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Uno dopo l’altro i Comuni sardi deliberano la zona franca nel loro territorio: si stanno scrollando di dosso l’illegalità della mancata applicazione della legge dello Stato D.lgs. n.75/98, istitutiva delle zone franche della Sardegna.
La Direttiva IVA n. 2006/112/CE prevede all’art. 156 lett. b) che gli Stati membri possano, con una loro legge nazionale, esentare dall’IVA le operazioni inerenti le cessioni di beni destinati ad essere collocati in una zona franca; ciò a prescindere dal fatto che l’area geografica sia nel novero ufficiale delle zone extradoganali originarie dell’Unione.
L’art. 2 del Testo Unico Doganale D.P.R n.43/73 è la legge nazionale in questione che prevede l’assimilazione dei punti franchi alle aree extradoganali: questo significa, non solo che tutti i punti franchi (oggi zone franche) sono aree extradoganali, dove l’IVA e le accise non devono essere versate dai contribuenti, mancando il presupposto generatore di tali imposte; ma anche che la disciplina generale fiscale applicabile alla Regione Sardegna è quella prevista per le aree geografiche extradoganali italiane ed europee.
Tale ricostruzione logico giuridica è confermata dalla Sentenza della Corte di Giustizia Europea del 1 giugno 2017, emessa nel Procedimento C-571/2015 che chiarisce agli stati membri dell’Unione Europea che i punti franchi sono aree dove si applica integralmente la disciplina fiscale extradoganale.
L’Italia ha istituito le zone franche della Sardegna con il D.lgs. n.75/98 e ha delegato alla Regione la decisione sulla loro estensione geografica.
Infatti, con la Legge Regionale Sardegna n.10/2008 lett.d), la Regione ha delineato la procedura necessaria per la determinazione dell’estensione geografica delle zone franche: lo strumento previsto dalla legge regionale è una delibera di Giunta regionale, sentito il previo parere della commissione consiliare competente; con la Legge Regionale n.20 del 2013 la Regione ha disciplinato l’ente Sardegna Free Zone che deve gestire l’applicazione della zona franca insieme ai Comuni sardi che ne detengono per legge il 33%. Nessuna di tali leggi regionali è stata impugnata dallo Stato per la violazione del principio che la competenza in materia doganale spetta allo Stato, perché la materia è stata appunto delegata, come detto sopra. Diversamente, lo Stato avrebbe impugnato le leggi regionali n.10/2008 e n.20/2013 ma non lo ha fatto perché, evidentemente, ha delegato alla Regione la regolamentazione delle zone franche, con l’applicazione diretta della normativa dell’Unione che deve essere fatta dalla Regione.

La Delibera di Giunta n.8/2 del 7 febbraio 2013 e le seguenti comunicazioni Prot. 9015 e 9016 dell’11.12.2013 hanno chiuso il procedimento di perimetrazione e individuazione della zona franca della Sardegna, estendendo a tutta l’isola il regime doganale di zona franca interclusa di tipo I, con punti di entrata e di uscita nei porti e gli aeroporti della Sardegna.
Il Decreto Legislativo n.114/16 ha confermato alla Regione la delega a decidere qualsiasi beneficio e/o agevolazione fiscale su tutte le imposte erariali retroattivamente al 2010 (art. 18). La possibilità di delega da parte dello Stato a disporre su tributi erariali è avvenuta sulla base del disposto degli artt. 8,10,12,13 dello Statuto Sardo, come modificato nel 2013. La Corte Costituzionale ha confermato, nella Sentenza n.154/17, che la Regione ha questa ampia delega governativa su tutti i tributi erariali che deve esercitare con leggi regionali.
La disciplina che stabilisce la zona franca della Sardegna deve essere applicata dalle agenzie fiscali, esse non applicano nemmeno la zona franca di Cagliari istituita con il D.lgs. n.75/98, confermata dal D.P.C.M. del 7 giugno 2001 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.176 del 31.07.2001: ciò dimostra una assoluta violazione del D.lgs. n.75/98 e nella perpetuazione di questa illegalità nemmeno sembrano ingiustificatamente riconoscere l’avvenuta estensione a tutta la Regione, disposta dai provvedimenti di giunta regionale comunicati regolarmente alle agenzie fiscali con note 9015 e 9016 del 11.12.2013.

L'Avv. Francesco Scifo invita imprenditori e cittadini ad inviare una email all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., se le Agenzie fiscali o i professionisti tecnici negassero l’esistenza delle leggi succitate e promette di fornire ogni opportuna tutela legale agli associati davanti a ogni curia competente.

 

 

Pubblicato in News Sardegna

 

Fondamentalmente la Corte Costituzionale con la Sentenza n.37 del 17 marzo 2015 ha evidenziato quale illegalità regni all'interno dell'Agenzia delle Entrate: la storia dei dirigenti fasulli, ancora strenuamente difesi dall'Agenzia, fa emergere un quadro sconcertante e preoccupante di collusioni e coperture ai massimi livelli ed anche dentro il Ministero più importante, quale è quello dell'economia. Le conseguenze della sentenza sono devastanti perchè l'operato dell'Agenzia è ora certificato come avvenuto da oltre 15 anni in spregio alla legge. La lettura delle sentenze della Corte Costituzionale, del Consiglio di Stato, del Tar del Lazio non lascia adito ad equivoci. Forse presto anche la Magistratura ordinaria e quella contabile dovranno verificare i comportamenti di chi ha causato il più grave danno erariale della storia della Repubblica italiana. 

Come è possibile infatti che chi ha gestito e gestisce ancora questo enorme inganno resti impunito?

Le dichiarazioni e i comunicati stampa che si continuano a sentire, volti a tutelare lo status quo sembrano diretti ad aggravare i reati commessi da chi ha gestito questo enorme imbroglio: con quale coraggio qualsiasi funzionario di questa Agenzia potrà parlare di lotta all'evasione, quando per il comportamento di tutti questi personaggi di vertice dell'amministrazione, si è realizzato il più grande favoreggiamento della storia all'evasione, vanificando ogni attività di accertamento fiscale degli ultimi 15 anni.

Chi dovrà pagare i risarcimenti e le cause di annullamento degli atti illegittimi e il mancato introito erariale? 

Speriamo che l'opinione pubblica capisca che la lotta per la legalità parte dalla testa e che deve pretendere le dimissioni immediate di tutti i vertici che hanno coperto questa triste storia.

Chiunque abbia a cuore la legalità e la democrazia non può che temere quando chi dovrebbe gestire i soldi dei contribuenti agisce in spregio a tutte le leggi che dovrebbe fare rispettare.  

 

Pubblicato in News Sardegna
Venerdì, 28 Giugno 2013 12:43

L'avv.Scifo risponde al prof. Beniamino Moro

 

L'articolo comparso oggi su un quotidiano locale in tema di zona franca, a firma del prof. Beniamino Moro, impone alcune considerazioni.

Il professore è un economista ed è strano che abbia scritto un articolo senza fare considerazioni di tipo economico ma esclusivamente giuridico. Con tutto il rispetto, mi pare che occuparsi di competenze Stato-Regione e di equilibri costituzionali e sentenze della Corte Costituzionale, sia addentrarsi in un campo che non è proprio il pane quotidiano degli economisti. Forse è per questo che, da economista e non da giurista, egli trascura, nella sua esposizione e nella sua analisi, almeno tre leggi fondamentali sul tema trattato: la legge Regionale Sardegna n. 22 del 1953 art.2, il dlgs 75/98 art.1 e la legge regionale Sardegna n.10 del 2008 art. 1 lett.d).


Queste norme sono proprio quelle smentiscono le tesi sostenute nell'articolo, in tema di ripartizione delle competenze tra Stato e Regione in materia di zone franche. In ogni caso, chi leggesse lo scritto "La zona franca in Sardegna, di Beniamino Moro, Gianfranco Sabattini, Antonio Sassu e Giuseppe Usai" in Annali della Facoltà di Economia e Commercio. Nuova serie. Vol. VI, 1991, noterebbe subito la differenza tra cosa il prof. Moro scrive oggi e cosa scriveva allora, ad esempio,in tema di zone franche al consumo, dove promuovendo questo strumento di politica economica affermava a pag. 145: "questa forma di franchigia anche sulla base dell'esperienza, può risultare uno strumento di una certa utilità per sollecitare il segmento della domanda internazionale rivolta ai servizi turistici, oltre che a costituire di fatto un aumento di reddito reale per i residenti".

Inoltre, il professore dimentica che l'avvenuta istituzione delle zone franche con il dlgs 75/98, una legge dello Stato di rango costituzionale, ha esteso l'originario ambito limitato ai "punti franchi" dall'art.12 dello Statuto. Inoltre, a conferma della bontà dello strumento zona tout court, il professore nel 1991 scriveva a pag. 203: “Le esenzioni concesse non dovrebbero escludere l’obbligo, per tutti gli organi finanziari della Stato, di conteggio dei diritti di confine e delle imposte dirette e indirette che dovrebbero essere considerati come interamente riscossi, ai fini della determinazione delle entrate da assegnare alla Regione, ai sensi dell’articolo 8 dello statuto speciale”.

E' legittimo cambiare idea ma il professore dovrebbe spiegarci perché, invece di dare il suo contributo alla Sardegna ora che serve la sua competenza e che stiamo ponendo la questione con lo Stato, pare volersi schierare nell'agone politico invece favorire un dialogo unitario e costruttivo per bene comune.

Pubblicato in News Sardegna

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