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Sulla spinta di oltre 11.000 richieste da parte di privati cittadini e aziende residenti in Sardegna, il Movimento Sardegna Zona Franca ha inviato all'Agenzia delle Entrate Regionale e all'Agenzia delle Dogane Interregionale un Interpello (sotto in allegato) con il quale si chiede l'ufficializzazione della posizione di tali agenzie in relazione alla vigente normativa, in virtù anche dell'ultima Sentenza della Corte Costituzionale n.154 del 4 luglio 2017.

A firma della Presidente del Movimento, dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, si chiede: "se è corretta o meno l’interpretazione della immediata operatività del regime doganale di zona franca e se la scrivente possa operare in regime di esenzione da IVA e Accise e utilizzare l’IVA e le Accise versate in compensazione ai sensi del Capo III del Decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 come previsto dal D.lgs. n. 114/2016. Inoltre, nel caso di interpretazione difforme dalla suddetta le SS.VV dovranno chiarire quali siano i motivi della mancata eventuale applicazione del corpus normativo sopraindicato vigente e cogente."

Nel frattempo da anni diverse aziende sarde operano in regime di zona franca senza che le agenzie fiscali abbiano mai avuto nulla da eccepire. Il documento è stato inoltre inviato per conoscenza all' Advisory Committee on Value Added Tax, il gruppo istituito dalla Commissione Europea che mira a garantire un'applicazione più uniforme delle disposizioni dell'UE in materia di IVA.

 

 

 

 

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Il Comitato formato dai Riformatori Sardi che vuole promuovere un Referendum con il quale chiedere che venga inserito nella Carta Costituzionale il riconoscimento del principio dell’insularità come svantaggio territoriale della nostra Isola, a parer nostro cerca di trovare un appiglio (costituzionale), con il quale salvaguardare l’operato deleterio delle Agenzie Fiscali e di Equitalia di questi ultimi venti anni, a causa del quale è stata distrutta l’economia dell’Isola.
Referendum promosso esclusivamente per trovare un appiglio giuridico affinché i Falsi Dirigenti dell’Agenzia delle Entrate possano procedere nuovamente alla riscossione delle Cartelle Pazze e contestualmente creare un presupposto idoneo ad impedire al popolo Sardo la possibilità di inoltrare la richiesta del “risarcimento danni” ai sensi dell’art. 68 comma 3 bis del D.lgs. n.546/1992.
Comma 3 bis dell’art. 68, dove (in buona sostanza) il legislatore ricorda ai Giudici delle Commissioni Tributarie, la cui attività è disciplinata dal D.lgs. n. 546/92, che in materia di Imposta sul Valore Aggiunto (IVA), sono tenuti a rispettare quanto previsto dal Regolamento CE n. 2913/92 ossia il Codice Doganale Comunitario che agli artt. 166 e seguenti disciplina le Zone Franche della Comunità Europea.
Regolamento CE n. 2913/92 che all’art. 128 prevede che “si può chiedere il rimborso o sgravio (esenzione) dai Diritti di confine, ossia dei Dazi Doganali Iva e Accise, qualora si dimostri che le merci sono state importate in Zona Franca o in un Deposito Franco, regolamento appositamente richiamato (assieme al Reg. 2454/93) nel nostro D.lgs. n.75/1998 con il quale tutto il territorio della Sardegna e’ stato dichiarato Zona Franca.
Diritto alla Esenzione da dazi doganali Iva e Accise per i residenti nei territori dichiarati Zona Franca, confermato in Italia dal D.M. n. 489 del 5.12.1997 con il quale il Ministero delle Finanze ci spiega che cosa dobbiamo intendere per diritti doganali e per diritti di confine, precisando all’art. 2 del suddetto D.M., che sono ammesse “in Franchigia” da Diritti Doganali le merci per le quali l’esenzione è disposta con il carattere dell’obbligatorietà con il Regolamento n.918/1983, regolamento che disciplina le modalità con le quali applicare le “Franchigie Fiscali” ai residenti nei territori extradoganali e all’art. 1 comma 3 (Reg. 918/83) precisa che per paese terzo si debbano intendere i territori extradoganali (ossia i territori esclusi dal territorio doganale).
Esenzione da Dazi doganali, Iva e Accise confermata anche dall’art. 17 del D.lgs. n. 504/1995 sulla tassazione dei prodotti energetici (benzina e alcolici) dove si precisa che “i prodotti soggetti ad Accisa sono esentati dal pagamento del Tributo (Accise) quando sono esentati anche per (il tributo) dell’Iva, e che i prodotti soggetti ad Accise sono esenti dal pagamento dello stesso tributo, quando le merci sono destinate ad essere consumate nel quadro di un accordo stipulato con Paesi Terzi, intendendo per tali (Paesi Terzi) le Zone Franche”.
Infine, e per concludere, ricordiamo al nascente comitato dei Riformatori Sardi che il diritto della Sardegna ad essere dichiarata Zona Franca nasce nel 1948 ai sensi dell’art. 12 dello Statuto Sardo approvato con la Legge Costituzionale n. 3/1948, ossia nasce nove anni prima che venisse istituita la Comunità Economica Europea (Trattato di Roma ratificato con la Legge n.1203/1957), che all’art. 234 si era impegnata a rispettare tutti i diritti di tutti gli Stati membri sorti in tempi antecedenti alla sua nascita (nel 1957).
Articolo 234 del Trattato di Roma ai sensi del quale nel 1996, l’Austria e la Germania hanno ottenuto la condanna dell’Italia che ha dovuto abrogare l’art. 7 della Legge n. 255 del 6 agosto 1991 ai sensi del quale aveva imposto l’aumento del 150% delle tasse e dei diritti marittimi nei porti italiani, compreso il Porto Franco di Trieste.
A seguito della pronuncia di condanna da parte del Tribunale di Trieste, la Direzione Centrale dei servizi doganali del Ministero delle Finanze, con nota Protocollo n. 4382 del 12 giugno 1997 ha invitato “la Direzione Compartimentale delle Dogane di Trieste ad attenersi nel caso di specie, come in possibili casi analoghi che dovessero verificarsi, all’orientamento espresso dal Tribunale di Trieste, che ha ritenuto ancora vigente, per i punti franchi di Trieste, la normativa speciale anteriore al Trattato di Roma”.
Se aspettiamo che siano sempre gli altri a muoversi, passeranno dei secoli prima che i politici Italiani e Sardi si rendano conto che i lauti guadagni che percepiscono mensilmente, li meritano solo e soltanto quando si attivano per fare gli interessi della gente che li ha eletti.

Maria Rosaria Randaccio

 

 

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E’ durissima la risposta della dott.ssa Maria Rosaria Randaccio a coloro che stanno promuovendo un Referendum per chiedere ai Sardi se preferiscono che la Sardegna sia un’isola o una penisola e contro l’attacco di Renato Soru al Movimento Zona Franca. “I nemici del popolo sardo” scrive la Randaccio – “dopo aver pensato di imbrogliare i cittadini facendo loro credere che le ZES (zone economiche speciali) siano equivalenti alle franchigie fiscali della Zona Franca previste dal D.lgs. n.75/98, adesso mettono addirittura in dubbio l’insularità della Sardegna, ossia mettono in dubbio un fattore geografico e propongono un referendum affinché il popolo possa scegliere se considerare la Sardegna come Isola o come Penisola!

La Sardegna - oltre aver dato i natali a questi professoroni burloni e buontemponi che propongono un referendum geografico (ed i cui nomi sono stati riportati su articolo dell’Unione Sarda del 3 agosto 2017), possiede anche altri primati negativi, per esempio essere la terra più povera e spopolata dell’Europa, dove lo spopolamento è causato da una disoccupazione anomala e straordinaria rispetto al resto delle regioni dell’Unione Europea, e detta disoccupazione viene causata dalla mancata applicazione delle compensazioni fiscali, chiamate Franchigie Fiscali la cui applicazione è riservata dall’art. 92 del Trattato di Roma ai territori svantaggiati (come le isole lontane); franchigie che sono disciplinate dai Regolamenti Comunitari (CEE) n. 918/83, n. 2913/92, n. 2454/93, questi ultimi due richiamati nel D.lgs. n.75/1998, con il quale tutto il territorio della Sardegna è stato dichiarato Zona Franca in quanto Isola lontana e spopolata.
Compensazioni fiscali che spettano ai residenti in Sardegna ai sensi dell’art. 85 del Trattato di Roma ratificato con la Legge n.1203/1957; trattato con il quale è nata la Comunità Economica Europea, dove (art. 85) si garantisce il rispetto del principio della libera concorrenza e del libero mercato ai sensi dei quali (principi) sono stati stipulati tutti i Trattati e dove si prevede che tutti i popoli hanno diritto alle stesse opportunità di crescita economica e pertanto deve essere vietato nei rapporti commerciali con altri contraenti, applicare condizioni dissimili per prestazioni equivalenti, cosi da determinare per questi ultimi uno svantaggio nella concorrenza.
Disoccupazione causata anche dal fatto che la Sardegna è l’unica terra al mondo priva di una vera “Giustizia Fiscale” in quanto ai residenti - che - come detto - sono titolari del diritto alle franchigie fiscali - è stato imposto un regime fiscale che non tiene conto della suddetta normativa comunitaria sul libero mercato e sulla libera concorrenza, di cui al Regolamento n.2700/2000 emanato per tutelare gli interessi finanziari della Comunità, i diritti del debitore contro procedure giudiziarie eccessivamente lunghe, e consentire che le formalità delle Zone Franche siano equiparate a quelle dei Depositi Franchi.

Regolamento n.2700/2000 che ha riscritto l’art. 220 del Reg. 2913/92 precisando che la buona fede del contribuente può essere invocata, qualora questi possa dimostrare che ha agito con diligenza e che sono state rispettate tutte le condizioni per ottenere il trattamento preferenziale (come aver inoltrato la dichiarazione di intento).

Diniego di Giustizia che lo Stato Italiano è tenuto a risarcire ai sensi dell’art. 2 della Legge n.18/2015 dove si prevede che “costituisce colpa grave per il Magistrato, la violazione manifesta della legge dell’Unione Europea, violazione che si realizza anche a seguito della mancata osservanza dell’obbligo da parte del Giudice del rinvio pregiudiziale ai sensi dell’art. 267 terzo comma del Trattato di Lisbona, e che si realizza anche tutte le volte in cui una sentenza o provvedimento risulta in contrasto con l’interpretazione espressa dalla Corte di Giustizia Europea. Diritto al risarcimento che comprende anche i danni causati dalle Commissioni Tributarie ai sensi di quanto previsto oltre che dall’art. 2 della Legge n.18/2015, anche dall’art. 14 della Legge n.18/88 e dalla Legge n.117/88.

Diniego di giustizia in aperto contrasto con la Risoluzione del Parlamento Europeo del 4 febbraio 2016 (in allegato) sulla condizione di insularità della Sardegna e del fatto che la stessa abbia diritto alle franchigie fiscali e alla zona franca ai sensi dell’art. 85 del Trattato di Roma.
Risoluzione nella quale si riconosce che le isole appartenenti a NUTS 2 NUTS 3 (per l'Italia Sardegna e Sicilia) ricadono nell'insularietà.
Inoltre, nel punto 6 della Risoluzione si ricorda che: conformemente alla Direttiva 2006/112/CE del Consiglio, a talune isole europee sono stati accordati regimi fiscali speciali per controbilanciare i loro svantaggi naturali e demografici permanenti; sottolinea l'importanza che tali regimi fiscali speciali rivestono per le comunità e le economie locali e chiede che vengano mantenuti, in particolare negli Stati membri interessati da programmi di aggiustamento economico.

La Randaccio conclude poi: “In questo scenario in cui tutte le carte sono finalmente sul tavolo, il ruolo primario affinché la zona franca sia operativa a tutti gli effetti lo detengono i sindaci dei comuni sardi, i quali devono deliberare per la zona franca al consumo incorporando i diritti speciali, cioé le aliquote di riscossione che andrebbero a impinguare le casse comunali e - di conseguenza - impedirebbero all'Agenzia delle Entrate di continuare ad emettere le famigerate "cartelle pazze". La Risoluzione del febbraio 2016 è quindi di vitale importanza per l'isola, risoluzione che i politici sardi dovrebbero imparare a memoria prima di proporre dubbi referendum o sedere sulle poltrone europee!”

 

 

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Il motivo per il quale da oltre 70 anni viene negato ai Sardi il regime fiscale speciale chiamato anche regime di “franchigie fiscali" riservato dall’art. 92 del Trattato di Roma alle Isole lontane gravate da una disoccupazione anomala, consiste essenzialmente nel fatto che la popolazione viene tenuta all’oscuro dei propri diritti e:

1) che l’Italia in quanto facente parte della Comunità Economica Europea è tenuta a ottemperare alle disposizioni ed ai principi contenuti non solo nei Trattati, ma anche nei Regolamenti e nelle Direttive Comunitarie, ossia in quelle norme che “nell’ordine gerarchico" delle fonti del Diritto risultano "Armonizzate” e “Sovraordinate" alla normativa dei singoli Stati aderenti alla Comunità Economica Europea. Superiorità della normativa comunitaria rispetto a quella degli stati membri che è stata costantemente affermata dalla Corte di Giustizia Europea e dalla Commissione delle Comunità Europee a partire dalla Causa n.49/92 con Sentenza del 20.04.1983, con la quale viene condannata l’Olanda in quanto venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza del Trattato (di Roma), per aver autorizzato il confezionamento in piccoli imballaggi, del burro proveniente da paesi terzi e immagazzinato in depositi doganali, in contrasto con quanto disposto dall’art. 1 della direttiva del Consiglio n. 71/235/CEE. Sentenza dove alle premesse si precisa che il Consiglio ha adottato la Direttiva n. 69/74/CEE allo scopo di evitare che la disparità dei regimi nazionali dei depositi doganali determini deviazioni di traffico e di introiti doganali, dovute in particolare alla circostanza che l’immagazzinamento di una merce in detti depositi comporta la non riscossione dei dazi doganali e delle tasse di effetto equivalente” Superiorità gerarchica della normativa comunitaria confermata anche da diverse sentenze della Corte Costituzionale come: la Sentenza n. 170/84, n. 232/89, n. 64/90, n. 168/91, n. 384/94 e n. 94/95;

2) che la popolazione è tenuta all’oscuro, anche del fatto che gli attuali Dirigenti dell’Agenzia delle Entrate della Sardegna hanno fatto fallire l’economia dell’Isola imponendo ai residenti, anziché la tassazione prevista nella Direttiva n.69/75/CEE, la stessa tassazione fiscale riservata alle altre regioni italiane, che non sono Isole e tanto meno Isole Lontane, gravate da una disoccupazione anomala, e quindi titolari del diritto ad essere dichiarati Zona Franca e pertanto considerati territorio extra doganale ai sensi dell’art. 169, 170 e 251 del D.P.R. n.43/73. Imporre una Tassazione Fiscale più elevata rispetto al dovuto, si ritiene possa essere considerato come comportamento equivalente a quello della “concorrenza sleale", che se provata, determina il diritto al risarcimento dei danni ai sensi degli artt. 2598, 2599,2600, 2601 C.C.;

3) che la popolazione invece avrebbe dovuto essere informata sul fatto di aver diritto all’esonero da ogni tipo di tributo, ai sensi delle Direttive Comunitarie richiamate all’art. 170 del D.P.R. n. 43/73, ossia le Direttive n. 69/74/CEE, n. 69/75/CEE, con le quali vengono disciplinati i territori dichiarati zona franca, i cui residenti sono titolari del diritto all’applicazione di quei "Regimi Fiscali Speciali" come compensazione allo svantaggio geografico, svantaggio che se non compensato determina la violazione del principio di Eguaglianza e quello del diritto alla concorrenza, ossia il diritto che si pone come obiettivo quello di promuovere l’efficienza e lo sviluppo economico. Infatti nel quadro dell’economia di mercato, la concorrenza favorisce detto sviluppo, sia assicurando la concorrenzialità delle imprese, dei prodotti e dei servizi sul mercato comune e rafforzando la presenza delle imprese europee sul mercato mondiale, sia gli interessi dei consumatori beneficiari dei buoni servizi così realizzati.

La recente sentenza della Corte Costituzionale n.154 del 4.07.2017 a pagina 18 precisa che il paventato danno causato dall’Italia alla Sardegna, nella cosiddetta “Vertenza Entrate“ è stato “superato in conseguenza dei Vantaggi ottenuti con l’accordo stipulato in data 21 luglio 2014, dei cui obblighi non può sostenersi l’inadempienza da parte dello Stato dopo che lo stesso ha dato attuazione all’art. 8 dello Statuto Sardo con l’emanazione del D.lgs. n. 114/2016, in tal modo eliminando la causa principale degli squilibri finanziari lamentati dalla Regione Sardegna”.
In poche parole, la Corte Costituzionale conferma che ai sensi del D.lgs. n. 114/2016 la Regione Sardegna è stata autorizzata a concedere (a decorrere dal 2010) tutti i vantaggi fiscali previsti dalle Direttive n. 69/75/CEE, n. 69/74/CEE e dai Regolamenti n. 918/1983 e n. 2504/1988, compensazioni fiscali che competono ai residenti nell’isola, dopo che il D.lgs. n. 75/98 ha dichiarato il territorio della Sardegna extradoganale ai sensi di quanto previsto dall’art. 128 del Regolamento n. 2913/92 dove si prevede che si può chiedere il rimborso o lo sgravio dai dazi doganali, Iva e accise (dazi all’importazione), quando si dimostri che le merci sono state poste in una zona franca o in un deposito franco, Regolamento n. 2913/92 che assieme al Regolamento n. 2454/93, disciplinano il regime fiscale che deve essere riservato ai residenti nei territori individuati come extradoganali, e per questo appositamente richiamati nello stesso decreto (D.lgs. n. 75/98).
Preminenza del Diritto Comunitario rispetto a quello degli Stati membri confermato anche dal Regolamento (UE) n. 952/2013 che all’art. 5 precisa che per l’Italia continuano ad applicarsi le disposizioni del D.P.R. n.43/73 (TULD) e quelle del D.lgs. n. 374/90 .

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Il 31 maggio scorso, presso il Tribunale di Cagliari, si è svolta la prima udienza davanti al giudice per le indagini preliminari per l'esposto del Movimento Sardegna Zona Franca relativo alla mancata applicazione delle leggi sulla zona franca vigenti in Sardegna - presentato dall'avvocato Francesco Scifo - segretario politico del Movimento.
Il giudice si è riservato di decidere in data da stabilire. Dal documento che pubblichiamo in allegato, frutto delle indagini della Polizia Giudiziaria del Tribunale di Cagliari, emerge un quadro chiaro: la zona franca in Sardegna non parte solo per una precisa scelta politica della Giunta in carica pro tempore.

Questo il commento dello stesso avvocato Scifo: "Dobbiamo forse ritenere che la legge sia una opinione secondo la Procura della Repubblica di Cagliari? Dalla richiesta di archiviazione del nostro esposto, presentata dal Pubblico Ministero il 31 maggio scorso, sembrerebbe di si.
La legge non parrebbe essere vincolante per i politici: ciò che si evince da questa relazione di Polizia Giudiziaria e dalla successiva richiesta di archiviazione è che chi è al vertice delle istituzioni in Sardegna ed in Italia possa impunemente violare tutte le norme vigenti e decidere,di applicarle o meno, solo se lo desidera.
Il politico sembrerebbe non essere più tenuto al rispetto della legge anche dove la legge è chiara e precisa così come avviene nella Legge regionale n.20 del 2013 e il D.lgs. n.75/98. Dobbiamo quindi ritenere che l'obbligo di legge esista sempre e solo per i semplici cittadini e per i politici a discrezione. In questa relazione di polizia vi è la prova che oggi non esiste più l'imperio della legge. Lo sapevamo già, ma in questo atto è scritto nero su bianco. Non ci resta che confidare che il Giudice per le indagini preliminari, che deciderà sulla richiesta di archiviazione cui ci siamo opposti, esamini attentamente gli atti. Attendiamo fiduciosi."

Pertanto, se a qualcuno non fosse ancora chiaro, anche secondo la Polizia Giudiziaria la mancata attuazione della zona franca in Sardegna è da ricercarsi nella volontà politica. Ci auguriamo che i Sardi lo ricordino alle prossime elezioni.

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Il territorio della Sardegna - pur essendo stato dichiarato zona franca dal D.lgs. n.75/98 - non gode ancora di quel regime fiscale di compensazione allo vantaggio (franchigie fiscali) che spetta alle isole lontane, i cui residenti sono afflitti da una grave forma di disoccupazione, territori classificati come extradoganali, nei dai Codici doganali Italiani emanati con Legge n.1424/1940 (art. 1) e con D.P.R. n. 43/73 (art. 2 e 251), e quindi ancora prima che nascesse la Comunità Economica Europea (CEE) che è nata con il Trattato di Roma, ratificato dall’Italia con la Legge n.1203/57, dove si individuano quali siano gli svantaggi che danno diritto alla istituzione delle zone franche extradoganali, con l’ulteriore precisazione che gli aiuti dati come franchigie fiscali non sono considerati Aiuti di Stato (art. 92).
Le zone franche, sono classificate come territori extradoganali in quanto vengono considerate fuori dalla linea doganale sia dell’ Italia che dell’Europa, e quindi individuate tali sia nella Direttiva n.69/75/CEE che nel Regolamento Comunitario n. 918/83 oppure (individuate) come “Territori all’Estero o Territori Terzi”. Territori dove i residenti per poter competere paritariamente con il resto del mondo (oggi più che mai difficile perché globalizzato) hanno diritto ad usufruire di importanti agevolazioni fiscali, che sono riservate non solo ai residenti, ma anche a tutti gli imprenditori che vorranno a investire nei suddetti territori (diventati appetibili grazie alle esenzioni fiscali), al fine di creare posti di lavoro, il solo modo per superare lo svantaggio e mettere in moto l’economia dell’isola (considerato territorio svantaggiato).

I Sindaci, il Presidente della Regione e tutte le Autorità del territorio dovrebbero OSARE di più perche esistono le leggi che confermano il nostro diritto all’applicazione non solo delle suddette “franchigie Fiscali”, ma anche alla contestuale attribuzione ai Comuni della Sardegna di particolari Entrate, chiamate “Diritti Speciali al Consumo” sui generi che fruiscono di particolari agevolazioni fiscali, entrate disciplinate dalla Legge n.762/1973, dove si prevede che i Comuni ubicati nei territori extradoganali, dichiarati perciò zona franca, possono incassare direttamente le proprie entrate, applicando apposite aliquote su tutte le merci e sui servizi, aliquote che vengono individuate ogni due anni con apposito decreto dell’Agenzia delle Entrate, e che riguardano le merci i servizi e le materie prime, compresi i carburanti e l’elettricità. Diritti Speciali, che vengono applicati da quasi 70 anni nella Regione Valle d’Aosta, a Livigno, alla Città di San Marino e alla Città del Vaticano, territori che sono considerati zone franche extradoganali, cosi come lo è la Sardegna ai sensi dell’art. 7 e 71 del D.P.R. n. 633/72, dove si prevede che i residenti nei territori extradoganali classificati come zone franche, non devono pagare l’IVA e - qualora l’abbiano pagata - ne possano chiedere lo sgravio o la possano chiedere a rimborso, ai sensi dell’art. 38 bis del D.P.R. n. 633/72.
Diritto al rimborso dell’IVA e delle ACCISE disciplinato dal Regolamento Comunitario n. 1430/1979 del 2 luglio 1979 e successive modifiche, regolamento che si applica direttamente su tutto il territorio comunitario, compresa l’Italia e la Sardegna, diritto al rimborso previsto (ai sensi del suddetto Regolamento) anche per i residenti nell’isola della Sardegna dalla Legge n.122/83 (art. 1).

Il fatto che i residenti in Sardegna potessero chiedere il rimborso dell’Iva ci fa capire che fin da allora (1983) il territorio della Sardegna risultava già classificato come territorio extradoganale e pertanto zona franca, ai sensi dell’art. 20 bis del D.L. n. 1351/64 convertito nella Legge n.28/65 che aveva esteso i benefici fiscali previsti dall’art. 11 della Legge n.1438/1948, (già previsti per le zone franche di Livigno e Gorizia) ai territori svantaggiati come individuati dal Trattato di Roma al titoli II della Legge n. 1203/57, Titolo II dove si individuano i disagi che danno diritto alla compensazione fiscale, e tra questi disagi sono individuati quelli relativi Isole Lontane afflitte da una disoccupazione anomala rispetto al resto delle Regioni, e che i suddetti aiuti non devono essere considerati “Aiuti di Stato”. 

Con l’ulteriore precisazione contenuta all’art. 9 della succitata Legge n.28/1965 che converte il D.L. n.1351/64, dove si precisa che i Dazi Doganali corrispondono ai Diritti di Confine, ossia diritti che si pagano in dogana e che comprendono anche l’Iva e le Accise, diritti di confine attualmente individuati dall’art. 34 del D.P.R. n. 43/73.
Extradoganalità dell’Isola confermata più tardi dal D.lgs. n. 75/98 che ha dichiarato zona franca tutto il territorio della Sardegna, con le modalità previste dalla normativa comunitaria richiamata nello stesso decreto, ossia i Regolamenti n. 2913/92 e n. 2454/93, dove l’art. 206 del Regolamento n. 2913/92 precisa che non sorge alcuna obbligazione doganale nei confronti di una merce destinata alle zone franche, il Codice doganale italiano approvato con D.P.R. n.43/73, all’art.170 si precisa che le zone franche italiane devono venire gestite secondo quanto previsto dalle: Direttive n.69/74/CEE e n.69/75/CEE del 4 marzo 1969, e quindi anche da quanto previsto dal Regolamento n. 918/83 con il quale vengono disciplinate le “franchigie fiscali” ossia i diritti che competono ai residenti nei territori extradoganali dichiarati per questo zona franca, mentre le modalità di gestione delle zone franche sono state disciplinate dai Regolamenti n. 2503/88 e n. 2504/88, regolamenti e direttive comunitarie recepite nella Legge italiana n. 28/97, dove all’art. 2 si prevede che i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 (ossia i residenti nei territori extradoganali dichiarati zona franca), possono usufruire delle franchigie fiscali previste dal Regolamento n. 918/83, e che per poter effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’IVA (ai sensi dell’art. 8 del D.P.R. n. 633/72) devono presentare apposita Dichiarazione di intento all’Agenzia delle Entrate.
“Franchigie fiscali” riservate ai residenti nei “territori extradoganali”, considerati come residenti all’estero, e dove i suddetti, in base al principio di “non discrimine” hanno diritto ad una fiscalità diversa ed inferiore rispetto a quella prevista per le altre regioni italiane prive della caratteristica negativa legata alla “lontananza” e alla conseguente mancanza anomala di posti di lavoro, caratteristica derivante dalla collocazione geografica dell’isola, circondata da diecimila chilometri quadrati di Mar Mediterraneo e pertanto più lontana di quanto lo siano le Isole Azzorre o le Isole Canarie dalla terra antistante, Canarie e Azzorre dichiarate zona franca dall’art 349 del Trattato di Lisbona per la loro insularità e la loro grande distanza.

Alcuni imprenditori sardi già operano con il regime delle “franchigie fiscali” ed emettono la fattura con la seguente dicitura “IVA NON IMPONIBILE AI SENSI DELL’ART. 8 PRIMO COMMA LETT.C) del D.P.R. n. 633/72, dicitura che deve contenere anche gli estremi della risposta di accettazione da parte della Agenzia delle Entrate, della nostra DICHIARAZIONE DI INTENTO (di voler operare in regime di zona franca ovvero in regime di Franchigie Fiscali).

Il Movimento Sardegna Zona Franca sta lavorando per riprendere il dibattito con tutti i Comuni della Sardegna e con la stessa Regione, perché i seguenti benefici fiscali (franchigie fiscali) collegati al D. Lgs. n. 75/98, diventino effettivi su tutto il territorio dell’isola, i quali consistono nella seguente imposizione fiscale compensativa allo svantaggio di “isola lontana”:

1) esenzione da dazi doganali IVA e ACCISE (sui beni e sui servizi)
2) aliquota massima del 12,5% sull’utile di impresa anche commerciale
3) esenzione totale da ISI, ICI, IMU, IRPEG, ILOR, INVIM e addizionali
4) eliminazione totale del cuneo fiscale (contributi previdenziali e assistenziali che gravano sui datori di lavoro)
5) eliminazione delle ritenute sugli utili degli investimenti in titoli, depositi bancari, ecc.
6) nessuna tassazione sulle pensioni  
7) ritenuta alla fonte del 12,5% sugli stipendi dei dipendenti pubblici e privati

 

 

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E' partita dal web la petizione per chiedere al Governatore Francesco Pigliaru l'applicazione della zona franca integrale su iniziativa del Movimento Maja de Jana, entrato nella federazione dei movimenti per il rilancio della Sardegna, sposando appieno quanto da sempre sostenuto dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio.

L'avv. Francesco Scifo, Segretario Politico del Movimento Sardegna Zona Franca, ha comunicato stamattina la piena adesione del Movimento a questa iniziativa, divulgando sul suo profilo Facebook la pagina in cui firmare la petizione. Si chiedono 100.000 firme.

Per firmare la petizione cliccare qui

Questo il testo: 

Al Presidente della Regione Sardegna
Francesco Pigliaru
Alla Giunta Regionale
Ai Sig.ri Consiglieri Regionali


Oggetto: attivazione anche in Sardegna della Zona Franca “integrale”.

Con questa petizione il popolo Sardo chiede alla Regione Sardegna ” che ne ha competenza e spettanza”, l’attivazione della fiscalità di compensazione, più nota come “zona franca”, sull’ intero territorio della Sardegna, e le dimissioni immediate del Governatore Pigliaru, perchè la sua figura si è dimostrata inadeguata a rappresentare gli interessi del popolo sardo. Pigliaru è colui secondo il quale la zona franca in Sardegna è un danno e non conviene ed è colui che, insieme ai suoi amici professori, sta negando da anni la zona franca integrale alla terra che rappresenta!

“Governatore Pigliaru, il popolo Sardo ha atteso inutilmente una sua risposta sull'attuazione della zona franca su tutto il territorio della Sardegna, riteniamo pertanto che se non otterrà soddisfazione dalla magistratura italiana, chiederà alla Corte di Giustizia europea per quale motivo la Sardegna muore senza che le istituzioni che la rappresentano facciano ciò che direttive e regolamenti UE, leggi dello stato e leggi di grado costituzionale impongono (CEE n. 2913/1992 (Consiglio) n. 2454/1993 (Commissione), d.lgs 75/1998, D.P.C.M 7 giugno 2001, legge cost. 3/1948) per favorire la ripresa economica, scongiurare il progressivo e quasi irreversibile impoverimento della nostra Regione e ridurre la sperequazione rispetto al resto d'Europa, dovuta all'insularità.”

Perchè vogliamo la Zona Franca “integrale”

La Sardegna è un’isola posta al centro del Mar Mediterraneo, famosa in tutto il mondo per le sue spiagge. In realtà di attraente non c’è solo il mare ma anche una storia antichissima che ha lasciato un notevole patrimonio artistico-culturale unico al mondo. Dati statistici incontestabili confermano che 1.800.000 sardi sono emigrati, riducendo così il numero dei residenti e disoccupati a 1.500.000, per cui ne consegue una delle regioni più spopolate d'Europa. Il motivo dello spopolamento è dato dalla sistematica distruzione di ogni fonte di lavoro da parte dello Stato Italiano avvenuta con l’imposizione di un’aggressione fiscale impensabile che ha causato la disoccupazione che supera il 50% tra i giovani e oltre il 20% nel resto della forza lavorativa. Tale politica, attuata con la collaborazione di alcuni personaggi locali, si traduce in vero e proprio genocidio economico che costringe tutti i giovani a trasferirsi all’estero, impedendo lo sviluppo economico dell’isola. Eppure la Sardegna potrebbe esportare numerosi prodotti di eccellenza, soprattutto agricoli e artigianali, ma non solo, grazie alla sua posizione centrale nel Mediterraneo potrebbe essere un enorme deposito doganale di transito con tutto l’indotto produttivo che ne consegue. Esistono delle leggi che potrebbero ridurre i costi della produzione e delle merci nell’Isola applicando le franchigie doganali e fiscali e trasformandola in una Zona Franca: in parole povere significherebbe permettere alle aziende locali di produrre ad un costo comparabile con quello delle aziende di terraferma e le compagnie estere verrebbero ad investire in Sardegna, sfruttando la sua vantaggiosa posizione e creando posti di lavoro. In conclusione tutti dovrebbero pretendere l’applicazione delle leggi italiane che prevedono la zona franca della Sardegna.

La zona franca spetta alla Sardegna per compensare una serie di disagi che derivano da 3 fattori principali.

Insularità – spopolamento – bassa densità demografica

La Sardegna e le sue isole minori sono considerate “Zona Francha extradoganale” delimitate dal mare circostante. Questo significa che tutta la sardegna ha diritto alle agevolazioni fiscali spettanti alle zone franche di tutto il mondo e cioè:

Eliminazione di Iva, Accise e Dazi Doganali

Il Movimento Maja De Jana composto da liberi cittadini che non si identificano con nessun partito politico, stà spronando la popolazione a mobilitarsi e a riprendersi orgogliosamente ciò che ha diritto ad avere: una regione florida e ricca, in cui i giovani non debbano allontanarsi per cercare lavoro ma possano rimanere e diventare imprenditori nella propria terra.

Il decreto legislativo del 10 Marzo 1998 n. 75 che così dice all’art. 1:

In attuazione dell’art.12 dello satuto speciale della Sardegna approvato con legge costituzionale 26 Febbraio 1948, n. 3, e successive modificazioni, sono istituite nella regione zone franche, secondo le disposizioni di cui ai regolamenti CEE n. 2913/1992 (Consiglio) e n. 2454/1993 (Commissione), nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax, ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili." quindi estesa a tutto il territorio dalla Sardegna.

I benefici sono tanti: riguardano la fiscalità delle imprese, di tutte le dimensioni e settori. Riduzione delle imposte Irpef, Irap, Ires, la defiscalizzazione dell’imposta indiretta deII’Iva.

Agevolazioni sui dazi doganali per le merci in entrata e in uscita. Tutte le famiglie e le persone fisiche trarrebbero benefici dalla defiscalizzazione di tutte le fonti energetiche quindi: Enel, accise sul costo dei carburanti (compresi quelli per uso agricolo e riscaldamento), sulle tassazioni, Imu, canone Rai, Bollo auto ecc.

La Sardegna ha acquisito la Zona Franca “integrale” grazie al trattato di Parigi del 1948 (quindi un trattato internazionale) prim’ancora che nascesse la CEE col trattato di Roma del 1957.

La Free Zona quindi ci è dovuta, nulla viene chiesto che già non ci spetti dab en 64 lunghissimi anni e che non ci sia stata invece, abilmente, tenuta lontana per motive di natura politica.

Tutti gli stati membri della UE hanno le Zone Franche nel proprio territorio. Potremo finalmente capovolgere la tendenza che ci vede isolate ed abbandonati dale istituzioni oltre che dai mercati sfruttando la nostra posizione geografica nel centro del Mediterraneo.

Con il principio delle società madre/figlia converrebbe a tante aziende italiane ed europee trasferire, o almeno dislocare, parte delle loro produzioni in Sardegna, o qualsiasi attività commercial e di sevizi, creando posti di lavoro e pagando qui le tasse (agevolate) anche per le sedi di esercizio situate all’infuori del nostro territorio. Una grande convenienza per loro quindi, ma soprattutto per Noi che le ospiteremo. Risulta perciò impensabile che la concessione della Zona Franca “integrale” in Sardegna possa determinare la sottrazione di altri diritti già acquisiti nel tempo, altrimenti che compensazione agli svantaggi sarebbe?

Il movimento Maja De Jana insieme al Movimento Sardegna Zona Franca si stà battendo affinchè venga subito istituita l’Agenzia delle Entrate Sarda che permetta di mantenere “ricchezza” nell’isola.

Naturalmente………

Monitorare che vengano ospitate esclusivamente produzioni che non inquinino e che non creino monopolio di un settore specifico, sia nell’assunzione di mano d’opera sarda.

Per quanto sopra esposto

risulta evidente che, dal 1964 ad oggi, alla Sardegna compete oltre alla “zona franca” nei porti e nelle zone industriali, collegate e/o collegabili agli scali medesimi, anche il regime tributario speciale della zona franca al consumo, prevista dall’art.1 della legge 762/1973, perché in quanto isola il regime tributario omologo non può che essere applicato all’ intero territorio circondato dal mare. Una forma di fiscalità speciale che prevede la “esenzione da ogni tipo di tributo sui consumi e sui servizi per i residenti nei territori extradoganali proclamati come zona franca”.

Ogni momento che passa chiude una nuova azienda in Sardegna e il governatore continua a non fare niente. Quanto tempo ancora passerà fino alle sue dimissioni?

Noi chiediamo le dimissioni immediate del Governatore Pigliaru!

 

 

 

 

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Ieri ad Assemini Fortza Paris ha rinnovato le cariche sociali confermando il Generale Gianfranco Scalas alla presidenza del partito. Il Movimento zona franca, invitato, era presente con le massime cariche sociali e ha lanciato un progetto di federazione di tutti i nostri movimenti su tre obiettivi comuni: zona franca della Sardegna, federalismo politico pieno della Regione con l'Italia, Sviluppo della tutela della minoranza linguistica sarda.
Si tratta di tre azioni che possono essere attuate a normativa vigente, semplicemente facendo massa critica per applicare la Costituzione - Titolo V - e le leggi costituzionali e ordinarie vigenti, con la emarginazione di tutti coloro che illegalmente non le applicano in ogni settore pubblico e privato. Con gli altri movimenti presenti, tra cui Anno zero, è stata lanciata una strategia per realizzare insieme tutto ciò, senza subordinazione a nessuna forza politica. Si parte per vincere su tutto.

 

 

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Nel pomeriggio di ieri 29 dicembre 2016 presso la sede del Movimento Sardegna Zona franca si è tenuta l'Assemblea annuale prevista dallo Statuto con l'elezione del nuovo Consiglio DirettivoAlla presidenza è stata confermata all'unanimità Maria Rosaria Randaccio, così come, sempre all'unanimità, è stato confermato nella carica di Segretario Politico Francesco Scifo. Al ruolo di Vice Presidente è invece stato promosso Paolo Aureli e alla carica di Tesoriere Luciana Carta. Sono risultati poi eletti alle cariche dirigenziali di seguito indicate i signori: Antonio Vernier come Coordinatore Provinciale di Cagliari, Giuseppe Bonomo come Coordinatore Provinciale di Sassari, Giulio Simbula come Coordinatore Provinciale del Medio Campidano, Serafina Patteri come Coordinatore Provinciale di Nuoro, Angelo Borghero come Coordinatore Provinciale del Sulcis Iglesiente e Luciana Carta come Coordinatore Provinciale dell'Ogliastra. Al momento le cariche per le province di Olbia e Oristano sono andate ad interim alla presidente Maria Rosaria Randaccio.

Nella discussione all'ordine del giorno c'è stata l'importante relazione del Segretario politico avv. Francesco Scifo, incentrata sulle attività svolte nel 2016 e le azioni in corso di svolgimento e da realizzarsi. Sono state indicate tre direttive di azione: zona franca, federalismo e bilinguismo. E' seguita la esposizione delle posizioni del Presidente sullo stato dell'attuazione della zona franca della Sardegna e la normativa vigente in proposito.

E' stato dato mandato agli eletti di perseguire i tre obiettivi elencati dall'avv. Scifo e di studiare eventuali alleanze per perseguire i fini comuni con le forze politiche e sociali che si dimostrino sensibili a questi tre scopi. 

E' iniziata inoltre la Campagna Tesseramenti per l'anno 2017 confermando la quota base di €20,00 per l'iscrizione come socio ordinario e di €50,00 per l'iscrizione come socio sostenitore. 

Il nuovo Consiglio Direttivo si riunirà nuovamente agli inizi di gennaio per delineare le nuove strategie e le azioni del Movimento Sardegna Zona Franca e per commentare i risultati delle azioni legali già intraprese durante l'anno che si sta concludendo.

 

 

 

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All'incontro tenutosi oggi al Palazzo Regio di Cagliari, dopo che il Movimento Sardegna Zona Franca aveva fatto un appello esplicito alla Giunta Regionale sarda per l'applicazione della legge sulla zona franca durante il Sit-in davanti al Palazzo regionale di Viale Trento, il Presidente Francesco Pigliaru viene incalzato dalle domande della delegazione dei zonafranchisti composta dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, dall'avv.Francesco Scifo, dall'avv.Paolo Aureli, dalla Sig.ra Claudia Mariani e da un folto gruppo proveniente dai comitati pro zona franca dei vari territori dell'isola. 

Le scintille iniziano con l'intervento dell'avv.Francesco Scifo che chiede al Presidente Pigliaru di utilizzare tutto il suo prestigio di professore universitario e studioso della zona franca per far applicare la legge dello Stato, in particolar modo il Decreto Legislativo n.75 del 1998, dal momento che l'Agenzia delle Dogane non ne riconosce addirittura l'esistenza. 

Il presidente Pigliaru inizialmente si tiene all'interno dei meandri del solito linguaggio in politichese prendendo l'impegno di rivendicare nelle opportune sedi il diritto della Sardegna ad avere la zona franca doganale nei 6 porti franchi, ma poi - dopo l'intervento della dott.ssa Maria Rosaria Randaccio - la quale chiede al suo interlocutore se sia al corrente che il Decreto Legislativo n.116/2016 (entrato in vigore nello scorso luglio) ha modificato nuovamente l'art.8 dello Statuto Sardo e che quindi la Regione Sardegna, che è un'isola ultraperiferica, può incamerare direttamente i tributi che prima erano competenza dello Stato Italiano e di conseguenza dovrà rimborsare l'Iva che i cittadini sardi stanno pagando - l'ambiente si scalda e il Presidente ribadisce il disaccordo della sua Giunta alla questione della zona franca come intesa dai zonafranchisti, negando addirittura che la Sardegna sia un'isola ultraperiferica e che niente abbia a che fare con il regime fiscale delle Isole Canarie.

Non è da meno l'intervento del'avv. Paolo Aureli che - dopo aver avuto il diniego di continuare a trattare dell'argomento zona franca da parte del moderatore dell'incontro - chiede al Presidente che effetto avrà sulla Sardegna il ripristino del principio di supremazia nazionale contemplato nella Riforma Costituzionale (che si voterà nel Referendum del 4 dicembre prossimo) in relazione alle competenze legislative esclusive della Regione Sardegna. A tale domanda Pigliaru risponde che non ci sarà alcun problema (classica risposta renziana) poiché qualsiasi modifica allo Statuto Sardo verrà fatta in seguito all'istituto dell"intesa" con il Governo in quanto la Sardegna è una Regione a Statuto Autonomo, e ribadisce la sua intenzione a votare per il SI' al Referendum.

Come spiega l'avv. Aureli, il ripristino della supremazia nazionale avrà un effetto molto negativo anche per la Sardegna poiché farà rivivere la norma contenuta nell'art. 3 dello Statuto Sardo, che prima della Riforma del Titolo V del 2001 (art.117 della Costituzione) imponeva il principio di "interesse nazionale" come limite alla legislazione.

Il pubblico, prima zitto e attento, inizia a fermentare in sala e diverse persone cercano di prendere la parola nonostante il tentativo di divincolarsi da parte di coloro che decidevano chi far intervenire nel dibattito. Ma la parola viene presa dalla più incallita delle zonafranchiste, Claudia Mariani, che esordisce dicendo "Io non l'ho votata, ma riconosco che è il mio Presidente e come tale mi deve dare delle risposte!" La Mariani incalza Pigliaru con la ferocia che solo una persona che si sente presa in giro da anni può avere e lo accusa di non aver fatto nulla di concreto per la sua terra, il Sulcis. Il Presidente Pigliaru annaspa davanti alle telecamere, riuscendo a dileguarsi solo tra le citazioni a memoria di tutto quello che la Giunta ha fatto per la provincia definita più povera d'Italia e deviando il discorso verso i presunti 3 miliardi di euro che Renzi ha promesso alla Sardegna.

In evidente difficoltà e senza dubbio sorpreso dalla presenza di quel folto gruppo di zonafranchisti nella sala del Palazzo Regio, pensando forse che i loro animi si fossero placati con le delibere regionali dello scorso aprile, il Presidente Pigliaru fa terminare gli interventi, saluta e lascia la stanza accompagnato da alcuni bodyguard.

Naturalmente la giornata, interamente seguita dai giornalisti e cameramen di Rai 3, Sardegna Uno, Videolina e Panorama TV, non ha avuto un riscontro mediatico, ma tutto è stato censurato e non mandato in onda da alcuna televisione. Tagliate anche le interviste e le immagini delle persone realmente presenti durante la giornata. Fortunatamente i video e le interviste sono state registrate dall'Ufficio Stampa del Movimento Sardegna Zona Franca e costituiscono un ulteriore prova dell'inerzia della politica sarda e dell'illegalità sita nelle istituzioni.

Ci pare che la dittatura renziana - con la complicità della Giunta e della stampa locale - si stia attuando anche prima del Referendum.

 

 

 

 

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