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Cari amici Zonafranchisti, come avete avuto modo di verificare, sulla base della normativa fiscale che ho richiamato nelle ultime comunicazioni trasmesse, la normativa comunitaria in tema di Zone Franche è stata recepita dall’Italia in leggi che sono state approvate dal nostro Parlamento. Ma quello che ancora in molti non sanno è che qualora lo Stato Italiano abbia dimenticato di recepire nelle proprie leggi la normativa comunitaria, oppure pur avendola recepita si sia dimenticato di attuarla (come è accaduto per la nostra Zona Franca!) tutti i cittadini di questo Stato sono chiamati a pagare delle multe aalatissime per il mancato adempimento della norma comunitaria da parte dei politici che abbiamo eletto come nostri rappresentanti al vertice delle nostre istituzioni.

Queste multe salatissime inflitte dall’Europa allo Stato Italiano, che le fa pagare ovviamente ai cittadini di questo paese con l’aumento della pressione fiscale, si chiamano “Procedure di infrazione” e sono disciplinate dall’art.6,  8 e 9 della Legge n.128/1998 dove si prevede che: "Al fine di assicurare la piena integrazione delle norme comunitarie nell’ordinamento nazionale, il Governo, fatte salve le norme penali vigenti, è delegato ad emanare, entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, disposizioni recanti sanzioni penali o amministrative per le violazioni di direttive delle Comunità Europee, (disposizioni recanti) sanzioni attuate in via regolamentare o amministrativa ai sensi della Legge n.146/1994, della Legge n.52/96, nonché della presente legge e per le violazioni di regolamenti comunitari vigenti alla data di entrata in vigore della stessa.

Quindi, se abbiamo ben capito, dopo l’INGANNO .....la BEFFA! Noi cittadini Sardi, che siamo vittime di quei politici che non hanno voluto o si sono dimenticati (si fa per dire) di attivare la Zona Franca su tutto il territorio della Sardegna, con le modalità previste nelle Direttive Comunitarie richiamate nel D.lgs. n.75/98, potremmo, un domani, venire chiamati a rispondere delle sanzioni pecuniarie che l’Europa dovrà infliggere all’Italia – tramite procedura di infrazione - proprio per il mancato rispetto della normativa comunitaria sulla Zona Franca Sarda, istituita e non ancora attivata a distanza di 15 anni dall’emanazione del D.lgs. n.75/98.

Maria Rosaria Randaccio

Invito tutti i Sardi che ci seguono e che hanno fiducia in noi a riflettere sul fatto che l’Italia, posta al centro del Mar Mediterraneo, pur potendolo fare, ai sensi dell’art. 166 del Regolamento Comunitario n.2913/92 del Consiglio, non abbia istituito sul proprio territorio altre Zone Franche oltre la Sardegna, ed abbia addirittura rischiato di non poter più esercitare questo diritto, a seguito della entrata in vigore del Trattato di Lisbona, dove si prevedeva che con il nuovo Codice Doganale Comunitario (la cui data di entrata in vigore era stata prevista per il 24 Giugno 2013) si sarebbe fatto divieto agli Stati Membri l’istituzione e l’attivazione di nuove zone franche rispetto a quelle già esistenti ed operanti.

Se quella famigerata data del 24 giugno 2013, è stata rinviata al 2016, forse è anche merito di noi Zonafranchisti che abbiamo divulgato la conoscenza del D.lgs. n.75/1998, ed abbiamo denunciato la rapina di quel diritto da parte dell’Italia e dell’Unione Europea.

Ed abbiamo anche convinto 340 Sindaci della Sardegna a dichiarare il proprio territorio Zona Franca, dopo aver indicato a tutti quelli che ci seguono (e sono tanti!) i riferimenti giuridici utili ad esercitare questo diritto, che non avremmo più potuto esercitare direttamente, essendo lo stesso transitato dai poteri del Parlamento italiano a quello Europeo.

Eppure sappiamo che le altre nazioni europee (Germania in testa) hanno usufruito a piene mani di quanto sancito dall' art. 166 del Codice Doganale Comunitario (approvato con il Regolamento n.2913/92 con le modalità previste dal suo Regolamento di attuazione n.2454/93 della Commissione), istituendo decine di zone franche su tutto il territorio europeo.

Noi italiani, invece abbiamo addirittura un Partito (PD) che si oppone ferocemente non solo alla attivazione della zona franca in Sardegna, ma impedisce allo Stato Italiano di istituirne - al pari delle altre nazioni europee - le dieci zone franche che abbiamo diritto ad avere e che sarebbero il toccasana per fare uscire l’Italia della attuale crisi economica.


Crisi economica che possiamo considerare la peggiore di tutta la storia d’Italia, peggiore persino delle crisi economiche conseguenti alle due guerre mondiali, dove tutti trovavano facilmente occupazione nella ricostruzione degli edifici distrutti dalle bombe!

Eppure sappiamo che, ai sensi dell’art.87 (ex 92) del Trattato sulla Comunità Economica Europea (attuale Unione Europea), non sono considerati aiuti di Stato gli aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico di territori ove il tenore di vita della popolazione sia anormalmente più basso rispetto al resto dell’Europa, oppure si abbia una grave forma di sottooccupazione conseguente alla deindustrializzazione.

Cosi come sappiamo che per un elementare principio di uguaglianza o non discrimine, ai sensi della Legge n.1438/1949 integrata dall’art.20 bis del D.L.n.1351/64 convertito nella Legge n.28/65 e della n.762/73, (leggi nelle quali è stata recepita la normativa comunitaria sulle zone franche) i residenti nei territori di confine, nelle isole, nei territori gravati da difficoltà nei collegamenti e nei trasporti, o nei territori in cui è posta a rischio la coesione sociale, hanno diritto ad ottenere sui beni al consumo l’esenzione da Dazi Doganali, Iva ed Accise.

Ciò detto, vorrei dare un consiglio a tutti coloro che ci seguono: per una volta almeno proviamo a DIFFIDARE di coloro che ci propongono divisioni ideogiche, partitiche o sindacali, e proviamo a ragionare con la nostra testa sulle cose che saranno utili oltre che a noi anche ai nostri figli, i quali hanno diritto ad avere un lavoro ed una pensione per poter vivere nel paese più bello del mondo.

Non sarà che i cosiddetti "Poteri forti", abbiano impedito all’Italia l'istituzione e l’attivazione delle sue dieci zone franche (come la Germania) per poterla così mandare in fallimento, e di conseguenza, dopo averla comprata a prezzi di saldo, potersi impadronire indisturbati anche del Mar Mediterraneo, dove l’Italia possa essere usata come propria base logistica d’appoggio per i loro traffici?

Maria Rosaria Randaccio

Il Movimento Campidano con il benestare del Movimento Sardegna Zona Franca appoggeranno Giorgio Virdis componente del direttivo Movimento Campidano e l'attivista Valeria Ganga, alle prossime elezioni Comunali di San Gavino Monreale il 25 maggio prossimo.

Questo il programma: la Zona Franca: è uno dei pochi strumenti a disposizione per consentire nell’immediato di poter rilanciare l’economia locale. Con l’abbattimento di IVA e ACCISE sui beni di consumo e la conseguente riduzione dei costi dell’energia e del carburante, si favorirà l’insediamento di nuove attività produttive creando nuovi posti di lavoro, evitando cosi lo spopolamento e rilanciando lo sviluppo del nostro paese e dell’intero territorio. La Zona Franca permetterà altresì maggiore autonomia al sistema locale consentendo cosi di semplificare atti e obblighi amministrativi all’insegna del principio “Burocrazia ZERO”.
Obiettivo primario del programma dei due candidati è quello dell'impegno per dare concretezza al lavoro iniziato da tempo al Movimento Sardegna Zona Franca della dott.ssa Maria Rosaria Randaccio attraverso deliberazioni comunali di rafforzamento a quelle della RAS, per ottenere la Zona Franca al consumo.

E' necessario impegnarsi tutti insieme affinché questo obiettivo diventi realtà e venga riconosciuto ai sardi un diritto non applicato da oltre sessanta anni.

 

 

Se è vero come è vero che il D.lgs. n.75/98 non è stato ancora abrogato, vuol dire che la Sardegna e i Sardi sono destinatari della seguente normativa:

  • D.lgs. n.504/95 emanato in attuazione alla Direttiva n.92/12/CEE del Consiglio del 25.02.92 e della Direttiva n.92/108/CEE del Consiglio del 14.12.92
  • D.lgs. n.26/2007 emanato in attuazione della Direttiva n.2003/96/CEE;
  • D.lgs. n.48/2010 emanato in attuazione della Direttiva n.2008/118/CE;
  • D.lgs. n.57/2011 emanato in attuazione della Direttiva n.2010/12/UE

La suddetta normativa prevede che i residenti nei territori dichiarati Zona Franca non debbano pagare Accise ai sensi:

1) dell’art. 1 comma 3 del D.lgs. n.48/2010 che nel riscrivere l’art. 1 del D.lgs. n.504/95 precisa che, ai fini dell’applicazione del presente Testo Unico, si intende per “Stato” o “ territorio dello Stato” il territorio della Repubblica Italiana, con esclusione dei Comuni di Livigno e di Campione d’Italia e delle acque italiane del Lago di Lugano (dimenticando la Valle D’Aosta il comune di Gorizia e anche Gioia Tauro e quindi come sineddoche);

2) dell’art. 1 comma 2 lett. g ed h (del riscritto D.lgs. n.504/95), “per regime doganale sospensivo si deve intendere una delle procedure speciali previste dal Regolamento CEE n.2913/92 relativo alla vigilanza doganale di cui sono oggetto le merci non comunitaria al momento dell’entrata nel territorio doganale della Comunità, la custodia temporanea, le zone franche o i depositi franchi, nonché uno dei regimi di cui all’art. 84 paragrafo 1 lett. a di detto regolamento".

Il legislatore Italiano nel riscrivere il suddetto articolo 1 del D.lgs. n.504/95 (ad opera del D.lgs. n.48/2010), ha dovuto tener conto di quanto previsto dalla Direttiva comunitaria alla quale intendeva dare attuazione (ossia la Direttiva n.2008/118/CE - che all’art. 4 punto 2 precisa che si deve intendere per “Stato Membro” o “Territorio di uno Stato Membro” il territorio della comunità al quale si applica il trattato a norma dell’art.299 dello stesso, ad eccezione dei territori terzi”); e al punto 4 (dell’art.4 della Direttiva n.2008/118/CE) specifica che per “territorio Terzo si deve intendere qualsiasi territorio identificato al successivo art.5, comma 2 e 3, ossia i territori europei dichiarati zona franca, e per l’Italia viene identificato come (sineddoche) solo Livigno, campione d’Italia e le acque interne del lago di Lugano”.

Che non possa essere altrimenti lo comprendiamo andando a leggere anche quanto viene previsto all’articolo 12 della stessa Direttiva n.2008/118/CE, dove al comma 1 lett.e si prevede che (art. 12) “i prodotti sottoposti ad accisa sono esentati dal pagamento dell’Accisa quando sono destinati ad essere utilizzati: per il consumo (zona franca al consumo) nel quadro di un accordo concluso con paesi terzi (zone franche) o organizzazioni internazionali purché siffatto accordo sia ammesso o autorizzato in relazione all’esenzione d’imposta sul Valore aggiunto (Iva)”.

Cosi come è utile andare a leggere quanto si prevedeva all’art.5 comma 2 della Direttiva n.92/12/CE del Consiglio del 25.02.1992 come riscritto dalla Direttiva n.92/108/CEE del Consiglio dove si precisa “che le zone franche sono considerate come paesi terzi".

 

 

Purtroppo la materia tributaria è assai complessa. La responsabilità della sua complessità non è solo del legislatore italiano ma anche di quello europeo che negli ultimi 15 anni ha emanato modifiche di modifiche di modifiche fino all'inverossimile.

Dipanare il filo della matassa non è cosa semplice, ma basta armarsi, oltre che di competenze, anche di santa pazienza e forse ci riusciamo.

 

Quello che però abbiamo capito è che a non voler farci attivare come zona franca non è solo l'Italia, ma è l'Unione Europea, dove predominano gli interessi dei potentati economici cresciuti grazie alle Zone Franche attivate sui fiumi navigabili più lunghi d'Europa, potentati economici che vedono come intralcio ai loro traffici commerciali con l'Oriente, l'eventuale attivazione di zone franche da parte dell'Italia, in quanto nazione geograficamente collocata al centro del Mar Mediterraneo, nazione a cui viene impedito - con mostruose interferenze politiche d'oltralpe - che limitano la nostra Sovranità, di attivare le dieci zone franche che ci competono al pari delle altre nazioni europee, nonostante OGGI ne abbia più diritto rispetto a tutte le altre nazioni della vecchia Europa (vedi problematiche connesse all'esodo di massa degli africani).

 

Premesso che la Corte di Cassazione Sez.1° Civile - con Sentenza n.11094 del 06.10.1999 - ha precisato che l’Amministrazione Finanziaria deve poter esercitare l’azione di autotutela anche per poter contraddire quanto accertato dalla Guardia di Finanza, qualora l’interessato proponga osservazioni e/o giustificazioni sulle questioni oggetto di verifica, e che l’Amministrazione Finanziaria debba procedere all’annullamento degli accertamenti infondati sulla base della documentazione prodotta dal contribuente, con le modalità previste dal D.L. n.261/1990 convertito nella Legge n.331/90 art.3 comma 6 e dell’art. 41/bis del DPR n.600/73, dall’art. 31 del DPR n.600/73 dove si prevede che solo gli uffici finanziari siano abilitati a controllare le dichiarazioni presentate dai contribuenti o dai sostituti d’imposta.

Se è vero come è vero che il D.lgs. n.75/98 non è stato ancora abrogato, vuol dire che la Sardegna e i Sardi sono destinatari di quanto previsto da: l’art. 3 comma 136 della Legge n.662/96, dove si prevede che “al fine della razionalizzazione e della semplificazione delle procedure di attuazione delle norme tributarie, gli adempimenti contabili e formali dei contribuenti sono disciplinati con: Regolamento emanato con DPR n.435/2001 che (all’art. 8) modifica l’art. 8 del DPR n.322/98, disciplinando le modalità di presentazione della dichiarazione annuale sull’Iva e prevedendo "che sono esonerati dall’obbligo della presentazione della dichiarazione annuale i contribuenti esonerati ai sensi di specifiche disposizioni normative.

La suddetta previsione normativa è stata confermata anche dagli artt. 10, 12 e 14 del DPR n.435/2001 dove si conferma che “sono esonerati dall’obbligo di presentazione della dichiarazione IVA e di tenuta dei prescritti registri Iva, nonché del registro dei beni ammortizzabili, i contribuenti che nell’anno solare precedente hanno registrato esclusivamente operazioni esenti o non imponibili, in quanto esonerati ai sensi di specifiche disposizioni normative, a condizione che le registrazioni siano effettuate nel registro cronologico di cui all’art.3, comma 2, lett.a del DPR n.695/96 e che le suddette annotazioni nel registro cronologico sono equiparate a tutti gli effetti a quelle previste nei registri prescritti ai fini dell’Iva."

 

Che l’esonero dal pagamento dell’Iva sia riservato a coloro che sono residenti in territori dichiarati zona franca lo prevede anche l’articolo 10 dello stesso Regolamento approvato con DPR n.435/2001 che individua i soggetti esonerati “tra i contribuenti che si avvalgono della facoltà di acquistare beni e servizi senza il pagamento dell’imposta ai sensi dell’art. 1 primo comma, del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84”, ossia l’articolo che aveva apportato modifiche all’articolo 8 del DPR n.633/72 e che (di già) prevedeva l’esonero dalla presentazione della dichiarazione Iva e l’esonero dalla tenuta dei Registri Iva per i soggetti residenti in zona franca, legge di recente modificata dalla Legge n.228/2012 (art. 1 commi da 324 a 334) che al comma 324 dichiara di voler recepire la normativa comunitaria sulle zone franche di cui alla Direttiva n.2010/45/UE del Consiglio del 13 luglio 2010 recante modifica alla Direttiva n.2006/112/CE, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto per quanto riguarda le norme in materia di fatturazione.

Con le nuove disposizioni di cui alla Legge n.228/2012 - Legge di Stabilità (art. 1 commi da 324 a 334) non si fa altro che confermare quanto già previsto dalla Direttiva comunitaria n.2008/8/CE e n.2008/117/CE che modificano la Direttiva n.2006/112/CE, tutte recepite dall’Italia nel D.lgs. n.18/2010, che - in combinato disposto con la Legge n.88/2009 allegato B, sostanzialmente conferma quanto già previsto, 15 anni prima, dalla Legge n.28/97 che a sua volta aveva recepito la Direttiva Comunitaria n.95/7/CE del 20.05.97 del Parlamento e del Consiglio, e che all’art. 2 aveva previsto che i soggetti che si trovassero nelle condizioni previste dall’art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84, potessero effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’Iva ai sensi dell’art. 8,8/bis e 9 del DPR n.633/72, purché presentino (all’Agenzia delle Entrate) apposita dichiarazione, con la quale comunicano che intendono avvalersi delle previsioni di cui all’art. 8 comma 1 lett. c secondo comma del DPR n.633/72, dove si prevede che le cessioni di beni e le prestazioni di servizi possono essere effettuate senza il pagamento dell’Iva dai soggetti indicati nella lettera a) dello stesso art.8 perché residenti nei territori extradoganali, oppure gli stessi soggetti possono chiedere il rimborso dell’Iva pagata e non dovuta, oppure possono portare l’Iva, pagata e non dovuta, a compensazione di altri tributi ai sensi (rispettivamente) dell’art.30 lett.b, oppure dell’art. 19 comma 2 e 3 del DPR n.633/72. 


Il DPR n.442/97 all’art.2 prevede che, nel caso di esonero dall’obbligo della dichiarazione annuale, il contribuente (residente in zona franca) debba comunicare all’Agenzia delle Entrate (entro il 16 maggio 2014) la propria posizione giuridica con le stesse modalità ed i termini previsti per la dichiarazione dei redditi utilizzando la specifica modulistica relativa alla dichiarazione annuale dell’Imposta sul valore aggiunto.

 

La mancata comunicazione è assoggettata alla sanzione prevista dal D.lgs. n.471/97 art. 8. 

 

Con DPR n.443/97 è stato emanato il Regolamento concernente i casi di diniego dei rimborsi Iva e con DPR n.444/97 è stato emanato il Regolamento sugli acquisti di carburante dei residenti in zona franca.

 

 

 

 

 

Approfittare della complessità delle norme e dell’ignoranza della gente per mettere in discussione la sopravvivenza di un intero popolo, sembra che sia diventata una strategia politica bipartisan.

Ci eravamo fermati alle ultime elezioni regionali quando tutto il Centro Destra aveva fatto sua la nostra battaglia per la zona franca extradoganale integrale e al consumo, togliendo a noi zona franchisti persino il merito di aver sollevato la rivendicazione.

L’Unione Sarda del 19.04.2014, pag.50, ci comunica che anche l’ex presidente Cappellacci si unisce a Tore Cherchi e Francesco Sanna per decantare i benefici della “Fiscalità di Vantaggio” riservata alle aziende che operano sul territorio del Sulcis-Iglesiente, il cosìddetto Piano Sulcis. I suddetti politici, assieme al giornale si guardano bene dal precisare che si tratta dei vantaggi fiscali riservate alle Zone Franche Urbane, che verranno eliminati tra soli due anni in tutta l’Europa, in quanto gli stessi benefici sono stati considerati dall’Unione Europea come “Aiuti di Stato distorsivi del mercato".

Ci chiediamo che senso abbia avuto attivare i suddetti benefici fiscali che consentiranno agli imprenditori locali (solo per il Sulcis e l’Iglesiente) di pagare meno tasse sul loro fatturato (per soli due anni), se sappiamo che la gente ha sempre meno soldi in tasca da spendere e che pertanto il fatturato delle imprese è destinato a decrescere?
Non sarebbe forse meglio che i soldi da spendere li avesse in mano la gente, che utilizzandoli potrebbe incrementare il fatturato delle imprese? 

C’è un solo modo per mettere i soldi in tasca al popolo Sardo, quello di pretendere dai politici il rispetto delle leggi che sono state violate e calpestate da oltre 15 anni.

E queste leggi sono:

  • il D.lgs. n.75/1998;
  • la Legge n.623/1949;
  • la Legge n.763/1973 dove si prevede l’eliminazione dell’IVA e delle Accise per le popolazioni residenti nei territori dichiarati Zone Franche extradoganali ai sensi dell’art.1 della Legge Doganale n.1424/1940 e dall’art. 2 del DPR n.43/1973 con il quale è stato approvato il T.U. doganale attualmente in vigore e che all’art.170 si propone di dare attuazione a quanto previsto dalla direttiva del Consiglio n.69/75/CEE che fornisce una interpretazione autentica di che cosa si debba intendere per territorio dichiarato Zona Franca, e che non sono considerati aiuti di Stato le compensazioni fiscali fornite alle popolazioni gravate dai
  • la Legge n.384/1954 (che estende al Comune di Livigno i benefici fiscali della Zona Franca al Consumo, riservati al territorio di Gorizia dall’art.11 della Legge n.1438/1948);
  • il D.L. n.1351/1964 convertito nella Legge n.28/1965 (che estende i benefici dell’art.11 della Legge n.1438/1948 - benefici fiscali della zona franca al consumo - anche ai residenti nei territori svantaggiati come individuati all’art.92 del Trattato di Roma, cioé "i territori ove il tenore di vita sia anormalmente basso, o si abbia una grave forma di sottoccupazione") e che non sono considerati aiuti di Stato le compensazioni fiscali fornite alle popolazioni gravate da esosi tributi. 

L'attivazione della Zona Franca al Consumo estesa su tutto il territorio della Sardegna, eliminerebbe l’IVA e le ACCISE su tutto il territorio, ed attiverebbe in aggiunta quei benefici fiscali attualmente riservati dall’istituto delle “Zone Franche Urbane" solo alle imprese del Sulcis-Iglesiente.

L’Italia ha ancora solo due anni di tempo per istituire le sue dieci zone franche al pari della Francia e della Germania, nonché della Spagna e della Grecia, ossia fino all’entrata in vigore del nuovo Codice Doganale Comunitario che prevede l’abrogazione quanto previsto dall’art.166 del Regolamento CEE n.2913/1992 del Consiglio, articolo che oltre a fornire la definizione giuridica di che cosa si debba intendere per zona franca, precisa che sia compito degli Stati membri istituire le Zone Franche, quando ne ricorrano i presupposti succitati.

L’art. 174 (ex 158) del Trattato sull’Unione Europea conferma che, per promuovere uno sviluppo armonioso dell’insieme dell’Unione Europea, un’attenzione particolare deve essere rivolta alle Isole (regioni insulari) che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali.
Isole (Sardegna e Sicilia) che ai sensi dei succitati richiami normativi, hanno diritto alla Zona Franca al consumo estesa su tutto il loro territorio, diritto confermato dall’interpretazione autentica n.33 allegata all’atto finale della Conferenza Intergovernativa che ha adottato il Trattato di Lisbona firmato il 13.12.2007, dove si precisa che l’art.174 deve essere inteso nel senso che “le regioni insulari debbano includere le isole nella loro interezza“ .

Maria Rosaria Randaccio

 

Domenica, 06 Aprile 2014 14:40
Pubblicato in Movimento

 

Francesco Scifo, nato a Civitavecchia il 24 giugno 1966, laureato a Cagliari nella Facoltà di Giurisprudenza, è il Segretario del Movimento Sardegna Zona Franca e consulente legale di esso fin dalla sua creazione. Braccio destro della Dott.ssa Randaccio, Scifo ha conseguito una specializzazione post laurea presso l'Istituto di Studi Europei "Alcide De Gasperi" di Roma, seguendo inoltre corsi per la magistratura, occupandosi di politica economica internazionale e scrivendo su vari giornali. Esperto di diritto tributario, durante la sua carriera ha scritto vari articoli di filisofia, diritto, politica, storia e delle biografie di uomini illustri (Siotto Pintor, Cavour, Cattaneo, Mazzini e Gandhi). Dal 1998 è avvocato e dal 2010 esercita il libero patrocinio in Cassazione e davanti alle Giuridizioni Superiori Nazionali e internazionali. Ha trascorso anche brevi periodi di studio a New York, Londra, Parigi, Roma, Barcellona, Monaco di Baviera, Strasburgo.

Nella vita, oltre alla professione di avvocato, ha praticato nel tempo nuoto, pallanuoto, pallacanestro, calcio, tennis e canoa. Scifo ha svolto il regolare servizio militare nell'Esercito Italiano.

E' appassionato di saggi di tutti i tipi, di archeologia e dello studio delle tradizioni popolari. 

La Dottoressa Randaccio, leader del Movimento Sardegna Zona Franca, commenta con queste parole l'iniziativa intrapresa dal Comitato Olbia e Gallura nella persona del suo Presidente Andreas Coni: "Mi sembra che questa messa in mora dell'Amministrazione Comunale di Olbia, da parte del Comitato, possa essere un esempio valido e concreto per ottenere quantomeno delle risposte da parte dei Sindaci che hanno dichiarato il loro territorio Zona Franca.
L'unica precisazione da fare è che il regolamento attuativo richiesto, deve riguardare esclusivamente le modalità di riscossione dei "Diritti Speciali" che entreranno nelle casse comunali, ma i Comuni possono utilizzare a tal fine, lo stesso regolamento già in vigore nello stesso Comune, regolamento che viene utilizzato e che disciplina la riscossione degli altri tributi Comunali.
Una lodevole iniziativa del Comitato di Olbia Gallura, affinche sia presa come esempio da parte dei presidenti e dei responsabili dei Comitati che si battono per l'attivazione della Zona Franca Integrale al Consumo su tutto il territorio della Sardegna."

Lo stesso Andreas Coni spiega l'azione provocatoria del suo comitato: "Non siamo scomparsi, e l'entrata in politica non ci ha assolutamente danneggiato. La ZFI è politica e sono ottusi e ignoranti coloro che costituiscono ancora oggi comitati ZF mettendo nello statuto la clausola della "Apoliticità". PER VINCERE QUESTA BATTAGLIA BISOGNA STARE DENTRO IL PALAZZO E COORDINARE LE INIZIATIVE ESTERNE, cosa che non abbiamo potuto fare fino ad oggi, ma che adesso sarà possibile grazie al nostro rappresentante in Consiglio che, ci tengo a precisarlo, non è lì perché è stato nominato da DIO, ma grazie al lavoro di tutti i zonafranchisti che ci hanno creduto e a tutti i candidati della lista Zona Franca Randaccio che ci hanno messo l'anima e sono riusciti ad ottenere questo risultato."

Queste sono le prime iniziative dopo l'insediamento della nuova Giunta. Seguiranno nuove azioni che dovranno essere portate avanti dal nostro consigliere Modesto Fenu all'interno del neo Consiglio Regionale.

 

Lunedì, 03 Marzo 2014 12:09
Pubblicato in News Sardegna

Il 28 febbraio 2014, abbiamo letto l’ennesima critica, da parte di un docente universitario, il Prof. Paolo Fois e di un giornale, La Nuova Sardegna, contro la zona franca e, di conseguenza, i Sardi e la Sardegna.
Altre tesi personali le troviamo nelle affermazioni dell’Economista Paolo Savona a cui si dà enorme risalto sull’altro quotidiano l’Unione Sarda.

 

Ancora una volta un eccellente quotidiano nazionale, il Sole 24 Ore e un'illustrissima testata internazionale, il Financial Times, mettono in evidenza l'apporto delle zone franche nell'economia mondiale. Secondo quanto riportato da uno studio della dott.ssa Micaela Cappellini, si rileva che "tra vecchie e nuove, le zone franche sono in incremento continuo nel mondo, dalla Cina al Golfo Persico, al Centroamerica, all’Africa."



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