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Sulla spinta di oltre 11.000 richieste da parte di privati cittadini e aziende residenti in Sardegna, il Movimento Sardegna Zona Franca ha inviato all'Agenzia delle Entrate Regionale e all'Agenzia delle Dogane Interregionale un Interpello (sotto in allegato) con il quale si chiede l'ufficializzazione della posizione di tali agenzie in relazione alla vigente normativa, in virtù anche dell'ultima Sentenza della Corte Costituzionale n.154 del 4 luglio 2017.

A firma della Presidente del Movimento, dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, si chiede: "se è corretta o meno l’interpretazione della immediata operatività del regime doganale di zona franca e se la scrivente possa operare in regime di esenzione da IVA e Accise e utilizzare l’IVA e le Accise versate in compensazione ai sensi del Capo III del Decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 come previsto dal D.lgs. n. 114/2016. Inoltre, nel caso di interpretazione difforme dalla suddetta le SS.VV dovranno chiarire quali siano i motivi della mancata eventuale applicazione del corpus normativo sopraindicato vigente e cogente."

Nel frattempo da anni diverse aziende sarde operano in regime di zona franca senza che le agenzie fiscali abbiano mai avuto nulla da eccepire. Il documento è stato inoltre inviato per conoscenza all' Advisory Committee on Value Added Tax, il gruppo istituito dalla Commissione Europea che mira a garantire un'applicazione più uniforme delle disposizioni dell'UE in materia di IVA.

 

 

 

 

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Il Comitato formato dai Riformatori Sardi che vuole promuovere un Referendum con il quale chiedere che venga inserito nella Carta Costituzionale il riconoscimento del principio dell’insularità come svantaggio territoriale della nostra Isola, a parer nostro cerca di trovare un appiglio (costituzionale), con il quale salvaguardare l’operato deleterio delle Agenzie Fiscali e di Equitalia di questi ultimi venti anni, a causa del quale è stata distrutta l’economia dell’Isola.
Referendum promosso esclusivamente per trovare un appiglio giuridico affinché i Falsi Dirigenti dell’Agenzia delle Entrate possano procedere nuovamente alla riscossione delle Cartelle Pazze e contestualmente creare un presupposto idoneo ad impedire al popolo Sardo la possibilità di inoltrare la richiesta del “risarcimento danni” ai sensi dell’art. 68 comma 3 bis del D.lgs. n.546/1992.
Comma 3 bis dell’art. 68, dove (in buona sostanza) il legislatore ricorda ai Giudici delle Commissioni Tributarie, la cui attività è disciplinata dal D.lgs. n. 546/92, che in materia di Imposta sul Valore Aggiunto (IVA), sono tenuti a rispettare quanto previsto dal Regolamento CE n. 2913/92 ossia il Codice Doganale Comunitario che agli artt. 166 e seguenti disciplina le Zone Franche della Comunità Europea.
Regolamento CE n. 2913/92 che all’art. 128 prevede che “si può chiedere il rimborso o sgravio (esenzione) dai Diritti di confine, ossia dei Dazi Doganali Iva e Accise, qualora si dimostri che le merci sono state importate in Zona Franca o in un Deposito Franco, regolamento appositamente richiamato (assieme al Reg. 2454/93) nel nostro D.lgs. n.75/1998 con il quale tutto il territorio della Sardegna e’ stato dichiarato Zona Franca.
Diritto alla Esenzione da dazi doganali Iva e Accise per i residenti nei territori dichiarati Zona Franca, confermato in Italia dal D.M. n. 489 del 5.12.1997 con il quale il Ministero delle Finanze ci spiega che cosa dobbiamo intendere per diritti doganali e per diritti di confine, precisando all’art. 2 del suddetto D.M., che sono ammesse “in Franchigia” da Diritti Doganali le merci per le quali l’esenzione è disposta con il carattere dell’obbligatorietà con il Regolamento n.918/1983, regolamento che disciplina le modalità con le quali applicare le “Franchigie Fiscali” ai residenti nei territori extradoganali e all’art. 1 comma 3 (Reg. 918/83) precisa che per paese terzo si debbano intendere i territori extradoganali (ossia i territori esclusi dal territorio doganale).
Esenzione da Dazi doganali, Iva e Accise confermata anche dall’art. 17 del D.lgs. n. 504/1995 sulla tassazione dei prodotti energetici (benzina e alcolici) dove si precisa che “i prodotti soggetti ad Accisa sono esentati dal pagamento del Tributo (Accise) quando sono esentati anche per (il tributo) dell’Iva, e che i prodotti soggetti ad Accise sono esenti dal pagamento dello stesso tributo, quando le merci sono destinate ad essere consumate nel quadro di un accordo stipulato con Paesi Terzi, intendendo per tali (Paesi Terzi) le Zone Franche”.
Infine, e per concludere, ricordiamo al nascente comitato dei Riformatori Sardi che il diritto della Sardegna ad essere dichiarata Zona Franca nasce nel 1948 ai sensi dell’art. 12 dello Statuto Sardo approvato con la Legge Costituzionale n. 3/1948, ossia nasce nove anni prima che venisse istituita la Comunità Economica Europea (Trattato di Roma ratificato con la Legge n.1203/1957), che all’art. 234 si era impegnata a rispettare tutti i diritti di tutti gli Stati membri sorti in tempi antecedenti alla sua nascita (nel 1957).
Articolo 234 del Trattato di Roma ai sensi del quale nel 1996, l’Austria e la Germania hanno ottenuto la condanna dell’Italia che ha dovuto abrogare l’art. 7 della Legge n. 255 del 6 agosto 1991 ai sensi del quale aveva imposto l’aumento del 150% delle tasse e dei diritti marittimi nei porti italiani, compreso il Porto Franco di Trieste.
A seguito della pronuncia di condanna da parte del Tribunale di Trieste, la Direzione Centrale dei servizi doganali del Ministero delle Finanze, con nota Protocollo n. 4382 del 12 giugno 1997 ha invitato “la Direzione Compartimentale delle Dogane di Trieste ad attenersi nel caso di specie, come in possibili casi analoghi che dovessero verificarsi, all’orientamento espresso dal Tribunale di Trieste, che ha ritenuto ancora vigente, per i punti franchi di Trieste, la normativa speciale anteriore al Trattato di Roma”.
Se aspettiamo che siano sempre gli altri a muoversi, passeranno dei secoli prima che i politici Italiani e Sardi si rendano conto che i lauti guadagni che percepiscono mensilmente, li meritano solo e soltanto quando si attivano per fare gli interessi della gente che li ha eletti.

Maria Rosaria Randaccio

 

 

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Le parole della dott.ssa Randaccio sono come sempre inequivocabili e dirette. “Se passa questa bestialità vuol dire che in Italia ai vertici delle Pubbliche Amministrazioni ci saranno solo dei mascalzoni!”. Questo è il primo commento della fiscalista e presidente del Movimento Sardegna Zona Franca.

La “manovra” di cui si parla è quella con cui il Governo intende stabilizzare nel ruolo dei dirigenti dell'amministrazione fiscale quei soggetti in servizio da almeno 5 anni in area apicale che abbiano svolto negli ultimi otto anni almeno tre anni in funzione di dirigenti con valutazioni positive e abbiano superato un concorso pubblico di ingresso nei ruoli organici dell’A.F.

La Randaccio continua: “Infatti ciò che nessuno racconta sui falsi Dirigenti è che gli stessi occupano quei posti in quanto usurpatori di pubblici poteri, falsi dirigenti a cui i Politici Corrotti che siedono in Parlamento hanno promesso l'impunità nonostante siano responsabili di un gravissimo Reato penalmente rilevante nonché di danno all'Erario. Impunità garantita con apposita legge: l'art. 20 comma 1 bis del D.lgs. n. 82/2005, introdotto dal D.lgs. n. 179/2016 ha previsto che "l'idoneità del documento informatico a soddisfare il requisito della forma scritta e il suo valore probatorio sono liberamente valutabili in giudizio, in relazione alle sue caratteristiche oggettive di qualità sicurezza, integrità e immodificabilità ..."
I Politici in carica nel Parlamento Italiano hanno dimenticato di includere tra le suddette caratteristiche probatorie l'elemento più importante dell'atto amministrativo, quello che ne condiziona la stessa ESISTENZA o la sua NULLITA'.
Hanno dimenticato di affidare al giudice anche il potere di verificare se la iscrizione a ruolo del debito tributario sia stata o no sottoscritta da un semplice impiegato (senza poteri) oppure come dovuto da un Dirigente di prima fascia, o da altro dirigente la cui qualifica corrisponda a quella dell'Intendente di Finanza, e ciò ai sensi dell'art. 15 della Legge n.413/91 che nel modificare l'art. 23 del D.P.R. n. 602/73 precisa che "l'Intendente di Finanza, previo accertamento della conformità dei singoli ruoli alle disposizioni di questo titolo, appone il VISTO DI ESECUTORIETA' dei ruoli sul riassunto riepilogativo che ne costituisce parte integrante e ne invia copia alla competente Ragioneria Provinciale"!
Liberare il Giudice delle proprie funzioni istituzionali, lasciando alla sua discrezionalità il superamento dei vincoli costituzionali che impongono prioritariamente la valutazione se l'atto sia o meno nullo, significa che il Giudice non è più soggetto alla Legge ma esclusivamente all'arbitrio autorizzato da politici disonesti.

Anche se il Giudice non è più tenuto ad accertare se l'iscrizione a ruolo del debito tributario sia stata o no sottoscritto da semplice impiegato e non invece da un Vero Dirigente come dovuto, riteniamo che lo stesso Giudice non possa violare un principio di livello Costituzionale come quello dove si prevede l'Organizzazione Gerarchica della Pubblica Amministrazione (art. 97 della Cost.), il che significa verificare prioritariamente se chi ha sottoscritto il documento, seppure in forma elettronica, aveva o no il potere di attestare il contenuto e la veridicità dello stesso, ai sensi: dell'art. 2 dello stesso D.lgs. n. 82/2005 dove si precisa che:
"le disposizioni del codice dell'amministrazione digitale si applicano alle pubbliche amministrazioni di cui all'art.1 comma 2 del D.lgs. n. 165/01, e nel rispetto di quanto previsto dall'art. 2 comma 1 bis dello stesso D.lgs. n. 165/01 dove si prevede che nell'organizzazione degli uffici, la direzione di quelli di maggiore rilevanza devono essere conferiti nel rispetto della disciplina sul trattamento dei dati personali di cui al D.lgs. n. 196/2003.
L'art. 3 comma 1 quater del suddetto codice emanato con D.lgs. n. 82/2005 conferma che la gestione dei procedimenti amministrativi è attuata nel rispetto dei principi dettati dall'art. 1 e 2 del D.lgs. n. 165/01 e che il cittadino ha diritto di individuare l'ufficio e il funzionario responsabile del procedimento amministrativo con mezzi telematici."

A breve la dott.ssa Randaccio pubblicherà un documento con il quale i Sardi potranno chiedere il risarcimento danni dal 1998 ad oggi per le tasse non dovute nella zona franca della Sardegna.

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Il territorio della Sardegna - pur essendo stato dichiarato zona franca dal D.lgs. n.75/98 - non gode ancora di quel regime fiscale di compensazione allo vantaggio (franchigie fiscali) che spetta alle isole lontane, i cui residenti sono afflitti da una grave forma di disoccupazione, territori classificati come extradoganali, nei dai Codici doganali Italiani emanati con Legge n.1424/1940 (art. 1) e con D.P.R. n. 43/73 (art. 2 e 251), e quindi ancora prima che nascesse la Comunità Economica Europea (CEE) che è nata con il Trattato di Roma, ratificato dall’Italia con la Legge n.1203/57, dove si individuano quali siano gli svantaggi che danno diritto alla istituzione delle zone franche extradoganali, con l’ulteriore precisazione che gli aiuti dati come franchigie fiscali non sono considerati Aiuti di Stato (art. 92).
Le zone franche, sono classificate come territori extradoganali in quanto vengono considerate fuori dalla linea doganale sia dell’ Italia che dell’Europa, e quindi individuate tali sia nella Direttiva n.69/75/CEE che nel Regolamento Comunitario n. 918/83 oppure (individuate) come “Territori all’Estero o Territori Terzi”. Territori dove i residenti per poter competere paritariamente con il resto del mondo (oggi più che mai difficile perché globalizzato) hanno diritto ad usufruire di importanti agevolazioni fiscali, che sono riservate non solo ai residenti, ma anche a tutti gli imprenditori che vorranno a investire nei suddetti territori (diventati appetibili grazie alle esenzioni fiscali), al fine di creare posti di lavoro, il solo modo per superare lo svantaggio e mettere in moto l’economia dell’isola (considerato territorio svantaggiato).

I Sindaci, il Presidente della Regione e tutte le Autorità del territorio dovrebbero OSARE di più perche esistono le leggi che confermano il nostro diritto all’applicazione non solo delle suddette “franchigie Fiscali”, ma anche alla contestuale attribuzione ai Comuni della Sardegna di particolari Entrate, chiamate “Diritti Speciali al Consumo” sui generi che fruiscono di particolari agevolazioni fiscali, entrate disciplinate dalla Legge n.762/1973, dove si prevede che i Comuni ubicati nei territori extradoganali, dichiarati perciò zona franca, possono incassare direttamente le proprie entrate, applicando apposite aliquote su tutte le merci e sui servizi, aliquote che vengono individuate ogni due anni con apposito decreto dell’Agenzia delle Entrate, e che riguardano le merci i servizi e le materie prime, compresi i carburanti e l’elettricità. Diritti Speciali, che vengono applicati da quasi 70 anni nella Regione Valle d’Aosta, a Livigno, alla Città di San Marino e alla Città del Vaticano, territori che sono considerati zone franche extradoganali, cosi come lo è la Sardegna ai sensi dell’art. 7 e 71 del D.P.R. n. 633/72, dove si prevede che i residenti nei territori extradoganali classificati come zone franche, non devono pagare l’IVA e - qualora l’abbiano pagata - ne possano chiedere lo sgravio o la possano chiedere a rimborso, ai sensi dell’art. 38 bis del D.P.R. n. 633/72.
Diritto al rimborso dell’IVA e delle ACCISE disciplinato dal Regolamento Comunitario n. 1430/1979 del 2 luglio 1979 e successive modifiche, regolamento che si applica direttamente su tutto il territorio comunitario, compresa l’Italia e la Sardegna, diritto al rimborso previsto (ai sensi del suddetto Regolamento) anche per i residenti nell’isola della Sardegna dalla Legge n.122/83 (art. 1).

Il fatto che i residenti in Sardegna potessero chiedere il rimborso dell’Iva ci fa capire che fin da allora (1983) il territorio della Sardegna risultava già classificato come territorio extradoganale e pertanto zona franca, ai sensi dell’art. 20 bis del D.L. n. 1351/64 convertito nella Legge n.28/65 che aveva esteso i benefici fiscali previsti dall’art. 11 della Legge n.1438/1948, (già previsti per le zone franche di Livigno e Gorizia) ai territori svantaggiati come individuati dal Trattato di Roma al titoli II della Legge n. 1203/57, Titolo II dove si individuano i disagi che danno diritto alla compensazione fiscale, e tra questi disagi sono individuati quelli relativi Isole Lontane afflitte da una disoccupazione anomala rispetto al resto delle Regioni, e che i suddetti aiuti non devono essere considerati “Aiuti di Stato”. 

Con l’ulteriore precisazione contenuta all’art. 9 della succitata Legge n.28/1965 che converte il D.L. n.1351/64, dove si precisa che i Dazi Doganali corrispondono ai Diritti di Confine, ossia diritti che si pagano in dogana e che comprendono anche l’Iva e le Accise, diritti di confine attualmente individuati dall’art. 34 del D.P.R. n. 43/73.
Extradoganalità dell’Isola confermata più tardi dal D.lgs. n. 75/98 che ha dichiarato zona franca tutto il territorio della Sardegna, con le modalità previste dalla normativa comunitaria richiamata nello stesso decreto, ossia i Regolamenti n. 2913/92 e n. 2454/93, dove l’art. 206 del Regolamento n. 2913/92 precisa che non sorge alcuna obbligazione doganale nei confronti di una merce destinata alle zone franche, il Codice doganale italiano approvato con D.P.R. n.43/73, all’art.170 si precisa che le zone franche italiane devono venire gestite secondo quanto previsto dalle: Direttive n.69/74/CEE e n.69/75/CEE del 4 marzo 1969, e quindi anche da quanto previsto dal Regolamento n. 918/83 con il quale vengono disciplinate le “franchigie fiscali” ossia i diritti che competono ai residenti nei territori extradoganali dichiarati per questo zona franca, mentre le modalità di gestione delle zone franche sono state disciplinate dai Regolamenti n. 2503/88 e n. 2504/88, regolamenti e direttive comunitarie recepite nella Legge italiana n. 28/97, dove all’art. 2 si prevede che i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 (ossia i residenti nei territori extradoganali dichiarati zona franca), possono usufruire delle franchigie fiscali previste dal Regolamento n. 918/83, e che per poter effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’IVA (ai sensi dell’art. 8 del D.P.R. n. 633/72) devono presentare apposita Dichiarazione di intento all’Agenzia delle Entrate.
“Franchigie fiscali” riservate ai residenti nei “territori extradoganali”, considerati come residenti all’estero, e dove i suddetti, in base al principio di “non discrimine” hanno diritto ad una fiscalità diversa ed inferiore rispetto a quella prevista per le altre regioni italiane prive della caratteristica negativa legata alla “lontananza” e alla conseguente mancanza anomala di posti di lavoro, caratteristica derivante dalla collocazione geografica dell’isola, circondata da diecimila chilometri quadrati di Mar Mediterraneo e pertanto più lontana di quanto lo siano le Isole Azzorre o le Isole Canarie dalla terra antistante, Canarie e Azzorre dichiarate zona franca dall’art 349 del Trattato di Lisbona per la loro insularità e la loro grande distanza.

Alcuni imprenditori sardi già operano con il regime delle “franchigie fiscali” ed emettono la fattura con la seguente dicitura “IVA NON IMPONIBILE AI SENSI DELL’ART. 8 PRIMO COMMA LETT.C) del D.P.R. n. 633/72, dicitura che deve contenere anche gli estremi della risposta di accettazione da parte della Agenzia delle Entrate, della nostra DICHIARAZIONE DI INTENTO (di voler operare in regime di zona franca ovvero in regime di Franchigie Fiscali).

Il Movimento Sardegna Zona Franca sta lavorando per riprendere il dibattito con tutti i Comuni della Sardegna e con la stessa Regione, perché i seguenti benefici fiscali (franchigie fiscali) collegati al D. Lgs. n. 75/98, diventino effettivi su tutto il territorio dell’isola, i quali consistono nella seguente imposizione fiscale compensativa allo svantaggio di “isola lontana”:

1) esenzione da dazi doganali IVA e ACCISE (sui beni e sui servizi)
2) aliquota massima del 12,5% sull’utile di impresa anche commerciale
3) esenzione totale da ISI, ICI, IMU, IRPEG, ILOR, INVIM e addizionali
4) eliminazione totale del cuneo fiscale (contributi previdenziali e assistenziali che gravano sui datori di lavoro)
5) eliminazione delle ritenute sugli utili degli investimenti in titoli, depositi bancari, ecc.
6) nessuna tassazione sulle pensioni  
7) ritenuta alla fonte del 12,5% sugli stipendi dei dipendenti pubblici e privati

 

 

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La dottoressa Maria Rosaria Randaccio, presidente del Movimento Sardegna Zona Franca e rinomata fiscalista, mette a disposizione di tutti coloro che vogliono iniziare ad avvalersi del regime fiscale della zona franca il documento (in allegato anche qui sotto) da consegnare ai propri commercialisti affinché inviino all'Agenzia delle Entrate la Dichiarazione d'Intento per i propri clienti che lo richiedono.

Il nuovo modello di Dichiarazione d'Intento è stato inserito nel Decreto Semplificazioni e può essere utilizzato a partire dal 1 marzo 2017. In esso è stata eliminata la possibilità di richiedere acquisti in sospensione di Iva dal … al ... per cui resterà la possibilità o di indicare un importo fisso (quello della fornitura) ovvero un importo massimo valido per più forniture, fino a concorrenza del quale il fornitore dovrà emettere fattura senza Iva.
In sostanza gli esportatori abituali dovranno indicare, per ciascun fornitore, l’importo fino a concorrenza del quale il fornitore potrà emettere, per l’anno solare di riferimento, fatture senza applicazione dell’IVA.

Il Movimento Sardegna Zona Franca istituirà a breve dei corsi collettivi dedicati ai propri soci per la corretta compilazione della Dichiarazione d'Intento. Le iscrizioni apriranno la settimana prossima. 

 

 

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Oggi a Sassari alla Conferenza Programmatica Energie per la Sardegna, organizzato dal dott. Di Gangi e dai suoi collaboratori, l'avvocato Francesco Scifo e la dottoressa Maria Rosaria Randaccio hanno incontrato il dott. Stefano Parisi, ex direttore generale di Confindustria. Alla presenza del Magnifico Rettore, di illustri professori dell'Università di Sassari e di tanti imprenditori attivi si è parlato di zona franca della Sardegna.

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"L'immagine che voi vedete in questo articolo evidenzia l'assurdo isolamento in cui tutti i politici di ogni schieramento, passato ed in carica, ci hanno gettato, tagliandoci fuori dal sistema di comunicazioni e trasporti europeo"  - spiega l'avv.Scifo. "E' emerso che la zona franca è uno strumento di politica economica che può fornire la risposta che consente alla Sardegna di orientare l'asse dei flussi economici verso i nuovi mercati extraeuropei. L'isolamento dall'Europa in cui la politica miope, italiana e sarda, ci ha gettato può essere la molla che ci costringe ad aprire verso le nuove rotte di mercato che il raddoppio del canale di Suez ha aperto solo dal 2015: nessuno può toglierci infatti la nostra centralità nel Mediterraneo. Si è manifestata l'esigenza di legalità che sale dalla nostra Isola, tradita da chi amministra e da chi il D.Lgs. n.75/98 dovrebbe applicarlo e farlo applicare. L'avv. Scifo poi continua: "Il dott. Parisi ha mostrato di essere diverso dai politici comuni e di essere invece una persona capace di capire anche il linguaggio tecnico, ed ha abbozzato un suo progetto di azione democratica e liberale contro le destre e le sinistre che, fino ad ora, ci hanno amministrato così dannosamente. L'occasione di parlare di zona franca ad una platea competente e illustre penso sia stata importante e foriera di sviluppi per l'Isola. Intanto, auguro buona fortuna al modello «Megawatt» del dott. Stefano Parisi. Dai molti relatori competenti che si sono succeduti sul palco con le loro analisi, le loro idee e i progetti imprenditoriali, è emerso che le energie ci sono. Certo si deve lottare contro una burocrazia cieca e l'illegalità di uno Stato e di una Regione in mano a ad una cieca speculazione, ma noi stiamo a vedere come si svilupperà questo nuovo movimento."

 

 

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E’ passato un anno da quando il Parlamento Italiano ha emanato il D.lgs. n.128/2015, dove all’art. 1 comma 3 e comma 4 si prevede che non possano essere accusati del reato di contrabbando o di elusione fiscale coloro che sono stati esonerati dal pagamento di Dazi Doganali, Iva ed Accise ai sensi dell’art.34 del D.P.R. n. 43/73, del D.lgs. n.374/90 e di quanto previsto dalla normativa Doganale Europea sui “Diritti di Confine” e sulle “Franchigie Fiscali”, ossia di quanto previsto da:

Regolamento CEE n.918/83; dal D.M. n.548/92; dalla Legge n.479/92 (che apporta modifiche all’art. 12 del D.P.R. n.723/1965); dal D.M. n.489/97; dal Regolamento n.274/2008 (che riscrive l’art. 45 del Regolamento n.918/83 precisando che - le merci importate nei territori individuati come Zona Franca dalla Direttiva n.2006/112/CE del 28.11.2006 - godono della Franchigia di Iva ed Accise da qualunque parte del mondo provengano o vengano inviate); dal D.lgs. n.175/2014 (art. 20) dove si prevede che le fatture con Iva Non Imponibile emesse ai sensi dell’art. 8 primo comma lett. c) del D.P.R. n.633/72, “sono autorizzate” purché la Dichiarazione di Intento venga trasmessa con le modalità previste dalla Legge n.161/2014 (art. 12) che recepisce la Direttiva Comunitaria n.2013/61/UE sulle Regioni Ultraperiferiche.
Modalità meglio esplicitate dalla Circolare dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli del 20 maggio 2015 Prot. n.58510/RU, dove si precisa che i paesi terzi sono le regioni ultraperiferiche dichiarate Zona Franca, a cui si applica l’art. 17 e 61 del D.lgs. n.504/95 come modificato dal D.lgs. n.48/2010, dove si prevede che l’esenzione dalle Accise spetta sui prodotti destinati ad essere consumati dai residenti in Zona Franca, quando per gli stessi prodotti è prevista l’esenzione anche per l’IVA.
In pratica l’art. 1, commi 3 e 4 del D.lgs. n.128/2015 , ha autorizzato i residenti in Sardegna ad operare in esenzione da Dazi Doganali, Iva ed Accise in base a quanto previsto dal D.lgs. n. 75/98 con il quale è stato dato attuazione all’art. 12 dello Statuto Sardo, approvato con la Legge Costituzionale n. 3/1948, decreto (n.75/98) dove si prevede che la Zona Franca della Sardegna debba essere amministrata secondo i Codici Doganali Comunitari approvati con i Regolamenti n.2913/92 e n.2454/93, richiamati nello stesso D.lgs. n.75/98, nei quali si conferma che nei territori dichiarati zona Franca si applica il “Regime delle Franchigie Doganali” ossia il regime fiscale riservato ai territori che soffrono di determinate situazioni di svantaggio individuate dall’art. 92 del Trattato di Roma, nel quale si prevede che non costituiscono aiuti di stato gli aiuti dati alle isole ultraperiferiche gravate dai sovracosti del trasporto, spopolate e afflitte da una grave forma di disoccupazione o dai problemi della post industrializzazione.
Territori chiamati anche “ paese terzo” in cui non si applicano le norme comunitarie in materia di Iva e di Accise, come ci spiega la Direttiva n.2007/74/Ce del Consiglio del 20.12.2007, territori a cui devono venire applicate le “Franchigie Fiscali” ovvero l’esonero dal pagamento di quei tributi che si pagano in Dogana, chiamati anche “Diritti di Confine” (art. 34 del D.P.R. n.43/73).
Giova rammentare infine che l’art. 1 e l’art. 28 della Direttiva Comunitaria n.77/388/CEE del 17 maggio 1977, aveva disposto la disapplicazione della normativa sull’Iva, fino ad allora emanata dagli Stati membri, e imposto l’adeguamento della suddetta disciplina alle disposizioni regolamentari e amministrative emanate dalla normativa comunitaria, affinché “il regime cosi armonizzato entri in vigore dal 1° Gennaio 1978”.

 

Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio

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In relazione all'articolo apparso nel sito "La Legge per Tutti" il giorno 24.02.2015 dal titolo "Multe, tassa rifiuti e sulla casa: Equitalia e pignoramenti in bilico" vorremmo precisare che non è proprio cosi.

Secondo l'analisi della dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, ex Intendente di Finanza, "il giornalista non precisa una cosa importantissima che noi invece conosciamo molto bene, ossia che il titolo esecutivo delle cartelle esattoriali per poter essere incassate dall'Agente della Riscossione (Equitalia) si forma esclusivamente attraverso l'ISCRIZIONE A RUOLO DEL DEBITO TRIBUTARIO DA PARTE DEL DIRIGENTE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE assunto tramite pubblici concorsi indetti ai sensi dell'art.97 della Costituzione, e da tutte le leggi da me richiamate in un documento recentemente pubblicato (in allegato).

Il Governo sta affidando la riscossione dei tributi ai Comuni perché gli stessi (Comuni) si avvalgono ancora dei Segretari Comunali, i quali in quanto Dirigenti possono sottoscrivere il documento che attiva la esecutiva della riscossione attraverso la sottoscrizione del ruolo di riscossione da parte dell'Autorità fiscale competente.
Infatti i Segretari Comunali sono dei Dirigenti, in quanto la loro carriera era equiparata a quella dei Dirigenti del Ministero delle Finanze ai sensi dell'art. 25 e della Tabella di cui al D.P.R. n. 749/72, e sono stati restituiti ai ruoli dirigenziali in ottemperanza a quanto disposto dall'art. 17 comma 82 della Legge n.127/97, mentre all'interno del Ministero dell'Economia e Finanze non si è ancora provveduto a dare attuazione alla suddetta Legge n.127/97 che all'art. 17 comma 82 che aveva abrogato le due leggi in base alle quali i Dirigenti del Ministero delle Finanze assieme ai Segretari Comunali erano stati Illecitamente e illegittimamente retrocessi in carriera con il loro inquadramento nella 9° qualifica funzionale, ossia alla qualifica impiegatizia riservata dal D.L. n.9/86 convertito nella Legge n.78/86 al personale della ex carriera direttiva soppressa 45 anni fa dall'art. 147 del D.P.R. n. 1077/70.

Il Ministero delle Finanze dal 1990 ad oggi, dopo aver decapitato i propri dirigenti, ne ha riassunto una piccola parte (.....) solo ed esclusivamente attraverso concorsi riservati anziché pubblici, per cui tutti gli atti firmati da costoro non sono nulli o annullabili ma INESISTENTI!"

 

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In questi ultimi tempi abbiamo letto degli interventi a proposito della cosiddetta "Vertenza Sardegna" da parte di molti amici che alla fine del loro discorso ci rassicurano giustamente sul fatto che quando entrerà a regime la zona franca gestita dall'Agenzia delle Entrate Regionale, "non avremo più bisogno di loro perché il nostro bilancio regionale diventerà solido ed attivo".

Il furto delle nostre entrate da parte dello Stato Italiano (vedi anche vertenza Saras) è molto piu' alto di quanto si sia ipotizzato.

Infatti basta andare a leggere l'art. 1 commi 834, 835, 836, 837 della Legge n.296/2006 (Legge finanziaria 2007) che ha modificato l'art. 8 dello Statuto Speciale per la Regione Sardegna approvato con Legge Costituzionale n. 3/1948, per capire quanto sia diventata grave e pericolosa la nostra posizione giuridica.

Infatti dobbiamo capire e stare molto attenti alle persone che mandiamo a governarci, perche le Leggi Finanziarie, attualmente chiamate "Legge di Stabilità" sono leggi di rango costituzionale, per cui possono incidere su altre leggi di altrettanto rango costituzionale, come ha fatto appunto la Legge n.296/2006 che ha modificato l'art. 8 della nostra Legge Costituzionale n.3/1948, leggi di stabilita che, allo stesso modo, potrebbero - per assurdo - (soprattutto se non ci diamo da fare) modificare anche l'art. 12 del nostro statuto, ossia l'articolo che, in combinato disposto con il D.lgs. n. 75/1998 prevede l'istituzione delle zone franche su tutto il territorio della Sardegna!

La succitata Legge n.296/2006 all'art. 1 commi 834 e 835 ha indicato quali sono i tributi che gravano sulle tasche degli italiani e che rendono insonni o agitate le loro notti, di questi tributi alla Sardegna, in quanto regione a Statuto Speciale, competono una percentuale che va dai nove decimi ai sette decimi delle imposte generate sul proprio territorio.

Ma nella suddetta legge finanziaria, c'e anche un trabocchetto contro i sardi e la Sardegna, infatti senza che nessuno ce lo venisse a raccontare, ha modificato proprio per i sardi, due importanti articoli della Costituzione, prevedendo che a decorrere dall'anno 2007 viene posto a totale carico della Regione Sardegna:


1) il Servizio sanitario sul proprio territorio (comma 836)
2) le funzioni relative alla continuità territoriale (comma 837)

Appare ovvio a questo punto che solo la zona franca integrale ci puo salvare dalla catastrofe, altrimenti si confermerebbe ancora una volta la volonta criminale di sottoporre a DIASPORA tutto il popolo sardo... da parte dell'Italia.

 

Pubblicato in News Sardegna

 

 

Di seguito pubblichiamo il lavoro compiuto ieri e oggi con la dott.ssa Randaccio e inviato alla Regione nella speranza di agevolare l'attuazione effettiva della zona franca:

Oggetto: tassazione dei prodotti energetici in zone franche ai sensi della Direttiva n.2003/96/CE del Consiglio del 27.10.2003 art. 18 allegato II.

Pubblicato in Comunicazioni Ufficiali

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