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Ieri a Nuoro si è svolta nella sede del CESP di Prato Sardo l'Assemblea annuale dei soci del Movimento Sardegna Zona Franca alla presenza della presidente dott.ssa Maria Rosaria Randaccio e di tutti i membri del Consiglio Direttivo. L'incontro, che ha visto una folta partecipazione di persone provenienti da tutta la Sardegna, è stata anche l'occasione per conoscere i neo iscritti al Movimento e di fare il punto della situazione alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale relativa alla fiscalità vigente in Sardegna. 

Hanno partecipato anche alcuni commercialisti e imprenditori di vari settori produttivi, interessati ad entrare ufficialmente in regime di zona franca e desiderosi di avere informazioni riguardanti le richieste di rimborso Iva e Accise messe a disposizione gratuitamente dal Movimento. L'avvocato Francesco Scifo ha ribadito la decisione di optare per una scelta politica che vada oltre i partiti nazionali di Destra e Sinistra seguendo il filone politico che si affacci maggiormente verso l'autodeterminazione della Sardegna, e proponendo - nel caso di una eventuale partecipazione del Movimento Zona Franca alle prossime elezioni regionali - di candidarsi in solitaria senza alleanze o coalizioni se non con partiti che mettano come primo punto del programma la zona franca.

Il momento clou della serata è stata la votazione del nuovo Consiglio Direttivo, avvenuto per acclamazione dei candidati, durante il quale l'avv. Scifo è stato rieletto all'unanimità come Segretario Politico, ed è stato allargato a undici componenti il nucleo dei consiglieri.

Nel nuovo Consiglio Direttivo sono stati rieletti: Luciana Carta con le cariche di Tesoriere, coordinatrice della provincia dell'Ogliastra e Responsabile Ufficio Stampa e Comunicazione; Claudia Mariani, con la carica di coordinatrice della provincia del Sulcis Iglesiente insieme a Angelo Borghero; Serafina Patteri e Antonio Chessa, coordinatori della provincia di Nuoro; Antonio Vernier, responsabile dei rapporti con l'Università e l'Unesco; Giulio Simbula, coordinatore della provincia del Medio Campidano; Paolo Aureli, Vice Presidente e Legale del Movimento; e le new entries: Rita Cuccureddu e Antonio Alfonso, coordinatori della provincia di Sassari; Daniela Mallus e Gianfranco Milìa, coordinatori della provincia di Cagliari.

A fine serata sono state consegnate le nuove brochures informative che verranno messe a disposizione dei cittadini in diversi centri commerciali, bar, ristoranti e negozi di ogni provincia.

Un grande augurio di buon lavoro ai nuovi eletti e al Movimento tutto.

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Nonostante la relazione della Polizia Giudiziaria del 23 maggio 2016 in cui si evince che "la zona franca in Sardegna non parte solo per una precisa scelta politica della Giunta in carica pro tempore", nonostante sia palese sin dal suo insediamento che la Giunta Pigliaru sia apertamente contraria all'applicazione delle normative sulla zona franca, la Magistratura sarda ritiene che non applicare le leggi dello Stato sia lecito.

In allegato qui sotto il provvedimento.

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"Insieme ai politici del PD, i peggiori nemici dell’utilizzo delle Franchigie Fiscali da parte dei residenti in Sardegna, dichiarata Zona Franca dal D.lgs. n. 75/98 (tutt’ora in vigore), sono i Commercialisti!" queste le durissime parole della dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, ex Intendente di Finanza e conosciutissima fiscalista, la quale ci spiega che la Sardegna sarebbe già operativa da tempo - almeno per quanto riguarda le aziende - se non fosse per la maggioranza dei commercialisti che negano ai propri clienti l'invio dei documenti per entrare in regime di zona franca.

E la Randaccio continua: "Appare incomprensibile e privo di supporto giuridico il loro rifiuto ad applicare quanto previsto nei due Regolamenti Comunitari (n. 2913/92 e n. 2494/93) appositamente richiamati nel suddetto D.lgs. n. 75/98, e in particolare il loro rifiuto a rispettare anche quanto previsto dagli artt. da 166 a 182 del Regolamento n. 2913/92, articoli nei quali vengono disciplinate le zone franche della Comunità Europea, e quindi dell’Italia, che di tale comunità fa parte ai sensi del Trattato di Roma.
Rifiuto al rispetto di quanto previsto dall’art. 128 del suddetto Regolamento n. 2913/92 dove si prevede che “si possa chiedere il rimborso o lo sgravio dai dazi all’importazione qualora si dimostri che le merci d’importazione sono stati introdotti in una zona franca o in un deposito franco”
Il suddetto rifiuto viola principalmente le regole sulla tutela della concorrenza e del libero mercato di cui agli artt. da 101 a 115 del Trattato di Roma, ratificato dalla Legge n.1203/57, dove si prevede che sono vietati nei rapporti commerciali condizioni dissimili per prestazioni equivalenti, e - all’art. 107 - si prevede che non sono considerati aiuti di stato gli aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso, oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione, nonché gli aiuti rivolti a consentire lo sviluppo delle isole ultraperiferiche di cui all’art. 349, e che ai sensi dell’art. 105, e la Commissione è tenuta a vigilare e applicare le procedure di infrazione qualora non vengano rispettati i principi fissati dagli artt. 101 e 102 del suddetto Trattato.

Comportamento ulteriormente incomprensibile dal momento che la suddetta normativa sulla gestione delle zone franche risulta confermata dall’art. 10 del Regolamento sulla semplificazione degli adempimenti tributari, approvato con D.P.R. n. 435/2001, nel quale si prevede che i contribuenti che si avvalgono della facoltà di acquistare o importare beni e servizi senza il pagamento dell’Iva - ai sensi dell’art. 1 del D.L. n. 746/83 convertito nella Legge n.17/84 (perché residenti in territori extradoganali) - devono trasmettere all’Agenzia delle Entrate la “Dichiarazione di Intento”, avvalendosi delle modalità previste dall’art. 8 del D.P.R. n. 633/72, prima di emettere le fatture con le modalità previste dalla Legge n.28/1997, quest’ultima emanata in attuazione della Direttiva n. 95/7/CE in materia d’imposta sul valore aggiunto (IVA) dove vengono apportate importanti modifiche ed integrazioni al D.P.R. n. 633/72 nonché al D.L. n.331/93, convertito nella Legge n. 427/93.
Legge n. 28/1997 con la quale è stato introdotto l’art. 38 quater al D.P.R. n. 633/72, intitolato “Sgravio dell’imposta per i soggetti domiciliati e residenti fuori della Comunità Europea”.

Tale comportamento è sempre più assurdo dopo la modifica apportata all’art. 68 dal comma 3 bis del D.lgs. n. 546/92, decreto che disciplina il “Processo Tributario” dove al comma 3 bis si prevede che - in pendenza di processo - il rimborso dell’IVA riscossa all’importazione resta disciplinato dal Regolamento CEE n. 2913/92 come modificato dal Regolamento n.952/2013 e dalle altre disposizioni dell’Unione Europea in materia.
Regolamento n.952/2013 ai sensi del quale è stata emanata la Circolare esplicativa dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli n. 8/D del 19.04.2016, che a pagina 4 conferma il principio di preminenza del diritto dell’Unione Europea rispetto al diritto degli Stati membri, preminenza che deve essere rispettata sia dai Commercialisti che dalle Commissioni Tributarie ai sensi dell’art. 1 della Legge n.131/2003, dell’art. 6 del D.lgs. n.159/2015 dove si prevede che la riscossione delle imposte è sospesa qualora la violazione sia la conseguenza della condotta illecita penalmente rilevante tenuta da parte dei Commercialisti, Avvocati, Tributaristi, ecc., e che ai sensi dell’art. 2 della Legge n. 18/2015 può agire contro lo Stato e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, chi ha subito un danno ingiusto per effetto di una sentenza pronunciata dal magistrato con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni, e che costituisce colpa grave per il magistrato la violazione manifesta della legge nonché del diritto dell’Unione Europea."

Ciò che i residenti in Sardegna, in particolare le imprese con sede fiscale nell'isola, devono capire è che per entrare in regime di zona franca è necessario soltanto inviare la Dichiarazione d'intento e che tale documento può essere inviato telematicamente da un consulente/commercialista che voglia fare gli interessi dei propri clienti e non perpetrare lo stato di ignoranza e di illecità che purtroppo grava sulle aziende e sui contribuenti, pena la condanna al risarcimento dei danni per gli errori commessi nelle dichiarazioni dei redditi effettuate fino ad ora.

E' necessario ricordare ai Magistrati che la legge è uguale per tutta la Comunità europea, compreso quella fiscale (CEE), e che l'art.2 della Legge n.18/2015 prevede che costituisca colpa grave la violazione manifesta della legge nonché del diritto dell'Unione Europea.

 

 

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Quello tenutosi stamattina a Portovesme presso la sede del Consorzio Industriale Provinciale del Sulcis Iglesiente tra i vertici del consorzio e il direttivo del Movimento Sardegna Zona Franca è stato il primo e fondamentale passo verso l’operatività della zona franca nella provincia sulcitana definita nella Delibera Regionale n.21/5 dello scorso aprile e redatta dagli stessi tecnici del Movimento oggi presenti alla riunione.

Alla presenza del dott. Federico Strina, presidente, del dott. Filippo Baghino, vice Direttore Generale e del dott. Learco Fois, funzionario amministrativo, l’avv. Francesco Scifo e la dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, rispettivamente Segretario politico e Presidentessa del Movimento, hanno illustrato dettagliatamente le strade da percorrere per far partire subito il processo di creazione ed individuazione delle aree destinate ai depositi doganali e i documenti da inviare agli uffici ministeriali di competenza.

Durante l’incontro si sono poste le basi per l’inizio di una stretta collaborazione tra il Consorzio e il Movimento Sardegna Zona Franca in modo da superare tutte le difficoltà burocratiche, dimezzare i tempi e abbreviare l’iter amministrativo richiesto dalla normativa.

A breve si terrà un nuovo incontro alla presenza di tutti i sindaci del territorio, il cui coinvolgimento si renderà necessario per trarre i maggiori vantaggi per tutte le attività produttive che verranno interessate.

La partenza della zona franca nel territorio del Sulcis sarà il volano non solo per creare un indotto economico senza precedenti in questa provincia, ma per attrarre investimenti anche in altre aree della Sardegna nelle quali c’è una fortissima carenza di posti di lavoro.

 

 

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Oggi alcuni quotidiani sardi danno notizia di convegni e incontri sulla zona franca, patrocinati da questo o quel politico e, addirittura, si assiste ad inciuci tra movimenti di diverse parti politiche.
Soggetti che presentano liste elettorali contrapposte in alcuni comuni hanno il coraggio di organizzare insieme, d’amore e d’accordo, convegni sul tema.
La zona franca però è un argomento serio, non certo alla portata di quei politici, alcuni persino diffidati da un Tribunale della Repubblica a non spendere il nome del Movimento zona franca e che ora, del tutto maldestramente, cavalcano l’idea della zona franca per racimolare qualche voto alle amministrative imminenti: a questi personaggi, i diffidati e gli altri, ricordiamo che esiste un istituto che si chiama concorso nel reato.

Costoro tentano di attribuirsi il merito del duro lavoro tecnico svolto - peraltro pubblicamente - da altre persone.

Come dice oggi il dott. Davigo, Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati: «Gli italiani non hanno mai avuto una grande considerazione di sé: siamo gli unici a dire di noi stessi cose terribili nell’inno nazionale, “calpesti”, “derisi”, “divisi”. All’epoca sembrò che tutto potesse cambiare. Ricordo un’intervista ai volontari che friggevano le salamelle alla festa dell’Unità; erano i primi a volere in galera i dirigenti che li avevano traditi. Ma cominciò presto il coro opposto: “E gli altri, perché non li avete presi?”». Oggi la situazione e come allora? «E peggio di allora. È come in quella barzelletta inventata sotto il fascismo, il prefetto arriva in un paese e lo trova infestato di mosche e zanzare, e si lamenta con il podestà: “Qui non si fa la battaglia contro le mosche?”. “L’abbiamo fatta — risponde il podestà —. Solo che hanno vinto le mosche”. Ecco, in Italia hanno vinto le mosche. I corrotti».

Parafrasando il dott. Davigo possiamo affermare che questi politici non hanno smesso di rubare il lavoro intellettuale altrui ma hanno smesso di vergognarsi (cit. da Il Secolo d'Italia).

Chi vuole perdere tempo può assistere a questi incontri privi di sostanza tecnica e seguire queste persone decisamente opportuniste.

 

 

 

 

 

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Pubblichiamo questo bell'articolo dedicatoci dal Blog "Diario di Tenerife", ringraziando la redazione per il sostegno che ci dimostra con le parole e con il cuore. Credeteci, il sostegno delle persone come voi vale molto.

Riconoscere “zona franca” la Sardegna potrebbe salvare le sorti dell’Italia

Rendere “zona franca” la Sardegna: un paio d’anni fa l’ipotesi fu caldeggiata fortemente, trovando sponde in Regione Sardegna e l’appoggio di centinaia di sindaci. Sembrava quasi che si “potesse fare”, ma come tipico nell’ex belpaese, ben presto è finito tutto nel “dimenticatoio”, e nessuno ne parla più. Un vero peccato!

Mi è tornata in mente la questione, pensando a quanti investimenti stranieri sta attirando Tenerife ed in generale tutte le Isole Canarie, grazie alla fiscalità vantaggiosa e agli incentivi per chi crea posti di lavoro e fa girare l’economia delle isole. E tra questi, ci sono molti italiani…

Ho fatto una breve ricerca su Google, e mi sono imbattuto in un articolo del sito zonafrancasardegna.com, datato 15 Giugno, che giustamente domanda:
“Che fine hanno fatto i sindaci che hanno deliberato per la zona franca?“

Domanda da un milione di dollari…

Come quasi sempre accade, in Italia, quando nasce un’iniziativa valida e questa genera consensi e pubblicità, tutti i politicanti cercano di farla propria, la cavalcano fino a quando l’onda mediatica non si esaurisce, dopodiché, appena viene meno l’attenzione pubblica e mediatica, gettano i buoni propositi nell’immondizia, per dedicarsi a nuovi argomenti di propaganda.

La “zona franca” avrebbe fatto un gran bene, sia all’isola che all’economia di tutto il paese: tuttavia a sostenere l’idea, furono quasi esclusivamente i sardi, e nemmeno in massa, mentre nel resto del paese in pochi capirono l’importanza che ciò avrebbe potuto avere per la collettività. Ma noi italiani siamo così: se qualcuno ipotizza di rendere “zona franca” una regione, anziché sostenerlo, lo avversiamo, oppure come i bambini, chiediamo di godere dello stesso “privilegio”, e mandiamo tutto in vacca. Siamo gelosi del “vicino”, senza capire che alcune volte la fortuna del vicino è la nostra fortuna. Inoltre la Sardegna è svantaggiata davvero, essendo un’isola.

Le Isole Canarie godono di numerosi vantaggi e di un governo dotato di un certo grado di autonomie, perché sono un’area repressa e svantaggiata, essendo distante dal resto del continente. Se la distanza della Sardegna dalla terra ferma è notevolmente minore, a livello economico la Sardegna non se la passa bene, sopratutto in un periodo in cui anche le poche aziende che si erano insediate nell’isola iniziano a vacillare.

La Sardegna ha un indice di disoccupazione e un PIL pro-capite inferiore alla media nazionale italiana, proprio come le Canarie nel contesto spagnolo. Solo che la Sardegna è abbandonata a se stessa, mentre le Canarie, fortunatamente, no.

E’ noto che molte industrie controllate dalle multinazionali hanno abbandonato l’Italia, trasferendosi nel “sud del mondo”. Negli ultimi anni il fenomeno però ha iniziato a riguardare anche le piccole-medie imprese: proprio ieri, per esempio, Il Giornale raccontava il caso di un imprenditore che ha spostato la propria azienda in Austria, per sopravvivere.

L’Austria certamente non è un “paradiso fiscale”, ne di una nazione con una imposizione particolarmente bassa, ma rispetto all’oppressione fiscale italica, è un altro mondo. E consente a chi vuole lavorare e produrre, di farlo. A rendere appetibile l’Austria inoltre, c’è la vicinanza: cosa che riguarda anche la Slovenia, altra meta dove sono state trasferite imprese italiane.

Un’altra meta sempre più interessante per gli imprenditori che vogliono delocalizzare restando nell’ambito Europeo, è l’Albania, con la pressione fiscale al 15% e un costo del lavoro tra i più bassi in Europa. Portare le merci in Italia dal paese delle aquile inoltre è molto facile e comodo, disponendo di collegamenti marittimi veloci ed economici che collegano Durazzo alle coste italiane. Attualmente l’Albania NON fa parte dell’UE: tuttavia il paese ha acquisito lo status di “paese candidato” e ben presto entrerà in Europa. Questione di un annetto.

A quel punto, non ci saranno più nemmeno i dazi doganali, e l’Albania sarà ancora più appetibile, e vedrete che ulteriori migliaia di imprenditori salperanno l’Adriatico con le proprie aziende. Se la Sardegna fosse zona franca, potrebbero salpare il Mar Tirreno, e restare in patria…

Anche nelle Canarie sono sorte numerose aziende italiane, che hanno approfittato della “ZEC”, un regime fiscale speciale per chi investe e crea almeno 5 posti di lavoro nell’arcipelago.

Imprenditori che se la Sardegna fosse stata una “zona franca” o comunque fossero previsti degli sgravi e degli incentivi, si sarebbero potuti insediare li, rimanendo in Italia… (e quindi continuando a pagare le tasse a Roma, per la gioia di tutta la nazione…)

Ma non solo: sarebbero stati attirati anche investimenti stranieri, creando ulteriori posti di lavoro e rafforzando l’economia dell’isola. La Sardegna ha gli svantaggi tipici di tutte le isole: maggiori costi e tempi di trasporto sia delle materie prime in entrata, che delle merci in uscita, però ha una posizione assolutamente strategica nel mediterraneo, e con una fiscalità di vantaggio si svilupperebbe rapidamente, con un tasso di crescita in doppia cifra.

I vantaggi economici si traducono anche in prezzi più bassi al consumo: già l’esenzione dell’IVA o una significativa riduzione della stessa su modello Isole Canarie, dove non esiste l’IVA, ma un’imposta simile denominata IGIC, che si attesta al 7%, comporterebbe una sensibile riduzione dei prezzi, e quindi farebbe ripartire i consumi e renderebbe più economico trascorrere le vacanze sull’isola, dando nuovo impulso al turismo. I prezzi con la sola esenzione IVA scenderebbero del 22%, invece ben presto l’IVA aumenterà ancora e sarà portata al 25%: FOLLIA PURA, PURISSIMA.

La Sardegna è un’isola bellissima, dove ci sono dei tesori naturalistici, che se fossero gestiti da un qualsiasi altro governo europeo, avrebbero decretato la fortuna del paese. Luoghi come il Parco dell’Asinara, assolutamente trascurato e poco pubblicizzato. L’Isola di Budelli addirittura svenduta ad un privato per quattro soldi!!! No, non ci siamo!

E’ un vero peccato.

Ed è inconcepibile come il popolino italiano, e nella fattispecie anche quello sardo, resti passivo dinnanzi a questo scempio, senza reclamare a gran voce quei cambiamenti di cui l’Italia avrebbe un grandissimo bisogno!!!

Purtroppo sembra che gli italiani abbiano scelto di affondare, e aspettano quel momento guardando le partite, facendo apertivi, facendosi gli affari propri, come se l’Italia fosse il paese di qualcun’altro, come se ciò che avviene a livello politico non riguardasse loro…

Probabilmente in Italia molti ancora non hanno risentito della crisi, grazie alla rendita della seconda casa in affitto, alla cospicua pensione del padre o del nonno, etc. e molti, troppi credono che la crisi non li riguardi… si sbagliano, e lo capiranno!

Al Movimento per la Sardegna Zona Franca va il totale sostegno di questo blog, per il poco che può valere. Vi invito ad informarvi (e prendere spunto) circa i benefits di cui godono le Canarie rispetto al governo spagnolo e all’Europa, che mette a disposizione delle isole numerosi fondi per lo sviluppo: GLI STESSI FONDI CHE MOLTE REGIONI ITALIANE NON UTILIZZANO, oppure talvolta li utilizzano per arricchire qualcuno… vedi i cantieri farsa che appena arriva il gruzzolo dall’Europa, vengono abbandonati senza essere ultimati…

Tratto da Diario di Tenerife

 

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Il 24 giugno 2014 si festeggia il primo anniversario di una data storica per la Sardegna: per la prima volta una delegazione di un movimento popolare ha potuto trattare a Roma da pari a pari con il Governo italiano. Non importa che la zona franca integrale sia ancora oggi discussa e osteggiata, più da sardi conservatori amanti dello status quo che dal continente, ciò che conta è che, per una volta, una popolazione, abituata sempre e solo ad obbedire, ha portato con la forza della democrazia delle persone libere davanti ad un viceministro della Repubblica a discutere, in un tavolo tecnico, di sviluppo della Sardegna.

Sono quelle stesse persone, libere da condizionamenti partitocratici, che poco dopo hanno scritto e ottenuto la modifica dell’art.10 dello Statuto sardo che ora recita: L'articolo 10 dello Statuto speciale per la Sardegna, di cui alla Legge Costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, è sostituito  dal seguente: «Art. 10 - La Regione, al fine di favorire lo sviluppo  economico dell'Isola  e nel  rispetto della normativa comunitaria, con riferimento ai tributi erariali per i quali lo Stato ne prevede  la possibilità,  puo',  ferma restando  la copertura  del  fabbisogno standard  per il  finanziamento dei livelli essenziali  delle prestazioni concernenti i diritti  civili e sociali di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione: a)  prevedere agevolazioni fiscali, esenzioni, detrazioni d'imposta, deduzioni dalla base imponibile e concedere, con  oneri a carico del  bilancio regionale, contributi da utilizzare in compensazione ai sensi della legislazione statale; b) modificare  le  aliquote in  aumento  entro i valori di imposizione stabiliti dalla normativa statale o in diminuzione fino ad azzerarle».

Questa norma che la Regione, ancora oggi, ha dimenticato d’inserire nello statuto che campeggia nel suo sito internet (vedere allegato che dimostra che in data odierna non è stato ancora aggiornato), è ormai legge dello Stato: la Legge n. 147 del 2013 art.1 comma 514. Nessuno può negare che abbiamo scritto una pagina storica dell’autonomia. Noi lo ricordiamo alla Regione.

Francesco Scifo

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Lunedì, 24 Febbraio 2014 18:37

Comunicato Stampa del 24 febbraio 2013

 

Comunicato Stampa:

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"Due isole, cinque mori, un destino in comune", questo lo slogan ideato per il gemellaggio Sardegna-Corsica che potrebbe far tremare le sale del potere di Francia e Italia.
Le isole sono infatti accomunate da una zavorra pesante ed inevitabile, l'isolamento geografico, che comporta uno stato di perenne crisi, sulla quale i Governi d'appartenenza non sembrano avere intenzione di agire.

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Lunedì, 01 Luglio 2013 11:07

Antioco Patta risponde al Prof. Razzu

 

Articolo-intervista al Prof. Giovanni Razzu del 28 giugno 2013 pag.5 di La Nuova Sardegna dal titolo “l’isola del fisco” e “Razzu: <La zona franca? Sarebbe un boomerang>”.

Premesso che ci fa meraviglia che un sardo residente all’estero si esprima in modo così perentoriamente negativo su una rivendicazione della politica e delle istituzioni sarde, che è storia di decenni e che ha riguardato tutte le coalizioni di governo che si sono avvicendate alla guida dell’isola, come Movimento Zona Franca non condividiamo affatto, l’opinione del giovane professore nativo di Sorso soprattutto nei contenuti veri e sostanziali.

Infatti, ciò che salta subito agli occhi è che Razzu salta a piè pari il ruolo e la funzione svolto dalle zone franche nel mondo (che di fatto sono un volano dell’economia mondiale) e dimentica di fare cenni storici alla vicenda “Zona Franca della Sardegna”, omette le questioni di diritto, non cita uno straccio di legge che contrasti con le nostre rivendicazioni, confonde la nostra zona franca con le “zone franche urbane” (tanto care al PD sardo ma non a noi) e che hanno deluso le aspettative (lui stesso cita l’esempio francese), ma soprattutto ed in modo maldestro, oltre a non azzardare nessuna proposta alternativa per la Sardegna, fa affermazioni non rispondenti al vero quando mette in automatismo le entrate IVA con la Sanità e commette gravi omissioni che non sono perdonabili ad un economista quando porta incomplete informazioni sulle Isole Canarie con l’evidente intento di alterare la realtà dei fatti. Ma andiamo per ordine.

Non cita uno straccio di legge che confuti le rivendicazioni dei 150 comitati civici e le delibere di oltre 300 consigli comunali che si sono pronunciati con l’assistenza di 300 segretari comunali laureati in giurisprudenza oltre che con altre consulenze di elevatissima professionalità.
Porta generici riferimenti a contesti californiani, inglesi e francesi ma senza controprova alcuna sui risultati senza quegli interventi di aiuto; facciamo noi due domande a Razzu: ha provato a chiedere l’opinione alle popolazioni direttamente interessate?. Perché non propone al Governo Britannico di abolire le “free zone” che ha istituito nei porti, negli aeroporti e nelle isole?. La risposta è talmente scontata da apparire ovvia anche ai ragazzini delle scuole elementari ma non ai professori ed agli intellettuali militanti.

Omette di dire che la fiscalità di vantaggio è ormai nell’agenda dell’Unione Europea e che è addirittura uno dei 6 punti del piano di rilancio europeo della Merkel.

Tornando alla questione Sardegna; ancora una volta e strumentalmente si affiancano il gettito IVA e la sanità facendo credere che vi sia un rapporto diretto di “do ut des”, ebbene, ciò è falso poiché le rimesse alla regione sono dentro un paniere nazionale basato su parametri convenzionali che non sarebbe toccato da un’eventuale agevolazione alla Sardegna poiché inquadrata dentro il principio della “discrimine positiva e della compensazione di svantaggi oggettivi” (quindi fuori dall’ambito degli aiuti di stato).


Piuttosto, anche in questo caso, Razzu omette di evidenziare che a proposito di “imposte indirette” alla Sardegna viene negata la quota spettante di “Imposta di Fabbricazione” sugli idrocarburi e prodotti energetici lavorati nell’isola e che sommano a circa 5 miliardi di euro, dei quali ci vengono attribuiti solo 0,7 con un danno alle casse regionali che vale il doppio dell’intera IVA (questo a proposito dei trasferimenti statali).

I riferimenti alle Isole Canarie invece sono parziali e di una superficialità evidentemente voluta e maligna. Definire “disastrosi” i risultati delle agevolazioni godute dalle Canarie è disonesto intellettualmente; li completiamo noi i dati sulle isole spagnole:

- Le Isole Canarie hanno 2,3 milioni di abitanti su 7.484 Kmq di superficie prevalentemente rocciosa quindi con scarse possibilità di autosufficienza alimentare.
- Grazie agli aiuti sono una delle regioni più infrastrutturate del mondo: hanno 8 aeroporti dei quali 6 internazionali, 10 porti ed altri 12 in costruzione.
- Hanno una delle più alte concentrazioni di hotels a 4-5 stelle del mondo e 14 milioni di turisti per oltre 77 milioni di pernottamenti (circa 7 volte la Sardegna). 
- Hanno oltre 1.500 voli settimanali per l’Unione Europea.
- Hanno due università, 32 “College” bilingue e 2/3 degli abitanti parla almeno due lingue.
- La telefonia mobile copre il 99 % del territorio, hanno 50.000 km di fibra ottica ed una copertura del 90 % del territorio con ADSL-WiFi-Banda Larga.
- Ricavano il 78% del PIL dai servizi e ciò indica uno stato di società avanzata.
- I dati sulla disoccupazione sono fuorvianti per il semplice fatto che la gran parte delle attività sono legate al turismo che ha uno sviluppo attorno agli 8 mesi all’anno e quindi non si tratta di disoccupazione strutturale ma congiunturale e stagionale.
- Quanto alla povertà citata da Razzu, è evidente che si parla delle medie convenzionali europee che hanno solo un valore statistico generale, infatti, il costo della vita nelle Canarie è come noto molto più basso della media europea e che corrisponde a circa il 50% di quello medio nazionale italiano ed addirittura appena 1/3 di quello della City dove abita il giovane economista, infatti, e lo dimostrano dati “reali e non convenzionali” sui costi di alcune voci importanti quali: affitto di casa, servzio acqua-energia-riscaldamento-rifiuti, pasto al ristorante, spesa settimanale per famiglia di 4 persone, assicurazione auto, carburanti; ecco la media di Canarie-Italia-Londra in euro:

- Affitto mensile di casa: 150-400-800
- Servizi al mese: 50-250-500
- Pasto Ristorante: 8-30-50 a pasto
- Spesa settimanale: 80-200-500
- Assicurazione annuale: 225-800-1500
- Carburanti al litro: 1,05-1,75-1,50

Non ci vuole molto a capire che nelle Canarie con 500 euro si vive decorosamente, in Italia si pagano a malapena le bollette ed a Londra si vive sotto i ponti.

Nelle Canarie si paga un’imposta indiretta (tipo IVA) del 7% che si aggiunge al costo iniziale e senza altri balzelli, non si pagano imposte-tasse tributi su transazioni patrimoniali e sono ridotte al minimo anche le imposte sui redditi (le imprese pagano il 4% e se assumono scende anche sotto), così per l’INPS e per la parte dei lavoratori.....basso, schematico, quasi a “burocrazia zero”.

Un’ultima cosa sulle Canarie......forse la più importante di tutte: queste isole hanno il più basso tasso di criminalità al mondo, il più alto tasso di cura dell’ambiente ed elevata scolarizzazione, nei parametri internazionali della qualità della vita hanno un fantastico 10 che li colloca al vertice mondiale......alla faccia dei professori militanti che parlano di cose che non conoscono.

Infine, un cenno sul versante del diritto e delle prerogative del popolo sardo che G. Razzu sembra ignorare; anche in questo caso lo facciamo con una domanda: quando La Marmora, Todde, Cao, la Commissione Pais-Serra, Deffenu, Bellieni, passando per l’Assemblea Costituente e la Legge Costituzionale n.3/1948, il Protocollo d’Intesa Stato-Regione del 21.4.1997, il D.Lgs n.75/1998 anch’esso di rango costituzionale, l’Intesa Istituzionale e di Programma del 21.4.99, il DPCM del 7.6.2001 e la L.R. n.10/2008, cosa intendevano realizzare per la Sardegna?

Forse quello che dice Lei professor G. Razzu?. Forse volevano la nostra emarginazione economica e produttiva? Forse volevano le nostre imprese fuori mercato? Forse volevano 390.000 disoccupati e 380.000 persone in povertà assoluta? Forse volevano pensionati e cassintegrati alla fame e decine di suicidi all’anno? Forse ci volevano sotto embargo e privi di autonomia? Forse volevano una nuova emigrazione che tranne il suo fortunato caso è più simile ad una diaspora criminale e di sterminio?

No caro Razzu; questi che prima di noi hanno parlato di zona franca, volevano una Sardegna migliore e più emancipata, lo hanno anche scritto nelle leggi, quelle LEGGI DELLO STATO delle quali stiamo rivendicando l’applicazione! ”pacta sunt servanda” caro Prof. Razzu. 

 

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