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Giovedì, 05 Febbraio 2015 22:00

Trattato di Lisbona (2007)

 

Il Trattato, firmato il 13 dicembre 2007, è entrato in vigore il primo dicembre 2009, a seguito di ratifica da parte di ognuno dei 27 Stati membri.

Il Trattato è entrato in vigore il primo dicembre 2009 a seguito di ratifica da parte di tutti i 27 Stati membri e prevede incisive riforme istituzionali e procedurali relative al funzionamento dell’Unione Europea, finalizzate ad adeguarla all’ampliamento a 27 Stati membri, nonché ad eventuali ulteriori ampliamenti.

Il Trattato modifica il Trattato sull’Unione europea (TUE, noto anche come Trattato di Maastricht) ed il Trattato che istituisce la Comunità europea (TCE, già denominato Trattato di Roma), ridenominato Trattato sul Funzionamento dell'Unione europea (TFUE), senza tuttavia sostituirli. Pur venuta meno la qualifica di carattere costituzionale, il nuovo trattato riproduce molti degli elementi principali che caratterizzavano il trattato che adotta una Costituzione per l'Europa del 2004.
Con il TUE, i principi cardine introdotti dal Trattato, raggruppati in uno specifico Titolo denominato "Disposizioni relative ai principi democratici", sono i seguenti:
- il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alle istituzioni dell’Unione (articolo 9);
- il principio della democrazia rappresentativa, secondo il quale i cittadini devono essere rappresentati all'interno delle istituzioni dell'Unione (direttamente nel Parlamento europeo, mediante elezioni, e indirettamente nel Consiglio europeo e nel Consiglio dei Ministri, tramite i propri governi, a loro volta responsabili di fronte ai rispettivi parlamenti nazionali – articolo 10);
- il principio della democrazia partecipativa, in base al quale i cittadini e le associazioni di cittadini possono partecipare attivamente alla vita dell'Unione, che a sua volta si impegna a dialogare con essi (articolo 11).
Notevole rilievo viene, inoltre, attribuito ai diritti umani, con specifico riconoscimento della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, allegata al Trattato di Lisbona, e dalla Convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell'uomo, cui l’unione aderisce (articolo 6).
Il TUE - che si compone di 55 articoli - contiene, inoltre, una sommaria descrizione della funzione delle diverse istituzioni comunitarie ed un’ampia sezione (Titolo V) dedicata all’azione esterna dell’Unione ed alla Politica estera e di sicurezza comune.
Infine, oltre alle procedure di adesione all'Unione europea, viene previsto il diritto dei parlamenti nazionali e del Parlamento europeo a essere informati circa le domande di adesione presentate e – per la prima volta esplicitamente previsto - il diritto di uno Stato membro di recedere dall'Unione.

 

 

Pubblicato in Trattati internazionali

Se andiamo a leggere attentamente il D.Lgs. n.75/98 notiamo che risultano parte integrante dello stesso decreto due Regolamenti CEE n.2913/92 (Consiglio) e n.2454/1993 (Commissione), che il legislatore italiano richiama precisando che “le zone franche istituite in Sardegna sono istituite proprio secondo le disposizioni dei succitati regolamenti“.
E non poteva essere altrimenti dal momento che la Corte Costituzionale Italiana con le seguenti sentenze: n.389/1989; n.168/91; n.384/94; n.94/95; n.536/95 ha affermato e confermato che le disposizioni Europee (Direttive e Regolamenti) sono prevalenti rispetto alla normativa degli Stati membri che sono tenuti ad adeguarsi, che non deve applicarsi la normativa interna configgente con quella comunitaria e che sono vincolati a dare applicazione alla norme comunitarie anche gli organi della Pubblica Amministrazione (Regione, Province e Comuni). 

Tutto quanto confermato anche dalla Corte di Giustizia Europea nella Causa n.103/88 del 22.06.1989.

E la regola vale ovviamente anche per l’IVA ai sensi dell’art.1 della Direttiva n.77/388/CEE del 17.05.1977 in combinato disposto con la Direttiva n.91/680/CEE del Consiglio del 16.12.1991 nonché con le Direttive n.69/75/CEE e n.69/74/CEE del Consiglio modificate dalla Direttiva n.2006/112/CEE del 28 novembre 2006, dove si prevede che i residenti nei territori dichiarati zona franca non sono soggetti al pagamento di dazi doganali IVA e Accise, essendo considerati, i suddetti territori come se si trovassero fuori dalla linea doganale dell’Europa.

L’Italia ha recepito la normativa Europea sull’IVA nel D.P.R. n.633/1972, decreto che ha subito centinaia di modifiche, e più di recente nella Legge n.28/1997 che recependo la normativa CEE n.95/7/CEE del 20.05.1997 all’art.2 prevede che i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art.1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 (ossia in zona franca) possono effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’IVA con le modalità previste dagli artt.8, 8/bis e 9 del D.P.R. n.633/72.

La Dichiarazione n.33 allegata all’atto finale della Conferenza Intergovernativa che ha adottato il Trattato di Lisbona firmato il 13.12.2007, nel fornire una “interpretazione autentica dell’art. 174 dello stesso Trattato” precisa che qualora venga istituita la zona franca in un’isola “la zona franca debba includere l’isola nella sua interezza."

 

Il Regolamento CEE n.29/13 del 1992 prevede che: a) gli Stati membri possano destinare talune parti del loro territorio (comprensive di città e di villaggi) a zone franche, queste ultime caratterizzate da agevolazioni fiscali, vantaggi finanziari ed amministrativi per le imprese ed incentivi di natura economica e sociale per i residenti; b) gli Stati membri debbano stabilire il limite geografico di ciascuna zona franca e approvare i locali destinati a costituire un deposito franco (art.167 Regolamento Cee n.2454/39); c) stabilire i punti di entrata e di uscita di ciascuna zona franca e dei depositi franchi, che devono essere sottoposti alla sorveglianza da parte dell’autorità doganale.

I nostri politici prima di parlare di Zona Franca dovrebbero studiare e documentarsi non solo sulla normativa italiana, ma soprattutto su quello che prevede la Normativa Comunitaria!



 

Pubblicato in News Sardegna
Mercoledì, 14 Agosto 2013 09:43

Le perimetrazioni nei porti della Sardegna

depositofrancoGli Spazi doganali ed il Trattato di Lisbona

Prima di discutere sulla  delimitazione degli Spazi Doganali destinati alla custodia delle merci in transito nei territori extradoganali individuati dal legislatore come zone franche, punti franchi e depositi franchi, è necessario verificare se con il Dlgs 75\98, il legislatore abbia voluto o meno considerare come extradoganale l’intero territorio dell’Isola della Sardegna o solamente le parti prospicienti ai porti di  Cagliari, Oristano, Olbia, Portotorres, Portovesme e Arbatax  individuate come aree  industriali funzionalmente collegate o collegabili ai suddetti porti, oppure l’intera Isola della Sardegna, che pertanto deve essere  considerata, come territorio extradoganale intercluso nei  confini naturali del suo mare.

Riteniamo che ci possa venire in soccorso la normativa internazionale sulle zone franche, dove si prevede che quando viene istituita una zona franca dentro un’isola, per zona franca si debba intendere l’intero territorio  extradoganale della stessa  isola. Infatti la suddetta previsione è stata confermata anche dal Trattato di Lisbona, nella Dichiarazione n. 33 allegata all’atto finale della conferenza intergovernativa che ha adottato il Trattato di Lisbona  firmato il 13.12.2007  (pubblicato sulla GUCE  C\115\349 del 9.05.2008).

Con la Dichiarazione n.33,  si vuole  puntualizzare  il significato  dell’art. 174  del Trattato sul Funzionamento  dell’Unione Europea  (pag. 442) cosi  formulata:"La Conferenza intergovernativa che ha adottato il Trattato di Lisbona, ritiene che il riferimento alle “ Regioni Insulari” contenuto nell’art. 174 possa includere le regioni insulari (isole) nella loro interezza, a condizione che siano rispettati i criteri necessari”. E al Titolo XVIII  della Versione consolidata del Trattato sull’Unione Europea  (pubblicato  su GUCE n. 115\127 del 9.052008)  intitolato  “Coesione economica, sociale e territoriale” l’art. 174 (ex 158 TCE)  recita: “Per promuovere uno sviluppo armonioso dell’insieme dell’Unione, questa sviluppa e prosegue la propria azione intesa a realizzare il rafforzamento della sua coesione sociale e territoriale. In particolare l’Unione mira a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie Regioni ed il ritardo delle regioni meno favorite. Tra le regioni interessate, un’attenzione particolare e’ rivolta alle zone rurali, alle zone interessate da transizione industriale e alle regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici, quali le regioni settentrionali con bassissima densità demografica e le Regioni Insulari  (isole)”  (tutti i problemi della Sardegna!). 

Per quanto sopra, appare ovvio che ai sensi del Trattato di Lisbona,  per zona franca si  debba intendere l’intero territorio extradoganale della Sardegna, e che quindi le uniche delimitazioni consentite,  sono quelle previste agli art. 96,97 e 98  del dpr 43\1973 ossia il testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale (ancora in vigore), che individua le modalità di gestione degli spazi destinati alla custodia delle merci in transito, spazi chiamati “depositi Iva “ e disciplinati anche dall’art. 50 e 50 bis del d.l. 331\1993 convertito nella legge 427\1993 e modificata dalla legge 213\2000. 

(Maria Rosaria Randaccio)

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in News Sardegna

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