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Martedì, 11 Giugno 2013 16:57

Il Presidente chiama, i Comitati rispondono

 

TUTTI A SORSO PER L'ORGANIZZAZIONE DEL VIAGGIO A ROMA

Il Presidente Cappellacci ha organizzato degli incontri in vari paesi per fare il punto della situazione e organizzare il viaggio dei Sardi che chiedono a Roma la Zona Franca come rispetto dei propri diritti e dei rispettivi doveri. E' desiderio del Presidente che a questi incontri siano presenti soprattutto i movimenti che hanno permesso la realizzazione di questo evento straordinario, che cambiera' il corso della storia non solo della Sardegna ma dell'intera Italia. Pertanto ha dato incarico sia alla dottoressa Randaccio che all'Avvocato Scifo di chiamare a raccolta il Popolo dei Movimenti per la Zona Franca Integrale, al I° incontro organizzativo che si terra' Venerdi 14 Giugno 2013 a Sorso, presso l'Anfiteatro Billellera con inizio alle ore 18,30. 

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Venerdì, 07 Giugno 2013 16:54

Resoconto riunione di Macomer 6 giugno 2013

 

Si è tenuta ieri, giovedì 6 giugno a Macomer, a margine del Convegno dibattito sulla zona franca promosso dall'Associazione Culturale Uniti per Macomer, la riunione dei referenti regionali dei comitati civici pro zona franca (prossimamente Associazione Zona Franca Sardegna) alla quale hanno partecipato 62 rappresentanti. All'ordine del giorno: iniziativa del 24 a Roma, aspetti organizzativi interni, chiarimenti su assemblea regionale del 1 giugno 2013. Dopo un'ampia discussione l'assemblea evidenzia le difficoltà economiche ad organizzare migliaia di presenze come ipotizzato, sia per motivi di costi che di logistica e funzionalità. Diversi interventi, pur confermando l'importanza della tappa del 24 giugno, propongono strade alternative tra le quali quella di organizzare manifestazioni contemporanee in Sardegna o dei sit-in davanti alle prefetture. Tuttavia, sono stati incaricati un gruppo di referenti (1-2 per provincia) di verificare costi e disponibilità delle persone territorio per territorio e nelle diverse ipotesi. Sono in essere contatti ed interlocuzioni con le compagnie aeree e navali, sono state incaricate persone di fare le prime verifiche e di relazionare entro giorni. Si prende anche atto della imminente convocazione dei sindaci sardi da parte dell'ANCI Sardegna (probabilmente per il 17 giugno) e nel frattempo si incaricano i comitati di sollecitare i consigli comunali e i sindaci dei paesi. Sull'organizzazione interna si conferma di incaricare almeno 1-2 referenti per provincia per fare provvisoriamente da portavoce e rappresentante fino all'assemblea regionale costituente che si terrà a brevissima scadenza (nominativi e compiti provvisori sono nel verbale che sarà disponibile quanto prima). Chiarita anche la questione assemblea regionale nel quale merito si evidenzia che il Governatore Cappellacci ha provveduto volontariamente a pagare il costo della sala convegni e che i fondi raccolti nell'occasione verranno aggregati ed utilizzati per gli scopi sociali compresa la dotazione di bandiere, materiali ed azioni pubblicitarie. Il cassiere temporaneo preparerà anche un rendicondo-proposta per la gestione dei gadget. I referenti provinciali provvisori hanno anche invitato tutti ad usare e valorizzare il sito internet a partire dall'accesso alle notizie e dal loro prelievo. L'impegno è di rivedersi entro giorni anche alla luce di novità che sembrano essere in arrivo.

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Martedì, 04 Giugno 2013 13:11

Incontro dibattito 6 giugno a Macomer

 

 

Si comunica che giovedì 6 giugno 2013 ci sarà un incontro-dibattito promosso da un'associazione di Macomer alle ore 19.00 presso la sala convegni delle ex Caserme Mura al quale parteciperanno oltre al sindaco di Macomer Succu e l'amministrazione comunale, il Presidente della Provincia Deriu anche Antioco Patta e la dottoressa Randaccio.

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Un messaggio a tutti dalla Dottoressa Randaccio il giorno dopo la grande Assemblea del popolo della Zona Franca: "Carissimi Amici della Zona Franca, il mio personale ringraziamento e gratitudine infinita a tutti i partecipanti all'incontro di ieri 1° giugno 2013,  tra TUTTI NOI SARDI che chiediamo  allo Stato Italiano l'attivazione della ZONA FRANCA INTEGRALE AL CONSUMO come dimostrazione di rispetto dei principi di LEGALITA', UGUAGLIANZA e RAZIONALITA', fissati nella Costituzione, che devono necessariamente ispirare l'attività del Parlamento  nell'emanazione delle Leggi della Repubblica. 

Incontro con una partecipazione numerica  strepitosa  di oltre un migliaio di persone, giunte da tutta l'Isola, incontro che è stato la naturale conclusione di un ciclo di incontri che si sono tenuti nei corso dell'ultimo anno in tutte le parti dell'Isola, incontro che ha dato l'avvio ad una nuova ed ancora più intensa forma di protesta e pressione contro chi violando spudoratamente i principi giuridici succitati vuole costringerci all'EMIGRAZIONE DALLA NOSTRA TERRA! 

Ma noi che  oramai conosciamo perfettamente le leggi che disciplinano i nostri diritti,  sapremo difenderli e difenderci da tutte le aggressioni fisiche e verbali che ci vengono lanciate da chi viene strumentalizzato per impedire che le nostre potenzialità si affermino nel mondo economico internazionale. Sappiamo di dare fastidio a molti operatori economici che avevano progettato un sistema che faceva fuori la Sardegna dal novero delle Zone Franche del Mediterraneo, e se non  ci fossimo attivati  in tempo, questo diritto l'avremmo senz'altro perduto per sempre. 

Ma ora dalla nostra parte abbiamo le 300 delibere dei Sindaci che hanno deliberato ai sensi dell'art.114 della Costituzione e con i poteri attribuiti dall'art.4 e 11 della Legge n.131\2003 dove si prevede rispettivamente: 1) che i Sindaci hanno potestà legislativa - 2) che per le regioni a statuto speciale resta fermo quanto previsto nei rispettivi statuti che non possono venire modificati  a proprio piacimento dallo Stato Italiano, (vedi sent. Corte Cost. n.  313/2001).

 

E proprio il D.lgs. n.75/1998 ha dato attuazione a quanto previsto all'art. 12 del nostro Statuto Speciale, approvato con Legge Costituzionale n. 3/1948, statuto emanato prima del Trattato di Roma  del 1957, ratificato con Legge n.1203/57, che sanciva il rispetto dei diritti sorti precedentemente alla nascita dell Comunità Economica Europea, e dove nel titolo II, l'art. 87 ex 92 prevede che "non debbano venire considerati aiuti di Stato i contributi destinati a favorire lo sviluppo economico di territori ove il tenore di vita sia ANORMALMENTE BASSO O SI ABBIA UNA GRAVE FORMA DI SOTTOCCUPAZIONE".

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Sono passati molti mesi da quando abbiamo iniziato questo lungo cammino, insieme con la dottoressa Randaccio e con i comitati spontanei che si sono gradualmente formati, per far attuare la normativa sulla zona franca in Sardegna. Siamo partiti dal disposto del Decreto Legislativo n.75 del 1998 che, in attuazione dell’art. 12 dello Statuto Sardo, prevede l'istituzione delle zone franche nei porti di Cagliari, PortoVesme, Arbatax, Olbia, Oristano e gli altri porti o aree industriali collegate o collegabili.

Si tratta, in sostanza, di una norma aperta che consente l'estensione del beneficio della zona franca a tutta l'area geografica della Sardegna: non è un caso che una delibera del consiglio regionale del 31 ottobre del 2012, resa dalla prima commissione, abbia previsto l'estensione del regime di zona franca doganale fino a 120 km da ogni porto indicato espressamente nella legge e impegnato la Giunta regionale a procedere in tale senso. Purtroppo, il nostro percorso ha dovuto fare fronte ad ostacoli assolutamente imprevisti e, alcune volte, insormontabili: una classe politica assolutamente impreparata, sia dal punto di vista culturale che da quello della gestione dei fenomeni sociali, ha ostacolato il percorso della nostra proposta, volta a determinare semplicemente una diminuzione dei costi del lavoro e della produzione nell’Isola.

Questo è il punto: l'applicazione delle zone franche in Sardegna, qualsiasi sia il contenuto con il quale si vuole riempire questa scatola, denominata zona franca, è rivolta esclusivamente a diminuire il costo della produzione, a rendere conveniente il lavoro, a trasformare la Sardegna in una realtà competitiva con le altre regioni italiane ed al passo con gli altri paesi europei. Si tratta, in sostanza, di garantire non solo la coesione tra i vari Stati membri prevista dal trattato dell'unione, ma di garantire anche l’attrattività dell'Isola: il fatto che la popolazione rimanga nell'isola e non sia costretta a emigrare per mancanza di lavoro e di opportunità: che le persone e le imprese vengano attirate dagli altri paesi in Sardegna. Si vive e si resta solo se si rende conveniente vivere e produrre nell'Isola per crearvi attività produttive e se si creano posti di lavoro ed investimenti. Nessuno può ragionevolmente negare l’efficacia della istituzione di una zona franca quale strumento di politica economica: i dati favorevoli e relativi alle zone franche esistenti nel mondo sono inconfutabili. L’istituzione regionale deve utilizzare l’idea di una zona franca per incidere sul tessuto economico della regione ed accelerare un progetto di sviluppo: non si può più pensare che questa regione possa continuare ad affidarsi ai trasferimenti statali, all'assistenza, ai contratti di solidarietà o a qualsiasi altra forma di clientelismo che non le garantiscono la possibilità di produrre da sola la propria ricchezza. E’ per questo che abbiamo pensato che sarebbe stato necessario formare un'opinione pubblica, una coscienza collettiva e consapevole, che potesse conoscere e scegliere le potenzialità incredibili che lo strumento della zona franca consente di realizzare. 
La Sardegna ha una lunga tradizione di agevolazioni e leggi speciali basta ricordare il mantenimento dei suoi privilegi che furono garantiti dal trattato internazionale quando passò, nel 1718, dall'Austria al ducato di Savoia; trasformandolo così in regno di Sardegna nel 1720: al re di Sardegna furono imposti i privilegi che la Sardegna aveva ricevuto dalla Spagna a pena di retrocessione dell’isola e del regno. La Sardegna mantenne, infatti, una posizione federata con lo Stato sabaudo alla quale facevano capo finanze e bilanci propri: inopinatamente, l’isola rinunciò a questi privilegi con il trattato sulla fusione del 1847. Tuttavia, questa rinuncia fu fatta perché la popolazione e la classe dirigente sarda ritennero erroneamente di poter migliorare la propria condizione fondendosi con uno stato unitario. La testimonianza della condizione particolare dell’Isola fu che il neonato Stato italiano nel 1897 promulgò una legge speciale che serviva a colmare il divario che già divideva la Sardegna dal resto del regno. Questa legge fu integrata nel 1902 e, infine, estesa nel 1907 con “la legge sui provvedimenti speciali per l’isola del 10 novembre 1907 n.844”, un testo unico che raccoglieva tutte le norme speciali che dovevano garantire lo sviluppo della Sardegna. Fu un piano di rinascita ante litteram, che consentì bonifiche e che permise di creare centrali elettriche, dighe, laghi artificiali, d’irregimentare i fiumi, di potenziare l'agricoltura; ma non bastò: si fallì perché si scelse una via che doveva essere basata esclusivamente su trasferimenti statali e su finanziamenti esterni e non si scelse di mettere in condizione la società sarda di produrre da sola la propria ricchezza. Questo errore fu ripetuto con i piani di rinascita che vennero dopo lo statuto autonomistico del 1948. Piani di rinascita garantiti anche con leggi speciali che fecero affluire enormi risorse, ma non crearono nell'opinione pubblica l'idea che si dovesse sviluppare un tessuto imprenditoriale autonomo e sano, in grado di riprodursi e non un’imprenditoria corsara che prendeva i soldi e scappava. Invece, così fecero i grandi industriali venuti dal Nord: crearono un tessuto industriale artificiale che desertificava e sfruttava l’ambiente e le persone. E’ mancata l’idea che creare in loco una zona franca avrebbe creato posti di lavoro ed una ricchezza autopropulsiva: creare imprese che sarebbero venute non per afferrare soldi a fondo perduto, ma esclusivamente perché era conveniente venire a fare impresa e lavorare nell’Isola.

Nello statuto autonomistico, all'articolo 12, si prevedeva l'istituzione di punti franchi e si prevedevano anche altre agevolazioni doganali nei commi successivi per quanto attiene alle macchine agricole e la creazione di nuove imprese. Tuttavia, i punti franchi non furono realizzati né le agevolazioni doganali originariamente previste consolidate, come invece era nell'idea della consulta che scrisse lo statuto. In realtà, la Sardegna ha sempre avuto paura della sua autonomia, paura che la sua indipendenza economica facesse venire meno gli aiuti dello stato centrale: per questo l’Isola non volle che le si applicasse direttamente lo statuto siciliano, così come invece la stessa assemblea costituente, incaricata di redigere la costruzione italiana, aveva suggerito. Purtroppo, si volle redigere uno statuto sardo, che era meno efficiente ed autonomo di quello siciliano, nella speranza che una minore autonomia dallo stato italiano sarebbe stata compensata da maggiori trasferimenti economici e assistenza: così si permise, per quanto attiene ai tributi, che si facesse riferimento soltanto ciò che veniva prodotto nell'isola e, quindi, tassato nell'isola e non a ciò che veniva tassato anche altrove, ancorché, in qualche modo, prodotto nell'isola, non c'è nello statuto sardo un articolo simile all'articolo 37 dello statuto siciliano e la nuova formulazione dell’art.8, non ha affatto migliorato questa situazione. Così siamo arrivati al decreto legislativo del 1998 numero 75. 
Vediamo dunque che tipo di zona franca prevede il decreto legislativo 75 del 98, questo decreto si rifà esplicitamente ai regolamenti doganali dell'unione europea 2913 del 1992 e 2454 del 1993. Si tratta di due regolamenti che disciplinano la materia doganale. Ma è stato il regolamento comunitario n. 2504 del 1988, seguito poi dai suddetti regolamenti comunitari, che ha dettato la disciplina delle zone franche e dei depositi franchi. 
Al di là della varia terminologia utilizzata a livello nazionale: punti franchi, porti franchi, zone franche, il codice doganale dell'unione europea, riformato nel 2008 con il regolamento 450/2008, prevede esplicitamente solo le zone franche e i depositi franchi. In particolare inquadra questi istituti nelle destinazioni doganali speciali. In sostanza, secondo il codice doganale, le merci possono avere la destinazione dell'immissione libera pratica nel territorio dell'unione, oppure quella dell'esportazione, oppure quella dei regimi doganali speciali, tra i quali rientrano la zona franca e depositi franchi.

E’ chiaro quindi che nella visione del legislatore comunitario la zona franca viene ad essere un vero proprio regime doganale, cioè una condizione nella quale si trovano stabilmente determinate merci che vengono di fatto ad essere introdotte nel territorio dell'unione, ma si fa finta che queste merci siano rimaste all'esterno dei relativi confini. Tutto ciò, per una finzione giuridica, che attribuisce alle merci, che si trovano in zona franca o nel deposito franco, lo status giuridico di merci che non sono ancora state immesse all'interno dei confini doganali dell'unione. 
Tuttavia, la disciplina doganale del codice dell'unione è diversa dalla disciplina doganale italiana; vi sono delle notevoli difformità tra le due normative: in primo luogo, perché il testo unico doganale italiano assimila le zone franche ai territori extradoganali, i quali, per l'Italia, sono tra gli altri, Livigno e Campione d’Italia. La normativa italiana quindi crea un regime di extraterritorialità che si va ad affiancare a quello previsto dalla finzione giuridica delle zone franche di diritto doganale europeo comunitario. In sostanza, noi abbiamo un quadro, delineato dalla normativa italiana, che è più ampio di quello prospettato dalla normativa comunitaria: la normativa comunitaria non prevede infatti, di per sé, per le zone franche anche il requisito dell'extraterritorialità effettiva. Tale extraterritorialità è invece prevista dal testo unico doganale italiano, che va quindi coordinato con il codice doganale comunitario. Per la normativa italiana l'area destinata zona franca dovrà avere non solo i limitati benefici doganali previsti dal codice comunitario, ma anche i benefici strettamente e direttamente connessi con l’effettiva extraterritorialità. Si tratta, non solo delle esenzioni da diritti di confine, dazi doganali e misure di politica commerciale di effetto equivalente, ma anche dalle imposte indirette, come l'iva e le accise; nonché da tutti i tipi d’imposizione fiscale che abbia come presupposto la territorialità. Il concetto di zona franca integrale altro non è che una sola franca doganale alla quale si aggiungono tutte le agevolazioni di tipo fiscale connesse all’extraterritorialità, come abbiamo esemplificato prima.
Una zona franca è per il testo unico doganale italiano una zona extraterritoriale perché vi è un'assimilazione espressa nell'articolo 2 del testo unico doganale n.43 del 73 ma, ancor prima, vi era un'assimilazione espressa nell'articolo 2 del d.p.r. 18 del 1971, nel quale addirittura si assimilavano espressamente le zone franche istituite con leggi speciali alle aree extraterritoriali ed extradoganali. Inoltre, deve ricordarsi anche la direttiva Iva infatti la direttiva del duemilasei ha elencato tutta una serie di territori che sono considerati al di fuori territorio dell'unione, definite quindi aree extraterritoriali, tra le quali appunto Livigno e Campione d'Italia, questo testimonia che il legislatore comunitario ha sempre tenuto conto di quelle che erano le agevolazioni storicamente riconosciute a determinate aree del territorio dell'unione; sempre, ovviamente, su sollecitazione degli Stati membri: sollecitazione che l'Italia però ha omesso sistematicamente di fare per la Sardegna.

E’ giunto dunque il momento che l'Italia si attivi per ottenere che per la Sardegna venga previsto un regime analogo a quello in vigore in altre aree dell'unione, che hanno le stesse caratteristiche di insularità, che hanno le stesse caratteristiche di spopolamento, che hanno le stesse difficoltà dei collegamenti e nei trasporti, ed infine, che hanno gli stessi costi di produzione e del lavoro. In sostanza, ciò che si applica ad altri territori dell'unione deve essere applicato anche alla Sardegna per il principio di uguaglianza che afferma la necessità di disciplinare in modo uniforme le situazioni uguali: la Sardegna ha sicuramente tutti i requisiti previsti dall'articolo 158 del trattato di Maastricht e poi dall'articolo 174 del trattato sul funzionamento dell'unione europea successivo. Non possono essere misconosciuti e negati i fatti: sappiamo bene che tra Sardegna e l'Italia ci sono 200 miglia di acque internazionali, per cui nessuno può discutere dell'isolamento della Sardegna e nessuno può discutere nemmeno dello spopolamento della Sardegna che ha una densità di popolazione tra le più basse d'Europa; un situazione analoga per densità di popolazione più a quella della Groenlandia che si trova in un regime di extraterritorialità, che a quella di altri paesi dell’unione. Non si può dimenticare nemmeno che la Sardegna ha un costo della produzione superiore del 30% a quello degli altri territori dell'unione e che, quindi, il principio di coesione sul quale si fondano i trattati europei, non può che imporre un trattamento specifico per la Sardegna; un trattamento agevolato che non può che essere quello previsto dalla normativa del suo statuto, ovvero la possibilità di usare lo strumento di politica economica della zona franca, che consenta di attrarre investimenti stranieri, che consenta di creare posti di lavoro, che consenta di sviluppare un programma concreto di politica economica regionale: la stessa autonomia della Regione Autonoma della Sardegna determina l'idoneità dell'istituzione regionale a chiedere l'applicazione di queste agevolazioni direttamente, in via di sussidiarietà, anche saltando lo Stato italiano inadempiente. Quanto sopra, anche con lo strumento del ricorso in carenza, qualora l'Unione Europea non recepisse le richieste della regione. La sentenza sulle Azzorre emessa dalla corte di Lussemburgo C88/2006 prevede proprio l'ipotesi che sia proprio dall'autonomia regionale che parta che debba partire la richiesta dei benefici fiscali e, quindi, non solo questa sentenza ci dice che sono legittime queste richieste locali, se provengono da una regione quale diretta espressione della sua autonomia e non da uno scambio con altri benefici statali concessi dallo Stato membro a cui la regione appartiene. Per questo la Regione Sardegna deve agire direttamente nei confronti dell'unione in via di sussidiarietà, saltando l'inerzia dello Stato italiano che mai si è attivato nei confronti della commissione nemmeno per notificare le zone franche già istituite col decreto legislativo numero 75 del 1998 attuativo dell’art. 12 dello statuto autonomistico.
Siamo a questo paradosso: lo Stato italiano nel 1998 istituisce le zone franche in Sardegna ma omette di notificare dal 1998 alla Commissione Europea l'esistenza di questa legge. Tale comportamento omissivo viola palesemente la normativa europea che impone invece allo Stato membro, secondo l'articolo 802 del regolamento n.2454 del 93, di notificare alla Commissione Europea l'istituzione di ogni zona franca: qui siamo di fronte a una situazione di totale illegalità. Ciò avviene perchè lo Stato italiano non ha notificato la legge che lui stesso ha promulgato.
Di fronte a questa situazione d’illegalità abbiamo adito il tribunale amministrativo regionale della Sardegna con un'azione collettiva proposta ai sensi dell'articolo 1 del decreto legislativo 198 del 2009, la cosiddetta azione collettiva pubblica: abbiamo chiesto che il tribunale amministrativo ordinasse alla regione sarda, all'autorità portuale di Cagliari, al Comune di Cagliari, su cui insiste la zona franca di Cagliari, di attuare disposto delle leggi sopra citate.

A questo coraggioso tentativo, di sollecitare l'autorità giudiziaria, la regione ha risposto con due delibere del 7 e del 12 febbraio 2013 nelle quali la giunta, anche in forza della legge regionale n.10 del 2008 e delle delibere di oltre 250 enti locali, sulla base dell’art. 1 della Costituzione, dava espresso mandato al presidente della regione, di estendere a tutta la Sardegna il regime di zona franca integrale. Successivamente, il Presidente della Regione, attivandosi in virtù del principio di sussidiarietà, comunicava alla Commissione Europea, allo Stato italiano e a tutti gli enti preposti queste decisioni adottate dalla giunta regionale. Tuttavia il procedimento si bloccava, nel senso che, a queste formali comunicazioni, non faceva seguito l'applicazione del nuovo regime attivato.
Questo prevede non solo agevolazioni di un tipo doganale, quali sono quelle previste dal diritto doganale comunitario, ma anche quelle fiscali proprie dell’extraterritorialità. Tale status di extraterritorialità comporta l'esenzione dei servizi, delle merci e dei prodotti da Iva e accise e da tutte le imposte che hanno quale presupposto la territorialità. Inoltre, l’esistenza dei sopracitati provvedimenti comporta l’applicazione alla Sardegna della legge 762 del 1973, sui diritti speciali, perché essa disciplina il regime giuridico di tutte le zone franche d’Italia: tale corpo normativo consente il consumo, a prezzo agevolato sul territorio regionale, di una certa quantità di prodotti in franchigia che deve essere predeterminata su base annua con decreto del ministero dell’economia e finanze.
Solo creare un'opinione pubblica consapevole dei propri diritti può determinare l'attuazione della zona franca in Sardegna, perchè l'effettiva applicazione e utilizzazione di questo strumentò di politica economica non può che essere frutto di una decisione politica: non è un problema puramente giuridico.
Fino ad ora è stato scelto di non utilizzare questo strumento efficace, ma non è stata proposta alcuna politica alternativa idonea a creare una leva di sviluppo autopropulsivo della regione. Dunque, la principale obiezione, che noi facciamo a chi non vuole utilizzare la zona franca, è di formulare una proposta alternativa, idonea a poter sollecitare gli investimenti stranieri ed a diminuire il costo della produzione ed aumentare l’occupazione.
Nessuno certo può richiamare la politica assistenziale svolta fino adesso perché i soldi da spendere in deficit sono finiti: il principio della parità di bilancio, che dal 1 gennaio 2014 avrà rango di norma costituzionale, con le modifiche intervenute con la legge costituzionale n. 3 del 2012, esclude che si possa confidare in altri finanziamenti statali del tenore di quelli ricevuti fino ad oggi. 

In conclusione 
Vi sono alcune considerazioni che dopo mesi di incontri e di convegni relativi alla zona franca possono essere tratte: la prima considerazione è che quando si tenta di trasformare lo status quo, cioè quando si tenta di modificare una situazione consolidata nel tempo, si incontrano delle resistenze veramente notevoli ed insormontabili. In particolare, la questione dell'utilizzazione di questo strumento di politica economica sta sviluppando un dibattito non più basato sul merito della questione, cioè sul fatto che la zona franca sia conveniente, oppure che l'adozione di questo istituto giuridico sia una fonte di sviluppo per la regione, quanto piuttosto un discorso basato su meri pregiudizi ideologici.

Alcuni partiti hanno deciso di osteggiare l'utilizzazione di questo strumento esclusivamente perchè in questo momento storico la giunta regionale è formata da un partito avverso al loro: questi soggetti politici non si confrontano più sul merito delle questioni ma si limitano ad attaccare chi porta avanti questa battaglia. Tutta questa la campagna denigratoria dimostra che questa classe politica non ha ancora capito la situazione economica in cui è precipitato il sistema Sardegna. Un area socio-economica nella quale i costi del lavoro e della produzione sono enormemente superiori al resto dell’Unione e del resto d'Italia.
Questi partiti dimenticano che uno dei pilastri e dei fondamenti dell'Unione Europea è la politica di coesione che viene violata in maniera costante della Commissione Europea e che la situazione economica della Grecia e di altri paesi del sud dell'Europa dimostra in maniera ampia e inconfutabile che le istituzioni europee stanno consapevolmente violando i trattati stipulati. Ciò avviene in maniera palese perché la Commissione ed il consiglio Europeo stanno assoggettando una serie di territori dell'unione a degli oneri e obblighi insopportabili che allontanano così questi territori degli obiettivi di coesione fissati dal trattato di Roma e dai successivi.
Tale politica è volta a rendere queste terre periferiche aree di conquista della speculazione finanziaria e di povertà, di fame e degrado per la popolazione che vi abita. 
Per evitare questo destino alla Sardegna è necessario attuare la zona franca quale meccanismo virtuoso che consente di abbassare i costi di produzione; quale meccanismo che consenta alla regione di attirare investimenti stranieri; quale strumento che consenta la regione di abbassare il tasso di disoccupazione e di sviluppare un progetto di sviluppo economico.
Solo la zona franca potrebbe aiutare a riportare la regione tra i protagonisti della politica economica della sua area territoriale.
Tuttavia, questo non sembra compreso da alcuni uomini politici. Il sistema di potere consolidato osteggia la zona franca perché in qualche modo metterebbe in discussione la sua attività volta a gestire i trasferimenti statali: poter manovrare una sacca di povertà nella quale distribuire assistenza e aiuti clientelari con la zona franca non sarebbe più possibile. La buona politica è quella che trasforma una società assistita in un'economia che produce e che rende la dignità ai lavoratori.

Noi vogliamo restituire alle persone quella dignità che molti uomini politici hanno rubato: dunque questo scritto non è altro che un manifesto per sollecitare l'opinione pubblica a prendere coscienza del fatto che è arrivato il momento di reagire a questo stato di cose; ognuno si deve prendere le sue responsabilità e sottoporre a una pressione costante propri sindaci, i propri consiglieri comunali, i propri uomini politici regionali, nazionali ed europei.
Chi deciderà di votare alle prossime elezioni dovrà tenere conto di tutto ciò, altrimenti questa regione non avrà speranza: la legge costituzionale numero 3 del 2012 ha modificato gli articoli della costituzione italiana che prevedono la possibilità per le regioni e per lo stesso Stato italiano di operare in deficit, il principio della parità di bilancio significa che nei prossimi anni nessuna operazione sociale, nessun trasferimento di fondi potrà avvenire senza una totale copertura finanziaria e senza la promessa di restituire la somma che viene destinata a questi scopi benefici con gli interessi.
Non c'è più la possibilità per lo Stato centrale di distribuire soldi a fondo perduto e nemmeno per la regione, tutto quello che verrà distribuito dovrà essere ripagato con gli interessi al mercato o alla BCE.
Neppure si potrà contare sui trasferimenti dell'Iva e delle accise analoghi a quelli che siamo abituati a conoscere, perché tali incassi crolleranno col crollo della produzione: è già successo negli anni 2011 e 2012.
Nuove tasse, pagamenti sempre più onerosi e intollerabili per l'impresa e per i singoli, verranno imposti da questi partiti politici che osteggiano la zona franca: essi non si rendono conto di voler condannare a una schiavitù perpetua la propria popolazione, i propri elettori e, infine, se stessi.
Viva la Sardegna!

Avv.Francesco Scifo

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La dott.ssa Maria Rosaria Randaccio scrive al Presidente Cappellacci specificando: "Che alla Sardegna competa il diritto alla " Zona Franca al Consumo", e conseguentemente ai Comuni della Sardegna che hanno dichiarato il loro territorio Zona Franca, competano anche i "Diritti Speciali di Prelievo" (sui suddetti beni al consumo) è stato previsto dalla Legge n.762/1973, nelle misure fissate nella tabella A e B allegata alla Legge n.700/1975, (previsioni) attualmente confermate nei Decreti del Ministero delle Finanze del 10 luglio 2012 (G.U. n. 183 del 7.08.2012) e del 28 dicembre 2012 (G.U. n. 303.12.2012). Infatti, ai sensi dell'art. 3 della Legge n.29/1968, alla Sardegna compete a tutt'oggi l'esenzione da dazi doganali IVA ed Accise su tutto il proprio territorio, individuato giuridicamente come territorio extradoganale dall'art. 12 della Legge Costituzionale n.3/1948, dal D.lgs. n.75/98 in combinato disposto con l'art.2 e 36 del D.P.R. n. 43/1973 (T.U. Doganale tutt'ora in vigore), l'art. 1 e 7 del D.P.R. n. 633/1972, l'art.166 del Reg. n.2913/1992. Che non possa essere altrimenti lo deduciamo dal fatto che il trattamento giuridico fiscale riservato al territorio di Livigno, al territorio della Valle d'Aosta, al territorio della Provincia di Gorizia, tutti quanti equiparati tra loro come Zone Franche extradoganali (al pari della Sardegna) si estendono i diritti speciali sulla benzina, petrolio, gasolio e altri generi istituiti nel territorio extradoganale di Livgno ai sensi della Legge n.762/1973, benefici fiscali e i diritti di prelievo previsti nella:


- Legge n.384/1954
- Legge n.313/1964
- Legge n.7/1967 che nel convertire il D.L. n.1036/1966 estende a tutte le zone franche il trattamento di cui - Legge n.1438/1949 art. 1, 2 e 11 che in combinato disposto con l'art. 6 e 20 bis del D.L. n.1351/1964 convertito nella Legge n.28/1965, e con il Regolamento CEE n. 2504/88 del Consiglio del 25 luglio 1988 relativo alle zone franche, territori considerati titolari di una discrimine positiva, essendo LUOGHI "OVE IL TENORE DI VITA SIA ANORMALMENTE BASSO O SI ABBIA UNA GRAVE FORMA DI SOTTO OCCUPAZIONE" e in quanto tali ricadenti nella tutela riservata dall'art.87 ex 92, e dall'art 307 ex 234 del Trattato di Roma del 25 marzo 1957 e ratificato con Legge n.1203 del 14 ottobre 1957."

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Martedì, 07 Maggio 2013 19:54

Esito del meeting pro Zona Franca a Lanusei

 

 

Circa 800 persone hanno gremito ieri sera la sala del Teatro Tonio Dei di Lanusei, provenienti da diverse zone della Sardegna. Una partecipazione senza precedenti, che denota la sempre maggiore adesione della gente ai vari comitati spontanei pro zona franca, trascinati dall’instancabile e appassionata dottoressa Randaccio e dall’avvocato Scifo. Il lavoro del Comitato Pro Zona Franca Ogliastra, egregiamente diretto dai signori Alberto Cabiddu, Efisio Zuddas, Giorgio Cau, è stato enorme. Ma ha avuto i suoi frutti.

L’arrivo del Presidente Ugo Cappellacci, in netto anticipo sull’ora d’inizio lavori, per avere modo di confrontarsi con i due tecnici invitati per l’occasione, Dott. Ivo Armandi e Arch. Alessandro Bazzurri, consulenti per una società internazionale che opera negli investimenti nei territori delle zone franche, è stato salutato già come un grande successo; accompagnato dal colpaccio di riuscire a strappare una gradita partecipazione dell’ex presidente Renato Soru e del sig. Bustianu Compostu. 


Importanti anche le presenze dell’on. Cicu, del dott. Pilia, presidente della Provincia Ogliastra, e dei vari sindaci ed assessori arrivati per l’occasione da tutta la Sardegna.

Non sono state poche le contestazioni da parte del pubblico durante il dibattito, soprattutto quelle che hanno interessato gli interventi di Pilia, di Cicu e di Soru, ben gestite dal sindaco di Lanusei dott. Davide Ferreli. 


Ottimo ed applauditissimo l’intervento di Antioco Patta, che con un linguaggio semplice e diretto ha sottolineato come lo strumento economico della Zona Franca Integrale sia l’unica soluzione rimasta alla Sardegna e il modo più efficace per combattere l’impoverimento delle imprese isolane ed il preoccupante fenomeno dell’esodo dei giovani sardi per cercare lavoro oltremare.


Il momento più concitato della serata si è avuto con l’interrogativo discorso dell’ex presidente Soru, che ha esordito dicendo di avere deciso di partecipare al convegno per capire meglio le argomentazioni e per imparare. Soru si è dilungato a parlare – non senza interruzioni e contestazioni da parte di alcuni rappresentanti del pubblico – del fatto di non essere convinto che la Regione possa finanziare le attività che le competono e di attendere spiegazioni più approfondite da parte dei relatori intervenuti.

Pronta la risposta della dottoressa Randaccio che – rispondendo alla battuta di Soru “Ma l’ospedale chi me lo paga?” ribatte proponendo di adottare il metodo della Valle D’Aosta e di Livigno, cioè “…è lo Stato Italiano che stabilisce quale è l’aliquota che entra nelle casse delle due zone franche, esempio quella della benzina, caffè, birra, alcolici, ecc.. Noi in Sardegna invece, che abbiamo i nostri tributi regionali, ai sensi degli artt. 8 e 9 dello Statuto Sardo, sa cosa facciamo?! Noi la benzina ce l’andiamo a comprare dalla vicina Algeria che ce la vende a meno di 50 centesimi al litro e gli altri 50 centesimi li utilizziamo come tributo per pagare il suo ospedale e quello di qualche altra regione d’Italia!”.


Sorprendente anche l’intervento di Bustianu Compostu, rappresentante della Sardegna Natzione, meno polemico del solito e sempre più vicino alla linea della Randaccio e di Scifo, il quale ha sottolineato che “la zona franca è possibile soltanto se andiamo nel senso della sovranità” e che “noi non andremo in zona franca facilmente se non istituiremo l’Agenzia Sarda delle Entrate”.


Conclude il convegno il discorso del Presidente Cappellacci, ormai da diversi mesi ancora più stretto al “suo” popolo, rimarcando quanto sia importante essere uniti, portando verso questa battaglia tutte le forze possibili e tutte le energie. 


Cappellacci si appella affinché i sardi siano capaci una volta per tutte di essere “popolo” nel senso vero, perché questa è la battaglia non di Cappellacci e non di Soru, ma della Sardegna e di ciascun sardo. 


“Per vincere questa battaglia abbiamo bisogno di ciascun sardo – dice il Presidente – ed io ho bisogno anche di lei, presidente Soru, ho bisogno di tutti!”. 


Cappellacci conclude il suo intervento con una citazione di Sepùlveda: “ Vola solo chi osa farlo” e continua “Io credo ci sia una Sardegna che ha voglia di osare e vuole combattere questa battaglia ed io ho il dovere di essere a fianco di questa Sardegna che vuole lottare ed è la squadra nella quale io voglio giocare!”.


Voliamo alto allora, e crediamoci davvero. Lo dobbiamo ai nostri figli e ai nostri nipoti. Lo dobbiamo alla nostra dignità di popolo più antico del Mediterraneo.

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"Caro Bustianu, ho letto l'articolo di Andrea Nonne, certamente corretto, certamente non condivisibile da parte mia. Per caso, sono testimone del mercato del lavoro tecnico professionale e non mi sfugge che il crollo dei fatturati (-27% quest'anno) nella fase progettuale porterà un disastro amplificato per le fasi successive, vedi edilizia e industria. Non vivo sulla Luna, come tutti assisto alla depressione delle attività in tutti i settori.

Nell'articolo, considero sbagliate le premesse sulla disoccupazione e penso che richiamare i dati statistici, in cui IVA e Accise sono quelle di tre anni, fa sia quantomeno ottimistico, le cifre eventualmente da "ripianare" saranno ben diverse, senza lavoro non ci sarà né IVA né altro purtroppo.

Una nota infine sul numero di 110.000 posti di lavoro per 1,35 Mld. Vale a dire che 220.000 in cinque/dieci anni sarebbero quelli necessari per arrivare al pareggio.
Non credo che possiamo avere obiettivi di molto inferiori visto che questi ci porterebbe a dimezzare la disoccupazione reale in Sardegna. E' per questo che la Politica deve occuparsi del tema, chiedendo sforzi straordinari anche ai migliori economisti. La stessa Regione, le Università dovrebbero immediatamente procedere in questa direzione, la tensione e alta e lo Stato non è nelle condizioni di restituire alcunché del pregresso.
Zona Franca e Fiscalità di vantaggio, servono entrambe. Infine, ma primo per importanza, si deve ricostruire un orizzonte di speranza, che restituisca la necessaria fiducia, perché tutti ci rimbocchiamo le maniche.

Di seguito allego la mia risposta all'articolo citato: Ho letto le sue considerazioni intorno al recupero, attraverso imposte sul reddito da lavoro, di quanto si perderebbe per effetto dell’abbattimento di IVA e Accise, senza altri commenti sull’opportunità di modulare diversamente l’azione di riduzione di più imposte, sopratutto di quelle che richiedono minore “negoziabilità” con i diversi livelli istituzionali.

Vorrei fare però una premessa sul numero intorno al quale ruota il suo ragionamento: i disoccupati in Sardegna.

Su una popolazione di 1.639.000 abitanti la ripartizione per fasce di età fornisce:

200.000 età 0-14 anni;
168.000 età 15-24 anni;
211.600 età 25-34 anni;
814.126 età 35-64 anni;
326160 età >65 anni.


Di queste persone in età 15-64 anni risultano Attive 652.800;
Nella stessa fascia di età Risultano Inattive 460.100.
Fra le “Attive” vi sono i circa 110.000 disoccupati, che secondo l’Istat sono in cerca di lavoro da più di 15 anni. Lo stesso Istituto Nazionale ci dà il tasso di occupazione, che porta il numero a circa la metà delle Attive, in cui sono incluse tutte le differenti forme contrattuali, più o meno stabili, oltre al variegato popolo delle partite IVA, tutti comunque disposti a scappare ben volentieri dalla condizione lavorativa attuale.

Un dato recentissimo dice che in Sardegna ci sono circa 30.000 nuovi disoccupati solo nell’ultimo trimestre del 2012, compresi i lavoratori stagionali del settore turistico.


Occorre dunque riconsiderare che le persone senza lavoro sono in numero ben superiore ai disoccupati “ufficiali”.
Alla fine del mese di dicembre dello scorso anno, le persone in cerca di occupazione, iscritte presso i Centri dei Servizi per il Lavoro della Sardegna, sono state 407.875, di cui 293.942 disoccupati e 113.933 ancora in cerca di un primo impiego.

Per quanto premesso, creare il lavoro per quel numero apparentemente miracoloso di 110.000 persone dovrebbe essere un livello da cui partire e non l’obiettivo.
Che tutto ciò si persegua in un congruo numero di anni di avvio, da 5 a 10 per esempio, sarebbe ragionevole, si tratterebbe di iniziare con riduzioni graduali delle imposte (10-20% annuo), ad esempio con un obiettivo, alla fine del primo anno, di 30/35.000 nuovi posti di lavoro. Ragionare con un programma pluriennale, un percorso con un orizzonte percepibile, restituirebbe la fiducia necessaria a cittadini e imprese, senza la quale nessuna politica potrà avere successo.

La Zona Franca di cui allo Statuto e al decreto legislativo di attuazione, insieme alla ineludibile necessità di creare una forte fiscalità di vantaggio, nelle forme di stiamo ora discutendo, contiene argomenti sufficienti per attrarre investimenti.

E’ auspicabile, per quanto ovvio, che tali investimenti siano orientati da una politica Regionale degna di questo nome, che preveda la crescita di determinati settori dell’economia con la penalizzazione di altri.

Aggiungo che la stessa Regione, con la L.R.10/2008, ha impegnato la Giunta a includere fra le aree funzionalmente collegate ai punti franchi, le superfici dei consorzi industriali, rendendo integrale e fisicamente connessa tutta la Sardegna in un tale fitto reticolo viario, che non è certo fatto di tubi in vetro ma di strade, il cui controllo doganale degli attraversamenti costituirebbe una vera e propria occupazione militare, se non si trattasse di un’unica Zona Franca.

In alternativa non vedo alcuna ricetta, ascolto e leggo le diverse posizioni politiche, ciò che si coglie è il deserto creato da posizioni “contro” qualcuno, mai per avanzare compiute e credibili proposte.

Ho letto degli aiuti di Stato per ciò che viene chiamata zona franca urbana del Sulcis, il cui incerto finanziamento proviene da sanzioni applicate a industrie finanziate per decenni. Non capisco davvero a cosa siano serviti tutti gli sforzi politici e le norme create per consentire la creazione dell’unico strumento economico in grado di offrire una risposta credibile alla crisi in cui il rigore sta solo dando il colpo di grazia al sistema economico isolano.

Sul nobel non sono d’accordo con Lei: il nostro presidente deve mettersi in fila e attendere la consegna del medesimo premio Nobel ai vari Amato, Prodi, Berlusconi, Monti e altri salvatori della Patria che lo hanno anticipato."

 

 

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Dopo un lungo incontro con la Dott.ssa Randaccio, ecco alcuni aggiornamenti ai quali seguirà una videointervista (pubblicata sia in versione ridotta che integrale).

Nelle ultime settimane c'è molto fermento in attesa della manifestazione regionale alla quale dovrebbero prendere parte anche tutti i sindaci dei paesi deliberanti, a questo proposito la Dott.ssa Randaccio - in qualità di fiscalista e quindi di esperta del settore - ha desiderato fare una precisazione importante: "Entro Giugno verrà definita la data precisa della manifestazione, che piuttosto preferisco definire "festa", in quanto noi non scenderemo in piazza per chiedere qualcosa che ci deve venire dato, ma semplicemente saremo tutti presenti per ricordare che la Zona Franca Integrale è uno status giuridico sancito dalla legge. Quindi più che manifestazione, è una Festa dei nostri diritti, una "festa" di tutti i Sardi che si sono finalmente attivati per esigere il rispetto della legge.

Dal momento che sono passati i 60 giorni dalla delibera del Presidente Cappellacci senza che questa sia stata impugnata, l'Agenzia delle Dogane ha il dovere di adempiere. In caso contrario seguirà una diffida ad adempiere con eventuale ricorso al TAR."

Questa ultima precisazione deve rassicurare tutti coloro che pensano che un eventuale silenzio in tema Zona Franca corrisponda al fallimento della missione.

E' proprio l'esatto contrario. Il Movimento Zona Franca fa tutto A NORMA DI LEGGE, rispetta le tempistiche burocratiche e amministrative, come in questo caso specifico l'attesa di 60 giorni.

Gridare, inneggiare alla rivolta, attaccare i singoli non sono comportamenti che ci aiutano nel nostro scopo, al contrario ci mettono in cattiva luce. E riportiamo un'altra precisazione della Dott.ssa a riguardo: "Muovendosi documenti alla mano, si crea una vera e propria rivoluzione culturale, le persone sono coscienti di ciò che accade e di ciò che è stato sancito dal diritto italiano ed europeo."

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L'Avvocato Francesco Scifo scrive: "Nonostante mesi di lavoro e incontri pubblici esiste ancora chi cerca pura visibilità, chi non ha capito cosa stiamo facendo e chi disinforma apertamente. Tento di riassumere la situazione. Ovviamente né lo scrivente, né la dott.ssa Randaccio, dato che siamo privi qualsiasi carica pubblica, abbiamo il potere politico di attuare alcun tipo di zona franca.

Il nostro compito è di formare una opinione pubblica informata su questo strumento di politica economica: elettori che possano decidere in modo consapevole come orientare i propri politici di riferimento, per evitare che l'economia dell'Isola vada definitivamente a catafascio.

Ciò detto, si deve chiarire che la definizione di zona franca e/o punto franco è diversa per il diritto doganale comunitario e per quello italiano.

Infatti, la normativa italiana assimila le zone franche anche alle zone extraterritoriali (art.2 d.p.r. n.18/1971 e succ.vo art. 2 del Testo Unico Doganale D.P.R. n.43/73), quella comunitaria no.

Secondo la normativa comunitaria zona franca è un fatto di puro diritto doganale, secondo la nostra legge, invece, anche un fatto di extraterritorialità: questo significa che, oltre alle esenzioni doganali, possono e devono considerarsi anche quelle direttamente connesse con il venir meno del requisito della territorialità.

Siccome le imposte indirette (IVA e accise) hanno quale requisito necessario la territorialità, se questa viene meno manca il loro presupposto applicativo.

Secondo il D.P.R.n. 633/1972 (IVA), come aggiornato al 2013, le imprese operano in esezione nelle zone extraterritoriali ovvero fatturano ma non pagano l'IVA. Su tali presupposti l'azione che stiamo conducendo è volta ad ottenere, per la Sardegna, sia una esenzione doganale che una esenzione di tipo fiscale: quella definita "zona franca integrale".

L'applicazione della zona franca cd. "integrale" (doganale e fiscale al consumo) non comporta, di per sè, alcuna perdita di trasferimenti statali: infatti, mentre l'esenzione dai dazi doganali è fissata nella legge comunitaria, invece la misura delle esenzioni fiscali e contributive possibili dipende esclusivamente da come viene concordata dalla Regione con lo Stato centrale.

Su tali basi chi afferma che la zona franca determinerebbe perdite del bilancio regionale o statale dice cose non vere.

L'unico strumento di politica economica che oggi è disponibile per rendere la Sardegna competitiva con gli altri paesi della UE, nonchè compatibile con gli obblighi di coesione previsti dal trattato dell'Unione Europea, è la zona franca integrale.

Tuttavia, solo una classe politica che ha capito che l'effettiva situazione economica è eccezionale può decidere di usarlo, sulla pressione di un'opinione pubblica informata, a prescindere dalle possibilità previste dalle leggi e dai giudici.

Infine, la nuova Legge Costituzionale n.1/2012 sulla parità di bilancio entrerà in vigore dal 1° gennaio 2014 e non è stata sottoposta a referendum popolare: essa, novellando gli articoli 81, 97, 117 e 119 Cost., introduce il principio dell’equilibrio tra entrate e spese del bilancio, cd. “pareggio di bilancio”, correlandolo a un vincolo di sostenibilità del debito di tutte le pubbliche amministrazioni, nel rispetto delle suddette regole in materia economico-finanziaria derivanti dall’ordinamento europeo: in soldoni, ciò significa che, se non viene fatta la zona franca, la sardegna dal 2014 non avrà più nè i trasferimenti statali adeguati, nè la possibilità di avere una propria economia competitiva.

A chi continua a osteggiare la zona franca dico perciò di aprire gli occhi: IVA e accise verranno meno non per la zona franca ma perchè nessuno produrrà più in Sardegna e in Italia.

Poi fate tutti come volete! Buona fortuna."

 

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