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COMUNICATO STAMPA DEL 25.06.2015

 

Divieto per il consigliere Modesto Fenu di organizzare riunioni, convegni o attività di propaganda utilizzando nomi e simboli confondibili con quelli del Movimento Sardegna Zona Franca.

In relazione a quanto pubblicato nella giornata odierna dal sito BuongiornoAlghero.it e relativo ad una “conferenza per la riunificazione dei Movimenti e dei Comitati Spontanei per la Zona Franca della Sardegna”, indetta dal Consigliere Modesto Fenu per domani venerdì 26 giugno alle ore 10.30 a Cagliari presso Piazza Unione Sarda, comunichiamo quanto segue:

L'avv. Paolo Aureli, difensore come in atti del Movimento Sardegna Zona Franca - lista Maria Rosaria Randaccio, dietro esplicito mandato della relativa presidentessa Dr.ssa Maria Rosaria Randaccio, comunica che il Tribunale di Cagliari, prima in composizione monocratica, con Ordinanza n.360 del 17.03.2015 e, successivamente, con Ordinanza confermativa resa in composizione Collegiale, a seguito di reclamo, in data 04.06.2015, ha ordinato ai Sigg. Modesto Fenu e Antioco Patta di astenersi:

  1. dall'utilizzare il nome del "Movimento Sardegna Zona Franca" o analoghi nomi o sigle con esso confondibili;
  2. dall'utilizzare il simbolo già utilizzato dall'associazione ricorrente;
  3. dall'organizzare riunioni, convegni, tesseramenti e altre simili attività di propaganda e proselitismo utilizzando nomi o simboli identici o confondibili con quelli che precedono.

 

Ogni eventuale violazione del richiamato ordine sarà oggetto delle opportune azioni giudiziarie civili e penali.

 

 

 

 

E' stata presentata il 1 giugno scorso dal Presidente del Gruppo “Atlante 2000” - Associazione culturale nazionale - una Petizione al Presidente della Camera On.Laura Boldrini, relativa al disegno di legge sulle zone Franche della Sardegna, di cui al Decreto legislativo n. 75 del 1998 che prevede le norme di attuazione dell'articolo 12 dello Statuto della Regione Sardegna, oltre a una richiesta di incontro con il Presidente della Camera dei Deputati.

A presentarla il Vice Questore Aggiunto della Polizia di Stato dott. Daniele Bellu, il quale sottolinea che: "il citato decreto incarica la Regione sin dal 1998 ad indicare la delimitazione delle zone franche, ma la cosa è stata fatta solo per la città di Cagliari nel 2001, con danno incalcolabile per l’economia della Sardegna e quindi di tutto lo Stato, che così poteva vedere l’afflusso di capitali che vengono investiti nelle varie attività produttive per effetto delle agevolazioni economiche previste."

Secondo quanto scrive Bellu "vi è quindi una grave responsabilità della dirigenza della Regione che non ha osservato il principio cardine del diritto, quale è quello di dare esecuzione alla volontà sovrana di Parlamento e Governo che dovrebbe essere lo specchio della sovranità popolare." 

In allegato il testo integrale della lettera alla Boldrini.

Anche da altre regioni si rendono conto di quanta immobilità stia caratterizzando la Giunta regionale sarda e di quante possibilità di ricrescita siano negate ogn giorno alle aziende sarde e ai cittadini, vessati da tasse che non devono pagare.

Lo capiranno prima o poi i nostri politici?

 

 

 

Il Movimento Sardegna zona franca non abbandona la via giuridica. Pronto l'esposto accuratamente preparato dall'avvocato Francesco Scifo e indirizzato alla Procura di Roma (qui sotto in allegato).

Con queste parole il Segretario del Movimento dal suo profilo Facebook esorta i cittadini ad inviare l'esposto: "E' ora di combattere in prima persona per ciò in cui si crede. Le parole non bastano più. Vi chiedo di inviare IN MASSA questa denuncia compilata e firmata da ognuno di voi alla Procura di Roma. Credetemi, non c'è altra strada che quella della Magistratura per ottenere l'applicazione della Legge n.75/98. Se questo esposto diverrà virale e di massa vinceremo altrimenti tutto sarà molto difficile: ora ciascuno di voi può agire."

L'avvocato continua: "La zona franca è in vigore dal 12 febbraio 2013 perchè la delibera della Giunta dell'epoca non è stata mai annullata da nessun Giudice Amministrativo. Il resto è solo una serie di omissioni di atti di ufficio e di abusi illegali da parte di chi non ha controllato l'applicazione della Legge n.75/98 e il D.P.C.M. del 7 giugno 2001 (Dogane, Agenzia delle Entrate, Assessorato alla Programmazione e Industria). Per questo li abbiamo denunciati tutti più volte alla Magistratura, alla Guardia di FiNANZA, alla Procura di Roma, alla Commissione Europea e speriamo che finalmente la luce rischiari gli inquirenti."

L'esposto può essere inviato via pec e firmato digitalmente al seguente indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure per semplice raccomandata a/r o posta ordinaria alla Procura. L'indirizzo è: PROCURA DELLA REPUBBLICA C/O TRIBUNALE DI ROMA Piazzale Clodio, Via Golametto 12 - 00195 ROMA.

 

 

 

 

 

Finalmente è arrivata la prima sentenza relativa ai "dirigenti fasulli" del Ministero delle Finanze. Intatti il CTP di Milano dichiara nullo un accertamento firmato da un funzionario dell'Agenzia delle Entrate che aveva assunto incarichi direttivi senza sostenere un concorso pubblico. 

Questa sentenza a circa un mese da quella della Corte Costituzionale (Sentenza n.37/2015) in cui si dichiaravano "illegittimi" circa 892 dirigenti del Fisco, con conseguente nullità di tutti gli atti da essi firmati (Equitalia in primis).

La notizia viene accolta con entusiasmo dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, ispiratrice della sentenza e firmataria dell'esposto alla Corte Costutuzionale, che per prima ha iniziato la battaglia contro il Ministero delle Finanze, di cui ha fatto parte per circa 45 anni.

Non sono bastate quindi le parole della direttrice dell'AdE Rossella Orlando e del Ministro Padoan per calmare gli animi dei tributaristi e dei contribuenti vessati da Equitalia in cui si esortava a non intraprendere azioni legali che sarebbero state vane.

Ora si annuncia una pioggia di ricorsi da tutta Italia. Il nostro team giuridico-fiscale è già da tempo al lavoro per contrastare le azioni dell'Agenzia delle Entrate e a breve pubblicheremo un vademecum su come opporsi al Fisco per annullare gli accertamenti.

 

La dichiarazione d’incostituzionalità dell’art. 8, comma 24, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 e della successiva legge di conversione che sanava le nomine dei dirigenti dell’Amministrazione dell’Agenzia delle Entrate, avvenute senza concorso pubblico, decisa dalla Corte Costituzionale con la Sentenza n.37, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 25 marzo 2015, pone il grave problema dell’illegalità degli atti emessi e della invalidità dei procedimenti amministrativi di cui questi soggetti sono stati responsabili.
La questione è semplice: occorre distinguere tra atti e procedimenti svolti fino al 2 marzo 2012, data in cui viene data una copertura legislativa a questi comportamenti, seppure con la norma poi dichiarata incostituzionale, ed atti compiuti e procedimenti svoltisi dopo tale legge.

Gli accertamenti effettuati, gli atti firmati ed i procedimenti sviluppatisi nel tempo, intercorso tra le nomine dei falsi dirigenti e l’entrata in vigore dei decreti legge dichiarati incostituzionali, sono radicalmente nulli e/o inesistenti e non soltanto annullabili.

Infatti, la nomina dei dirigenti, prima dell’adozione del decreto legge annullato dalla Corte Costituzionale, è avvenuta sul presupposto di un mero regolamento interno dell’Agenzia e nel più assoluto difetto di attribuzione e, quindi, in totale carenza di potere in astratto in quanto atti emessi da soggetti privi della rappresentanza dell’Amministrazione.
Quanto sopra perché, non solo il suddetto regolamento interno era contrario ad una legge (il D.lgs. 165/2001), ma vi era la totale assenza (fino al 2 marzo 2012) di alcuna norma positiva che, seppur successivamente dichiarata incostituzionale, desse loro, almeno inizialmente, una copertura di legittimità.
Quanto sopra si deduce da tutta la giurisprudenza amministrativa in materia e che ha fatto seguito alla celebre sentenza emessa dal Consiglio di Stato in adunanza plenaria, la n.8 del 1963.

L’inesistenza di tutti questi atti impedisce, quindi, che l’Agenzia possa utilizzarli come validi titoli per la riscossione o per qualsiasi altro fine: essi non esistono per l’ordinamento giuridico perché sono stati emessi in totale carenza di attribuzioni e qualsiasi atto esecutivo o pagamento avvenga, o sia avvenuto sul loro presupposto, lede un diritto soggettivo del contribuente che lo può fare valere davanti al Giudice ordinario come fatto illecito e senza i limiti di decadenza dell’impugnativa del singolo atto.
Viceversa, gli atti emessi dai Dirigenti illegittimi dal 2 marzo 2012 avevano una copertura normativa, seppure dichiarata poi incostituzionale, essi sopravvivono perciò autonomamente, nonostante la sentenza ma saranno comunque annullabili per effetto della declaratoria d’incostituzionalità della legge di copertura: tuttavia, a differenza di quelli del tutto inesistenti emessi fino al 2 marzo 2012, per questi ultimi, occorrerà rivolgersi nei termini ordinari ad un giudice tributario che dovrà dichiararne con sentenza l’illegittimità per cassarli dall’ordinamento.
Spetta quindi al Governo Italiano prendere atto di quanto dice il diritto, ed emettere direttive all’Agenzia perché tutti gli atti compiuti fino al 2 marzo 2012 non siano più utilizzati abusivamente come titoli esecutivi di nessun genere.


Avv. Paolo Aureli, Avv. Francesco Scifo, dott.ssa Maria Rosaria Randaccio

 

La sentenza della Corte Costituzionale del 17.03.2015 ha rafforzato l'ipotesi (o la certezza) di numerosi abusi ai danni dei cittadini perpetrati per anni da coloro che sono stati incaricati di tutelare gli interessi della comunità.

A tal proposito pubblichiamo l'Esposto presentato recentemente, e ancora mai divulgato, del Movimento Sardegna Zona Franca, nella persona dell'avvocato Francesco Scifo, vicepresidente del Movimento, con il quale si denuncia la mancata applicazione della Legge Costituzionale 3 del 1948 Statuto Sardo artt. 12 e 10 e del D.lgs. 78/98, chiedendo che l’Autorità Giudiziaria accerti i motivi del mancato funzionamento e della mancata attuazione della zona franca di Cagliari e, più in generale, delle zone franche istituite con il D.lgs. 75/1998 e l’eventuale dispersione e/o utilizzo inappropriato di denaro pubblico; verificando altresì "l’eventuale sussistenza d’ipotesi di reato ravvisabili nel comportamento di tutti i soggetti pubblici o privati che nonostante le istanze di privati e movimenti, le richieste di intervento e azione, gli esposti formulati, ed il ricorso collettivo al TAR Sardegna presentato nel Procedimento n. 91/2013, sono rimaste inerti o, comunque, non hanno dato corso all’applicazione della normativa vigente causando grave danno all’economia ed all’erario."

 

E' di qualche giorno fa l'importante Sentenza della Corte di Cassazione attraverso la quale l’accertamento emesso prima dei sessanta giorni dal rilascio del verbale conclusivo delle operazioni è illegittimo anche se in concreto non ha comportato una compressione del diritto di difesa del contribuente. L’ordinanza è la n. 4543 del 05.03.2015 (in allegato).

 

 

Martedì, 24 Febbraio 2015 22:18

Sardegna zona franca: da tasse o da scorie?

Mentre molti sardi sperano che tutta l’Isola diventi Zona Franca, per godere di tutti i vantaggi che ciò comporterebbe, i nostri politici litigano come comari schernendo anche chi si batte per il Movimento dimostrando, con una ponderosa documentazione, che essa sia un vero e proprio diritto dell’Isola, altri propongono delle zone limitate ai porti o, peggio, allargandola alle Regioni del sud della Penisola, come se fossero Isole! La conclusione sarà la solita, tornerà tutto nell’oblio, mentre l’Europa aspetterà che dalle cento berrette e cento teste, ne esca fuori una sola, ma buona!

Non sappiamo se la Sardegna, aumentando la sua autonomia - anche politica - nei confronti del governo centrale, sia poi in grado di avere politici capaci di liberarsi dal servilismo politico verso il governo di Roma.

E’ difficile essere ottimisti se vediamo i politici agli ordini dei partiti nazionali, mentre quelli indipendentisti litigano come tanti galli nello stesso pollaio in cerca della supremazia, spezzentandosi in tanti gruppuscoli come avviene quando gli eredi devono dividersi il terreno familiare in tanti fazzoletti di terra inadatti a qualsiasi programma di un’agricoltura razionale, non essendoci qui il maso chiuso come in Alto Adige.

Comunque, in questi continui battibecchi e colpi proibiti tra i contendenti, l’autonomia regionale sembra una semplice espressione letteraria.

Sono nati movimenti spontanei di cittadini contrari alle ricerche petrolifere e di metano in quel paradiso di verde e di colture che è il territorio di Arborea, che si contrappongono ai voleri di Roma che intende esautorare la Regione dalla sua sovranità, decidendo ugualmente di autorizzare le ricerche del metano.

Ricerche che avvengono sparando a tremila metri di profondità delle vere e proprie bombe d’acqua ad alta pressione, mista ad additivi, in grado di frantumare le rocce.

Col rischio di causare frane profonde nel territorio meno tellurico d’Italia e del Mediterraneo, oltre che inquinare le falde acquifere, come avvenuto in America, in particolare nelTexas e nell’Ohio, dove si sono verificati terremoti mai accaduti nei secoli passati, e vedere uscire dai rubinetti acqua inquinata ed infiammabile!

Un altro regalo che farà il governo centrale alla Sardegna, sarà la scelta dell’Isola, come territorio non tellurico, sito ideale per le scorie nucleari.

Siccome l’occupazione dei siti superficiali per esercitazioni militari destinati a unità da sbarco, di battaglie tra carri armati, esercitazioni aeree con lancio di missili e una vera base missilistica, con tutti i relativi inquinamenti di residui di bossoli di varie armi, dalle pistole, dagli obici e da sperimentazioni missilistiche, era necessario completare l’opera di considerare l’Isola come una discarica completa, occupando gran parte del suo sottosuolo.

Ma non tutto viene per nuocere, diamine! C’è un bel progetto di incremento delle coltivazioni agrarie. A Porto Torres, nel sito industriale dove tutti hanno mangiato a quattro ganasce, in cambio di posti di lavoro, sono rimasti decine ettari di terreno inquinato, un deserto di capannoni ed attrezzature arrugginite, una massa di disoccupati e di famiglie alla fame.

Nel frattempo, in questo territorio di miseria e desolazione, lo Stato ha previsto lo stanziamento di un miliardo per il progetto Matrìca, per bonificare il sito e costruire un mega impianto per la produzione di energia verde dalla coltivazione del cardo selvatico! Una grande coltura tutta ecologica, che non richiederà molto impiego di mano d’opera e che ci regalerà lo spettacolo di campi fioriti dove, purtroppo, nemmeno le pecore potranno andare perché non è un’erba gradita. Proprietari di terreni incolti per mancanza di reddito, come chi estirpò le vigne o lasciò i terreni incolti, per sopravvivere qualche anno con l’elemosina europea prevista per il set aside, li coltiveranno con il redditizio cardo selvatico!

Mentre l’Europa concedeva ai nostri agricoltori questi regali illusori pur di abbandonare a favore dei Paesi del nord la coltivazione della barbabietola da zucchero, la chiusura degli zuccherifici - di cui uno in Sardegna - l’abbattimento delle vacche da latte e la chiusura delle stalle, il governo centrale ha contribuito alla desertificazione agricola ed industriale anche nel sud dell’Isola, ora che cosa si prevede?

La coltivazione di canne! Con l’illusione di redditi certi e di poco lavoro, vedremo estirpare i vigneti del Carignano e le distese di carciofaie, per riempire i campi di canne fruscianti ai venti?

In tutto il mondo le coltivazioni agricole necessarie per sfamare la popolazione sempre crescente, si pensa alla produzione di biocarburanti ed alla coltivazione di specie non idonee a sfamare la gente. Assurdo, per non dire demenziale! Dobbiamo accettare supinamente che la Sardegna diventi ancora una volta terra di conquista per queste speculazioni dietro le quali si nascondono interessi e personaggi molto fumosi, come successo per il fotovoltaico?

Non crea sospetti che anche il nostro governo attui iniziative a favorire questi disegni? Con l’Imu che gli agricoltori dovranno pagare, chi è sprovvisto di liquidità sarà costretto, come tanti piccoli proprietari della prima casa, a vendere a prezzi di realizzo le case ed i terreni, prima di farli sequestrare dalle banche. A prescindere che l’Imu sui terreni è una vera perversione legalizzata, anziché prevederla per i terreni non montani, non si potrebbero esentare i terreni coltivati? In tal modo anche i terreni montani potranno diventare produttivi, incrementando la coltivazione di foraggere sia per il pascolo brado che in stalla.

Romano Satolli

 

Il Movimento Sardegna Zona Franca ha richiesto un incontro con il presidente Francesco Pigliaru per fare il punto della situazione relativa all'attuazione della zona franca integrale nel territorio sardo e per chiedere a gran voce alla Giunta la disponibilità di tutto il Consiglio Regionale a rendere finalmente operative le leggi e le delibere già in essere.

Il Movimento ribadisce che non intende fermare l'azione divulgativa e propagandistica e tutte le azioni legali necessarie al raggiungimento dell'obiettivo della zona franca per tutta la Sardegna.

 

Il Movimento Sardegna Zona Franca, nella persona della Presidente Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, scrive al Presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru ricordandogli le leggi e normative per le quali la Sardegna può considerarsi zona franca ed in essa si debba applicare il regime di esenzione da Iva, accise e dazi doganali.

La Dott.ssa Randaccio chiede al Presidente di "osservare e fare applicare le leggi vigenti".

Come circa 3 anni fà successe per il Presidente Ugo Cappellacci, l'attuale Giunta Regionale, in caso di mancata risposta alle richieste del Movimento - e ormai anche della quasi la totalità dei Sardi - verrà investita da una serie di azioni legali per l'attuazione immediata del regime fiscale della zona franca extradoganale al consumo, come da diritto acquisito da oltre 65 anni.

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