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Il Movimento Sardegna Zona Franca ha richiesto un incontro con il presidente Francesco Pigliaru per fare il punto della situazione relativa all'attuazione della zona franca integrale nel territorio sardo e per chiedere a gran voce alla Giunta la disponibilità di tutto il Consiglio Regionale a rendere finalmente operative le leggi e le delibere già in essere.

Il Movimento ribadisce che non intende fermare l'azione divulgativa e propagandistica e tutte le azioni legali necessarie al raggiungimento dell'obiettivo della zona franca per tutta la Sardegna.

 

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Il Movimento Sardegna Zona Franca, nella persona della Presidente Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, scrive al Presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru ricordandogli le leggi e normative per le quali la Sardegna può considerarsi zona franca ed in essa si debba applicare il regime di esenzione da Iva, accise e dazi doganali.

La Dott.ssa Randaccio chiede al Presidente di "osservare e fare applicare le leggi vigenti".

Come circa 3 anni fà successe per il Presidente Ugo Cappellacci, l'attuale Giunta Regionale, in caso di mancata risposta alle richieste del Movimento - e ormai anche della quasi la totalità dei Sardi - verrà investita da una serie di azioni legali per l'attuazione immediata del regime fiscale della zona franca extradoganale al consumo, come da diritto acquisito da oltre 65 anni.

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Speriamo che la storia di “Mafia Capitale” abbia aperto gli occhi a tutti coloro che credono non sia possibile che esistano nel mondo esseri umani che commettono dei crimini atroci ergendosi al di sopra delle leggi, come mostri onnipotenti, perché sono sicuri che per i loro crimini atroci, studiati e pianificati a tavolino con estremo cinismo, non verranno mai smascherati e neanche fatti apparire come criminali, perche si nascondono dietro un potere mediatico, che permette loro di propagandare un’immagine positiva, o sdrammatizzare i loro crimini.
Ma non bisogna scoraggiarsi perche in ogni parte del pianeta stanno nascendo dei movimenti come il nostro, che si battono per costruire un mondo in cui la Democrazia sia una realtà e non una retorica per nascondere la propria mostruosità. Un mondo in cui non vi siano piu’ guerre, in cui le risorse siano equamente distribuite, in cui ogni lavoratore abbia giusti diritti, e in cui le istituzioni siano a tutela dei diritti umani. Un mondo in cui tutte le nazioni rispettino il Diritto Internazionale.

Maria Rosaria Randaccio

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Con l'art. 20 del D.lgs. 21 novembre 2014, n. 175 recante "Semplificazione fiscale e Dichiarazione dei Redditi precompilata", Matteo Renzi conferma che la Sardegna ha diritto alla zona franca oltre che nei porti e nelle zone industriali "funzionalmente collegate o collegabili" anche nel restante territorio; in pratica la Zona Franca al Consumo, prevista dalla Legge n.28/1997, emanata in attuazione della Direttiva n.95/7/CE del 20.05.1997 del Parlamento Europeo e del Consiglio Europeo.

Infatti la Legge n.28/97 all'art. 2 disciplina le modalità di gestione delle Zone Franche comprese quelle al consumo, che competono ai territori individuati come zone franche dal D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 e dalle disposizioni di cui all'art. 1 comma 381 della Legge n.311/2004, dove il legislatore, nell'apportare modifiche all'art. 8 del D.P.R. n. 633/72, prevede che possono effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell'Iva i soggetti residenti nei territori dichiarati zona franca in quanto afflitti dagli svantaggi individuati all'art. 92 del Trattato di Roma.


Il legislatore precisa che l'esercizio del suddetto diritto ad ottenere le suddette esenzioni fiscali (facoltà di effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell'Iva) si realizza apponendo nelle fatture, al posto dell'Iva non più dovuta, la dicitura: IVA NON IMPONIBILE AI SENSI DELL'ART. 8 PRIMO COMMA LETT. C) D.P.R. n.633/72 E INDICANDO GLI ESTREMI RELATIVI ALLA PRESENTAZIONE DELLA DICHIARAZIONE DI INTENTO.

Dichiarazione di Intento che deve essere inviata all'Agenzia delle Entrate competente per territorio, con le nuove modalità individuate nel suddetto art. 20 del D.lgs. n.175/2014 appena pubblicato, modalità di inoltro già disciplinate dal D.M. n.489 del 05.12.1997, aggiornato con la Risoluzione Ministeriale n. 82/E del 1° agosto 2012 dell'Agenzia delle Entrate Direzione Centrale Servizi ai contribuenti e dall'art. 1 commi da 324 a 335 della Legge n.228/2012.

Maria Rosaria Randaccio

 

Art.20

 

Comunicazione all'Agenzia delle entrate dei dati contenuti nelle Lettere d'intento

1. All'articolo 1, comma 1, lettera c), del Decreto-legge 29 dicembre 1983, n. 746, convertito, con modificazioni, dalla Legge 27 febbraio 1984, n. 17, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) le parole: «consegnata o spedita al fornitore o prestatore, ovvero presentata in dogana» sono sostituite dalle seguenti: «trasmessa telematicamente all'Agenzia delle Entrate, che rilascia apposita ricevuta telematica. La dichiarazione, unitamente alla ricevuta di presentazione rilasciata dall'Agenzia delle Entrate, sarà consegnata al fornitore o prestatore, ovvero in dogana. Entro 120 giorni dall'entrata in vigore della presente disposizione, l'Agenzia delle Entrate mette a disposizione dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli la banca dati delle Dichiarazioni d'intento per dispensare dalla consegna in dogana della copia cartacea delle predette dichiarazioni e delle ricevute di presentazione.»;

b) l'ultimo periodo è sostituito dal seguente: «Nella prima ipotesi, il cedente o prestatore riepiloga nella Dichiarazione IVA annuale i dati contenuti nelle Dichiarazioni d'intento ricevute.».

2. All'articolo 7 del Decreto Legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, il comma 4-bis è sostituito dal seguente: «4-bis. E' punito con la sanzione prevista nel comma 3 il cedente o prestatore che effettua cessioni o prestazioni, di cui all'articolo 8, comma 1, lettera c), del Decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, prima di aver ricevuto da parte del cessionario o committente la Dichiarazione di intento e riscontrato telematicamente l'avvenuta presentazione all'Agenzia delle Entrate, prevista dall'articolo 1, comma 1, lettera c), del Decreto-legge 29 dicembre 1983, n. 746, convertito, con modificazioni, dalla Legge 27 febbraio 1984, n. 17.».

3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano alle Dichiarazioni d'intento relative ad operazioni senza applicazione dell'imposta da effettuare a decorrere dal 1° gennaio 2015. Con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione sono definite le modalità applicative, anche di natura tecnica, delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2 e sono definiti i requisiti cui è subordinato il rilascio della ricevuta da parte dell'Agenzia delle Entrate. Con successivi provvedimenti possono essere definiti ulteriori requisiti.

 

 

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L'ignoranza dei politici sardi, e in particolare di coloro che occupano le poltrone d'oro all'interno della Regione è tale che nel documento di Sintesi del Piano di Programmazione 2014-2019 - oltre all'orrore generale di quanto si evidenzia in giallo nel documento in basso allegato - si "confonde" un D.L. (Decreto Legge) con un D.lgs. (Decreto Legislativo).


Per definizione: Il Decreto Legge è un provvedimento provvisorio che ha forza di legge, adottato in casi straordinari di necessità ed urgenza dal Governo, invece con Decreto Legislativo si intende - nel diritto costituzionale italiano - un atto normativo (che ha sempre forza di legge) adottato dal Governo in sede di Consiglio dei Ministri su delega del Parlamento.
Il Decreto Legge è fatto dal Governo ma ha durata di 60 giorni poi è necessaria una legge altrimenti finisce i suoi effetti. Il Decreto legislativo è fatto dal Governo ma su legge delega del parlamento, è praticamente come una legge ordinaria.
Questi signori beffano il Popolo Sardo sminuendo la legge cardine su cui poggia la nostra forza giuridica di rivendicazione della zona franca, e cioé il Decreto Legislativo n.75/98, riducendolo a semplice Decreto Legge.

Sul suo profilo Facebook il Presidente Pigliaru si vanta addirittura del fatto che siano stati i Sardi stessi a decretare la fine del sogno della zona franca all'interno della cabina elettorale nelle scorse elezioni regionali.

Un proverbio dice: "Chi è causa del suo male pianga se stesso"..... Noi diciamo: Povera Sardegna!

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Pocos, Locos y Malunidos! Leggendo l'articolo di oggi su BuongiornoAlghero.it (e su L'Unione Sarda), si può invece parlare soprattutto di “Locos" (tradotto: ignoranti e presuntuosi), visto che siamo capaci di gloriarci delle sconfitte apocalittiche, e di esultare pubblicamente quando ci fregano. Questo è quanto appena accaduto a coloro che sono andati a rappresentare i nostri interessi (leggasi "zona franca") al tavolo con il Ministro degli Affari Regionali Maria Grazia Lanzetta, tavolo al quale i diversi rappresentanti politici assieme ad una delegazione di sardi, hanno chiesto che tutto il Meridione d’Italia, compresa la Sardegna, venga dichiarato Zona Franca. 

Richiesta che, seppure appetibile, risulta destinata a scatenare una infinita guerra tra poveri. Infatti, richiedere una Zona Franca estesa a tutto il Meridione d’Italia isole comprese, significa chiedere qualcosa che l’Europa potrà vietare invocando la clausola del Trattato di Lisbona sugli "aiuti di Stato" considerati distorsivi del Mercato. Divieto che invece alla Sardegna non può applicarsi, ai sensi della Direttiva n.77/388/CEE e della Direttiva n.95/7/CE recepite nella Legge n.28/1997 e del D.lgs n.75/98, ma soprattutto perché il nostro diritto alla Zona Franca esisteva prima della nascita della Comunita Economica Europea attuale Unione Europea, ossia ai sensi dell’ art. 234 del Trattato di Roma, nel quale la Comunità si impegnava a rispettare tutti i diritti sorti prima della nascita della stessa Unione Europea.

 

Maria Rosaria Randaccio

 

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COME IN UN GIOCO ENIGMISTICO E SURREALE SCOPRIAMO CHE DENTRO UNA SCIARADA DI RICHIAMI NORMATIVI IL GOVERNO RENZI - FACENDO SEGUITO A QUANTO DISPOSTO DALL'ULTIMA GIUNTA REGIONALE SARDA - INTENDE COMUNICARE ALL’EUROPA CHE LA SARDEGNA E’ ZONA FRANCA INTEGRALE.

 

Infatti il Legislatore all’art. 44 comma 40 della Legge di Stabilità 2015, prevede che “Ai fini dell’applicazione delle disposizioni dell’articolo 110, comma 10 (e 11) del Testo Unico delle imposte sui redditi di cui al D.P.R. n. 917/1986, nelle more della emanazione del Decreto Ministeriale di cui all’art. 168 bis del medesimo testo unico, l’individuazione dei regimi fiscali privilegiati è effettuato con decreto del Ministero dell’Economia e Finanze, con esclusivo riferimento alla mancanza di un adeguato scambio di informazioni”, frase che tradotta in lingua italiana vuol significare che l’Italia dovrà inserire anche nelle proprie leggi la Sardegna nell'elenco delle zone franche del mondo  con "regime fiscale privilegiato". E rimediare così ad una inadempienza ventennale prevista e sancita dalle direttive comunitarie.

La suddetta comunicazione della attivazione della Sardegna come zona franca (peraltro già richiesta dalla precedente Giunta Cappellacci) dovrà essere pubblicata sulla GUCE (Gazzetta Ufficiale Europea).

Tutto quanto sopra esposto (diritto alla zona franca integrale e non solo nei 6 porti) viene totalmente ignorato dall'attuale Giunta Pigliaru che - ai sensi del documento di Programmazione allegato - prevede la costruzione di chilometriche e costosissime muraglie cinesi attorno ai 6 porti e alle zone industriali individuate nel D.lgs n.75/98. I professori universitari che presiedono l'attuale Giunta Regionale palesano così un rifiuto della conoscenza della normativa fiscale nella quale viene recepita tutta la normativa comunitaria sulle zone franche; dimostrando di ignorare anche l'attualità della normativa appresso indicata, che conferisce ai Presidenti delle regioni a statuto speciale il titolo giuridico utile a dare immediata attuazione dei regolamenti comunitari, e in particolare quanto previsto da:

- dal D.lgs n.75/98 emanato in attuazione di quanto previsto dai codici doganali comunitari; 

- dall’art. 9 della Legge n.86/1989; 
- dall’art. 2 lett. b) della Legge n.489/1992;

- dall’(attuale) art. 117 della Costituzione;

- dalla Legge Regionale n. 10/2008, dove si prevede che le regioni a statuto speciale possano dare immediata attuazione alle Direttive Comunitarie con propri provvedimenti legislativi, e tra questi rientrano ovviamente tutte le Delibere Regionali della precedente Giunta presieduta da Ugo Cappellacci, delibere emanate non solo ai sensi della normativa succitata, ma anche nel rispetto dei Regolamenti Comunitari n. 2913/92 e n. 2454/93 (richiamati nel D.lgs n.75/98); regolamenti ai sensi dei quali sono stati emanati i Codici Doganali Comunitari attualmente in vigore. Tali Codici Doganali ci spiegano dettagliatamente come devono essere gestiti i territori dichiarati Zona Franca, e perché detti territori devono essere considerati “territori extradoganali” e come tali non soggetti all’imposizione di dazi doganali, Iva ed Accise.

Per quanto sopra esposto, appare evidente che ai Sardi e alla Sardegna, in quanto "Zona Franca Extradoganale", competa l'applicazione di quanto previsto dalla Legge n. 28/1997 (art. 2), la quale nel recepire le Direttive Comunitarie n. 95/7/CE e n. 77/388/CEE sulla armonizzazione e semplificazione dell’imposta sul valore aggiunto (Iva), prevede all’art. 2: che i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 (in zone franche), e successive modifiche (art. 1 commi da 378 a 385 della Legge n.311/2004, art. 2 comma 4 del D.L. n.16/2012 convertito nella Legge n.44/2012, art. 1 commi da 324 a 335 Legge n.228/2012) possono effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’ Iva e delle accise con le modalità previste dall’art. 8, 8 bis e 9 del D.P.R. n. 633/72, dietro (preventiva) presentazione di apposita Dichiarazione di Intento da indirizzare all’Agenzia delle Entrate territorialmente competente, dichiarazione che deve essere richiamata in ogni fattura con la seguente dicitura: “IVA NON IMPONIBILE ART. 8 COMMA 1° LETT. C) D.P.R. n.633/72 DICHIARAZIONE DI INTENTO N………….. DEL ………………….

In conclusione, sembra assurdo che i professori universitari non abbiano ancora capito che la Sardegna - per decollare come zona franca - non necessita di ulteriori DPCM (Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri) con i quali erigere costosissime e non necessarie muraglie cinesi che vedrebbero la fine dei lavori alle calende greche (anziché varchi doganali oggi giorno controllati via satellite e con apposite scritte sulla pavimentazione del porto - vedesi Rotterdam), ma che l'iter legislativo si è concluso con le delibere della precedente Giunta Regionale che ha dichiarato la Sardegna e le sue isole minori intercluse dal Mar Mediterraneo circostante. 


Maria Rosaria Randaccio

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Il documento in allegato è l'Interpello dove sono riportati i riferimenti giuridici utili per i titolari dei Distributori di Carburanti per interrogare l'Agenzia delle Entrate e delle Dogane in relazione alla NON IMPONIBILITA' DI IVA, ACCISE E DAZI DOGANALI per le proprie attività.
In poche parole, questo documento serve ai proprietari di distributori di carburante per poter mettere in vendita la benzina senza iva e senza accise, ai sensi della Legge n.241/90.
 
 
 
 
 
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Quando si scoprirà che l’Energia Elettrica utilizzata nello stabilimento dell’ALCOA doveva venire fornita dall’ENEL a prezzi decisamente inferiori a quelli invece praticati, che hanno messo fuori mercato la produzione e di conseguenza fatto fallire l’azienda costretta a chiudere i battenti proprio per il costo troppo elevato dell’Energia Elettrica, che doveva invece venire fornita senza il pagamento dell’Iva e delle Accise ai sensi del D.lgs. n.75/98, e quindi a prezzi decisamente molto più bassi?

Dopo aver scoperto e denunciato che l’Italia sta andando a rotoli perché presso Equitalia e presso le Agenzie delle Entrate di tutta l’Italia, imperversano i Dirigenti Fasulli, ossia degli individui che da semplici impiegati, per grazia ricevuta (incarichi fiduciari) o tramite Concorsi interni truffaldini, hanno usurpato il posto ai Veri Dirigenti dello stesso Ministero, (ossia a coloro che erano stati assunti tramite regolari pubblici concorsi indetti ai sensi dell’art. 97 della Costituzione), non vorremmo scoprire che altrettanta truffa si è verificata all’interno delle Università Italiane, in particolare di quelle giuridiche della Sardegna, dove ci risulta che operino dei professori Universitari che non conoscono (o ancora peggio fanno finta di non conoscere) le Basi del Diritto Italiano e del diritto Comunitario nonché la connessione tra entrambe le legislazioni.

Infatti non capiamo come mai, l’attuale Giunta Regionale, composta da un folto numero di Docenti Universitari (tra cui il Presidente Pigliaru), si ostini A FARE FINTA DI NON CAPIRE E QUINDI A NON DARE ATTUAZIONE A QUANTO PREVISTO:
- nel D.lgs. n.75/98, emanato in attuazione dei Codici Doganali Comunitari richiamati nello stesso decreto, le cui modalità (di applicazione dei suddetti Codici Doganali Comunitari) sono stati recepiti dallo Stato Italiano principalmente nel D.P.R. n.633/72, dove si prevede che i residenti nelle Zone Franche non devono essere assoggettati al pagamento di

DAZI DOGANALI - IVA - ACCISE

ESENZIONE, CHE COMPRENDE OVVIAMENTE, ANCHE L’IVA E LE ACCISE CHE GRAVANO SULLA CORRENTE ELETTRICA.

Pertanto se si pretende che le imprese che danno lavoro a coloro che risiedono in Sardegna, come l’ALCOA e tutti i Sardi residenti, continuino a pagare i suddetti tributi (Dazi Doganali, Iva ed Accise) significa che i Politici che ci Governano in accordo con i Dirigenti truffaldini del Ministero dell’Economia e Finanze stanno violando quanto previsto:

- nel D.lgs. n.75/98;
- nel D.P.R. n.633/72 che ha recepito, richiamandola, la normativa Comunitaria sulle Zone Franche agli artt. 7,8,9,17,19,21,67,72, e dove l’art. 72 comma 2 precisa che “per gli effetti del presente decreto, le cessioni dei beni e le prestazioni di servizi non soggette all’imposta sul valore aggiunto (Iva) ai sensi delle agevolazioni previste nei trattati e accordi internazionali, sono equiparate alle Operazioni Non Imponibili di cui agli artt. 8,8bis e 9 del presente decreto, e che le suddette disposizioni si applicano anche alle sedi Diplomatiche e Consolari, ai comandi militari degli Stati membri, alle Comunità Europee nell’esercizio delle funzioni istituzionali;
- nel D.P.R. n. 793/1981 (art. 10);
- nel D.L. n. 746/83 convertito nella Legge n.17/1984 (art. 1);
- nella Legge n. 413/1991 (art. 13)
- nel D.L. n.331/93 convertito nella Legge n. 427/93 che disciplina le operazioni intracomunitarie, sulle zone franche e sui depositi franchi;
- nella Legge n. 88/2009 recante disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alla Comunità Europea;
- nel D.lgs. n. 18/2010 emanato in attuazione Direttive n. 2008/8/CE del 12 febbraio 2008, n. 2008/9/CE del 12 febbraio 2008 e n. 2008/117/CE del 16 dicembre 2008 che modificano la Direttiva n. 2006/112/CE del Consiglio del 28 novembre 2006;
- nella Legge n. 228/2012 art. 1 commi da 324 a 335.

Ma soprattutto significa anche che i Politici (ossia i Professori Universitari) preposti attualmente alla guida della Regione, fanno finta di non capire, oppure proprio non capiscono, il significato del D.lgs. n.75/98, decreto garantito addirittura da un Assioma (che vuol dire principio evidente di per sé e che pertanto non ha bisogno di essere dimostrato) contenuto nella:

- Direttiva Comunitaria del Consiglio n.69/75/CEE del 4 marzo 1969 intitolato “Armonizzazione delle disposizioni legislative e amministrative Europee riguardanti il regime delle Zone Franche” dove si fornisce una interpretazione autentica della parola Zona Franca , nel seguente modo: “si intende per zona franca, qualunque sia il nome gli si voglia dare, vaste zone territoriali comprensive di Città e Villaggi, che godono per motivi storico – economici e sociali di benefici fiscali riservati alla popolazione residente, e dove le merci che si trovano nell’ambito di detti territori sono considerate fuori dalla Comunità Economica Europea (extradoganali) ai fini dell’applicazione di Dazi doganali e di qualsiasi tassa o misura di effetto equivalente”.

Assioma: se ai residenti in detti territori dichiarati zona franca Extradoganale, si chiede invece di pagare tributi non dovuti, può significare esclusivamente o che si sta violando il D.lgs. n.75/98 oppure che lo stesso sia stato modificato/abrogato da altra legge a noi sconosciuta.

 

- Direttiva sesta del Consiglio n.77/388/CEE del 17.5.1977 dove l’art. 1 e l’art. 16 in combinato disposto con la Direttiva del Consiglio n.91/680/CEE del 16.12.91 prevedono che gli Stati membri sono tenuti ad adeguare il loro attuale regime dell’Iva alle disposizioni della presente direttiva, che pertanto non si considera sottoposto all’Iva e a dazi doganali un bene che viene immesso in un territorio sottoposto al regime di Zona Franca ai sensi delle Direttive del Consiglio n. 69/75/CEE e n.69/74/CEE.

Si rammenta infine, che la Legge Doganale n.1424/1940, vigente alla data dell’emanazione del nostro Statuto Sardo approvato con Legge Costituzionale n.3/1948, all’art.1 definiva i Punti Franchi, I Depositi Franchi e le Zone Franche come Territori Extradoganali.

Maria Rosaria Randaccio

 

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Per la prima volta nella storia della Sardegna viene occupata l'aula del Consiglio Regionale da un folto gruppo dell'opposizione per protestare contro l'accordo Renzi-Pigliaru con cui la Sardegna rinuncia a incassare il risultato del ricorso vittorioso alla Corte Costituzionale sul patto di stabilità, perdendo la possibilità di utilizzare risorse per le famiglie, le imprese e i territori, rinunciando addirittura ai ricorsi e su ordine del Governo si impegna ad abrogare la legge del fondo unico (perfettamente legittima).

Pare inoltre che il Presidente Pigliaru abbia firmato alcuni documenti di cui non vuole divulgare il contenuto.

La Sardegna e il Popolo Sardo devono iniziare seriamente a preoccuparsi. Non solo la negazione del diritto alla zona franca integrale, ma ora è iniziata una vera e propria svendita della Sardegna al Governo di Roma.

Il Movimento Sardegna Zona Franca appoggia l'iniziativa dell'opposizione e chiede al popolo dei zonafranchisti di recarsi a Cagliari nella giornata di domani per sostenere la protesta dei consiglieri.

 

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