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Abbiamo chiesto all’avvocato Paolo Aureli, già vice presidente del Movimento Sardegna Zona Franca, ora candidato alle Regionali in quota Sardi Liberi – Mauro Pili per la circoscrizione Carbonia Iglesias, cosa ne pensa dell’emendamento approvato (in allegato a fondo pagina) e che sarà proposto in sede di conversione del Decreto Legge n 135 del 2018 sulle “Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione”.
Più in particolare del fatto che il Governo con tale emendamento, tra le altre cose, intendendo agevolare la realizzazione delle Zone Economiche Speciali, consente agli enti preposti di istituire (solo?) all’interno delle ZES anche le zone franche doganali.

Avvocato Aureli, cosa ne pensa dell’emendamento? E che effetti potrebbe nei confronti delle zone franche della Sardegna?

Dunque anzitutto mi lasci ringraziare il Collega e Professore Aldo Berlinguer che con la sua incessante ricerca accademica ha tempestivamente scovato queste poche ma pericolose righe di emendamento alla legge. Sono convinto, infatti, che solo facendo squadra si può efficacemente lottare contro le storture del sistema.
Detto questo, ritengo la norma per la Sardegna un pasticcio perché va a stratificarsi su una innumerevole quanto (a volte forse inutile) normazione che, a più livelli, nel corso del tempo ha avuto ad oggetto proprio la Zona Franca.
In effetti, la norma a prima vista sembrerebbe svuotare di fatto il contenuto del D.Lgs. n 75 del 1998, col rendere eseguibili le zone franche soltanto all’interno delle Zone Economiche Speciali. Ma, c’è un MA! Il Governo infatti dimentica (o forse no?) una considerazione fondamentale, a meno che non corra ai ripari emanando un sub emendamento che esoneri dalla disciplina descritta la Sardegna: 

Il NOSTRO AMATO Decreto Legislativo n° 75 del 1998 ha qualcosa in più rispetto alle altre leggi ordinarie dello Stato. Esso è una norma che attua lo Statuto Speciale della Sardegna, che è Legge Costituzionale; tale Decreto Legislativo non nacque unilateralmente dal Parlamento Italiano ma da una Commissione Paritetica Stato Regione (è composta da membri designati in misura uniforme dal governo centrale e dalla Regione e ce n’è una per ogni Regione a Statuto Speciale).


Quindi, secondo costante insegnamento dei Costituzionalisti i decreti di attuazione degli statuti, pur essendo fonti del diritto inferiore alla Legge costituzionale che attuano, hanno tuttavia una forza e un valore superiore a quello delle leggi ordinarie, disponendo norme di indirizzo per il legislatore, in questo caso regionale.

E quindi? In parole povere?

E quindi, secondo il mio modesto contributo interpretativo, la legge dove c’è l’emendamento incriminato che di fatto limita per le altre Regioni le zone franche all’interno delle risicatissime zone economiche speciali (le quali formano, richiamando un concetto espresso proprio da Berlinguer, un imperdonabile effetto “ciambella” con conseguente svuotamento dell’economia dell’entroterra isolano) NON si possono applicare alla Regione Autonoma della Sardegna, la quale vanta per Statuto tutto il diritto ad avere sia le Zes che le Zone Franche Doganali, queste ultime in tutte le zone industriali e in tutti i porti dell’Isola secondo l’ancora vivo e vegeto articolo 1, del Decreto Legislativo n° 75 del 1998, norma che per la Sardegna è e rimane la più alta espressione di principi giuridici e di diritti fondamentali dopo la Costituzione e lo Statuto del 48.
A ciò naturalmente va aggiunto che la Sardegna ha parimenti diritto ad immediate misure di riequilibrio insulare, secondo i dettami dell’art. 174 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea - Trattato di Lisbona - (penso alla effettiva continuità territoriale per tutti, usando anche le compagnie low cost e togliendo i ben noti monopoli, oppure agli sconti fiscali alla produzione o al consumo per il mondo produttivo sardo ecc.) che metteranno SUBITO la Sardegna in grado di competere con le altre Regioni di Italia e d’Europa.

 

 

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Oggi, a Cagliari, alla presentazione del libro sulla zona franca di Aldo Berlinguer e Tore Cherchi abbiamo assistito alla performance da operetta del potere che si è esibito in una rappresentazione sprezzante e macabra ai danni della Sardegna.

I due autori del libro sono stati marginalizzati per fare passare una tesi di un gruppo dominante di personaggi che ha perso qualunque riscontro con la realtà.

Hanno parlato di recinzioni, di costruzioni, di scarsa utilità della zona franca, a dispetto dei dati che loro stessi sciorinavano senza nemmeno capire ciò di cui parlavano.

Parlavano come se non esistesse la possibilità di esercitare la Zona franca in modalità non interclusa. Parlavano di vincoli fisici, quando questi negli altri porti (Taranto e Gioia Tauro) sono stati superati da zone franche già operative. Posti dove il Dominus della gestione del carico e scarico merci è esclusivamente l’Autorità Portuale che “prende in carico” le merci estere nelle aree, solo virtualmente qualificate, ammettendo al regime ogni azienda - nazionale o estera - che si vuole accreditare entro il perimetro di riferimento, con un beneficio rivolto ad ogni settore merceologico, con la possibilità, per il Porto (ed il territorio di sostegno) di poter offrire servizi differenziati in ragione delle diverse esigenze richieste dalle eterogenee necessità merceologiche. Hanno deciso di fare melina per impedire che la Sardegna abbia qualsiasi possibilità di sviluppo. Hanno deciso di castrare una formidabile opportunità per tutta l'Isola.

Hanno deciso di rinunciare a porre i porti del'isola all’avanguardia rispetto all’esercizio delle agevolazioni “territoriali” di rango comunitario, hanno deciso di non porsi come hub alternativo (e competitivo) rispetto ai grandi porti del Nord Europa e del Mediterraneo; hanno deciso di cedere ad altre regioni il naturale “passaggio a Sud” per ogni rotta comunitaria ed extra comunitaria di provenienza estera.

Hanno deciso di rinunciare ad assumere, nel breve periodo, ogni più moderna configurazione concessa dalla disciplina doganale di riferimento.

Hanno deciso di non offrire alle aziende che vorranno servirsene, varie possibilità di trasformare materie prime e semilavorati, in sospensione di ogni fiscalità doganale, garantendo allo stesso tempo la neutralità Iva ed accise.

Vogliono un popolo di schiavi e, purtroppo, ce l'hanno. Ci hanno lanciato ancora i più beceri epiteti e così hanno fatto per i movimenti che abbiamo animato in questi due anni. E' il potere e lo subiamo, per ora non possiamo ingaggiare una battaglia campale, ma siamo ottimi guerriglieri!

Francesco Scifo

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