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Venerdì, 06 Febbraio 2015 00:37

D.lgs. n.18/2010

 

Decreto legislativo del 11 febbraio 2010 n. 18

Attuazione delle direttive 2008/8/CE, 2008/9/CE e 2008/117/CE che modificano la direttiva 2006/112/CE per quanto riguarda il luogo delle prestazioni di servizi, il rimborso dell'imposta sul valore aggiunto ai soggetti passivi stabiliti in altro Stato membro, nonche' il sistema comune dell'IVA per combattere la frode fiscale connessa alle operazioni intracomunitarie.

Giovedì, 05 Febbraio 2015 22:14

Il Trattato di Roma (1957)

 

Trattato che istituisce la Comunità economica europea, trattato CEE

Il trattato CEE, firmato a Roma nel 1957, riunisce Francia, Germania, Italia e paesi del Benelux in una Comunità avente per scopo l'integrazione tramite gli scambi in vista dell'espansione economica. Con il trattato di Maastricht, la CEE diventa la Comunità europea, che esprime la volontà degli Stati membri di ampliare le competenze comunitarie a settori non economici.

Ratificato con Legge 14 ottobre 1957, n. 1203 [Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 317 del 23 dicembre 1957] e Legge 23 dicembre 1986, n. 909 [Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 300 del 29 dicembre 1986 – Supplemento Ordinario].
Modificato dal Trattato di Lisbona del 13 dicembre 2007 e divenuto T.F.U.E. (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea – versione consolidata aggiornata al 9 maggio 2008).

Il trattato CEE comprende 240 articoli ed è strutturato in sei parti distinte, precedute da un preambolo:

- la prima parte è dedicata ai principi che hanno ispirato la creazione della CEE attraverso il mercato comune, l'unione doganale e le politiche comuni;
- la seconda parte riguarda i fondamenti della Comunità; essa comprende quattro titoli, inerenti rispettivamente alla libera circolazione delle merci, all'agricoltura, alla libera circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali, e ai trasporti;
- la terza concerne le politiche della Comunità e comprende quattro titoli relativi alle norme comuni, alla politica economica, alla politica sociale e alla Banca europea per gli investimenti;
- la quarta è dedicata all'associazione dei paesi e territori d'oltremare;
- la quinta riguarda le istituzioni della Comunità e include un titolo sulle disposizioni istituzionali e un altro sulle disposizioni finanziarie;
- l'ultima parte del trattato concerne le disposizioni generali e finali.

Il trattato comprende inoltre quattro allegati, relativi a talune posizioni tariffarie, ai prodotti agricoli, alle transazioni invisibili e ai paesi e territori d'oltremare.

Al trattato sono stati altresì acclusi dodici protocolli. Il primo concerne lo statuto della Banca europea per gli investimenti, gli altri invece riguardano vari problemi legati specificamente a un paese (Germania, Francia, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi) o a un prodotto quale gli oli minerali, le banane e il caffè verde.

Infine, all'atto finale sono state allegate nove dichiarazioni.

Il trattato è stato modificato dai seguenti trattati:

Trattato di Bruxelles, detto "trattato di fusione" (1965)
Questo trattato sostituisce i tre Consigli dei ministri (CEE, CECA ed Euratom), da un lato, e le due Commissioni (CEE, Euratom) e l'Alta Autorità (CECA), dall'altro, con un Consiglio unico e una Commissione unica. A questa fusione amministrativa si aggiunge la costituzione di un bilancio di funzionamento unico.
Trattato che modifica talune disposizioni in materia di bilancio (1970)
Questo trattato sostituisce il sistema di finanziamento delle Comunità attraverso i contributi degli Stati membri con quello delle risorse proprie. Esso istituisce altresì un bilancio unico per le Comunità.
Trattato che modifica talune disposizioni finanziarie (1975)
Questo trattato conferisce al Parlamento europeo la facoltà di respingere il bilancio e concedere il discarico alla Commissione per l'esecuzione dello stesso. Esso istituisce una Corte dei conti unica per le tre Comunità avente funzione di organo di controllo contabile e di gestione finanziaria.
Trattato sulla Groenlandia (1984)
Questo trattato sopprime l'applicazione dei trattati sul territorio della Groenlandia e stabilisce relazioni speciali tra la Comunità europea e la Groenlandia, modellate sul regime applicabile ai territori d'oltremare.
Atto unico europeo (1986)
L'atto unico europeo rappresenta la prima grande riforma dei trattati. Esso estende i casi in cui il Consiglio vota a maggioranza qualificata, potenzia il ruolo del Parlamento europeo (procedure di cooperazione) e amplia le competenze comunitarie. Esso pone il mercato interno come obiettivo per il 1992.
Trattato sull'Unione europea, detto "trattato di Maastricht" (1992)
Il trattato di Maastricht riunisce nell'unica cornice dell'Unione europea le tre Comunità (Euratom, CECA, CEE) e le cooperazioni politiche istituzionalizzate nei settori della politica estera, della difesa, della polizia e della giustizia. Esso muta la denominazione di CEE in CE. Istituisce inoltre l'unione economica e monetaria, introduce nuove politiche comunitarie (istruzione, cultura) e amplia le competenze del Parlamento europeo (procedura di codecisione).
Trattato di Amsterdam (1997)
Il trattato di Amsterdam amplia le competenze dell'Unione: istituisce una politica comunitaria in materia di occupazione, comunitarizza una parte delle materie che prima facevano parte della cooperazione nel campo della giustizia e degli affari interni, adotta misure destinate ad avvicinare l'Unione ai cittadini e rende possibile una cooperazione più stretta tra taluni Stati membri (cooperazione rafforzata). Esso estende la procedura di codecisione e i casi di voto a maggioranza qualificata, e semplifica e rinumera gli articoli dei trattati.
Trattato di Nizza (2001)
Il trattato di Nizza si occupa essenzialmente dei "vuoti" lasciati dal trattato di Amsterdam, ossia dei problemi istituzionali legati all'allargamento che non sono stati disciplinati nel 1997, quali la composizione della Commissione, la ponderazione dei voti in sede di Consiglio e l'ampliamento dei casi di voto a maggioranza qualificata. Esso semplifica il ricorso alla procedura di cooperazione rafforzata e rende più efficace il sistema giurisdizionale.
Trattato di Lisbona (2007)
Il trattato di Lisbona procede all’attuazione di vaste riforme. Esso pone fine alla Comunità europea, abolisce la precedente architettura dell’UE ed attua una nuova ripartizione delle competenze tra l’UE e Stati membri. Ha altresì modificato il funzionamento delle istituzioni europee e il processo decisionale. L’obiettivo è migliorare il processo decisionale in un’Unione allargata a 27 Stati membri. Il trattato di Lisbona riforma inoltre molte politiche interne ed esterne dell'UE. In particolare, esso consente alle istituzioni di legiferare e di adottare misure in nuovi settori politici.

Giovedì, 05 Febbraio 2015 22:00

Trattato di Lisbona (2007)

 

Il Trattato, firmato il 13 dicembre 2007, è entrato in vigore il primo dicembre 2009, a seguito di ratifica da parte di ognuno dei 27 Stati membri.

Il Trattato è entrato in vigore il primo dicembre 2009 a seguito di ratifica da parte di tutti i 27 Stati membri e prevede incisive riforme istituzionali e procedurali relative al funzionamento dell’Unione Europea, finalizzate ad adeguarla all’ampliamento a 27 Stati membri, nonché ad eventuali ulteriori ampliamenti.

Il Trattato modifica il Trattato sull’Unione europea (TUE, noto anche come Trattato di Maastricht) ed il Trattato che istituisce la Comunità europea (TCE, già denominato Trattato di Roma), ridenominato Trattato sul Funzionamento dell'Unione europea (TFUE), senza tuttavia sostituirli. Pur venuta meno la qualifica di carattere costituzionale, il nuovo trattato riproduce molti degli elementi principali che caratterizzavano il trattato che adotta una Costituzione per l'Europa del 2004.
Con il TUE, i principi cardine introdotti dal Trattato, raggruppati in uno specifico Titolo denominato "Disposizioni relative ai principi democratici", sono i seguenti:
- il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alle istituzioni dell’Unione (articolo 9);
- il principio della democrazia rappresentativa, secondo il quale i cittadini devono essere rappresentati all'interno delle istituzioni dell'Unione (direttamente nel Parlamento europeo, mediante elezioni, e indirettamente nel Consiglio europeo e nel Consiglio dei Ministri, tramite i propri governi, a loro volta responsabili di fronte ai rispettivi parlamenti nazionali – articolo 10);
- il principio della democrazia partecipativa, in base al quale i cittadini e le associazioni di cittadini possono partecipare attivamente alla vita dell'Unione, che a sua volta si impegna a dialogare con essi (articolo 11).
Notevole rilievo viene, inoltre, attribuito ai diritti umani, con specifico riconoscimento della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, allegata al Trattato di Lisbona, e dalla Convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell'uomo, cui l’unione aderisce (articolo 6).
Il TUE - che si compone di 55 articoli - contiene, inoltre, una sommaria descrizione della funzione delle diverse istituzioni comunitarie ed un’ampia sezione (Titolo V) dedicata all’azione esterna dell’Unione ed alla Politica estera e di sicurezza comune.
Infine, oltre alle procedure di adesione all'Unione europea, viene previsto il diritto dei parlamenti nazionali e del Parlamento europeo a essere informati circa le domande di adesione presentate e – per la prima volta esplicitamente previsto - il diritto di uno Stato membro di recedere dall'Unione.

 

 

Giovedì, 05 Febbraio 2015 19:18

Regolamento (CEE) n. 2151/84 del 23.07.1984

 

REGOLAMENTO (CEE) N. 2151/84 DEL CONSIGLIO del 23 luglio 1984 relativo al territorio doganale della Comunità

 

 

 

Giovedì, 05 Febbraio 2015 18:49

Direttiva n.69/75/CEE del 04.03.1969

 

Direttiva n.69/76/CEE del Consiglio del 4 marzo 1969, relativa all'armonizzazione delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative riguardanti la dilazione del pagamento dei dazi doganali, delle tasse di effetto equivalente e dei prelievi agricoli.

DICHIARAZIONE D’INTENTO DI ACQUISTARE BENI E SERVIZI SENZA APPLICAZIONE DELL’IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO
Per i residenti nei territori dichiarati zona franca

Modalità di compilazione del modello telematico

Come sappiamo, non basta che ai sensi dei due regolamenti comunitari richiamati nel D.lgs. n.75/98, in combinato disposto con la Legge Regionale n.20/2013 e con l’art. 10 della Legge Costituzionale n. 3/1948 tutta la Sardegna sia stata dichiarata Zona Franca, occorre che i residenti (in Sardegna) rendano attiva la Zona Franca, affinché anche l’Isola Sarda sia inserita nell’elenco delle Zone Franche dell’Europa con pubblicazione dell’evento in apposita GUCE (Gazzetta Ufficiale Europea), e per dimostrare alla Comunità Europea la suddetta “Attivazione della Zona Franca” (che finora risulta istituita ma non attivata) lo possiamo fare direttamente noi Popolo Sardo, nell’unico modo consentito dalle leggi Fiscali che ci consentono di emettere fattura senza l’applicazione dell’Iva con la seguente dicitura in fattura: “IVA NON IMPONIBILE AI SENSI DELL’ART. 8 COMMA 1 LETT. C DEL D.P.R. N.633/72 - DICHIARAZIONE DI INTENTO N………..DEL……..”.
Leggi Fiscali sulla dichiarazione di intento da ultimo modificate dal D.lgs. n.175/2014, leggi che occorre studiare attentamente in tutti i loro articoli, non trascurando le molteplici modifiche intervenute dalla data della loro emanazione fino ai giorni nostri, leggi fiscali e rispettive note agli articoli, che qui appresso vengono sinteticamente richiamate:

  • D.lgs. n.175/2014 che all’art. 20 apporta modifiche al D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 art. 1, comma 1 lett. c;
  • D.lgs. n.175/2014 che all’ art. 22 apporta modifiche all’art. 35 del D.P.R. n.33/72;
  • D.lgs. n.175/2014 che all’art. 23 apporta modifiche all’art. 50 del D.L. n.331/93 convertito nella Legge n.427/93 (leggere tutti gli articoli).

Infatti nella normativa succitata si prevede:

- (art. 1 D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84) “che l’intento di avvalersi della facoltà di effettuare acquisti o importazioni senza applicazione dell’IVA deve risultare da apposita “Dichiarazione” (ovviamente solo quella di “Intento”), redatta in conformità al modello approvato con decreto dal Ministero delle Finanze, contenente l’indicazione del numero di partita IVA del dichiarante nonché l’indicazione dell’ufficio competente nei suoi confronti, consegnata o spedita al fornitore o prestatore, ovvero presentata in dogana, prima dell’effettuazione della operazione; la dichiarazione può riguardare anche più operazioni tra le stesse parti.
Nella prima ipotesi, il cedente o prestatore deve comunicare all’Agenzia delle Entrate, che ne rilascia ricevuta di ricevimento, esclusivamente per via telematica entro il termine di effettuazione della prima operazione periodica IVA, mensile o trimestrale, nella quale confluiscono le operazioni realizzate senza l’applicazione dell’imposta, i dati contenuti nella dichiarazione ricevuta. La dichiarazione redatta in duplice esemplare, deve essere progressivamente numerata dal dichiarante e dal fornitore o prestatore, annotata entro i quindici giorni successivi a quello di emissione o ricevimento in apposito registro tenuto a norma dell’art. 39 del D.P.R. n.633/72”.
- (art. 42 del D.L. n.331/93 convertito nella Legge n.427/93) “Sono non imponibili gli acquisti intracomunitari di beni la cui cessione nel territorio dello Stato è Non Imponibile a norma degli artt. 8, 8 bis, e 9 del D.P.R. n. 633/72; gli acquisti intracomunitari effettuati senza il pagamento dell’Iva norma delle disposizioni di cui alla lett. c) primo comma dell’art. 8 del D.P.R. n. 633/72, mentre al secondo comma del suddetto articolo 8 del D.P.R. n.633/72, non si applicano le disposizioni di cui all’art. 1 primo comma lett. c) del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84”.
- (art. 41 comma 1 lettera a del D.L. n.331/93 convertito nella Legge n.427/93) ”costituiscono cessioni non imponibili le cessioni di prodotti soggetti ad accise se gli stessi sono spediti o trasportati in conformità delle disposizioni contenute agli artt. 6 ed 8 del presente decreto”;
- (art. 6 comma 4 del D.L. n.331/93 convertito nella Legge n.27/93) “il documento di accompagnamento di cui al comma 3 non è prescritto per la circolazione di prodotti soggetti ad accisa provenienti da paesi terzi o ivi destinati, quando sono sottoposti ad un regime doganale comunitario diverso da quello di immissione in libera pratica o sono immessi in una Zona Franca o in un Deposito Franco."

 

 

 

Speriamo che la storia di “Mafia Capitale” abbia aperto gli occhi a tutti coloro che credono non sia possibile che esistano nel mondo esseri umani che commettono dei crimini atroci ergendosi al di sopra delle leggi, come mostri onnipotenti, perché sono sicuri che per i loro crimini atroci, studiati e pianificati a tavolino con estremo cinismo, non verranno mai smascherati e neanche fatti apparire come criminali, perche si nascondono dietro un potere mediatico, che permette loro di propagandare un’immagine positiva, o sdrammatizzare i loro crimini.
Ma non bisogna scoraggiarsi perche in ogni parte del pianeta stanno nascendo dei movimenti come il nostro, che si battono per costruire un mondo in cui la Democrazia sia una realtà e non una retorica per nascondere la propria mostruosità. Un mondo in cui non vi siano piu’ guerre, in cui le risorse siano equamente distribuite, in cui ogni lavoratore abbia giusti diritti, e in cui le istituzioni siano a tutela dei diritti umani. Un mondo in cui tutte le nazioni rispettino il Diritto Internazionale.

Maria Rosaria Randaccio

Per chi non avesse potuto ascoltare in diretta il Convegno di Tortolì relativo alla Zona Franca al Consumo dello scorso 20 dicembre, pubblichiamo in allegato qui sotto la registrazione integrale (divisa in due parti) fornita gentilmente dallo staff di Radio Stella, con gli interventi della dott.ssa Randaccio. dell'avv. Scifo, dell'avv. Aureli, del sig. Paolo Bullegas, del sindaco di Tortolì dott. Massimo Cannas, della sig.ra Claudia Mariani, del sig. Pinello Balìa, del sig. Giulio Simbula, del Sig. Luciano Lamantìa, sig. Antonello Cannas, ecc.

Buon ascolto!

 

 

 

 

 COMUNICATO STAMPA DEL 20.12.2014

 

La dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, presidente del Movimento Sardegna Zona Franca, risponde al comunicato dell'Agenzia delle Entrate inviato ai giornali in data 18.12.2014:

"La risposta della Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate, comparsa sul sito dell’Agenzia delle Entrate il 18.12.2014 e riportato dalla stampa, nei confronti delle centinaia di Interpelli trasmessi dai contribuenti rivendicanti il loro diritto alla Zona Franca estesa su tutto il territorio della Sardegna, oltre ad essere superficiale ed infondata, non è neanche stata giuridicamente formulata in modo corretto e quindi non è in alcun modo idonea a produrre  gli effetti  previsti dalla legge. 

Infatti la Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate, per assolvere all’onere della risposta al contribuente deve necessariamente dare risposte che possono essere, a seconda dei casi, “ad personam” o cumulative (nel caso di svariati interpelli con lo stesso oggetto), ma comunque sempre con la veste giuridica del provvedimento amministrativo formale;  ancora, può restare semplicemente inerte (silenzio assenso), convalidando cosi l’interpretazione giuridica fornita dal contribuente nel proprio interpello.

Desta sorpresa dover constatare con quanta leggerezza e approssimazione si sentenzi, sempre all’interno della pseudo risposta dell’Amministrazione Finanziaria, che il popolo sardo non ha diritto alla zona franca, soltanto perche il nome della Sardegna non compare nell’elenco delle zone franche extraterritoriali citate all’art. 7 del D.P.R. 633/72 (che riprende all’art. 6 della Direttiva n.2006/112/CE). Ebbene se non bastassero a chiarire le idee i richiami normativi citati nell’interpello, si invita la Direzione Regionale dell’Agenzia delle  Entrate di Cagliari,  ad andare a consultare  tutte le Delibere della precedente Giunta Regionale, che ha provveduto a rimediare a tale carenza di elencazione comunicando, alla Direzione Nazionale dell’Agenzia delle Dogane e all’Unione Europea, l’attivazione della Zona Franca integrale estesa su tutto il territorio della Sardegna; e tanto ha fatto, dopo aver constatato che 340 Comuni dell’Isola, con apposita delibera emanata prima del 24 giugno 2013, hanno dichiarato il proprio territorio Zona Franca ai sensi dell’art. 166 e 167 del Regolamento CEE n.2913/92 e del Regolamento CEE n.2454/93, regolamenti richiamati appositamente nel D.lgs 75/98, in quanto direttamente e uniformemente applicabili da tutti gli Stati Membri, nel momento in cui decidono di istituire le proprie Zone Franche extradoganali, articoli (166 e 167 del Reg. 2913/92) dove si prevede rispettivamente:

1)  che tutti i territori dichiarati zona franca sono extradoganali;

2)  che gli Stati membri possono destinare liberamente a Zona Franca talune parti del proprio territorio doganale;

3) che tale disciplina giuridica, deve estendersi per “omogenità” a tutte le Zone Franche della CEE ai sensi delle Direttiva Comunitaria n.69/75/CEE del 4 marzo 1969;

4) che quest’ultima direttiva risulta recepita in toto nei due succitati Regolamenti n. 2913/92  e  n. 2454/93, regolamenti che come abbiamo gia precisato, fanno parte Integrante del nostro D.lgs 75/98 che ha istituito le Zone Franche su tutta l’Isola.

Nel comunicato poi, si giustifica la suddetta “sentenza di morte economica della Sardegna" con il fatto che non esisterebbe la normativa attuativa della zona franca; ebbene, anche sotto tale profilo si commette un errore di interpretazione giuridica, poiche  nel caso di specie, lo stesso D.lgs 75/98 è gia legge di attuazione ed, in quanto tale, è stato emanato appunto in attuazione dello Statuto della Sardegna approvato con la  Legge Costituzionale  n.3/1948.

Ma la cosa ancor più grave è che si dimentica completamente l’attuale assetto dei poteri risultanti in capo alle Regioni a Statuto Speciale, ai sensi dell’art. 117 della Costituzione (dopo la modifica del titolo V) che ha conferito potere residuale alla Regione Sardegna di attuazione delle leggi Statali,  riservando allo Stato solo alcune tassative materie; tale potere si è appunto sostanziato proprio in occasione dell’attuazione del D.lgs 75/98 da parte della Regione Sardegna operato con propria Legge Regionale n. 10 del 2008 e n. 20 del 2013 (leggi mai impugnate dallo Stato Italiano).

Ufficio Stampa Movimento Sardegna Zona Franca

Per la prima volta dall'inizio degli incontri tenuti dal Movimento Sardegna Zona Franca in tutta la Sardegna da circa tre anni a questa parte, sabato 20 dicembre 2014 il Convegno sulla Zona Franca al Consumo verrà trasmesso in diretta streaming su questo sito internet.

Questo sarà possibile grazie alla disponibilità della radio locale Radio Stella e dal suo titolare, Gianni Careddu, zonafranchista e impegnato a divulgare attraverso questo prezioso strumento le informazioni per tutta la popolazione che non potrà partecipare personalmente all'evento.

Durante la mattinata di sabato 20 la dottoressa Maria Rosaria Randaccio sarà intervistata in collegamento telefonico nella trasmissione "Il Cittadino" condotta dal giornalista de L'Unione Sarda Nino Melis.

Per chi volesse collegarsi ricordiamo le frequenze sulle quali trasmette Radio Stella:

Provincia Ogliastra, parte della provincia di Nuoro e parte della provincia di Cagliari (Sarrabus)

Genna e’ Frongia: 102.00 MHz

Punta Tricoli: 104.00 MHz

Tertenia: 100.500 MHz

Villaputzu: 92.00 MHz

 

 

Ringraziamo Radio Stella e tutto lo staff per l'efficenza e la disponibilità dimostrataci. 

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