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Oggi a Nuraghe Losa - Abbasanta l'avvocato Francesco Scifo ha portato il saluto del Movimento Sardegna zona franca a Sardos, neoformazione, presentata da Anthony Muroni e Alberto Filippini, con notevoli ambizioni politiche: attrarre chi non si riconosce nel tripolarismo. L'Associazione ha creato numerosi laboratori tematici che lavoreranno per un certo periodo di tempo su vari argomenti, sotto la direzione di un coordinatore per gruppo: Ambiente, Agroalimentare, Zootecnica e ricerca, lotta allo Spopolamento, Turismo, Zona franca e fiscalità di vantaggio.

Presenti al convegno molti giovani ed esperti oltre a una nutrita rappresentanza di associazioni e movimenti. Scifo commenta così il suo breve intervento: "Ho rappresentato che mancava un occhio rivolto alla internazionalizzazione della Sardegna e allo conoscenza dei trattati internazionali che, in assenza di adeguato studio, travolgeranno anche noi. Infine, ho precisato che, anche qualora l'obiettivo fosse federalista o, addirittura, indipendentista, occorrono due presupposti: una zona franca integrale quale unico strumento idoneo a poter compensare lo svantaggio insulare e infrastrutturale e capace di attrarre capitali, credito e attività; il secondo è lo studio e la conoscenza approfondita dello Statuto sardo che é l'unico strumento esistente, rebus sic stantibus, per difendere gli interessi della Sardegna, ma nessuno lo conosce né lo applica. Se non si sa usare e non si usa l'unica spada che si ha si finisce trafitti. I migliori auguri a Sardos dunque."

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Il Movimento Sardegna Zona Franca chiede l’annullamento delle cartelle di pagamento emesse dall'Agenzia delle Entrate nei confronti dei contribuenti sardi in quanto esse dovevano essere precedute da una comunicazione emanata ai sensi dell’art. 167 comma 8 ter e co. 8 quater del dlgs n.917/86, dove si prevede che l’amministrazione finanziaria, prima di procedere all’emissione dell’avviso di accertamento d’imposta o di maggiore imposta, nei confronti di un cittadino residente in un territorio extradoganale perché dichiarato zona franca, cittadino considerato anche come residente all’estero, (vedi in tal senso Direttiva n. 69/75/CEE del 4 marzo 1969), deve notificare all’interessato apposito avviso, con il quale viene concesso al medesimo, la possibilità di fornire nel termine di novanta giorni, le prove per la disapplicazione del comma 1 o del comma 8 bis dello stesso art. 167 del dpr n. 917/86.

Il comma 8 ter prevede che le disposizioni del comma 8 bis, non si applicano se il soggetto (residente in Sardegna) dimostra che l’insediamento nel territorio extradoganale dichiarato zona franca, non rappresenta una costruzione artificiosa volta a conseguire un vantaggio fiscale, ma semplicemente l’esercizio di un diritto inerente coloro che vi sono nati o vi hanno istituito la sede fiscale della propria impresa, ai sensi del dlgs n.75/98, decreto con il quale tutta la Sardegna è stata dichiarata zona franca, decreto mai abrogato e pertanto ancora in vigore.

Appare evidente come, proprio ai sensi del dlgs n.75/98 che lo prevede espressamente, i funzionari delle Agenzie Fiscali della Sardegna (Entrate, Demanio, Dogane) sono tenuti ad applicare obbligatoriamente, nei confronti dei contribuenti residenti nell’isola della Sardegna, la Normativa Comunitaria sulle franchigie fiscali, prevista nei Regolamenti Comunitari n. 918/83, n. 2151/84, n. 2504/88, n. 2913/92, n. 2454/93, questi ultimi appositamente richiamati nel suddetto decreto (dlgs n.75/98), regolamenti che i funzionari delle Agenzie delle Entrate sono tenuti ad applicare per non incorrere nelle sanzioni previste dalla legge n.300/2000 relativa alla lotta contro la corruzione nella quale sono coinvolti funzionari delle Comunità europee o degli Stati membri dell’Unione.
Mentre i Regolamenti Comunitari si applicano direttamente, le Direttive Comunitarie devono essere recepite da ogni singolo stato membro, in particolare quelle che riguardano le zone franche di cui alle Direttive Comunitarie Armonizzate n. 69/75/CEE, n. 77/388/ CEE, n. 2006/112/CEE, n. 2008/118/CEE dove si prevede che i residenti nelle zone franche hanno diritto ad una tassazione fiscale, diversa e decisamente inferiore rispetto a quella riservata ai residenti nelle altre regioni italiane che non sono Isole e tantomeno isole circondate da oltre diecimila chilometri quadrati di Mar Mediterraneo come la Sardegna.
Le suddette Direttive sono state recepite nella seguente legislazione italiana: all’art. 2 del dpr n. 627/1978, agli artt. 8, 21, 68, 71 del dpr n.633/72, all’art. 170 e 251 del dpr n.43/73, nel dpr n.723/1965 come modificato dalla legge n.479/92, nel dlgs n.374/90, nel dlgs n.504/95 dove all’art. 17 si prevede i prodotti soggetti ad accisa sono esenti dal pagamento del suddetto tributo quando sono destinati ad essere consumati nelle zone franche chiamate anche Paesi Terzi, nel D.M. 489 del 05.12.1997, nel dlgs n.471/97, dove si conferma che le zone franche dell’Italia sono disciplinate dalla normativa Comunitaria e che l’Italia può emanare solo “Norme di Recepimento” in tema di zone franche.
Oltre che per quanto sopra esposto e richiamato, si chiede l’annullamento della succitata cartella in quanto la stessa (cartella) non è stata preceduta da una richiesta di chiarimenti notificata con apposito atto ai sensi:

1. dell’art. 5 comma 1 lett. d) della legge n.23/2014 dove si precisa che resta a carico dell’Amministrazione finanziaria l’onere di dimostrare il disegno elusivo e le eventuali modalità di manipolazione e di alterazione funzionale degli strumenti giuridici utilizzati;
2. del dlgs n.128/2015 che alle premesse precisa che lo stesso decreto è stato emanato in attuazione del diritto dell’Unione Europea in materia di abuso del diritto fiscale, dei principi di uguaglianza, legalità, capacità contributiva e di certezza dei rapporti giuridici, nonché dei principi dello statuto dei diritti del contribuente, principi ai quali sono tenuti ad adeguarsi tutti gli Stati Membri, e che non possono essere accusati di elusione fiscale coloro che sono esonerati dal pagamento di dazi doganali iva e accise ai sensi dell’art. 34 del dpr n.43/73 e di quanto previsto dal dlgs n.374/90, ossia coloro che hanno diritto alle franchigie fiscali perche residenti in territori considerati extradoganali perche dichiarati zona franca,
3. del decreto n.128/2015 che - nell’apportare modifiche all’art. 10 bis nella legge n.212/2000 - conferma che l’Amministrazione finanziaria ha l’onere di dimostrare l’esistenza dei motivi per quali si ritiene sia configurabile un abuso del diritto, e che detto accertamento deve essere preceduto, a pena di nullità, dalla notifica al contribuente di una richiesta di chiarimenti da fornire entro un determinato termine, e che resta ferma la liberta di scelta del contribuente tra regimi opzionali diversi offerti dalla legge, tra operazioni comportanti un diverso carico fiscale, e che non si considerano abusive, in ogni caso, le operazioni giustificate da valide ragioni extrafiscali, non marginali, anche di ordine organizzativo o gestionale, che rispondono a finalità di miglioramento strutturale o funzionale dell’impresa ovvero dell’attività professionale del contribuente;
4. dell’art. 20 del dlgs n.175/2014 per poter operare in “Regime di Iva non Imponibile ai sensi dell’art. 8 primo comma lett.c) del dpr n. 633/72”, la Dichiarazione di Intento deve essere trasmessa con le modalità previste dalla legge n.161/2014 (art.12) che ha recepito la normativa comunitaria di cui alla Direttiva n. 2013/61/UE.

Se tutto quanto sopra esposto non fosse riferito ai residenti in Sardegna, per quali altri contribuenti italiani sta legiferando il Parlamento? Per quale motivo è stato emanato nel 1998 il dlgs n. 75, che dava attuazione all'art.12 dello Statuto Sardo, e che istituiva 6 porti franchi nelle aree di Cagliari, Olbia, Porto Torres, Oristano, Portovesme e Arbatax, e alle zone industriali ad essi collegate o collegabili, se non per colmare il divario che Sardegna - distante dalla penisola più che dal continente africano - ha nei confronti delle altre regioni italiane? 

La risposta è che i politici del passato erano forse molto più attenti alle esigenze di un popolo già di per sè defraudato dei diritti ad esso spettanti per il solo fatto di vivere in un'isola, mentre l'attuale classe politica si gongola nella propria posizione privilegiata, tenendosela ben stretta, evitando di guardare oltre il proprio naso e lasciando il popolo che dovrebbe rappresentare in balìa del proprio destino e in mezzo a un mare, certo bellissimo e unico, che luccica agli occhi del mondo, ma che uccide coloro che non riescono a raggiungere la terra ferma.

 

 

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Il territorio della Sardegna - pur essendo stato dichiarato zona franca dal D.lgs. n.75/98 - non gode ancora di quel regime fiscale di compensazione allo vantaggio (franchigie fiscali) che spetta alle isole lontane, i cui residenti sono afflitti da una grave forma di disoccupazione, territori classificati come extradoganali, nei dai Codici doganali Italiani emanati con Legge n.1424/1940 (art. 1) e con D.P.R. n. 43/73 (art. 2 e 251), e quindi ancora prima che nascesse la Comunità Economica Europea (CEE) che è nata con il Trattato di Roma, ratificato dall’Italia con la Legge n.1203/57, dove si individuano quali siano gli svantaggi che danno diritto alla istituzione delle zone franche extradoganali, con l’ulteriore precisazione che gli aiuti dati come franchigie fiscali non sono considerati Aiuti di Stato (art. 92).
Le zone franche, sono classificate come territori extradoganali in quanto vengono considerate fuori dalla linea doganale sia dell’ Italia che dell’Europa, e quindi individuate tali sia nella Direttiva n.69/75/CEE che nel Regolamento Comunitario n. 918/83 oppure (individuate) come “Territori all’Estero o Territori Terzi”. Territori dove i residenti per poter competere paritariamente con il resto del mondo (oggi più che mai difficile perché globalizzato) hanno diritto ad usufruire di importanti agevolazioni fiscali, che sono riservate non solo ai residenti, ma anche a tutti gli imprenditori che vorranno a investire nei suddetti territori (diventati appetibili grazie alle esenzioni fiscali), al fine di creare posti di lavoro, il solo modo per superare lo svantaggio e mettere in moto l’economia dell’isola (considerato territorio svantaggiato).

I Sindaci, il Presidente della Regione e tutte le Autorità del territorio dovrebbero OSARE di più perche esistono le leggi che confermano il nostro diritto all’applicazione non solo delle suddette “franchigie Fiscali”, ma anche alla contestuale attribuzione ai Comuni della Sardegna di particolari Entrate, chiamate “Diritti Speciali al Consumo” sui generi che fruiscono di particolari agevolazioni fiscali, entrate disciplinate dalla Legge n.762/1973, dove si prevede che i Comuni ubicati nei territori extradoganali, dichiarati perciò zona franca, possono incassare direttamente le proprie entrate, applicando apposite aliquote su tutte le merci e sui servizi, aliquote che vengono individuate ogni due anni con apposito decreto dell’Agenzia delle Entrate, e che riguardano le merci i servizi e le materie prime, compresi i carburanti e l’elettricità. Diritti Speciali, che vengono applicati da quasi 70 anni nella Regione Valle d’Aosta, a Livigno, alla Città di San Marino e alla Città del Vaticano, territori che sono considerati zone franche extradoganali, cosi come lo è la Sardegna ai sensi dell’art. 7 e 71 del D.P.R. n. 633/72, dove si prevede che i residenti nei territori extradoganali classificati come zone franche, non devono pagare l’IVA e - qualora l’abbiano pagata - ne possano chiedere lo sgravio o la possano chiedere a rimborso, ai sensi dell’art. 38 bis del D.P.R. n. 633/72.
Diritto al rimborso dell’IVA e delle ACCISE disciplinato dal Regolamento Comunitario n. 1430/1979 del 2 luglio 1979 e successive modifiche, regolamento che si applica direttamente su tutto il territorio comunitario, compresa l’Italia e la Sardegna, diritto al rimborso previsto (ai sensi del suddetto Regolamento) anche per i residenti nell’isola della Sardegna dalla Legge n.122/83 (art. 1).

Il fatto che i residenti in Sardegna potessero chiedere il rimborso dell’Iva ci fa capire che fin da allora (1983) il territorio della Sardegna risultava già classificato come territorio extradoganale e pertanto zona franca, ai sensi dell’art. 20 bis del D.L. n. 1351/64 convertito nella Legge n.28/65 che aveva esteso i benefici fiscali previsti dall’art. 11 della Legge n.1438/1948, (già previsti per le zone franche di Livigno e Gorizia) ai territori svantaggiati come individuati dal Trattato di Roma al titoli II della Legge n. 1203/57, Titolo II dove si individuano i disagi che danno diritto alla compensazione fiscale, e tra questi disagi sono individuati quelli relativi Isole Lontane afflitte da una disoccupazione anomala rispetto al resto delle Regioni, e che i suddetti aiuti non devono essere considerati “Aiuti di Stato”. 

Con l’ulteriore precisazione contenuta all’art. 9 della succitata Legge n.28/1965 che converte il D.L. n.1351/64, dove si precisa che i Dazi Doganali corrispondono ai Diritti di Confine, ossia diritti che si pagano in dogana e che comprendono anche l’Iva e le Accise, diritti di confine attualmente individuati dall’art. 34 del D.P.R. n. 43/73.
Extradoganalità dell’Isola confermata più tardi dal D.lgs. n. 75/98 che ha dichiarato zona franca tutto il territorio della Sardegna, con le modalità previste dalla normativa comunitaria richiamata nello stesso decreto, ossia i Regolamenti n. 2913/92 e n. 2454/93, dove l’art. 206 del Regolamento n. 2913/92 precisa che non sorge alcuna obbligazione doganale nei confronti di una merce destinata alle zone franche, il Codice doganale italiano approvato con D.P.R. n.43/73, all’art.170 si precisa che le zone franche italiane devono venire gestite secondo quanto previsto dalle: Direttive n.69/74/CEE e n.69/75/CEE del 4 marzo 1969, e quindi anche da quanto previsto dal Regolamento n. 918/83 con il quale vengono disciplinate le “franchigie fiscali” ossia i diritti che competono ai residenti nei territori extradoganali dichiarati per questo zona franca, mentre le modalità di gestione delle zone franche sono state disciplinate dai Regolamenti n. 2503/88 e n. 2504/88, regolamenti e direttive comunitarie recepite nella Legge italiana n. 28/97, dove all’art. 2 si prevede che i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 (ossia i residenti nei territori extradoganali dichiarati zona franca), possono usufruire delle franchigie fiscali previste dal Regolamento n. 918/83, e che per poter effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’IVA (ai sensi dell’art. 8 del D.P.R. n. 633/72) devono presentare apposita Dichiarazione di intento all’Agenzia delle Entrate.
“Franchigie fiscali” riservate ai residenti nei “territori extradoganali”, considerati come residenti all’estero, e dove i suddetti, in base al principio di “non discrimine” hanno diritto ad una fiscalità diversa ed inferiore rispetto a quella prevista per le altre regioni italiane prive della caratteristica negativa legata alla “lontananza” e alla conseguente mancanza anomala di posti di lavoro, caratteristica derivante dalla collocazione geografica dell’isola, circondata da diecimila chilometri quadrati di Mar Mediterraneo e pertanto più lontana di quanto lo siano le Isole Azzorre o le Isole Canarie dalla terra antistante, Canarie e Azzorre dichiarate zona franca dall’art 349 del Trattato di Lisbona per la loro insularità e la loro grande distanza.

Alcuni imprenditori sardi già operano con il regime delle “franchigie fiscali” ed emettono la fattura con la seguente dicitura “IVA NON IMPONIBILE AI SENSI DELL’ART. 8 PRIMO COMMA LETT.C) del D.P.R. n. 633/72, dicitura che deve contenere anche gli estremi della risposta di accettazione da parte della Agenzia delle Entrate, della nostra DICHIARAZIONE DI INTENTO (di voler operare in regime di zona franca ovvero in regime di Franchigie Fiscali).

Il Movimento Sardegna Zona Franca sta lavorando per riprendere il dibattito con tutti i Comuni della Sardegna e con la stessa Regione, perché i seguenti benefici fiscali (franchigie fiscali) collegati al D. Lgs. n. 75/98, diventino effettivi su tutto il territorio dell’isola, i quali consistono nella seguente imposizione fiscale compensativa allo svantaggio di “isola lontana”:

1) esenzione da dazi doganali IVA e ACCISE (sui beni e sui servizi)
2) aliquota massima del 12,5% sull’utile di impresa anche commerciale
3) esenzione totale da ISI, ICI, IMU, IRPEG, ILOR, INVIM e addizionali
4) eliminazione totale del cuneo fiscale (contributi previdenziali e assistenziali che gravano sui datori di lavoro)
5) eliminazione delle ritenute sugli utili degli investimenti in titoli, depositi bancari, ecc.
6) nessuna tassazione sulle pensioni  
7) ritenuta alla fonte del 12,5% sugli stipendi dei dipendenti pubblici e privati

 

 

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Nel pomeriggio di ieri 29 dicembre 2016 presso la sede del Movimento Sardegna Zona franca si è tenuta l'Assemblea annuale prevista dallo Statuto con l'elezione del nuovo Consiglio DirettivoAlla presidenza è stata confermata all'unanimità Maria Rosaria Randaccio, così come, sempre all'unanimità, è stato confermato nella carica di Segretario Politico Francesco Scifo. Al ruolo di Vice Presidente è invece stato promosso Paolo Aureli e alla carica di Tesoriere Luciana Carta. Sono risultati poi eletti alle cariche dirigenziali di seguito indicate i signori: Antonio Vernier come Coordinatore Provinciale di Cagliari, Giuseppe Bonomo come Coordinatore Provinciale di Sassari, Giulio Simbula come Coordinatore Provinciale del Medio Campidano, Serafina Patteri come Coordinatore Provinciale di Nuoro, Angelo Borghero come Coordinatore Provinciale del Sulcis Iglesiente e Luciana Carta come Coordinatore Provinciale dell'Ogliastra. Al momento le cariche per le province di Olbia e Oristano sono andate ad interim alla presidente Maria Rosaria Randaccio.

Nella discussione all'ordine del giorno c'è stata l'importante relazione del Segretario politico avv. Francesco Scifo, incentrata sulle attività svolte nel 2016 e le azioni in corso di svolgimento e da realizzarsi. Sono state indicate tre direttive di azione: zona franca, federalismo e bilinguismo. E' seguita la esposizione delle posizioni del Presidente sullo stato dell'attuazione della zona franca della Sardegna e la normativa vigente in proposito.

E' stato dato mandato agli eletti di perseguire i tre obiettivi elencati dall'avv. Scifo e di studiare eventuali alleanze per perseguire i fini comuni con le forze politiche e sociali che si dimostrino sensibili a questi tre scopi. 

E' iniziata inoltre la Campagna Tesseramenti per l'anno 2017 confermando la quota base di €20,00 per l'iscrizione come socio ordinario e di €50,00 per l'iscrizione come socio sostenitore. 

Il nuovo Consiglio Direttivo si riunirà nuovamente agli inizi di gennaio per delineare le nuove strategie e le azioni del Movimento Sardegna Zona Franca e per commentare i risultati delle azioni legali già intraprese durante l'anno che si sta concludendo.

 

 

 

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Lo scorso 7 dicembre 2016 è nato il Canale YouTube del Movimento Sardegna Zona Franca, curato dall'Ufficio Stampa e Comunicazione del Movimento stesso. Strutturato in diverse sezioni quali "Trasmissioni Tv, appelli sul web e spot", "Convegni e dibattiti", "Manifestazioni", "Politici" e "Interviste", questo nuovissimo organo di comunicazione ha raggiunto in una sola settimana uno share record con oltre il 40% di visualizzazioni in più rispetto alle pagine statiche presenti sui social.

Il canale, in continuo aggiornamento, racchiude tutta l'emozionante storia e il percorso intrapreso dal 2012 ad oggi dai fondatori del Movimento, in primis la dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, che ha girato tutta la Sardegna in lungo e in largo per divulgare le nozioni giuridiche su un diritto disatteso da quasi 70 anni. Alla Randaccio si sono poi affiancati l'avvocato Francesco Scifo, cassazionista ed esperto in diritto comunitario, e l'avvocato Paolo Aureli, specializzato in diritto tributario.

Sono state diverse le persone che hanno seguito la Randaccio fin dagli albori, tutti o quasi presenti nei video incorporati nel canale. Alcuni nomi: Claudia Mariani, attuale vice-presidente del Movimento, Irma Cabano, realizzatrice di un ingente materiale video, Alberto Cabiddu, uno dei primissimi ad affiancare la dottoressa Randaccio, Andrea Impera, presidente del MACLS, Giuseppe Carboni, al quale la Randaccio ha lasciato il testimone per le questioni Equitalia, Stefano Zola, imprenditore di Galtellì, Pietro Loi, attivista della prima ora, Piero Cannas, imprenditore del cagliaritano, il rimpianto Giuseppe Floris, Andrea Ortu, storico presidente del Movimento Campidano, Matteo Meloni, attivista attento e sempre presente, Gianfranco Milia, Maria Grazia Fumera, Zoe Aramu, Maria Rosaria Raiola, Angelo Accareddu, Rita Cuccureddu, Mariano Pisci, Letizia Deidda, Gaetana FrassettoRoberto Diana, Luigi Fronteddu, Nicky Scibilia, Daniela Mallus, Marco Lovico, Angelo Frau, Davide e Cristian Fedrigo, Francesco Atzori, Luciano Sanna, Luciano Lamantìa, Pasquale Iannone, Giulio Simbula, e tanti altri. 

A breve verrà attivata anche la sezione LIVE STREAMING in modo da permettere la ripresa in diretta degli eventi più importanti. Per ricevere in tempo reale gli aggiornamenti è possibile iscriversi al canale cliccando semplicemente sul tasto "Iscriviti".

 

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Una Class action contro l'Agenzia delle Entrate ed Equitalia Riscossioni S.p.A. Ne dà notizia sulla sua pagina ufficiale l'avv.Francesco Scifo, segretario politico del Movimento e promotore dell'azione legale che già nel 2012 aveva portato l'ente davanti ai giudici. L'incontro si terrà sabato 29 ottobre all'Hotel Setar di Quartu S.Elena dalle ore 10.00 alle ore 12.30 e vedrà la partecipazione dei rappresentanti del Movimento Artigiani e Commercianti liberi Sardegna, dell'associazione Giuristi Indipendenti, del Movimento 5 stelle e, naturalmente, del Movimento Sardegna Zona Franca la cui presidente, dott. Maria Rosaria Randaccio, è da anni il nemico principale del Fisco in Sardegna, promuovendo incontri e divulgando la documentazione che ha permesso di iniziare le indagini sui cosìddetti "falsi dirigenti".

L'avvocato Scifo spiega le ragioni di questa decisione: "E' in corso un'azione giudiziaria collettiva da me patrocinata contro queste amministrazioni fiscali, per contrastare le mancate applicazioni delle leggi e della Costituzione: il primo round è andato a loro ma dobbiamo appellare E VINCERE. Chiunque voglia partecipare e darci manforte è invitato, per lottare insieme contro questo potere illegittimo e prepotente. Siamo stati i primi a iniziare la lotta e invitiamo tutti a partecipare e condividere la nostra battaglia per la legalità."

Questa ulteriore iniziativa a sostegno della legalità delle agenzie fiscali è la prova che le azioni del Movimento Sardegna Zona Franca non si sono mai fermate e proseguono a tutto campo per chiedere l'applicazione delle leggi e per sensibilizzare i politici verso l'attuazione e il riconoscimento delle franchigie fiscali dovute alla Sardegna e per interrompere la drammatica crisi che ha investito tutti i settori dell'economia della Sardegna.

 

 

 

 

 

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Il 4 dicembre 2016 saremo chiamati a votare per il referendum di modifica della Costituzione Italiana. Il Movimento Sardegna zona franca si schiera per il NO ad una riforma che - secondo le parole dell'avv. Francesco Scifo, Segretario Politico del Movimento - "è inutile, in primo luogo perché dopo l’approvazione del Trattato di Lisbona, avvenuta nel 2009, la Carta è stata retrocessa a normativa secondaria di quint’ordine, rispetto ai Trattati Europei, ai regolamenti, alle Direttive dell’Unione Europea, nonchè alle norme della BCE e una modifica dell’assetto costituzionale comporterà solo l’ulteriore svalutazione di un sistema normativo un tempo primario; in secondo luogo, una riforma pasticciata, perché è strutturata in modo da accrescere i conflitti tra poteri dello Stato, data l’incertezza e la poca chiarezza della formulazione delle norme che la compongono. Infine, democraticamente inopportuna, perché votata e decisa da parlamentari eletti con una legge elettorale dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale."

In verità, la modifica dell’art. 81 della Costituzione decisa nel 2012, senza voto popolare, ha già introdotto in Costituzione il principio della parità di bilancio, come obbligo ineludibile, determinando così il sovvertimento del sistema di valori originariamente delineato dai Costituenti nel 1948 e ponendo al centro del nuovo sistema la tutela del denaro: l’obbligo di equilibrio del bilancio al posto della salvaguardia della persona umana. Infatti, salvare o tutelare le persone costa allo Stato e può perseguirsi solo se non pregiudica l’equilibrio tra quanto si spende e quanto si incassa: si deve perciò morire (di aborto se bambini, di eutanasia se vecchi, di malattia non curata se giovani o di mezza età) se la spesa per la tutela della vita o della salute supera le possibilità di remunerare la spesa sostenuta a carico dello Stato.

La riforma che voteremo completa, in quest’ottica di scambio puramente mercantile, un disegno iniziato molti anni prima e che ha messo la persona al servizio del denaro, trasformato da strumento in idolo da adorare.

Scifo continua: "Questa riforma colpisce duramente anche l’equilibrio tra poteri dello Stato ed, a cascata, tra Stato centrale e regioni, da un lato, limitando le funzioni delle regioni ordinarie e, dall’altro, preparando la fine delle autonomie speciali: secondo una interpretazione dell’illustre Costituzionalista, l’ex giudice della Corte Costituzionale Valerio Onida (in AIC n.3 del 2016) “…le Regioni speciali, con l’entrata in vigore della nuova riforma costituzionale, perderebbero anche gli spazi di autonomia più ampia di quella statutariamente definita, che derivavano dalla legge costituzionale del 2001, senza però acquisire quelli risultanti dal nuovo testo costituzionale – che ad esse non si applica - là dove esso assegna alle Regioni condizioni di autonomia più ampie di quelle sancite dagli statuti”. In poche parole, per la Sardegna, la vittoria del SI equivarrebbe a consegnarsi, con mani e piedi legati, a quello che resta dello Stato centrale, rinunciando a oltre 150 anni di lotta autonomistica: ovvero diventare sudditi di un suddito.

Dispiace perciò la posizione autolesionistica espressa da alcuni sardi, anche illustri, a favore della riforma Boschi-Renzi: evidentemente, due irresponsabili che forse non comprendono il significato giuridico di quello che fanno, né gli effetti delle loro azioni. 

Tuttavia, non si può sottacere che anche un signore amorale, come l’ex presidente Mario Monti, ha espresso la sua intenzione di votare NO e ciò pone il dubbio che ci si trovi di fronte ad un triste gioco delle parti, dove la vittima è solo la popolazione che onestamente vive, lavora e crede ancora nei valori fondanti della Costituzione del 1948, ma ignora il fatto che essi sono stati ormai superati dal Trattato di Lisbona che ha eletto a suo idolo l’euro e scartato l’uomo. Quindi, votare NO può essere un modo per cominciare tutti a dire NO a questa abominevole filosofia di dominio dell’economia sulle persone e, forse, questa è l’unica ragione perché diciamo NO alla fine del diritto umano, ai Junker, ai Monti, ai Draghi, ai Renzi, al FMI, alla BCE, e alla Troika."

 

 

 

 

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Ieri sera nella sala congressi del Telis - durante il Convegno sulla zona franca ad Arbatax - deliberata dalla Giunta comunale il 27 aprile scorso, diversi imprenditori provenienti non solo da tutta l'Ogliastra, ma anche dal Nord Italia, hanno avuto modo di ascoltare direttamente dalla bocca dei relatori quante siano state le occasioni perse per il territorio a causa di una mancanza di consulenti preparati e capaci di "scovare" le varie opportunità nazionali che europee. 
In particolare, la dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, Intendente di Finanza in pensione e Presidente del Movimento, ha "bacchettato" il Comune di Tortolì per non aver saputo sfruttare i fondi europei per il settore della nautica da diporto, la cui destinataria sarebbe dovuta essere l'area dell'ex Cartiera ai sensi della Legge n.355/1976 che aveva previsto che l'esecuzione dei lavori ordinari e straordinari sul porto di Cagliari (di conseguenza anche Arbatax), Ancona, La Spezia, Livorno e Messina dovessero essere a totale carico dello Stato, e ai sensi dell'art. 1 commi da 990 a 994 della Legge n.296/2006 (Finanziaria 2007) che autorizzava un contributo di 10 milioni di euro per 15 anni a decorrere dal 2007 per la realizzazione di grandi infrastrutture portuali immediatamente cantierabili, previa acquisizione dei corrispondenti piani finanziari presentati dalle competenti Autorità portuali.
L'avvocato Francesco Scifo ha poi fatto un riepilogo delle azioni recenti del Movimento zona franca, citando in particolare la collaborazione per la stesura delle delibere regionali e dei comuni di Olbia e di Portovesme, che hanno portato all'attivazione della zona franca non interclusa nei porti della Sardegna da parte del Consiglio Regionale.
Il segretario politico del Movimento ha poi citato vari esempi di operatività delle zone franche più conosciute e i modi di una eventuale applicazione nel porto di Arbatax e nella zona industriale retrostante. Pur riconoscendo che sia necessario che almeno una delle zone franche previste nelle delibere regionali inizi la sua operatività a tutti gli effetti, si è lanciata l'idea di costituire una o più cooperative per facilitarne la partenza.
L'avvocato Paolo Aureli, delegato del Sulcis del Movimento zona franca, ha poi concluso spiegando le differenze tra le varie zone franche e ponendo la questione dal punto di vista delle imprese già esistenti nel territorio e della possibilità di lavoro non solo per tutti gli attuali disoccupati e cassaintegrati, ma anche dei migranti che numerosi stanno sbarcando nelle coste dell'isola.

Ma sicuramente l'intervento più atteso è stato quello del dott. Gianni Andrea Deligiaalto funzionario dell'ONU e Premio Nobel per la pace nel 2001, che ha parlato della sua vasta esperienza in campo internazionale e dell'amarezza di tornare nella sua terra natìa e di trovare gli stessi problemi di sempre ancora irrisolti. Il dott.Deligia ha messo l'accento sullo spopolamento della Sardegna e sul futuro drammatico che ci attende se non si cercherà di sfruttare subito l'opportunità di aprire nuove frontiere commerciali verso il Nord Africa attraverso un regime fiscale "privilegiato" per poter essere competitivi nei settori in cui la Sardegna possiede un'eccellenza qualitativa di prodotti, cioé l'agricoltura e la pastorizia.

In conclusione, i relatori hanno dato la loro disponibilità per incontri futuri per chi volesse approfondire l'argomento e per chi volesse avere delle consulenze in merito all'invio della documentazione necessaria per entrare in regime di zona franca.

Il Movimento Sardegna Zona Franca è all'opera per creare un soggetto giuridico che si occupi dei business plan e delle consulenze per le aziende che hanno intenzione di aderire alla free zone e che faccia da tramite tra le istituzioni e gli utenti commerciali che vorranno investire in Sardegna.

 

 

 

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Anche se nessun giornale o televisione lo racconta, il Parlamento Italiano in questi ultimi tre anni ha legiferato in tema di zona franca, confermando il diritto dei Sardi ad ottenere il regime fiscale privilegiato della Zona Franca comprendente anche la “Zona Franca al Consumo” (in gergo tax free).
Diritto che si concretizza essenzialmente nella riduzione al 12,50% dell’aliquota massima applicabile ai redditi da chiunque prodotti in Sardegna, e nell’abolizione dell’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) e delle Accise sulle merci e sui servizi offerti ai residenti compreso il carburante e la corrente elettrica.

Questo regime fiscale si chiama “privilegiato" in quanto esso spetta di diritto a tutte le isole del mondo collocate geograficamente in una posizione di svantaggio poiché circondate da tantissimi chilometri quadrati di mare e per questo motivo considerate regioni ultraperiferiche.

Tale regime fiscale privilegiato viene disciplinato dalla normativa comunitaria che si applica direttamente a tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea, ossia gli Stati che hanno aderito al Trattato di Roma e - successivamente - al Trattato di Lisbona, e dove in quest’ultimo Trattato si conferma che le Zone Franche, i Punti Franchi e i Depositi Franchi sono territori extradoganali disciplinati principalmente dai Regolamenti Comunitari n. 918/83 e n. 2504/88, e dalle Direttive n. 2006/112/CE e n. 2008/118/CE.

In essi infatti si prevede che i residenti nei territori “extradoganali" abbiano diritto ad un regime fiscale privilegiato e che pertanto non debbano pagare Dazi Doganali, Iva e Accise.
L’abolizione dell’Iva e delle Accise sulle merci e sui servizi offerti ai residenti nei territori Extradoganali viene confermato anche di recente dalla Direttiva n.2013/61/UE che apporta modifiche alle Direttive n.2006/112/CE e Direttiva n.2008/118/CE (ossia le direttive Comunitarie sull’Iva e sulle Accise) prevedendo che queste due direttive non si applichino alle regioni ultraperiferiche di cui all’art. 349 e all’art. 355 del TUEF (Trattato di Lisbona): Guadalupa, Guyana Francese, Martinica, Azzorre, Madera, Isole Canarie, tenuto conto della loro insularità e della situazione socio economica strutturale, aggravata dalle grande distanza topografica e dalla dipendenza economica da alcuni prodotti, fattori la cui persistenza e il cumulo recano grave danno al loro sviluppo.

All’Isola della Sardegna compete a maggior ragione l’esenzione da Iva e Accise, in quanto il suo diritto alla Zona Franca esisteva ancora prima che nascessero i Trattati della Comunità Economica Europea (CEE); trattati attraverso i quali è stata concessa la Zona Franca alle succitate isole Canarie, Azzorre, ecc.
Infatti la Sardegna è entrata a far parte di diritto delle Zone Franche dell’Europa non solo ai sensi del D.lgs. n.75/1998 (che ha dato attuazione all’art. 12 dello Statuto Sardo, che aveva previsto l’istituzione di punti franchi su tutto il territorio della Sardegna) ma anche ai sensi dell’art.234 del Trattato di Roma del 1957 e dall’art. 351 (ex 307 TCE) del Trattato di Lisbona dove si precisa che: “le disposizioni dei trattati non pregiudicano i diritti e gli obblighi derivanti da convenzioni concluse anteriormente al 1 gennaio 1958”.

Infatti lo Statuto Sardo è stato emanato in un periodo antecedente alla nascita della Comunità Economica Europea!

 

Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio

 

 

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Sulla scia delle Delibere della Regione Sardegna dell'aprile scorso, che hanno attivato le zone franche nei porti sardi, anche Arbatax (e tutta l'Ogliastra) è chiamata a rendere operativa la zona franca nel porto, nella zona industriale e nell'aeroporto di Tortolì-Arbatax. Queste zone sono direttamente collegate o collegabili alle altre zone industriali e territori dell'Ogliastra e di tutta la Sardegna, ai sensi del D.Lgs. n.75/98.
Con Delibera n.58 del 27 aprile 2016 la Giunta Comunale di Tortolì-Arbatax ha confermato l'istituzione della Zona Franca non interclusa che comprenda oltre il Porto di Arbatax, anche l’aeroporto e l’intera area retrostante e adiacente indicata come area Industriale del C.I.P. Ogliastra. 

Il Convegno "La Zona Franca Ad Arbatax. Cosa vuol dire e cosa cambierà" si terrà nella Sala Congressi del Telis all'Arbatax Park Resort sabato 4 giugno 2016 alle ore 17.00 e avrà come relatori il team di esperti del Movimento Sardegna Zona Franca, guidato dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, l'alto funzionario dell'ONU e Premio Nobel per la pace, dott.Gianni Andrea Deligia, e il delegato del Comune di Tortolì per il C.I.P. Ogliastra, Giacomo Usai
Parteciperanno illustri personalità del territorio ogliastrino e imprenditori di tutti i settori.

Ingresso gratuito al convegno previa registrazione a questo link.

Per chi viene da lontano e volesse approfittare di una giornata di relax è possibile pernottare in residence al prezzo convenzionato di €60,00 per 2 persone e acquistare una tessera giornaliera per l'Arbatax Park Resort a partire da €18,00.

 

 

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