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Abbiamo intervistato l’avv. Paolo Aureli, ex Vice Presidente del Movimento Sardegna Zona Franca, chiedendogli un parere sulle ultime delibere del Comune di Domusnovas e sulla loro capacità di attuare la Zona Franca nel territorio comunale.

Avvocato, cosa pensa delle ultime delibere del Comune di Domusnovas sulla zona franca?

Ritengo l’azione del Sindaco senz’altro coraggiosa e lungimirante anche se, personalmente, non sono in linea sul ritenere perfettamente efficaci e cogenti le delibere Comunali. Esse pur rappresentando, alla stessa stregua delle altre centinaia di delibere susseguitesi nel tempo e che il Movimento Sardegna Zona Franca ha contribuito a far emanare, atti programmatici di legittima “ribellione istituzionale” contro l’immobilismo dei Poteri deputati all’applicazione delle zone franche doganali istituite col Decreto Legislativo n.75 del 1998, in applicazione dei Regolamenti Unionali, non possono innovare il diritto. Non posso disporre in senso contrario alla legge.

Sia più chiaro...

Ebbene nell’Ordinamento Italiano vi è una gerarchia delle fonti del diritto tale per cui le fonti subordinate - cd. di secondo grado - non possono mai derogare o confliggere con le fonti Primarie.
Più in particolare lo Statuto Sardo emanato con Legge Costituzionale n° 3 del 1948, che è Legge di livello Costituzionale, superiore quindi alla Legge ordinaria delle Stato, all’articolo 12 stabilisce senza eccezioni che “Il regime doganale della Regione è di esclusiva competenza dello Stato. Saranno istituiti nella Regione punti franchi”. Mentre secondo l’art 23 della nostra Costituzione la materia tributaria può essere regolata solo dalla Legge. Secondo il principio della gerarchia delle fonti del diritto è principio generale dell’ordinamento che una norma di carattere regolamentare, come sono i Regolamenti Comunali, non può in alcun modo confliggere con una norma di rango superiore, ovvero lo Statuto, prima ancora che le leggi tributarie italiane.
Se lo fa si colloca immediatamente fuori gioco giuridicamente e nella decisione di eventuali cause connesse il Giudice sia esso amministrativo che civile non dovrà fare altro che disapplicare la norma illegittima (come chiarito da plurime sentenze anche del Consiglio di Stato (per tutte Consiglio di Stato, Sezione VI Sentenza 14 luglio 2014, n. 3623).

In questi giorni viene ripetuto che siccome il termine per impugnare i regolamenti Comunali sulla zona franca è scaduto o scade a Novembre, in mancanza di impugnazione essi diventano norme intangibili. Cosa ne pensa?

Questa affermazione è totalmente priva di fondamento giuridico. Mi spiego meglio, se un regolamento comunale è contro la legge tributaria (che prevede l’applicazione delle imposte al consumo e delle accise) o, peggio ancora, contro una norma di rango costituzionale come l’art 12 dello Statuto che prevede come visto la competenza della materia delle dogane solo in capo allo Stato, esso semplicemente non si applica. Si risolve così. Non si può attivare un conflitto di competenza o di attribuzione con la impugnazione degli atti considerati “invasivi” poiché non è previsto dall’Ordinamento in questi casi. Tali conflitti possono verificarsi solo tra Poteri dello Stato (Presidente della Repubblica, i rami del Parlamento, Il Presidente del Consiglio dei Ministri, la Corte costituzionale ecc) oppure tra Stato e Regioni, o tra le regioni.
Quindi un atto o provvedimento del Comune che sia illegittimo o abnorme semplicemente si disapplica nella fattispecie concreta. Per intenderci ed esemplificare al massimo, se lei va a fare carburante presso il distributore di benzina a Domusnovas il rivenditore glielo darà con iva e accise e se lei fa ricorso per far applicare il regolamento comunale, che prevede l’esenzione da iva e accise, la controparte chiederà al giudice semplicemente di disapplicare il regolamento per sua contrarietà alla legge e il Giudice lo disapplicherà, decidendo la controversia come se l'atto non esistesse. Fine.

Quello che chiede l’amministrazione comunale è la zona franca o no?

C‘è una bella differenza tra le richieste di abbattimento dell’iva e della accise sui carburanti e sull’energia richieste dal Comune e la Zona Franca.
Infatti, la concessione della esenzione di alcune imposte corrisponde soltanto ad un aiuto che lo Stato può concedere, ad oggi, soltanto temporaneamente e col permesso della Unione Europea. Sono aiuti di stato che devono essere previamente autorizzati. Mentre la Zona Franca è, secondo il diritto dell’Unione Europea, una porzione di territorio Statale che, per finzione giuridica, è posta fuori dalla linea doganale dell’Unione, per cui le merci che vi si trovino giunte dall’estero, conservate in zona franca oppure trasformate e poi riesportate all’estero, non scontano i dazi doganali, prelievi equivalenti, accise e, se previsto da una legge delle stato, anche l’Iva sia all’importazione che sui singoli scambi utili alla produzione (e, si badi, non utili al consumo. Se, infatti, il bene che arriva dall’estero se viene “consumato” in zona franca allora deve scontare l’iva e le accise, a meno che una norma dello Stato previamente autorizzata dalla UE non permetta temporaneamente di eliminare l’iva e le accise al consumo.

Secondo lei qual è la strada da percorrere per la zona franca e cosa dovrebbe fare il Comune di Domusnovas?

Il Comune ha fatto anche di più del consentito dalla legislazione vigente. Ora tocca alla politica fare applicare le norme e far emettere i D.P.C.M. attuativi di tutte le zone franche (per Cagliari il D.P.C.M. c'è già dal 2001). Al Movimento Sardegna Zona Franca invece l’arduo compito di costituire una spina nel fianco per spingere i politici di ogni schieramento in tal senso soprattutto dopo che anche i Prefetti ritengono che non sia loro compito sollecitare per l’applicazione delle Leggi anche regionali. Mi viene in mente la Legge Regionale n.20 del 2013, come le altre ancora inattuata. Sì, perché in Italia sembra che la Legge da sola non basti, serve sempre il politico che, arrogandosi poteri a lui alieni, la metta effettivamente in moto.

 

 

 

 

 

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L'avv. Paolo Aureli, vice presidente del Movimento Sardegna Zona Franca, commenta l'articolo uscito oggi su L'Unione Sarda in cui un imprenditore sardo si lamenta per l'ineguatezza e i ritardi delle infrastrutture isolane e le difficoltà a portare avanti la sua attività di import export internazionale. L'avv. Aureli punta il dito sul quotidiano e sull'autore dell'articolo il quale "si guarda bene dal citare le vere ragioni dei ritardi macroscopici e fatali in cui versa il Porto di Cagliari, ovvero la mancata attuazione ed esecuzione della zona franca - pur istituita con il Decreto Legislativo n.75/1998 - e peraltro resa esecutiva per Cagliari e per la zona industriale retrostante dal Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 2001. Noi del Movimento zona franca - continua Aureli - riteniamo che il modo di fare giornalismo de L'Unione Sarda dovrebbe essere fatto a 360° e si dovrebbe stare più attenti adare un'informazione più completa agli utenti in maniera che essi potranno verificare di persona su chi ricade la responsabilità della mancata attuazione della zona franca del Porto di Cagliari istituito con legge dello Stato. Tutto questo facendo il confronto con TangerMed in Marocco, la zona franca di Tangeri che nata insieme alla zona franca di Cagliari, ora gode di ottima salute dando anche ricadute in termini occupazionali sul territorio e attraendo mercati internazionali della più varia specie. Naturalmente a scapito della zona franca di Cagliari. Tutto questo in buona pace degli amministratori e dei politici attuali e passati che nel frattempo si prepareranno sicuramente per le nuove elezioni innalzando i propri vessilli per cercare di accalappiare voti ma dovranno però anche spiegare - secondo noi - i motivi per cui le zone franche che avrebbero potuto far sviluppare sui mercati internazionali la Sardegna, e di rimbalzo anche l'Italia, non hanno avuto seguito nei loro programmi." 

Quando si parla di mancata attuazione delle leggi sulla zona franca è d'obbligo citare anche la Legge Regionale n. 20 del 2013, che obbligava la Regione a trasformare la Cagliari Free Zone in Sardegna Free Zone, appunto per la gestione di tutte le zone franche che erano state istituite in Sardegna, e la mancata attuazione della Legge Regionale n. 10 del 2008, che istituiva e obbligava - sempre la Regione - ad estendere le zone franche istituite a tutti i territori dei Consorzi Industriali Provinciali.

"Il nostro monito - conclude l'avv. Aureli - è: fate attenzione a chi andate a votare e soprattutto costringete gli Amministratori a dar corso alle norme di legge."

 

 

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Nell'intervista andata in onda sull'emittente locale Telecostasmeralda pochi giorni fà (video integrale in fondo alla pagina), la presidente del Movimento Sardegna Zona Franca, dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, il legale del Movimento avv. Paolo Aureli, e il costituzionalista avv.prof.Costantino Murgia, spiegano come l'attuazione del Decreto Legislativo n.75/1998 basti per attivare una volta per tutte la Sardegna come zona franca e di come la Regione Sardegna e tutta la politica locale non abbia saputo fino ad ora rendere operativa tale opportunità.

La dottoressa Randaccio elenca le leggi e le direttve comunitarie che istituiscono la zona franca della Sardegna e invita tutti i cittadini a chiedere a gran voce l'attuazione delle normative vigenti.

Nel D.lgs. n.75/98 sono richiamati i Regolamenti Comunitari che richiamano a loro volta la Direttiva Comunitaria n. 69/75/CEE del 4 marzo 1969, la quale fornisce la prova di come l'Italia abbia notificato all'Europa che la Sardegna è stata istituita come Zona Franca, assieme alla definizione giuridica di che cosa si deve intendere per zona franca, ossia territori svantaggiati dove non si pagano determinati tributi per favorirne lo sviluppo che altrimenti non potrebbe realizzarsi.

La suddetta Direttiva n.69/75/CEE individua le zone franche dell'Italia tra quelle già individuate dall'art.1 della Legge Doganale n.1424/40, ossia Livigno e i Punti Franchi e i Depositi Franchi definiti territori Extradoganali o Extraterritoriali dal suddetto art. 1 della legge citata (L.D. n.1424/1940).
La Zona Franca è un Regime Fiscale che si applica su tutto il territorio della Sardegna in quanto dichiarato territorio extradoganale o extraterritoriale dalla Legge n.1424/1940 perché circondato da 450 kmq di Mar Mediterraneo, e che alla Sardegna non può essere imposto lo stesso regime fiscale delle altre Regioni Italiane che non hanno il problema creato dai 450 kmq. di mare attorno,
e tanto meno il problema dello SPOPOLAMENTO ulteriore problema causato proprio dalla mancata applicazione di un regime fiscale di compensazione allo svantaggio.
Il suddetto diritto dei Sardi ad ottenere un regime fiscale DIVERSO dal resto dell'Italia, è previsto dalla Costituzione Italiana che sancisce il Principio di Uguaglianza tra i cittadini ed il Principio di Razionalità della Legge, legge che deve essere articolata nella sua formulazione rispettando il suddetto principio di uguaglianza.

 

 

 

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