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Martedì, 09 Aprile 2013 11:46

Avv. Scifo: Cosa fare per superare lo stallo

 

L'Avvocato Francesco Scifo scrive:

"Ritengo opportuno segnalare che, per superare lo stallo che si è creato per l'attuazione della zona franca occorre agire in base al DECRETO LEGISLATIVO 18 agosto 2000, n. 267 Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali art. 31 ed alla legge regionale della Regione Sardegna n.10 del 2008 artt. 1 lett. d) e 3.

Pubblicato in News Sardegna

 

Questo è il ricorso collettivo pendente al TAR Sardegna notificato per la zona franca: 

ECC.MO TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DELLA SARDEGNA

CAGLIARI

RICORSO

Ai sensi della Legge 198/2009

L’associazione ARTIGIANI COMMERCIANTI LIBERI SARDEGNA con sede in Nuxis via Emìlio Lussu n. 6 in persona del legale rappresentante pro tempore sig. Andrea Impera c.f. MPRNDR74M29C665U; l’associazione GIURISTI INDIPENDENTI corrente in Cagliari via Einaudi 11 codice fiscale 92191330924 in persona del presidente Avv. Luca De Angelis c.f. DNGLCU69D14B354E rappresentante legale pro tempore; i signori Sandro Piga nato a Sestu il 18.10.1963 e residente in Sestu via Giulio Cesare s.n. C.f. PGISDR63R18I695F, Benedetto Soru nato a Giba il 05.01.1954 e residente a Sestu via Brodolini n.40 c.f. SROBDT54A05E022G, Carletto Ledda nato a Sestu il 28.02.1957 e ivi residente in via Leopardi n.63 LDDCLT57B28I695V, Giuseppe Carboni nato a Soleminis (CA) il 15.02.1963 ed ivi residente in via Francesco Angelo vico 3 c.f. CRBGPP63B15I797Z; Luigi Toro nato a Cagliari il 08.06.1970 e residente in Dolianova via Ariosto 13 c.f. TROLGU70H08B354H; Randaccio Maria Rosaria nata a Cagliari il 1° luglio 1945 e residente a Cagliari in Via Tigellio n. 24 c.f. RNDMRS45L41B354G, tutti rappresentati e difesi ed elettivamente domiciliati in Cagliari via La Vega n.5 cap 09127, presso lo studio dell’avv. Francesco Scifo, cf. SCFFNC66H24C773G, in virtù di procura a margine del presente atto, che indicano per tutte le comunicazioni inerenti il presente procedimento il fax 070402349, la pec Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e l’email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

premesso che:

- il decreto legislativo 10 marzo 1998, n. 75 prevede, in attuazione dell’art. 12 dello Statuto speciale della Sardegna, l’istituzione di zone franche nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegati e collegabili; 

- il citato decreto prevede una realizzazione dei punti franchi a geometria variabile 

iniziando da Cagliari (porto e zone collegabili) e prescrivendo tutti gli adempimenti necessari, atteso che in sede di prima applicazione la delimitazione territoriale del Porto di Cagliari è quella prevista nell'allegato aggiuntivo all'accordo di programma dell'8 agosto 1995 sottoscritto col Ministero dei trasporti; 

- che ai sensi della legge 84\94 (art. 8 comma h), in combinato disposto con il d.p.r. n.250\1949 (art. 38, 39,40,41) e con la legge 296\06 art.1 commi 834,835 e successive modifiche, al Presidente dell’Autorita Portuale (la cui nomina e’ di competenza Regionale) compete l’amministrazione dei beni e delle aree del Demanio Marittimo; 

- che il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 7 giugno 2001, ha dettato le disposizioni per l'operatività della zona franca di Cagliari, autorizzando qualsiasi attività di natura industriale, commerciale o di prestazione di servizi;

- che la zona franca risulta tuttora non operativa, ed è necessario dare adempimento alle prescrizioni normative, al fine di una spedita realizzazione della zona franca di Cagliari e di una sua armonizzazione con le altre zone franche della Sardegna da costituire; 

- che la zona franca di Cagliari, come definita dal decreto succitato, deve essere resa operativa in base alla normativa già esistente e necessita solo degli atti amministrativi ed attuativi delle disposizioni legislative e regolamentari già emanate, ad opera dell’Autorità Portuale, della Regione Autonoma della Sardegna, nonché con la collaborazione del Comune di Cagliari quale area direttamente contemplata nel DPCM del 7 giugno 2001;

- che l’art. 800 del Reg. 2454/93 della Commissione Europea del 2 luglio 1993 prevede che “la costituzione di una parte del territorio doganale della Comunità in zona franca o la creazione di un deposito franco può essere richiesta da qualunque persona alle autorità doganali designate a tale scopo dagli Stati membri”;

- sul punto l’art. 10 del DPCM del 7 giugno 2001 prevede espressamente che la richiesta di operare all’interno della zona franca sia presentata al soggetto gestore e da questi inoltrata all’assessorato all’Industria della Regione Sardegna;

- che l’art.12 del citato DPCM prevede che “fatte salve le funzioni di competenza dell’Autorità Doganale e dell’Autorità Portuale, la Regione determina gli indirizzi generali per l’attività del soggetto gestore”;

- che ai sensi del d.p.r. n. 747\54 (art. da 36 a 55 e art. 68), che ha istituito il codice della navigazione, in combinato disposto con il relativo regolamento di attuazione, approvato con legge 647\96 (art. 2 comma 5), e’ stato previsto che all’Autorità Portuale compete il rilascio delle Concessioni Demaniali finalizzate alla destinazione di determinate parti del Demanio Marittimo agli usi di pubblico interesse; ciò anche ai sensi di quanto ribadito in merito dalla legge 308\84 art. 1 comma 4, che ha apportato modifiche al codice della navigazione (dpr 747\54 e legge 647\96);

- che in data 18.09.2012 veniva notificata dai ricorrenti una diffida alle amministrazioni, ai sensi della legge 198/2009 art. 3, chiedendo che ciascuna di esse, per quanto di propria competenza, assumesse, entro il termine di novanta giorni dalla data di notificazione, ogni attività aministrativa diretta a garantire il rispetto della normativa di cui alle leggi succitate;

- che in tale diffida si chiedeva a tali enti di porre in essere tutte le attività necessarie a rendere operativa la zona franca di Cagliari e tutte le altre zone franche previste in Sardegna dal dlgs 10 marzo 1998 n.75 e dalla suddetta normativa. 

Tutto ciò, al fine di permettere ai ricorrenti ed a tutti i soggetti residenti in Sardegna e nelle aree interessate, tra cui professionisti ed altri operatori economici privati italiani, o di altri paesi dell’Unione, di poter fruire dei benefici fiscali previsti per tali aree e delle relative opportunità economiche. 

Nessun concreto riscontro veniva dato dalle amministrazioni alla diffida intimata nei termini fissati.

Considerato che il dlgs n.198/2009 art. 1 prevede che: “al fine di ripristinare il corretto svolgimento della funzione o la corretta erogazione di un servizio, i titolari di interessi giuridicamente rilevanti ed omogenei per una pluralità di utenti e consumatori possono agire in giudizio, con le modalità stabilite nel presente decreto, nei confronti delle amministrazioni pubbliche e dei concessionari di servizi pubblici, se derivi una lesione diretta, concreta ed attuale dei propri interessi, dalla violazione di termini o dalla mancata emanazione di atti amministrativi generali obbligatori e non aventi contenuto normativo da emanarsi obbligatoriamente entro e non oltre un termine fissato da una legge o da un regolamento…”. 

Valutato che i ricorrenti patiscono una lesione diretta concreta ed attuale dei propri interessi dal persistere di tale inattività degli enti preposti nell’attuazione e applicazione delle leggi sopraindicate: lesione che si concretizza nella minore opportunità di lavoro, nella maggiore imposizione fiscale subita, nella impossibilità di esercitare la libertà d’iniziativa economica prevista dall’art. 41 della Costituzione.

In particolare, il comportamento omissivo delle amministrazioni diffidate determina una palese violazione dell’art. 41 della Costituzione; della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, art.12; del decreto legislativo 10 marzo 1998, n. 75 art.1 denominato “Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Sardegna concernenti l'istituzione di zone franche” (GU n.81 del 7-4-1998), entrato in vigore il 22-4-1998; dei regolamenti CEE n. 2913/1992 (Consiglio) artt. 166-181 e n. 2454/1993 (Commissione) articoli 800-803 e 804; del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 7 giugno 2001, che ha dettato nello specifico le disposizioni per l'operatività della zona franca di Cagliari.

Specificamente il DPCM del 7 giugno 2001 prevede, all’art.7 precisi termini: sessanta giorni al gestore per predisporre il piano operativo della zona franca, la trasmissione obbligatoria dello stesso all’Autorità doganale, con l’obbligo di replica di questa entro ulteriori sessanta giorni. Gli articoli 2-7-12 prevedono l’obbligo di controllo ed indirizzo su tali attività in capo alla Giunta regionale della Sardegna e, specificamente, agli assessori all’industria ed alla programmazione: questi ultimi sono indicati nelle norme come competenti, alla redazione ed al controllo dei programmi annuali di gestione e organizzazione della zona franca. Infine la legge individua, all’art. 12, nella regione, il soggetto che determina gli indirizzi generali per l’attività del gestore.

Nonostante che il decreto suddetto sia stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale n.ro 176 del 31 luglio 2001 non risulta che i controlli e le attività affidate dalla legge a tali amministrazioni siano stati svolti e nemmeno che il soggetto gestore, indicato nel DPCM, nella società cons. per az. Zona Franca di Cagliari, che userà il marchio d’impresa Cagliari Free Zone, con sede in cagliari viale Diaz 36, abbia mai compiuto le attività obbligatorie previste nella legge e per cui è stato creato, né mai attivato la zona franca di Cagliari.

Tutto ciò premesso, al fine di ripristinare il corretto svolgimento della funzione di controllo, gestione ed indirizzo da parte delle amministrazioni pubbliche resistenti, dato che la mancata applicazione delle norme esistenti e sopraindicate, ha determinato e determina grave danno ai ricorrenti, all’intera economia isolana, ed a tutta la collettività residente, si propone la presente azione, ai sensi dell’art. 3 comma 1 del decreto legislativo 20 dicembre 2009 n.198, per le caratteristiche d’inefficienza, dannosità e vessatorietà che le omissioni amministrative denunciate comportano.

I ricorrenti hanno una posizione giuridica qualificata ad intervenire, nel procedimento aperto ai sensi della legge 198/2009, a fini sollecitatori e allo scopo dell’attuazione delle zone franche e dell’applicazione delle leggi predette nel rispetto dei canoni di imparzialità, buon andamento ed efficienza dell’azione amministrativa e dei principi del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea.

Per questi motivi si conclude affinchè l’Ecc.mo Tar Sardegna adito voglia, contrariis reiectis, accertare la violazione delle norme indicate in premessa, ordinando alla pubblica amministrazione di porvi rimedio entro un congruo termine, nei limiti delle risorse strumentali, finanziarie ed umane già assegnate in via ordinaria e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

In particolare, in via esemplificativa e non tassativa, in applicazione del DPCM 7 giugno 2001, in caso d’inerzia dell’amministrazione, se del caso anche a mezzo di nomina di commissario ad acta:

- Ordinare di delimitare e perimetrare materialmente la zona franca;

- disporre affinchè sia ivi autorizzata qualsiasi attività di natura industriale o commerciale o di prestazione di servizi come previsto dall’art. 1 comma 2;

- ordinare agli assessori regionali competenti di predisporre e approvare i programmi annuali relativi al funzionamento e gestione della zona franca di Cagliari come previsto dall’art.2 comma 3 del DPCM 7 giugno 2001;

- ordinare alla Giunta e per essa al suo Presidente pro tempore di vigilare sull’attuazione dell’art.7 del suddetto decreto e dei relativi termini perentori in esso indicati e di porre in essere gli adempimenti previsti dall’art. 12 dello stesso articolo.

- Ordinare l’attuazione delle altre prescrizioni previste dall’art. 1 del dlgs 75 del 1998 e cioè di porre in essere tutte le attività necessarie all’attuazione di tutte le altre zone franche previste in Sardegna dalla suddetta normativa. 

- Sollevare, se del caso, questione pregiudiziale d’urgenza, ai sensi dell’ ex art. 234 TCE e ora art. 267 TFUE, sull’interpretazione dell’art. 107 del TFUE, in relazione agli articoli 12 dello Statuto Autonomo della Regione Sardegna, nonché l’art. 1 del dlgs 75/1998, e gli artt.1-13 del DPCM del 7 giugno 2001.

Istanza cautelare

Si rappresenta l’urgenza della realizzazione immediata delle attività sopra indicate, anche tramite commissario ad acta, in quanto, a partire dal 24 giugno 2013, entrando in vigore il Nuovo Codice Doganale, approvato con Regolamento ( CE) del Consiglio n. 450\2008, verranno limitati gli effetti del dlgs 75\1998, con il quale sono state istituite le Zone Franche nei principali porti della Sardegna. Essendo l’istituzione delle zone franche contemplata nelle norme del precedente codice doganale dove si prevedeva che, ai sensi dell’art 167 del regolamento CE n. 2913\92 ( Consiglio) e del regolamento CE n. 2454\93 ( Commissione) “i paesi aderenti alla Comunita Europea che versino in disagio economico causato dallo spopolamento, possano destinare alcune parti di territorio doganale della Comunità a Zone Franche o a Punti Franchi” “e che debba esistere un discrimine positivo a favore delle regioni ultraperiferiche a scarsa densita demografica, (discrimine positivo) atto a compensare i sovra costi di trasporto e, pertanto, destinataria di specifici aiuti allo sviluppo economico reso indispensabile per la coesione sociale”. Tale discrimine positivo è previsto all’art.299 paragrafo 1 del trattato che ha istituito la Commissione Europea.In particolare, si rileva che con il decorrere della data del giugno 2013 verrà meno la possibilità di attuare zone franche non intercluse per l’avvenuta formulazione dell’art. Articolo 155 del codice doganale, Regolamento (CE) n. 450/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, il quale recita: “Determinazione delle zone franche 1. Gli Stati membri possono destinare talune parti del territorio doganale della Comunità a zona franca. Per ogni zona franca, lo Stato membro stabilisce l’area interessata e i punti di entrata e di uscita. 2. Le zone franche sono intercluse. Il perimetro e i punti di entrata e di uscita delle zone franche sono sottoposti a vigilanza doganale”. Invece, dal 24 giugno 2013, verrà meno il regime delle zone franche non intercluse, previsto dall’Articolo 168 bis del Reg. (CEE) 12-10-1992 n. 2913/92,

come inserito dall'articolo 1 del regolamento (CE) n. 2700/2000.

Tale articolo 168 bis recita: 1. Le autorità doganali possono designare le zone franche nelle quali vengono effettuati i controlli e le formalità doganali e nelle quali le disposizioni in materia di obbligazione doganale sono applicabili secondo le modalità del regime del deposito doganale. Gli articoli 170, 176 e 180 non si applicano alle zone franche così designate. 2. I riferimenti alle zone franche negli articoli 37, 38 e 205 non si applicano alle zone franche di cui al paragrafo 1. 

Viceversa, rimarrà sempre la possibilità di creare zone franche intercluse previste dal suddetto art.155 del nuovo codice doganale: nel caso di specie, il riferimento contenuto nell’art.1 del dlgs 75/1998 alle aree industriali funzionalmente collegate o collegabili ai porti specificamente indicati nella norma, permetterebbe, se attuato prima della data suddetta, di estendere le aree interessate dai benefici fiscali secondo i criteri più favorevoli prevsti dall’art.168 bis in vigore fino al 24 giugno p.v.. Infine, si rileva che dal tenore della corrispondenza intercorsa con gli uffici regionali, che si allegherà in sede di deposito del ricorso, risulta la palese volontà dell’ente regionale di continuare a omettere l’assunzione degli atti e dei comportamenti amministrativi di organizzazione, gestione e controllo dovuti per legge. Infine, si rileva che l’inattività nell’attuazione delle leggi citate determina un enorme danno erariale, sia in termini di mancata attrazione degli investimenti economici nell’isola, che di antieconomicità, inefficienza dell’amministrazione impersonata dall’ente gestore della zona franca di Cagliari creato inutilmente per l’operatività della stessa, con violazione palese dell’art. 97 della Costituzione.

Si allegherà, mediante deposito in cancelleria unitamente al ricorso, la diffida intimata ai sensi della legge 198/2009. 

Il valore del presente procedimento ai sensi della legge 488/99 e succ.ve modificazioni è indeterminabile. 

Cagliari, lì 10 Gennaio 2013

Avv. Francesco Scifo 

 

 

Relazione di notificazione

A richiesta urgente delle associazioni e privati in epigrafe io sottoscritto Ufficiale Unep addetto all’Ufficio Unico notifiche presso la Corte d’Appello di Cagliari ho notificato copia del suesteso atto di diffida ad ogni effetto di legge al: 

-la Regione Autonoma della Sardegna in persona del Presidente rappresentante legale pro tempore corrente in Cagliari viale Trento 69;

- l’Autorità Portuale di Cagliari in persona del Presidente rappresentante legale pro tempore Via Riva di Ponente n.3 09123 Cagliari;

- Il Comune di Cagliari in persona del Sindaco rappresentante legale pro tempore via Roma Cagliari

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