsimile per la richiesta di rimborso, redatto dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio e dall'avv. Francesco Scifo, è disponibile gratuitamente solo per gli iscritti al Movimento Sardegna Zona Franca.

 

 

 

L'avv. Francesco Scifo, segretario politico del Movimento Sardegna Zona Franca, ancora una volta dal suo profilo social punta il dito contro l'inerzia e l'illegalità in cui versa la società e la politica sarda, ammonendo i cittadini su quanto la Sardegna sta rischiando di perdere e spronandoli ad agire per il bene comune. Queste le sue parole: "Nei giorni scorsi alcuni mezzi di comunicazione sardi hanno parlato di zona franca. Una sfilata di consiglieri regionali, senza alcuna competenza in materia, ha declamato frasi ad effetto davanti alle telecamere e si sono fatti una "Commissione" per ancora perdere tempo e mangiare a spese pubbliche. Invece, eccovi la legge (in allegato) che con la collaborazione della magistratura locale, dei Prefetti e delle amministrazioni dei vostri partiti non applicate in spregio alla legalità senza che nessun organo dello Stato vi sanzioni. Ora, tra breve, Vi preannuncio che verrà scippato ai Comuni sardi e alla popolazione, tutti ignavi e incapaci di capire la straordinaria risorsa economica e di autonomia che già ogni comune sardo ha e non sfrutta colpevolmente, il loro diritto attuale alle zone franche ed ai diritti speciali. Esiste qualche sindaco onesto?

Dubito a questo punto di trovarlo, ma se legge questo post forse capirà quello che dice la legge vigente: oggi OGNI COMUNE SARDO ha il 33% della società di gestione della zona franca e i diritti speciali derivanti dalla Legge n.762/73, tra poco, se non si muove per fare applicare la legge, non avrà nulla perché la legge verrà abrogata per accentrare solo a Cagliari e vendere la gestione della zona franca a stranieri sottraendola alla popolazione. Questo è il loro programma: ve lo dico prima così lo sapete."

Cittadini avvisati....

 

 

 

Il Movimento Sardegna Zona Franca chiede l’annullamento delle cartelle di pagamento emesse dall'Agenzia delle Entrate nei confronti dei contribuenti sardi in quanto esse dovevano essere precedute da una comunicazione emanata ai sensi dell’art. 167 comma 8 ter e co. 8 quater del dlgs n.917/86, dove si prevede che l’amministrazione finanziaria, prima di procedere all’emissione dell’avviso di accertamento d’imposta o di maggiore imposta, nei confronti di un cittadino residente in un territorio extradoganale perché dichiarato zona franca, cittadino considerato anche come residente all’estero, (vedi in tal senso Direttiva n. 69/75/CEE del 4 marzo 1969), deve notificare all’interessato apposito avviso, con il quale viene concesso al medesimo, la possibilità di fornire nel termine di novanta giorni, le prove per la disapplicazione del comma 1 o del comma 8 bis dello stesso art. 167 del dpr n. 917/86.

Il comma 8 ter prevede che le disposizioni del comma 8 bis, non si applicano se il soggetto (residente in Sardegna) dimostra che l’insediamento nel territorio extradoganale dichiarato zona franca, non rappresenta una costruzione artificiosa volta a conseguire un vantaggio fiscale, ma semplicemente l’esercizio di un diritto inerente coloro che vi sono nati o vi hanno istituito la sede fiscale della propria impresa, ai sensi del dlgs n.75/98, decreto con il quale tutta la Sardegna è stata dichiarata zona franca, decreto mai abrogato e pertanto ancora in vigore.

Appare evidente come, proprio ai sensi del dlgs n.75/98 che lo prevede espressamente, i funzionari delle Agenzie Fiscali della Sardegna (Entrate, Demanio, Dogane) sono tenuti ad applicare obbligatoriamente, nei confronti dei contribuenti residenti nell’isola della Sardegna, la Normativa Comunitaria sulle franchigie fiscali, prevista nei Regolamenti Comunitari n. 918/83, n. 2151/84, n. 2504/88, n. 2913/92, n. 2454/93, questi ultimi appositamente richiamati nel suddetto decreto (dlgs n.75/98), regolamenti che i funzionari delle Agenzie delle Entrate sono tenuti ad applicare per non incorrere nelle sanzioni previste dalla legge n.300/2000 relativa alla lotta contro la corruzione nella quale sono coinvolti funzionari delle Comunità europee o degli Stati membri dell’Unione.
Mentre i Regolamenti Comunitari si applicano direttamente, le Direttive Comunitarie devono essere recepite da ogni singolo stato membro, in particolare quelle che riguardano le zone franche di cui alle Direttive Comunitarie Armonizzate n. 69/75/CEE, n. 77/388/ CEE, n. 2006/112/CEE, n. 2008/118/CEE dove si prevede che i residenti nelle zone franche hanno diritto ad una tassazione fiscale, diversa e decisamente inferiore rispetto a quella riservata ai residenti nelle altre regioni italiane che non sono Isole e tantomeno isole circondate da oltre diecimila chilometri quadrati di Mar Mediterraneo come la Sardegna.
Le suddette Direttive sono state recepite nella seguente legislazione italiana: all’art. 2 del dpr n. 627/1978, agli artt. 8, 21, 68, 71 del dpr n.633/72, all’art. 170 e 251 del dpr n.43/73, nel dpr n.723/1965 come modificato dalla legge n.479/92, nel dlgs n.374/90, nel dlgs n.504/95 dove all’art. 17 si prevede i prodotti soggetti ad accisa sono esenti dal pagamento del suddetto tributo quando sono destinati ad essere consumati nelle zone franche chiamate anche Paesi Terzi, nel D.M. 489 del 05.12.1997, nel dlgs n.471/97, dove si conferma che le zone franche dell’Italia sono disciplinate dalla normativa Comunitaria e che l’Italia può emanare solo “Norme di Recepimento” in tema di zone franche.
Oltre che per quanto sopra esposto e richiamato, si chiede l’annullamento della succitata cartella in quanto la stessa (cartella) non è stata preceduta da una richiesta di chiarimenti notificata con apposito atto ai sensi:

1. dell’art. 5 comma 1 lett. d) della legge n.23/2014 dove si precisa che resta a carico dell’Amministrazione finanziaria l’onere di dimostrare il disegno elusivo e le eventuali modalità di manipolazione e di alterazione funzionale degli strumenti giuridici utilizzati;
2. del dlgs n.128/2015 che alle premesse precisa che lo stesso decreto è stato emanato in attuazione del diritto dell’Unione Europea in materia di abuso del diritto fiscale, dei principi di uguaglianza, legalità, capacità contributiva e di certezza dei rapporti giuridici, nonché dei principi dello statuto dei diritti del contribuente, principi ai quali sono tenuti ad adeguarsi tutti gli Stati Membri, e che non possono essere accusati di elusione fiscale coloro che sono esonerati dal pagamento di dazi doganali iva e accise ai sensi dell’art. 34 del dpr n.43/73 e di quanto previsto dal dlgs n.374/90, ossia coloro che hanno diritto alle franchigie fiscali perche residenti in territori considerati extradoganali perche dichiarati zona franca,
3. del decreto n.128/2015 che - nell’apportare modifiche all’art. 10 bis nella legge n.212/2000 - conferma che l’Amministrazione finanziaria ha l’onere di dimostrare l’esistenza dei motivi per quali si ritiene sia configurabile un abuso del diritto, e che detto accertamento deve essere preceduto, a pena di nullità, dalla notifica al contribuente di una richiesta di chiarimenti da fornire entro un determinato termine, e che resta ferma la liberta di scelta del contribuente tra regimi opzionali diversi offerti dalla legge, tra operazioni comportanti un diverso carico fiscale, e che non si considerano abusive, in ogni caso, le operazioni giustificate da valide ragioni extrafiscali, non marginali, anche di ordine organizzativo o gestionale, che rispondono a finalità di miglioramento strutturale o funzionale dell’impresa ovvero dell’attività professionale del contribuente;
4. dell’art. 20 del dlgs n.175/2014 per poter operare in “Regime di Iva non Imponibile ai sensi dell’art. 8 primo comma lett.c) del dpr n. 633/72”, la Dichiarazione di Intento deve essere trasmessa con le modalità previste dalla legge n.161/2014 (art.12) che ha recepito la normativa comunitaria di cui alla Direttiva n. 2013/61/UE.

Se tutto quanto sopra esposto non fosse riferito ai residenti in Sardegna, per quali altri contribuenti italiani sta legiferando il Parlamento? Per quale motivo è stato emanato nel 1998 il dlgs n. 75, che dava attuazione all'art.12 dello Statuto Sardo, e che istituiva 6 porti franchi nelle aree di Cagliari, Olbia, Porto Torres, Oristano, Portovesme e Arbatax, e alle zone industriali ad essi collegate o collegabili, se non per colmare il divario che Sardegna - distante dalla penisola più che dal continente africano - ha nei confronti delle altre regioni italiane? 

La risposta è che i politici del passato erano forse molto più attenti alle esigenze di un popolo già di per sè defraudato dei diritti ad esso spettanti per il solo fatto di vivere in un'isola, mentre l'attuale classe politica si gongola nella propria posizione privilegiata, tenendosela ben stretta, evitando di guardare oltre il proprio naso e lasciando il popolo che dovrebbe rappresentare in balìa del proprio destino e in mezzo a un mare, certo bellissimo e unico, che luccica agli occhi del mondo, ma che uccide coloro che non riescono a raggiungere la terra ferma.

 

 

 

In attuazione di quanto previsto dalla Direttiva Comunitaria n. 85/337/CE del Consiglio, della Direttiva n. 97/11/CE, ed in attuazione di quanto previsto dalla Legge n.355/76 (art. 2) e della Legge n.443/2001 (art. 1), l’art. 1 (co.mi da 990 a 996) della Legge n. 296/2006 (FINANZIARIA 2007) aveva autorizzato un contributo annuo di 20 milioni per 20 anni a decorrere dal 2007 da destinare alle grandi infrastrutture portuali considerate "insediamenti produttivi strategici e di preminente interesse nazionale da realizzare per la modernizzazione e lo sviluppo del paese".
I fondi sono stati assegnati direttamente alle Autorità Portuali, perché li destinassero ad opere immediatamente cantierabili, previa trasmissione al Ministero dell’Economia e Finanze dei corrispondenti piani finanziari.

L’art.2 comma 2 novies, 2 decies e 2 undecies del D.L. n.225/2010 - convertito nella Legge n. 10/2011 - ha proceduto a revocare i suddetti fondi statali a fronte dei quali non è stato pubblicato il bando di gara per l’assegnazione dei lavori entro il quinto anno dal trasferimento o dall’assegnazione dei fondi, le cui quote non utilizzate sono state ripartite tra le altre Autorità Portuali che invece hanno provveduto ad attivare le procedure con pubblicazione dei bandi di gara entro la data del 30 settembre 2010.

Per le stesse finalità (miglioramento della competitività dei porti italiani) nuovi finanziamenti sono stati stanzianti a favore delle Autorità Portuali, con il D.L. n.145/2013 convertito nella Legge n.190/2014 art. 1 comma 236.

Queste sono alcune delle occasioni perdute (o da sfruttare) del popolo sardo, che tutt'ora è amministrato da politici che preferiscono lingere la propria poltrona piuttosto che rivolgere lo sguardo verso i veri benefici per la Sardegna, che non sono quelli di avere a tutti i costi una manciata di posti di lavoro per esempio in un'industria pericolosa e inquinante, ma posti di lavoro per tutto quel 40% di Sardi che li aspettano. E che si aspettano da chi hanno votato (o da chi muove i fili in Regione) risposte e fatti. Fatti che ancora non arrivano, leggi e delibere chiuse in un cassetto mentre un popolo intero anela al benessere e chiede di avere le stesse opportunità di chi vive sulla terra ferma. Il popolo attende che la Regione si metta a studiare o che almeno sappia farsi consigliare da consulenti preparati, affinché almeno i soldi che l'Europa ci destina siano portati nelle tasche dei cittadini e delle imprese.

 

Per coloro che non avessero ascoltato la diretta della trasmissione Schiavi Moderni a Radio Carbonia International condotta dallo speaker Andrea Impera, vi riproponiamo il file audio (scaricabile in allegato) con l'intervista all'avv. Francesco Scifo, Segretario Politico del Movimento Sardegna Zona Franca, il quale fa il punto della situazione relativa alla zona franca in Sardegna e alle motivazioni per le quali essa non è ancora operativa. 

 

 

Stamattina in un'intervista rilasciata a Radio Uno nel programma "Radio anch'io" (registrazione in allegato), il neo presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani ha annunciato che è sua intenzione "avere un membro di Gabinetto dedicato alle minoranze linguistiche e alle zone ultraperiferiche...", dando così al Movimento Sardegna Zona Franca un ulteriore spunto per rivendicare un diritto esistente sulle carte (e nelle leggi) ma ancora non applicato dal sistema politico regionale e nazionale, e aprendo di fatto, ancora una volta, la strada al riconoscimento della Sardegna sia come minoranza linguistica che come isola ultraperiferica, a cui spetta conseguentemente un regime fiscale diverso da quello del resto dell'Italia.

Ricordiamo che già tre anni fà i vertici del Movimento, dottoressa Maria Rosaria Randaccio e avvocato Francesco Scifo, avevano incontrato l'allora Vice Presidente Vicario del Parlamento Europeo a Roma (video intervista in fondo alla pagina) e avevano da questi avuto conferma della totale disponibilità della UE all'attivazione di una zona franca estesa a tutta l'isola.

È in programma a breve un incontro a Bruxelles dei rappresentanti del Movimento con il Presidente Tajani per chiedere un suo intervento presso le dovute sedi romane e valutare l'eventualità di procedere con la richiesta di infrazione nei confronti dello Stato Italiano da parte della Commissione Europea per la mancata comunicazione dell'attivazione della zona franca della Sardegna (come da precedente lettera dell'ex governatore Ugo Cappellacci) e la mancata applicazione delle direttive comunitarie. 

 

 

 

Sulla scia dei fallimenti del suo partito, il PD, anche il governatore Francesco Pigliaru deve fare i conti con il malcontento della popolazione sarda. Infatti, secondo la classifica sul gradimento degli amministratori stilata annualmente dall'Istituto Ipr Marketing per il Sole 24 Ore, la cosìddetta "Governance Poll", il presidente sardo racimola appena il penultimo posto a livello italiano, con il maggior calo in assoluto, cioé -12,5% in un anno.

Partìto con il pretenzioso slogan elettorale "Cominciamo il domani", per lui il "domani" pare che sia giunto al termine in soli tre anni di legislatura, tre anni che - come affermano non solo dall'opposizione ma anche da alcuni movimenti autonomisti - sono stati un vero e proprio fallimento, un tracollo personale e politico che sta trascinando la Sardegna nel baratro.

Pigliaru, accusato non solo di insuccessi su tutti i campi, ma anche di un'assenza seriale ed inspiegabile dalle scene e dalle piazze, è particolarmente restio al contatto con la gente e alla vicinanza ai bisogni di cittadini e imprese. E la delusione arriva dai suoi stessi elettori, increduli di fronte a tanta indifferenza.

I disastri e l'inerzia della sua Giunta sono sotto gli occhi di tutti i Sardi: la vertenza Entrate per esempio, con la quale il debito italiano nei confronti della Sardegna è cresciuto verso una cifra a dieci zeri; solo parole e promesse poi nella lotta alla riduzione delle servitù militari; un ulteriore e catastrofico indebitamento dei Sardi con l'accensione di un mutuo da 700 milioni di euro; l'aumento delle tasse sul diritto allo studio e il ridimensionamento degli istituti scolastici senza tener conto delle realtà dei comuni interessati, azioni promosse da colui che proprio nella scuola aveva riposto tutte le sue attenzioni elettorali; la bocciatura della finanziaria 2016 e l'addio al sogno (speriamo momentaneo) di un'Agenzia Sarda delle Entrate; la fuga di Ryanair da Alghero e la soppressione della Continuità Territoriale sulle rotte minori; le imprese agricole abbandonate a se stesse con l'umiliazione di vedere un litro di latte venduto vergognosamente al prezzo di un bicchiere d'acqua; per non parlare poi della politica dell'immigrazione, con la Sardegna invasa da un numero di stranieri, fuggitivi e (spesso) clandestini di molto superiore a quanto concordato con lo Stato Italiano e alla capienza delle strutture disponibili; e infine, la cosa più eclatante, il rifiuto dell'applicazione delle leggi sulla zona franca, con la negazione addirittura dello status di ultraperifericità della Sardegna.

In questo momento si assiste ad un peggioramento della crisi economica, con un boom di fallimenti nei settori principali, e oggi sia le famiglie che le imprese stanno peggio rispetto al 2009, anno di inizio della crisi globale. In Sardegna le imprese sono costrette a licenziare, soprattutto perché il governo di Matteo Renzi ha cancellato gli ammortizzatori sociali in deroga, che nell'isola sono stati negli anni scorsi uno strumento importante per affrontare periodi molto duri. In questo scenario drammatico per l'isola, il presidente Pigliaru è completamente assente, addirittura sembra si nasconda. E questo succedeva anche prima dei suoi ultimi ricoveri ospedalieri.

Ormai è giunta l'ora di cambiare, di cancellare il disastro di tre anni di politica asservita al Governo del PD, e scegliere un Governatore ed una Giunta che lavorino onestamente per l'affermazione della sovranità del popolo sardo e per il riconoscimento di un'indipendenza fiscale che faccia rifiorire tutti i settori che l'attuale Governo regionale ha abbandonato. È chiaro quindi che Pigliaru non ha altra soluzione che dimettersi al più presto e lasciare spazio a chi è capace di governare e di far applicare le tante leggi che abbiamo a disposizione.

Sabato, 26 Novembre 2016 17:44
Pubblicato in News Sardegna

 

Oggi a Sassari alla Conferenza Programmatica Energie per la Sardegna, organizzato dal dott. Di Gangi e dai suoi collaboratori, l'avvocato Francesco Scifo e la dottoressa Maria Rosaria Randaccio hanno incontrato il dott. Stefano Parisi, ex direttore generale di Confindustria. Alla presenza del Magnifico Rettore, di illustri professori dell'Università di Sassari e di tanti imprenditori attivi si è parlato di zona franca della Sardegna.

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"L'immagine che voi vedete in questo articolo evidenzia l'assurdo isolamento in cui tutti i politici di ogni schieramento, passato ed in carica, ci hanno gettato, tagliandoci fuori dal sistema di comunicazioni e trasporti europeo"  - spiega l'avv.Scifo. "E' emerso che la zona franca è uno strumento di politica economica che può fornire la risposta che consente alla Sardegna di orientare l'asse dei flussi economici verso i nuovi mercati extraeuropei. L'isolamento dall'Europa in cui la politica miope, italiana e sarda, ci ha gettato può essere la molla che ci costringe ad aprire verso le nuove rotte di mercato che il raddoppio del canale di Suez ha aperto solo dal 2015: nessuno può toglierci infatti la nostra centralità nel Mediterraneo. Si è manifestata l'esigenza di legalità che sale dalla nostra Isola, tradita da chi amministra e da chi il D.Lgs. n.75/98 dovrebbe applicarlo e farlo applicare. L'avv. Scifo poi continua: "Il dott. Parisi ha mostrato di essere diverso dai politici comuni e di essere invece una persona capace di capire anche il linguaggio tecnico, ed ha abbozzato un suo progetto di azione democratica e liberale contro le destre e le sinistre che, fino ad ora, ci hanno amministrato così dannosamente. L'occasione di parlare di zona franca ad una platea competente e illustre penso sia stata importante e foriera di sviluppi per l'Isola. Intanto, auguro buona fortuna al modello «Megawatt» del dott. Stefano Parisi. Dai molti relatori competenti che si sono succeduti sul palco con le loro analisi, le loro idee e i progetti imprenditoriali, è emerso che le energie ci sono. Certo si deve lottare contro una burocrazia cieca e l'illegalità di uno Stato e di una Regione in mano a ad una cieca speculazione, ma noi stiamo a vedere come si svilupperà questo nuovo movimento."

 

 

 

"Il Decreto Ministeriale n. 259 del 19 giugno 1998 - pubblicato sulla G.U. n.179 del 3 agosto 1998 - ci spiega in che modo dobbiamo compilare l’istanza da inoltrare all’Amministrazione Finanziaria ai fini dell’applicazione dell’art. 37 bis del D.P.R. n.600/1973.
L’Articolo 37 bis al comma 8 infatti prevede che le norme tributarie sulla riscossione dei tributi possano essere disapplicate qualora il contribuente dimostri che nella particolare fattispecie che lo riguarda (come il fatto di risiedere in un territorio dichiarato zona franca) non possono verificarsi effetti elusivi dei tributi, diretti ad aggirare obblighi o divieti previsti nell’ordinamento tributario.

A tal fine il contribuente deve presentare istanza al Direttore Regionale dell’Agenzia delle Entrate, competente per territorio, descrivendo compiutamente la fattispecie concreta per la quale ritiene non applicabili le disposizioni normative di cui chiede la disapplicazione.
L’Amministrazione deve richiedere, anche con lettera raccomandata e a pena di nullità del successivo avviso di accertamento, chiarimenti da inviare per iscritto entro 60 giorni dalla data di ricezione della richiesta di chiarimenti, nella quale l’amministrazione indica i motivi per i quali ritiene insussistenti le motivazioni addotte dal contribuente.
Le determinazioni del Direttore Regionale dell’Agenzia delle Entrate vanno comunicate al contribuente non oltre 90 giorni dalla data di presentazione dell’istanza, con provvedimento da ritenersi definitivo.
Qualora l’Amministrazione Finanziaria ritenga che le motivazioni del contribuente siano inaccettabili, deve notificare l’avviso di accertamento con le modalità previste dall’art. 42 del D.P.R. n.600/73, dove si prevede che l’avviso di accertamento deve essere specificatamente motivato in relazione alle giustificazioni fornite dal contribuente, e le eventuali maggiori imposte accertate sono iscritte a ruolo secondo i criteri previsti dall’art. 68 del D.lgs. n.546/92, ovvero DOPO la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale che (eventualmente) dia torto al contribuente!

L’art. 37 bis del D.P.R. n. 600/73 è stato abrogato dall’art. 1 comma 2 del D.lgs. n. 128/2015, decreto quest’ultimo dove si precisa “che le disposizioni che fanno riferimento all’art. 37 bis del D.P.R. n. 600/73, devono intendersi riferite all’art. 10 bis della Legge n.212/200”, introdotto dall’art.1 comma 1 dello stesso D.lgs. n. 128/2015, che ripropone le modalità e i tempi da seguire per l’inoltro della domanda di “Interpello” da parte di qualunque cittadino residente nell’Isola.
Nella risposta l’Amministrazione Finanziaria ha l’onere di dimostrare la sussistenza della condotta abusiva che determina vantaggi fiscali indebiti al contribuente, confermando cosi quanto già previste nel succitato D.M. n.259 del 19 giugno 1998 richiamato alle premesse.

Le succitate disposizioni risultano attualmente confermate dal D.lgs. n.128/2015 art. 1 commi 3 e 4 e dal D.lgs. n. 147/2015 che ha apportato modifiche al D.P.R. n.917/86 art. 167 comma 8 ter e 8 quater dove si prevede che la disciplina del comma 1 e del comma 8 bis dell’art.167 non si applicano se in contribuente dimostra, anche tramite interpello e secondo le modalità indicate nel comma 5 dell’art. 167, in parola che l’insediamento all’estero non rappresenta una costruzione artificiosa volta a conseguire un indebito vantaggio fiscale, e che l’Amministrazione Finanziaria prima di procedere all’emissione dell’avviso di accertamento d’imposta o di maggiore imposta deve notificare all’interessato un apposito avviso con il quale viene concessa al medesimo la possibilità di fornire entro 90 giorni le prove di come il contribuente che risiede nell’isola della Sardegna abbia il diritto ad un regime fiscale diverso ed inferiore rispetto a quello riservato alle altre regioni italiane che non sono isole ultraperiferiche.

Appare evidente che anche ai sensi del D.lgs. n. 114/2016, che ha portato modifiche all’art.8 dello Statuto Sardo approvato con la Legge Costituzionale n.3/1948, ai residenti nell’Isola della Sardegna competa il diritto alle Franchigie Fiscali in base all’art. 92 del Trattato di Roma, in base all’art. 349 del Trattato di Lisbona, del D.lgs. n.75/98 ed in base al principio di “non discrimine” chiamato anche “Principio di Uguaglianza” in nome del quale situazioni simili devono essere trattate in modo uguale, (si veda in tal senso art. 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo CEDU, l’art. 21 della Carta di Nizza e il D.lgs n.216/2003 con il quale è stata recepita in Italia la Direttiva Comunitaria n.2000/78/CEE."

Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio



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