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L'avvocato Francesco Scifo, Segretario politico dimissionario del Movimento Sardegna Zona Franca, ha commentato così la pubblicazione da parte della Regione Sardegna dello schema delle Zone Economiche Speciali per la Sardegna  (in allegato in basso) dello scorso 21 novembre: "C'è di buono e c'è del marcio in questa iniziativa delle Zes che noi troviamo nella delibera approvata dalla Giunta regionale della Sardegna il 21 novembre ultimo scorso. In particolare, si nota subito l'abbandono di tutta la Sardegna centrale che viene esclusa da qualsiasi beneficio. In realtà, sembrerebbe piuttosto un piano o meglio un progetto volto a tutelare certi centri di interesse che si sono sempre opposti a un vero sviluppo economico. Di buono il progetto ZES ha soltanto che finalmente anche il Centro-Sinistra ha capito che lo sviluppo dell'isola non può che passare attraverso una fiscalità differenziata, sul piano dei rapporti interni nazionali, per la Regione. Mentre, leggendo l'allegato di 131 pagine alla delibera emerge che viene fatta una disamina della situazione economica, commerciale e di sviluppo dell'area centro mediterranea da cui si evince la centralità delle zone Franche nei commerci internazionali e questa è l'opportunità che la Sardegna dovrebbe cogliere: fare una zona franca che copra tutta l'isola trasformandola in una enorme base logistica in sospensione dalle imposte e dai dazi. Ma questa opportunità sembra ancora lontana, il progetto invece ha tutte le caratteristiche di una pericolosa trovata elettorale perché paralizza ancora una volta l'attuazione del D.lgs. n.75/98. Infine, gli organismi che dovrebbero guidare questa entità appaiono pletorici e burocratici, come nella migliore tradizione della Sinistra e quindi, assolutamente inefficienti ed, anzi, dannosi per lo sviluppo. La montagna ha partorito un topolino. Una trovata elettorale a due mesi dalle elezioni ma una pessima scelta strategica."

 

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Continua il botta e risposta tra i vertici del Movimento Sardegna Zona Franca e alcuni esponenti della politica e del mondo economico italiano ed europeo. Questa volta ad animare il dibattito è stata un'intervista all'economista Giovanni Razzu in cui afferma: "L'insularità è un dato di fatto, una condizione che crea indubbi disagi economici e commerciali, ma se la soluzione proposta è l'introduzione della zona franca dico no in modo assoluto. C'è troppa enfasi sul tema delle zone economiche speciali, con l'idea che se si riducono le tasse si cresce, ma alle imprese non bastano misure fiscali a favore se attorno a loro manca un adeguato 'sistema' economico.“ 

A questa affermazione risponde con toni accesi l'avv. Paolo Aureli, vice presidente del Movimento Sardegna Zona Franca all'indomani del grande successo ottenuto nel convegno tenutosi ad Olbia che aveva proprio come tema principale la zona franca e la zes.  "Dunque questo Professore - dice Aureli - con la sua affermazione, che implicitamente accomuna le zone franche alle Zes, dimostra di non conoscerne la differenza.  La Zona Franca è una misura per la quale le merci che si trovano su un determinato stato europeo sono, per finzione giuridica, ritenute poste al di fuori della linea doganale per cui possono essere depositate, migliorate, trasformate e riesportare senza scontare le Imposte di confine e, se previsto, l’IVA sulle cessioni e  all’importazione. ESSE PER DEFINIZIONE NON SONO RITENUTE AIUTI DI STATO PERCHÉ NON FAVORISCONO SELETTIVAMENTE ALCUNE AZIENDE O ALCUNI TERRITORI A DISCAPITO DI ALTRI. Le Zone economiche speciali invece, Professore, sono aiuti di stato che in Italia hanno assunto la forma di sconti fiscali (compensazioni) concessi a determinate aziende per determinati settori di produzione e, pertanto, proprio per la loro selettività, costituiscono aiuti di stato che potrebbero squilibrare il mercato comune europeo favorendo alcune aziende a scapito altre, le quali magari anche solo per poche centinaia di metri siano situate fuori della Zes.

Dunque Professore non si affanni a dispensare consigli all’Italia e continui pure a darli all’Inghilterra. A L’Unione Sarda invece porgo l’invito a rivolgere le stesse domande ad uno qualsiasi dei bravissimi economisti Italiani.....(magari a qualche alunno di Federico Caffè, e, chissà, forse le risposte potranno essere di un tenore diverso."

Avremo presto un seguito o il professore anglo-sardo deciderà di ripararsi dietro una buona e sana autocritica?

 

 

 

 

 

 

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Nell'incontro di ieri a Sassari l'on. Renato Soru ha nuovamente accusato il Movimento Zona Franca di inseguire un'utopia e di parlare di un progetto, quello della zona franca integrale (al consumo e alla produzione), irrealizzabile. La risposta del Movimento Sardegna Zona Franca però non tarda ad arrivare e proviene direttamente dalla penna dell'avv. Francesco Scifo, segretario politico del Movimento e braccio destro della dott.ssa Randaccio, che già recentemente aveva spiegato - leggi alla mano - perché le zes non possono essere fatte in Sardegna prima di rendere operativa la zona franca integrale.

"Il Suo problema, caro Presidente Soru" dice l'avv. Scifo "è che Lei, come il Suo partito PD, considera le leggi discrezionali, una semplice opzione tra tante, non degli obblighi cogenti. In questa Sua strana filosofia il D.lgs. n.75/98, la Legge Regionale n.20/2013 e la Legge Regionale n.10 del 2008 art.1 da LEI STESSO FIRMATA per voi sono semplicemente applicabili a scelta, non leggi vigenti e obbligatorie. Mi pare che quando parlate di zona franca abbiate la miopia della legalità. Le leggi si applicano anche quando non piacciono oppure si abrogano. Non c'è scelta né discrezione, caro Presidente, solo una questione di legalità. Che a Voi piace solo quando riguarda gli altri."

I progetti che stanno tanto a cuore all'ex Governatore della Sardegna, colpevole di aver barattato la Sanità per pochi denari e di aver fatto pagare ai Sardi i fallimenti della politica del suo partito, sono solo quelli che riguardano le aree di suo interesse e di interesse dei suoi colleghi politici. Ma il Movimento Sardegna Zona Franca e tutti coloro che vorranno sostenerlo saranno in prima linea per contrastare quel sistema che non vuole il benessere della Sardegna e che fornisce false informazioni ai cittadini sardi. Liberarsi delle catene del PD significa impossessarsi nuovamente della libertà di stampa e far sì che tutti siano informati in relazione a ciò che sta succedendo dopo la Sentenza n.154/2017 della Corte Costituzionale.

La zona franca non è un qualcosa di astratto di cui avere paura, la zona franca è un regime fiscale che deve essere attivato dalle partite Iva e fortemente condiviso dai residenti. Solo così si può vincere l'idea disfattista di Soru, Pigliaru e compagni. E solo così si può rendere la Sardegna una vera potenza internazionale.

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La dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, presidente del Movimento Sardegna Zona Franca e Intendente di Finanza in pensione, in risposta ai politici che in questi giorni stanno promuovendo dibattiti sulla creazione di "zone economiche speciali" in Sardegna, le cosiddette ZES, spiega perché esse non siano possibili per la Sardegna. Con il suo scritto la leader dei zonafranchisti dimostra come "i professori universitari che governano la Sardegna ignorino (senza vergognarsene) che i regolamenti comunitari riconoscono il diritto della Sardegna ad avere le franchigie fiscali di cui alle Direttive Comunitarie n. 69/75/CEE e n. 69/74/CEE, e non agli aiuti a finalità regionale chiamati ZES, di cui al Decreto Legge n. 91 del 20 giugno 2017 (non ancora convertito in legge) che all’art. 4 precisa che le modalità di istituzione delle ZES sono quelle indicate nel successivo articolo 5 (stesso D.L. n.91/17) dove si prevede che le agevolazioni fiscali concesse ai residenti nelle ZES, (tramite credito d’imposta di cui all’art. 1 commi 98 e seguenti della Legge n.208/2015), vengono concesse nel rispetto di tutte le condizioni previste dal Regolamento (UE) n. 651/2014."

"Il suddetto Regolamento (651/2014) all’art. 1 comma 3 lett. e) precisa che lo stesso regolamento NON SI APPLICA alle categorie di aiuti a finalità regionale individuate all’art. 13.
Art. 13 comma 1 lett. c) del Regolamento n.651/2014 precisa che dagli aiuti a finalità regionale sono esclusi i territori che hanno diritto agli aiuti sotto forma di “Regimi Fiscali” che compensano i costi di trasporto delle merci prodotte nelle regioni ultraperiferiche o nelle zone scarsamente popolate, regimi fiscali concessi a favore delle attività di produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti elencati nell’allegato I del Trattato.

Infatti non dobbiamo dimenticare che il D.lgs. n. 128/2015, all’art. 1 comma 3 e comma 4 prevede che non possono essere accusati del reato di evasione o di elusione fiscale, coloro che sono stati esonerati dal pagamento di Dazi Doganali, Iva ed Accise ai sensi dell’art. 34 del D.P.R. n.43/73, di quanto previsto nel D.lgs. n. 374/90 e di quanto previsto dalla normativa Doganale Europea sui “Diritti di Confine” e sulle “Franchigie Fiscali” (sic).

Il D.lgs. n. 128/2015 non fa altro che confermare quanto già previsto dall’art. 5 del Regolamento n.952/2013, Nuovo Codice Doganale dell’Unione Europea (CDU) e nella Circolare esplicativa del suddetto Regolamento n. 8/D del 19 aprile 2016 Prot. n. 4757/RU dell’Agenzia delle Dogane, dove si precisa che per l’Italia resta ancora applicabile quanto previsto dal Testo Unico Doganale approvato con D.P.R. n. 43/73 (art. 170) e quindi (conseguentemente) anche quanto previsto dalla Normativa Comunitaria richiamata nel D.lgs. n. 75/98 (i Regolamenti n. 2913/92 e n. 2454/93 modificati ultimamente dal succitato Regolamento n.953//2013) decreto (75/98) che ha dichiarato tutto il territorio della Sardegna come Zona Franca a cui si applicano le Franchigie Fiscali e Doganali previste dalle seguenti norme:

1. Regolamento CEE n.918/83, recepito nel D.M. n.548/92 e nella Legge n.479/92 che apporta modifiche all’art. 12 del D.P.R. n. 723/1965 e nel D.M. n.489/97;
2. Regolamento n. 274/2008 che riscrive l’art. 45 del Regolamento n. 918/83 precisando che le merci importate nei territori individuati come Zona Franca dalla Direttiva 2006/112/CE del 28.11.2006, godono della Franchigia di Iva ed Accise da qualunque parte del mondo provengano (o vengano inviate);
3. D.lgs. n. 175/2014 (art. 20) dove si prevede che le fatture con “Iva Non Imponibile” emesse ai sensi dell’art. 8 primo comma lett. c) del D.P.R. n. 633/72, “sono autorizzate” purché la Dichiarazione di Intento venga trasmessa con le modalità previste dalla Legge n.161/2014 (art. 12) che recepisce la Direttiva Comunitaria n. 2013/61/UE sulle Regioni Ultraperiferiche.


Modalità meglio esplicitate dalla Legge n.208/2015 art. 1 comma 142 e comma 954 che apportando modifiche all’art. 15, 24 e 167 del D.P.R. n. 917/86, precisa “che si considerano privilegiati i territori in cui la Tassazione Fiscale risulta inferiore del 50% rispetto a quella praticata in Italia”, modalità a suo tempo esplicitate dai seguenti Decreti del Ministero dell’Economia e Finanze:

- D.M. Ministero Finanze 4 maggio 1999 (G.U. 107 del 10 maggio 99);
- D.M. Ministero Economia e Finanze del 21.11.2001 (G.U. 273 del 23.11.2001);
- D.M. 23 GENNAIO 2002 (G.U. 29 del 4.02.2002) dove si precisa che le disposizioni previste per i territori con regime fiscale privilegiato “si applicano ai soggetti e alle attività insediati negli Stati in virtù di accordi o provvedimenti dell'Amministrazione finanziaria dei medesimi Stati”;
- D.M. 32 del 6 marzo 2009 (G.U n. 81 del 7.4.2009);
- Circolare n. 14/D dell’11.06.2009 dell’Agenzia delle Dogane; 
- Circolare dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli del 20 maggio 2015, Prot. n. 58510/RU, dove si conferma che i paesi terzi sono le regioni ultraperiferiche dichiarate Zona Franca, a cui si applica l’art. 17 e 61 del D.lgs. n. 504/95 come modificato dal D.lgs. n. 48/2010, dove si prevede che l’esenzione dalle Accise spetta sui prodotti destinati ad essere consumati dai residenti in Zona Franca, quando per gli stessi prodotti è prevista l’esenzione anche per l’IVA; 
- Circolare dell’Agenzia delle Dogane n. 8/D del 19 aprile 2016 protocollo n. 47577/RU che detta istruzioni circa l’applicazione del Regolamento n. 952/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del nuovo (CDU) Codice Doganale dell’Unione Europea, e dove all’art. 288 si dispone che dal 1° maggio 2016 vengono abrogati i due Regolamenti n. 2913/92 e n. 2454/93, quest’ultimo sostituito dal Regolamento di esecuzione (UE) n. 2016/481 della Commissione del 1° aprile 2016 (regolamenti 2913/92 e 2454/93 richiamati nel D.lgs. n. 75/98).

"La suddetta Circolare n. 8/D (a pagina 81) conferma che l’art. 5 del nuovo CDU approvato con il Regolamento n.952/2013, prevede che per l’Italia “RESTANO APPLICABILI LE DISPOSIZIONI DEL CODICE DOGANALE ITALIANO APPROVATO CON D.P.R. n. 43/73, NONCHE’ LE DISPOSIZIONI DI CUI AL D.LGS. N. 374/90 E DELLE ALTRE DISPOSIZIONI LA CUI APPLICAZIONE E’ DEMANDATA ALLE DOGANE, NELLA MISURA IN CUI LE STESSE (DISPOSIZIONI DOGANALI) NON SIANO IN CONTRASTO O INCOMPATIBILI CON LE DISPOSIZIONI RIFERITE AL QUADRO GIURIDICO SOVRANAZIONALE”.

In pratica, l’art. 1 commi 3 e 4 del D.lgs. n. 128/2015 non fa altro che confermare quanto già previsto all’art. 5 del nuovo CDU (codice doganale comunitario) approvato con il Regolamento n.952/2013 che ha autorizzato i residenti in Sardegna ad operare in esenzione da Dazi Doganali, Iva ed Accise in base a quanto previsto dal D.lgs. n. 75/98, con il quale è stata data attuazione all’art. 12 dello Statuto Sardo, approvato con la Legge Costituzionale n. 3/1948. Decreto (75/98) dove si prevede che la Zona Franca della Sardegna debba essere amministrata secondo i Codici Doganali Comunitari approvati con i Regolamenti n.2913/92 e n.2454/93, richiamati nello stesso D.lgs. n. 75/98. Codici Doganali (sostituiti rispettivamente dai Reg. n. 952/2013 e Reg. n. 481/2016), dove si conferma che nei territori dichiarati zona Franca si applica il “Regime delle Franchigie Fiscali e Doganali” disciplinate in Europa dal Regolamento n. 918/83 e dal Regolamento n.1186/2009, le cui procedure di esecuzione sono state meglio specificate con la Circolare n.2/D del 3 febbraio 2010 e in precedenza con le Circolari n. 22/D del 5 maggio 2004, n. 43/D del 28.11.2008 e n. 14/D dell’11.06.2009, dove si conferma che in Italia le Franchigie Fiscali sono quelle individuate all’art. 34 del D.P.R. n. 43/73, e che le stesse Franchigie Fiscali (chiamate anche sistema fiscale privilegiato) sono riservate - ai sensi del Regolamento n. 918/83, dell’art. 20 bis del D.L. n. 1351/64 convertito nella Legge n.28/65 e dal D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 - ai territori che soffrono di determinate situazioni di svantaggio individuate dall’art. 92 del Trattato di Roma ratificato con Legge n.1203/57, dove si prevede che non costituiscono aiuti di stato gli aiuti dati alle isole ultraperiferiche gravate dai sovra costi del trasporto, spopolate e afflitte da una grave forma di disoccupazione o dai problemi della post industrializzazione.
Territori chiamati anche paese terzo in cui non si applicano le norme comunitarie in materia di Iva e di Accise, come ci spiega la Direttiva n. 2007/74/Ce del Consiglio del 20.12.2007, territori a cui devono venire applicate le Franchigie Fiscali ovvero l’esonero dal pagamento di quei Tributi che si pagano in Dogana, chiamati anche Diritti di Confine (art. 34 del D.P.R. n. 43/73).

"Giova rammentare infine" - continua la Randaccio - "che l’art. 1 e l’art. 28 della Direttiva Comunitaria n.77/388/CEE del 17 maggio 1977, aveva disposto la disapplicazione della normativa sull’Iva, fino ad allora emanata dagli Stati membri, e imposto l’adeguamento della suddetta disciplina alle disposizioni regolamentari e amministrative emanate dalla normativa comunitaria, affinché il regime cosi Armonizzato entri in vigore dal 1° Gennaio 1978”, e previsto all’art. 16 della stessa Direttiva n.77/388/CEE, l’esonero dal pagamento dell’Iva nelle Zone Franche."

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