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Francesco Scifo

Francesco Scifo

Avvocato, da anni supporta la causa della Zona Franca aiutando l'interpretazione delle leggi.

La Legge n.907 del 1942, tutt’ora vigente, sul Monopolio dei Sali e Tabacchi, all’art.1 afferma: “Oggetto del monopolio. La estrazione del sale dall'acqua del mare, dalle sorgenti saline, dalle miniere, la produzione del sale in qualunque altro modo, la raccolta, l'introduzione e la vendita del sale sono soggette a monopolio di Stato in tutto il territorio del Regno, fatta eccezione per la Sicilia, per la Sardegna e per le isole minori ad esse adiacenti, per la provincia di Zara e per i comuni di Livigno e di Campione d'Italia”.

Come potete vedere, la Sardegna e la Sicilia sono disciplinate come Zara, che era una zona franca integrale, poi assorbita nella ex Yugoslavia dopo la seconda guerra mondiale, Livigno e Campione d’Italia, queste ultime, sono tutt’ora le zone franche extraterritoriali italiane.
Ma vi è di più: il successivo D.P.R. del 30 dicembre 1969, n. 1131 disponeva (con l'art. 1) che "In deroga alle disposizioni dell'articolo 1 della Legge 17 luglio 1952, n. 907, è ammessa l'introduzione, nel territorio della Repubblica soggetto a monopolio, di sale proveniente dagli Stati membri della Comunità economica europea, nonché dalla Sicilia e dalla Sardegna, previo nulla osta dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato quando trattasi di quantitativi eccedenti i 5 chilogrammi".

Dunque, Sicilia e Sardegna sono fuori dalla Repubblica? Oppure cosa sono? Sono tutte realtà extraterritoriali della Repubblica da sempre.

Dato che a Livigno, a Zara e a Campione d’Italia non mi è noto che si produca sale, è escluso che il minimo comune denominatore tra tutte queste realtà (cioè tra Sicilia, Sardegna, Zara, Livigno, Campione d’Italia, stati esteri membri della Comunità Europea) sia la produzione di sale, quindi, l’unica ragione che le accomuna è solo un'altra, che non ha nulla a che vedere con la produzione di sale: sono giuridicamente tutte zone franche integrali.
In realtà, questi territori sono tutti giuridicamente accumunati da una sola cosa: sono tutti zone franche, altrimenti, non avrebbe avuto nessun senso in queste leggi prevedere lo stesso trattamento di Zara, Livigno, Campione d’Italia e degli altri Stati membri CEE esteri. Nessuno ve lo aveva detto prima, vero?

Ve lo diciamo noi oggi. Controllate anche Voi queste norme su Normattiva, portale del Parlamento Italiano.

Bene, cari Sardi e Siciliani, se insieme pretendiamo l’applicazione della legge italiana e della Unione Europea e facciamo applicare la normativa dell’Unione Europea sulle zone franche (Regolamento n.952/13 e Direttiva IVA/2006/CE e Legge Italiana n.762/73) tutti noi sardi e siciliani possiamo essere il motore di sviluppo europeo e lo saremo solo applicando le leggi sulla zona franca. Noi Sardi e Siciliani siamo insieme sei milioni, siamo una forza elettorale, diamoci da fare e facciamo applicare le leggi a questo Stato Italiano che dolosamente ci ha nascosto questa realtà giuridica e, fino ad ora, ha amato, evidentemente, l’illegalità. 

 

Pubblichiamo il commento a caldo dell'avv.Francesco Scifo, segretario politico del Movimento Sardegna Zona Franca, al ritorno della dura giornata che lo ha visto in prima fila - insieme all'avv.Paolo Aureli, rappresentante legale del Movimento e delegato della provincia del Sulcis Iglesiente, nella manifestazione fuori dai cancelli della Regione Sardegna in Viale Trento.

"Oggi ero lì, mentre il Governatore di una Regione alla fame glissava sulle richieste d’incontro della popolazione affamata. Ancora una volta il volto del potere che pensa di disporre delle regole e della vita dei cittadini era lì davanti a me. Nessuna soluzione, nessun incontro, solo una sfilza di vuote parole che contestavano a noi, che eravamo là fuori dalle otto della mattina, di non essere democratici, quando c’erano solo delle persone che chiedevano di poter esprimere delle idee ad un rappresentante eletto che si è dimenticato del popolo. Dopo poco sono entrati i sindaci di alcuni comuni del Sulcis, forse per compiacere quel potere che li aveva convocati, e si sono introdotti al posto degli affamati di giustizia che dimostravano fuori: nessuno di noi è potuto entrare perché un cordone di polizia in assetto anti sommossa ci ha lasciati fuori, fuori dalla democrazia che oggi è morta in Sardegna. I poliziotti avevano le targhette sulle giacche con scritto “antiterrorismo”.

Ebbene... siamo noi terroristi?

Forse per il nostro Governatore siamo tutti terroristi perché chiediamo che almeno una parte del loro tempo sia dedicata ad ascoltarci e una parte dei loro compensi sia destinata a risolvere i problemi sociali. Allora sì, siamo tutti terroristi."

 

Lo avevamo preannunciato il 30 ottobre scorso al Convegno del Hotel Quattro Torri con la nostra diffida inviata alle istituzioni e agli organismi internazionali, a tutela della minoranza sardofona. Dopo la scadenza del termine di legge di 60 giorni, senza alcuna replica, abbiamo deciso di denunciare la gravissima situazione della Sardegna davanti alle Corti internazionali.

Nessuno potrà negare che in Sardegna si stanno commettendo crimini di genocidio e contro l’umanità, la situazione della mancata tutela della salute con la distruzione sistematica dell’assistenza sanitaria che fa mancare i medicinali salvavita negli ospedali, i reagenti per le malattie gravissime come la fibrosi cistica, le mancate bonifiche di intere aree dell’isola, con conseguente diffusione delle malattie letali, dovute all’inerzia di chi dovrebbe bonificare il cianuro a Furtei, le polveri nanoparticelle diffuse nei poligoni, il cromo, il torio, il benzene e la diossina dell’area industriale di Cagliari, Santa Gilla e le incredibili omissioni su Porto Torres, La Maddalena, il piombo di Portoscuso e Porto Vesme, i fanghi rossi del Sulcis: tutto ciò sta distruggendo la popolazione sarda.

L’isolamento della regione causato dallo smantellamento dei trasporti aerei e marittimi, colpevolmente favorito dall’inerzia della Giunta Regionale e dallo Stato che non controllano efficacemente cartelli e accordi illegali contro la concorrenza, lasciando la popolazione alla mercè degli speculatori e monopolisti.
Tutto questo sta causando il lento genocidio della popolazione e la sua distruzione: i rapporti sullo spopolamento, il calo demografico e sull’emigrazione, le relazioni della Caritas sul tracollo economico della Sardegna e la distruzione della classe media nell’isola, sono le prove che dimostrano che ormai non è solo una colpevole inerzia della Regione, dello Stato e dei loro collaborazionisti locali ma vi è il dolo eventuale chiarissimo con la consapevolezza di causare la morte e la malattia della popolazione sarda.
Il rifiuto di applicare le leggi che dovrebbero tutelare la comunità dal disastro ambientale, sociale ed economico, causato da questa classe dirigente in carica e da quella precedente, deve essere valutato e punito da organismi internazionali terzi e servire come monito alle persone che li sostituiranno.
Abbiamo lanciato una campagna di denunce a tutte le Corti internazionali, dato che l’Italia non fa applicare le sue leggi e quelle europee in Sardegna, come testimonia l’inerzia della magistratura locale e nazionale e dei Prefetti locali, in ordine all’applicazione delle leggi a tutela del diritto più sacro: quello alla vita dei sardi.
L’assoluta mancanza di volontà e capacità di queste istituzioni di applicare le azioni positive a favore della minoranza dei sardi, pur previste dalle norme vigenti: la Legge n.482/99 sulle minoranze, il D.lgs. n.75/98 sulla zona franca; lo stesso Statuto autonomistico Sardo, completamente ignorato con la complicità dei rappresentanti locali dei partiti nazionali e degli stessi indipendentisti o sovranisti di nome ma non di fatto; l’ignoranza colpevolmente diffusa tra la popolazione che non conosce le norme fondamentali del Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1 gennaio 2009 tra l’assoluta mancanza d’informazione e di comunicazione, dolosamente preordinata a non farne conoscere obblighi, diritti e potenzialità.
Il tentativo in atto di modificare la composizione del corpo elettorale, inserendo nuovi poveri senza creare le condizioni per una loro vita conforme ai principi dello sviluppo della persona umana ma solo per favorire gli interessi oscuri delle maggioranze che si alternano al potere: tutto ciò, trascurando che la povertà non si divide ma che si deve creare ricchezza e dividere il benessere o si crea solo una società di clienti da sfruttare. 

Tutto questo ha causato e sta causando la distruzione, il genocidio del popolo sardo e costituisce un crimine contro l’umanità che ora le Corti internazionali dovranno valutare ma, soprattutto, le denunce fanno capire che la comunità si muove e che finalmente ABBIAMO CAPITO quel principio proclamato da un’illustre personalità europea che dice: “Noi prendiamo una decisione in una stanza, poi la mettiamo sul tavolo e aspettiamo di vedere cosa succede. Se non provoca proteste o rivolte, è perché la maggior parte delle persone non ha idea di ciò che è stato deciso; allora noi andiamo avanti passo dopo passo fino al punto di non ritorno”.

NOI ora PROTESTIAMO!

Francesco Scifo

 

Storie di ordinaria illegalità.

La questione della zona franca di Cagliari impone delle considerazioni di stretta legalità e alcuni recenti articoli di stampa le rendono improcrastinabili. La Delibera n.33/18 della Giunta Regionale del 30 giugno scorso che approva il piano operativo per la zona franca di Cagliari si palesa illegittima sotto molteplici profili.

In primo luogo, non tiene alcun conto di quanto previsto dall’art.1 comma 3 del Decreto Legislativo n.75/98 che prevede, espressamente ed inderogabilmente, una più ampia, precisa e diversa delimitazione della zona franca, estendendola a tutta l'area del porto di Cagliari e non solo la sua limitazione a sei ettari come previsto dalla delibera.

In secondo luogo, la delibera viola la Legge Regionale n.10 del 2008 art.1 che prevede la necessità di un previo parere della Commissione consiliare competente, su proposta dell'Assessore Regionale dell'industria, che nel caso in esame non mi risulta sia stato acquisito;

In terzo luogo, la delibera viola la Legge Regionale n.20 del 2013 art.1 che prevedeva una precisa procedura che non è stata adottata sia per la delimitazione delle zone franche, che per la gestione delle stesse e che non può essere più affidata a Cagliari free zone ma doveva essere affidata a Sardegna Free zone, previa trasformazione della prima che non è avvenuta.

In quarto luogo, la delibera di giunta viola la Legge Regionale n.20 del 2013, in quanto non tiene alcun conto, nella delimitazione della zona franca di Cagliari, delle indicazioni formulate dai territori e pervenute all’assessorato alla programmazione nel settembre 2013;

In quinto luogo, la Delibera del 30 giugno 2015 viola palesemente le precedenti delibere di giunta attuative della zona franca integrale della Sardegna del 7 (8/2) e 12 (9/7) febbraio 2013 e del 24 giugno 2013 (23/1) e del 19 settembre 2013 (39/30): le suddette delibere non possono essere modificate in peius da una nuova delibera di giunta, in quanto applicative di una legge attuativa dell’art.12 dello Statuto speciale.

La Giunta è fatta di economisti e si può capire che non conoscano bene il diritto ma, tuttavia, il Prefetto di Cagliari, quale organo dello Stato competente in tema di attuazione delle zone franche, a norma della Legge Regionale n.20 del 2013, dovrebbe commissariarli e applicare la Legge n.75/98 le leggi regionali succitate, ed il D.P.C.M. del 7 giugno 2001 che prevedono la delimitazione estesa a tutta l’area del porto di Cagliari, come indicata nel D.lgs. n.75/98 art.1 comma 3 e non solo limitata a 6 ettari: non vorremmo, dopo Mafia Capitale dover apprendere che esiste una mafia del capoluogo che riserva a pochi privilegiati, amici degli amici, la zona franca.

Al sig. Prefetto di Cagliari chiediamo di applicare la Legge Regionale n.20 del 2013 art.1 e, comunque, noi informeremo la Procura della Repubblica perché indaghi sulle violazioni succitate.

Avv. Francesco Scifo

 

 

Fondamentalmente la Corte Costituzionale con la Sentenza n.37 del 17 marzo 2015 ha evidenziato quale illegalità regni all'interno dell'Agenzia delle Entrate: la storia dei dirigenti fasulli, ancora strenuamente difesi dall'Agenzia, fa emergere un quadro sconcertante e preoccupante di collusioni e coperture ai massimi livelli ed anche dentro il Ministero più importante, quale è quello dell'economia. Le conseguenze della sentenza sono devastanti perchè l'operato dell'Agenzia è ora certificato come avvenuto da oltre 15 anni in spregio alla legge. La lettura delle sentenze della Corte Costituzionale, del Consiglio di Stato, del Tar del Lazio non lascia adito ad equivoci. Forse presto anche la Magistratura ordinaria e quella contabile dovranno verificare i comportamenti di chi ha causato il più grave danno erariale della storia della Repubblica italiana. 

Come è possibile infatti che chi ha gestito e gestisce ancora questo enorme inganno resti impunito?

Le dichiarazioni e i comunicati stampa che si continuano a sentire, volti a tutelare lo status quo sembrano diretti ad aggravare i reati commessi da chi ha gestito questo enorme imbroglio: con quale coraggio qualsiasi funzionario di questa Agenzia potrà parlare di lotta all'evasione, quando per il comportamento di tutti questi personaggi di vertice dell'amministrazione, si è realizzato il più grande favoreggiamento della storia all'evasione, vanificando ogni attività di accertamento fiscale degli ultimi 15 anni.

Chi dovrà pagare i risarcimenti e le cause di annullamento degli atti illegittimi e il mancato introito erariale? 

Speriamo che l'opinione pubblica capisca che la lotta per la legalità parte dalla testa e che deve pretendere le dimissioni immediate di tutti i vertici che hanno coperto questa triste storia.

Chiunque abbia a cuore la legalità e la democrazia non può che temere quando chi dovrebbe gestire i soldi dei contribuenti agisce in spregio a tutte le leggi che dovrebbe fare rispettare.  

 

 

Una nota trasmissione televisiva nazionale ha mandato nel Sulcis una troupe per filmare il malessere di una provincia schiacciata dalla crisi. Ci hanno invitato perché siamo un’Associazione che lotta sul territorio anche per i molti assenti e gli indifferenti. Approfittando di un’interruzione delle riprese, siamo andati in una pizzeria al taglio: il pizzaiolo ci ha espresso tutta la disperazione del suo locale vuoto e il desiderio di emigrare subito fuori dalla Sardegna. Infatti, in 30 minuti non entra nessuno, la gente non ha più soldi, nemmeno per comprare una pizzetta al taglio: si comprano al discount le pizze surgelate che costano meno. La storia la sapete, si è preferito smantellare il sistema dei trasporti, l’industria, l’artigianato, soffocare la ricerca, chiudere le scuole nei paesi, semplicemente rendendo svantaggioso e costoso qualsiasi investimento economico nell’Isola.

Applicare e conoscere il D.lgs. 75/98 sulla zona franca avrebbe potuto alleviare l’esodo: sospendendo IVA e Accise forse qualche temerario imprenditore avrebbe rischiato; tuttavia, scientemente, la legge non viene applicata e le Autorità coprono questa illegalità.

Conoscere ed applicare le normative vigenti diminuirebbe i costi dell’energia e favorirebbe il lavoro.

Il nostro anfitrione ci intima di non parlare di zona franca, a pena di taglio del collegamento. Nonostante ciò, Claudia e Maria Rosaria, nascondendo i concetti tra le righe, hanno fatto quello che tutti i sardi avrebbero dovuto fare: richiamare pubblicamente Ministri, ex Ministri, sindacalisti e portaborse alle loro responsabilità, quelle che hanno azzerato l’avvenire di un’isola. Che dire, infine, del silenzio pesante della Giunta Regionale e del suo Presidente sulla morte dell’Autonomia Speciale e dello Statuto causata dalla riforma costituzionale in fieri, farcita di clausole di supremazia e d’interesse nazionale? Esse peseranno come un macigno sul loro ricordo.

La damnatio memoriae sarà questa: eletti dal popolo per difendere lo Statuto e l’Autonomia eseguivano pedissequamente gli ordini del partito unico nazionale di sopprimere la libertà dell’Isola per ragioni “economiche”. 

 

Il 24 giugno 2014 si festeggia il primo anniversario di una data storica per la Sardegna: per la prima volta una delegazione di un movimento popolare ha potuto trattare a Roma da pari a pari con il Governo italiano. Non importa che la zona franca integrale sia ancora oggi discussa e osteggiata, più da sardi conservatori amanti dello status quo che dal continente, ciò che conta è che, per una volta, una popolazione, abituata sempre e solo ad obbedire, ha portato con la forza della democrazia delle persone libere davanti ad un viceministro della Repubblica a discutere, in un tavolo tecnico, di sviluppo della Sardegna.

Sono quelle stesse persone, libere da condizionamenti partitocratici, che poco dopo hanno scritto e ottenuto la modifica dell’art.10 dello Statuto sardo che ora recita: L'articolo 10 dello Statuto speciale per la Sardegna, di cui alla Legge Costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, è sostituito  dal seguente: «Art. 10 - La Regione, al fine di favorire lo sviluppo  economico dell'Isola  e nel  rispetto della normativa comunitaria, con riferimento ai tributi erariali per i quali lo Stato ne prevede  la possibilità,  puo',  ferma restando  la copertura  del  fabbisogno standard  per il  finanziamento dei livelli essenziali  delle prestazioni concernenti i diritti  civili e sociali di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione: a)  prevedere agevolazioni fiscali, esenzioni, detrazioni d'imposta, deduzioni dalla base imponibile e concedere, con  oneri a carico del  bilancio regionale, contributi da utilizzare in compensazione ai sensi della legislazione statale; b) modificare  le  aliquote in  aumento  entro i valori di imposizione stabiliti dalla normativa statale o in diminuzione fino ad azzerarle».

Questa norma che la Regione, ancora oggi, ha dimenticato d’inserire nello statuto che campeggia nel suo sito internet (vedere allegato che dimostra che in data odierna non è stato ancora aggiornato), è ormai legge dello Stato: la Legge n. 147 del 2013 art.1 comma 514. Nessuno può negare che abbiamo scritto una pagina storica dell’autonomia. Noi lo ricordiamo alla Regione.

Francesco Scifo

Oggi, a Cagliari, alla presentazione del libro sulla zona franca di Aldo Berlinguer e Tore Cherchi abbiamo assistito alla performance da operetta del potere che si è esibito in una rappresentazione sprezzante e macabra ai danni della Sardegna.

I due autori del libro sono stati marginalizzati per fare passare una tesi di un gruppo dominante di personaggi che ha perso qualunque riscontro con la realtà.

Hanno parlato di recinzioni, di costruzioni, di scarsa utilità della zona franca, a dispetto dei dati che loro stessi sciorinavano senza nemmeno capire ciò di cui parlavano.

Parlavano come se non esistesse la possibilità di esercitare la Zona franca in modalità non interclusa. Parlavano di vincoli fisici, quando questi negli altri porti (Taranto e Gioia Tauro) sono stati superati da zone franche già operative. Posti dove il Dominus della gestione del carico e scarico merci è esclusivamente l’Autorità Portuale che “prende in carico” le merci estere nelle aree, solo virtualmente qualificate, ammettendo al regime ogni azienda - nazionale o estera - che si vuole accreditare entro il perimetro di riferimento, con un beneficio rivolto ad ogni settore merceologico, con la possibilità, per il Porto (ed il territorio di sostegno) di poter offrire servizi differenziati in ragione delle diverse esigenze richieste dalle eterogenee necessità merceologiche. Hanno deciso di fare melina per impedire che la Sardegna abbia qualsiasi possibilità di sviluppo. Hanno deciso di castrare una formidabile opportunità per tutta l'Isola.

Hanno deciso di rinunciare a porre i porti del'isola all’avanguardia rispetto all’esercizio delle agevolazioni “territoriali” di rango comunitario, hanno deciso di non porsi come hub alternativo (e competitivo) rispetto ai grandi porti del Nord Europa e del Mediterraneo; hanno deciso di cedere ad altre regioni il naturale “passaggio a Sud” per ogni rotta comunitaria ed extra comunitaria di provenienza estera.

Hanno deciso di rinunciare ad assumere, nel breve periodo, ogni più moderna configurazione concessa dalla disciplina doganale di riferimento.

Hanno deciso di non offrire alle aziende che vorranno servirsene, varie possibilità di trasformare materie prime e semilavorati, in sospensione di ogni fiscalità doganale, garantendo allo stesso tempo la neutralità Iva ed accise.

Vogliono un popolo di schiavi e, purtroppo, ce l'hanno. Ci hanno lanciato ancora i più beceri epiteti e così hanno fatto per i movimenti che abbiamo animato in questi due anni. E' il potere e lo subiamo, per ora non possiamo ingaggiare una battaglia campale, ma siamo ottimi guerriglieri!

Francesco Scifo

Prosegue senza riposo la lotta per la zona franca. Come promesso e ribadito dal Consigliere del Movimento nel suo discorso d'insediamento, abbiamo incontrato il Prefetto di Cagliari per evidenziare all'Autorità dello Stato l'esigenza di legalità che sale dal nostro movimento popolare e dalle nostra Regione.

Il breve articolo riportato sulla Nuova Sardegna del 26.03.2014 in tema di richiesta di attuazione dei punti franchi merita un puntuale commento.

Il Decreto Legislativo n.75 del 1998 è la legge dello Stato Italiano che ha istituito le zone franche in Sardegna. Si tratta però non semplicemente di punti franchi portuali ma della possibilità di avere un regime doganale e fiscale speciale in qualunque parte dell'Isola.

 


Infatti, chiunque (art.801 reg. 2454/93) intenda operare sui mercati extra Unione Europea, può chiedere, secondo le modalità previste dal D.p.c.m. 7 giugno 2001 e dall'art. 808 del Regolamento n.2454/93 di adottare tale regime per migliorare le sue possibilità economiche di competere sul mercato.

Il Movimento Sardegna Zona franca lista Maria Rosaria Randaccio sta concretamente lottando sul piano europeo, nazionale e regionale per attuare questo diritto, chiedendo l'applicazione, non solo del regime previsto dai regolamenti dell'UE n.2913/92 e n.2454/93, ma di quello propriamente extradoganale come sancito dalla Legge del 25 settembre 1940 n.1424 e dall'art. 12 dello Statuto Sardo che lo ha recepito nel corpo statutario sardo.

L'obiettivo comune è attuare la disciplina sull'extradoganalità prevista da quella legge.

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