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Come programmato da tempo, lunedì 11 dicembre si è svolto presso il Sardegna Hotel di Cagliari il Seminario "Il regime di zona franca in Sardegna: normativa e procedure" organizzato dal Movimento Sardegna Zona Franca e fortemente richiesto da un gran numero di imprenditori e liberi professionisti che vogliono entrare in regime di zona franca e usufruire dei benefici fiscali propri di questo regime ma che non hanno consulenti con i quali iniziare questo percorso.

Hanno partecipato al seminario una trentina di professionisti di vari settori e di varie province, tra i quali anche un commercialista di Catania, una commercialista di Genova e un commercialista di Malta, già zes. Tra i partecipanti, ospite del Movimento, anche un Giudice non togato della Commissione tributaria di Cagliari.

I relatori presenti erano, in ordine di intervento: l'avv. Francesco Scifo, segretario politico del Movimento, la dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, presidente del Movimento, l'avv. Paolo Aureli, vicepresidente del Movimento, e la dott.ssa Antonella Pinna, commercialista e collaboratrice del Movimento da diverso tempo.

L'avvocato Francesco Scifo, che ha parlato per circa 2 ore, ha esposto i punti fondamentali della trattazione, soffermandosi in particolare su:

- la Dichiarazione n.33 relativa all'art.174 del Trattato di Lisbona (funzionamento dell'Unione Europea) del 2007, nel quale si riporta che "La conferenza ritiene che il riferimento alle «regioni insulari» contenuto nell'articolo 174 possa includere gli Stati insulari nella loro interezza, a condizione che siano rispettati i criteri necessari."
- l'art. 243 del Regolamento Doganale n.952/2013 del Parlamento Europeo, secondo il quale: 1. Gli Stati membri possono destinare talune parti del territorio doganale dell'Unione a zona franca. Per ogni zona franca, lo Stato membro stabilisce l'area interessata e i punti di entrata e di uscita.
2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione informazioni sulle rispettive zone franche esistenti.
3. Le zone franche sono intercluse. Il perimetro e i punti di entrata e di uscita delle zone franche sono sottoposti a vigilanza doganale.
4. Le persone, le merci e i mezzi di trasporto che entrano in una zona franca o ne escono possono essere sottoposti a controlli doganali.

- la Sentenza della Corte di Giustizia Europea proc. C-571/15 del 1 giugno 2017 la quale in sostanza dice che tutte le zone franche europee, se legge nazionale lo prevede, sono aree extradoganali ove non può sorgere il fatto generatore dell'imponibilità IVA.

La dottoressa Maria Rosaria Randaccio, dopo una breve trattazione della questione delle agenzie fiscali e di coloro che attualmente risultano dirigenti senza aver superato un pubblico concorso, ha consegnato ai professionisti presenti un facsimile sulla domanda di "disapplicazione delle disposizioni normative di natura antielusiva" nel quale - tra le altre cose - viene specificato che: "ai sensi dell’art. 15 del D.lgs. n. 74/2000 le violazioni dipendenti da interpretazioni delle norme tributarie non danno luogo a fatti punibili, qualora le violazioni di norme tributarie siano dipendenti da obiettive condizioni di incertezza sulla loro portata e sul loro ambito di applicazione, e che l’onere della prova della presunta evasione fiscale compete oramai all’Amministrazione Finanziaria e non al contribuente ai sensi dell’art. 5 della Legge n. 23/2014 che ha dato attuazione al diritto dell’unione europea in materia di abuso del diritto fiscale, inversione dell’onere della prova confermato alle premesse e all’art. 1 del D.lgs. n. 128/2015 che ha introdotto l’art. 10 bis alla Legge n.212/2000, articolo intitolato “disciplina dell’abuso del diritto (fiscale) o elusione fiscale“.

Gli ultimi interventi, a fine serata, sono stati dell'avv. Paolo Aureli, che ha parlato espressamente della differenza tra Zone franche, Zone economiche speciali e zone franche urbane, soffermandosi poi sull’illustrazione della recente normativa italiana relativa alle Zone Economiche Speciali.
La dottoressa Antonella Pinna, commercialista di Orosei, ha parlato della sua esperienza relativa al campo pratico, poiché già da anni segue alcune imprese che lavorano con "dichiarazione d'intento" e dei problemi che esse incontrano con i fornitori abituali che spesso rifiutano di fatturare senza Iva.

Nel dibattito finale, molto atteso dai partecipanti, si è giunti alla decisione di seguire le linee del Movimento Zona Franca e di costituire una Task Force tra tutti i presenti (e di coloro che successivamente vorranno aderire) per iniziare da gennaio 2018 a lavorare inviando per i propri clienti le dichiarazioni d'intento e promuovendo tale iniziativa presso altri colleghi.
A breve sarà a disposizione dei soci del Movimento l'elenco dei professionisti (commercialisti, avvocati, tributaristi e consulenti del lavoro) divisi per provincia che lavoreranno in collaborazione col Movimento e che di esso hanno scelto di far parte.

I partecipanti hanno espresso anche la volontà di organizzare altri incontri nell'immediato futuro.

 

 

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DICHIARAZIONE D’INTENTO DI ACQUISTARE BENI E SERVIZI SENZA APPLICAZIONE DELL’IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO
Per i residenti nei territori dichiarati zona franca

Modalità di compilazione del modello telematico

Come sappiamo, non basta che ai sensi dei due regolamenti comunitari richiamati nel D.lgs. n.75/98, in combinato disposto con la Legge Regionale n.20/2013 e con l’art. 10 della Legge Costituzionale n. 3/1948 tutta la Sardegna sia stata dichiarata Zona Franca, occorre che i residenti (in Sardegna) rendano attiva la Zona Franca, affinché anche l’Isola Sarda sia inserita nell’elenco delle Zone Franche dell’Europa con pubblicazione dell’evento in apposita GUCE (Gazzetta Ufficiale Europea), e per dimostrare alla Comunità Europea la suddetta “Attivazione della Zona Franca” (che finora risulta istituita ma non attivata) lo possiamo fare direttamente noi Popolo Sardo, nell’unico modo consentito dalle leggi Fiscali che ci consentono di emettere fattura senza l’applicazione dell’Iva con la seguente dicitura in fattura: “IVA NON IMPONIBILE AI SENSI DELL’ART. 8 COMMA 1 LETT. C DEL D.P.R. N.633/72 - DICHIARAZIONE DI INTENTO N………..DEL……..”.
Leggi Fiscali sulla dichiarazione di intento da ultimo modificate dal D.lgs. n.175/2014, leggi che occorre studiare attentamente in tutti i loro articoli, non trascurando le molteplici modifiche intervenute dalla data della loro emanazione fino ai giorni nostri, leggi fiscali e rispettive note agli articoli, che qui appresso vengono sinteticamente richiamate:

  • D.lgs. n.175/2014 che all’art. 20 apporta modifiche al D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 art. 1, comma 1 lett. c;
  • D.lgs. n.175/2014 che all’ art. 22 apporta modifiche all’art. 35 del D.P.R. n.33/72;
  • D.lgs. n.175/2014 che all’art. 23 apporta modifiche all’art. 50 del D.L. n.331/93 convertito nella Legge n.427/93 (leggere tutti gli articoli).

Infatti nella normativa succitata si prevede:

- (art. 1 D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84) “che l’intento di avvalersi della facoltà di effettuare acquisti o importazioni senza applicazione dell’IVA deve risultare da apposita “Dichiarazione” (ovviamente solo quella di “Intento”), redatta in conformità al modello approvato con decreto dal Ministero delle Finanze, contenente l’indicazione del numero di partita IVA del dichiarante nonché l’indicazione dell’ufficio competente nei suoi confronti, consegnata o spedita al fornitore o prestatore, ovvero presentata in dogana, prima dell’effettuazione della operazione; la dichiarazione può riguardare anche più operazioni tra le stesse parti.
Nella prima ipotesi, il cedente o prestatore deve comunicare all’Agenzia delle Entrate, che ne rilascia ricevuta di ricevimento, esclusivamente per via telematica entro il termine di effettuazione della prima operazione periodica IVA, mensile o trimestrale, nella quale confluiscono le operazioni realizzate senza l’applicazione dell’imposta, i dati contenuti nella dichiarazione ricevuta. La dichiarazione redatta in duplice esemplare, deve essere progressivamente numerata dal dichiarante e dal fornitore o prestatore, annotata entro i quindici giorni successivi a quello di emissione o ricevimento in apposito registro tenuto a norma dell’art. 39 del D.P.R. n.633/72”.
- (art. 42 del D.L. n.331/93 convertito nella Legge n.427/93) “Sono non imponibili gli acquisti intracomunitari di beni la cui cessione nel territorio dello Stato è Non Imponibile a norma degli artt. 8, 8 bis, e 9 del D.P.R. n. 633/72; gli acquisti intracomunitari effettuati senza il pagamento dell’Iva norma delle disposizioni di cui alla lett. c) primo comma dell’art. 8 del D.P.R. n. 633/72, mentre al secondo comma del suddetto articolo 8 del D.P.R. n.633/72, non si applicano le disposizioni di cui all’art. 1 primo comma lett. c) del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84”.
- (art. 41 comma 1 lettera a del D.L. n.331/93 convertito nella Legge n.427/93) ”costituiscono cessioni non imponibili le cessioni di prodotti soggetti ad accise se gli stessi sono spediti o trasportati in conformità delle disposizioni contenute agli artt. 6 ed 8 del presente decreto”;
- (art. 6 comma 4 del D.L. n.331/93 convertito nella Legge n.27/93) “il documento di accompagnamento di cui al comma 3 non è prescritto per la circolazione di prodotti soggetti ad accisa provenienti da paesi terzi o ivi destinati, quando sono sottoposti ad un regime doganale comunitario diverso da quello di immissione in libera pratica o sono immessi in una Zona Franca o in un Deposito Franco."

 

 

 

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Per la prima volta dall'inizio degli incontri tenuti dal Movimento Sardegna Zona Franca in tutta la Sardegna da circa tre anni a questa parte, sabato 20 dicembre 2014 il Convegno sulla Zona Franca al Consumo verrà trasmesso in diretta streaming su questo sito internet.

Questo sarà possibile grazie alla disponibilità della radio locale Radio Stella e dal suo titolare, Gianni Careddu, zonafranchista e impegnato a divulgare attraverso questo prezioso strumento le informazioni per tutta la popolazione che non potrà partecipare personalmente all'evento.

Durante la mattinata di sabato 20 la dottoressa Maria Rosaria Randaccio sarà intervistata in collegamento telefonico nella trasmissione "Il Cittadino" condotta dal giornalista de L'Unione Sarda Nino Melis.

Per chi volesse collegarsi ricordiamo le frequenze sulle quali trasmette Radio Stella:

Provincia Ogliastra, parte della provincia di Nuoro e parte della provincia di Cagliari (Sarrabus)

Genna e’ Frongia: 102.00 MHz

Punta Tricoli: 104.00 MHz

Tertenia: 100.500 MHz

Villaputzu: 92.00 MHz

 

 

Ringraziamo Radio Stella e tutto lo staff per l'efficenza e la disponibilità dimostrataci. 

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Continuano ad imperversare su alcune pagine del social media Facebook le calunnie e le accuse rivolte alla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio per la grande opera di divulgazione e di informazione relativa alle operazioni per l'attuazione della zona franca al consumo da Lei portata avanti insieme al Movimento Sardegna Zona Franca, del quale è presidente. I capigruppo dei "dissidenti" che - violando la legge e le regole statutarie - stanno utilizzando il nome del Movimento Sardegna Zona Franca senza averne la reale rappresentanza, raccogliendo consensi nelle varie province sarde, raccontano - tra le altre cose - che la Randaccio sta prendendo un grosso abbaglio e sta inducendo le cosìddette partite iva a passare notevoli guai dal punto di vista fiscale, in quanto - secondo essi - non si può pretendere di avere la zona franca al consumo poiché mancano i Decreti Attuativi al riguardo.

Evidentemente questi signori contano in modo preponderante sull'ignoranza della gente, dal momento che quest'ultima spesso non è a conoscenza del fatto che la sigla D.P.R. significa proprio Decreto del Presidente della Repubblica. Per questo motivo si precisa che la dott.ssa Randaccio prima di parlare di zona Franca si confronta sempre con il team di avvocati dello Studio Scifo e con una importante e rinomata associazione di giuristi sardi.

A scanso di equivoci, riportiamo qui sotto la versione integrale dei chiarimenti scritti dalla dott.ssa Randaccio nella sua pagina ufficiale Facebook, che riguardano l'interpretazione dell'ultima Finanziaria del Governo Renzi e le zone franche extradoganali.

"Facendo seguito a quanto pubblicato giorni fa sulla Legge di Stabilita 2015, invitiamo i dubbiosi e gli incerti sulla attendibilità o meno dei nostri ragionamenti giuridico fiscali, ad andare a leggere quanto viene precisato nella Enciclopedia mondiale e mediatica Wikipedia, che alla voce “Extradoganale” la dichiara equivalente a “Zona Franca".

Alla prima pagina della suddetta Enciclopedia si precisa ancora che: “per zona extradoganale si intende quella parte di una nazione in cui i beni messi in vendita non sono gravati dall’IVA e/o tasse, imposte e accise”.

Con queste parole Wikipedia sta confermando in pratica ciò che noi stiamo andando a rivendicare da circa tre anni, ossia che non possono coesistere due concetti o due definizioni giuridiche antitetiche od opposte, e di conseguenza riteniamo che sia illecito, illegittimo ed anticostituzionale in quanto “irragionevole” il fatto che si faccia pagare l’Iva e le Accise ai residenti in un territorio dichiarato Zona Franca, e in quanto tale posto fuori (per definizione giuridica) dalla linea doganale Italiana ed Europea.
L’equivalenza giuridica tra extradoganalità e Zona Franca data dalla enciclopedia Wikipedia, non poteva essere diversa, dal momento che si tratta di una definizione giuridica fornita a livello internazionale, in quanto contenuta nella Direttiva n.69/75/CEE del 4 marzo 1969 del Consiglio Europeo, nella Direttiva n.77/388/CEE del Consiglio e nella Direttiva n.2008/118/CE.

Queste Direttive Comunitarie sono recepite nei “Decreti Attuativi delle Zone Franche Italiane” tra cui:

- Decreto del Presidente della Repubblica (D.P.R.) n.43/1973;
- Decreto del Presidente della Repubblica (D.P.R.) n. 633/1972;
- Decreto del Presidente della Repubblica (D.P.R.) n. 917/1986;
- Decreto del Presidente del Consiglio del 4 maggio 1999 richiamato nella Legge n.146/1998 intitolato “Regime fiscale estero privilegiato" (Legge n. 146/98) che all’art. 11 apporta modifiche al comma 7 bis dell’art. 76 del D.P.R. n. 917/86 prevedendo che si considera privilegiato il regime fiscale dello Stato o territorio Estero che esclude da imposte sul reddito o che sottopone i redditi conseguiti dalle predette società ad imposizione nella misura determinata complessivamente con apposito DPCM e che gli Stati Esteri e i territori esteri aventi un regime fiscale privilegiato sono individuati con Decreti del Ministero delle Finanze (D.M. del 23.01.2002, D.M. del 22.03.2002, D.M. del 27.12.2002).

Tra questi Decreti è interessante andare a leggere quanto precisato dal Decreto Ministeriale del 23 gennaio del 2002 del Ministero dell’Economia e Finanze dove si conferma che "si considerano privilegiati" i regimi fiscali di Stati o Territori non appartenenti all’Unione Europea (Extradoganali/Esteri) disciplinati dall’art. 76 e 127 bis del D.P.R. n. 917/1986 e successive modifiche.
Regimi fiscali Privilegiati a cui fa riferimento l’art. 44 ultimo comma della Legge di Stabilita 2015, con il quale si ritiene che si intenda porre rimedio al fatto che l’Italia non ha mai dato adempimento a quanto previsto nei Codici Doganali Comunitari, dove si prevede che gli Stati Membri devono dare notizia alla Comunità Europea sia dell’istituzione che dell’attivazione delle Zone Franche. E che la Comunita Europea è tenuta a pubblicare la notizia sulla Gazzetta Ufficiale Europea (GUCE).

Ma per capire meglio quanto ci viene comunicato con l’art. 44 della Legge di Stabilita 2015, è utile anche andare a leggere non solo quanto viene precisato all’art. 168 bis del D.P.R. n. 917/1986, ma anche quanto previsto:
1) dall’art. 1 comma 90 della Legge n. 244/2007; 2) dagli artt. 167 e 168 dello stesso D.P.R. n. 917/86, dove si prevede rispettivamente:

a) che nel Decreto Ministeriale che deve ancora essere emanato ai sensi dell’ art. 168 bis del dpr 917/86, debbono essere inclusi anche i territori che (come la Sardegna) non sono stati ancora elencati nei precedenti Decreti del Ministro delle Finanze del 4 settembre 1996 e del 4 maggio 1999; 

b) che il contribuente residente in zona franca (Sardegna) se vuole dimostrare che il suo insediamento produttivo realizzato in tale territorio (considerato territorio extradoganale e pertanto all’estero) non rappresenta una costruzione artificiosa volta a conseguire un indebito vantaggio fiscale; 

c) deve presentare apposito Interpello all’Amministrazione Finanziaria ai sensi dell’art. 11 della Legge n.212 /2000 (Statuto del Contribuente) e che 1) l’amministrazione Finanziaria prima di procedere all’emissione dell’avviso di accertamento d’imposta o di maggiore imposta, deve notificare all’interessato un apposito avviso con il quale viene concesso al medesimo contribuente la possibilità di fornire, nel termine di novanta giorni, le predette prove della sua buona fede (leggasi diritto), 2) che qualora l’Amministrazione non ritenga idonee le prove addotte, dovrà darne specifica motivazione nell’Avviso di accertamento (vedi art. 167,168 e 110 comma 11 del D.P.R. n. 917/86).

Nell’eventualità che si verifichi quest’ultima (assurda) previsione, consigliamo di esibire all’Agenzia delle Entrate il nostro certificato di nascita e di residenza in Sardegna, nonché copia del D.lgs. n. 75/98, che evidentemente ignorano!"

 

 

 

 

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Pubblichiamo la Dichiarazione d'Intento semplificata e l'Interpello Contribuenti (già inviato circa sei mesi fa dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio alla quale l'Agenzia delle Entrate ha risposto che tale documento può essere inviato solo dai possessori di partita Iva) con cui sarà possibile richiedere il risarcimento danni conseguenti la mancata applicazione in Sardegna del D.lgs. n.75/98 e dell’art. 251 del D.P.R. n.43/1973.

La procedura di invio è la seguente:

1. scaricare la Dichiarazione d'Intento semplificata, compilarla con i propri dati aziendali ed inviarla in via telematica (o consegnarla a mano presso uno degli uffici dell'AdE della vostra provincia);

2. con il numero di protocollo assegnato alla Dichiarazione d'Intento, fare poi 2 copie dell'Interpello compilato con i vostri dati aziendali ed inviarle tramite raccomandata A/R a: DIREZIONE CENTRALE PER LA NORMATIVA E IL CONTENZIOSO DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE - VIA BACAREDDA 27 - CAGLIARI e a: DIREZIONE INTERREGIONALE DELLE DOGANE TOSCANA/SARDEGNA/UMBRIA - VIA G.B. FOGGINI 18 - 50142 FIRENZE;

3. attendere la risposta da parte degli enti sopra citati e conservarla allo scopo di intraprendere nel futuro una class action per la richiesta di risarcimento danni;

4. inviare copia della risposta degli enti sopra citati all'indirizzo email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o al numero di fax 0782.665060.

Nell'Interpello sono riportati i riferimenti giuridici utili per porre al riparo le aziende da successive indagini da parte della Guardia di Finanza o da parte dell'Agenzia delle Entrate, qualora si decidesse di fare le Fatture con Iva e Accise "NON IMPONIBILI" ai sensi dell'art. 8 comma 1° lett. c) del D.P.R. n.633/72. Tali documenti sono utili anche per poter rivendicare e chiedere ai Presidenti della Regione Sardegna che si sono succeduti in questi ultimi 15 anni, il risarcimento dei danni causati a tutti i sardi dalla mancata o tardiva applicazione del D.lgs. n.75/1998, ossia di quel decreto dove si richiama il codice doganale comunitario nel quale si  prevede che se si istituisce una zona franca in un'isola, per zona franche deve intendersi tutta l'isola e non solo i porti o le zone industriali limitrofe ai porti. 

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L’art. 2 della Legge n.28/97 - che ha recepito la Direttiva n.95/7/CE del 20.05.97 del Parlamento e del Consiglio - prevede che possano effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’IVA, i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art. 1 del D.L. n.746/83, convertito nella Legge n.17/84, ossia i soggetti che risiedono in territori titolari del diritto alla Zona Franca.

Il suddetto art. 1 del D.L. n.746/83, convertito nella Legge n.17/84, è stato integrato dall’art.1 comma 381 della Legge n.311/2004 che, oltre ad apportare modifiche all’art.8 del D.P.R. n.633/72, ha precisato che:

I soggetti residenti nelle zone franche, qualora intendano avvalersi dell’opportunità di effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento di dazi doganali, Iva ed Accise, devono presentare all’Agenzia delle Entrate, apposita Dichiarazione d’Intento redatta in conformità al modello approvato dal Ministero dell’Economia e Finanze, contenente l’indicazione della partita IVA del dichiarante, dell’Agenzia delle Entrate competente per territorio, e che detta dichiarazione debba essere consegnata o spedita anche ai fornitori, ovvero presentata in Dogana prima della effettuazione di ogni singola operazione.

Modalità di compilazione della suddetta Dichiarazione d’Intento sono state individuate nella Risoluzione Ministeriale n.82/E del 1° Agosto 2012 (Agenzia delle Entrate Direzione Centrale servizi ai contribuenti) emanata a seguito delle modifiche normative introdotte dall’art.2 comma 4 del D.L. n.16/2012 convertito nella Legge n.44/2012 (vedi anche Disegno di Legge n.958 del 2013).

Maria Rosaria Randaccio

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E' arrivata la prima risposta dall'Agenzia delle Entrate ad una delle numerose “azioni provocatorie” portate avanti dal Movimento Sardegna Zona Franca. Questo documento è la prova che il lavoro svolto fino ad ora dalla dottoressa Randaccio, coadiuvata dall'avvocato Scifo e da tutto il Movimento Sardegna Zona Franca, sta avendo i suoi risultati. Infatti, un coraggioso imprenditore di Uta, il signor Giulio Simbula, seguendo le istruzioni messe a disposizione su questo sito due settimane fa e relative all'invio della Dichiarazione d'intento all'Agenzia delle Entrate, ha ricevuto il giorno 30 maggio scorso una risposta con la quale gli veniva assegnato il numero di Dichiarazione d'Intento. Dalla lettura del documento si evince che si tratta della prima "Comunicazione d'intento" presentata all'Agenzia delle Entrate di Cagliari dal contribuente, infatti - come spiega la dottoressa Randaccio - dopo una sigla di 17 numeri segue un trattino, e dopo il trattino viene indicato il numero di protocollazione n.000001 del 16.05.2014 che deve essere comunicato ai fornitori abituali.

In poche parole, questo significa che:

L'Agenzia delle Entrate recepisce quanto fino ad ora sostenuto dal Movimento Sardegna Zona Franca e costituisce l'elemento dal quale è necessario partire per rendere realmente operativa la "zona franca integrale", che fino ad oggi la Sardegna ha avuto soltanto scritta all'interno delle leggi ma la cui applicazione è stata sempre disattesa.

In allegato riportiamo nuovamente il link da scaricare con il modello di Dichiarazione d’Intento affinché tutte le imprese possano consegnarlo all’AdE o farlo inviare al proprio consulente o commercialista. Preghiamo tutti coloro che riceveranno risposta dall’AdE di inviarcene copia a questo sito internet.

La battaglia continua.

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Premesso che l’articolo 5 comma 3 della Direttiva n.2006/112/Ce del Consiglio sul “Sistema Comune d’imposta sul valore aggiunto (IVA) precisa che per “TERRITORI TERZI” si intendono le “ZONE FRANCHE” richiamate (in forma di Sineddoche) dall’art. 6 della stessa Direttiva, e che per “PAESE TERZO” si debba intendere ogni Stato o Territorio cui non si applica il Trattato sulla Unione Europea (Trattato di Lisbona); se è vero come è vero che il D.lgs.n.75/98 con il quale la Sardegna è stata dichiarata Zona Franca Integrale e al Consumo non è stato ABROGATO, allora vuol dire che la Sardegna e i Sardi sono destinatari anche di quanto previsto dalla Legge n.28/97 con la quale è stata recepita la Direttiva n.95/7/CE del 20.05.97 del Parlamento e del Consiglio, che all’art.2 prevede che possano effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’Iva, i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art.1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84, come integrato dall’art.1 comma 381 della Legge n.311/2004, ossia l’articolo che ha apportato modifiche all’art. 8 comma 1 lett.c  del DPR n.633/72, dove si precisa che i soggetti che si trovano nei territori dichiarati zona franca, “qualora intendano avvalersi dell’opportunità di effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’Iva (DPR n.633/72) e delle Accise (D.lgs. n.18/2010) devono presentare all’Agenzia delle Entrate apposita “Dichiarazione” nella quale esprimono l’"Intento" di volersi avvalere della possibilità di effettuare acquisti o importazioni senza l’applicazione della imposta. Dichiarazione che deve essere redatta in conformità al modello approvato con Decreto del Ministro delle Finanze, contenente l’indicazione della partita Iva del dichiarante, nonché l’indicazione dell’Agenzia delle Entrate competente nei propri confronti, e che detta dichiarazione - oltre che all’Agenzia delle Entrate - deve essere consegnata o spedita anche ai fornitori o prestatori ovvero presentata in dogana, prima della effettuazione di ogni singola operazione.

Modalità di compilazione delle Dichiarazione d’intento,che sono state individuate con la Risoluzione n.82/E del 1°Agosto 2012 dell’Agenzia delle Entrate (Direzione Centrale Servizi ai Contribuenti) con il seguente oggetto: modalità di compilazione del Modello di comunicazione dei dati contenuti nelle dichiarazioni d’intento ricevute, approvato con provvedimento del 14 marzo 2005, a seguito delle modifiche normative introdotte dall’art.2, comma 4 del D.L. n.16/2012 convertito nella Legge n.44/2012".

Risoluzione dove si prevede che l’assolvimento dell’adempimento non è più richiesto entro il giorno 16 del mese successivo a quello del ricevimento della dichiarazione d’intento ma entro il termine di effettuazione della prima liquidazione periodica in cui confluisce l’operazione realizzata senza l’applicazione dell’imposta ai sensi dell’art. 8 comma 1 lett. c) del DPR n.633/72.

Risoluzione con la quale si prevede la possibilità di utilizzo della vecchia modulistica, quella approvata con provvedimento del 14 marzo 2005, nelle more dell’approvazione di una nuova versione della modulistica (e non solo) contenuta nel Disegno di Legge n.958/2013 attualmente al vaglio del Parlamento.

Il D.lgs. n.471/1997 all’art. 6 comma 2 e all’art.7 comma 4/bis, prevede severe sanzioni per chi viola rispettivamente:

a) gli obblighi inerenti alla documentazione e alla registrazione di operazioni non imponibili o non soggette ad Iva (Art.6 comma 2 modificato da Legge n.228/2012 art. 1 comma da 334 a 344);
b) il cedente o il prestatore che omette di inviare, nei termini previsti, la dichiarazione d’intento o la invia con i dati incompleti o inesatti (art.7 comma 4/bis)

Obblighi che rammentiamo sono meglio specificati agli artt.8,10,12 e 14 del regolamento emanato con DPR n.435/2001, dove si prevede che “sono esonerati dall’obbligo di presentazione della dichiarazione Iva e di tenuta dei prescritti registri Iva, nonche’ del registro dei bei ammortizzabili, i contribuenti che nell’anno solare precedente hanno registrato esclusivamente operazioni esenti o non imponibili, in quanto esonerati ai sensi di specifiche disposizioni normative, a condizione che le registrazioni siano effettuate nel registro cronologico di cui all’art.3, comma 2 lett a del DPR n.695/96 e che le suddette annotazioni nel registro cronologico sono equiparate a tutti gli effetti a quelle previste nei registri prescritti ai fini dell’Iva.

Pertanto il soggetto (fornitore) che emette fattura di vendita a fronte di una dichiarazione d’intento spedita da un cliente, deve indicare obbligatoriamente in fattura i seguenti dati:

1) “non imponibile Iva ai sensi dell’art.8 comma 1 lett.c DPR n.633/72;
2) Indicazione del numero della dichiarazione d’intento con l’indicazione della data di emissione della stessa dichiarazione;
3) Applicazione della marca da bollo di €2,00 in caso di importo di fattura superiore a €77,47;

La dichiarazione d’intento va redatta in duplice esemplare e numerata progressivamente dal dichiarante e dal fornitore o prestatore, annotata entro i 15 giorni successivi a quello di emissione o ricevimento in apposito registro tenuto a norma dell’art.39 del DPR n.633/72 e successive modificazioni, e conservata a norma dello stesso articolo.

Gli estremi della dichiarazione devono essere indicati nelle fatture emesse in base ad essa, per ogni anno solare e deve riportare i dati anagrafici del dichiarante, la quantita di beni da acquistare o la caratteristica del servizio. Inoltre, deve essere indicato se la dichiarazione ha valore per una singola operazione o per operazioni che saranno effettuate in un determinato periodo dell’anno fino a concorrenza di un determinato ammontare. La validità non può andare oltre il 31 dicembre di ogni anno.

Si precisa infine che i dati contenuti nella dichiarazione d’intento vanno trasmessi all’amministrazione finanziaria da parte dei fornitori solo online, direttamente o tramite un’intermediario abilitato.

L’art.21 comma 6 del DPR n.633/72 prevede che la fattura deve essere emessa anche per le cessioni non soggette all’imposta a norma dell’art.2 comma 1 relativa a beni in transito o depositati in luoghi soggetti a vigilanza doganale, nonché per le Operazioni non Imponibili di cui agli artt. 8,8/bis 9 e 38 quater e per le Operazioni esenti di cui all’art.10.

Ravvedimento: con circolare n. 41/E del 26 settembre 2005 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’omessa o errata comunicazione di dati incompleti o inesatti, può essere oggetto di ravvedimento ai sensi dell’art.13 del D.lgs. n.472/1997 a cui si applica la sanzione ridotta a un quinto del minimo se versata entro un anno dalla violazione commessa.

Maria Rosaria Randaccio

 

Pubblicato in News Sardegna

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