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Pubblichiamo questo bell'articolo dedicatoci dal Blog "Diario di Tenerife", ringraziando la redazione per il sostegno che ci dimostra con le parole e con il cuore. Credeteci, il sostegno delle persone come voi vale molto.

Riconoscere “zona franca” la Sardegna potrebbe salvare le sorti dell’Italia

Rendere “zona franca” la Sardegna: un paio d’anni fa l’ipotesi fu caldeggiata fortemente, trovando sponde in Regione Sardegna e l’appoggio di centinaia di sindaci. Sembrava quasi che si “potesse fare”, ma come tipico nell’ex belpaese, ben presto è finito tutto nel “dimenticatoio”, e nessuno ne parla più. Un vero peccato!

Mi è tornata in mente la questione, pensando a quanti investimenti stranieri sta attirando Tenerife ed in generale tutte le Isole Canarie, grazie alla fiscalità vantaggiosa e agli incentivi per chi crea posti di lavoro e fa girare l’economia delle isole. E tra questi, ci sono molti italiani…

Ho fatto una breve ricerca su Google, e mi sono imbattuto in un articolo del sito zonafrancasardegna.com, datato 15 Giugno, che giustamente domanda:
“Che fine hanno fatto i sindaci che hanno deliberato per la zona franca?“

Domanda da un milione di dollari…

Come quasi sempre accade, in Italia, quando nasce un’iniziativa valida e questa genera consensi e pubblicità, tutti i politicanti cercano di farla propria, la cavalcano fino a quando l’onda mediatica non si esaurisce, dopodiché, appena viene meno l’attenzione pubblica e mediatica, gettano i buoni propositi nell’immondizia, per dedicarsi a nuovi argomenti di propaganda.

La “zona franca” avrebbe fatto un gran bene, sia all’isola che all’economia di tutto il paese: tuttavia a sostenere l’idea, furono quasi esclusivamente i sardi, e nemmeno in massa, mentre nel resto del paese in pochi capirono l’importanza che ciò avrebbe potuto avere per la collettività. Ma noi italiani siamo così: se qualcuno ipotizza di rendere “zona franca” una regione, anziché sostenerlo, lo avversiamo, oppure come i bambini, chiediamo di godere dello stesso “privilegio”, e mandiamo tutto in vacca. Siamo gelosi del “vicino”, senza capire che alcune volte la fortuna del vicino è la nostra fortuna. Inoltre la Sardegna è svantaggiata davvero, essendo un’isola.

Le Isole Canarie godono di numerosi vantaggi e di un governo dotato di un certo grado di autonomie, perché sono un’area repressa e svantaggiata, essendo distante dal resto del continente. Se la distanza della Sardegna dalla terra ferma è notevolmente minore, a livello economico la Sardegna non se la passa bene, sopratutto in un periodo in cui anche le poche aziende che si erano insediate nell’isola iniziano a vacillare.

La Sardegna ha un indice di disoccupazione e un PIL pro-capite inferiore alla media nazionale italiana, proprio come le Canarie nel contesto spagnolo. Solo che la Sardegna è abbandonata a se stessa, mentre le Canarie, fortunatamente, no.

E’ noto che molte industrie controllate dalle multinazionali hanno abbandonato l’Italia, trasferendosi nel “sud del mondo”. Negli ultimi anni il fenomeno però ha iniziato a riguardare anche le piccole-medie imprese: proprio ieri, per esempio, Il Giornale raccontava il caso di un imprenditore che ha spostato la propria azienda in Austria, per sopravvivere.

L’Austria certamente non è un “paradiso fiscale”, ne di una nazione con una imposizione particolarmente bassa, ma rispetto all’oppressione fiscale italica, è un altro mondo. E consente a chi vuole lavorare e produrre, di farlo. A rendere appetibile l’Austria inoltre, c’è la vicinanza: cosa che riguarda anche la Slovenia, altra meta dove sono state trasferite imprese italiane.

Un’altra meta sempre più interessante per gli imprenditori che vogliono delocalizzare restando nell’ambito Europeo, è l’Albania, con la pressione fiscale al 15% e un costo del lavoro tra i più bassi in Europa. Portare le merci in Italia dal paese delle aquile inoltre è molto facile e comodo, disponendo di collegamenti marittimi veloci ed economici che collegano Durazzo alle coste italiane. Attualmente l’Albania NON fa parte dell’UE: tuttavia il paese ha acquisito lo status di “paese candidato” e ben presto entrerà in Europa. Questione di un annetto.

A quel punto, non ci saranno più nemmeno i dazi doganali, e l’Albania sarà ancora più appetibile, e vedrete che ulteriori migliaia di imprenditori salperanno l’Adriatico con le proprie aziende. Se la Sardegna fosse zona franca, potrebbero salpare il Mar Tirreno, e restare in patria…

Anche nelle Canarie sono sorte numerose aziende italiane, che hanno approfittato della “ZEC”, un regime fiscale speciale per chi investe e crea almeno 5 posti di lavoro nell’arcipelago.

Imprenditori che se la Sardegna fosse stata una “zona franca” o comunque fossero previsti degli sgravi e degli incentivi, si sarebbero potuti insediare li, rimanendo in Italia… (e quindi continuando a pagare le tasse a Roma, per la gioia di tutta la nazione…)

Ma non solo: sarebbero stati attirati anche investimenti stranieri, creando ulteriori posti di lavoro e rafforzando l’economia dell’isola. La Sardegna ha gli svantaggi tipici di tutte le isole: maggiori costi e tempi di trasporto sia delle materie prime in entrata, che delle merci in uscita, però ha una posizione assolutamente strategica nel mediterraneo, e con una fiscalità di vantaggio si svilupperebbe rapidamente, con un tasso di crescita in doppia cifra.

I vantaggi economici si traducono anche in prezzi più bassi al consumo: già l’esenzione dell’IVA o una significativa riduzione della stessa su modello Isole Canarie, dove non esiste l’IVA, ma un’imposta simile denominata IGIC, che si attesta al 7%, comporterebbe una sensibile riduzione dei prezzi, e quindi farebbe ripartire i consumi e renderebbe più economico trascorrere le vacanze sull’isola, dando nuovo impulso al turismo. I prezzi con la sola esenzione IVA scenderebbero del 22%, invece ben presto l’IVA aumenterà ancora e sarà portata al 25%: FOLLIA PURA, PURISSIMA.

La Sardegna è un’isola bellissima, dove ci sono dei tesori naturalistici, che se fossero gestiti da un qualsiasi altro governo europeo, avrebbero decretato la fortuna del paese. Luoghi come il Parco dell’Asinara, assolutamente trascurato e poco pubblicizzato. L’Isola di Budelli addirittura svenduta ad un privato per quattro soldi!!! No, non ci siamo!

E’ un vero peccato.

Ed è inconcepibile come il popolino italiano, e nella fattispecie anche quello sardo, resti passivo dinnanzi a questo scempio, senza reclamare a gran voce quei cambiamenti di cui l’Italia avrebbe un grandissimo bisogno!!!

Purtroppo sembra che gli italiani abbiano scelto di affondare, e aspettano quel momento guardando le partite, facendo apertivi, facendosi gli affari propri, come se l’Italia fosse il paese di qualcun’altro, come se ciò che avviene a livello politico non riguardasse loro…

Probabilmente in Italia molti ancora non hanno risentito della crisi, grazie alla rendita della seconda casa in affitto, alla cospicua pensione del padre o del nonno, etc. e molti, troppi credono che la crisi non li riguardi… si sbagliano, e lo capiranno!

Al Movimento per la Sardegna Zona Franca va il totale sostegno di questo blog, per il poco che può valere. Vi invito ad informarvi (e prendere spunto) circa i benefits di cui godono le Canarie rispetto al governo spagnolo e all’Europa, che mette a disposizione delle isole numerosi fondi per lo sviluppo: GLI STESSI FONDI CHE MOLTE REGIONI ITALIANE NON UTILIZZANO, oppure talvolta li utilizzano per arricchire qualcuno… vedi i cantieri farsa che appena arriva il gruzzolo dall’Europa, vengono abbandonati senza essere ultimati…

Tratto da Diario di Tenerife

 

 

Il Movimento Sardegna zona franca non abbandona la via giuridica. Pronto l'esposto accuratamente preparato dall'avvocato Francesco Scifo e indirizzato alla Procura di Roma (qui sotto in allegato).

Con queste parole il Segretario del Movimento dal suo profilo Facebook esorta i cittadini ad inviare l'esposto: "E' ora di combattere in prima persona per ciò in cui si crede. Le parole non bastano più. Vi chiedo di inviare IN MASSA questa denuncia compilata e firmata da ognuno di voi alla Procura di Roma. Credetemi, non c'è altra strada che quella della Magistratura per ottenere l'applicazione della Legge n.75/98. Se questo esposto diverrà virale e di massa vinceremo altrimenti tutto sarà molto difficile: ora ciascuno di voi può agire."

L'avvocato continua: "La zona franca è in vigore dal 12 febbraio 2013 perchè la delibera della Giunta dell'epoca non è stata mai annullata da nessun Giudice Amministrativo. Il resto è solo una serie di omissioni di atti di ufficio e di abusi illegali da parte di chi non ha controllato l'applicazione della Legge n.75/98 e il D.P.C.M. del 7 giugno 2001 (Dogane, Agenzia delle Entrate, Assessorato alla Programmazione e Industria). Per questo li abbiamo denunciati tutti più volte alla Magistratura, alla Guardia di FiNANZA, alla Procura di Roma, alla Commissione Europea e speriamo che finalmente la luce rischiari gli inquirenti."

L'esposto può essere inviato via pec e firmato digitalmente al seguente indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure per semplice raccomandata a/r o posta ordinaria alla Procura. L'indirizzo è: PROCURA DELLA REPUBBLICA C/O TRIBUNALE DI ROMA Piazzale Clodio, Via Golametto 12 - 00195 ROMA.

 

 

 

 

Pur condividendo in pieno quanto scritto dal signor Andreas Coni nel social network Facebook (e che qui sotto riportiamo integralmente), tuttavia dobbiamo sottolineare che ci dispiace che nessuno dei presenti abbia dimostrato di possedere adeguata conoscenza delle Direttive e dei Regolamenti Comunitari sulle Zone Franche dove si prevede:

1) che le recinzioni delle Zone Franche non sono più necessarie dal momento che con apposito Regolamento Comunitario è stato disciplinato il controllo delle suddette aree, attraverso apposite telecamere collegate ad un SISTEMA SATELLITARE;
2) che l'attivazione della Zona Franca su tutto il territorio della Sardegna dipende esclusivamente dal popolo sardo che dovrebbe cominciare a fatturare con IVA NON IMPONIBILE; 
3) che la Zona Franca non è altro che un regime fiscale speciale che compete/spetta ai territori che come la Sardegna, che soffrono di determinati problemi che le altre Regioni Italiane ed Europee non hanno.

REGIME FISCALE CHE DEVE ESSERE DIVERSO DA QUELLO IMPOSTO ALLE ALTRE REGIONI ITALIANE IN ASSENZA DEL QUALE VENGONO VIOLATI (DA PARTE DEL LEGISLATORE ITALIANO) DUE PRINCIPI CARDINE DELLA NOSTRA COSTITUZIONE: 1) QUELLO DELL'UGUAGLIANZA DELLE LEGGI E 2) QUELLO DELLA RAGIONEVOLEZZA DELLE LEGGI,
PRINCIPI CHE DEVONO ESSERE APPLICATi ANCHE ALLA LEGGE FISCALE.

PERTANTO QUANDO LO STATO ITALIANO IMPONE AI CITTADINI SARDI LO STESSO REGIME DELLE ALTRE REGIONI STA VIOLANDO NON SOLO I SUDDETTI DUE PRINCIPI SANCITI DALLA COSTITUZIONE MA ANCHE L'ART. 7 DEL DPR N.633/72 DOVE SI PREVEDE CHE L'IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO (IVA) NON SI APPLICA AI TERRITORI DICHIARATI EXTRADOGANALI DALL'ART. 1 DELLA LEGGE DOGANALE ITALIANA DEL 1940, LA STESSA LEGGE RICHIAMATA DALLA DIRETTIVA COMUNITARIA N.69/75/CEE DEL 4 MARZO 1969 CHE HA INDIVIDUATO LE ZONE FRANCHE DELL'ITALIA, E TRA QUESTE SICURAMENTE LE ZONE FRANCHE DELLA SARDEGNA NELLA TABELLA ALLEGATA A PAGINA 3 DELLA STESSA DIRETTIVA.

LA SUDDETTA DIRETTIVA PRECISA CHE LA NORMATIVA SULLE ZONE FRANCHE DELL'EUROPA DEVE ESSERE UGUALE IN TUTTI GLI STATI MEMBRI E CHE DEVE ESSERE APPLICATA INNANZI TUTTO AI TERRITORI CHE COME LA SARDEGNA HANNO I SEGUENTI PROBLEMI CHE NE CONDIZIONANO IL CORRETTO SVILUPPO ECONOMICO IN QUANTO AFFLITTE DAL PROBLEMA DI ESSERE:

1) ISOLA
2) ISOLA ULTRAPERIFERICA
3) ISOLA SPOPOLATA
4) ISOLA GRAVATA DA UNA DISOCCUPAZIONE ANOMALA
5) ISOLA GRAVATA DAI PROBLEMI DERIVATI DALLA DEINDUSTRIALIZZAZIONE


Il nostro diritto alla Zona Franca, sancito dalla normativa comunitaria è stata recepita dall'Italia in apposite leggi, e dai Regolamenti Comunitari sulle Zone Franche, diritti che per poter essere rivendicati e applicati devono essere studiati dagli addetti ai lavori.
E' apparso palese che nessuno degli intervenuti al dibattito possedeva una sufficiente preparazione sulla questione utile alla rivendicazione del nostro Diritto alla Zona Franca.
Apprezziamo il grande passo in avanti fatto da Piergiorgio Massidda che ha sostenuto con grande passione come la Città di Cagliari e i 6 ettari individuati dal DPCM siano attivi da quando è stato emanato il D.lgs. n.75/98.

Peccato che nessuno dei presenti abbia sottolineato il fatto che non abbiamo più necessità di altri DPCM da quando è stato modificato il Titolo V della Costituzione, e che in tal senso è stata emanata apposita Legge Regionale che consente ai Comuni Sardi le RECINZIONI VIRTUALI COLLEGATE AL SISTEMA SATELLITARE, DISCIPLINATO DA APPOSITO REGOLAMENTO COMUNITARIO DIRETTAMENTE APPLICABILE ANCHE ALLA SARDEGNA!

 

Di Andreas Coni: "Dalla trasmissione Thesauro di Sardegna 1, andata in onda oggi 07/04/2015 alle 21.00, avente come argomento "la zona franca", ospiti Vanni Sanna, Mariano Lo Piccolo e Piergiorgio Massidda, abbiamo avuto l'ennesima prova che questa giunta non vuole la zona franca Sarda. Forse vuole qualche porto franco, rigorosamente recintato, ma certo non vuole il modello di sviluppo che oltre 4000 zone franche nel mondo hanno adottato, compresa Shannon, nata proprio negli anni in cui i nostri padri costituenti hanno inserito, non avendo trovato un accordo migliore, la famosa frase nell'articolo 12 dello statuto "Saranno istituiti i punti franchi".
Mentre gli ospiti presenti parlavano di progetti reali, esistenti e fattibili, SUBITO, l'assessore Paci, in rappresentanza dei professoroni della giunta, replicava dicendo di non capire e di non comprendere i motivi della polemica. Passato più di un anno dalle elezioni, questa giunta ha solo tergiversato e, non avendo il coraggio di dire chiaramente che non può fare le zone franche e le ZES perchè il PD nazionale non vuole, ci rimandano costantemente con un "Stiamo valutando", "faremo, vedremo, etc. etc", mentre il popolo Sardo muore e i giovani scappano, esausti da una classe politica inetta e incapace e impossibilitata dai diktat nazionali a dare risposte immediate e concrete. Il PD nazionale (ma a suo tempo anche il PDL) non ha interesse a che il popolo Sardo cresca e migliori. Serve invece un popolo sottosviluppato e sempre servile, grazie alle briciole che pochi riescono a racimolare a fronte di una svendita totale del nostro territorio. Sono più di 65 anni che lo stato ci colonizza, e non ha nessuna intenzione di mollare l'osso. Prima ce ne renderemo conto e prima riconquisteremo la dignità e la libertà che un popolo deve avere.
Ottimi gli interventi di Vanni Sanna e Mariano Lo Piccolo, un po più di parte quello di Massidda, ma pur sempre finalizzato alla realizzazione (anche se recintata) della zona franca di Cagliari. Alla competenza e preparazione però, si è potuto riscontrare solo l'attendismo e la generalizzazione del politico che non può dire chiaramente come stanno le cose.
Cercheremo di coinvolgere tutte le aziende della zona industriale di Olbia affinché partecipino al convegno presso l'EXPO' prima e quello del polo universitario dopo, per radunare quell'esercito che, una volta compresa la totale incapacità di questi governanti a tutelare i diritti dei Sardi, servirà per sferrare l'attacco finale e costringere, anche legalmente, chi di dovere a fare quanto va fatto.
Ai primi di Marzo, per l'ennesima volta, il comune di Olbia ha chiesto urgentemente un incontro con la presidenza della Regione per stabilire un calendario per fare la delibera della perimetrazione della ZF Olbiese e della relativa ZES, così come previsto dal Dlgs 75/98. Ora basta, non faremo passare un altro anno."

 

 

 

Pubblichiamo il nuovo Interpello (allegato) redatto dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, destinato sia all'Agenzia delle Entrate che alla Corte dei Conti, con il quale si ribadisce che non può essere imposto alla Sardegna (e quindi ai cittadini Sardi) lo stesso regime fiscale imposto alle altre Regioni italiane che non soffrono del gravissimo disagio di essere  “regioni remote” e spopolate, circondate da centinaia di chilometri di Mar Mediterraneo.

Tale documento dovrà essere utilizzato da chi ha già avuto risposta negativa da parte dell'Agenzia delle Entrate, oppure adattato alle proprie esigenze, in caso si voglia inviare per la prima volta.

Si consiglia l'invio tramite raccomandata con ricevuta di ritorno o pec.

 

Sabato, 14 Marzo 2015 19:30
Pubblicato in News Sardegna

 

Una nota trasmissione televisiva nazionale ha mandato nel Sulcis una troupe per filmare il malessere di una provincia schiacciata dalla crisi. Ci hanno invitato perché siamo un’Associazione che lotta sul territorio anche per i molti assenti e gli indifferenti. Approfittando di un’interruzione delle riprese, siamo andati in una pizzeria al taglio: il pizzaiolo ci ha espresso tutta la disperazione del suo locale vuoto e il desiderio di emigrare subito fuori dalla Sardegna. Infatti, in 30 minuti non entra nessuno, la gente non ha più soldi, nemmeno per comprare una pizzetta al taglio: si comprano al discount le pizze surgelate che costano meno. La storia la sapete, si è preferito smantellare il sistema dei trasporti, l’industria, l’artigianato, soffocare la ricerca, chiudere le scuole nei paesi, semplicemente rendendo svantaggioso e costoso qualsiasi investimento economico nell’Isola.

Applicare e conoscere il D.lgs. 75/98 sulla zona franca avrebbe potuto alleviare l’esodo: sospendendo IVA e Accise forse qualche temerario imprenditore avrebbe rischiato; tuttavia, scientemente, la legge non viene applicata e le Autorità coprono questa illegalità.

Conoscere ed applicare le normative vigenti diminuirebbe i costi dell’energia e favorirebbe il lavoro.

Il nostro anfitrione ci intima di non parlare di zona franca, a pena di taglio del collegamento. Nonostante ciò, Claudia e Maria Rosaria, nascondendo i concetti tra le righe, hanno fatto quello che tutti i sardi avrebbero dovuto fare: richiamare pubblicamente Ministri, ex Ministri, sindacalisti e portaborse alle loro responsabilità, quelle che hanno azzerato l’avvenire di un’isola. Che dire, infine, del silenzio pesante della Giunta Regionale e del suo Presidente sulla morte dell’Autonomia Speciale e dello Statuto causata dalla riforma costituzionale in fieri, farcita di clausole di supremazia e d’interesse nazionale? Esse peseranno come un macigno sul loro ricordo.

La damnatio memoriae sarà questa: eletti dal popolo per difendere lo Statuto e l’Autonomia eseguivano pedissequamente gli ordini del partito unico nazionale di sopprimere la libertà dell’Isola per ragioni “economiche”. 

 

Pubblichiamo la lettera inviata dall'avvocato Francesco Scifo qualche giorno fà al direttore de L'Unione Sarda Anthony Muroni e - di seguito - in allegato la lettera dell'ex presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci per l'applicazione di quanto allora deliberato dalla RAS.

La lettera dell'avvocato Scifo non è stata pubblicata, né sono seguiti riscontri da parte della stampa. Il popolo della carta stampata (contrapposto a quello del web) non ha l'opportunità di conoscere i fatti e la situazione attuale, dal momento che la stampa locale e la politica non danno risposte relative alla mancata applicazione delle leggi sulla zona franca e sulle agevolazioni fiscali spettanti alla Sardegna.

In un momento di grave stallo per l'economia e i contribuenti, a seguito della pubblicazione della nuova Legge di Stabilità del Governo italiano, che penalizza fortemente le Regioni, ci chiediamo quando e se si vorranno considerare le opportunità che la politica sarda ha disatteso da oltre 60 anni.

Questa la lettera dell'avv.Scifo:

Egregio Sig. Direttore,

come Lei ben saprà lo scrivente e la dott.ssa Randaccio da anni lottano perché la Sardegna possa competere con tutte le altre regioni italiane. L’Isola è l’unica regione italiana priva d’infrastrutture, di autostrade, di ferrovie efficienti, di una densità di popolazione idonea a generare competitività sui mercati e situata al centro del mare Mediterraneo.

La nostra idea di sviluppo poggia esclusivamente su una pretesa di LEGALITA’, ovvero sull’applicazione delle leggi vigenti che già prevedono la zona franca integrale della Sardegna. Forse solo Lei Direttore, con la competenza che le è propria, potrà spiegare a me ed ai suoi lettori qual è il bilancio di chi detiene oggi le leve del potere e quali sono i progetti alternativi avanzati da chi ha bloccato e blocca tutt’ora la crescita dell’economia Sarda.

Tutto ciò, come vedrà, in perfetto spregio a tutte le leggi vigenti indicate in quel documento che Le invio. Dobbiamo accettare una politica che abroga non solo le leggi ma anche ogni idea di progresso economico della nostra Regione?

Evidentemente si, dato che anche l’Autorità di Governo, competente a commissariare queste omissioni, non ha dato seguito alle nostre sollecitazioni formulate pubblicamente nel Giugno scorso in base alla legge regionale 20 del 2013.

A questo proposito, Le invio questo documento storico che si presta a poche interpretazioni ed ha un preciso valore giuridico. Dato che la stampa dovrebbe essere il cane da guardia della democrazia faccia Lei le indagini che ritiene opportune per capire perché si vogliono negare alla Sardegna le chances che le spettano e, per favore, lo pubblichi per dovere di cronaca.

Cordialità,

Avv. Francesco Scifo

Pubblichiamo la Dichiarazione d'Intento semplificata e l'Interpello Contribuenti (già inviato circa sei mesi fa dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio alla quale l'Agenzia delle Entrate ha risposto che tale documento può essere inviato solo dai possessori di partita Iva) con cui sarà possibile richiedere il risarcimento danni conseguenti la mancata applicazione in Sardegna del D.lgs. n.75/98 e dell’art. 251 del D.P.R. n.43/1973.

La procedura di invio è la seguente:

1. scaricare la Dichiarazione d'Intento semplificata, compilarla con i propri dati aziendali ed inviarla in via telematica (o consegnarla a mano presso uno degli uffici dell'AdE della vostra provincia);

2. con il numero di protocollo assegnato alla Dichiarazione d'Intento, fare poi 2 copie dell'Interpello compilato con i vostri dati aziendali ed inviarle tramite raccomandata A/R a: DIREZIONE CENTRALE PER LA NORMATIVA E IL CONTENZIOSO DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE - VIA BACAREDDA 27 - CAGLIARI e a: DIREZIONE INTERREGIONALE DELLE DOGANE TOSCANA/SARDEGNA/UMBRIA - VIA G.B. FOGGINI 18 - 50142 FIRENZE;

3. attendere la risposta da parte degli enti sopra citati e conservarla allo scopo di intraprendere nel futuro una class action per la richiesta di risarcimento danni;

4. inviare copia della risposta degli enti sopra citati all'indirizzo email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o al numero di fax 0782.665060.

Nell'Interpello sono riportati i riferimenti giuridici utili per porre al riparo le aziende da successive indagini da parte della Guardia di Finanza o da parte dell'Agenzia delle Entrate, qualora si decidesse di fare le Fatture con Iva e Accise "NON IMPONIBILI" ai sensi dell'art. 8 comma 1° lett. c) del D.P.R. n.633/72. Tali documenti sono utili anche per poter rivendicare e chiedere ai Presidenti della Regione Sardegna che si sono succeduti in questi ultimi 15 anni, il risarcimento dei danni causati a tutti i sardi dalla mancata o tardiva applicazione del D.lgs. n.75/1998, ossia di quel decreto dove si richiama il codice doganale comunitario nel quale si  prevede che se si istituisce una zona franca in un'isola, per zona franche deve intendersi tutta l'isola e non solo i porti o le zone industriali limitrofe ai porti. 

Pubblichiamo la lettera della dottoressa Maria Rosaria Randaccio al Premier Matteo Renzi, e per conoscenza a Renato Soru e Salvatore Cicu, in occasione dei dibattiti intercorsi in sede europea.

 

Vorremo che il nostro Primo Ministro Matteo Renzi, prima di andare a discutere in Europa sui “compiti a casa”, ossia sulle dolose riforme che l’Italia sarebbe tenuta a realizzare per porre freno al suo smisurato Debito Pubblico, cresciuto vertiginosamente negli ultimi tre Governi (Monti–Letta-Renzi), desse una sbirciatina al Trattato di Roma del 1957, e in particolare leggesse quanto previsto all’art. 234 del Trattato, articolo nel quale, la nascente Comunità Economica Europea (attuale Unione Europea) si impegnava allora (nel 1957) a rispettare tutti i diritti degli Stati membri nati precedentemente alla nascita della stessa Unione Europea, e che pertanto dovessero venire salvaguardati (ai sensi del suddetto Trattato) tutti i diritti degli Italiani antecedenti alla nascita della Comunità Economica Europea, diritto alla salvaguardia replicata anche dall’art. 30 comma 3 della Convenzione di Vienna del 23 maggio 1969:

1) all’istituzione della Zona Franca su tutto il territorio della Sardegna ai sensi dell’art. 12 dello Statuto Sardo approvato con Legge Costituzionale n. 3/1948, la cui attuazione è stata disciplinata dai Codici Doganali Comunitari richiamati nel D.lgs. n.75/98;
2) all’istituzione di Porti Franchi in tutte le Città Marinare Italiane, diritto garantito dall’art. 77 e 78 del Codice Doganale Italiano, approvato con la Legge n.1424/1940, compresi i Punti Franchi e i Depositi Franchi definiti extradoganali dall’art. 1 del codice doganale in parola;
3) che il pareggio di bilancio non si applica all’Italia in quanto lo stesso non era stato previsto nella nostra Costituzione Italiana, Costituzione Italiana scritta in una legge antecedente al Trattato di Roma, Trattato che nell’ordine gerarchico delle fonti del Diritto è di rango superiore anche alle nostre leggi di livello Costituzionale, Trattato di Roma dove si prevede che il pareggio di bilancio è solo auspicabile (quindi non è obbligatorio);

Riteniamo inoltre che il nostro Primo Ministro per risollevarci dalla catastrofe nella quale siamo precipitati, debba istituire una Ritenuta Unica del 20% su tutti i redditi del popolo italiano e lo potrebbe fare proprio nel rispetto della Normativa Comunitaria sulla libera concorrenza, che considera gli “aiuti di Stato” distorsivi del mercato”.
Noi Italiani, abbiamo pagato all’Europa centinaia di multe/sanzioni pecuniarie salatissime (miliardarie), sanzioni chiamate artificiosamente procedure di infrazione inflitte all’Italia per aver violato la normativa comunitaria sulla libera concorrenza, e che pertanto al pari degli Aiuti di stato, anche le “fregature di Stato” dovrebbero risultare vietate ai sensi delle stesse norme Europee sulla libera concorrenza;
intendendo per “fregatura di Stato” quella imposizione Fiscale talmente elevata che mette Fuori Mercato nel mondo tutta la produzione italiana rispetto agli altri concorrenti Europei”
Concorrenti che pagano sui propri redditi aliquote irrisorie del 20% o 30%, rispetto a quelle imposte agli Italiani, dove il prelievo fiscale effettuato dallo Stato - tra imposte dirette ed indirette - rasenta, ed a volta supera, il 70% sul reddito!
Vorremo suggerire inoltre al Giovane Renzi, di andare a leggere la famosissima Riforma Tributaria attuata con la Legge n.825/1971 (ancora in vigore) con la quale è stata istituita “l’Imposta sul reddito delle persone Fisiche e Giuridiche” (IRPEF e IRPEG) e dove all’art.1 il legislatore italiano precisa che i NUOVI TRIBITI (Irpef ed Irpeg) andavano ad abolire e sostituire complessivamente tutti i tributi allora esistenti come: imposte sul reddito dominicale dei terreni, sul reddito agrario, sul reddito dei fabbricati, sui redditi di ricchezza mobile, dell’imposta speciale sul reddito dei fabbricati di lusso, delle relative sovraimposte erariali e locali, dell’imposta complementare progressiva sul reddito complessivo, dell’imposta sulle società, dell’imposta sulle obbligazioni, dell’imposta comunale sulle industrie, i commerci, le arti e le professioni e della relativa addizionale provinciale, delle imposte comunali di famiglia, del contributo per le opere di fognatura, del contributo speciale di cura delle malattie, dei tributi sui pubblici spettacoli della tassa di musica, delle imposte camerali, delle addizionali erariali e locali agli indicati tributi.

E CHE L’ABROGAZIONE DI TUTTI I SUCCITATI TRIBUTI PREVISTI NELLA RIFORMA DEL SISTEMA TRIBUTARIO VIENE APPORTATA IN OSSEQUIO AI PRINCIPI DETTATI DALLA COSTITUZIONE DOVE SI PREVEDE CHE OGNI CITTADINO DEVE CONCORRERE AL PAGAMENTO DELLE SPESE DELLO STATO IN RAGIONE DELLA PROPRIA CAPACITA’ CONTRIBUTIVA E SECONDO IL PRINCIPIO DELLA PROGRESSIVITA’ DELLE ALIQUOTE APPLICATE AL REDDITO.

Ricordiamo ancora a Renzi che la Corte di Cassazione sez. III con Sentenza n.7630 del 16 maggio 2003 ha riconosciuto il diritto al RISARCIMENTO DEI DANNI a tutti i cittadini italiani che si ritengono danneggiati dal mancato o tardivo recepimento delle Direttive Comunitarie nella legislazione italiana.
E gli vogliamo ricordare ancora, che il Tribunale di Trieste, con ordinanza collegiale ex art 669 terdecies del c.p.c. pronunciata in data 13 maggio 1997 ed il Consiglio di Stato con parere reso il 21 marzo 1996, hanno dato ragione all’Austria e alla Germania su un contenzioso nato contro il Ministero delle Finanze Italiano che pretendeva di imporre tributi propri sul Porto Franco e sulla zona Franca di Trieste con la seguente precisazione:


“Il legislatore italiano nell’emanare la Legge Quadro n.84 del 28 gennaio 1994 sul riordino della legislazione in materia portuale, all’art. 6 ha espressamente fatta salva la disciplina vigente per i punti franchi compresi nella zona del Porto Franco di Trieste e che lo stesso, pur facente parte del territorio italiano ha natura “extradoganale” (omissis) “va tratto il rilievo della fondatezza della pretesa degli attori nel presente giudizio (Austria e Germania) poiché le norme del Trattato di Pace del 1947, poi riprese dal Memorandum del 1954, vengono fatte salve dall’art. 234 del Trattato di Roma istitutivo della Comunità Economica Europea, ratificato nel 1957 e dall’art.2 del Regolamento n.2913/1992”, con il quale si ripete: la Comunità Economica Europea si impegna a rispettare tutti i Diritti degli Stati membri, sorti in un periodo antecedente alla nascita della stessa CEE.

Maria Rosaria Randaccio

Lunedì, 23 Giugno 2014 14:03
Pubblicato in News Sardegna

Secondo quanto comunicatoci da una nostra attenta attivista, il modello della Dichiarazione d'Intento che precedentemente abbiamo reso scaricabile da questo sito è il MODELLO DI COMUNICAZIONE all'A.d.E. delle dichiarazioni d'Intento ricevute, che oggi ancora va inviato in via telematica dai fornitori che ricevono (anche se esiste un disegno di legge (Disegno di Legge n.958/2013) e che ancora non è stato approvato e prevede l'invio da parte dell'emittente della ricevuta d'intento e invio copia ai fornitori). 

Nella visione d'insieme nella battaglia per la zona franca in Sardegna, l'invio di tale documento è da considerarsi un'OPERAZIONE PROVOCATORIA che deve attirare l'attenzione sul nostro diritto di operare senza applicazione Iva.
E' necessario diffondere però il modello corretto e cioé la vera e propria DICHIARAZIONE D'INTENTO (qui sotto in allegato) che dobbiamo girare ai fornitori e quindi anche all'A.d.E.

Per maggiori dettagli in merito possiamo far riferimento a questo articolo.

 

 

A pagina 6 del quotidiano La Nuova Sardegna di oggi 5 giugno 2014 è apparsa una notizia data in formato estremamente sintetico, poco più di un trafiletto, relativo ad un emendamento che sarebbe stato proposto da un gruppo di Senatori, primo firmatario Giovanni Mauro, che presenta un emendamento alla nuova riforma del Titolo V° della Costituzione, emendamento con il quale si propone che in cambio della perdita della loro Autonomia e Specialità, (parte?) dei territori oppure (tutto?) il territorio della Sicilia e della Sardegna vengano riconosciuti come Zone Franche, con interventi prioritari nelle infrastrutture per compensare l’insularità dei due territori.

Sulla stessa pagina, questa volta a caratteri cubitali, viene riportato con tanto di fotografia, l’intervento del Consigliere Regionale Roberto Deriu del Pd e di altri ex parlamentari sardi che giudicano il nostro Statuto Sardo troppo Vecchio e bisognoso di grandi riforme!

Attenzione! Attenzione! Se questa proposta di modifica del nostro Statuto e quindi della nostra Autonomia e della nostra Specialità, venisse confermata solo per concedere anche alla Sicilia e ai Siciliani lo stesso nostro diritto alla Zona Franca, sarebbe estremamente pericoloso per entrambe le Isole che già lo possiedono a pieno titolo.


Infatti con la modifica o riscrittura del nostro Statuto Sardo (che invece ci va benissimo e ci piace!) potrebbe venire rimesso in discussione assieme al nostro attuale diritto alla Zona Franca Extradoganale, anche quello che (ai sensi del nostro statuto) compete attualmente anche alla Sicilia ed ai Siciliani, ossia: la Zona Franca Extradoganale estesa su tutto il territorio delle due Regioni, diritto che ci compete ai sensi del nostro Statuto Sardo approvato con la Legge Costituzionale n.3 del 1948, dove si fa implicito riferimento alle regole fissate dalla Legge Doganale n.1424 del 1940, dove all’art. 1 si prevede che i punti franchi, le zone franche e i depositi franchi debbano venire considerati come territori extradoganali; ossia le due Leggi che in combinato disposto con il D.lgs. n.75/1998, seppure a distanza di 50 anni, hanno dato attuazione all’articolo 12 del suddetto Statuto Sardo, istituendo la Zona Franca estesa su tutto il territorio della Sardegna, compresa la Zona Franca al Consumo, che compete ad entrambe le Isole (Sardegna e Sicilia) ai sensi del D.L. n.1351/64
convertito nella Legge n.28/65 che all’art. 20 bis, estende i benefici di cui all’art. 11 della Legge n.1438/1948 anche ai residenti nei territori svantaggiati come individuati all’art.92 (attuale 87) del Trattato di Roma, dove si prevede che gli Stati membri, onde garantire la pace sociale ed in base al principio di non discrimine, possono istituire le zone franche nei territori che presentano determinate caratteristiche che ne condizionano in negativo lo sviluppo, quali: l’insularità (isole), l’ultraperifericità, lo spopolamento, sottooccupazione, grave crisi post industriale, sovra costi del trasporto, nonché (aggiungiamo noi) i nuovi grandi esodi di popolazioni in fuga dalla guerra.
Infatti se venisse riscritto e approvato un nuovo Statuto Sardo non potremmo più rivendicare il fatto che il nostro diritto (Sardegna e Sicilia) alla suddetta Zona Franca, risulta garantito dal Trattato di Roma del 1957, che all’art. 234 aveva garantito il rispetto dei diritti sorti precedentemente alla nascita della Comunità Economica Europea (CEE), attualmente chiamata Unione Europea (UE).

Noi siamo ben felici che anche alla Sicilia e ai Siciliani venga garantita la Zona Franca integrale e al consumo, identica alla nostra, ai sensi del D.L.1351/64

convertito nella Legge n.28/65, ma vorremmo che i Siciliani capissero che anche loro, saranno garantiti nel proprio diritto, fintanto che non venga modificato lo Statuto Sardo, che garantisce automaticamente i diritti di entrambe le Isole, proprio ai sensi del succitato Trattato di Roma del 1957, Trattato che si ripete, è stato ratificato “dopo“ che il legislatore ha istituito con legge costituzionale le due Regioni Autonome a Statuto Speciale nelle due “Isole“ di Sicilia e Sardegna.


Vi prego, almeno per questa volta non facciamo gli sprovveduti davanti all’Europa dei Banchieri che ha fatto fallire l’Italia per comprarsela ai Saldi! Se cadiamo nel tranello di modificare i nostri due Statuti, per poter istituire le due nuove Zone Franche nel Mediterraneo, questa volta dovremmo chiedere l’autorizzazione all’Europa. E chi ci garantisce che poi l’Europa ce la conceda con tutti i diritti attualmente riconosciuti?



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